Vai al contenuto
Crea Nuovo...

Criteri di valutazione e suddivisione delle case editrici


Ayame
 Share

Recommended Posts

Le recensioni funzionano su Amazon e Tripadvisor? Forse sì e forse no.
Sicuramente il sistema "a feedback" (si chiamavano così ai tempi di ebay) ha una sua validità solo su grandissimi numeri.
Se mille persone recensiscono un ristorante, probabilmente un'opinione generale abbastanza corretta viene fuori dalla globalità di quei mille giudizi.
Se invece le recensioni si limitano a una decina, sono molto meno attendibili.

Un po' come studiare la probabilità che al lancio di una moneta esca testa o croce. Se fai diecimila lanci, probabilmente ci sarà una quota di croci molto vicina al 50% (a meno che la moneta non sia truccata, nel qual caso la percentuale sul grande numero lo tradirebbe).
Se invece lanci una moneta due o tre volte, potrebbe venir croce tutte le volte e non significherebbe niente. Il sospetto ti viene, certo: ma è un inganno della percezione.

Quanto è grande il bacino di "tester" su cui siamo in grado di contare per valutare ciascuna casa editrice? Otto, ottanta, ottocento persone?
Consideriamo poi che alcuni aspetti non si possono valutare da semplice lettore ma solo da autore (ad es. il trattamento economico/contrattuale) e il numero potrebbe essere spaventosamente basso per essere attendibile.

Quindi al sistema delle "recensioni" (valido per grandi numeri) affiancherei anche, come minimo, uno strumento di misurazione più obiettivo, almeno per i primi tempi.

Modificato da Scrittosauro
  • Grazie 3
Link al commento
Condividi su altri siti

  • Amministratorə

@Wanderer quando c'ero io, su WD, una cosa del genere non è MAI accaduta. E non accadrà nemmeno qui. 

10 ore fa, Scrittosauro ha scritto:

Quindi al sistema delle "recensioni" (valido per grandi numeri) affiancherei anche, come minimo, uno strumento di misurazione più obiettivo, almeno per i primi tempi.

Per esempio?

Link al commento
Condividi su altri siti

  • Amministratorə
14 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Mi riferivo ovviamente agli ultimi anni del WD in cui, a mio avviso, c'era un target privilegiato. Infatti, credo che dipenda molto dal target del forum. Se il bacino d'utenza del forum è soprattutto l'autore esordiente, allora riceveranno visibilità soprattutto gli editori "entry level" che potrebbero fare al caso suo, mentre passeranno in secondo piano i medi e grossi editori. Cosa che in ogni caso parte da un presupposto sbagliato, perché in realtà in molti casi l'esordiente ha più possibilità di pubblicare con un medio/grosso editore rispetto all'autore più navigato (e magari già "bruciato" da qualche piccolo editore).

Comunque devo dire che non c'è nulla di male nel dare visibilità a marchi piccoli e medi, che normalmente rimarrebbero sconosciuti: è ovvio che Mondadori o Feltrinelli non possono avere un punteggio basso, visti i criteri, ma che senso ha promuovere e "pompare" case editrici che tutti conoscono, inclusi quelli che non hanno idea di cosa sia il mondo editoriale? :D 

  • Love 3
  • Grazie 1
Link al commento
Condividi su altri siti

Quando una casa editrice si presenta al pubblico deve essere disposta a farsi giudicare. Se non lo è, la cosa mi fa pensare. E non bene.
Non penso che il giudizio sia da farsi solo come autori e infatti non è qualcosa che è stato considerato. Si parla di un giudizio di qualità "materiale" (e non) rispetto al prodotto e penso che questo sia possibile darlo se leggi e compri libri. Nello staff ci sono anche persone tecnicamente competenti in vari ambiti quindi mi fiderei eccome.
Se non ci sono interessi in mezzo (e non ci sono) il giudizio è da "utente". E diamine, smettiamola di dire che il mondo è costituito da haters! Se hai dietro solo gente che parla male di te, lo ripeto, possibilmente te lo meriti eccome.
Continuo a dire che una buona reputazione non si costruisce "abbassando la mangiatoia" agli autori, bene o male è quello che ho capito essere una preoccupazione, ma facendo onestamente e al meglio il proprio lavoro. E chi ha buoni risultati non è certamente "il simpatico" di turno ma possibilmente qualcuno che quasi sempre è più bravo. E parlo di giudizio del pubblico, non certe "prezzolate allisciate" che si vedono in giro.
La reputazione puoi conquistarla anche se piccolo, piccolissimo e con pochi mezzi.
Iniziamo a parlare di case editrici che pubblicano LIBRI BELLI E BEN FATTI!
E sarebbe bello pure alzare certi coperchi e far vedere le cose come effettivamente stanno.

