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[5G#2]-Prompt 1- San Valentino. Amor santo e divino.


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Amor santo e divino

 

Posso dire che sia andata bene. Quel giorno ero scesa al meno venti per prendere una bottiglia di Chateau Margaux. Era lì che i tenevamo i vini, dove il cemento incontrava la roccia e non c’era bisogno nemmeno di impostare una temperatura. Alla fine si era capito che la Natura era più brava di qualsiasi tecnico, aveva una maestria di nascita che noi potevamo conseguire solo a pezzettini. Ogni vita il coriandolo di un grande libro.
Avevo appena preso in mano quel gioiello, costato il lavoro di decine di noi su campi riqualificati dopo gli ultimi eventi che, devo dire, non ci facevano molto onore, che ebbi una strana sensazione. Come se potessi ancora aspettare a ritornare su. “Non c’è fretta”, qualcosa mi disse di restare a tu per tu con lo Chateau Margaux e la sua saggia patina di polvere.
Mi guardai intorno. Ne avevamo ancora parecchie di quelle bottiglie, e nelle caverne adiacenti c’era lo Chateau Petrus. Ma quello lo lasciavamo per le visite dei capi di Stato. Oggi avevamo un semplice incontro di governatori. Erano venuti perché le turbine di idrogeno erano instabili e i tecnici volevano il permesso di abbassarne la potenza. Per aprire un vino così il direttore generale doveva avere qualcosa da far digerire. Certo non era un grande intenditore, né di vini né di energie. Lo fosse stato mi avrebbe permesso di prendere qualche Shiraz, invece no, niente consigli. Per il resto non ne parliamo.
Io non ero mai stata d’accordo con l’idrogeno. Troppe incognite.
Neanche con l’elettrico. Troppo magnetico.
Avevamo passato decenni a non sapere come smaltire tutte quelle batterie. Alle fine sembravamo noi quelli da riciclare, non ne azzeccavamo una. Io sostenevo che era perché sbagliavamo punto di vista. Non ne usavamo mai uno globale. Non ci ponevamo mai il problema delle conseguenze delle nostre scelte, e nascondevamo a noi stessi il fatto che ci fossero sempre scarti di produzione che non le rendevano davvero ecologiche. Erano solo diversamente inquinanti, e ogni volta perdevamo decenni dietro alle loro sirene.
Invece uno Chateau Margaux era sempre quello. Se rispettavi la vigna e la procedura, non mentiva, usciva un capolavoro.
Peccato che non si potesse metterne una bottiglia dentro una macchina che andasse a valore, in quel caso ci avrebbe fornito energia per un bel po’.
Non so quanto tempo mi persi dietro a queste considerazioni, ricordo solo che alla fine rientrai nel cargo elevatore con la bottiglia e premetti il pulsante del dodicesimo piano. Quello delle riunioni ufficiali. Ero l’addetta ai vini. Forse si stavano chiedendo che fine avessi fatto, se me la fossi bevuta io la bottiglia, forse mi avrebbero licenziata per il ritardo? No, eravamo rimasti in pochi a fare quel lavoro. Mi avrebbero guardato in modo serio, forse fatto una romanzina dopo che l’ultimo governatore avesse varcato la soglia del ritorno, sorridente per lo spirito divino ancora agente in lui.
Salendo non mi accorsi della scena apocalittica attorno a me. Sono sempre stata distratta, attenta ai vini, ma per il resto con la testa un po’ in aria. Se avessi guardato fuori dalle vetrate del cargo avrei visto una pace insolita, un’assenza di traffico anormale. Invece pensavo solo ad ammirare l’etichetta, leggevo ogni riga, accarezzavo la carta con un tocco leggero del polpastrello.
Quando aprii la porta della sala riunioni, o sala dei cartocci come la chiamavo con una dose di preveggenza, rimasi ferma per lo stupore. Si erano tutti fermati nella posa che avevano al momento della scossa. Il direttore generale stava per aprire il rapporto che suggeriva di non perdere nemmeno più un minuto. Il governatore delle province esterne lo guardava preoccupato, stava per dire qualcosa, forse che gli aveva già scritto diverse volte a riguardo. Quello delle province interne aveva invece un’aria quasi assente, con un tocco di rassegnazione. Gli altri erano come al solito distratti dai loro apparati digitali, stavano ancora parlando con le segretarie, gli assistenti, i consulenti. La cosa che li accomunava era non sapere come avrebbe reagito un eccesso di idrogeno con le perdite magnetiche. Le nuove reazioni che si erano create erano state analizzate da un gruppo di scienziati, ma i risultati erano stati secretati. Nessuno sapeva cosa avessero trovato. Doveva essere nel rapporto. Posai la bottiglia lontano dai corpi che si andavano raffreddando. Lei reggeva al tempo con più classe della carne di un uomo il cui cuore si è fermato. Sfilai il rapporto dalle mani del direttore generale e andai direttamente all’ultima pagina.
“…e quindi raccomandiamo di spegnere almeno la metà delle centrali per evitare il prodursi di una scarica generale che interagisca con il ritmo cardiaco. Gli effetti di tale scarica sarebbero letali per tutto il genere umano rimasto, a meno che questo non sia protetto da decine di metri di terra e cemento, cosa inverosimile, dato che solo i robot ormai lavorano nelle miniere, e che per trasferirci sottoterra ci sarebbe bisogno di un tempo che non abbiamo”.
Lo Chateau Margaux mi aveva salvato la vita. Nei giorni seguenti scoprii di essere rimasta la sola sommelier al mondo, anzi, l’unico essere umano. Avevo al mio servizio tutti i robot fatti fino a tre decenni prima, che paradossalmente essendo meno sensibili, certe frequenze non le sentivano nemmeno se mandate in stereo. Quelli super umanoidi erano tutti andati invece, troppo simili a noi. Era una fortuna, perché io non ero versata a parlarci, e questi erano più semplici. Anche efficienti. In men che non si dica ripulirono la sala riunioni. Poi ebbero un bel da fare con le strade e tutto il resto. Mi ritrovai padrona di un mondo.
Un mondo svuotato dai miei simili, e pieno di bottiglie, dal mio punto di vista sublimi, di cui ero sempre stata innamorata. L’amore paga, in virtù di quella relazione mi ero salvata. Non potevo lasciar morire tutto così. Ora ogni sera il mio maggiordomo meccanico, forse non stava bene chiamarlo così ma tanto non c’era nessuno a bacchettarmi, mi preparava la tavola nel salone panoramico. Ogni sera avevo un ospite d’onore, che saliva per me dal meno venti. Feci arrivare da ogni Stato i vini che avevo sempre sognato di tenere, in breve il meno venti diventò un paradiso. Ogni sera era come festeggiare un diverso San Valentino, del resto era quello il Santo che mi aveva guardato le spalle il giorno che mi ero salvata dal disastro generale, il 14 febbraio la Terra era stata attraversata da un bacio davvero elettrizzante tra due amanti stanchi di essere tenuti a freni, idrogeno e elettricità. Dato che il tempo non mi mancava controllai le mansioni dei robot, sapevo che già si erano intrufolati nelle vigne, “maledetti”, avrei detto fino al giorno prima, “che fortuna”, pensai allora. Così quell’anno facemmo la prima vendemmia interamente prodotta da manine meccaniche, ma supervisionata dal mio cuore. Innamorato.
Non era affatto male, non c’era traccia della scossa che aveva cancellato gli altri umani. Le vigne avevano retto bene, come tutto il mondo vegetale del resto, e anche parte di quello animale. Con un po’ di fortuna tra qualche anno avrei potuto cominciare a mandare le prime casse sulle Colonie extraplanetarie. Il fatto che quei pochi temerari avessero scelto una vita diversa, più spartana di quella che ci aveva portato a un tale evento estremo, non voleva dire che non avessero diritto a qualche sorso divino, pensai mentre aprivo uno Shiraz australiano che aveva le Pleiadi nella sua etichetta, francobollo cosmico su una navicella scura piena dell’essenza della Terra che non avevamo saputo amare abbastanza.

