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Criteri di valutazione e suddivisione delle case editrici


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Come sapete, abbiamo annunciato di voler cambiare il metodo di valutazione e di suddivisione delle liste delle case editrici; per molti anni, dal 2008, ci siamo basati unicamente su un criterio: l'edi

Su questo posso rispondere da un punto di vista professionale, e vale la stessa cosa per le impaginazioni. La copertina o l'impaginazione può piacere o non piacere: dato soggettivo non quantifica

Proposta per i criteri. Nella sezione "anticipo" e "rendiconti" si potrebbe in qualche modo specificare anche quando vengono effettuati i pagamenti e quanto spesso. Per capirci con un esempio:

Le recensioni funzionano su Amazon e Tripadvisor? Forse sì e forse no.
Sicuramente il sistema "a feedback" (si chiamavano così ai tempi di ebay) ha una sua validità solo su grandissimi numeri.
Se mille persone recensiscono un ristorante, probabilmente un'opinione generale abbastanza corretta viene fuori dalla globalità di quei mille giudizi.
Se invece le recensioni si limitano a una decina, sono molto meno attendibili.

Un po' come studiare la probabilità che al lancio di una moneta esca testa o croce. Se fai diecimila lanci, probabilmente ci sarà una quota di croci molto vicina al 50% (a meno che la moneta non sia truccata, nel qual caso la percentuale sul grande numero lo tradirebbe).
Se invece lanci una moneta due o tre volte, potrebbe venir croce tutte le volte e non significherebbe niente. Il sospetto ti viene, certo: ma è un inganno della percezione.

Quanto è grande il bacino di "tester" su cui siamo in grado di contare per valutare ciascuna casa editrice? Otto, ottanta, ottocento persone?
Consideriamo poi che alcuni aspetti non si possono valutare da semplice lettore ma solo da autore (ad es. il trattamento economico/contrattuale) e il numero potrebbe essere spaventosamente basso per essere attendibile.

Quindi al sistema delle "recensioni" (valido per grandi numeri) affiancherei anche, come minimo, uno strumento di misurazione più obiettivo, almeno per i primi tempi.

Modificato da Scrittosauro
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A me sembra un'ottima iniziativa e se ci saranno problemi li si affronteranno e si cambierà qualcosa. L'idea alla base di accompagnare la suddivisione in liste ad una scheda riassuntiva più dettagliata è sicuramente molto utile! 

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Sul discorso "recensioni" vorrei far notare una cosa, en passant: la qualità di un editore la devono valutare i lettori, molto prima che gli autori. Se le recensioni sono relative al rapporto autore-editore, allora il forum finisce per diventare una vetrina promozionale degli editori che hanno come clienti gli autori, e non i lettori. Ovvero, la recensione diventa relativa al "servizio editoriale" che vende/offre l'editore all'autore, non al rapporto tra l'editore e i suoi lettori. Si rischia allora una situazione per cui - come già accaduto nel WD - passano in secondo piano editori ben noti su cui c'è un consensus gentium da parte dei lettori (editori che, proprio perché ben collocati sul mercato, hanno ben pochi rapporti con il popolo degli autori, e quindi avrebbero poche "recensioni"), mentre vengono "premiati" piccoli editori che, pur offrendo discreti servizi editoriali, non hanno un gran pubblico di lettori, e non godono di particolare prestigio nel mondo editoriale. 

Per fare un esempio: sarebbe paradossale se Pincopallino Press, in virtù di criteri pur sempre arbitrari, e in virtù di recensioni di autori più o meno compiacenti, avesse un punteggio superiore di Minimum fax. Come accaduto altrove, si finirebbe per dar vita a una realtà parallela del forum che non corrisponde in alcun modo alla realtà del mondo editoriale.

Modificato da Wanderer
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@Wanderer quando c'ero io, su WD, una cosa del genere non è MAI accaduta. E non accadrà nemmeno qui. 

10 ore fa, Scrittosauro ha scritto:

Quindi al sistema delle "recensioni" (valido per grandi numeri) affiancherei anche, come minimo, uno strumento di misurazione più obiettivo, almeno per i primi tempi.

Per esempio?

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11 minuti fa, Ayame ha scritto:

@Wanderer quando c'ero io, su WD, una cosa del genere non è MAI accaduta. E non accadrà nemmeno qui. 

Mi riferivo ovviamente agli ultimi anni del WD in cui, a mio avviso, c'era un target privilegiato. Infatti, credo che dipenda molto dal target del forum. Se il bacino d'utenza del forum è soprattutto l'autore esordiente, allora riceveranno visibilità soprattutto gli editori "entry level" che potrebbero fare al caso suo, mentre passeranno in secondo piano i medi e grossi editori. Cosa che in ogni caso parte da un presupposto sbagliato, perché in realtà in molti casi l'esordiente ha più possibilità di pubblicare con un medio/grosso editore rispetto all'autore più navigato (e magari già "bruciato" da qualche piccolo editore).

