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Criteri di valutazione e suddivisione delle case editrici


Ayame
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Proposta per i criteri.

Nella sezione "anticipo" e "rendiconti" si potrebbe in qualche modo specificare anche quando vengono effettuati i pagamenti e quanto spesso.
Per capirci con un esempio:
- la casa A fa i rendiconti per l'anno precedente a giugno e paga a quattro mesi. Un autore pubblicato nel gennaio 2021 vedrebbe quindi i primi soldi nell'ottobre 2022.
- la casa B fa due rendiconti l'anno (marzo e settembre) con pagamento in 30 gg. Lo stesso autore pubblicato nel gennaio 2021 vede i primi soldi già a ottobre, con un anno d'anticipo sull'altra. Quando la casa A paga per la prima volta, l'autore della casa B ha già ricevuto tre pagamenti.

Il breve tempo intercorso tra pubblicazione e primo pagamento (es: B) riduce in parte l'importanza dell'anticipo, e andrebbe segnalato. O, in altre parole, è più "grave" se la casa A non versa anticipo, rispetto alla casa B.

Nota: non ho fatto nomi ma gli esempi fatti sono reali.

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Il 6/3/2021 at 23:58, Wanderer ha scritto:

Cosa che in realtà equivale ad avere o non avere Messaggerie Libri (o altri big) come distributore. Ci sono comunque delle vie di mezzo, nella media editoria: alcune medie CE ci arrivano di default, ma magari con un numero inferiore di copie rispetto alle "grandi", e con una durata inferiore. Comunque sì, sarebbe un punto da tenere in considerazione.

Da quel che ho capito, anche avere Messaggerie non basta per arrivare in libreria.
A prescindere da "come facciano" (io, da addetto ai lavori, non lo so) ciò che può fare la differenza è se poi nella libreria quella casa editrice c'è o non c'è.
Prova sperimentale: andare in una libreria, anche indipendente, e vedere quali case editrici trova.

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  • 2 mesi dopo...
  • 5 settimane dopo ...
Il 25/2/2021 at 17:17, Mattia Alari ha scritto:

Non penso che un buon autore sia tenuto ad essere anche una sorta di PR di sé stesso. 

Tutti gli autori devono essere PR di sé stessi. Non conosco eremiti alla Lucio Battisti (in altro campo) che abbiano avuto successo e supporto dagli editori, sia piccoli che grandi.

Ovviamente qualcuno va in tv e qualcuno alla fiera del paese, ma credo che in tutto il mondo (non solo in Italia) gli scrittori abbiano un ruolo attivo. Non sarà più il "porta a porta" degli esordi, ma ti devi sbattere, eccome.

Non esiste che uno scrittore consegni il manoscritto e si aspetti miracoli.

Semplicemente, non è corretto. E non funziona, neanche con Mondadori.

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@AlexMai Io credo che nessuno scrittore esordiente, tranne uno sciocco senza la minima cognizione di causa, si aspetti miracoli consegnando il manoscritto all'editore. Ti parlo dal punto di vista, il mio, di chi scrive poesie: se l'attenzione che riceve un vero esordiente (un "signor Nessuno", senza conoscenze utili all'attivo) nella prosa è minima, quella di un poeta è infima, a meno di particolari coincidenze. E lo si sa. Tuttavia, sinceramente, fare la PR di me stessa sarebbe deprimente. E' una constatazione limitata a me, perciò chiunque è libero di farlo, ma... Tanto per cominciare, io scrivo. Non presento me stessa, bensì la mia opera. La mia opera dovrebbe parlare per me. E l'editore, piccolo o medio che sia, dovrebbe ascoltare e valutare ciò che ho scritto. Se una casa editrice è veramente aperta alla valutazioni di inediti, non fa un favore a nessuno. Se decide di pubblicare il manoscritto di Tal de' Tali, si deve prendere la briga di promuoverlo nei modi più consoni e nel rispetto delle possibilità dell'autore. Che potrebbe voler restare sotto pseudonimo e non farsi riconoscere per i motivi più disparati, oppure avere il carisma di una fetta di pane secco, oppure non avere tempo, oppure, ancora, avere altre e personali idee in merito e a esse volersi attenere. Idee che andrebbero rispettate, tanto più che...
Siamo scrittori o siamo addetti alle pubbliche relazioni?
La prima.
Io alla fiera di paese a farmi ascoltare da quattro gatti e due cani messi in croce che sono capitati lì per caso e sbadigliano dalla noia o dalla fame in attesa della porchetta, e magari dal solito gruppo di due o tre parenti e due o tre amici che mi segue (e per altro, non ne ho)... Non ci voglio andare! E' un mio diritto.
Il che non vuol dire di certo che un emergente debba starsene seduto sulla pila dei manoscritti in attesa dello scuot letterario dei suoi sogni che lo introduca nell'agenzia dei suoi sogni per farlo infine approdare nella casa editrice perfetta. Ma più che stare dietro a riviste letterarie, aggiornarsi sul mondo dell'editoria, spulciare cataloghi e quant'altro per comprendere se e come e dove proporre la nostra opera, cosa dovremmo fare?
E anche una volta pubblicato (urrà! magari.)... non mi ripeto. Ho già detto sopra.
Se una casa editrice, sia Mondadori o una realtà minuscola, vuole impegnarsi per un autore, i mezzi ci sono. Vale più una recensione fatta dalla rivista online giusta o da un bookblogger/bookinfluencer, che tutto il resto.
Tutto ciò che l'autore fa in più... Interviste, apparizioni, siti personali, ecc, è esattamente in più. La maggioranza acconsentirà. Altri no.

