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IN REVERSE


sefora
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Spoiler

Oggi tre "femminicidi", così mi è tornato in mente questo raccontino...

 

Sanguina un po'. Ho messo una benda, non preoccuparti. Ora però lasciami parlare! Sì, lo so che mi ami: l'hai ripetuto poco fa chiedendomi di perdonarti; mentre facevamo l'amore piangevi, come ogni volta. Vuoi che ammetta di tradirti, la fissa di sempre, continui ad accusarmi di sotterfugi ridicoli: sono andata da lui, non dal parrucchiere o in ufficio a sistemare una pratica.

Questa volta era Federico, il nuovo inquilino del terzo piano. Peggiori, te ne rendi conto? Grasso e pelato... Almeno Alberto, secondo te il mio amante di sempre, non è niente male. Ma sono andata a letto anche con il tuo collega  Edoardo,  ho sedotto il dietologo, il farmacista, il meccanico e chissà quanti altri. Non ho nessun amante,  e lo sai.  Sei stato il primo e l'unico, razza d'idiota!

Ricordi la mia risposta quando me l'hai chiesto, in seconda liceo? Che non aspettavo altro. Era inverno, siamo andati al mare, avevi la chiave dello stabilimento dei tuoi. Faceva freddo, l'odore di muffa impregnava tutto, ma io sentivo solo il calore della tua pelle e il profumo del dopobarba. Non lo hai mai cambiato, bravo, lo sento anche adesso. Da allora sono stata tua, per sempre.

E ho continuato ad amarti, purtroppo: bello e impossibile, come nella canzone, un tormento infinito. Le qualità non ti mancano, sei un professionista stimato, brillante in società. Piaci a tutti. Chi tra i nostri tanti conoscenti (amici non ne abbiamo) potrebbe immaginare quello che fai quando siamo soli? Soli, perché figli non ne hai mai voluti. “Non ti basto?” ripetevi ogni volta che aprivo il discorso. Una mutilazione, ecco cosa mi hai inflitto: sarei stata una buona madre.

 Sì, questa volta voglio raccontarla tutta la nostra storia, non avrò un'altra occasione. Ricordi quando mi hai dato il primo schiaffo? No, vero? Ne ero certa. Poche settimane dopo, una domenica. Ero andata al cinema con la mia amica Floriana, senza avvertirti. “Devo avere il tuo permesso per tutto?”  ho chiesto, indignata. Nessuna risposta. Ma poi hai chiamato e chiamato, scuse e regali. Ho perdonato, siamo tornati allo stabilimento.

 Poi un deja vu ossessivo. La tua regina, la tua fata, la tua luce nel buio. Non sopportavi di ignorare dov'ero e con chi. All'università conoscevi tutti i miei orari, eri capace di saltare le lezioni per controllarmi. Bravissimo, ti sei laureato in corso e cum laude. Geloso di tutto. Amici e colleghi non aspettavano che di portarmi a letto; le amiche ti privavano della mia compagnia. La palestra? "Superflua, hai un corpo perfetto". Cinema, mostre, gite: sempre con te.  Mi avevi convinta che era giusto così. Ti perdonavo scenate e botte: eccesso d'amore e insicurezza affettiva. Ti ho sposato senza esitare, sicura che la convivenza ti avrebbe calmato.

Per un po' è stato così, sembravi felice. Il lavoro ti gratificava ed eri compiaciuto del mio, finalmente stabile. Ma dopo meno di un anno, respinta con rabbia la prima e timida proposta di mettere al mondo un figlio, hai cominciato a stringere il cerchio. Sei stato abile nel chiudermi gli occhi mentre lo facevi. Quando li ho riaperti, avevo il vuoto attorno. Quanti anni sono trascorsi da allora? Scommetto che neppure tu riesci a tenerne il conto.

Ogni istante della giornata, ogni angoletto riposto dell'esistenza è da tempo sotto il tuo controllo. Ci sei solo tu, decidi ogni cosa: arredo, cibo, vacanze, chi vedere e chi no. Mi accompagni ovunque, hai scelto ogni capo che indosso e una volta hai fatto a pezzi l'abito che avevo comprato in tua assenza. Continui ad accusarmi di avere degli amanti. Mi insulti e malmeni, con lucidità, attento a che non si vedano tracce.

Sì, ti amo ancora: di un amore malato quanto il tuo, l'ho infine capito. Quello della prigioniera per il suo guardiano, della vittima per il carnefice. Non posso vivere con te e non riesco a lasciarti. Quando sei rientrato oggi avevo appena riposto la valigia già pronta e fatto a pezzi il messaggio per te. Non è la prima volta. Sono incapace di andarmene, prigioniera consenziente della nostra follia. Ho trovato il solo modo per uscirne.

Hai un volto disteso e bello, amore mio, quando dormi. Sei sereno, in pace con me e con tutti. Ti addormenti sempre dopo le tue crisi e l'amore: questa volta ti ho aiutato un po'. Sono sicura di fare anche il tuo bene. Sarai libero dal rodimento perenne della gelosia, dal sospetto incessante, dalla tensione continua della sorveglianza. E, entrata nella realtà di una prigione, mi sentirò libera anch'io.

Ecco, ora ti appoggio la pistola alla tempia. Sarà un attimo, non soffrirai.

  • Love 2
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Cita

Trattare di un tema delicato e purtroppo anche un po' abusato, come quello della violenza di genere, senza cadere nei cliché è davvero molto difficile, ma non aveva dubbi sul fatto che tu ci saresti riuscita. Complimenti, @sefora, per questo tuo piccolo - solo come lunghezza - capolavoro.

