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Crowdfunding editoriale


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CROWDFUNDING EDITORIALE.
 
Conviene? Non conviene? Quando conviene?
 
Il "Crowdfunding" editoriale funziona così: la casa editrice non investe in anticipo sull'autore, ma gestisce una raccolta fondi coinvolgendo direttamente il pubblico. Dopo aver accettato il libro (e magari corretto) invece di pubblicarlo subito, lancia una campagna in cui i lettori/potenziali lettori "investono" prenotando il libro.
Se si raggiunge una certa soglia (ad es. 60 o 200 prenotazioni) avverrà la pubblicazione vera e propria, e le copie già vendute saranno inviate ai lettori, magari in edizione di prestigio. Poi il libro verrà messo in commercio, magari anche in librerie.
In questo modo la CE è sicura, prima di pubblicare, di avere un minimo di vendite già messe a segno.
La mia opinione su tutta la faccenda.
 
SCENARIO1: se l'autore ha già un suo pubblico, o ha gli strumenti per costruirsene uno con le proprie forze (community di base) allora va benissimo, ma in tal caso forse andrebbe ancora meglio l'autopubblicazione.
SCENARIO2: se l'autore non ha un suo pubblico o non è in grado di costruirsi "a priori" una community da solo, allora il crowdfunding fallirà. Non riuscirà a trovare le 60 o 200 prenotazioni a pagamento necessarie per arrivare alla pubblicazione.
SCENARIO3: uguale allo scenario2, ma con una differenza importante. Qui l'autore non ha ancora il pubblico e da solo non è capace di costruirlo, ma la casa editrice ha gli strumenti per farglielo fare. Ecco, mi sembra che "il succo di tutta la storia" sia proprio qui: se la casa editrice mette in campo risorse tali da FARE LA DIFFERENZA sulla fase di costruzione della community, allora conviene. Altrimenti no.
Se deve fare tutto l'autore, allora tanto vale che lo faccia comunque e poi vada a pubblicare per conto suo. Se invece la casa editrice ha le risorse, allora l'operazione si configura come una specie di "lavoro" da parte dell'autore. Lavoro che consiste non più soltanto nello scrivere, ma nell'essere una specie di "galoppino di se stesso" alle dipendenze di una ditta che comunque gli fornisce i mezzi per farlo al meglio.

 

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Come idea imprenditoriale non è cattiva, in quanto vengono pubblicati solo i libri richiesti dai lettori. Lo scenario n.3 mi sembra quello più probabile, ovvero, la casa editrice interessata a commercializzare il libro è la promotrice della campagna e dovrebbe sondare il proprio pubblico. L’autore è estraneo a questa faccenda, al massimo è possibile avvisare i propri contatti di una prossima pubblicazione, ma vere e proprie strategie di marketing restano ad appannaggio di certi professionisti.

D’altra parte, però, non si comprende bene come sia possibile vendere un libro che non esiste, specialmente quando occorrerebbero in diverse occasioni delle copie fisiche e come la vendita di 60 o 200 copie possa poi colmare il rischio d’impresa dell’editore.

1 ora fa, Scrittosauro ha scritto:

Se invece la casa editrice ha le risorse, allora l'operazione si configura come una specie di "lavoro" da parte dell'autore. Lavoro che consiste non più soltanto nello scrivere, ma nell'essere una specie di "galoppino di se stesso" alle dipendenze di una ditta che comunque gli fornisce i mezzi per farlo al meglio.

Se la casa editrice ha le risorse (in caso contrario, non facciamo riferimento più a una casa editrice, ma a tutt'altro tipo di attività e il discorso cambia completamente), che lavoro, diverso dallo scrivere, dovrebbe svolgere lo scrittore? 

 

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13 minuti fa, Valente ha scritto:

 

Come idea imprenditoriale non è cattiva, in quanto vengono pubblicati solo i libri richiesti dai lettori. Lo scenario n.3 mi sembra quello più probabile, ovvero, la casa editrice interessata a commercializzare il libro è la promotrice della campagna e dovrebbe sondare il proprio pubblico. L’autore è estraneo a questa faccenda, al massimo è possibile avvisare i propri contatti di una prossima pubblicazione, ma vere e proprie strategie di marketing restano ad appannaggio di certi professionisti.