Siamo onesti. L'editoria vera, coraggiosa e appassionata, è sempre più rara. L'editoria che vuole fare servizio di tipografia con correzione bozze è fin troppo diffusa. Fatto il libro, messo isbn e quant'altro, stampate quelle pochissime copie, quasi nessuno si impegna e si "sbatte" per... un'opera che ha voluto pubblicare! Ha dell'assurdo.
E poi si lamentano che "gli costa", ma non fanno niente per far fruttare quel costo che hanno sostenuto.
Ho recentemente avuto contatti con una ce che mi chiedeva esattamente questo: di fare l'ufficio stampa di me stessa. Loro non avrebbero fatto NIENTE, neanche presentare la mia silloge a un concorso o inviare una copia a qualcuno per farla recensire. Sarei stata io a fare pubblicità a loro.
I contatti si sono interrotti e non ho nemmeno avuto cortese risposta al mio gentile rifiuto.

La verità è che il "sistema" non funziona. E' zoppo.
E si può continuare ad andargli dietro (liberissimi), oppure dirlo, che non funziona. Ed è questo sistema a non essere corretto.

Modificato da Sofia C.
alcuni refusi
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11 ore fa, AlexMai ha scritto:

Tutti gli autori devono essere PR di sé stessi. Non conosco eremiti alla Lucio Battisti (in altro campo) che abbiano avuto successo e supporto dagli editori, sia piccoli che grandi.

Non sono affatto del tuo avviso. Se guardi gli ultimi premi letterari di rilievo è stato (con "sorpresa") preso atto che molti autori premiati non sono affatto social e rivendicano il diritto di non esserlo.
Se avessimo sempre e solo pubblicato opere di gente "disinvolta" o qualche "tronista letterario" ci saremmo persi un buon 80% del patrimonio letterario. Lottare contro questa cosa è un diritto dell'autore. Per altro, che tipo di pubblico raggiungi in un certo modo? Forse quelli che non leggerebbero mai il libro che hai scritto. Io sono un lettore forte ma sono disturbato dalle presentazioni, non mi interessano.
Compro il libro se ne leggo in giro (recensioni su riviste letterarie, consigli in gruppi di lettura) ma non sono interessato all'autore. Mai.
Per il resto @Sofia C.ha già risposto come avrei fatto io.

Tu puoi avere talento per scrivere e non averne per fare il PR. Se si scarta la gente usando il metodo alla "XFactor" poi ci si trova sugli scaffali solo l'equivalente dei i Maneskin di turno. Per carità, questo tipo di prodotti fanno vendere anche solo dicendo che vendono! Ma è ben chiaro, piaccia o meno, che loro (ad esempio) hanno a che fare con il rock quanto Fabio Volo con la letteratura e il pubblico in target è musicalmente scadente.

Si torna sempre ad una riflessione: vendi salami o vendi libri?
Se vendi salami fai più soldi con il libro del tronista, ovvio. Ma... se ti piace la "salumeria in brossura", probabilmente non ti importa molto della letteratura.

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Il 26/6/2021 at 16:18, Sofia C. ha scritto:

@AlexMai Io credo che nessuno scrittore esordiente, tranne uno sciocco senza la minima cognizione di causa, si aspetti miracoli consegnando il manoscritto all'editore. Ti parlo dal punto di vista, il mio, di chi scrive poesie: se l'attenzione che riceve un vero esordiente (un "signor Nessuno", senza conoscenze utili all'attivo) nella prosa è minima, quella di un poeta è infima, a meno di particolari coincidenze. E lo si sa. Tuttavia, sinceramente, fare la PR di me stessa sarebbe deprimente. [...]
La verità è che il "sistema" non funziona. E' zoppo.
E si può continuare ad andargli dietro (liberissimi), oppure dirlo, che non funziona. Ed è questo sistema a non essere corretto.

Qualche commento, pareri miei...

Miracoli: non esistono. Se l'autore non si muove, niente si muove. Secondo me neanche un autore Mondadori (o altri marchi top) può stare fermo ad aspettare che accada qualcosa.

Sistema: non funziona? In un paese in cui non si leggono libri, salvo il caso editoriale dell'anno che peraltro si compra/regala e spesso non si legge, non credo sia così strano.

Continuare: si può stare fermi oppure muoversi. Dirlo stando fermi non cambia le cose.

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Il 26/6/2021 at 21:10, Mattia Alari ha scritto:

Non sono affatto del tuo avviso. Se guardi gli ultimi premi letterari di rilievo è stato (con "sorpresa") preso atto che molti autori premiati non sono affatto social e rivendicano il diritto di non esserlo.


Tu puoi avere talento per scrivere e non averne per fare il PR.
 

Quindi hanno vinto ombrosi autori che rifuggono i riflettori? Tutti i premi? Wow...

In tutti i campi (cinema, tv, sport) il protagonista fa il PR di se stesso e gira come una trottola dappertutto (basta vedere l'uscita di un film e quanto i protagonisti fanno da prezzemolo dappertutto), perchè dovrebbe essere diverso quello della scrittura?

 

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10 minuti fa, AlexMai ha scritto:

Quindi hanno vinto ombrosi autori che rifuggono i riflettori? Tutti i premi? Wow...

