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Criteri di valutazione e suddivisione delle case editrici


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Come sapete, abbiamo annunciato di voler cambiare il metodo di valutazione e di suddivisione delle liste delle case editrici; per molti anni, dal 2008, ci siamo basati unicamente su un criterio: l'editore chiede contributi o no? 

Dopo ben tredici anni è naturale e fisiologico un cambiamento di criteri. Inoltre, come già ripetevo nel 2008, essere non a pagamento non è il punto di arrivo, bensì di partenza.

Come suddividiamo le case editrici? 

Le case editrici continueranno ad avere una suddivisione di base secondo il loro chiedere contributi o meno; tuttavia sarà solo la base

Da oggi introduciamo i seguenti criteri di valutazione di una casa editrice.
I criteri sono dieci, e ognuno di loro potrà essere valutato da 1 a 5: 

  • Editing
    Qual è la qualità dell'editing? Come si presenta il testo?
  • Correzione Bozze
    Quanti refusi ci sono?
  • Copertine
    Sono ben congegnate? Hanno uno stile riconoscibile? Sono belle da vedere?
  • Qualità dei materiali e grafica
    I libri sono ben impaginati? La qualità dei materiali impiegati è alta?
  • eBook
    Esiste l'edizione ebook? È ben curata? Ci sono errori di conversione? Il prezzo è proporzionato?
  • Distribuzione
    Il distributore è nazionale? I libri sono facilmente reperibili nelle librerie fisiche? Si trovano negli store online?
  • Sito web
    Il sito è facile da consultare? Le informazioni sono chiare? Ha il certificato SSL? Ha un e-Commerce?
  • Promozione
    L'editore è attivo nei canali promozionali? Organizza presentazioni ed eventi? 
  • Presenza social
    L'editore è attivo sui social? I suoi account sono curati?
  • Puntualità pagamenti e rendicontazioni
    L'editore è puntuale nel pagare e presentare le rendicontazioni?

Ci sono inoltre alcuni punti bonus che contribuiranno a far salire il punteggio complessivo dell'editore. I punti bonus sono, per l'appunto, un plus rispetto ai dieci criteri basilari esposti sopra. 

  • Anticipo
    L'editore dà un anticipo aз proprз autorз? 
  • Audiolibri
    Esiste la versione audiolibro delle pubblicazioni? È ben realizzata? È ben distribuita?
  • Formati eBook e DRM
    L'ebook è disponibile in mobi ed epub o solo in pdf? C'è il DRM o solo il social DRM? (Sarà valutata positivamente l'assenza di DRM o la presenza del solo social DRM)

Come avviene il conteggio 

Automaticamente. Abbiamo introdotto nel forum un nuovo format che potete vedere qui, sulla pagina di prova di un editore che ovviamente non esiste. 

Voi utenti potrete commentare sia sull'articolo che vedete che direttamente nel forum: si creerà infatti una discussione automaticamente, e i commenti che inserirete nella discussione verranno visualizzati in automatico anche nell'articolo!

Come avrete visto, molti dei criteri prevedono un'esperienza tangibile e diretta con la casa editrice: per quanto riguarda la puntualità dei pagamenti e delle rendicontazioni chiederemo ovviamente sia alla CE che ai suoi autori, mentre per qualità dei materiali, di editing e correzione bozze avremo bisogno di "provarli con mano", affidandoci sia alle nostre esperienze dirette che alle vostre testimonianze.

Finché non avremo i dati, naturalmente, quei criteri non verranno conteggiati e non faranno parte della valutazione complessiva della casa editrice.

Come consultare le liste

La lista sarà unica, ma potrete filtrarla: i vari tag (le etichette) servono a filtrare a seconda delle categoriefree, ibrida, a pagamento (e prossimamente anche gold) – e naturalmente per genere di pubblicazione.

Sarà naturalmente possibile consultarla e filtrarla anche in ordine alfabetico

Gli editori possono intervenire?

Possono e anzi, dovrebbero! La loro presenza sarà incoraggiata e incentivata. Abbiamo messo a disposizione degli editori anche un comodo questionario da compilare e sono felice di dirvi che ad oggi abbiamo ricevuto già più di 150 risposte da parte delle case editrici!

La lista Gold

Come già annunciato in precedenza, oltre alla classica suddivisione tra free, a pagamento e ibride, avremo una quarta categoria, quella degli editori gold: si tratterà di case editrici che ottengono un punteggio elevato sommando i criteri, che fanno un lavoro eccellente e che noi di Ultima Pagina consiglieremo senza riserve sia a chi vuole pubblicare con loro sia, naturalmente, a chi vuole leggere i loro libri!

------------------

Credo di avervi detto tutto, per il momento! Il topic è aperto per eventuali suggerimenti e consigli, idee, critiche o altro.

