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Racconto originariamente scritto per un contest su un gruppo di scrittura, molto sperimentale per vedere se riuscivo ad avere abbastanza sintesi per una volta da riuscire a rispettare i limiti di parole del contest (non ci sono riuscita comunque, ma per i miei standard mi sono molto contenuta).
Si tratta di una personaggio secondario della storia a cui sto lavorando (per chi ha seguito la questione in chat e se ne ricorda, il fratello del migliore amico della protagonista che è il motivo per cui il migliore amico da del voi alla madre) con un background particolare che mi pareva interessante esplorare. Il racconto per me è un esperimento, appunto per provare a condensare in meno parole possibili la sua storia in retrospettiva, spero non sia uscito troppo pasticciato. 

 

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Gli antichi Romani non capivano proprio niente di certe cose. Felice non riusciva a liberarsi di questo pensiero da quando una delle nipoti, ingenuamente e senza sospettare cosa avrebbe scatenato, gli aveva citato un detto in latino, chiedendogli cosa ne pensasse. Lui nemmeno aveva osato risponderle veramente quando lei aveva chiesto cosa pensasse di quel motto, perchè la sua risposta sarebbe stata troppo secca per una ragazzina completamente ignara di ciò che quel detto aveva risvegliato in lui.
Ma davvero, con che coraggio e con che ingenuità potevano aver sostenuto, i Romani, che il nome può contenere il destino di una persona? Forse a nessuno di loro era mai capitato un che doveva diventare una gigantesca presa in giro rispetto alla vita che gli toccava..
Lui invece…cosa era venuto in mente ai suoi genitori di chiamarlo Felice? Di cosa avrebbe dovuto essere felice non gli era mai stato chiaro, fin da piccolo.
Tornando indietro col pensiero, cosa può esserci di felice nella vita di un bambino che deve lottare con una madre che sembra essere sempre più infastidita da lui che invece fa di tutto per essere un figlio modello? L’aveva capito solo tempo dopo che la madre non gli perdonava di essere il motivo per cui lei aveva dovuto sposarsi in fretta e furia per nascondere uno scandalo che comunque tutti avevano capito e continuavano a parlarne. Era forse colpa sua essere nato così? Nessun bambino chiede di nascere, figuriamoci se poi vorrebbe nascere in quella situazione.
Cosa può esserci di felice in una persona che più di ogni altra cosa amava scoprire e conoscere le cose… E invece lotta con i libri e lo studio, viene visto un po’ come un somaro. be, era anche normale  a quei tempi, nessuno sapeva certe cose che invece adesso gli capitava di sentiva dire dei ragazzi a scuola. Le avessero sapute per lui, magari l’avrebbero incoraggiato a studiare, in fondo comunque a lui piaceva imparare.
Cosa può avere di felice la vita di quel giovanotto che ancora vorrebbe viaggiare  conoscere il mondo e invece rimane legato a quel paesino per un impegno preso col padre morente? Per mantenere quella parola, per la la famiglia che aveva bisogno di lui, Felice aveva anche rinunciato al futuro che già sognava con la ragazza di cui era innamorato, che proprio in quel periodo era rientrata al paesino di origine da cui la famiglia era stata sfollata per un disastro. Il padre della ragazza non ne voleva sapere di lasciarla lì senza il controllo dei genitori così vicina al fidanzato prima del matrimonio. Sosteneva di essere favorevole a far continuare il loro fidanzamento solo se Felice avesse accettato di seguirli, perchè se metteva qualsiasi altra priorità davanti alla figlia. non ci si poteva fidare degli impegni che aveva preso con lei.
Cosa poteva esserci di felice nella rinuncia a quel matrimonio che ormai era programmato per non dover mancare agli impegni che sentiva di avere verso la famiglia? Con una madre che invece che comprenderlo gli aveva dato del matto quando si era sentita spiegare che avrebbe potuto aiutarli senza rinunciare a lei se si fossero sposati senza troppe cerimonie in breve tempo. Certo, in quel momento la sua famiglia non poteva permettersi le spese di un matrimonio, ma avrebbe potuto spiegarglielo invece che dargli del matto. Purtroppo, dalla madre col rapporto che avevano sempre avuto non poteva aspettarsi di meglio.
Cosa c’è di felice in una vita di rinunce per poter aiutare la famiglia e poi ritrovarsi con due fratelli che sembrano inventarsele per farti impazzire? E non poteva nemmeno riprendere quei due disgraziati per quello che facevano, perchè dei due il trascinatore era Graziano,quello che era sempre stato il preferito della madre. Già avevano sempre avuto un brutto rapporto, se poi lui provava a dire ciò che andava detto del suo preferito, che diventava sempre più un disgraziato proprio perchè lei gli giustificava qualsiasi cosa…