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14 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Mi riferivo ovviamente agli ultimi anni del WD in cui, a mio avviso, c'era un target privilegiato. Infatti, credo che dipenda molto dal target del forum. Se il bacino d'utenza del forum è soprattutto l'autore esordiente, allora riceveranno visibilità soprattutto gli editori "entry level" che potrebbero fare al caso suo, mentre passeranno in secondo piano i medi e grossi editori. Cosa che in ogni caso parte da un presupposto sbagliato, perché in realtà in molti casi l'esordiente ha più possibilità di pubblicare con un medio/grosso editore rispetto all'autore più navigato (e magari già "bruciato" da qualche piccolo editore).

Comunque devo dire che non c'è nulla di male nel dare visibilità a marchi piccoli e medi, che normalmente rimarrebbero sconosciuti: è ovvio che Mondadori o Feltrinelli non possono avere un punteggio basso, visti i criteri, ma che senso ha promuovere e "pompare" case editrici che tutti conoscono, inclusi quelli che non hanno idea di cosa sia il mondo editoriale? :D 

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Quando una casa editrice si presenta al pubblico deve essere disposta a farsi giudicare. Se non lo è, la cosa mi fa pensare. E non bene.
Non penso che il giudizio sia da farsi solo come autori e infatti non è qualcosa che è stato considerato. Si parla di un giudizio di qualità "materiale" (e non) rispetto al prodotto e penso che questo sia possibile darlo se leggi e compri libri. Nello staff ci sono anche persone tecnicamente competenti in vari ambiti quindi mi fiderei eccome.
Se non ci sono interessi in mezzo (e non ci sono) il giudizio è da "utente". E diamine, smettiamola di dire che il mondo è costituito da haters! Se hai dietro solo gente che parla male di te, lo ripeto, possibilmente te lo meriti eccome.
Continuo a dire che una buona reputazione non si costruisce "abbassando la mangiatoia" agli autori, bene o male è quello che ho capito essere una preoccupazione, ma facendo onestamente e al meglio il proprio lavoro. E chi ha buoni risultati non è certamente "il simpatico" di turno ma possibilmente qualcuno che quasi sempre è più bravo. E parlo di giudizio del pubblico, non certe "prezzolate allisciate" che si vedono in giro.
La reputazione puoi conquistarla anche se piccolo, piccolissimo e con pochi mezzi.
Iniziamo a parlare di case editrici che pubblicano LIBRI BELLI E BEN FATTI!
E sarebbe bello pure alzare certi coperchi e far vedere le cose come effettivamente stanno.

Se una casa editrice medio/piccola sostiene di accettare esordienti, deve effettivamente farlo ed è possibile vedere dal catalogo CHI pubblica. Vendersi come talent scout e poi pubblicare i soliti noti è qualcosa che più di qualcuno fa. Accettare manoscritti solo se presentati da mediatori è una cosa che una casa editrice dovrebbe dire chiaramente e pochi lo fanno.
Presentare prodotti qualitativamente scadenti da più punti di vista, è un'altra cosa che succede troppo spesso.
Non trovare strategie di promozione più contemporanee e anche alternative alle promozioni locali e pesare quasi totalmente sull'autore per ciò che riguarda la pubblicità al libro... è pure un altro problema molto diffuso.

Una casa editrice che rifiuta tutti dandosi arie da piccola Einaudi e poi pubblica libri discutibili è facile da smascherare rispetto alla casa editrice molto selettiva che poi vanta (è il caso di dirlo) un catalogo brillante.
Perché partire dal presupposto che i migliori saranno linciati dal giudizio di una carica di scimmie?
Si parla di LETTORI (e poi autori, si spera) che danno il loro parere.
Se si ha la coscienza pulita, si affronta il giudizio a testa alta. E non tutte le critiche sono fatte con intenti distruttivi, anzi. Un'azienda che riconosce di avere dei problemi e cerca di risolverli anche con l'aiuto dei feedback è STIMABILISSIMA.


 

39 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Cosa che in ogni caso parte da un presupposto sbagliato, perché in realtà in molti casi l'esordiente ha più possibilità di pubblicare con un medio/grosso editore rispetto all'autore più navigato (e magari già "bruciato" da qualche piccolo editore).

Ad oggi non ho neanche un nome di un esordiente che, dal nulla, è arrivato ad una casa editrice importante.
Ma poiché io sono molto meno informato di voi (e ne sto prendendo atto) sarei felicissimo di avere una lista di nomi di autori che senza mediazioni, tramite l'invio spontaneo, sono arrivati ad essere pubblicati da editori medio grandi.