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Ospite
4 ore fa, Sunday Times ha scritto:

 

Amor santo e divino

 

 

Posso dire che sia andata bene. Quel giorno ero scesa al meno venti per prendere una bottiglia di Chateau Margaux. Era lì che i tenevamo i vini, dove il cemento incontrava la roccia e non c’era bisogno nemmeno di impostare una temperatura. Alla fine si era capito che la Natura era più brava di qualsiasi tecnico, aveva una maestria di nascita che noi potevamo conseguire solo a pezzettini. Ogni vita il coriandolo di un grande libro.

 

Avevo appena preso in mano quel gioiello, costato il lavoro di decine di noi su campi riqualificati dopo gli ultimi eventi che, devo dire, non ci facevano molto onore, che ebbi una strana sensazione. Come se potessi ancora aspettare a ritornare su. “Non c’è fretta”, qualcosa mi disse di restare a tu per tu con lo Chateau Margaux e la sua saggia patina di polvere.

 

Mi guardai intorno. Ne avevamo ancora parecchie di quelle bottiglie, e nelle caverne adiacenti c’era lo Chateau Petrus. Ma quello lo lasciavamo per le visite dei capi di Stato. Oggi avevamo un semplice incontro di governatori. Erano venuti perché le turbine di idrogeno erano instabili e i tecnici volevano il permesso di abbassarne la potenza. Per aprire un vino così il direttore generale doveva avere qualcosa da far digerire. Certo non era un grande intenditore, né di vini né di energie. Lo fosse stato mi avrebbe permesso di prendere qualche Shiraz, invece no, niente consigli. Per il resto non ne parliamo.

 

Io non ero mai stata d’accordo con l’idrogeno. Troppe incognite.

 

Neanche con l’elettrico. Troppo magnetico.

Avevamo passato decenni a non sapere come smaltire tutte quelle batterie. Alle fine sembravamo noi quelli da riciclare, non ne azzeccavamo una. Io sostenevo che era perché sbagliavamo punto di vista. Non ne usavamo mai uno globale. Non ci ponevamo mai il problema delle conseguenze delle nostre scelte, e nascondevamo a noi stessi il fatto che ci fossero sempre scarti di produzione che non le rendevano davvero ecologiche. Erano solo diversamente inquinanti, e ogni volta perdevamo decenni dietro alle loro sirene.

Invece uno Chateau Margaux era sempre quello. Se rispettavi la vigna e la procedura, non mentiva, usciva un capolavoro.

 

Peccato che non si potesse metterne una bottiglia dentro una macchina che andasse a valore, in quel caso ci avrebbe fornito energia per un bel po’.

 

Non so quanto tempo mi persi dietro a queste considerazioni, ricordo solo che alla fine rientrai nel cargo elevatore con la bottiglia e premetti il pulsante del dodicesimo piano. Quello delle riunioni ufficiali. Ero l’addetta ai vini. Forse si stavano chiedendo che fine avessi fatto, se me la fossi bevuta io la bottiglia, forse mi avrebbero licenziata per il ritardo? No, eravamo rimasti in pochi a fare quel lavoro. Mi avrebbero guardato in modo serio, forse fatto una romanzina dopo che l’ultimo governatore avesse varcato la soglia del ritorno, sorridente per lo spirito divino ancora agente in lui.

 

Salendo non mi accorsi della scena apocalittica attorno a me. Sono sempre stata distratta, attenta ai vini, ma per il resto con la testa un po’ in aria. Se avessi guardato fuori dalle vetrate del cargo avrei visto una pace insolita, un’assenza di traffico anormale. Invece pensavo solo ad ammirare l’etichetta, leggevo ogni riga, accarezzavo la carta con un tocco leggero del polpastrello.