Vorrei ringraziare inoltre @Wanderer, @Valente, @Alexmusic, @Alorigo e @Ophelia03 per aver aiutato a stabilire i criteri da utilizzare in questa discussione.

 

 

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Su questo posso rispondere da un punto di vista professionale, e vale la stessa cosa per le impaginazioni. La copertina o l'impaginazione può piacere o non piacere: dato soggettivo non quantifica

Come sapete, abbiamo annunciato di voler cambiare il metodo di valutazione e di suddivisione delle liste delle case editrici; per molti anni, dal 2008, ci siamo basati unicamente su un criterio: l'edi

Proposta per i criteri. Nella sezione "anticipo" e "rendiconti" si potrebbe in qualche modo specificare anche quando vengono effettuati i pagamenti e quanto spesso. Per capirci con un esempio:

Molto interessante, una novità benvenuta. Sono curioso di vedere cosa ne verrà fuori. 
Ho solo una domanda: dal momento che – se ho capito bene – i punteggi nelle varie categorie sono calcolati anche con i voti degli utenti, si tratta di un sistema a recensioni. Il web ci insegna che tutti i sistemi di questo tipo hanno il problema delle recensioni "farlocche" e, in misura minore, dell'occasionale hater. Come pensate di risolvere la faccenda? Ci sarà qualche controllo?
Grazie.

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Adesso, Francesco Grandis ha scritto:

Molto interessante, una novità benvenuta. Sono curioso di vedere cosa ne verrà fuori. 
Ho solo una domanda: dal momento che – se ho capito bene – i punteggi nelle varie categorie sono calcolati anche con i voti degli utenti, si tratta di un sistema a recensioni. Il web ci insegna che tutti i sistemi di questo tipo hanno il problema delle recensioni "farlocche" e, in misura minore, dell'occasionale hater. Come pensate di risolvere la faccenda? Ci sarà qualche controllo?
Grazie.

Sì: i voti potranno essere inseriti come commenti, ma ci penseremo noi ad aggiornare la "recensione" principale, dove c'è la scheda di valutazione :)

Questo proprio per evitare di avere problemi, recensioni fake e quant'altro.

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Davvero un ottimo lavoro, complimenti! Naturalmente, in corso d'opera sarà poi possibile accorgersi di come poter migliorare ancora queste liste, ma considero già questa una valida base di partenza. Così, giusto per dare una prima osservazione :biggrin:, si potrebbe aggiungere nella scheda dell'Editore inesistente (mi sembra già il titolo di un romanzo :la:) l'indirizzo della sede legale, per identificare la regione di appartenenza della casa editrice (no, non c'entrano niente i nuovi DPCM :umpf:) e il tipo di società, per sapere se ci stiamo rivolgendo a un'associazione culturale, a una SRL e ecc.
Grazie anche per la menzione :love:

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C'è secondo me c'è una questione che andrebbe considerata e si tratta di qualcosa di molto importante soprattutto per gli esordienti ossia se una casa editrice accetta invii spontanei ossia non filtrati dalla presenza di agenzie.
Ci sono infatti molte case editrici (anche medio piccole) che hanno chiuso in modo più o meno esplicito agli invii "affindandosi a professionisti". E' una scelta dell'editore (su cui ho un parere personale ma come tale ha il suo limite) tuttavia penso che la cosa andrebbe fatta presente in modo esplicito nel sito della casa editrice anche, eventualmente, eliminando dai Contatti tutte le indicazioni sull'Invio dei manoscritti.
 

Modificato da Mattia Alari
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4 ore fa, Ayame ha scritto:

Le case editrici continueranno ad avere una suddivisione di base secondo il loro chiedere contributi o meno; tuttavia sarà solo la base

La base secondo me resterà la parte più controversa... di base, quindi, forse sarebbe meglio esplicitare il criterio di base, per non rischiare che le maglie siano troppo larghe da far passare quasi tutti per "free". 

Qual è l'editore che "non chiede contributi"? Ci rientra la CE in crowdfunding? Ci rientra la CE che pubblica solo su Amazon (cosa comunque gratuita)? Ci rientra l'editore che inserisce nei contratti soglie di sbarramento nelle royalties (tipo dalla 200esima copia)? A mio modesto avviso, l'editore "che non chiede contribuiti", se con ciò intendiamo quello che pubblica a rischio d'impresa, deve corrispondere anche a quello che non trattiene proventi dell'autore. Altrimenti, secondo me, è solo un contributo surrogato, e cambia soltanto il fatto che l'editore pubblica "anticipando" il contributo dell'autore. Nel caso delle CE in crowdfunding nemmeno quello, in quanto la pubblicazione è vincolata al preventivo contributo di altri (quindi secondo me simili CE andrebbero in una categoria a parte, oppure in "doppio binario" di default). 