 

 

Quando avrei detto questa cazzata? Ho detto, ed evidentemente non capisci, che si è visto che molti premi letterari di recente sono stati vinti da autori che non hanno molta visibilità social.
Loro. Magari il libro sì, perché è sostenuto da una campagna di promozione differente da quella di far partecipare il proprio  autore alla fiera del prosciutto, intervistato dal giornalista /professore "locale".
Serate noiose e scarsamente frequentate. Sicuramente non da giovani, non ce ne sono. Giovani che invece leggono spesso ciò che si consigliano l'un l'altro on line. Ci sono molti influencer su TikTok che stanno facendo la fortuna di libri magari poco conosciuti.
LA PROMOZIONE sta cambiando.
Se poi mi paragoni un libro a un film hai spiegato limpidamente i limiti del tuo punto di vista. Nel film si vendono prima gli attori e poi il film <---
Quando scrivi no. Non funziona così.
E quindi, secondo la tua logica, se una persona è disabile, sgradevole, malata, caratteriale, vive all'estero... Non ha diritto di pubblicare? Ma complimenti!
Girare come una trottola non è per tutti. Non tutti possono permetterselo in vari sensi. Quindi loro nulla, scartati solo perché non fanno i piazzisti! WOW.
Ah, FABIO VOLO...! Il risultato è questo.

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11 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

Quando avrei detto questa cazzata? Ho detto, ed evidentemente non capisci, che si è visto che molti premi letterari di recente sono stati vinti da autori che non hanno molta visibilità social.
Loro. Magari il libro sì, perché è sostenuto da una campagna di promozione differente da quella di far partecipare il proprio  autore alla fiera del prosciutto, intervistato dal giornalista /professore "locale".


Serate noiose e scarsamente frequentate. Sicuramente non da giovani, non ce ne sono. Giovani che invece leggono spesso ciò che si consigliano l'un l'altro on line. Ci sono molti influencer su TikTok che stanno facendo la fortuna di libri magari poco conosciuti.
LA PROMOZIONE sta cambiando.


Se poi mi paragoni un libro a un film hai spiegato limpidamente i limiti del tuo punto di vista. Nel film si vendono prima gli attori e poi il film <---
Quando scrivi no. Non funziona così.
E quindi, secondo la tua logica, se una persona è disabile, sgradevole, malata, caratteriale, vive all'estero... Non ha diritto di pubblicare? Ma complimenti!
Girare come una trottola non è per tutti. Non tutti possono permetterselo in vari sensi. Quindi loro nulla, scartati solo perché non fanno i piazzisti! WOW.
Ah, FABIO VOLO...! Il risultato è questo.

Scusami, sembrava così come avevo capito. Quindi l'autore è una creazione del SMM o non ha proprio i profili social? Cercherò di individuare questi casi: sicuramente saranno tutti emergenti alla prima esperienza, che hanno avuto la fortuna di capitare con la CE ideale... oppure stanno alla quinta e fino alla quarta hanno fatto le fiere del prosciutto? 

Ovvio che la promozione stia cambiando, era ora.

Quindi vendi la storia e poi l'autore. Però l'autore ha un font grosso quanto il titolo, quando non è più grande ancora.

Quando avrei parlato di diritto di pubblicare? Ci sono persone di ogni genere che pubblicano e fanno promozione, chi si sognerebbe di dire il contrario? Puoi fare promozione in mille modi.

Non è necessario fare la trottola, ci si può muovere in mille modi, anche da fermi.

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45 minuti fa, AlexMai ha scritto:

Quindi vendi la storia e poi l'autore. Però l'autore ha un font grosso quanto il titolo, quando non è più grande ancora.

Quando avrei parlato di diritto di pubblicare? Ci sono persone di ogni genere che pubblicano e fanno promozione, chi si sognerebbe di dire il contrario? Puoi fare promozione in mille modi.

Ecco, su questo bisognerebbe discutere.
@Riccardo per Tempesta Edit sta mettendo "OMG" a tutti i miei post perché la vediamo in modo molto diverso sulla questione promozione ma vorrei far notare a lui e chiunque altro ritiene le presentazioni fisiche come "necessarie" che sono molto più efficaci le recensioni delle riviste letterarie (ad esempio) o i blog seguiti. Ripeto... persino TikTok (che è quello che è) sta sfornando nuovi tipi di promozione.

Io non discuto sul fatto che l'autore debba sbattersi per far conoscere il suo libro (ma con garbo ed eleganza, quella che molti non hanno) e neanche sto pensando che sia il caso di sedersi e aspettare che l'editore faccia tutto perché non ha senso e non porta a niente. ZERO.
Sto solo muovendo una critica alla necessità di essere super social (ad esempio) e in particolare... critico le presentazioni fisiche nei "luoghi dell'autore" E QUESTO semplicemente perché ne ho viste tante, troppe e NESSUNA buona. A meno che non ci sia il nome "famoso" poi, i giovani le scansano come la peste. Mi è successo moltissime volte di essere la persona più giovane in sala, praticamente di regola. E lo sto dicendo senza nessun intento di dequalificare l'attenzione di persone più anziane di me, spero sia evidente. Penso solo che i tempi siano cambiati e sia il caso di sperimentare qualcosa di differente.
Continuo a sostenere che se sei un oscuro, non aggiungerai nulla al tuo libro e le presentazioni di questo tipo sono spesso <--- (non sempre, ma spesso!) una fiera delle vanità per l'autore che vuole affermarsi come tale all'interno della comunità nella quale vive, prima di tutto, e poi (eventualmente e spesso mai) fuori. E davvero mi chiedo: perché la gente dovrebbe essere incuriosita da me (ad esempio) piuttosto che da quello che scrivo?
Se io fossi un mostro a due teste o semplicemente fisicamente impedito dal fare promozione o con centomila fobie e complessi che mi impediscono di avere una vita sociale normale (ma che non mi privano del talento) perché escludere "me" da una pubblicazione meritata solo perché non posso "fare karaoke" con 20 persone nella sala della libreria del mio paese?