Se una casa editrice medio/piccola sostiene di accettare esordienti, deve effettivamente farlo ed è possibile vedere dal catalogo CHI pubblica. Vendersi come talent scout e poi pubblicare i soliti noti è qualcosa che più di qualcuno fa. Accettare manoscritti solo se presentati da mediatori è una cosa che una casa editrice dovrebbe dire chiaramente e pochi lo fanno.
Presentare prodotti qualitativamente scadenti da più punti di vista, è un'altra cosa che succede troppo spesso.
Non trovare strategie di promozione più contemporanee e anche alternative alle promozioni locali e pesare quasi totalmente sull'autore per ciò che riguarda la pubblicità al libro... è pure un altro problema molto diffuso.

Una casa editrice che rifiuta tutti dandosi arie da piccola Einaudi e poi pubblica libri discutibili è facile da smascherare rispetto alla casa editrice molto selettiva che poi vanta (è il caso di dirlo) un catalogo brillante.
Perché partire dal presupposto che i migliori saranno linciati dal giudizio di una carica di scimmie?
Si parla di LETTORI (e poi autori, si spera) che danno il loro parere.
Se si ha la coscienza pulita, si affronta il giudizio a testa alta. E non tutte le critiche sono fatte con intenti distruttivi, anzi. Un'azienda che riconosce di avere dei problemi e cerca di risolverli anche con l'aiuto dei feedback è STIMABILISSIMA.


 

39 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Cosa che in ogni caso parte da un presupposto sbagliato, perché in realtà in molti casi l'esordiente ha più possibilità di pubblicare con un medio/grosso editore rispetto all'autore più navigato (e magari già "bruciato" da qualche piccolo editore).

Ad oggi non ho neanche un nome di un esordiente che, dal nulla, è arrivato ad una casa editrice importante.
Ma poiché io sono molto meno informato di voi (e ne sto prendendo atto) sarei felicissimo di avere una lista di nomi di autori che senza mediazioni, tramite l'invio spontaneo, sono arrivati ad essere pubblicati da editori medio grandi.

Sugli autori "bruciati" ecco... Una bella lista di editori minori (spesso solo per dimensioni) aiuterebbe a scegliere bene a chi affidarsi. Avere una bella pubblicazione con l'editore piccolo e stimato non brucia di certo, anzi.
Pubblicare con PincoPallo che poi abbandona il tuo testo... E' peggio che stamparsi il libro a casa da soli.
Non pensi che UP svolgerebbe un servizio ENORME a tutta quella gente che magari è brava ma sprovveduta? E non pensi che pubblicizzare case editrici piccole e medie sia qualcosa di prezioso anche per i lettori?
E' un ambiente dove romantici idealisti che però devono vivere, coesistono con cinici venditori della qualunque. Farsi dire da qualcuno che esistono realtà preziose da conoscere... credo sarebbe una grandissima cosa.
E penso sia pure uno degli obiettivi di questa iniziativa.

  • Love 3
  • Grazie 2
Link al commento
Condividi su altri siti

2 ore fa, Ayame ha scritto:

@Wanderer quando c'ero io, su WD, una cosa del genere non è MAI accaduta. E non accadrà nemmeno qui. 

Per esempio?

Per esempio:
Di ogni casa editrice si può facilmente compilare una scheda tecnica che includa: numero di pubblicazioni, tipologia di contratto (durata, pagamento, gratuità), meccanismi editoriali quali crowdfunding, acquisto copie, royalties, rete di distribuzione e generi letterari prediletti.
Anche la CE stessa potrebbe fornire questi dati. Su argomenti così cambiare politica è estremamente raro e imbrogliare o essere poco trasparenti non paga (ed è comunque evidente fin da subito).

Accanto a questa scheda puramente "neutrale", semmai, potrebbero accumularsi i giudizi di tipo qualitativo sui servizi e prodotti offerti.

Modificato da Scrittosauro
Link al commento
Condividi su altri siti

  • Amministratorə
12 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

numero di pubblicazioni, tipologia di contratto (durata, pagamento, gratuità), meccanismi editoriali quali crowdfunding, acquisto copie, royalties, rete di distribuzione e generi letterari prediletti.

Ma questo lo facciamo già e continueremo a farlo :gratt:. Non hai visto la scheda di prova che ho linkato? 

Link al commento
Condividi su altri siti

35 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Come ci siano arrivati è un altro discorso, ma di fatto ci sono arrivati, e se la strada per arrivarci passa attraverso un'agenzia (seria) non vedo la discriminante. 

Allora lo voglio detto. Voglio detto che per pubblicare in tali case editrici devo PAGARE AVANTI dei servizi per essere considerato e avere un agente. Perché altrimenti la gente è scartata solo perché invia spontaneamente e crede di non essere considerata per altro.

  • Love 2
Link al commento
Condividi su altri siti

2 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Ad oggi non ho neanche un nome di un esordiente che, dal nulla, è arrivato ad una casa editrice importante.