Eventualmente, in pagamenti e rendicontazioni si potrebbe aggiungere: paga le royalties dalla prima copia

Nel criterio "promozione", invece, forse sarebbe il caso di porsi anche il problema se l'editore destina un certo numero di copie promozionali ad organi di stampa, blog, concorsi e altro.

Mi sembrano due cose non di poco conto...

Modificato da Wanderer
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Il 23/2/2021 at 12:32, Francesco Grandis ha scritto:

Molto interessante, una novità benvenuta. Sono curioso di vedere cosa ne verrà fuori. 
Ho solo una domanda: dal momento che – se ho capito bene – i punteggi nelle varie categorie sono calcolati anche con i voti degli utenti, si tratta di un sistema a recensioni. Il web ci insegna che tutti i sistemi di questo tipo hanno il problema delle recensioni "farlocche" e, in misura minore, dell'occasionale hater. Come pensate di risolvere la faccenda? Ci sarà qualche controllo?
Grazie.

Condivido il pensiero di @Francesco Grandis, tranne che su un punto: gli haters, ahimè, non sono affatto occasionali, sono in costante aumento e a volte attaccano in branco. La tua attività è agli inizi, ma temo che presto tu stesso te ne renderai conto, man mano che, inevitabilmente, crescerà il numero degli autori ai quali avrete opposto un rifiuto.
In mancanza di un rigido controllo e una reale verifica delle informazioni, prevedo un futuro denso di problemi e contestazioni; ma sarò lietissimo di sbagliarmi e di vedere che le mie preoccupazioni erano infondate.

 

Modificato da Alexmusic
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Lavoraccio immane.
Il rischio è che, con la mole di lavoro richiesta per mantenere un database così ambizioso, si creino delle lacune destinate poi ad allargarsi man mano che i recensori andranno in affanno per i troppi dati da elaborare. Anche solo tenerlo aggiornato, un colosso di tal fatta, è roba non da poco.

La suddivisione semplice, deterministica, secondo me deve restare alla base di tutto.
Anche perché criteri troppo "soggettivi" espongono al pericolo che simpatie/antipatie prevarichino i fatti concreti.

Per me, a-pagamento / gratis è un discrimine forte che va sempre segnalato. Il comportamento è facilmente individuabile, anche se qualche "editore gnam gnam" cerca di camuffare il pagamento con crowdfunding, trattenute, scarsa trasparenza, acquisto copie, obblighi di presentazioni di tasca tua...

Il giudizio sulla "qualità" dell'editing, della promozione, della cura del prodotto, passa giocoforza per i giudizi "umani" degli interessati e quindi va soggetto a tutti i difetti dei verdetti emanati "a furor di popolo".

Modificato da Scrittosauro
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3 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

La suddivisione semplice, deterministica, secondo me deve restare alla base di tutto.

Infatti rimane.

4 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

Il giudizio sulla "qualità" dell'editing, della promozione, della cura del prodotto, passa giocoforza per i giudizi "umani" degli interessati e quindi va soggetto a tutti i difetti dei verdetti emanati "a furor di popolo".

Ovviamente. Ma si tratta degli stessi criteri delle recensioni di ristoranti, hotel e simili, non vedo perché non si possano applicare alle case editrici. Dato che saranno dettagliati, i pareri, ognuno potrà leggere e farsi la sua opinione. 

Il fatto che si tratti di un lavoro immane e difficile da tenere aggiornato non è un motivo valido per non farlo, o perlomeno provare a farlo! 😃

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17 minuti fa, Scrittosauro ha scritto:

Il giudizio sulla "qualità" dell'editing, della promozione, della cura del prodotto, passa giocoforza per i giudizi "umani" degli interessati e quindi va soggetto a tutti i difetti dei verdetti emanati "a furor di popolo".

Non sono d'accordo. Oggi tutte le realtà che offrono servizi sono interessatissime, ossessionate dall'ottenere recensioni sul loro operato perché sono un mezzo utilissimo (e generalmente affidabile) per costruirsi una buona reputazione (e quindi attrarre nuovi clienti) e anche molto utili per migliorarsi. Ovviamente se si ha la modestia necessaria a non prendere tutte le critiche, anche gentili, per offese. 
Le case editrici, come ristoranti e alberghi, come musei e gallerie, sono sicuramente possibili da recensire ed è anche il caso di farlo. Da lettore io sono perfettamente in grado di dare un giudizio qualitativo sul prodotto che acquisto e non vi è molta soggettività al proposito di una valutazione in tal senso (editing, qualità della stampa, reperibilità fisica del libro... etc). Un criterio soggettivo potrebbe essere al proposito della linea editoriale di una casa editrice, ma non è giustamente uno dei parametri qualitativi.
Aggiungo poi, da autore che ancora non si è mai proposto, che sarei certamente molto interessato ad avere un catalogo di editori affidabili, recensiti da altri autori. Non vi è molta chiarezza in giro e farla credo sia un nobile proposito che non vada scoraggiato ma sostenuto.
Mi chiedo come mai tutta questa paura del pubblico. Se io avessi un ristorante, sarei molto più preoccupato!