 

Modificato da Alexmusic
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Complimenti per la storiella, scritta e congegnata bene. Dal punto di vista formale non ho molto da ridire. A voler essere pignolo, mi potrebbe sembrare un po' lezioso il latino cum laude

1 ora fa, sefora ha scritto:

Bravissimo, ti sei laureato in corso e cum laude

 avrei scritto piuttosto "con il massimo dei voti". A volerlo proprio tenere, lo avrei messo in corsivo come déjà vu (mi sono permesso qui di segnare gli accenti).

L'omicidio finale, a mio avviso, non convince molto, manca di motivazione. Mi spiego meglio, per fare le valige di motivazione ce n'è anche troppa,  per uccidere no, soprattutto perché in galera non ci si sente liberi. A meno che la protagonista non fosse così tanto presa dai ruoli della donna fedele e della vittima da volersi condannare a fare le due due cose in carcere per sempre.

Grazie per questo bel racconto. A rileggerci.

Modificato da zio rubone
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1 ora fa, sefora ha scritto:

All'università conoscevi tutti i miei orari, eri capace di saltare le lezioni per controllarmi. Bravissimo, ti sei laureato in corso e cum laude. Geloso di tutto.

Taglierei.

1 ora fa, sefora ha scritto:

Mi insulti e malmeni, con lucidità, attento a che non si vedano tracce.

Aggiungerei un mi, però l'allitterazione della m stona un po', quindi cercherei un sinonimo.

1 ora fa, sefora ha scritto:

E, entrata nella realtà di una prigione, mi sentirò libera anch'io.

Taglierei anche qui.

Quello del femminicidio è un tema delicato, mi sta molto a cuore. Dal punto di vista formale il racconto mi sembra riuscito, la lingua è sufficientemente colloquiale e approvo l'adozione della paratassi e dei periodi anche molto brevi. Sulla voce della narratrice si potrebbe lavorare, mi è sembrata quasi anonima, come se stesse raccontando una vicenda non sua: la partecipazione emotiva scompare un pochino dietro la serie di eventi che racconta.
Penso che si potrebbe migliorare anche la resa della psicologia della protagonista. Sicuramente rispetto alle motivazioni che la spingono a commettere l'omicidio, perché forse sei scivolata un pelo troppo in fretta verso il finale. Ma soprattutto - ché poi a parer mio è la cosa più interessante del testo - sugli episodi di violenza, rasenti il gaslighting: avrei voluto percepire meglio gli eventi che qui sono quasi soltanto descritti; appunto, come ti dicevo prima, mi sembra che la narratrice li racconti senza riviverli, e quindi fatico a viverli anche io.
So che sei vincolata dalla forma del monologo e non puoi mostrare più di tanto, ma si può pensare a qualche particolarità stilistica per ovviare al problema.

Ti ringrazio per aver trattato questo tema così urgente. Alla prossima! :::D

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Grazie per la lettura e i commenti. Questo breve pezzo proviene tal quale da un contest domenicale con tempi ristretti.  Ritardataria cronica, "scivolavo" spesso nella parte conclusiva. Risale però a un'esperienza diretta  di volontariato presso telefono rosa.

Le donne esponevano di norma  le loro storie in modo freddo e piatto, quasi dal di fuori, la ripetitività delle violenze finiva per banalizzarle e, soprattutto, apparivano chiuse nel circolo dell'amore malato. Molte, infatti, le "perdevamo": si erano rivolte a noi in un sussulto di dignità o di paura, ma interrompevano i colloqui per tornare, colpevolizzandosi, dai loro uomini. E talvolta  la sequenza prevedeva due o tre repliche. Più volte mi sono detta, confesso, che sarebbero state più  libere in una prigione.  E, confesso anche questo, alla notizia dell'ennesimo femminicidio, preceduto da inequivocabili "segnali", magari ho pensato: "doveva ammazzarlo lei!"

15 ore fa, Gigiskan ha scritto:

eri capace di saltare le lezioni per controllarmi. Bravissimo, ti sei laureato in corso e cum laude.

Il senso voleva essere: benché saltasse le lezioni ecc., era tanto bravo da...

15 ore fa, zio rubone ha scritto:

avrei scritto piuttosto "con il massimo dei voti". A volerlo proprio tenere, lo avrei messo in corsivo come déjà vu (mi sono permesso qui di segnare gli accenti).

Giusto, mancano:cry: (ero convinta di averli messi) e ci voleva il corsivo. "Con il massimo dei voti", però suona burocratico, mentre in  latino è una dicitura classica e un po' ironica: magna cum laude, anzi!

  • Love 1
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  • 4 mesi dopo...

Non mi permetto di dire come - fosse il caso - lo cambierei o scriverei io: tu sei tu e scrivi come vuoi, lasciandolo così com'è o modificandolo. Tutt'al più, ciò che posso fare io è smettere di leggerlo se non mi piace. Ma, ti assicuro, ho terminato la lettura e pure messo un cuoricino di approvazione.

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  • 4 mesi dopo...

Ho scoperto solo ora questo piccolo gioiello. Complimenti.

Non ho praticamente nulla da eccepire circa la forma o altri aspetti tecnici.

La calma e la serenità con cui si esprime la protagonista mi hanno fatto sospettare da subito quale avrebbe potuto essere l'epilogo della storia ma leggerlo è stato comunque piacevole.

Come riterrei piacevole sentirlo dire a un giornalista al tg.

Sì, come un tempo si tollerava l'omicidio di onore, io oggi tollererei senza problemi un omicidio di questo genere.

Anche io ho conosciuto una donna vittima di violenza e leggere questo racconto mi ha riportato alla memoria alcuni episodi della vita di questa persona.

A lei è andata meglio, il marito è morto di tumore, ma lei ha vissuto da reclusa per una vita. Per questo, in netto contrasto con gli altri commentatori, sono d'accordo con te: la vita in prigione avrebbe un sapore di libertà.

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