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32 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:


Io non discuto sul fatto che l'autore debba sbattersi per far conoscere il suo libro (ma con garbo ed eleganza, quella che molti non hanno) e neanche sto pensando che sia il caso di sedersi e aspettare che l'editore faccia tutto perché non ha senso e non porta a niente. ZERO.

Se io fossi un mostro a due teste o semplicemente fisicamente impedito dal fare promozione o con centomila fobie e complessi che mi impediscono di avere una vita sociale normale (ma che non mi privano del talento) perché escludere "me" da una pubblicazione meritata solo perché non posso "fare karaoke" con 20 persone nella sala della libreria del mio paese?

Forse stiamo perdendo di vista il topic, ovvero: una CE che mi chiede di darmi da fare compie un peccato originale o fa bene? Direi che stai concordando con me sul fatto che neanche me lo dovrebbe chiedere, dovrei essere io a farlo nei modi e nei tempi che ritengo opportuno, accordandomi con il mio editor o chi per lui per sfruttare a mio vantaggio le mie caratteristiche (quindi non puntare sulla bellezza ma sui contenuti o chiedere all'amico con la voce stentorea di leggere un brano, per capirci).

Non si parla di escludere dalla pubblicazione: se il romanzo è stratosferico, esso esisterà anche senza un autore a promuoverlo. Dato però che di stratosferico se ne vede uno all'anno in tutta Italia, forse è il caso di trovare una strada per portare il romanzo alla ribalta: ognuno può scegliere il modo. Purtroppo, poche CE possono fare questo da sole...

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1 minuto fa, AlexMai ha scritto:

Non si parla di escludere dalla pubblicazione: se il romanzo è stratosferico, esso esisterà anche senza un autore a promuoverlo. Dato però che di stratosferico se ne vede uno all'anno in tutta Italia, forse è il caso di trovare una strada per portare il romanzo alla ribalta: ognuno può scegliere il modo. Purtroppo, poche CE possono fare questo da sole...

Meno di uno all'anno. Ma io mi chiedo, sono sincero, perché pubblicare qualcosa che ha bisogno di troppo aiuto.
Se ad esempio cerchi di farti conoscere pubblicando sulle riviste letterarie (che sono tante) questo fa curriculum anche in termini di "visibilità" e all'atto di riuscire a pubblicare (e continuo a sostenere che la corsa al grande editore sia spesso presuntuoso e poco sensato, almeno in prima battuta o anche in seconda) queste riviste hanno molto a piacere di far sapere che una persona da loro "scelta" è andata avanti nella carriera.
E' poi cura della casa editrice prendersi l'onere della promozione perché, come ha detto la mia amica @Sofia C., vi sono CE che ti lanciano addosso tutto sostenendo sia TU, AUTORE a dover fare l'80% del lavoro. E a quel punto, scusami tanto, ma davvero conviene il Self, no?
Mio punto di vista, lo ripeto.

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1 minuto fa, Mattia Alari ha scritto:

Meno di uno all'anno. Ma io mi chiedo, sono sincero, perché pubblicare qualcosa che ha bisogno di troppo aiuto.
Se ad esempio cerchi di farti conoscere pubblicando sulle riviste letterarie (che sono tante) questo fa curriculum anche in termini di "visibilità" e all'atto di riuscire a pubblicare (e continuo a sostenere che la corsa al grande editore sia spesso presuntuoso e poco sensato, almeno in prima battuta o anche in seconda) queste riviste hanno molto a piacere di far sapere che una persona da loro "scelta" è andata avanti nella carriera.
E' poi cura della casa editrice prendersi l'onere della promozione perché, come ha detto la mia amica @Sofia C., vi sono CE che ti lanciano addosso tutto sostenendo sia TU, AUTORE a dover fare l'80% del lavoro. E a quel punto, scusami tanto, ma davvero conviene il Self, no?
Mio punto di vista, lo ripeto.

Anche i più grandi scrittori italiani hanno bisogno di tanto aiuto, altrimenti non vedresti una sola loro pubblicità... e invece hanno una copertura notevole (fatta dalla CE, ovviamente, ma anche da loro, che si sobbarcano tanta attività di cui suppongo farebbero volentieri a meno).

Le riviste letterarie sono spesso di nicchia o ultranicchia, quindi non è detto che possano fare miracoli: inoltre può essere più facile avvicinarle all'autore che non alla CE, a meno che non sia anch'essa di nicchia.

Ottanta per cento mi sembra una buona percentuale, c'è chi te ne chiede di più. A mio avviso comunque anche una Mondadori ti chiede un 30/40%... non esiste, meno di questo.

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21 minuti fa, AlexMai ha scritto:

Ottanta per cento mi sembra una buona percentuale, c'è chi te ne chiede di più. A mio avviso comunque anche una Mondadori ti chiede un 30/40%... non esiste, meno di questo.