E continuo a sostenere, lo ripeto, che un criterio necessario da tenere in considerazione sia la reale disponibilità degli editori a valutare su invio spontaneo e senza mediatori. La gente smetterebbe di cestinare tempo e risorse cercando di contattare editori che non esplicitano il fatto ma non accettano se non tramite agenzie.
Non è un reato di certo, ma sarebbe opportuno che lo si dicesse chiaro e tondo. Anche dando motivazioni, se possibile.

Modificato da Mattia Alari
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4 ore fa, Scrittosauro ha scritto:

Anche perché criteri troppo "soggettivi" espongono al pericolo che simpatie/antipatie prevarichino i fatti concreti.

Concordo.

4 ore fa, Scrittosauro ha scritto:

Il giudizio sulla "qualità" dell'editing, della promozione, della cura del prodotto, passa giocoforza per i giudizi "umani" degli interessati e quindi va soggetto a tutti i difetti dei verdetti emanati "a furor di popolo".

Concordo anche su questo.

4 ore fa, Ayame ha scritto:

Ma si tratta degli stessi criteri delle recensioni di ristoranti, hotel e simili, non vedo perché non si possano applicare alle case editrici

E infatti l'esperienza dimostra, con tanto di cause legali in corso, come alcune aziende abbiano adoperato le recensioni "farlocche" citate da @Francesco Grandis per danneggiare i competitors.
Non invidio chi dovrà controllare la verità di talune affermazioni.
I refusi, tanto per fare un esempio, si potrebbero anche contare; ma chi stabilisce se un editing è stato eseguito bene oppure no? Basta farsi un giro in qualsiasi forum di scrittura, compreso questo, o su qualsiasi pagina facebook dove si pubblicano estratti per vedere come, per piaggeria, vengano osannate colossali porcherie o si passi sopra a degli sfondoni galattici, mentre, per invidia,  si abbia il coraggio di criticare dei piccoli capolavori.
Passando poi alla distribuzione, altro esempio concreto, cosa può farci un editore che spedisce in modo tempestivo i propri libri a Fastbook (gruppo Messagerie, che agisce in regime di quasi monopolio) se a un mese dal ricevimento (certificato dal DDT) loro signori non si degnano di inserire le copie nel database al quale attingono i librai? In questo caso è giusto assegnare un punteggio basso all'editore che non ha colpe?

 

Modificato da Alexmusic
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Infatti il punteggio verrà assegnato sulla base del distributore, non sull'efficienza dello stesso. E sulla disponibilità dei libri online. Sappiamo perfettamente che molte colpe ce le hanno pure le librerie, oltre che i distributori, e non è certo nostra intenzione danneggiare le CE. 

Quindi, stando a quanto dici, cosa si dovrebbe fare? Tu stesso hai contribuito a stilare questa lista di criteri, parlando per di più di due tipi di editing :D

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Questo atteggiamento sulla difensiva non penso che porti da nessuna parte.
Per altro si parte dal presupposto, secondo me chiaramente di parte, che una casa editrice sia danneggiata dalle recensioni a prescindere e soprattutto <--- se indipendente o molto impegnata a tenere alta la qualità del suo catalogo (quindi scartando molte proposte). Non è così. AFFATTO.
Una casa editrice selettiva (ma in modo giusto) passerà per tale. Se poi i criteri di valutazione dei testi sono discutibilissimi (e lo si può benissimo comprendere dal catalogo e la qualità delle pubblicazioni) allora giusto che la cosa abbia risalto.
Avendo a che fare con le recensioni praticamente per tutto (perché io le cerco anche se devo comprare un oggetto e mi sono molto utili) ho la certezza quando sono prevalentemente negative (e motivate, perché le motivazioni rendono qualitativamente valida una recensione) la cosa in questione è davvero come si dice: pessima. Vorrei ricordare quante volte ci sono stati casi di imprenditori presi di mira ingiustamente che, sommersi da recensioni negative magari "farlocche", sono stati difesi dagli utenti onesti che hanno anche segnalato la faccenda come scorretta. La reputazione è qualcosa di reale: se è BUONA DAVVERO <--- si può difendere facilmente e se fai bene il tuo lavoro, la realtà prevale perché il numero di persone che lascerà feedback corretti è SEMPRE molto superiore a quello di gente che "agisce per invidia" o altro.
Se si continua a spingere l'idea che una casa editrice è automaticamente bersaglio di gente "invidiosa" (e tutte le altre imprese ben più popolari no?) si considerano le recensioni davvero poco e si sottovaluta, lo ripeto, la loro utilità in termini di miglioramento del proprio servizio. Pretendere poi che una casa editrice (piuttosto che un ristorante, una galleria, un negozio, un qualunque altro tipo di impresa) abbia sempre ragione... è un po' assurdo. Potrebbe infatti essere pessima e saperlo sarebbe davvero una buona cosa per dei poveri autori che magari provano a contattarla.
Per quel che riguarda i criteri qualitativi di valutazione della CE poi, non capisco perché alzare gli scudi visto che si tratta di valutare evidenze fisiche che poco hanno a che fare con il gusto.
Se un libro presenta refusi o peggio... l'Editing è stato fatto MALE e se un editore si prende la responsabilità di rilasciare un testo in certe condizioni ne ha colpa, inutile dire di no. Medesima cosa per un'impaginatura sciatta, una copertina magari fatta "a caso" (ed è possibile essere spartani ed eleganti anche con pochi mezzi) o l'uso di materiali scadenti. Se una casa editrice poi non è capace di fare promozione (non svolge il servizio e tutto l'onere della faccenda ricade sugli autori) a piazzarsi bene in termini di distribuzione o non riesce a gestire i suoi affari, dovrebbe pensare a come "fa impresa".
Bisogna quindi prendersi la responsabilità dei propri errori e della propria reputazione (perché se una carica di gente dice che lavori male, lavori male). E se ciò che fai non è abbastanza buono... sarebbe opportuno capire dove lavorare per migliorarsi, piuttosto che pensare subito al branco di invidiosi che vuole distruggere il lavoro altrui.