 

Quando aprii la porta della sala riunioni, o sala dei cartocci come la chiamavo con una dose di preveggenza, rimasi ferma per lo stupore. Si erano tutti fermati nella posa che avevano al momento della scossa. Il direttore generale stava per aprire il rapporto che suggeriva di non perdere nemmeno più un minuto. Il governatore delle province esterne lo guardava preoccupato, stava per dire qualcosa, forse che gli aveva già scritto diverse volte a riguardo. Quello delle province interne aveva invece un’aria quasi assente, con un tocco di rassegnazione. Gli altri erano come al solito distratti dai loro apparati digitali, stavano ancora parlando con le segretarie, gli assistenti, i consulenti. La cosa che li accomunava era non sapere come avrebbe reagito un eccesso di idrogeno con le perdite magnetiche. Le nuove reazioni che si erano create erano state analizzate da un gruppo di scienziati, ma i risultati erano stati secretati. Nessuno sapeva cosa avessero trovato. Doveva essere nel rapporto. Posai la bottiglia lontano dai corpi che si andavano raffreddando. Lei reggeva al tempo con più classe della carne di un uomo il cui cuore si è fermato. Sfilai il rapporto dalle mani del direttore generale e andai direttamente all’ultima pagina.

 

“…e quindi raccomandiamo di spegnere almeno la metà delle centrali per evitare il prodursi di una scarica generale che interagisca con il ritmo cardiaco. Gli effetti di tale scarica sarebbero letali per tutto il genere umano rimasto, a meno che questo non sia protetto da decine di metri di terra e cemento, cosa inverosimile, dato che solo i robot ormai lavorano nelle miniere, e che per trasferirci sottoterra ci sarebbe bisogno di un tempo che non abbiamo”.

 

Lo Chateau Margaux mi aveva salvato la vita. Nei giorni seguenti scoprii di essere rimasta la sola sommelier al mondo, anzi, l’unico essere umano. Avevo al mio servizio tutti i robot fatti fino a tre decenni prima, che paradossalmente essendo meno sensibili, certe frequenze non le sentivano nemmeno se mandate in stereo. Quelli super umanoidi erano tutti andati invece, troppo simili a noi. Era una fortuna, perché io non ero versata a parlarci, e questi erano più semplici. Anche efficienti. In men che non si dica ripulirono la sala riunioni. Poi ebbero un bel da fare con le strade e tutto il resto. Mi ritrovai padrona di un mondo.

 

Un mondo svuotato dai miei simili, e pieno di bottiglie, dal mio punto di vista sublimi, di cui ero sempre stata innamorata. L’amore paga, in virtù di quella relazione mi ero salvata. Non potevo lasciar morire tutto così. Ora ogni sera il mio maggiordomo meccanico, forse non stava bene chiamarlo così ma tanto non c’era nessuno a bacchettarmi, mi preparava la tavola nel salone panoramico. Ogni sera avevo un ospite d’onore, che saliva per me dal meno venti. Feci arrivare da ogni Stato i vini che avevo sempre sognato di tenere, in breve il meno venti diventò un paradiso. Ogni sera era come festeggiare un diverso San Valentino, del resto era quello il Santo che mi aveva guardato le spalle il giorno che mi ero salvata dal disastro generale, il 14 febbraio la Terra era stata attraversata da un bacio davvero elettrizzante tra due amanti stanchi di essere tenuti a freni, idrogeno e elettricità. Dato che il tempo non mi mancava controllai le mansioni dei robot, sapevo che già si erano intrufolati nelle vigne, “maledetti”, avrei detto fino al giorno prima, “che fortuna”, pensai allora. Così quell’anno facemmo la prima vendemmia interamente prodotta da manine meccaniche, ma supervisionata dal mio cuore. Innamorato.

 

Non era affatto male, non c’era traccia della scossa che aveva cancellato gli altri umani. Le vigne avevano retto bene, come tutto il mondo vegetale del resto, e anche parte di quello animale. Con un po’ di fortuna tra qualche anno avrei potuto cominciare a mandare le prime casse sulle Colonie extraplanetarie. Il fatto che quei pochi temerari avessero scelto una vita diversa, più spartana di quella che ci aveva portato a un tale evento estremo, non voleva dire che non avessero diritto a qualche sorso divino, pensai mentre aprivo uno Shiraz australiano che aveva le Pleiadi nella sua etichetta, francobollo cosmico su una navicella scura piena dell’essenza della Terra che non avevamo saputo amare abbastanza.

 

Ho appena letto questo racconto. L'idea c'è, ma avevo capito che la terra dovesse essere deserta e invece qui viene descritta come piena di morti. Non so se è  stata rispettata a pieno la linea guida. A parte questo, credo che si dica ramanzina e non romanzina. Lo stile è  in prima persona al passato e la storia è  molto sul raccontato più  che sul mostrato. L'ambientazione non è  molto chiara. Non si capisce di che edificio si stia parlando.

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(modificato)

@vinword, anche io ho capito che la terra deve essere deserta. Difatti descrivo COME lo diventa.

Anche @Alorigo descrive cosa è all'origine di ciò, quindi dove è il problema. Anzi, lui descrive l'evento, la battaglia, con molta più dovizia di particolari di quanto abbia fatto io. Non c'è una boa che dice "descrizione di come si è desertificata".

Ma non ricordo di aver letto tue osservazioni in merito.

Per come si dice romanzina ti rimando alla Treccani. L'edificio è un grattacielo ad almeno 32 piani, di cui 20 sottoterra e 12 elevati, ma può averne molti di più. La storia è, se permetti, scritta come viene meglio a me. L'ambientazione è in parte suggerita, ma se tu hai problemi di immaginazione questo non può essere imputato al racconto.

Pensavo di essermi lasciata alle spalle le osservazioni pretestuose, ma vedo che tutto il mondo è paese.

