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Criteri di valutazione e suddivisione delle case editrici


Ayame
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22 minuti fa, Riccardo per Tempesta Edit ha scritto:

Tra le tante altre cose, a usufruire della sua esperienza e rete di vendita?

Suppongo che il senso di ciò che ho scritto sia chiaro, però, se la mia frase non viene decontestualizzata.
Non "a che serve pubblicare con una casa editrice?", ma "a che serve pubblicare con una casa editrice se questa nemmeno si occupa della promozione e non si impegna insieme (ma più, per questioni di mezzi e possibilità) all'autore?".

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  • 3 settimane dopo ...
Il 28/6/2021 at 20:59, Riccardo per Tempesta Edit ha scritto:

Questo è il tuo punto di vista personale dovuto forse a qualche esperienza... Per quello che mi riguarda ti posso dire che le presentazioni fisiche sono fondamentali, i blog  non mi convincono per niente, i quotidiani e le riviste nazionali funzionano solo se l'argomento è interessante o se l'autore è già conosciuto (e non per forza come scrittore). Certo la mia esperienza riguarda soprattutto la saggistica che gode di altri meccanismi.

 

Non saprei dire cosa "funzioni" di più ma le presentazioni in libreria mi hanno sempre dato tanto, da più punti di vista... e mi sono mancate tanto!

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4 ore fa, Desy Icardi ha scritto:

Non saprei dire cosa "funzioni" di più ma le presentazioni in libreria mi hanno sempre dato tanto, da più punti di vista... e mi sono mancate tanto!

Punti di vista, come ho detto. Li rispetto. Io mi annoio moltissimo alle presentazioni e le evito, sinceramente. Penso pure che l'età media di chi vi partecipa dovrebbe indicare il fatto che per raggiungere un pubblico di giovani non è forse il mezzo migliore (ad esempio).

Per me, come ho detto, è problematica la questione che mi obbliga a espormi fisicamente al pubblico e soprattutto a dire "di me". Cosa che, nonostante io tenga qui un "diario" (quindi possa sembrare che mi piace "condividere") non vorrei fare assolutamente. Non ritengo aggiunga NULLA  a quello che faccio. 
Non è neanche qualcosa che avrebbero fatto molti autori validi, aggiungo.

Impedire a qualcuno di pubblicare perché non vuole fare il tour di presentazioni (o non lo può fare) non penso sia giusto. E neanche molto acuto. Non è una selezione qualitativa è altro.

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9 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Punti di vista, come ho detto. Li rispetto. Io mi annoio moltissimo alle presentazioni e le evito, sinceramente. Penso pure che l'età media di chi vi partecipa dovrebbe indicare il fatto che per raggiungere un pubblico di giovani non è forse il mezzo migliore (ad esempio).

Per me, come ho detto, è problematica la questione che mi obbliga a espormi fisicamente al pubblico e soprattutto a dire "di me". Cosa che, nonostante io tenga qui un "diario" (quindi possa sembrare che mi piace "condividere") non vorrei fare assolutamente. Non ritengo aggiunga NULLA  a quello che faccio. 
Non è neanche qualcosa che avrebbero fatto molti autori validi, aggiungo.

Impedire a qualcuno di pubblicare perché non vuole fare il tour di presentazioni (o non lo può fare) non penso sia giusto. E neanche molto acuto. Non è una selezione qualitativa è altro.

Alle mie presentazioni ci sono sempre molte ragazze giovani e giovanissime, oltre che persone più avanti negli anni e questa commistione mi pace molto. Conosco autori che non amano esporsi, il che è legittimo, e credo si possano scegliere più vie; se tutti gli scrittori dovessero presentare in libreria per forza, non esisterebbe Elena Ferrante che invece è l'autrice italiana più letta al mondo. Diciamo che muoversi su più fronti - web, stampa tradizionale, festival, fiere e librerie - vuol dire avere più frecce al proprio arco, poi talvolta qualche freccia in meno non compromette l'esito della battaglia.

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17 ore fa, Desy Icardi ha scritto:

Diciamo che muoversi su più fronti - web, stampa tradizionale, festival, fiere e librerie - vuol dire avere più frecce al proprio arco, poi talvolta qualche freccia in meno non compromette l'esito della battaglia.

Hai centrato il punto: "qualche freccia in meno non compromette l'esito della battaglia".
Sembra molto difficile farlo capire.

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Adesso, AlexMai ha scritto:

Ovvio che non lo comprometta.

Pare di no, purtroppo. Diciamo pure che sta capitando sempre più frequentemente che l'autore venga "costretto" ad andare in tour come un musicista e pure "scelto" in base alla personalità più adatta a farlo. Ma andare in giro, e intendo dire fisicamente, è una cosa che potrebbe, per qualcuno, essere anche impossibile. A questo punto, molto tristemente, anche il miglior libro possibile viene considerato un investimento "troppo rischioso" e quindi se non hai il carattere giusto, una salute che te lo permetta, se vivi all'estero, se per motivi personali vuoi tenere uno pseudonimo e non vuoi farti conoscere per CHI SEI davvero ... Diventi automaticamente uno scarto. Se si applicano certi parametri ai migliori autori pubblicati nella storia della letteratura (anche recente) ne cestiniamo un buon 80% quindi non penso che dare la propria disponibilità in tal senso sia un parametro qualitativo né che dovrebbe diventare qualcosa del genere in ambito "selettivo".
Ma temo che, purtroppo, nessun editore si aspetti, o ambisca più, a scoprire un autore di valore "reale", uno che supererà le stagioni diventando un "classico", ma al massimo pensa di vendere un libro più o meno riuscito (che è una cosa differente) e sopravvivere in una situazione sempre più difficile.
Diciamo pure che la vocazione allo scouting, quello vero, è andata perdendosi praticamente per tutti e non so, davvero non lo so, se vi sia qualche "romantico" sopravvissuto in tal senso.
 

