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1 ora fa, sefora ha scritto:

I titoli un po' criptici mi piacciono e  per un mio romanzo si è rivelato  utile.

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Devi orzare, Baal! (verbo velico, nomignolo del protagonista)

Il tuo forse genera un po' di confusione. In garage abbiamo una  Breva, cioè una moto Guzzi, fabbrica della zona:  pochi credo si chiedano l'origine del nome, chi però conosce la moto magari penserà a quella, non al vento.  Il suono è gradevole, in effetti. Se non ricordo male, sul Garda  soffia il Peler,  poco adatto sia a un veicolo che a un titolo. Aggiungerei comunque il verbo "andando", a scanso di equivoci.

Non mi intendo di vela ma il verbo lo conosco, in ogni caso il tuto titolo effettivamente mi intriga senza nemmeno sapere di che parla il libro. Non avevo pensato anche al discorso del nome della moto per cui qualcuno potrebe pensare a quello, anche quello è un "rischio", in effetti. Nel mio caso il titolo dipende molto dal contenuto, non credo mi sarebbe venuto in mente un titolo di sapore così "locale" se la storia non lo fosse stata altrettanto, se non fosse tutto legato a fatti che, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del territorio stesso. Per quanto riguarda  l'aggiunta del verbo, sono curiosa, anche tu dunque consiglieresti "andando" che richiama l'espressione di uso comune, piuttosto che la mia idea originale di "camminando" ed escluderesti la seconda, nel caso io volessi aggiungere qualcosa che renda il titolo meno oscuro? 

6 ore fa, Ophelia03 ha scritto:

I titoli particolari o astrusi non mi spaventano, peraltro il tuo sarebbe molto breve, quindi non dovrebbe destare particolari problemi. 

Certo, non è un titolo immediato, ma non è detto che il titolo debba esserlo. Però credo che, date le sue caratteristiche, debba proprio essere incisivo. Cioè, alla fine del romanzo, si deve essere del tutto dentro quel concetto, ormai chiarissimo per il lettore. 

Spero di riuscire a convogliare nella scrittura il senso del titolo, tutta la storia di Miriam è impregnata di questo andare contro, delle sue conseguenze e della lotta che comporta e in fondo lei la rievoca proprio per aiutare e sostenere una ragazza della "nuova generazione" che a sua volta va contro, anche se in un modo totalmente diverso dal suo, e sopporta un'ostitlità paragonabile a quella che ha affrontato lei, spero veramente di saper comunicare appieno tutto questo nella narrazione, mi impegnerò molto anche per questo, in fondo è ciò che i personaggi mi chiedono e devo esserne all'altezza. 

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27 minuti fa, Liesel Wordbound ha scritto:

anche tu dunque consiglieresti "andando" che richiama l'espressione di uso comune, piuttosto che la mia idea originale di "camminando" ed escluderesti la seconda, nel caso io volessi aggiungere qualcosa che renda il titolo meno oscuro? 

Sì. I gerundi sono in genere sconsigliati (un editor che conosco li segna tutti), per giunta camminando contro "scorre" male. Inoltre il camminare rimanda a un'andatura piuttosto tranquilla e regolare, priva di opposizione, mentre il generico andare può collegarsi  anche a fatica o sforzo. Ripensandoci, non andrebbe bene  " XY -nome proprio, oppure qualifica (un ragazzo, la maestra)- contro Breva"?

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14 minuti fa, sefora ha scritto:

Sì. I gerundi sono in genere sconsigliati (un editor che conosco li segna tutti), per giunta camminando contro "scorre" male. Inoltre il camminare rimanda a un'andatura piuttosto tranquilla e regolare, priva di opposizione, mentre il generico andare può collegarsi  anche a fatica o sforzo. Ripensandoci, non andrebbe bene  " XY -nome proprio, oppure qualifica (un ragazzo, la maestra)- contro Breva"?

L'idea della persona contro il vento è carina, però nel caso non sarebbe meglio con l'articolo (quindi "contro LA Breva")?  In ogni caso, spezzando la parola non so perchè ma ho come l'impressione che perda il messaggio, quindi la discussione sull'utilizzo del nome del vento cade se rinuncio alla parola composta. Sono un po' complicata io sui titoli.... 

Poi so che i gerundi sono malvisit nella scrittura (anche se ho tra i contatti di Facebook anche sei signori editor che hanno fatto iscorsi sul non esagerare con queste "regole" che condivido in toto) ma non penso che nei titoli si guardi a questo, perchè un titolo non fa parte del ritmo della narrazione, che è quello a cui si guarda quando si controllano gerundi, avverbi e compagnia bella. se adesso queste regole devono guardare anche i titolim che sono una cosa a sè che non rientra nel ritmo generale,  non ci salviamo più... 

 Comunque non avevo pensato all'idea del tipo di  movimento suggerito da "camminando", queste risposte mi stanno rivelando un sacco di cose che non avevo proprio considerato, non sapete quanto siete siete utili...  Diciamo che io qualche volta ho dovuto camminare non in senso contrario alla reva, ma comunque in mezzo alle folate e camminavo comunque, ma il movimento era tutt'altro che tranquillo, come credo sia per chiunque provi a  camminare quando c'è vento così forte, qualsiasi vento sia. Però è altrettanto vero che l'immagine che un verbo crea nella mente di chi lo legge non dipende dal conoscere o meno la situazione o averla provata e sapere com'è, ma è proprio un'associazione spontanea  che va considerata in quanto tale, per cui camminare non è correre ma nemmeno arrancare (come probabilmente fa chi è effettivamente contro vento) e bisogna stare attenti a queste associazioni. 

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18 ore fa, Liesel Wordbound ha scritto:

non sarebbe meglio con l'articolo (quindi "contro LA Breva")? 

 Concordo. Ero rimasta distrattamente al controvento, ma nessuno direbbe "bolinavo contro Maestrale"!

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