D’altra parte, però, non si comprende bene come sia possibile vendere un libro che non esiste, specialmente quando occorrerebbero in diverse occasioni delle copie fisiche e come la vendita di 60 o 200 copie possa poi colmare il rischio d’impresa dell’editore.

Se la casa editrice ha le risorse (in caso contrario, non facciamo riferimento più a una casa editrice, ma a tutt'altro tipo di attività e il discorso cambia completamente), che lavoro, diverso dallo scrivere, dovrebbe svolgere lo scrittore? 

 

Ti ringrazio. Come autore, temo proprio questo.
Un autore che "scrive solo" si aspetta che la casa editrice faccia qualcosa per lui, nel senso della promozione, e non viceversa.
Insomma, le case editrici che offrono il crowdfunding (non faccio nomi ma ce ne sono di celebri) "portano" un qualche pubblico all'autore, ammesso poi che quest'ultimo sia in grado di fare la propria parte... o succede il contrario? Ovvero è l'autore a portarsi dietro i suoi "clientes" a beneficio della ditta?

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1 ora fa, Scrittosauro ha scritto:

Insomma, le case editrici che offrono il crowdfunding (non faccio nomi ma ce ne sono di celebri) "portano" un qualche pubblico all'autore, ammesso poi che quest'ultimo sia in grado di fare la propria parte... o succede il contrario? Ovvero è l'autore a portarsi dietro i suoi "clientes" a beneficio della ditta?

Conoscevo la procedura, ma non mi è capitato di approfondire, né conosco casi in cui ha funzionato. Mi è rimasta l'idea di un autore che cerca lettori prima di autopubblicarsi, o che deve trovarli perché l'editore  lo pubblichi. Questa la "parte" che deve fare? Mette conto solo se si tratta di un nome di qualche  prestigio, altrimenti  gli conviene il self... Infine c'è l'editore che  fa prevendita per un autore noto: puoi citare, per mia curiosità, un paio di libri? Penso possa trovarlo conveniente  prima di versare un anticipo a un suo autore, o acquistare i diritti e far tradurre uno scrittore  straniero. Esistono statistiche su questo tipo di pubblicazione?

Modificato da sefora
mancava un "che"
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Non è altro che una forma surrettizia e surrogata (all'apparenza più figa, ma forse persino più degradante e penalizzante) di editoria a pagamento, una delle ultime trovate degli editori per camuffare le dinamiche delle EAP nell'era dell'editoria 2.0. 

L'unica differenza è questa: 

- Nella EAP in versione tradizionale, è l'autore che per pubblicare l'opera acquista le copie dall'editore, e poi le rivende alla sua cerchia;
- Nella EAP surrogata in crowdfunding, è la cerchia che "prenota" le copie di un'opera ancora virtuale, affinché l'autore la possa pubblicare. 

Per il resto, è la stessa cosa: 

In entrambi i casi, la pubblicazione è condizionata al fatto che l'editore/stampatore/piattaforma guadagni in anticipo.
In entrambi i casi, sono determinanti le cerchie dell'autore, e l'autore si deve sbracciare per promuovere l'opera e piazzare copie. 
In entrambi i casi, si tratta di editoria a zero rischio d'impresa, e non si può nemmeno definire "editoria".

Trovo che sia molto più decorosa l'autopubblicazione su Amazon, rispetto a cui il crowdfunding editoriale non rappresenta alcun valore aggiunto, anche perché ci sono sempre più editori che si propongono come "mediatori" tra l'autore e la piattaforma Amazon, offrendo editing e altri servizi editoriali in cambio di una più o meno sostanziosa percentuale sui proventi Amazon, ma senza che l'autore debba pagare alcunché e senza che la sua cerchia debba prenotare alcunché. Ovvero, senza che l'autore rischi di rovinarsi la piazza e la reputazione persino senza riuscire a pubblicare l'opera. 