No, scherzi? Questo è SELF e per fare qualcosa del genere non hai bisogno di una casa editrice! Una casa editrice si deve caricare la responsabilità della tua scelta per la quale puoi ringraziare per la fiducia ma finita lì: non si tratta di beneficenza e se ti prendono come autore PENSO che credano di poterci cavare qualcosa.

Ovvio che le riviste letterarie le raggiunge l'autore ma non sono di nicchia quanto credi, anzi. ANZI. E chi si occupa di promozione dovrebbe saperlo bene: inviare una copia a certe riviste per una recensione è un'investimento in visibilità molto intelligente.
Se poi si volessero fare discorsi diversi in merito alla qualità media di ciò che viene proposto nelle riviste, si aprirebbe un altro capitolo (io ho pubblicato e scritto su alcune riviste, ad esempio) ma hanno una copertura notevole e molto "potere" in termini di influenza.
Se hai un profilo FB ( o altri social) e ami leggere, seguirle e seguire ciò che propongono, ha molto più senso di altro. Sono poi molto in contatto, spesso "dipendenti" più o meno direttamente, con case editrici medio piccole ma anche di altissima qualità, quelle con le quali un autore dovrebbe iniziare il suo percorso (a mio parere).

Una casa editrice seria investe in promozione e se pensi che si debba occupare solo di partecipare con il marchio (e un rappresentante, a volte uno stagista...) a qualche evento per il quale qualcuno avrà contattato il prof o il giornalista locale di turno... beh, sottovaluti il lavoro di molte persone che si inventano anche le cose più strane pur di dare visibilità ai loro prodotti.
L'autore piazzista non è l'unica scelta, no?

Come ho detto più di una volta, intervenendo su FB in una discussione su un tema "caldo", ho scritto che vi sto lavorando sopra per un saggio e moltissime persone (anche in privato) mi hanno chiesto dove trovare il libro perché, visto il mio intervento, avevano trovato interessante il mio punto di vista e volevano "il resto". Io non ho finito il mio saggio, non ancora, ma mi rendo conto che anche solo facendo così (senza neanche spammarlo in giro) un autore sostiene e pubblicizza il suo lavoro.
E più che con un firmacopie ad amici e parenti (perché siamo seri, è quello che un oscuro raccoglie. E alla fiera della porchetta... manco quelli).

Uno come me avrà moltissimi problemi a trovare una CE per un testo che interesserebbe e venderebbe solo perché non voglio fare presentazioni fisiche (essendo LO ZERO TOTALE) a causa del fatto che vivo all'estero (prima di tutto) e poi per motivi personali che non voglio condividere con il pubblico. Personalmente, penso che bisognerebbe scartarmi con altre motivazioni che queste.


 

Modificato da Mattia Alari
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3 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

ma vorrei far notare a lui e chiunque altro ritiene le presentazioni fisiche come "necessarie" che sono molto più efficaci le recensioni delle riviste letterarie (ad esempio) o i blog seguiti. Ripeto... persino TikTok (che è quello che è) sta sfornando nuovi tipi di promozione.

Questo è il tuo punto di vista personale dovuto forse a qualche esperienza... Per quello che mi riguarda ti posso dire che le presentazioni fisiche sono fondamentali, i blog  non mi convincono per niente, i quotidiani e le riviste nazionali funzionano solo se l'argomento è interessante o se l'autore è già conosciuto (e non per forza come scrittore). Certo la mia esperienza riguarda soprattutto la saggistica che gode di altri meccanismi.

 

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14 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

No, scherzi? Questo è SELF e per fare qualcosa del genere non hai bisogno di una casa editrice! Una casa editrice si deve caricare la responsabilità della tua scelta per la quale puoi ringraziare per la fiducia ma finita lì: non si tratta di beneficenza e se ti prendono come autore PENSO che credano di poterci cavare qualcosa.

Ovvio che le riviste letterarie le raggiunge l'autore ma non sono di nicchia quanto credi, anzi. ANZI. E chi si occupa di promozione dovrebbe saperlo bene: inviare una copia a certe riviste per una recensione è un'investimento in visibilità molto intelligente.
Se poi si volessero fare discorsi diversi in merito alla qualità media di ciò che viene proposto nelle riviste, si aprirebbe un altro capitolo (io ho pubblicato e scritto su alcune riviste, ad esempio) ma hanno una copertura notevole e molto "potere" in termini di influenza.
Se hai un profilo FB ( o altri social) e ami leggere, seguirle e seguire ciò che propongono, ha molto più senso di altro. Sono poi molto in contatto, spesso "dipendenti" più o meno direttamente, con case editrici medio piccole ma anche di altissima qualità, quelle con le quali un autore dovrebbe iniziare il suo percorso (a mio parere).

Una casa editrice seria investe in promozione e se pensi che si debba occupare solo di partecipare con il marchio (e un rappresentante, a volte uno stagista...) a qualche evento per il quale qualcuno avrà contattato il prof o il giornalista locale di turno... beh, sottovaluti il lavoro di molte persone che si inventano anche le cose più strane pur di dare visibilità ai loro prodotti.
L'autore piazzista non è l'unica scelta, no?