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1 ora fa, Ayame ha scritto:

Quindi, stando a quanto dici, cosa si dovrebbe fare? Tu stesso hai contribuito a stilare questa lista di criteri, parlando per di più di due tipi di editing :D

Molto semplice: dare agli utenti la possibilità di esprimere la propria valutazione su alcuni punti ma non su altri, non per una sorta di discriminazione culturale, ma solo perché la loro non conoscenza dei sistemi che regolano il mercato editoriale potrebbe produrre aberrazioni. 
Mi spiego. Un autore o aspirante tale può benissimo esprimere la propria opinione sulla velocità nel rispondere all'invio di manoscritti da parte di una CE, sulla cortesia o scortesia nel rispondere alle email, sulla facilità o non facilità nel contattarla, sul pagamento delle royalties - in questo caso ovviamente dovrebbe aver già pubblicato con la stessa - e su tutte le cose delle quali ha avuto un'esperienza diretta.
Anche sull'editing potrebbe dire la sua, ma anche in questo caso sempre parlando di esperienze dirette.
Perché se si aprisse un dibattito del tipo "ho letto un libro di Tizio pubblicato da Caio e, secondo me, non è editato bene", be', @Ayame, capisci anche tu a quale delirio porterebbe questa strada, perché, come dice il proverbio, "di @Bradipone ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno". Insomma, essere massacrati da chi è competente può anche provocare nel destinatario un sottile masochistico piacere, che poi potrebbe portare a uno stimolo a migliorarsi; ricevere critiche ad minchiam da parte di chi non distingue l'allitterazione dalla fiatella farebbe solo incazzare. 
Idem con patatine per la distribuzione. Entrare in una libreria, non trovare un determinato libro e perciò affermare che quell'editore non è ben distribuito, sarebbe un'altra falsità. Passando poi alla distribuzione on line, si apre un altro mondo, se possibile ancora più complesso.

In ogni caso, come ho già detto in altre discussioni, questa è casa tua e tue sono le regole.
Personalmente, obtorto collo, posso accettare la regola del "uno vale uno" in democrazia, ma neanche tanto, perché, fosse per me, prima di entrare nella cabina elettorale farei compilare a tutti un questionario a risposta multipla sul tema "educazione civica e funzionamento delle istituzioni" (che poi, trattandosi appunto di un questionario a risposta multipla, potrebbe anche darsi che per puro culo qualcuno voti lo stesso...). Quando però ci addentriamo in campi specifici, e l'editoria è uno di questi, questa regola non funziona.
 

Modificato da Alexmusic
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E come ho già detto, solo lo staff potrà aggiornare la scheda principale, quella con le stelline. Quindi spetterà a noi valutare le affermazioni, raccoglierne un buon numero, verificarle. Non è TripAdvisor.

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A leggere le opinioni altrui e riflettendoci un poco, credo che dalla lista dei criteri dovrebbero essere tolti tutti quelli che dipendono in buona parte o totalmente dalle opinioni, o almeno ridurne il peso, a favore di quelli invece verificabili.

Es. 
"Editing fatto bene": chi può stabilirlo? Chi conosce il testo di partenza, la disponibilità dell'autore, le scadenze e le vicissitudini di un romanzo? Per assurdo un testo che esce in libreria buono ma non eccelso potrebbe aver subito un editing molto migliore di un testo ottimo, e questo chi lo sa?
"Refusi" invece è un dato verificabile e incontrovertibile. 