Sugli autori "bruciati" ecco... Una bella lista di editori minori (spesso solo per dimensioni) aiuterebbe a scegliere bene a chi affidarsi. Avere una bella pubblicazione con l'editore piccolo e stimato non brucia di certo, anzi.
Pubblicare con PincoPallo che poi abbandona il tuo testo... E' peggio che stamparsi il libro a casa da soli.
Non pensi che UP svolgerebbe un servizio ENORME a tutta quella gente che magari è brava ma sprovveduta? E non pensi che pubblicizzare case editrici piccole e medie sia qualcosa di prezioso anche per i lettori?
E' un ambiente dove romantici idealisti che però devono vivere, coesistono con cinici venditori della qualunque. Farsi dire da qualcuno che esistono realtà preziose da conoscere... credo sarebbe una grandissima cosa.
E penso sia pure uno degli obiettivi di questa iniziativa.

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1 ora fa, Ayame ha scritto:

Comunque devo dire che non c'è nulla di male nel dare visibilità a marchi piccoli e medi, che normalmente rimarrebbero sconosciuti: è ovvio che Mondadori o Feltrinelli non possono avere un punteggio basso, visti i criteri, ma che senso ha promuovere e "pompare" case editrici che tutti conoscono, inclusi quelli che non hanno idea di cosa sia il mondo editoriale? :D 

Io infatti non ho parlato di Mondadori... che peraltro secondo me di prestigioso ha ben poco. 

Parlo soprattutto di media editoria, quindi marchi medio-conosciuti, a volte anche più quotati dei grandi, e che dovrebbero rappresentare il miglior trampolino di lancio di ogni buon esordiente. Potrei fare nomi come Nottetempo, Elliot, Nutrimenti, La Nuova Frontiera, NN, Del Vecchio, Hacca, Donzelli, SEM... giusto per identificare il settore. 

Per quanto riguarda gli editori "sconosciuti", a mio modesto avviso, sarebbero da evitare. A meno che non si tratti di un editore nato da poco, cosa che giustifica l'essere poco conosciuto, un editore "sconosciuto" è soltanto uno che non si è affermato o che non ha i mezzi giusti per farlo. Se non si è affermato nemmeno il marchio editoriale, come potrebbe mai affermarsi un libro e un autore pubblicato da loro? La notorietà del marchio (compreso il suo bacino di utenza nei social, e possibilmente la presenza di una voce Wikipedia) secondo me dovrebbe essere un criterio dirimente per la scelta di un editore, forse addirittura il principale. 

1 ora fa, Mattia Alari ha scritto:

Ad oggi non ho neanche un nome di un esordiente che, dal nulla, è arrivato ad una casa editrice importante.
Ma poiché io sono molto meno informato di voi (e ne sto prendendo atto) sarei felicissimo di avere una lista di nomi di autori che senza mediazioni, tramite l'invio spontaneo, sono arrivati ad essere pubblicati da editori medio grandi.

Basta che fai un giro nelle grandi e medie case editrici e troverai diversi libri di autori "questo è il suo primo libro". Come ci siano arrivati è un altro discorso, ma di fatto ci sono arrivati, e se la strada per arrivarci passa attraverso un'agenzia (seria) non vedo la discriminante. La narrazione secondo cui gli esordienti sarebbero esclusi dalla piccola e media editoria è utile soltanto come pensiero rassicurante per accontentarsi di pubblicare con un piccolo editore... ed è soprattutto utile al piccolo editore (specie se EAP o suo surrogato) per presentarsi all'autore come unica possibilità. 
 

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2 ore fa, Ayame ha scritto:

@Wanderer quando c'ero io, su WD, una cosa del genere non è MAI accaduta. E non accadrà nemmeno qui. 

Per esempio?

Per esempio:
Di ogni casa editrice si può facilmente compilare una scheda tecnica che includa: numero di pubblicazioni, tipologia di contratto (durata, pagamento, gratuità), meccanismi editoriali quali crowdfunding, acquisto copie, royalties, rete di distribuzione e generi letterari prediletti.
Anche la CE stessa potrebbe fornire questi dati. Su argomenti così cambiare politica è estremamente raro e imbrogliare o essere poco trasparenti non paga (ed è comunque evidente fin da subito).

Accanto a questa scheda puramente "neutrale", semmai, potrebbero accumularsi i giudizi di tipo qualitativo sui servizi e prodotti offerti.

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12 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

numero di pubblicazioni, tipologia di contratto (durata, pagamento, gratuità), meccanismi editoriali quali crowdfunding, acquisto copie, royalties, rete di distribuzione e generi letterari prediletti.