Conosco solo Matteo Raimondi, come corrispondenza precisa della descrizione: invio spontaneo a Mondadori, pubblicato. Trovi la testimonianza sul Writer's Dream, a meno che non abbia richiesto la cancellazione dei contenuti (ma non credo). Dopo la pubblicazione, visto che il libro non è andato in ristampa ed è stato lasciato abbastanza morire dall'editore – che ricordi –, si è rivolto a un'agenzia per essere rappresentato presso gli editori per progetti futuri. Questo il riassuntino di quel che ricordo, trovi sul forum morto tutte le informazioni del caso. ;)

Riguardo altre case editrici importanti, molte informazioni al riguardo le trovi (anche sul web) grazie a interviste rilasciate dagli editor e valutatori. Per esempio, Einaudi favorisce gli autori presentati da agenti letterari; esamina anche gli invii spontanei, ma non è il canale di punta dello scouting, anzi, nell'intervista era lasciato intendere che gli invii spontanei sono considerati molto poco, e presi quasi con scherno, perché il 99% di quel che viene inviato è impresentabile.

Infine, concordo in toto con il tuo post precedente :D

  • Grazie 2
Link al commento
Condividi su altri siti

La lista editori è pensata per lo scrittore o vuole rivolgersi anche alle altre figure professionali per le quali mi sembra che UP voglia diventare un punto di incontro? Per gli illustratori, penso sarebbe interessante avere informazioni su se vengono commissionati illustratori/grafici esterni e come inviare il portfolio, ad esempio. Sono certa ci siano questioni analoghe per editor, traduttori, etc... ma ovviamente dipende dall'obiettivo della lista e del progetto UP nel suo complesso. 

  • Love 2
Link al commento
Condividi su altri siti

  • Amministratorə
1 minuto fa, Niji ha scritto:

La lista editori è pensata per lo scrittore o vuole rivolgersi anche alle altre figure professionali per le quali mi sembra che UP voglia diventare un punto di incontro? Per gli illustratori, penso sarebbe interessante avere informazioni su se vengono commissionati illustratori/grafici esterni e come inviare il portfolio, ad esempio. Sono certa ci siano questioni analoghe per editor, traduttori, etc... ma ovviamente dipende dall'obiettivo della lista e del progetto UP nel suo complesso. 

È senza dubbio un aspetto molto interessante e che prenderemo in considerazione! 

  • Love 1
Link al commento
Condividi su altri siti

23 ore fa, Francesco Grandis ha scritto:

 Distruggere è molto più facile che creare, per questo su internet ci sono più recensori che creatori, ed è esattamente questo che mi "spaventa".

Sono d'accordissimo ed è la ragione per cui prendo qualunque parere con le molle.
Penso però che sarà il filtro di @Ayame e degli altri admin a stabilire un punto di equilibrio. O almeno è quello che auspico, come scriveva qui sopra anche Beatrice.
 

5 ore fa, Ayame ha scritto:

Comunque devo dire che non c'è nulla di male nel dare visibilità a marchi piccoli e medi, che normalmente rimarrebbero sconosciuti: è ovvio che Mondadori o Feltrinelli non possono avere un punteggio basso, visti i criteri, ma che senso ha promuovere e "pompare" case editrici che tutti conoscono, inclusi quelli che non hanno idea di cosa sia il mondo editoriale? :D 

E straconcordo anche con questo. 

  • Love 1
Link al commento
Condividi su altri siti

4 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Un attimo: la mia specificazione "seria" era un equivalente di "che non chiede contributi di lettura". Secondo me sono una minoranza gli autori - esordienti o meno - che arrivano a CE serie tramite agenzie a pagamento. Difficilmente, infatti, un'agenzia che chiede contributi farà giungere a un editore prestigioso (non mi si parli di Mondadori o Newton & Compton che sono marchi editoriali da supermarket). 

A me sembra esattamente il contrario. E l'impressione è che la filiera, come amano chiamarla, si sia tragicamente allungata e porti (anche per persone valide) più spesso contro un muro che altrove, MA dopo aver pagato avanti abbastanza da aver contribuito ad ingrassare un po' chi dell'ambizione altrui campa. Anche in modo lecito, ci mancherebbe. Io continuo ad essere impressionato dalla cosa.
Da come si stia spingendo al self; da come si illudano le persone sulle loro possibilità; da come professionisti di vario tipo, corsi di scrittura creativa, scuole, guru e imbonitori di vario tipo si siano messi in mezzo tra autore e editore occupando molto spazio. TROPPO.
E in questo bel tritacarne non è neanche chiaro come si faccia a non finire.

E se per caso non si avesse assolutamente la personalità del piazzista, come si fa a proporsi? Io spero vi siano ancora, lo spero ardentemente, dei talent scout degni di questo nome che rovistano in giro alla ricerca di nuove voci. Ma sono un romantico, purtroppo. Uno che non andrà MAI a rompere le palle a qualcuno a una fiera del libro. Mai.
Ora parlo a titolo totalmente personale: io non sono pubblicato se non su alcune riviste letterarie.
Ho visto brocchi assurdi, gente incapace di scrivere un biglietto di senso compiuto, avere prime pubblicazioni prestigiosissime e questo... perché rompeva le scatole alla gente giusta. Beh, non ci riuscirò mai.
Non penso che un buon autore sia tenuto ad essere anche una sorta di PR di sé stesso. Ci saremmo persi praticamente il 70% del patrimonio letterario, se fosse stata una condizione necessaria a farsi considerare. Non sarebbe il caso di evitare quindi una selezione a priori di tipo caratteriale? I RISULTATI sono poi così buoni?
... Non mi pare: siamo pieni di esibizionisti di scarsissimo valore in tutti i sensi.
Ora... io vorrei capire SE è possibile e come.