Come ho detto più di una volta, intervenendo su FB in una discussione su un tema "caldo", ho scritto che vi sto lavorando sopra per un saggio e moltissime persone (anche in privato) mi hanno chiesto dove trovare il libro perché, visto il mio intervento, avevano trovato interessante il mio punto di vista e volevano "il resto". Io non ho finito il mio saggio, non ancora, ma mi rendo conto che anche solo facendo così (senza neanche spammarlo in giro) un autore sostiene e pubblicizza il suo lavoro.
E più che con un firmacopie ad amici e parenti (perché siamo seri, è quello che un oscuro raccoglie. E alla fiera della porchetta... manco quelli).

Uno come me avrà moltissimi problemi a trovare una CE per un testo che interesserebbe e venderebbe solo perché non voglio fare presentazioni fisiche (essendo LO ZERO TOTALE) a causa del fatto che vivo all'estero (prima di tutto) e poi per motivi personali che non voglio condividere con il pubblico. Personalmente, penso che bisognerebbe scartarmi con altre motivazioni che queste.


 

Anni fa mi dissero che uscire con Mondadori non dava la visibilità che uno si aspetterebbe, ma con 30.000 monete vicino andavi dappertutto... sicuramente sarà una leggenda urbana, però spiega come mai qualcuno è dappertutto in modo imprevedibile. Altro che self.

Le riviste ricevono tonnellate di materiale e sono per addetti ai lavori, che spesso a loro volta scrivono, quindi non sono garanzia di nulla.

Se vivi all'estero perchè non provi a pubblicare all'estero?

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14 ore fa, Riccardo per Tempesta Edit ha scritto:

Per quello che mi riguarda ti posso dire che le presentazioni fisiche sono fondamentali, i blog  non mi convincono per niente, i quotidiani e le riviste nazionali funzionano solo se l'argomento è interessante o se l'autore è già conosciuto (e non per forza come scrittore).

Lo so, abbiamo parlato della questione già qualche volta.
Io ho un approccio più contemporaneo alla cosa e forse più spietato. Se l'argomento "non è interessante" se non per addetti ai lavori, ovviamente le presentazioni fisiche sono fondamentali ma si mette in conto che il libro avrà una diffusione super locale o almeno "scarsa". In situazioni del genere, nessun giovane, a meno che non sia addetto ai lavori, parteciperà alle presentazioni che ripeto... Ho sempre trovato molto "vanitose" e davvero poco interessanti (ma mi riferisco alla narrativa e non alla saggistica). Sulle riviste nazionali hai sicuramente ragione ma io mi riferivo alle riviste letterarie, quelle che pubblicano narrativa emergente on line o sul cartaceo (alcune). Sono considerate la vetrina per i nuovi autori e più di qualcuno sostiene che siano setacciate da talent scout a caccia di qualcosa di interessante. Viste successive pubblicazioni da parte di qualche autore, devo pensare che sia vero.
Queste riviste, a parte pubblicare racconti o poesia (e alcune anche saggistica "personale") spesso propongo recensioni di libri di piccola/media e a volte grande editoria (se l'autore è stato conosciuto nelle riviste). Ti assicuro che il lavoro che fanno, e quello che fanno i blog letterari seri, è preziosissimo per diffondere la conoscenza di testi che altrimenti, a causa delle dimensioni ridotte delle CE che li pubblicano, sarebbero destinati ad un relativo fallimento.

Come più volte ho detto io stimo molto il lavoro della micro/media editoria perché i testi più interessanti (singolari per tematiche e forme) sono regolarmente pubblicati da realtà più "temerarie" della grande corazzata dal nome blasonato. Naturalmente se la CE fa il suo dovere e intende proporre autori e creare un bel catalogo che la faccia diventare un punto di riferimento culturale. Poi ci sono le copisterie che fanno finta di essere altro ma... lo sappiamo benissimo.
@Riccardo per Tempesta Edit ci tengo a dire che io non sto certo dequalificando il tuo lavoro o quello di altri presenti, facendo presente il mio parere. Poi si tratta di tattiche, "di target" del libro e della CE stessa. Neanche sono di quelli, lo ripeto, che penso che tutta la promozione debba scaricarsi sulla casa editrice. Penso però che molti autori che per motivi personali non possono presentare i loro testi (e parlo di autori "oscuri", non il famoso di turno) non facciano poi un grande danno al loro libro, se il libro è buono. La promozione si potrebbe fare in altri modi e un po' il Lockdown (all'estero, dove vivo) ha fatto capire che la mancanza di presentazioni ha fatto soffrire soprattutto quegli autori che vivono la cosa come una "consacrazione" e meno altri. Saprai meglio di me che certa gente è schiva di natura, se non ha altri problemi.
E ciò nonostante... scrive e scrive bene. Continuo a chiedermi cosa fare in queste situazioni.

2 ore fa, AlexMai ha scritto:

Se vivi all'estero perchè non provi a pubblicare all'estero?