Modificato da Wanderer
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Da lettrice non mi piace, non ho mai visto una di queste case editrici muoversi per promuovere i libri (ma le ho viste muoversi per cercare autori) e l’autore mi è sempre sembrato solo a cercare di arrivare a queste 200 copie senza in mano uno straccio di nulla. Spesso con prezzi neanche bassi. Non c’è alcun motivo per cui da lettrice mi senta incentivata a contribuire se non sono già tra i fedeli lettori dell’autore. 

Io ho partecipato a molti crowdfunding di altro genere, e di solito avevo un vantaggio a partecipare piuttosto che ad aspettare l’uscita. Sconti, edizioni speciali, gadgets... questi crowdfunding editoriali invece sono solo modi per togliere il rischio all’editore senza che lui faccia nulla, senza che ci sia un motivo. Non è una edizione illustratissima e rilegata che non si potrebbero permettere, è un libro normalissimo a prezzo intero che dovrei preordinare con mesi di anticipo perché mi spiace per l’autore. 

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  • 4 settimane dopo ...

 Ciao a tutti.

Ho pubblicato con crowdfunding raggiungendo la quota prevista per la pubblicazione, e ho attualmente un romanzo pubblicato e disponibile, che ha venduto anche altre copie oltre a quelle acquistate dai miei contatti diretti.

Ho scelto il crowdfunding per una serie di questioni personali. Il romanzo è stato scritto più di 20 anni fa, avevo 22 anni quando ho terminato la prima stesura e ne avevo 44 quando ho deciso che volevo dare una fine a tutto il procedimento.

Anni fa non ero favorevole al crowdfunding ma ho cambiato progressivamente idea. Ho cominciato come tutti mandando ale case editrici che conoscevo (all'epoca, era il 2000, non c'era il profluvio attuale di piccoli editori e soprattutto non c'erano così tante notizie su internet per verificare e farsi un'idea. Quando inviavi un manoscritto lo inviavi esclusivamente in cartaceo e dovevi pensare bene a chi inviarlo e valutare se ne valesse la spesa). Ovviamente non è stato pubblicato ma persone del setotre lo hanno letto e hanno apprezzato stile e personaggi, soprattutto i dialoghi. 

Ho lasciato da parte un po' il romanzo e la ricerca di case editrici per fare altro e verso il 2006 ho incontrato il forum di Writers Magazine. Ho cominciato a parlare di scrittura con persone che scrivevano a loro volta e ho deciso di inviare il mio romanzo a un loro concorso. L'ho anche vinto e il premio era la pubblicazione. Sempre per ragioni personali ho dovuto rinunciare alla pubblicazione (è presto detto. Non riuscivo a rientrare in una storia scritta nel 1997 perché ero cambiata, recuperare i 22 anni era difficile).

Ho continuato a lavorarci sopra, l'ho reso disponibile gratuitamente tramite il blog letterario che abbiamo aperto con delle amiche, lo ha letto una persona di un'associazione culturale che ci ha creduto al punto di chiedermi di rivederlo insieme per l'ennesima volta e a quel punto ero pronta. Ci abbiamo lavorato, è arrivato a una versione definitiva e di nuovo abbiamo cominciato a inviarlo a case editrici, non a qualsiasi casa editrice ma a case mirate. Le risposte erano sempre molto lusinghiere, ma dicevano sostanzialmente la stessa cosa: non era per loro. 

Alla fine l'ho mandato a qualche casa editrice di cui mi fidavo perché con il blog letterario ci eravamo fatte un'idea di chi lavorasse bene e chi meno. Tra queste una piccola casa editrice che pubblicava solo in ebook ha risposto positivamente, ma non abbiamo fatto in tempo a concludere la pubblicazione perché ha dovuto chiudere. Non reggeva i costi di gestione. Cosa molto probabile.

Però questa cosa mi ha scoraggiata e ho smesso di cercare una casa editrice per pubblicare il mio romanzo. Ho continuato invece a interessarmi dell'editoria, frequentando fiere. Ho conosciuto la casa editrice in crowdfunding che ho poi scelto. L'ho seguita per anni. 

Un giorno ho chiesto ai miei contatti (sì, concordo, non vale la pena fare una cosa del genere se non si ha un buon numero di contatti) se loro avrebbero prenotato un romanzo in crowdfunding, La risposta è stata positiva.