Ti lamenti che l'ambientazione non è chiara, e al momento stesso anche del fatto che ho chiarito la parte principale che riguarda l'ambientazione, cioè come si è prodotto l'evento. Ti sono sfuggiti tutti i nessi tra la scarica, il cuore eccetera eccetera. E che quindi tutto è collegato. Questo succede quando le critiche partono subito, quando si legge in modalità: vediamo cosa c'è che non va.

Anzi. Vediamo cosa potrebbe esserci che non va.

 

 

 

romanzina.png

Modificato da Sunday Times
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Domanda per gli staffer: è il caso di aprire ai commenti prima ancora che sia arrivata la scadenza di presentazione dei racconti? 

Vedo la cosa un po' prematura... 

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Ospite
12 minuti fa, Alorigo ha scritto:

Domanda per gli staffer: è il caso di aprire ai commenti prima ancora che sia arrivata la scadenza di presentazione dei racconti? 

Vedo la cosa un po' prematura... 

Per l'altro contest è  stato così. Non vedo perché  ora dovrebbe essere diverso.

1 ora fa, Sunday Times ha scritto:

@vinword, anche io ho capito che la terra deve essere deserta. Difatti descrivo COME lo diventa.

Anche @Alorigo descrive cosa è all'origine di ciò, quindi dove è il problema. Anzi, lui descrive l'evento, la battaglia, con molta più dovizia di particolari di quanto abbia fatto io. Non c'è una boa che dice "descrizione di come si è desertificata".

Ma non ricordo di aver letto tue osservazioni in merito.

Per come si dice romanzina ti rimando alla Treccani. L'edificio è un grattacielo ad almeno 32 piani, di cui 20 sottoterra e 12 elevati, ma può averne molti di più. La storia è, se permetti, scritta come viene meglio a me. L'ambientazione è in parte suggerita, ma se tu hai problemi di immaginazione questo non può essere imputato al racconto.

Pensavo di essermi lasciata alle spalle le osservazioni pretestuose, ma vedo che tutto il mondo è paese.

Ti lamenti che l'ambientazione non è chiara, e al momento stesso anche del fatto che ho chiarito la parte principale che riguarda l'ambientazione, cioè come si è prodotto l'evento. Ti sono sfuggiti tutti i nessi tra la scarica, il cuore eccetera eccetera. E che quindi tutto è collegato. Questo succede quando le critiche partono subito, quando si legge in modalità: vediamo cosa c'è che non va.

 

 

 

romanzina.png

Guarda, mi dispiace che tu te la sia presa così  tanto. Il mio era solo un parere personale. Le persone nel tuo racconto sono morte e non scomparse. Per la ramanzina ho scritto "credo che si dica ramanzina" quindi non è  necessario prendere fuoco, felice di essermi sbagliato. Io non parto mai con preconcetti per trovare qualcosa che non vada. Lo scopo di forum come questi dovrebbe essere quello di confrontarsi civilmente e non come hai fatto tu. Per quanto riguarda @Alorigo mi sembra indelicato nominarlo e comunque non ho ancora avuto la possibipossibilità di leggere il suo racconto, altrimenti avrei fatto le stesse osservazioni. Detto questo, credo che bisognerebbe saper distinguere delle osservazioni tranquille da una critica aggressiva, e la mia ti assicuro che non lo era.

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*** INTERVENTO DI MODERAZIONE ***

@Sunday Times, ci rendiamo conto che si tende a essere più sensibili quando una nostra opera viene messa in discussione tuttavia ti invitiamo a mantenere un tono cordiale nei confronti di chi, comunque, spende il suo tempo per commentare. Questo non significa che devi necessariamente accettare il commento. Puoi replicare senza problemi ma, al fine di mantenere un clima sereno in tutta la community, ti suggeriamo di evitare la polemica e rivolgerti ai tuoi "colleghɜ" (amicɜ, utenti) con rispetto e tranquillità.

Nessuno sta commentando per cercare "qualcosa che non va" e se così dovesse essere verrebbe richiamato immediatamente. Tutti i commenti di UP sono volti al miglioramento e in buona fede.

Gentilmente ti chiedo di NON rispondere a questo post per non "inquinare" quello che dovrebbe essere lo spazio del tuo racconto. Per qualsiasi dubbio o chiarimento sono disponibile io stessə in privato. Se preferisci - o anche non sei d'accordo con questo richiamo informale - puoi anche contattare privatamente un altro staffer.

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37 minuti fa, vinword ha scritto:

Per l'altro contest è  stato così. Non vedo perché  ora dovrebbe essere diverso.

Guarda, mi dispiace che tu te la sia presa così  tanto. Il mio era solo un parere personale. Le persone nel tuo racconto sono morte e non scomparse. Per la ramanzina ho scritto "credo che si dica ramanzina" quindi non è  necessario prendere fuoco, felice di essermi sbagliato. Io non parto mai con preconcetti per trovare qualcosa che non vada. Lo scopo di forum come questi dovrebbe essere quello di confrontarsi civilmente e non come hai fatto tu. Per quanto riguarda @Alorigo mi sembra indelicato nominarlo e comunque non ho ancora avuto la possibipossibilità di leggere il suo racconto, altrimenti avrei fatto le stesse osservazioni. Detto questo, credo che bisognerebbe saper distinguere delle osservazioni tranquille da una critica aggressiva, e la mia ti assicuro che non lo era.

Ma chi ha mai detto che la tua critica fosse aggressiva? Io no di certo. Solo fatta superficialmente. Temo che anche il tuo far uscire questa parola da non so quale cilindro sia una ulteriore conferma di quanto sia difficile capirsi.

Le persone sono morte. Sì. Se uno rimane l'ultimo sulla Terra può succedere che tutti gli altri siano morti.

Non penso di avere offeso Alorigo solo perchè ho descritto un suo passaggio. Offensivo è una parola che non mi pare adatta in nessun caso a questo contesto. Io non prendo fuoco, chiarisco di essere solo precisa a riguardo di qualcosa. Se tu hai avuto questa impressione è perchè non sei abituato a un tono del genere, ma non è un tono aggressivo. È semplicemente quello di chi vuole chiarire alcune cose.