Ma questo lo facciamo già e continueremo a farlo :gratt:. Non hai visto la scheda di prova che ho linkato? 

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35 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Come ci siano arrivati è un altro discorso, ma di fatto ci sono arrivati, e se la strada per arrivarci passa attraverso un'agenzia (seria) non vedo la discriminante. 

Allora lo voglio detto. Voglio detto che per pubblicare in tali case editrici devo PAGARE AVANTI dei servizi per essere considerato e avere un agente. Perché altrimenti la gente è scartata solo perché invia spontaneamente e crede di non essere considerata per altro.

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2 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Ad oggi non ho neanche un nome di un esordiente che, dal nulla, è arrivato ad una casa editrice importante.

Conosco solo Matteo Raimondi, come corrispondenza precisa della descrizione: invio spontaneo a Mondadori, pubblicato. Trovi la testimonianza sul Writer's Dream, a meno che non abbia richiesto la cancellazione dei contenuti (ma non credo). Dopo la pubblicazione, visto che il libro non è andato in ristampa ed è stato lasciato abbastanza morire dall'editore – che ricordi –, si è rivolto a un'agenzia per essere rappresentato presso gli editori per progetti futuri. Questo il riassuntino di quel che ricordo, trovi sul forum morto tutte le informazioni del caso. ;)

Riguardo altre case editrici importanti, molte informazioni al riguardo le trovi (anche sul web) grazie a interviste rilasciate dagli editor e valutatori. Per esempio, Einaudi favorisce gli autori presentati da agenti letterari; esamina anche gli invii spontanei, ma non è il canale di punta dello scouting, anzi, nell'intervista era lasciato intendere che gli invii spontanei sono considerati molto poco, e presi quasi con scherno, perché il 99% di quel che viene inviato è impresentabile.

Infine, concordo in toto con il tuo post precedente :D

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La lista editori è pensata per lo scrittore o vuole rivolgersi anche alle altre figure professionali per le quali mi sembra che UP voglia diventare un punto di incontro? Per gli illustratori, penso sarebbe interessante avere informazioni su se vengono commissionati illustratori/grafici esterni e come inviare il portfolio, ad esempio. Sono certa ci siano questioni analoghe per editor, traduttori, etc... ma ovviamente dipende dall'obiettivo della lista e del progetto UP nel suo complesso. 

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1 minuto fa, Niji ha scritto:

La lista editori è pensata per lo scrittore o vuole rivolgersi anche alle altre figure professionali per le quali mi sembra che UP voglia diventare un punto di incontro? Per gli illustratori, penso sarebbe interessante avere informazioni su se vengono commissionati illustratori/grafici esterni e come inviare il portfolio, ad esempio. Sono certa ci siano questioni analoghe per editor, traduttori, etc... ma ovviamente dipende dall'obiettivo della lista e del progetto UP nel suo complesso. 

È senza dubbio un aspetto molto interessante e che prenderemo in considerazione! 

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2 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Allora lo voglio detto. Voglio detto che per pubblicare in tali case editrici devo PAGARE AVANTI dei servizi per essere considerato e avere un agente. Perché altrimenti la gente è scartata solo perché invia spontaneamente e crede di non essere considerata per altro.

Un attimo: la mia specificazione "seria" era un equivalente di "che non chiede contributi di lettura". Secondo me sono una minoranza gli autori - esordienti o meno - che arrivano a CE serie tramite agenzie a pagamento. Difficilmente, infatti, un'agenzia che chiede contributi farà giungere a un editore prestigioso (non mi si parli di Mondadori o Newton & Compton che sono marchi editoriali da supermarket). 

In ogni caso, ci sono altre vie di accesso ai grandi/medi editori, tra cui:

- Conoscenze personali, contatti con editor, partecipazione a fiere (diversamente dall'inviare la solita email info@). 
- Partecipazioni a concorsi letterari (quelli riconosciuti e senza contributi);
- Esperienze professionali di traduzioni, correzione di bozze, o altro. 

Modificato da Wanderer
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23 ore fa, Francesco Grandis ha scritto:

 Distruggere è molto più facile che creare, per questo su internet ci sono più recensori che creatori, ed è esattamente questo che mi "spaventa".

Sono d'accordissimo ed è la ragione per cui prendo qualunque parere con le molle.
Penso però che sarà il filtro di @Ayame e degli altri admin a stabilire un punto di equilibrio. O almeno è quello che auspico, come scriveva qui sopra anche Beatrice.
 