"Le copertine sono belle": autoesplicativo. Chi lo stabilisce?
"Esiste l'ebook": verificabile.

Il problema di fondo di un sistema a recensioni è che funziona a senso unico: lo stesso motivo per cui il cliente di un ristorante può parlare male del locale, ma il ristoratore non può "recensire" il cliente. Ora, se si tratta di un prodotto su Amazon, la cosa si risolve facilmente, ma quando si ha a che fare con un'azienda che magari non pubblica nemmeno dieci libri l'anno, una recensione negativa potrebbe davvero fare grossi danni.

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Scusate, ma di cosa stiamo parlando?

Perché su Amazon andrebbe bene e su un forum no? I pareri sono personali. Nessuno sta dicendo di avere la verità in tasca.

Sulla bontà dell'editing: se la trama è intricata, ci sono passaggi non chiari, ripetizioni a iosa ecc si capisce perfettamente se l'editing è di qualità o meno.

Copertine: la grafica non è solo gusto personale, ha delle regole, degli standard. 

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Riflettendoci e parlando con @BellaLestrange abbiamo pensato di cambiare "Editing" con "Qualità dei testi in catalogo": sono buoni libri? Sono ben scritti? Sono testi interessanti, validi, originali, piacevoli da leggere? Il lettore potrebbe comprarli a occhi chiusi?

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Adesso, Francesco Grandis ha scritto:

"Editing fatto bene": chi può stabilirlo? Chi conosce il testo di partenza, la disponibilità dell'autore, le scadenze e le vicissitudini di un romanzo? Per assurdo un testo che esce in libreria buono ma non eccelso potrebbe aver subito un editing molto migliore di un testo ottimo, e questo chi lo sa?
"Refusi" invece è un dato verificabile e incontrovertibile. 

"Le copertine sono belle": autoesplicativo. Chi lo stabilisce?
"Esiste l'ebook": verificabile.

Continuo a non capire la levata di scudi.
Credo che l'idea sia quella di poter valutare una casa editrice in base A COSA FA USCIRE E COME. Se proponi un testo BRUTTO (scritto male, cosa che si può determinare facilmente, pieno di errori di tutti i tipi e anche pieno di problemi al suo interno, dal punto di vista strutturale...) te ne prendi la responsabilità. Viene anche da chiedersi perché hai impiegato tempo e risorse su una mezza schifezza piuttosto che prendere qualcosa di migliore e anche lì si potrebbero richiedere delle motivazioni in merito a tali scelte.
Da lettore forte, che legge e compra soprattutto testi di case editrici medio/piccole, posso dire di aver visto davvero di tutto sugli scaffali, anche porcherie che avrebbero preso cinque al tema delle medie, e mi sono chiesto "perché" tali cose avessero visto la luce e si pretendesse pure di venderle. Non è una domanda lecita?
E giudicare una casa editrice in merito alla qualità del suo catalogo non è giusto? Io direi che è proprio ciò che definisce una buona casa editrice.
Se poi si parla del libro come oggetto fisico...
Ho comprato libri che si sono spaginati appena sono stati aperti. Ed è stato deprimente.
Far presente che una certa CE ha questo problema aiuterebbe pure la CE a risolverlo, se in buona fede. E' un feedback prezioso.
Quanto alle copertine... una bella copertina semplice e curata può costare moooooooooolto meno di una trashata paurosa che avvilisce il testo oppure di una copertina che usa un'immagine ottenuta fregando il lavoro altrui (cosa di cui si è anche parlato qui con alcuni illustratori e non è una cosa che capita raramente, purtroppo).
Non si tratta di processare i piccoli facendo notare che non hanno i mezzi dei colossi. Molte case editrici minuscole hanno sfornato economici piccoli gioiellini sostenuti soprattutto dal buon gusto. La valutazione qualitativa di una copertina non credo sia da vedersi nei temini di "mi piace/non mi piace" e così nessuna parte del libro. Andrebbe (ad esempio) detto se il libro è "riconoscibile"; se è gradevole a vedersi tra gli altri (perché alcuni spiccano in senso negativo...); se la carta e la stampa sono di buona qualità; se nella pagina i margini del testo sono DEGNI...
Chi compra libri può benissimo fare una valutazione del genere e negarlo è un po' ingiusto.

Iniziare a pensare che sia un processo ingiusto per forza non penso sia così opportuno.
E neanche mi piacciono (in assoluto, non mi riferisco al tuo commento) prese di posizioni troppo "difensive".