Per me, visto che parli di civiltà, e civiltà è rispetto, rispetto vuol dire, correggendo un testo, farlo con criterio, e non a caso. Cioè non scrivere innanzitutto : "credo che questo sia sbagliato". Se correggi una cosa devi essere sicuro di quello che dici.

Questo è rispetto sia per te che per l'altro. Il resto è parlare per parlare, e lo dico molto tranquillamente, senza nessuna animostà, nè perchè sono ipersensibile alle critiche, ma semplicemente perchè vorrei che quando si parla di qualcosa lo si facesse con più criterio.

Mi spiace che questo venga frainteso. Spero che questo post faccia ulteriore chiarezza a riguardo.

Sempre a proposito di rispetto, per me quando leggo un testo, rispetto dell'autore è fare osservazioni pertinenti. Le caratteristiche di quello che vado a leggere non sono difetti o cose da criticare. Onestamente il tuo commento non ha senso. Voglio dire che criticare un testo perchè è scritto al passato che vuol dire? non c'erano indicazioni a riguardo. 

Poi che vuol dire che è più raccontato che mostrato? Ti rendi conto che non spiega niente? quando si racconta si descrive, cioè si mostra. Io amo parlare, ma di cose effettive. Se mi si fanno osservazioni fumose cosa devo fare? Tacere e fare finta di niente?

Non di fronte ad osservazioni così vaghe. Quindi spero di essermi spiegata bene, e di aver fugato eventuali ombre a riguardo.

Anche per i moderatori.

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Ospite
37 minuti fa, Sunday Times ha scritto:

Ma chi ha mai detto che la tua critica fosse aggressiva? Io no di certo. Solo fatta superficialmente. Temo che anche il tuo far uscire questa parola da non so quale cilindro sia una ulteriore conferma di quanto sia difficile capirsi.

Le persone sono morte. Sì. Se uno rimane l'ultimo sulla Terra può succedere che tutti gli altri siano morti.

Non penso di avere offeso Alorigo solo perchè ho descritto un suo passaggio. Offensivo è una parola che non mi pare adatta in nessun caso a questo contesto. Io non prendo fuoco, chiarisco di essere solo precisa a riguardo di qualcosa. Se tu hai avuto questa impressione è perchè non sei abituato a un tono del genere, ma non è un tono aggressivo. È semplicemente quello di chi vuole chiarire alcune cose.

Per me, visto che parli di civiltà, e civiltà è rispetto, rispetto vuol dire, correggendo un testo, farlo con criterio, e non a caso. Cioè non scrivere innanzitutto : "credo che questo sia sbagliato". Se correggi una cosa devi essere sicuro di quello che dici.

Questo è rispetto sia per te che per l'altro. Il resto è parlare per parlare, e lo dico molto tranquillamente, senza nessuna animostà, nè perchè sono ipersensibile alle critiche, ma semplicemente perchè vorrei che quando si parla di qualcosa lo si facesse con più criterio.

Mi spiace che questo venga frainteso. Spero che questo post faccia ulteriore chiarezza a riguardo.

Sempre a proposito di rispetto, per me quando leggo un testo, rispetto dell'autore è fare osservazioni pertinenti. Le caratteristiche di quello che vado a leggere non sono difetti o cose da criticare. Onestamente il tuo commento non ha senso. Voglio dire che criticare un testo perchè è scritto al passato che vuol dire? non c'erano indicazioni a riguardo. 

Poi che vuol dire che è più raccontato che mostrato? Ti rendi conto che non spiega niente? quando si racconta si descrive, cioè si mostra. Io amo parlare, ma di cose effettive. Se mi si fanno osservazioni fumose cosa devo fare? Tacere e fare finta di niente?

Non di fronte ad osservazioni così vaghe. Quindi spero di essermi spiegata bene, e di aver fugato eventuali ombre a riguardo.

Anche per i moderatori.

Guarda. Purtroppo quando si descrive qualcosa non sempre la si sta mostrando sto parlando dello show don't tell famoso e famigerato. Le mie critiche sono pertinenti e personali, non è  detto che siano giuste, ma di sicuro non sono fatte a caso. Comunque se non le capisci te le spiego volentieri senza alcun problema. Ce ne sono molte altre che avrei potuto farti e non ho fatto. P.s. se uno rimane l'ultimo sulla terra i morti per me non ci devono stare. Tutte le persone sono scomparse ha un solo significato. Boh forse mi spiego male io.

Modificato da Ospite
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Ospite
1 minuto fa, Arcadia ha scritto:

@vinword, il racconto di @Sunday Times è perfettamente in regola con la traccia. Nel caso non lo fosse stato sarebbe stata premura dello staff farglielo notare. Giusto per dissipare ogni dubbio a riguardo :)

 

 

Perfetto, come non detto allora era solo un'impressione mia.

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18 ore fa, vinword ha scritto:

Ho appena letto questo racconto. L'idea c'è, ma avevo capito che la terra dovesse essere deserta e invece qui viene descritta come piena di morti. Non so se è  stata rispettata a pieno la linea guida.

Ciao @vinword, visto che gli staffer hanno confermato la possibilità di fare commenti e visto che, alla lontana, la tua domanda coinvolge anche il mio racconto, vorrei darti anche la mia versione delle cose.

La traccia dice "siete l'ultima persona sulla terra" e non "siete l'unica persona su un pianeta disabitato". Essere gli ultimi significa ultimi sopravvissuti a tutti gli altri che prima, in un modo o nell'altro, esistevano.
Inoltre non dice che è vietato dare motivazioni sul perché si è rimasti soli.
Sulla base di questa considerazione, ho scelto una linea analoga a quella di @Sunday Times, raccontando l'evento che ha portato alla solitudine.