Perché al momento padroneggio "bene" solo la lingua italiana e ho tra un B2 e un C1 (anche se sto continuando a studiare per accedere ad un master all'università). La traduzione sarebbe certo una soluzione ma è cara e deve valere la pena. Inoltre, lo dico schiettamente, sto cercando di capire che io valga qualcosa o meno.
Diversamente da altre persone infatti, io sono terribilmente spietato e anche solo pubblicando sulle riviste letterarie, ho anche altrettanti rifiuti sulle spalle e ricevuto (soprattutto recentemente) anche delle critiche davvero poco lusinghiere a proposito di come scrivo e dei temi di mio interesse. Non ho un temperamento presuntuoso, solo "forte" delle mie convinzioni personali. Al mio proposito, artisticamente parlando, sono ipercritico (pare) ma dal mio punto di vista solo giustamente perplesso da cosa io possa o non possa fare.
Ho sempre scritto e scrivo d'arte (critica) e mi interessa molto la sceneggiatura; ho scritto e adattato per il teatro e lo amo da autore e da attore ma solo di recente ho pensato di condividere le mie storie.
Pubblico in giro da due anni scarsi, più o meno (credo) e scrivo racconti. Non mi azzardo a tentare la lunghezza, sono molto perplesso dalle tattiche di scrittura creativa (e non solo) e quindi... al momento sto ragionando. Magari sono un brocco con ambizioni sbagliate.
La mia raccolta di racconti sta diventando abbastanza grande e qualcuno, al mio posto, si darebbe già da fare per cercare di presentarla in giro, farla editare, cercare un'agenzia letteraria (cose che sembrano assolutamente necessarie e non ne avevo idea) ma... Candidamente posso affermare che non so come procedere in merito e mi sono iscritto qui soprattutto per conoscere altre persone che scrivono e confrontarmi con autori che hanno già avuto esperienze (diverse dal Self).
Come chiunque scriva avrei certo voglia di pubblicare, ma ancora mi chiedo se ciò che posso dare valga qualcosa e inoltre sono consapevole di avere una serie di "problemi" per un editore, quindi... non so. Indago.

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4 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Saprai meglio di me che certa gente è schiva di natura, se non ha altri problemi.
E ciò nonostante... scrive e scrive bene. Continuo a chiedermi cosa fare in queste situazioni.

Non so quanto è calzante ma mi viene in mente il paragone di uno che vuole fare il chirurgo ma il sangue gli fa impressione... se non supera il problema difficilmente potrà farlo.

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1 minuto fa, Riccardo per Tempesta Edit ha scritto:

Non so quanto è calzante ma mi viene in mente il paragone di uno che vuole fare il chirurgo ma il sangue gli fa impressione... se non supera il problema difficilmente potrà farlo.

Non è calzante, scusami. Un carattere da intrattenitore o la possibilità e volontà di esserci fisicamente non sono cose necessarie ad uno scrittore. SOPRATTUTTO OSCURO <----
Lo sono diventate secondo un'idea di editoria molto provinciale che pensa a sé stessa in dimensione spaventosamente "locale" e mai oltre o diversamente.
Perdonami, ma una cosa è dire che voglio fare il pittore ma mi fa schifo sporcarmi di colore, l'odore del solvente e restare con le mani macchiate nonostante la pasta lavamani e altro è dire che voglio fare il pittore ma non voglio fare l'intrattenitore di galleria.
Se una galleria mi costringe ad esserci, anche se non voglio, non sa fare il suo lavoro. E il mio lavoro non vale niente (perché è sempre quello il punto, più di tutto il resto).

Il mondo è pieno di artisti dal carattere DIFFICILE o che non possono o vogliono esporsi. Riescono lo stesso.

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1 minuto fa, Mattia Alari ha scritto:

Il mondo è pieno di artisti dal carattere DIFFICILE o che non possono o vogliono esporsi. Riescono lo stesso.

Talmente pieno che di Mina e Battisti si parla come di mosche bianche. Magari ce ne sono altri mille, che però conoscono in tre. Purtroppo il mondo è di chi riesce a inventare un modo per farsi notare (anche tra settordici autori del grandissimo editore, che necessariamente non sono tutti trattati allo stesso modo)...

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5 minuti fa, AlexMai ha scritto:

Talmente pieno che di Mina e Battisti si parla come di mosche bianche. Magari ce ne sono altri mille, che però conoscono in tre. Purtroppo il mondo è di chi riesce a inventare un modo per farsi notare (anche tra settordici autori del grandissimo editore, che necessariamente non sono tutti trattati allo stesso modo)...

Continuo a dire che è la posizione di chi in questo sistema ci sguazza, evidentemente, ma non è così come dici. Non per forza. Gli esempi su cui insisti sono pure abbastanza...
Come dire...
Vecchi.
Oggi la promozione sta cambiando e anche il rapporto con il pubblico. Certa roba non funziona più ed è una cosa di cui alcunautori in cerca di visibilità (tanti) ed editori di brocchi (tantissimi) dovrebbero farsi una ragione. La cosa importante sarebbe solo pubblicare BEL MATERIALE.
Ce n'è poco, ovviamente. Il problema è questo.
Invece... Si può campare, o tirare a campare, con un bel mucchietto di esibizionisti dalla dimensione super locale che vogliono affermarsi alla fiera della porchetta del paese o si sentono realizzati con i firmacopie nella saletta prestata dal parroco. Ma questa roba non porta a niente e collassa su sé stessa.

Io credo fermamente nella gavetta. Ma non in questo senso.
Il poco rispetto, direi addirittura il "dispetto", per chi la pensa diversamente fa capire (paradossalmente) quanto l'idea opposta alla fiera delle vanità sia quella che dovrebbe prevalere.
MAI una parola sulla qualità. Solo sulla disponibilità. Direi che è indicativo.