Le cose che poi si vedono nei concorsi letterari, perdonami, ma spesso <--- sono talmente squallide che mi hanno portato a starne lontano fino ad ora. Davvero vincono i migliori? A volte basta guardare una giuria per capire CHI verrà premiato e per quale motivo.
E non sono io a dirlo, ma grandissimi scrittori a proposito dei più blasonati.

Vorrei solo un po' di chiarezza, informarmi davvero. Credo che UP possa aiutare quelli come me in vario modo.
 

  • Love 2
Link al commento
Condividi su altri siti

2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Secondo me sono una minoranza gli autori - esordienti o meno - che arrivano a CE serie tramite agenzie a pagamento.

Filelfo ha esordito con Einaudi grazie al passaggio per un’agenzia blasonata, che richiede il pagamento della scheda di valutazione. Non ricordo qual è l’agenzia, ma trovi tutti i riferimenti direttamente sulla pubblicazione che trovi in libreria, nel colophon di seconda pagina.

Come costui, sono tanti gli autori che accedono a CE di prestigio tramite le agenzie (grosse e con un certo prestigio anche loro) che impongono la scheda di valutazione a pagamento per lo scounting iniziale, e questo pagamento è una barriera all’entrata: una volta che sei dentro sei dentro, sembrerebbe, e la tassa sparisce, a meno di flop clamorosi.

Non so se @Ayame ha in programma una catalogazione anche delle agenzie – di per sé molto complessa e dispendiosa in termini di tempo – ma anche qui, molte informazioni sulle agenzie le si trova o sulle pubblicazioni stesse, nei colophon, o sui siti delle agenzie. Si può anche fare un confronto incrociato, al bisogno.

  • Grazie 2
Link al commento
Condividi su altri siti

29 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Se poi si parla di pagare un editing, dovrebbe essere vista come una cosa mortificante per ogni autore che si rispetti, dato che è quasi una forma di ghostwriting.

Scusa ma... con cognizione di causa posso affermare che l'Editing non ha NULLA a che fare con il ghostwriting e non ne è assolutamente neanche imparentato. Non vorrei si confondessero due professioni molto diverse e che ben conosco.
L'editing è una vera e propria arte e non credo affatto che debba abbattersi come una mannaia su un testo. Il problema è che molti si sono inventati editor e quindi ci sono macellai di manoscritti ovunque (e ne conosco pure un paio). Un editing deve affilare un coltello che già taglia bene e non cercare di ottendere una brutta lama da un cucchiaino!

Onestamente penso che un bravo autore possa richiedere una lettura esterna, soprattutto se non ha qualcuno che stima in grado di leggere e valutare oggettivamente un testo, ma chiaramente se l'intervento di editing è pesante e complesso (e l'autore non è capace di venire a capo della sua storia) allora mi chiedo davvero quanto costui sia in grado di scrivere.
Una cosa mi infastidisce molto: io sono sicurissimo che ci sia bisogno sempre di editing, ma a mio parere non è una cosa che andrebbe fatta A PRIORI su un testo ma a posteriori e non è qualcosa che l'autore dovrebbe pagare di tasca propria. Pretendere che il testo sia già "lavorato" è qualcosa di recentissimo e il risultato di questa lunga filiera che si interpone tra autore e editore.
Ha creato dei professionisti del settore ma ha pure reso la vita degli autori più difficile perché sembra di dover pagare avanti in continuazione.
D'altra parte se TUTTI gli esordienti pagano un editing professionale (presupponiamo il migliore possibile) alzano l'asticella qualitativa e arrivare tu, così come sei, nel mazzo dei già "lavorati"... certamente non è granché. Perché il tuo manoscritto, rispetto agli altri, sarà sicuramente quello "imperfetto". Soprattutto se non sei un tipo maniacale ed io non lo sono.

45 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Ma qualche altra strada si deve pur trovare. Io sto puntando sulla traduzione anche come "cavallo di troia", e qualche risultato l'ha avuto.

Io purtroppo non posso fare traduzioni e quindi non so proprio dove mettere le mani, sono sincero.
Per questo sono sempre alla ricerca del confronto.
Prima di imbarcarmi in quella che mi sembra sempre di più un'impresa però, vorrei capire come poter "pesare oggettivamente" (almeno in qualche modo) il mio valore. Non voglio medicare considerazione che non merito perché voglio essere pubblicato o roba simile. Di spazzatura è già pieno ogni spazio a tiro.
Sono in esplorazione delle mie possibilità. E in genere, ne sto prendendo atto, ho molta meno presunzione della media e non so (perché mi sta venendo un grosso dubbio al proposito) se l'essere schietti e sinceri con sé stessi sia un valore oppure no.