5 ore fa, Ayame ha scritto:

Comunque devo dire che non c'è nulla di male nel dare visibilità a marchi piccoli e medi, che normalmente rimarrebbero sconosciuti: è ovvio che Mondadori o Feltrinelli non possono avere un punteggio basso, visti i criteri, ma che senso ha promuovere e "pompare" case editrici che tutti conoscono, inclusi quelli che non hanno idea di cosa sia il mondo editoriale? :D 

E straconcordo anche con questo. 

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4 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Un attimo: la mia specificazione "seria" era un equivalente di "che non chiede contributi di lettura". Secondo me sono una minoranza gli autori - esordienti o meno - che arrivano a CE serie tramite agenzie a pagamento. Difficilmente, infatti, un'agenzia che chiede contributi farà giungere a un editore prestigioso (non mi si parli di Mondadori o Newton & Compton che sono marchi editoriali da supermarket). 

A me sembra esattamente il contrario. E l'impressione è che la filiera, come amano chiamarla, si sia tragicamente allungata e porti (anche per persone valide) più spesso contro un muro che altrove, MA dopo aver pagato avanti abbastanza da aver contribuito ad ingrassare un po' chi dell'ambizione altrui campa. Anche in modo lecito, ci mancherebbe. Io continuo ad essere impressionato dalla cosa.
Da come si stia spingendo al self; da come si illudano le persone sulle loro possibilità; da come professionisti di vario tipo, corsi di scrittura creativa, scuole, guru e imbonitori di vario tipo si siano messi in mezzo tra autore e editore occupando molto spazio. TROPPO.
E in questo bel tritacarne non è neanche chiaro come si faccia a non finire.

E se per caso non si avesse assolutamente la personalità del piazzista, come si fa a proporsi? Io spero vi siano ancora, lo spero ardentemente, dei talent scout degni di questo nome che rovistano in giro alla ricerca di nuove voci. Ma sono un romantico, purtroppo. Uno che non andrà MAI a rompere le palle a qualcuno a una fiera del libro. Mai.
Ora parlo a titolo totalmente personale: io non sono pubblicato se non su alcune riviste letterarie.
Ho visto brocchi assurdi, gente incapace di scrivere un biglietto di senso compiuto, avere prime pubblicazioni prestigiosissime e questo... perché rompeva le scatole alla gente giusta. Beh, non ci riuscirò mai.
Non penso che un buon autore sia tenuto ad essere anche una sorta di PR di sé stesso. Ci saremmo persi praticamente il 70% del patrimonio letterario, se fosse stata una condizione necessaria a farsi considerare. Non sarebbe il caso di evitare quindi una selezione a priori di tipo caratteriale? I RISULTATI sono poi così buoni?
... Non mi pare: siamo pieni di esibizionisti di scarsissimo valore in tutti i sensi.
Ora... io vorrei capire SE è possibile e come.

Le cose che poi si vedono nei concorsi letterari, perdonami, ma spesso <--- sono talmente squallide che mi hanno portato a starne lontano fino ad ora. Davvero vincono i migliori? A volte basta guardare una giuria per capire CHI verrà premiato e per quale motivo.
E non sono io a dirlo, ma grandissimi scrittori a proposito dei più blasonati.

Vorrei solo un po' di chiarezza, informarmi davvero. Credo che UP possa aiutare quelli come me in vario modo.
 

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Secondo me sono una minoranza gli autori - esordienti o meno - che arrivano a CE serie tramite agenzie a pagamento.

Filelfo ha esordito con Einaudi grazie al passaggio per un’agenzia blasonata, che richiede il pagamento della scheda di valutazione. Non ricordo qual è l’agenzia, ma trovi tutti i riferimenti direttamente sulla pubblicazione che trovi in libreria, nel colophon di seconda pagina.

Come costui, sono tanti gli autori che accedono a CE di prestigio tramite le agenzie (grosse e con un certo prestigio anche loro) che impongono la scheda di valutazione a pagamento per lo scounting iniziale, e questo pagamento è una barriera all’entrata: una volta che sei dentro sei dentro, sembrerebbe, e la tassa sparisce, a meno di flop clamorosi.

Non so se @Ayame ha in programma una catalogazione anche delle agenzie – di per sé molto complessa e dispendiosa in termini di tempo – ma anche qui, molte informazioni sulle agenzie le si trova o sulle pubblicazioni stesse, nei colophon, o sui siti delle agenzie. Si può anche fare un confronto incrociato, al bisogno.

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3 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

....