In generale, quindi, a mio parere credo che il racconto sia perfettamente in linea con la traccia. Spero che il mio pensiero possa averti chiarito il mio punto di vista.

Ciao

  • Grazie 1
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Ospite
49 minuti fa, Alorigo ha scritto:

Ciao @vinword, visto che gli staffer hanno confermato la possibilità di fare commenti e visto che, alla lontana, la tua domanda coinvolge anche il mio racconto, vorrei darti anche la mia versione delle cose.

La traccia dice "siete l'ultima persona sulla terra" e non "siete l'unica persona su un pianeta disabitato". Essere gli ultimi significa ultimi sopravvissuti a tutti gli altri che prima, in un modo o nell'altro, esistevano.
Inoltre non dice che è vietato dare motivazioni sul perché si è rimasti soli.
Sulla base di questa considerazione, ho scelto una linea analoga a quella di @Sunday Times, raccontando l'evento che ha portato alla solitudine.

In generale, quindi, a mio parere credo che il racconto sia perfettamente in linea con la traccia. Spero che il mio pensiero possa averti chiarito il mio punto di vista.

Ciao

Per me non era così  chiaro, sopravvissuti poi lo hai aggiunto tu, forse se avessero aggiunto questa parolina sarebbe stato più chiaro. A me per esempio leggendo la traccia mi è  subito tornato in mente un episodio di "Ai confini della realtà" dove un uomo si sveglia essendo l'unico sulla terra e alla fine si scopre che era una simulazione per astronauti che volevano abituare alla solitudine nello spazio, ma @Arcadia ha già chiarito la questione e trovo inutile tornarci sopra. 

Modificato da Ospite
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In effetti l'idea del racconto è davvero originale (dimmi che ti piace davvero il vino, ti prego!) e lei... mi piace, come personaggio. L'ho "sentita". La cosa che però, per questo, mi risulta molto evidente è che in certi momenti... il "parlato" della protagonista cambia senza che sia qualcosa di voluto, alternando scelte più "eleganti" ad altre un po' meno come, ad esempio in "frequenze che non sentivano neanche in stereo" (riferito ai vecchi robot, cito a memoria).
I punti di forza del tuo racconto sono trama e ambientazione.
Qualche imprecisione con la punteggiatura e qualche piccolo refuso non sono cose io noto o faccio notare quindi mettiamole da parte per il momento (anche se sono importanti per la scorrevolezza del testo e il suo "senso").
Credo piuttosto che il "problema" (e sempre relativo, sia ben inteso) siano appunto certe frasi che quasi all'improvviso rompono l'atmosfera facendo perdere il registro con la quale hai caratterizzato la tua protagonista, una fredda signorina il cui corpo deve avere una temperatura compresa tra i quattordici e i venti gradi (la immagino un rosso).
Una "ricalibrata" al testo nei punti in cui è sfuggito e per me avrai un buon racconto, che trovo perfettamente aderente alla traccia.
Da fan della fantascienza ti voglio già un po' bene (anche per aver osato spiegazioni!) e spero scriverai altro del genere.

Alla prossima

Modificato da Mattia Alari
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4 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

In effetti l'idea del racconto è davvero originale (dimmi che ti piace davvero il vino, ti prego!) e lei... mi piace, come personaggio. L'ho "sentita". La cosa che però, per questo, mi risulta molto evidente è che in certi momenti... il "parlato" della protagonista cambia senza che sia qualcosa di voluto, alternando scelte più "eleganti" ad altre un po' meno come, ad esempio in "frequenze che non sentivano neanche in stereo" (riferito ai vecchi robot, cito a memoria).
I punti di forza del tuo racconto sono trama e ambientazione.
Qualche imprecisione con la punteggiatura e qualche piccolo refuso non sono cose io noto o faccio notare quindi mettiamole da parte per il momento (anche se sono importanti per la scorrevolezza del testo e il suo "senso").
Credo piuttosto che il "problema" (e sempre relativo, sia ben inteso) siano appunto certe frasi che quasi all'improvviso rompono l'atmosfera facendo perdere il registro con la quale hai caratterizzato la tua protagonista, una fredda signorina il cui corpo deve avere una temperatura compresa tra i quattordici e i venti gradi (la immagino un rosso).
Una "ricalibrata" al testo nei punti in cui è sfuggito e per me avrai un buon racconto, che trovo perfettamente aderente alla traccia.
Da fan della fantascienza ti voglio già un po' bene (anche per aver osato spiegazioni!) e spero scriverai altro del genere.

Alla prossima

Ciao Mattia, posso rassicurarti sul fatto del vino, in genere rosso.

Sarei curiosa di conoscere quali sono le altre frasi meno eleganti, sai anche noi quando parliamo alterniamo frasi di diverso livello.

Il punto che forse ti fa percepire questi sbalzi è la percezione della protagonista. Non ho mai pensato, nel breve tempo della scrittura del racconto, a una fredda signorina. Determinata e lucida sì, ma fredda no. Il fatto che sia conscia della situazione e per qualche motivo eletta a non far estinguere la razza superiore delle viti, non ne fa necessariamente un tipo freddo, per me. Una capace di vedere le cose essenziali,  di andare all'essenza delle cose, una capace di vedere in quale punto i suoi simili si andranno a fracassare la testa, questo sì. Del resto da quei 14-20 gradi poi si sviluppa molto più calore, una volta che sono stati ingeriti..

Ti ringrazio di queste osservazioni, perchè dimostrano come da parole che a noi sembrano aver trovato una sistemazione definitiva possano sempre uscire altri conigli con nuovi messaggi. È proprio vero che un testo può venire percepito in molti modi, tu hai percepito il lato freddo della protagonista come quello principale, mentre per me era solo un ingrediente.