Cosa ci sarà mai di felice nel trovare finalmente una persona con cui sembra di poter costruire qualcosa dopo la delusione del matrimonio sfumato per poi rinunciare a rendere definitiva questa nuova storia per paura del male che potrebbe derivarne all’altra persona? In fondo, solo un povero cristo come lui con le sue sfortune avrebbe potuto trovare un nuovo amore così. Si era sentito benedetto dal cielo quando quella donna tedesca, bella, misteriosa e sola aveva dimostrato di essersi affezionata a lui e poi di provare qualcosa, Ma Lieselotte era una donna con un passato tragico di cui continuava a sentire il peso e lui tutto avrebbe accettato meno che di essere un motivo per cui qualcuno potesse dire cose cattive su di lei, dopo tutto ciò che gli aveva rivelato di aver passato.  Allo stesso tempo, era più anziana di lui di alcuni anni e lui, con la storia che aveva alle spalle, in paese era piuttosto compatito. Sarebbe stato bello poter finalmente coronare con lei quel sogno a cui aveva rinunciato anni prima, ma cosa avrebbero detto di lei in paese? Già chiacchieravano di loro  comunque, Felice non osava pensare a quello che avrebbe rischiato di sentire Lieselotte con le proprie orecchie se fosse diventata ai loro occhi niente più che la straniera che era riuscita a portarsi a casa il povero cristo che non aveva più speranze. Per il bene di una persona che già aveva sofferto molto più di lui aveva rinunciato una volta di più a un sogno che ormai aveva capito che non poteva essere il suo.
Cosa può esserci di felice nell’aver rinunciato a ogni autorità sui fratelli proprio perchè sapeva che con la madre sarebbe stato un litigio continuo se entrambi avessero avuto voce in capitolo? Cosa ci sarebbe mai stato di felice nell’avere un fratello che aveva praticamente cresciuto lui e non avrebbe mai voluto deluderlo ma vederlo comunque a quattordici anni imbarcarsi in un’avventura pericolosa e perdipiù illegale perchè l’ultima parola l’aveva la madre e lei non ci vedeva nulla di male? Aveva maledetto quella rinuncia all’autorità sulle decisioni dei fratelli, quando si era trattato di Stefano, ma ormai gli equilibri erano stati stabiliti qualche anno prima e come si dice, cosa fatta capo ha. Altro non restava che rassegnarsi a controllargli le scarpe perchè fossero sempre in buono stato e riempirgli un po’ di più il piatto perchè si rafforzasse per portare quei sacchi che a pieno carico arrivavano a pesare anche più di un bambino robusto. E a sgranar rosari nelle notti in cui Stefano seguiva la carovana su per le montagne e verso il confine.
Nè poteva esserci stato qualcosa di felice nel vedere Stefano e gli altri due fratelli diventare nemici per come gli altri due parlavano della migliore amica di Stefano e della loro amicizia. O vedere quel fratello che in fondo lui aveva cresciuto scagliarsi a testa bassa contro gli altri due quando erano diventati nemici anche della ragazza prima perchè voleva fare il loro stesso mestiere e gli uomini non la accettavano e poi perchè per reazione a questo era finita a diventare informatrice come debito di gratitudine verso un finanziere che invece le aveva dimostrato tutta l’umanità che negli uomini della carovana non era mai riuscita a vedere. O poteva esserci qualcosa di felice nel sentire la sorellina per cui lui era l’unica figura di riferimento, perchè del padre non poteva ricordare nulla, una volta cresciuta, piangere per le cattiverie sempre dei soliti due e scagliarsi a propria volta  contro le recriminazioni dei fratelli dicendo loro in faccia che le facevano schifo? Come poteva esserci qualcosa di felice nel dover constatare che di uno di quei due, pur essendo suo fratello, lui stesso non riusciva a dire altro se non che ormai non gli sarebbe dispiaciuto se la Finanza l’avesse preso, perchè forse scontando quello che doveva scontare avrebbe imparato qualcosa? Come poteva dirsi felice chi finalmente trovava un accordo con la madre su come comportarsi con Graziano appena tornato dalla prigione solo perchè aveva esagerato talmente tanto che ora anche la madre conveniva che per il bene di tutti era meglio che non vivesse più con loro?
Di tutto questo sua nipote non sapeva nulla, nessuno dei nipoti lo  sapeva. Ed era giusto che continuassero a non sapere, ora che con la famiglia un equilibrio si era trovato, nulla doveva colpire quei ragazzi e rivelare quello che era stato un passato difficile da rievocare per tutti.
E non era per nulla  una cosa felice nemmeno non poter rispondere con sincerità alla nipote perchè nè lei nè i suoi fratelli o i cugini dovevano sapere ciò che si nascondeva dietro lo zio Felice, le sue raccomandazioni e la sua fissazione per i loro studi. Non c’era nulla di bello, in tutto questo, ma cosa poteva farci se lui, Felice, era sempre stato così, destinato solo a cose tutt’altro che felici? Non l’avrebbe mai detto abbastanza che qui benedetti Romani di certe cose non ne avevano mai capito nulla!