Come emerso da altre discussioni, io sono abbastanza d'accordo con te, e nemmeno a me piace fare opera di autopromozione. Detto questo, bisogna fare i conti con la realtà. C'è un proliferare incontrollato di autori e, in mezzo a questo mare magnum, gli editori hanno sempre meno tempo e facoltà di discernere le opere e gli autori validi dal dilettantismo e dal ciarpame (poi ci sono editori anche di primo piano che, a prescindere, pubblicano quello che definisco "ciarpame ben confezionato", ma questo è un altro discorso). Di fatto, è proprio sul proliferare incontrollato degli autori che proliferano le agenzie, che fanno da mediatrici tra gli editori e il popolo degli aspiranti. Dal mio punto di vista, l'agenzia (in particolare se a pagamento) non è né l'unica soluzione né la migliore. Ma qualche altra strada si deve pur trovare. Io sto puntando sulla traduzione anche come "cavallo di troia", e qualche risultato l'ha avuto. Non so per te quale potrebbe essere la strada migliore, ma se pensi di poter affidare tutto all'invio spontaneo rischi di affondare in mezzo a quel mare magnum di improvvisati, senza che la tua proposta sia nemmeno vagliata con la dovuta attenzione. Si tratta di una triste constatazione, ma è la realtà dei fatti. 

1 ora fa, Mrs. Tabitha ha scritto:

Come costui, sono tanti gli autori che accedono a CE di prestigio tramite le agenzie (grosse e con un certo prestigio anche loro) che impongono la scheda di valutazione a pagamento per lo scounting iniziale, e questo pagamento è una barriera all’entrata: una volta che sei dentro sei dentro, sembrerebbe, e la tassa sparisce, a meno di flop clamorosi.

L'impressione è che alcune agenzie "blasonate" che fanno pagare le valutazioni adottino due pesi e due misure, e non è detto che facciano pagare tutti allo stesso modo. Basta avere qualche giusta conoscenza e, immagino, le cose cambino. Ci sono poi alcune agenzie, come Ceccacci e Meucci, che fanno pagare la valutazione ma consentono l'invio gratuito il primo di ogni mese. Secondo me, questa finestra è anche un escamotage per fare una selezione gratuita di qualche opera più valida in mezzo alle tante proposte improponibili... il cui pagamento per la valutazione è giustificato proprio dal dover leggere testi che, solitamente, non leggeresti nemmeno se pagato! 

In ogni caso, la mia opinione è che: 1) all'agenzia bisogna rivolgersi non da aspiranti e inesperti, da wannabe, ma quando si ha già un minimo di esperienza e un minimo di potere contrattuale. Infatti, così come ci si perde nel mare magnum di aspiranti quando ci si rivolge agli editori, lo stesso ormai vale per gli agenti, che peraltro spesso approfittano dell'inesperienza degli autori tanto quanto certi editori; 2) pagare un'agenzia per essere pubblicati non è tecnicamente "editoria a pagamento" (in quanto non paghi l'editore, ma un suo affiliato esterno) ma è comunque una forma di pubblicazione a pagamento. E ho anche qualche dubbio che questo tipo di pubblicazioni, anche con i grandi editori, ricevano poi lo stesso tipo di promozione di altri titoli. Se poi si parla di pagare l'agenzia per effettuare un editing, questa dovrebbe essere considerata come una cosa degradante e mortificante da ogni autore che si possa considerare tale, dato che è quasi una forma di ghostwriting. Per il resto, posso riconoscere che in alcuni casi pagare un'agenzia rappresenta un investimento - al contrario, nella EAP sono soltanto soldi buttati dalla finestra - ma quanti sono gli autori per cui quell'investimento va a buon fine? Non so chi sia il Fidelfo in questione, ma per ogni Fidelfo (che in ogni caso non sappiamo se e quanto abbia pagato) quanti sono quelli che pagano la valutazione senza ottenere nulla? Direi il 95%...

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29 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Se poi si parla di pagare un editing, dovrebbe essere vista come una cosa mortificante per ogni autore che si rispetti, dato che è quasi una forma di ghostwriting.

Scusa ma... con cognizione di causa posso affermare che l'Editing non ha NULLA a che fare con il ghostwriting e non ne è assolutamente neanche imparentato. Non vorrei si confondessero due professioni molto diverse e che ben conosco.
L'editing è una vera e propria arte e non credo affatto che debba abbattersi come una mannaia su un testo. Il problema è che molti si sono inventati editor e quindi ci sono macellai di manoscritti ovunque (e ne conosco pure un paio). Un editing deve affilare un coltello che già taglia bene e non cercare di ottendere una brutta lama da un cucchiaino!