Il parlato si adatta alla percezione che ne ho avuta scrivendo, un po' diversa dalla tua. Io non ho sentito una persona fredda, quanto imprevedibile. Una persona che indossa non tanto una maschera quanto un vestito di scena, pronta ad uscirne all'occorrenza. E quell'occorrennza è la fine del mondo. La fine che la libera, finalmente. E quindi contiene in sé molti linguaggi.. come tutti quei vini che faranno poi parte della sua cantina. Perlomeno il linguaggio in più della libertà repressa, dell'autenticità rimandata, come quei vini che non poteva mai ordinare. Quindi c'è qualcosa che spinge per esprimersi, anche nel liguaggio. Una certa pressione che spinge perchè è stata tappata a lungo.  Questa più o meno la dinamica del personaggio, per come l'ho scritto, spero ti piaccia sempre.   Alla prossima.  

ps. un emoticon con l'uva no eh?.. nememno un tappo c'è.

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Appena avrò modo di sistemarmi comodamente al computer ti segnalerò (sempre e solo a mio parere, perché è tale) dove c'è questa oscillazione. Quanto alla freddezza... beh, il suo agire dopo tutto mi è sembrato decisamente poco emotivo. In fondo è come se tutta la sua passione fosse rovesciata in una direzione (il vino) ed è concentrata su quello. Rimuovere la "spazzatura" e andare avanti, anche sollevata che i robot umanoidi nuovo tipo siano andati perduti perché troppo simili agli umani, mi dà una certa misura del suo "tipo emotivo".
A me piace. Certamente è una persona, molto realistica paradossalmente (conosco gente così) con cui è il caso di dividere solo una bottiglia. Neanche troppo preziosa per lei/lui altrimenti preferiscono goderne da sol*.

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13 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

 

Rimuovere la "spazzatura" e andare avanti, anche sollevata che i robot umanoidi nuovo tipo siano andati perduti perché troppo simili agli umani, mi dà una certa misura del suo "tipo emotivo".
A me piace. Certamente è una persona, molto realistica paradossalmente (conosco gente così) con cui è il caso di dividere solo una bottiglia. Neanche troppo preziosa per lei/lui altrimenti preferiscono goderne da sol*.

Non è prorio così. Questo è un accenno ad un aspetto retro di chi non è mai al 100% coincidente col proprio tempo, e proprio per questo finisce per salvarsi da un evento di massa. Perchè è fuori tempo. Con la testa o il corpo è sempre da qualche altra parte. Non tanto perchè ha qualcosa contro i nuovi robot, ma perchè è una nostalgica di qualcosa che non ritrova nei nuovi tempi.

Robot umanoidi troppo simili a quali umani? A quelli che hanno decretato il proprio suicidio di massa. C'è umanità e umanità. Non c'è una sola. Ce ne sono tante quante le strade che possono essere prese. Lei non concorda con quella che ha surriscaldato il pianeta. Ma non basta a dire che questo la rende gelida, poco incline alla condivisione. Difatti il vino che farà lo manderà ai coloni. Chi glielo fa fare di studiare tutti quei manuali di Nasa & C se non per amore di condivisione? Le super bottiglie non vengono condivise perchè non c'è nessun altro, è il copione. Ma se ci fosse lo farebbe, perchè è un amante del vino, non un'avvinazzata.   :wub:

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In effetti hai ragione... Anche se io sono sempre molto colpito dal "distacco" (diciamo pure che è la parola migliore per definire quella che, sbagliando, ho detto più volte "freddezza") di cui sono capaci molte persone, che per come sono fatte ti fanno dubitare di essere capaci di provare grandi sentimenti di un certo tipo (ammesso che poi sia un loro deficit). Lei è distaccata dalla realtà (lo dice pure chiaramente) e con molto distacco valuta il fatto di essere l'ultima rimasta sulla Terra. Se ne sta praticamente sola per tutto il tempo con le bottiglie, programma la sua giornata e il futuro in modo molto organizzato...
Insomma... è il mio opposto.
Per me, continuo a dirlo, ci vuole un carattere che sia il contrario di una persona "appassionata" nella definizione che ho in mente ma hai ragione: pensa di mandare le bottiglie ai coloni. In fondo, probabilmente, chi ama il vino ha in sé più voglia di condividere di quella che erroneamente avevo considerato.
Grazie, il punto di vista dell'autore è sempre molto interessante e chiarificatore.

Continuo a dire che secondo me dovresti svolgere questa idea e mandare il racconto a qualche rivista o concorso a tema fantascientifico. A me sembra una cosa originale. E mi piacerebbe vederla "svolta".

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5 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

In effetti hai ragione... Anche se io sono sempre molto colpito dal "distacco" (diciamo pure che è la parola migliore per definire quella che, sbagliando, ho detto più volte "freddezza") di cui sono capaci molte persone, che per come sono fatte ti fanno dubitare di essere capaci di provare grandi sentimenti di un certo tipo (ammesso che poi sia un loro deficit). Lei è distaccata dalla realtà (lo dice pure chiaramente) e con molto distacco valuta il fatto di essere l'ultima rimasta sulla Terra. Se ne sta praticamente sola per tutto il tempo con le bottiglie, programma la sua giornata e il futuro in modo molto organizzato...
Insomma... è il mio opposto.
Per me, continuo a dirlo, ci vuole un carattere che sia il contrario di una persona "appassionata" nella definizione che ho in mente ma hai ragione: pensa di mandare le bottiglie ai coloni. In fondo, probabilmente, chi ama il vino ha in sé più voglia di condividere di quella che erroneamente avevo considerato.
Grazie, il punto di vista dell'autore è sempre molto interessante e chiarificatore.

Continuo a dire che secondo me dovresti svolgere questa idea e mandare il racconto a qualche rivista o concorso a tema fantascientifico. A me sembra una cosa originale. E mi piacerebbe vederla "svolta".

Mi fa piacere di aver potuto spiegare il movimento del personaggio nel racconto. In effetti è qualcuno abituato ad osservare e a riflettere molto, ma senza poterne mettere a parte gli altri. Nemmeno i robot di ultima generazione, pensati e programmati dagli stessi con cui non ha un vero dialogo. Quindi quando il disastro arriva lei è preparata.