  • Love 3
Link al commento
Condividi su altri siti

7 minuti fa, Wanderer ha scritto:

La "moda dell'editing" - a cominciare dallo stesso termine anglosassone - è una trovata moderna figlia della mediocrità dilagante, del dilettantismo e dell'improvvisazione dei troppi aspiranti autori dei nostri giorni. Un tempo, gli unici veri scrittori che avevano "dignità di stampa" erano quelli in grado di scrivere ed "editare" da soli (vedi Manzoni, e le diverse stesure dei Promessi Sposi). "Editare" i testi è parte integrante del mestiere di scrivere, non è un'attività esterna e collaterale. Nessun editing "professionale" dovrebbe diventare un surrogato di quella che è (dovrebbe essere) la professione dello scrittore. Resto dunque convinto (mia opinione personale) che un autore che abbia necessità di farsi editare un testo da un collaboratore esterno non sia pienamente padrone della scrittura, e dovrebbe cambiare mestiere. L'unico editing per me ammissibile è quello leggero e gratuito, operato dalla casa editrice, e sempre e comunque in piena sintonia e collaborazione con l'autore. Per me non c'è dubbio che altre forme di editing abbiano molti aspetti in comune con il ghostwriting. Infatti, il ghostwriter non è sempre o soltanto qualcuno che scrive integralmente il testo al posto dell'autore, ma suo collaboratore, in proporzione variabile un curatore, un editor, un co-autore, come accade ad esempio con molti libri di personaggi famosi, che sono affiancati da un collaboratore, a volte anche citato in copertina.  

Non sarei così drastico: l'editing c'è sempre stato, lo hanno ricevuto anche i grandi del passato (cito uno su tutti: Hemingway).
Semmai prima era, appunto, il lavoro finale da applicare a un testo già ampiamente revisionato e di qualità alta: lo forniva la casa editrice solo a chi aveva "dignità di stampa". Mentre oggi è un fenomeno di massa, applicato a pagamento a chiunque voglia illudersi che ciò che è brutto possa diventare bello mettendosi addosso il vestito della festa.

  • Love 2
  • Grazie 1
Link al commento
Condividi su altri siti

4 minuti fa, Wanderer ha scritto:

L'unico editing per me ammissibile è quello leggero e gratuito, operato dalla casa editrice, e sempre e comunque in piena sintonia e collaborazione con l'autore.

Se l'editing non è leggero, non è editing è altro. Sul resto... ben sai che TUTTI gli scrittori (a parte qualche sfigato come me, ad esempio) hanno qualcuno a cui girare quello che scrivono DA SEMPRE, no? Oggi, in un'epoca in cui i circoli intellettuali sono andati all'altro mondo... c'è la lettura professionale.
E una lettura professionale può anche farti notare delle cose che non vedi, dei problemi nella struttura del tuo lavoro che possono DA TE <--- essere messi a posto benissimo, dopo averli riconosciuti come tali.
Visto che persino Umberto Eco aveva il suo editor, non me la sentirei mai di dire che uno scrittore che ha un editor di fiducia non è padrone della scrittura. Decisamente no.

Quanto al ghost... se il collaboratore è dichiarato non è un ghost (quello proprio non c'è) e un editor non riscrive MAI il testo dello scrittore. Il famoso caso di Carver è giustamente UNO (faccenda complessa poi da discutere).

Siamo comunque OT da un po'.

  • Love 1
Link al commento
Condividi su altri siti

1 minuto fa, Wanderer ha scritto:

Se un'opera ha dei sostanziali problemi di struttura, secondo me, nasce male, e non può comunque crescere troppo bene.

Non sono affatto d'accordo. Ti puoi rendere conto che una parte di quello che hai scritto è troppo breve (o troppo lunga) che nella vicenda vi è un punto oscuro (e se l'hai pensata tu, non puoi vederlo) o che un certo tipo di situazione non regge e va quindi riconsiderata. Persino nella caratterizzazione del personaggio puoi avere delle sviste o delle difficoltà. E puoi averle senza essere un brocco.

Quanto al resto... Io ho due lauree magistrali e spero (presto) un master (anche se sono tentato dalla scuola di specializzazione) e nonostante questo, onestamente, ho meno pretese di te e riconosco tranquillamente che un lettore professionista può essere in grado di fare cose che io non posso fare perché ho un'altra formazione. Un editor è una persona che maneggia le strutture narrative dall'esterno (non quindi come fa uno scrittore) con la mia disinvoltura per altro. Ho studiato editing (due corsi in due casi editrici) ma non sono un editor. Sostengo però che sia un lavoro affascinante, per persone sensibili, e volto a migliorare dei testi già belli. Se si pensa di fare la plastica alle ciofeche è altro.
E in tal caso i professionisti non sono quelli che intendo io ma quelli di cui parli tu, per cui ci vogliono le virgolette (e non sono editor).