Onestamente penso che un bravo autore possa richiedere una lettura esterna, soprattutto se non ha qualcuno che stima in grado di leggere e valutare oggettivamente un testo, ma chiaramente se l'intervento di editing è pesante e complesso (e l'autore non è capace di venire a capo della sua storia) allora mi chiedo davvero quanto costui sia in grado di scrivere.
Una cosa mi infastidisce molto: io sono sicurissimo che ci sia bisogno sempre di editing, ma a mio parere non è una cosa che andrebbe fatta A PRIORI su un testo ma a posteriori e non è qualcosa che l'autore dovrebbe pagare di tasca propria. Pretendere che il testo sia già "lavorato" è qualcosa di recentissimo e il risultato di questa lunga filiera che si interpone tra autore e editore.
Ha creato dei professionisti del settore ma ha pure reso la vita degli autori più difficile perché sembra di dover pagare avanti in continuazione.
D'altra parte se TUTTI gli esordienti pagano un editing professionale (presupponiamo il migliore possibile) alzano l'asticella qualitativa e arrivare tu, così come sei, nel mazzo dei già "lavorati"... certamente non è granché. Perché il tuo manoscritto, rispetto agli altri, sarà sicuramente quello "imperfetto". Soprattutto se non sei un tipo maniacale ed io non lo sono.

45 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Ma qualche altra strada si deve pur trovare. Io sto puntando sulla traduzione anche come "cavallo di troia", e qualche risultato l'ha avuto.

Io purtroppo non posso fare traduzioni e quindi non so proprio dove mettere le mani, sono sincero.
Per questo sono sempre alla ricerca del confronto.
Prima di imbarcarmi in quella che mi sembra sempre di più un'impresa però, vorrei capire come poter "pesare oggettivamente" (almeno in qualche modo) il mio valore. Non voglio medicare considerazione che non merito perché voglio essere pubblicato o roba simile. Di spazzatura è già pieno ogni spazio a tiro.
Sono in esplorazione delle mie possibilità. E in genere, ne sto prendendo atto, ho molta meno presunzione della media e non so (perché mi sta venendo un grosso dubbio al proposito) se l'essere schietti e sinceri con sé stessi sia un valore oppure no.

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1 ora fa, Mattia Alari ha scritto:

...

La "moda dell'editing" - a cominciare dallo stesso termine anglosassone - è una trovata moderna figlia della mediocrità dilagante, del dilettantismo e dell'improvvisazione dei troppi aspiranti autori dei nostri giorni. Un tempo, gli unici veri scrittori che avevano "dignità di stampa" erano quelli in grado di scrivere ed "editare" da soli (vedi Manzoni, e le diverse stesure dei Promessi Sposi). "Editare" i testi è parte integrante del mestiere di scrivere, non è un'attività esterna e collaterale. Nessun editing "professionale" dovrebbe diventare un surrogato di quella che è (dovrebbe essere) la professione dello scrittore. Resto dunque convinto (mia opinione personale) che un autore che abbia necessità di farsi editare un testo da un collaboratore esterno non sia pienamente padrone della scrittura, e dovrebbe cambiare mestiere. L'unico editing per me ammissibile è quello leggero e gratuito, operato dalla casa editrice, e sempre e comunque in piena sintonia e collaborazione con l'autore. Per me non c'è dubbio che altre forme di editing abbiano molti aspetti in comune con il ghostwriting. Infatti, il ghostwriter non è sempre o soltanto qualcuno che scrive integralmente il testo al posto dell'autore, ma anche un suo collaboratore, in proporzione variabile un curatore, un editor, un co-autore, come accade ad esempio con molti libri di personaggi famosi, che sono affiancati da un collaboratore, a volte anche citato in copertina.  

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7 minuti fa, Wanderer ha scritto:

La "moda dell'editing" - a cominciare dallo stesso termine anglosassone - è una trovata moderna figlia della mediocrità dilagante, del dilettantismo e dell'improvvisazione dei troppi aspiranti autori dei nostri giorni. Un tempo, gli unici veri scrittori che avevano "dignità di stampa" erano quelli in grado di scrivere ed "editare" da soli (vedi Manzoni, e le diverse stesure dei Promessi Sposi). "Editare" i testi è parte integrante del mestiere di scrivere, non è un'attività esterna e collaterale. Nessun editing "professionale" dovrebbe diventare un surrogato di quella che è (dovrebbe essere) la professione dello scrittore. Resto dunque convinto (mia opinione personale) che un autore che abbia necessità di farsi editare un testo da un collaboratore esterno non sia pienamente padrone della scrittura, e dovrebbe cambiare mestiere. L'unico editing per me ammissibile è quello leggero e gratuito, operato dalla casa editrice, e sempre e comunque in piena sintonia e collaborazione con l'autore. Per me non c'è dubbio che altre forme di editing abbiano molti aspetti in comune con il ghostwriting. Infatti, il ghostwriter non è sempre o soltanto qualcuno che scrive integralmente il testo al posto dell'autore, ma suo collaboratore, in proporzione variabile un curatore, un editor, un co-autore, come accade ad esempio con molti libri di personaggi famosi, che sono affiancati da un collaboratore, a volte anche citato in copertina.  