E vendere la propria vicenda biografica prima che il resto può essere decisamente troppo.
Se io fossi, ad esempio, paralizzato in un letto non vorrei certo farmi conoscere come "lo scrittore disabile, a seguito della malattia/incidente/ che lo ha costretto a ripensare alla sua vita blabla". Che... squallore. Ridurmi a questo!
Pure aspettarsi, "da me" (è un esempio, non è la mia realtà) che io sia interessato a certe tematiche o quel che scrivo abbia certi toni è una violenza...!
E una persona che ha altri problemi personali, tipo non so... agorafobia, problemi mentali e via dicendo? Scartata perché non è un conversatore? DEVE PER FORZA fare presente magari di soffrire di una grave forma di incontinenza che non gli consente grande autonomia?
E se l'aspetto, proprio l'aspetto fisico della persona, fosse sgradevolissimo? Se la persona fosse molto anziana?
Se fosse trans, se fosse non binaria... se non volesse far sapere NIENTE della sua vita se non il necessario?

Se dici che una selezione di questo tipo è qualitativa allora alzo le mani. Per me è assurda e ingiusta. E non era così ai tempi di Battisti e Mina, se ti piace l'epoca.

Sono davvero umanamente disturbato da questo sbarramento "esclusivo". Perché devi esporre la tua diversità, se ce l'hai?
Perché devi farti intervistare, oscuro, da un professore di scuola (quasi sempre) che si improvvisa critico letterario sbrodolando noiose considerazioni affettatissime su un testo che poi non ti sembra neanche il tuo? E il giornalista locale che ti tratta da star quando in realtà non hai niente da dire rispetto al suo vicino di casa?
Perché devi restare, tipo cristo in croce, in una sala "apparecchiata" per 50 persone dove ci si saranno, alla fine, quindici persone annoiatissime che non vedono l'ora di andarsene?
Si può sapere a chi piace questo?
Lo dico chiaramente: all'autorino ino ino ino. E poi a chi lo pubblica, nonostante questo.

Oggi vanno molto le dirette on line, ad esempio. E anche lì, puoi non partecipare. Ma quando trattano di autori emergenti, quante persone vuoi che le seguano? SPESSO MENO DI 15. E lo so, perché le guardo. E non riesco a finirne mai una se non raramente, perché hanno tutte lo stesso solito difetto: non è detto che chi ha una bella penna, funzioni "in video" quindi... sempre lì. E vale pure per chi presenta, persone magari in gamba ma che non hanno assolutamente quel "carisma" da presentatore che sarebbe richiesto in una trasmissione TV (ad esempio).

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Continuo a non capire se stiamo parlando di autori o di piazzisti/ragazz* immagine/addetti ufficio stampa e marketing. Perché pare davvero la seconda.
E' deprimente.
Comincio a pensare che la vanità autoriale sia un fattore primario, allora. Anche la presunzione di meritare attenzione. Ma quello che più si ignora è che giustificando un sistema in cui "vince" chi più si fa vedere, non si sta di certo premiando chi sa scrivere.
 

Il 27/6/2021 at 18:00, AlexMai ha scritto:

Miracoli: non esistono. Se l'autore non si muove, niente si muove. Secondo me neanche un autore Mondadori (o altri marchi top) può stare fermo ad aspettare che accada qualcosa.

Infatti. E chi ha detto che l'autore debba stare fermo? Nessuno. Ho chiaramente detto altro. Ma proprio chiaramente.

Posto il fatto che stiamo parlando di piccole e medie case editrici... Non è neanche vero che Mondadori o altri grandi marchi obblighino qualunque autore a fare quel 30/40% di parte attiva nella promozione: dipende dal libro, dal target di riferimento, dalla possibile efficacia della promozione. E nemmeno è detto che vi sia interesse a promuovere tutti i libri allo stesso modo. Anzi.
Se occuparsi all'80% di far girare e conoscere il tuo libro devi essere tu... A che serve pubblicare con una casa editrice? Quasi a niente. Ad avere un bel libro, inteso come oggetto. Forse a partecipare a qualche concorso riservato a testi editi. E basta.
Non puoi nemmeno dire di aver pubblicato perché credevano nel tuo testo, a quel punto, perché evidentemente non ci credono abbastanza da prendere e rimboccarsi le maniche per trovare modi di farlo conoscere.
Insieme all'autore, ripeto, nella misura in cui gli è possibile. Perché di spocchiosi è pieno il mondo, siano essi autori o editori.

Il 27/6/2021 at 18:00, AlexMai ha scritto:

Continuare: si può stare fermi oppure muoversi. Dirlo stando fermi non cambia le cose.

E nessuno ha detto che l'alternativa sia stare fermi.
Ma neanche che l'unica opzione sia farsi piacere le cose.
Ogni volta che "le cose" sono cambiate è perché qualcuno si è preso la briga di far presente quanto siano imperfette, se non sbagliate, e le ha messe in discussione.

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1 ora fa, Mattia Alari ha scritto:

Oggi la promozione sta cambiando e anche il rapporto con il pubblico. Certa roba non funziona più ed è una cosa di cui alcunautori in cerca di visibilità (tanti) ed editori di brocchi (tantissimi) dovrebbero farsi una ragione. La cosa importante sarebbe solo pubblicare BEL MATERIALE.
Ce n'è poco, ovviamente. Il problema è questo.
 

Hai centrato molti obiettivi.

Il bel materiale, purtroppo, scompare nelle tonnellate di materiale che invadono librerie fisiche e virtuali... e non credo che un buon editore possa salvare un autore, anche se si impegna. Però aiuta.

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