Comunque torniamo in tema, siamo OT (lo ripeto). Se la cosa ti appassiona, possiamo aprire una discussione parallela.

  • Love 2
Link al commento
Condividi su altri siti

Adesso, Wanderer ha scritto:

Quello che vale per lo scrittore del 2021 dovrebbe valere per lo scrittore di ogni epoca, dato che l'autentica arte letteraria è qualcosa che trascende il tempo.

In realtà ciò che vale per un pittore del Seicento non vale assolutamente per un pittore di oggi e puoi anche fare il seicentista nostalgico, ma sei fuori dal mondo e nonostante un certo numero di pseudo intenditori che lodarenno la tua tecnica e un pubblico mediocre che ti ammirerà perché "già visto"... resterai sempre un imitatore di altro.
Lo stesso vale per un uno scrittore. La lingua è cambiata anche solo rispetto a cinquant'anni fa. Va considerato. Sono anche cambiati i ritmi narrativi ed è un altro dato di fatto.
Se uno scrittore non è del suo tempo, non può neanche scriverne.

La storia poi giudica in termini di valore assoluto, ma un'opera deve prima di tutto appartenere al suo tempo e poi superarlo se è davvero... "speciale". Ma è qualcosa che viene dopo. Molto dopo.
 

  • Love 1
Link al commento
Condividi su altri siti

56 minuti fa, Wanderer ha scritto:

 Quello che vale per lo scrittore del 2021 dovrebbe valere per lo scrittore di ogni epoca, dato che l'autentica arte letteraria è qualcosa che trascende la corrente del tempo.

Questo l'ho sempre pensato anche io. Come sono nati tutti i grandi libri del passato, quelli che ancora si leggono, da Cicerone in su tanto per dire, non avrebbero potuto visto che mancavano editor, agenzie e fiere del libro.. e invece. Miracolo. L'Uomo è sempre lo stesso. Tanti miracoli della tecnica ma il rapporto col sublime sembra seguire le stesse antiche procedure.

49 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

In realtà ciò che vale per un pittore del Seicento non vale assolutamente per un pittore di oggi e puoi anche fare il seicentista nostalgico, ma sei fuori dal mondo e nonostante un certo numero di pseudo intenditori che lodarenno la tua tecnica e un pubblico mediocre che ti ammirerà perché "già visto"... resterai sempre un imitatore di altro.
Lo stesso vale per un uno scrittore. La lingua è cambiata anche solo rispetto a cinquant'anni fa. Va considerato. Sono anche cambiati i ritmi narrativi ed è un altro dato di fatto.

 

 

Questo non ha niente a che vedere con quanto diceva @Wanderer.  Tu Mattia confondi la qualità con lo stile. Si può avere ogni tipo di stile, ma @Wanderer parla di qualità, intensità di scrittura, di una rifinitura dello stile che se data dall'autore stesso crea un tipo particolare di opera. Un vero libro, aggiungerei. Uno che è sgorgato direttamente dalla sorgente.

Ogni epoca ha un suo stile, ma il modo di tirarlo fuori, è lo stesso. O per lo meno dovrebbe. Tranne che nella nostra, ultimamente ancora più falsata, per cui per un autore A che tira fuori la propria opera come in passato, mettendola in grado di essere pubblicata con una certa fatica, ci sono sono almeno mille persone che scrivono tanto per fare e quello non sarebbe niente, da qualche parte si deve cominciare. Ma in attesa di raggiungere A tutti questi scriventi inviano comunque tutto per la pubblicazione, e così, quanti manoscritti in lettura, quanti libri doppioni pubblicati per tenere in piedi le CE con i fidi bancari, quante case stamperine?

Il problema è che c'è tutto un sistema ormai che vive su quell'eccedenza di mille persone che si esprimono non tanto scrivendo, ma volendo pubblicare prematuramente , e da lì ecco tutti gli assistenti al parto. È anche un altro modo di chiamare la modernità, una sala parto affollata di gente, in totale spregio della privacy di atti teoricamente creativi.
 

 

Modificato da Sunday Times
Link al commento
Condividi su altri siti

10 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Questo non ha niente a che vedere con quanto diceva @Wanderer.  Tu Mattia confondi la qualità con lo stile. Si può avere ogni tipo di stile, ma @Wanderer parla di qualità, intensità di scrittura, di una rifinitura dello stile che se data dall'autore stesso crea un tipo particolare di opera. Un vero libro, aggiungerei. Uno che è sgorgato direttamente dalla sorgente.