Non sarei così drastico: l'editing c'è sempre stato, lo hanno ricevuto anche i grandi del passato (cito uno su tutti: Hemingway).
Semmai prima era, appunto, il lavoro finale da applicare a un testo già ampiamente revisionato e di qualità alta: lo forniva la casa editrice solo a chi aveva "dignità di stampa". Mentre oggi è un fenomeno di massa, applicato a pagamento a chiunque voglia illudersi che ciò che è brutto possa diventare bello mettendosi addosso il vestito della festa.

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4 minuti fa, Wanderer ha scritto:

L'unico editing per me ammissibile è quello leggero e gratuito, operato dalla casa editrice, e sempre e comunque in piena sintonia e collaborazione con l'autore.

Se l'editing non è leggero, non è editing è altro. Sul resto... ben sai che TUTTI gli scrittori (a parte qualche sfigato come me, ad esempio) hanno qualcuno a cui girare quello che scrivono DA SEMPRE, no? Oggi, in un'epoca in cui i circoli intellettuali sono andati all'altro mondo... c'è la lettura professionale.
E una lettura professionale può anche farti notare delle cose che non vedi, dei problemi nella struttura del tuo lavoro che possono DA TE <--- essere messi a posto benissimo, dopo averli riconosciuti come tali.
Visto che persino Umberto Eco aveva il suo editor, non me la sentirei mai di dire che uno scrittore che ha un editor di fiducia non è padrone della scrittura. Decisamente no.

Quanto al ghost... se il collaboratore è dichiarato non è un ghost (quello proprio non c'è) e un editor non riscrive MAI il testo dello scrittore. Il famoso caso di Carver è giustamente UNO (faccenda complessa poi da discutere).

Siamo comunque OT da un po'.

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32 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

Non sarei così drastico: l'editing c'è sempre stato, lo hanno ricevuto anche i grandi del passato (cito uno su tutti: Hemingway).
Semmai prima era, appunto, il lavoro finale da applicare a un testo già ampiamente revisionato e di qualità alta: lo forniva la casa editrice solo a chi aveva "dignità di stampa". Mentre oggi è un fenomeno di massa, applicato a pagamento a chiunque voglia illudersi che ciò che è brutto possa diventare bello mettendosi addosso il vestito della festa.

Ecco, non mi sembra che sia una differenza da poco. Si finisce per chiamare con lo stesso nome cose a un livello diverso. Una cosa è un lavoro di rifinitura e "abbellimento" di una costruzione letteraria nel pieno rispetto della sua architettura, già perfettamente in grado di stare in piedi ed essere ammirata dal pubblico, un'altra cosa è trasformare un rudere cadente, invendibile, in un castello tirato a lucido. 

31 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

Se l'editing non è leggero, non è editing è altro. 

Sì, ma viene considerato pur sempre editing...

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E una lettura professionale può anche farti notare delle cose che non vedi, dei problemi nella struttura del tuo lavoro che possono DA TE <--- essere messi a posto benissimo, dopo averli riconosciuti come tali.

Se un'opera ha dei sostanziali problemi di struttura, secondo me, nasce male, e non può comunque crescere troppo bene. In ogni caso, chi sono i "professionisti"? Siamo sicuri che abbiano tutti questi titoli per parlare con cognizione di causa? Mi aspetterei che abbiano almeno una laurea magistrale in lettere, un dottorato in narratologia, un master in scrittura creativa... Mi aspetterei che abbiano una grande cultura storico-letteraria, che conoscano a menadito le teorie strutturali, che abbiano anche cognizioni di estetica, psicologia, semiotica, filosofia del linguaggio, ovvero di alcune discipline che dovrebbero caratterizzare un "professionista". Nella maggior parte dei casi, invece, a me sembra che questi "professionisti" siano soltanto esperti di marketing, persone abili a confezionare un prodotto commerciale secondo gli standard che vanno per la maggiore, e non certo luminari dell'arte letteraria. 

Cita

Visto che persino Umberto Eco aveva il suo editor, non me la sentirei mai di dire che uno scrittore che ha un editor di fiducia non è padrone della scrittura. Decisamente no.

Dipende cosa intendiamo per "editor", per l'appunto. Se è qualcuno che ti fa notare che nel giro di tre righe hai scritto la stessa parola tre volte, e ti suggerisce un sinonimo, è ovvio che è utilissimo sia per l'Umberto Eco della situazione che per l'ultimo arrivato. Ma questo dipende anche dal fatto che il mondo di oggi va di fretta, e gli autori hanno sempre meno tempo per rivedere i propri testi... 

Mi scuso per l'OT.

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