Quindi ho preparato il materiale. Avevo semplicemente bisogno di chiudere qualcosa e ho sempre creduto nonostante tutto che il mio romanzo avesse una storia che parlava alla gente. 

Il resto è stato anche un divertimento ma un divertimento un po' ansiogeno perché il periodo della campagna è costellato da continui refresh della pagina. Io poi non sono nemmeno una che ama spammare, quindi limitavo le mie promozioni del romanzo alla mia pagina. 

Ce l'abbiamo fatta e dopo un paio di mesi ho cominciato l'editing con una persona che ha capito molto bene lo spirito del romanzo e mi ha aiutato a inserire qualcosa che in effetti mancava.

Perché non ho scelto l'autopubblicazione? Perché ci sono cose che non solo non so fare ma che non potrei permettermi da un punto di vista economico. Per esempio avrei dovuto pagare un editing e non potevo permettermelo. Inoltre non ho nozioni di impaginazione e di grafica e mi sarei dovuta rivolgere per forza a qualcuno. Ci sono cose dell'editoria di cui non voglio occuparmi direttamente perché scrivo, il mio mestiere è sempre stato quello e sono convinta che ognuno debba fare quelo che sa fare. Però una casa editrice in crowdfunding questa cosa la fa per me e non mi chiede un euro. 

A conti fatti per me è andata bene, e ho anche ricevuto un rendiconto preciso delle vendite. Aspetto solo che mi arrivino i diritti.

Ma non lo rifarei mai più non perché non creda nel crowdfunding. Il fatto è che emotivamente è una cosa che non riuscirei a gestire una seconda volta. E senza farlo la prima volta non lo avrei mai saputo.

Spero che questo papiro sia esaustivo e non troppo logorroico.

Il 5/2/2021 at 01:12, Niji ha scritto:

Da lettrice non mi piace, non ho mai visto una di queste case editrici muoversi per promuovere i libri (ma le ho viste muoversi per cercare autori) e l’autore mi è sempre sembrato solo a cercare di arrivare a queste 200 copie senza in mano uno straccio di nulla. Spesso con prezzi neanche bassi. Non c’è alcun motivo per cui da lettrice mi senta incentivata a contribuire se non sono già tra i fedeli lettori dell’autore. 

Io ho partecipato a molti crowdfunding di altro genere, e di solito avevo un vantaggio a partecipare piuttosto che ad aspettare l’uscita. Sconti, edizioni speciali, gadgets... questi crowdfunding editoriali invece sono solo modi per togliere il rischio all’editore senza che lui faccia nulla, senza che ci sia un motivo. Non è una edizione illustratissima e rilegata che non si potrebbero permettere, è un libro normalissimo a prezzo intero che dovrei preordinare con mesi di anticipo perché mi spiace per l’autore. 

Questo è vero. Da lettrice io per esempio sto partecipando a crowdfunding di altri autori che pubblicano con la mia stessa casa editrice ma perché ci siamo conosciuti. E la promozione è carente, o meglio, è fatta in modo inefficace. Non ero convinta nemmeno io di poter vendere sul serio la promessa di un libro e so perfettamente che se non avessi avuto dietro amici forti lettori che si fidavano soprattutto di quello che scrivo io e non della casa editrice non avrei fatto granché. 

Però la promozione in sé non è un problema esclusivo delle case editrici in crowdfunding. Riguarda un po' tutti i piccoli editori. 

(ah, una cosa che mi ha svantaggiata, come ha svantaggiato moltissimi autori, è stata la concomitanza dell'uscita del romanzo con l'anno della pandemia. Questa cosa ha davvero frustrato qualsiasi possibilità di promozione)

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11 ore fa, Giuliana Dea ha scritto:

Un giorno ho chiesto ai miei contatti (sì, concordo, non vale la pena fare una cosa del genere se non si ha un buon numero di contatti) se loro avrebbero prenotato un romanzo in crowdfunding, La risposta è stata positiva.

Ma non lo rifarei mai più non perché non creda nel crowdfunding. Il fatto è che emotivamente è una cosa che non riuscirei a gestire una seconda volta. E senza farlo la prima volta non lo avrei mai saputo.