Questo ha tutto a che fare con quello che diceva Wanderer se mi cita Manzoni, che ha pure avuto come editor il suo consigliere spirituale che gli ha censurato mezzo romanzo! E comunque, giusto per farlo presente, mi sottovaluti in modo imbarazzante se pensi che io abbia bisogno di una lezione sulla differenza tra stile e qualità.
Il mio non è un appunto di stile, si parla DI TEMPO, e visto il tuo intervento è evidente il fatto che non hai interpretato bene il concetto che sostiene la mia affermazione: se SEI FUORI DAL TUO TEMPO NON PUOI PARLARNE. E nessun artista dovrebbe essere fuori dal suo tempo.
Gli "anacronismi volontari" esistono ma... beh, mi sono già espresso in proposito.
Una volta si pubblicavano le cose con refusi e strafalcioni che venivano corretti solo nelle edizioni seguenti. Una volta tutto era diverso, anche LO SCRITTORE in quanto tale.
E dove avrei messo in dubbio il fatto che il primo "editor" della sua opera è l'autore? L'ho detto post fa, quando Wanderer è andato OT e io l'ho seguito. Trovo superficiale fare di tutte le erbe un fascio e penso che negare una professionalità o addirittura confonderla con altro... non sia rispettoso. Possibilmente (entrambi) non avete molta idea dell'editing, visto che riducete tutto a luoghi comuni e frasi un po' fatte.
E giusto per farlo presente: il mio non è un discorso PRO BROCCHI.
Vedo però molta arroganza autoriale che grazie al cielo non mi appartiene e non mi apparterrà MAI.
Per chiarire ulteriormente e poi non risponderò più OT: Non puoi più scrivere un romanzo come si scriveva cento anni fa. Non puoi usare neanche la lingua di cinquant'anni fa o anche solo trenta (e la lingua non è stile, la lingua è una questione tragicamente qualitativa, soprattutto di questi tempi).
Non puoi fare tutto da solo. Se un autore ha questa pretesa, c'è il self. Se invece vuole pubblicare, oggi si gioca a queste regole e non fanno tutte schifo.
Piuttosto che concentrarsi su quanto deprimente sia "l'assistenza al parto", io mi concentrerei di più su quelle scuole che promettono di rendere fertili tutti e di insegnare qualcosa che non può essere insegnata e di cui negano l'esistenza: IL TALENTO. Che porta l'ispirazione. Ecco... la guerra va fatta contro questi arroganti che vendono corsi di scrittura a tutti, senza scrematura, perché "tutti possono scrivere" (o essere artisti, perché è uguale anche in altri campi creativi) e non demonizzerei cose come l'editing.
Che non è ghostwriting e LO SO BENE.
L'editing è un aiuto tecnico. E per riprendere le tue parole... prendilo come un cesareo, in alcuni casi. Oppure come l'episiotomia, nella maggioranza. In alcuni casi è solo l'epidurale.
E parliamoci chiaramente: una cosa è la MADRE una cosa è il medico che l'aiuta. Non partorisce l*i al suo posto né c'entra nulla con il bambino ma magari evita che muoiano entrambi.

Ho un'opinione diversa dalla vostra e non vuol dire affatto che io "non abbia capito" che intendeva Wanderer.

Modificato da Mattia Alari
  • Grazie 1
Link al commento
Condividi su altri siti

Non sto confondendo assolutamente niente è il mio punto di vista da pittore contemporaneo e storico dell'Arte che guarda al suo tempo sperando che quest'adorazione ottusa per i modelli del passato e i classici finisca una volta per tutte, perché si accompagna a un disturbante "nostalgicismo" con pretese di superiorità culturale spesso accompagnate da uno strascico di lagna per il bel tempo che fu.
E La penso in modo diametralmente opposto rispetto a te.
Ogni cosa ha il suo tempo. Deve essere risultato del suo tempo e poi... superarlo. Se ha qualcosa di speciale. 
Pochi leggono i classici? Molti classici sono una barba, sono invecchiati male; e pochi hanno il coraggio di dirlo. Non si possono toccare, non se ne può parlare: vanno adorati. Basta, sul serio.
La narrazione sta cambiando, diventando più variegata e inclusiva verso altre forme differenti dalle tradizionali. E' una bella cosa, non è l'inizio del disastro. Il problema è altro: tutti si credono artisti. Bisogna parlare di talento, avere il coraggio di dire che non si può farselo venire!
Questa è la balla. Questo è ciò che causa la slavina di spazzatura da cui siamo sommersi.
Per qualcuno la pittura informale è decadente rispetto alla figurativa. Per me invece un quadro "interiore" è anni luce più emozionante di altro e i classici, anche in tal senso, mi hanno davvero stufato.
La narrazione, di qualunque tipo sia, per essere comprensibile dall'essere umano, si rifarà sempre a certi archetipi universali. Tuttavia si adeguerà al suo tempo non solo nella forma ma anche aggiornando l'archetipo stesso.
Non è più il tempo (grazie al cielo) di santi e madonne o di eroi classici.
Vederli in quadri contemporanei "alla classica maniera" suscita la mia ilarità. Non quando vedo qualcosa di nuovo.
Un artista non quello che sa disegnare meravigliosamente una mano MA altro e ormai da molto tempo. Alcuni lo accettano, altri no. Così vale per la scrittura e per quello che si produce e legge oggi.
Non si parlava di spazzatura, ma di altro: di contemporaneità che può essere di qualità. Certo non per chi usa metri classici, ovvio.