 

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Ciao! Ho sistemato la formattazione rimuovendo la spaziatura doppia. Ti allego la Guida alla formattazione dei testi, così la prossima volta sai come farlo :)

Esprimo il mio parere tenendo conto del fatto che il racconto fa parte di un progetto più ampio.
Intanto, ci sono diverse frasi da sistemare, forse hai fatto casino mentre modificavi il testo. In ogni caso, le ritrovi facilmente con una rilettura.
Altre frasi sono un po' sgrammaticate, mi sembra ricalchino forme dialettali ed è possibile che nel romanzo trovino il giusto contesto (qui, per via del poco spazio, risultano meno giustificate).
Come racconto autonomo, secondo me, ha un grande problema purtroppo: mi dai tante informazioni e tanti dettagli, ma non racconti davvero una storia. Il protagonista si fa sentire soltanto come voce, non è davvero un personaggio. Parla tanto, senza dire davvero qualcosa che mi faccia entrare nel suo mondo e nella sua vita, che mi faccia empatizzare e capire come lui vede le cose. Il risultato è che ci sono tante parole, però su di me non fanno abbastanza presa. E a fine lettura mi lasciano l'amaro in bocca. Come sequenza di un romanzo (o comunque di uno scritto più lungo) può funzionare meglio, ma credo che risulti comunque pesante. Le informazioni che dai sono tante, quindi bisogna trovare il modo di renderle attraenti e interessanti.
Non tutte le informazioni forse sono essenziali, tuttavia, anche a voler tenere tutto, credo che si possa limare un bel po' la forma del testo, perché a volte esageri con i giri di parole allungando troppo. Essere diretti a volte semplifica molto la lettura. Ti faccio un esempio con l'incipit:

13 ore fa, Liesel Wordbound ha scritto:

Gli antichi Romani non capivano proprio niente di certe cose. Felice non riusciva a liberarsi di questo pensiero da quando (1)una delle nipoti, (2)ingenuamente e senza sospettare cosa avrebbe scatenato, gli aveva citato un detto in latino, chiedendogli cosa ne pensasse. Lui nemmeno aveva osato risponderle (3)veramente quando lei aveva chiesto cosa pensasse di quel motto, perchè la sua risposta sarebbe stata troppo secca per una ragazzina completamente ignara di ciò che quel detto aveva risvegliato in lui.

(1) Invece che una delle nipoti si potrebbe mettere un nome. Del tipo:
quando sua nipote Chiara gli aveva... oppure quando Chiara, sua nipote, gli aveva...
(2) Questa frase si potrebbe rimuovere senza danneggiare la lettura.
(3) Qui stai solo ripetendo una cosa già detta, quindi possiamo tagliare. Personalmente, rimuoverei anche tutta la parte successiva della frase. Ma so di essere uno sforbiciatore accanito e che il suggerimento può risultare drastico, quindi la butto soltanto lì.

Si può fare questa cosa per diverse parti del racconto, penso che troverebbe davvero un respiro maggiore.
L'insieme delle informazioni può comunque risultare pesante perché non c'è dietro una vera trama con dei personaggi che agiscono e compiono azioni. Lascio en passant un altro suggerimento. Dato che nell'incipit compare la nipote, è un peccato non darle spazio nel testo. Si potrebbe strutturare il racconto sull'alternanza tra i ricordi e le riflessioni del narratore/protagonista e la sua interazione con la nipote. Che ne so, stanno giocando con le formine colorate e lei tira fuori questa cosa sui Romani. Mentre loro giocano a lui parte il film della sua vita e lo racconta, ma intanto sta ancora giocando con la nipote. So che stravolgerebbe il testo, è solo un'idea che mi è venuta in mente.