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Il 26/7/2021 at 12:07, Mattia Alari ha scritto:

Pare di no, purtroppo. Diciamo pure che sta capitando sempre più frequentemente che l'autore venga "costretto" ad andare in tour come un musicista e pure "scelto" in base alla personalità più adatta a farlo. Ma andare in giro, e intendo dire fisicamente, è una cosa che potrebbe, per qualcuno, essere anche impossibile. A questo punto, molto tristemente, anche il miglior libro possibile viene considerato un investimento "troppo rischioso" e quindi se non hai il carattere giusto, una salute che te lo permetta, se vivi all'estero, se per motivi personali vuoi tenere uno pseudonimo e non vuoi farti conoscere per CHI SEI davvero ... Diventi automaticamente uno scarto. Se si applicano certi parametri ai migliori autori pubblicati nella storia della letteratura (anche recente) ne cestiniamo un buon 80% quindi non penso che dare la propria disponibilità in tal senso sia un parametro qualitativo né che dovrebbe diventare qualcosa del genere in ambito "selettivo".
Ma temo che, purtroppo, nessun editore si aspetti, o ambisca più, a scoprire un autore di valore "reale", uno che supererà le stagioni diventando un "classico", ma al massimo pensa di vendere un libro più o meno riuscito (che è una cosa differente) e sopravvivere in una situazione sempre più difficile.
Diciamo pure che la vocazione allo scouting, quello vero, è andata perdendosi praticamente per tutti e non so, davvero non lo so, se vi sia qualche "romantico" sopravvissuto in tal senso.
 

Non sarei così assolutista, essere istrionici costituisce un vantaggio a livello commerciale ma un buon editore (tanto di quelli cattivi  che ci importa? ;-)) non si lascia scappare l'ottimo libro per timidezza dell'autore. Il problema è che dovendo scegliere tra due buoni  testi, probabilmente sarà portato a optare per l'autore più "espansivo". Non  possiamo imporre agli editori le quote timide o quelle introverse, alla ine sono attività commerciali che vendono prodotti artistici, e devono tenere un occhio all'arte e uno alle tasche altrimenti vanno gambe all'aria.

In quanto ai problemi di salute, io sono cieca ventesimista e nessuno degli editori con cui ho pubblicato lo ha mai ritenuto un problema, anche quando ho rifiutato presentazioni disagevoli da raggiungere a cavallo del mio bastone bianco. 

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Credo invece che tra due buoni testi l'editore scelga (o dovrebbe farlo) quello più in linea col suo catalogo, oppure quello che reputa il migliore al netto di tutto, o che preferisce per ragioni di gusti della redazione oppure, semplicemente, il più vendibile. Senza che questo abbia a che fare con le capacità comunicative dell'autore in quanto persona. Perché in realtà il valore e la vendibilità di un libro non hanno mai a che fare con questo.
Fare il tour di presentazioni del libro di un esordiente (si parla soprattutto di casi del genere, ma vale anche per tanti che hanno già pubblicato) altrimenti sconosciuto non serve a vendere un numero tale di copie da arricchire autore o editore, ma a far parlare dell'opera Come è giusto. Risultato, questo, che si può raggiungere anche in altri modi.
Perciò, tirando le somme sono giunta alla personale conclusione che l'editore che ritiene imprescindibile che l'autore ci metta la "faccia", e che non valuta, o non vede di buon occhio per partito preso, testi di autori che desiderano pubblicare sotto pseudonimo e/o non sono disposti a mettersi in mostra, non sta cercando davvero un buon libro (cosa di per sé già rara). Ma altro.
Se avrò modo di cambiare idea, non mi tirerò indietro.

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@Riccardo per Tempesta Edit senza offesa (sul serio!), ma continuare a dare reazioni "OMG" in questo thread a messaggi in cui una persona esprime un'opinione che non si condivide - ma è comunque ragionevole, rispettosa e sensata... È un atteggiamento molto poco professionale e sportivo. Alla faccia del dibattito. 

 

Modificato da Sofia C.
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Il 28/6/2021 at 18:00, AlexMai ha scritto:

una CE che mi chiede di darmi da fare compie un peccato originale o fa bene?

Come per tutte le cose, dipende :) Come te lo chiede? Te lo impone? Lei fa la sua parte? È una micro CE, una media CE, una grande CE? Ci sono tantissime variabili. Tendenzialmente, un piccolo/medio editore che chiede (e sottolineo il chiede) collaborazione ai suoi autori non fa nulla di male, secondo il mio punto di vista.

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