Tu probabilmente hai solo un punto di vista differente dal mio ma non è più valido è solo un punto di vista e molto ingenuo su molte cose, a mio parere. Lo dico da "romantico perenne" (giusto per non far venire il dubbio che io sia un "anacronista volontario").

Basta OT, torniamo alla faccenda delle case editrici.

  • Grazie 1
Link al commento
Condividi su altri siti

Mi piace. Sono appena arrivata e trovo che questa iniziativa sia davvero lodevole e che, potenzialmente, permetta a chi cerca pareri su una casa editrice di farsi un'idea ragionata. Non solo: definire qui, in questo forum, certi parametri per la valutazione aiuta anche l'esordiente a rendersi conto di cosa guardare in una casa editrice. Il che, ve lo assicuro, non è per niente facile da capire se si muovono i primi passi nell'ambiente davvero da solo e nella condizione di totale "signor Nessuno".

Qualcuno (@Mattia Alari, ma potrei sbagliarmi - ho letto la discussione a pezzi e in momenti diversi) aveva proposto di sincerarsi anche se l'editore accetta o meno invii spontanei, se li considera davvero, e se pubblica "veri" esordienti: ecco, mi trova d'accordo, perché io stessa ho constatato che la chiarezza a questo proposito tende a sfumare e a mascherarsi. Cosa che, per definizione, non dovrebbe fare. Diciamo che l'argomento è più spinoso e sfaccettato di quanto sembri, almeno quanto è fondamentale.

Venendo all'opportunità, per l'editore, di ricevere recensioni, ebbene... Mi spiace che qui si siano manifestate delle perplessità. Legittime!, certo, ma mi sono sembrate un po' prevenute. O troppo... preventive.
Insomma, la casa editrice è a tutti gli effetti un'impresa commerciale che offre un prodotto e un servizio. Aprirsi alla valutazione di chi quel prodotto lo compra (il lettore che acquista il libro), di chi paga per un servizio (l'autore, se è una c. e. a pagamento, e anche se non lo è, visto che la c. e. guadagna dalla vendite dei libri), e di chi si affida all'editore per essere valutato - si spera equamente - e, magari, pubblicato, significa soltanto concorrere alla pari, contando sulle due cose che danno senso al proprio lavoro: il valore che ne traspare e la reputazione. Due aspetti che ripagheranno sempre.

Non so se ci si rende conto, inoltre, di quante case editrici esistono: si fa sempre riferimento a un surplus di aspiranti autori, come fosse una piaga (forse lo è), ma anche da questa parte vi assicuro che ritrovarsi a dover accumulare nomi su nomi di editori da vagliare e seguire (sperando che, nel frattempo, non chiudano agli invii spontanei), non è un affare da poco. Serve una bussola.
Poi, con una punta di scherzoso sadismo, farei anche notare che, in tanto valutare manoscritti e autori... Che male c'è ad essere dall'altra parte, a esporsi al rischio (calcolato, e non mortale) di un giudizio, per di più in un ambiente controllato quale è questo forum?
Se se la cavano i ristoranti nel marasma di TripAdvisor, figurarsi...!
E perché dovrebbero arrivare in massa gli haters, scusate?
Perché non essere più ragionevolmente inclini ad aspettarsi, se non a desiderare, anche critiche costruttive, oltre che complimenti?

Da aspirante autore (anche da lettore), sarei proprio contenta di vedere emergere piccoli, medi e grandi editori come realtà "di qualità".

  • Love 3
Link al commento
Condividi su altri siti

34 minuti fa, Sofia C. ha scritto:

Qualcuno (@Mattia Alari, ma potrei sbagliarmi - ho letto la discussione a pezzi e in momenti diversi) aveva proposto di sincerarsi anche se l'editore accetta o meno invii spontanei, se li considera davvero, e se pubblica "veri" esordienti: ecco, mi trova d'accordo, perché io stessa ho constatato che la chiarezza a questo proposito tende a sfumare e a mascherarsi. Cosa che, per definizione, non dovrebbe fare. Diciamo che l'argomento è più spinoso e sfaccettato di quanto sembri, almeno quanto è fondamentale.

Sì, Sofia... L'ho già detto due volte e secondo me è una cosa fondamentale da chiarire. E dalle tue parole deduco che l'ambiguità che percepisco al proposito non è solo una mia impressione.

  • Love 1
Link al commento
Condividi su altri siti

Unisciti alla discussione!

Puoi scrivere ora e registrarti dopo. Se hai già un account collegati subito!

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

 Share

×
×
  • Crea Nuovo...

Cookie, cookie e ancora cookie

Come saprai, usiamo dei cookies per garantire il miglior funzionamento del sito. Puoi leggere la cookie policy, oppure cliccare su "Accetto". Consulta anche la privacy policy completa. Privacy Policy

Ricerca In
  • Più opzioni...
Find results that contain...
Find results in...

Write what you are looking for and press enter or click the search icon to begin your search