Avevo pensato di mandarlo alle signore della grappa. Loro fanno, almeno facevano, una graziosa gara di racconti vinicoli.

Ma poi ho riflettuto: sarò penalizzata dal non avere messo nemmeno un grosso nome di vitigno italiano? È vero che lo Shiraz lo facciamo anche qua, ma sono pur sempre tre nomi "stranieri".  Mentre scrivevo ne ero consapevole, ma tant'è.

Vuoi un sequel? O che sia letto da più persone? Cosa intendi per "svolta"? la terza a sinistra, la seconda a destra.. spiegati meglio.

 

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2 minuti fa, Sunday Times ha scritto:

Vuoi un sequel? O che sia letto da più persone? Cosa intendi per "svolta"? la terza a sinistra, la seconda a destra.. spiegati meglio.

 Ahahahaha...
Volevo dire che questo potrebbe essere una prima bozza di qualcosa di più lungo, da svolgere in modo più articolato. E secondo me, se ti prendessi più spazio per la storia (se appunto la svolgessi nelle parti che accenni, se la sviluppassi più in profondità) potresti averne un racconto medio/lungo piuttosto originale.
Riviste di fantascienza, ripeto. Ci sono anche dei concorsi, per racconti di questo tipo.
 

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(modificato)
21 minuti fa, Mattia Alari ha scritto:

 Ahahahaha...
Volevo dire che questo potrebbe essere una prima bozza di qualcosa di più lungo, da svolgere in modo più articolato. E secondo me, se ti prendessi più spazio per la storia (se appunto la svolgessi nelle parti che accenni, se la sviluppassi più in profondità) potresti averne un racconto medio/lungo piuttosto originale.
Riviste di fantascienza, ripeto. Ci sono anche dei concorsi, per racconti di questo tipo.
 

Va bene Mattia, in fondo alla salita, in cima alla discesa allora. Ho capito. Vedrò quali strade si aprono nella mappa del racconto. Magari spostiamoci nelle nostre rispettive caselle e dammi qualche consiglio mirato. Mira e spara. Grazie ancora.

Modificato da Sunday Times
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@Sunday Timestutto il mio plauso al tuo racconto. Da vecchia ciabatta appassionata di Asimov e di vecchie antologie di fantascienza ho trovato in quello che hai scritto tutto quello che preferisco. Dei difetti segnalati su altri commenti non ne sento di condividere nessuno. La storia scorre, tutto è chiaro quanto basta e misterioso quando serve per innescare il senso di curiosità. Se dovessi dire che non ho mai letto niente di simile mentirei, ma l'idea del vino come escamotage per sopravvivere e il fatto che, grazie a quello, ci sia un futuro per via delle colonie è proprio una mano ben giocata. 

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1 ora fa, LadyGladia ha scritto:

@Sunday Timestutto il mio plauso al tuo racconto. Da vecchia ciabatta appassionata di Asimov e di vecchie antologie di fantascienza ho trovato in quello che hai scritto tutto quello che preferisco. Dei difetti segnalati su altri commenti non ne sento di condividere nessuno. La storia scorre, tutto è chiaro quanto basta e misterioso quando serve per innescare il senso di curiosità. Se dovessi dire che non ho mai letto niente di simile mentirei, ma l'idea del vino come escamotage per sopravvivere e il fatto che, grazie a quello, ci sia un futuro per via delle colonie è proprio una mano ben giocata. 

È vero, in un certo tipo di fantascienza non c'era bisogno di molti effetti speciali. E di Clarke, hai letto niente?

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Ciao @Sunday Times,

ho trovato il tuo racconto molto scorrevole ed elegante nella scrittura. L'idea della salvezza dovuta al fatto di trovarsi sottoterra mi è piaciuta anche se ci avrei messo un po' di sorpresa in più davanti alla scena in cui tutti sono morti.

Curiosa anche la trovata dei robot che mantengono vive le vigne e quella della colonia interspaziale.

Domanda: mi citi ben due volte lo Shiraz. È il tuo preferito? Hai mai provato il Chianti? È ottimo per accompagnare fegato di sondaggista con le fave :asd:

Ancora complimenti.

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2 minuti fa, Russotto ha scritto:

Ciao @Sunday Times,

ho trovato il tuo racconto molto scorrevole ed elegante nella scrittura. L'idea della salvezza dovuta al fatto di trovarsi sottoterra mi è piaciuta anche se ci avrei messo un po' di sorpresa in più davanti alla scena in cui tutti sono morti.

Curiosa anche la trovata dei robot che mantengono vive le vigne e quella della colonia interspaziale.

Domanda: mi citi ben due volte lo Shiraz. È il tuo preferito? Hai mai provato il Chianti? È ottimo per accompagnare fegato di sondaggista con le fave :asd:

Ancora complimenti.

Ciao @Russotto, ti ringrazio. La sorpresa non l'ho descritta, per scelta, avendo dato spazio a un'altra qualità, la premonizione. Visto che una parte di lei aveva l'abitudine di chiamare la sala dove avrebbe scoperto i corpi "sala dei cartocci", come se sapesse quanto poi vi sarebbe accaduto, sentivo meno spazio per descriverla in modo classico. A mio avviso lei è rimasta comunque sorpresa, se devo dirlo, ma ho preferito lasciarlo non descritto.

Ebbene sì. Lo Shiraz è in cima alla mia lista. Poi a parimerito il Carmignano, alcuni Chianti bio, alcuni Nobile di Montepulciano. Quegli Chateaux  prorio se finisce il mondo mi sa che si riescono a bere. Dio santo, ma il fegato di sondaggista è il tuo? al sangue immagino.

Allora dopo facciamoci un vin santo, siamo in tema no? magari uno speciale, un Occhio di Pernice, ma se vuoi farla semplice senza accendere un mutuo, cantina del Redi di Montepulciano.  :ph34r:

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