 

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5 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

Continuo a non capire la levata di scudi.
Credo che l'idea sia quella di poter valutare una casa editrice in base A COSA FA USCIRE E COME. Se proponi un testo BRUTTO (scritto male, cosa che si può determinare facilmente, pieno di errori di tutti i tipi e anche pieno di problemi al suo interno, dal punto di vista strutturale...) te ne prendi la responsabilità. Viene anche da chiedersi perché hai impiegato tempo e risorse su una mezza schifezza piuttosto che prendere qualcosa di migliore e anche lì si potrebbero richiedere delle motivazioni in merito a tali scelte.
Da lettore forte, che legge e compra soprattutto testi di case editrici medio/piccole, posso dire di aver visto davvero di tutto sugli scaffali, anche porcherie che avrebbero preso cinque al tema delle medie, e mi sono chiesto "perché" tali cose avessero visto la luce e si pretendesse pure di venderle. Non è una domanda lecita?
E giudicare una casa editrice in merito alla qualità del suo catalogo non è giusto? Io direi che è proprio ciò che definisce una buona casa editrice.
Se poi si parla del libro come oggetto fisico...
Ho comprato libri che si sono spaginati appena sono stati aperti. Ed è stato deprimente.
Far presente che una certa CE ha questo problema aiuterebbe pure la CE a risolverlo, se in buona fede. E' un feedback prezioso.
Quanto alle copertine... una bella copertina semplice e curata può costare moooooooooolto meno di una trashata paurosa che avvilisce il testo oppure di una copertina che usa un'immagine ottenuta fregando il lavoro altrui (cosa di cui si è anche parlato qui con alcuni illustratori e non è una cosa che capita raramente, purtroppo).
Non si tratta di processare i piccoli facendo notare che non hanno i mezzi dei colossi. Molte case editrici minuscole hanno sfornato economici piccoli gioiellini sostenuti soprattutto dal buon gusto. La valutazione qualitativa di una copertina non credo sia da vedersi nei temini di "mi piace/non mi piace" e così nessuna parte del libro. Andrebbe (ad esempio) detto se il libro è "riconoscibile"; se è gradevole a vedersi tra gli altri (perché alcuni spiccano in senso negativo...); se la carta e la stampa sono di buona qualità; se nella pagina i margini del testo sono DEGNI...
Chi compra libri può benissimo fare una valutazione del genere e negarlo è un po' ingiusto.

Iniziare a pensare che sia un processo ingiusto per forza non penso sia così opportuno.
E neanche mi piacciono (in assoluto, non mi riferisco al tuo commento) prese di posizioni troppo "difensive".


 

Concordo al 100%! 

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6 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

Continuo a non capire la levata di scudi.

Nessuna levata di scudi: è stata chiesta un'opinione, l'ho data. Non mi piace molto il sistema a recensioni, ma non insisto. Non mi piace in generale, neanche su Amazon o TripAdvisor. 

D'altra parte non posso che notare il linguaggio che hai usato nel giudicare (a titolo ipotetico) ciò che non gradiresti: "porcherie che avrebbero preso cinque al tema delle medie", "trashata paurosa"... Stiamo comunque parlando del lavoro di persone: useresti lo stesso linguaggio per definire il lavoro di qualcuno? Qualcuno non ipotetico, intendo. Distruggere è molto più facile che creare, per questo su internet ci sono più recensori che creatori, ed è esattamente questo che mi "spaventa".

Non lo so. Da scrittore ho preso alcune brutte recensioni, alcune motivate, altre spudoratamente scritte da hater. Non hanno modificato di molto il voto finale, ma ogni volta mi sono chiesto se avessero idea del sangue che avevo sputato per arrivare a quel libro. Non credo.

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2 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

"porcherie che avrebbero preso cinque al tema delle medie", "trashata paurosa"... Stiamo comunque parlando del lavoro di persone: useresti lo stesso linguaggio per definire il lavoro di qualcuno? Qualcuno non ipotetico, intendo. 

Sì, se quel lavoro è una porcheria o una trashata. Magari sarei più gentile, sia per non ferirne i sentimenti che per evitarmi denunce :asd:

3 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

ma ogni volta mi sono chiesto se avessero idea del sangue che avevo sputato per arrivare a quel libro. Non credo.

Perdonami, ma io non scrivo. Io sono una lettrice. E a me, da lettrice, non interessa affatto quanto ha "sofferto" un autore scrivendo il suo libro: mi interessa leggere un buon libro. Che poi possa non piacermi è un'altra cosa, ma sicuramente la mia opinione su un libro che non mi è piaciuto ma che ha la sua dignità e una porcheria sarà ben diversa. 

Sulle recensioni, io mi affido moltissimo a loro, sia su Amazon che su TripAdvisor. E quelle molto negative le leggo per prime perché dicono molto su chi le scrive: quando leggo cose, su Amazon, come "mi è arrivato rotto" mi cadono le braccia. O su TripAdvisor "il cameriere era antipatico". Ma chissenefrega! Se invece il prodotto è difettoso e il produttore non ha voluto sostituirtelo oppure nell'hotel trovi la stanza con i capelli in doccia e i peli nel bidet (avventura vissuta da me e @BellaLestrange nell'estate 2020) è una cosa ben diversa.