Spero che le osservazioni possano risultare utili. Alla prossima :flower:

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2 ore fa, Gigiskan ha scritto:

Ciao! Ho sistemato la formattazione rimuovendo la spaziatura doppia. Ti allego la Guida alla formattazione dei testi, così la prossima volta sai come farlo :)

Esprimo il mio parere tenendo conto del fatto che il racconto fa parte di un progetto più ampio.
Intanto, ci sono diverse frasi da sistemare, forse hai fatto casino mentre modificavi il testo. In ogni caso, le ritrovi facilmente con una rilettura.
Altre frasi sono un po' sgrammaticate, mi sembra ricalchino forme dialettali ed è possibile che nel romanzo trovino il giusto contesto (qui, per via del poco spazio, risultano meno giustificate).
Come racconto autonomo, secondo me, ha un grande problema purtroppo: mi dai tante informazioni e tanti dettagli, ma non racconti davvero una storia. Il protagonista si fa sentire soltanto come voce, non è davvero un personaggio. Parla tanto, senza dire davvero qualcosa che mi faccia entrare nel suo mondo e nella sua vita, che mi faccia empatizzare e capire come lui vede le cose. Il risultato è che ci sono tante parole, però su di me non fanno abbastanza presa. E a fine lettura mi lasciano l'amaro in bocca. Come sequenza di un romanzo (o comunque di uno scritto più lungo) può funzionare meglio, ma credo che risulti comunque pesante. Le informazioni che dai sono tante, quindi bisogna trovare il modo di renderle attraenti e interessanti.
Non tutte le informazioni forse sono essenziali, tuttavia, anche a voler tenere tutto, credo che si possa limare un bel po' la forma del testo, perché a volte esageri con i giri di parole allungando troppo. Essere diretti a volte semplifica molto la lettura. Ti faccio un esempio con l'incipit:

(1) Invece che una delle nipoti si potrebbe mettere un nome. Del tipo:
quando sua nipote Chiara gli aveva... oppure quando Chiara, sua nipote, gli aveva...
(2) Questa frase si potrebbe rimuovere senza danneggiare la lettura.
(3) Qui stai solo ripetendo una cosa già detta, quindi possiamo tagliare. Personalmente, rimuoverei anche tutta la parte successiva della frase. Ma so di essere uno sforbiciatore accanito e che il suggerimento può risultare drastico, quindi la butto soltanto lì.

Si può fare questa cosa per diverse parti del racconto, penso che troverebbe davvero un respiro maggiore.
L'insieme delle informazioni può comunque risultare pesante perché non c'è dietro una vera trama con dei personaggi che agiscono e compiono azioni. Lascio en passant un altro suggerimento. Dato che nell'incipit compare la nipote, è un peccato non darle spazio nel testo. Si potrebbe strutturare il racconto sull'alternanza tra i ricordi e le riflessioni del narratore/protagonista e la sua interazione con la nipote. Che ne so, stanno giocando con le formine colorate e lei tira fuori questa cosa sui Romani. Mentre loro giocano a lui parte il film della sua vita e lo racconta, ma intanto sta ancora giocando con la nipote. So che stravolgerebbe il testo, è solo un'idea che mi è venuta in mente.

Spero che le osservazioni possano risultare utili. Alla prossima :flower:

Accolgo volentieri tutti i suggerimenti, anche perchè veramente il racocnto nasce veramente "per l'occasione" nel epriodo del contest a cui avevo voluto partecipare, certamente ho scelto un personaggioa  cui già stavo lavorando perchè sentivo che meritava approfondimenti, ma se non fosse stato per il contest questo racconto non sarebbe mai arrivato, non era un piano per ampliare i progetti, è proprio una cosa nata  un po' per caso e scritta in poco tempo, quindi sicuramente i margini di miglioramento sono ampie  vedrò di raccogliere tutto l'utile. 

Le forme dialettali effettivamente fanno pendant con l'uso che ne faccio nella storia, ma non avevo pensato al fatto chin un racconto a sè stante possano stonare di più, ci farò attenzione in futuro. 

I conisgli sui tagli e sul citare la nipote per nome sono preziosi e in realtà appena li ho letti mi sono chiesta come avessi potuto non capirlo fin dall'inizio, ma del resto la mancanza del dono della sintesi è uno dei miei grossi problemi. Proverò anche a ragionare su come inserire la sequenza in cui la nipote gli dice quella cosa che scatena la riflessione - non mentre giocano, ma mentre parlano della scuola, la nipote è già alle superiori - perchè effettivamente ha molto più senso così. 

 

Comunque in realtà ho in bozza un racconto più ampio, forse a puntate, in cui queste cose vengono per la maggior parte  mostrate mentre succedono, era l'idea iniziale ma avrei sforato troppo e per il contest ho dovuto ricorrere al macro flashback, forse lavorando come si deve all'idea originale potrebbe venirne fuori qualcosa di molto meglio..

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