 

Avevi una base di contatti che ti garantiva centinaia di vendite sicure? Be', in tal caso la casa editrice ha "sfruttato" molto bene il tuo lavoro di anni; anzi anche il tuo lavoro nei mesi della campagna. In pratica hai regalato loro tutta la fatica del marketing in cambio di un editing gratis, di grafica e impaginazione.

A me piacerebbe volentieri il contrario. Vorrei qualcuno che mi portasse il pubblico! A scrivere, impaginare, pagare l'editor e altre rogne ci penserei volentieri io.

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Non lo sceglierei per me, ma non ho nulla contro chi lo sceglie: penso che il crowdfunding sia una possibilità vantaggiosa per alcuni. Penso per esempio a chi ha già un suo pubblico fedele, ma magari non vuole spendersi con l'autoeditoria che prevede per forza degli investimenti (editing, copertina, impaginazione ecc.).

Da lettrice però sono un po' tiepida. Ieri ho visto il pre-order di un libro che potrebbe interessarmi, ma la consegna prevista è per fine anno. Ho lasciato perdere l'acquisto, per il momento, in seguito valuterò.

 

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15 ore fa, Scrittosauro ha scritto:

Avevi una base di contatti che ti garantiva centinaia di vendite sicure? Be', in tal caso la casa editrice ha "sfruttato" molto bene il tuo lavoro di anni; anzi anche il tuo lavoro nei mesi della campagna. In pratica hai regalato loro tutta la fatica del marketing in cambio di un editing gratis, di grafica e impaginazione.

A me piacerebbe volentieri il contrario. Vorrei qualcuno che mi portasse il pubblico! A scrivere, impaginare, pagare l'editor e altre rogne ci penserei volentieri io.

Sì, la casa editrice ha sfruttato i miei contatti ma io non sapevo di avere contatti che avrebbero aderito in quel modo al mio crowdfunding. E in ogni caso è stata una scelta consapevole perché come ho detto io non mi potevo e non mi posso permettere di pagare editing (un editing fatto bene costa e ne sono consapevole da anni, ma ero disoccupata quando ho deciso di avviare la campagna di crowdfunding) e tutto il resto. 

Quindi a conti fatti per me è stata la soluzione migliore. Per quel romanzo continua a esserlo. Altri fanno le loro considerazioni e i loro conti. 

 

1 ora fa, Ophelia03 ha scritto:

Non lo sceglierei per me, ma non ho nulla contro chi lo sceglie: penso che il crowdfunding sia una possibilità vantaggiosa per alcuni. Penso per esempio a chi ha già un suo pubblico fedele, ma magari non vuole spendersi con l'autoeditoria che prevede per forza degli investimenti (editing, copertina, impaginazione ecc.).

Da lettrice però sono un po' tiepida. Ieri ho visto il pre-order di un libro che potrebbe interessarmi, ma la consegna prevista è per fine anno. Ho lasciato perdere l'acquisto, per il momento, in seguito valuterò.

 

Io avevo lasciato a disposizione l'intera bozza del romanzo, di modo che chi avesse preordinato avesse a disposizione qualcosa da leggere. Perché mi sembrava davvero troppo non lasciare nulla a disposizione. Era una scelta mia. Ho avuto lettori che si sono letti la bozza e l'hanno recensita. E poi sono andati a rileggersi il romanzo editato. Sono successe delle cose che non mi aspettavo, durante tutta la campagna di crowdfunding. 

Resta il fatto che non ripeterei più l'esperienza perché da una parte è divertente e impari delle cose su di te e sul tuo lavoro e la tua capacità di sopportazione. Dall'altra c'è un carico di ansia che non fa per me. 

In ogni caso sapevo anche come sarebbe stata la reazione di molta gente che bazzica la piccola editoria e il self publishing, non era un mistero. Però ho stabilito che la questione riguardava me e il mio obbiettivo. E l'obbiettivo era portare a conclusione qualcosa che è cominciato anni fa. Tutto quello che è arrivato dopo è stato un di più. 

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1 ora fa, Giuliana Dea ha scritto:

Io avevo lasciato a disposizione l'intera bozza del romanzo

Ah, questa è una bella cosa! Non credevo ci fosse questa possibilità! Allora torno a spulciare il libro che mi interessava ^_^ 

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