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1 minuto fa, Francesco Grandis ha scritto:

D'altra parte non posso che notare il linguaggio che hai usato nel giudicare (a titolo ipotetico) ciò che non gradiresti: "porcherie che avrebbero preso cinque al tema delle medie", "trashata paurosa"... Stiamo comunque parlando del lavoro di persone: useresti lo stesso linguaggio per definire il lavoro di qualcuno? Qualcuno non ipotetico, intendo. Distruggere è molto più facile che creare, per questo su internet ci sono più recensori che creatori, ed è esattamente questo che mi "spaventa".

Bisogna accettare che magari il tuo lavoro non è buono come pensi o pretendi che sia. Succede.
Io non ho paura del giudizio e sì, per alcune cose non esistono definizioni diverse e bisogna pur avere il coraggio di affarmare le cose per quello che sono: fatte male, porcherie... roba da cestinare.
Non ne vedi in giro? Io sì. Tantissime.
Se tu dici che il sistema delle recensioni non ti piace, allora non ti piace neanche il rapporto con il pubblico. Sinceramente penso che il confronto sia necessario quando proponi qualcosa. Sempre.
Distruggere è più facile che costruire e sono d'accordo, ma costruire qualcosa di valido è anche più difficile e se è tale... si vede. Pretendere di essere inseguiti da orde di invidiosi che non vedono l'ora di distruggerti perché "sei troppo bravo" ("tu" ipotetico) è un po' troppo egocentrico. La verità, molto più semplice, è che puoi piacere e non piacere e puoi anche non piacere per ottimi motivi.
Se sei una persona con un certo successo hai fisiologicamente dei detrattori ma anche molti ammiratori pronti a difenderti. Se hai dietro solo gente che dice che ciò che fai non è granché...
Magari è il caso di pensarci un po' sopra con un po' di sana modestia.
Secondo quello che hai detto infatti (usando una logica simile) agli esami bisognerebbe promuovere tutti perché "ci hanno provato". Ma non funziona così.
E continuo a dire che se tu, editore (ipotetico), scegli un testo brutto e lo fai uscire in certe condizioni... devi prendertene la responsabilità. La reputazione si crea con tanto lavoro e sforzo.
E le aziende PAGANO per i feedback. Se non si vogliono viene da chiedersi come si pensa di avere futuro come impresa.

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7 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

Non mi piace molto il sistema a recensioni, ma non insisto. Non mi piace in generale, neanche su Amazon o TripAdvisor. 

7 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

Stiamo comunque parlando del lavoro di persone

9 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

 Distruggere è molto più facile che creare, per questo su internet ci sono più recensori che creatori

Concordo

9 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

 Da scrittore ho preso alcune brutte recensioni, alcune motivate, altre spudoratamente scritte da hater

Aspetta che sappiano che fai anche l'editore e che potresti essere quello che ha rifiutato un loro manoscritto, e poi vedrai come la situazione migliora :-):

59 minuti fa, Ayame ha scritto:

Non è TripAdvisor

Questa è la frase magica che più mi tranquillizza.:)

 

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41 minuti fa, Francesco Grandis ha scritto:

"Le copertine sono belle": autoesplicativo. Chi lo stabilisce?

Su questo posso rispondere da un punto di vista professionale, e vale la stessa cosa per le impaginazioni.

La copertina o l'impaginazione può piacere o non piacere: dato soggettivo non quantificabile.

La copertina o l'impaginazione può essere corretta dal punto di vista progettuale e strutturale, oppure no: dato oggettivo, verificabile e quantificabile.

Come dice @Ayame, i progetti grafici sottostanno a delle regole, e se queste non vengono rispettate o vengono rispettate male, il risultato che ne viene non è professionale, ed è un dato assolutamente oggettivo. Viene presentato un libro impaginato con i margini non proporzionali, vedove e orfane a non finire perché la gabbia non è stata studiata nella maniera giusta, oppure con frasi dove il kerning tra le parole è ridotto a una quasi sovrapposizione dei caratteri, perché si è tentato di eliminare vedove e orfane in maniera indignitosa. Si nota eccome che un libro del genere non è professionale. Oppure, abbiamo una copertina che si presenta come un'accozzaglia di elementi incollati l'uno sull'altro, dove è evidente la presenza di scontorni; titoli in corpo 54pt e layout non proporzionali. Anche questo si fa notare come un libro confezionato da un grafico amatore, non professionista.

Molti di questi difetti, specie se "sottili", sono notabili da professionisti. Altri, invece, li individua anche il lettore da sé. Quindi, su questo fronte, non vedo problemi di sorta, specie se le recensioni saranno vagliate da persone incaricate, che sapranno discernere tra l'oggettivo e il soggettivo :)

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