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Una discussione LINGUISTICA sulla "ə" (schwa)


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Il termine schwa è attestato per la prima volta nell’ebraico medievale parlato da un gruppo di eruditi attorno al decimo secolo dopo Cristo. La sua etimologia non è chiara: alcuni ritengono che sia un

Il mio tentativo di riportare un po' di humor grazie a Benigni e al suo Caino-o e Albele-e, per non parlare di Satana-a, è miseramente fallito e me ne dolgo, perché a volte riderci sopra può riportare

Qui siamo in forum di scrittura (già detto). Si parla dell'implicazione della schwa nella linguistica italiana. Discorso tecnico. Ne volete fare una questione politica? Bene, fatela! Ma in un altro to

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7 ore fa, Ghost ha scritto:

Ciao @Wanderer, ti invito a evitare corrispettivi o accostamenti politici di sorta in un ambiente asettico e inclusivo come questo. Che sia la tua posizione personale, è chiaro; che tu la usi per veicolare un messaggio e manipolare il contesto letterario piegandolo a un contesto politico, è un altro conto.

Cordialmente.

:)

Il tuo appunto non mi sembra vada tanto in direzione dell'inclusività del pensiero altrui. La scelta di usare la schwa è sociopolitica: legittima, ma inevitabilmente divisiva, come ogni cosa che attiene al dibattito sociopolitico. A che serve aprire un thread su questo argomento se poi si tacciano di "politica" le critiche legittime su una scelta sociopolitica? Io sono per un approccio apolitico, ma di fronte a una scelta che resta comunque "di parte", non posso che usare gli argomenti che ritengo idonei per esprimere il mio pensiero al riguardo. 

Per il resto, ho già detto come la penso nel merito. Sposterei invece la questione su un altro piano, quello del metodo.

Questo forum, così come quello di WD, ha un proprietario, che lo mette a disposizione dell'utenza. Se è giusto che - come ho già detto - ciascuno in casa propria faccia come gli pare, è giusto anche conoscere la linea editoriale, che si può condividere o meno. Io ad esempio, come già espresso altrove, non condividevo la gestione del WD. In quel caso, perché a mio avviso c'erano alcuni interessi aziendali (quindi economici) che portavano a imporre una certa linea editoriale, troppo rivolta ai soli "aspiranti", e troppo focalizzata sulla piccola editoria e soprattutto il Self publishing, a scapito della media editoria e altre realtà. In questo caso, non mi sembra che ci siano in ballo interessi economici, però emergono posizioni sociopolitiche (o sociolinguistiche che siano) come parte integrante della linea editoriale del forum, e che non è detto si debbano condividere, in particolare se in un forum si cerca un approccio apolitico. 

C'è qualcos'altro che un utente è bene che sappia sin dall'inizio? =_=

Modificato da Wanderer
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@Wanderercredo che il tuo pensiero - assolutamente legittimo - sia stato ben compreso e dallo staff e da tutta l'utenza tuttavia mi preme ribadire alcune cose:

  • Questo topic è un dibattito sulla schwa nella lingua italiana e NON in questo forum. Come già precisato, in virtù del nostro obiettivo di inclusività, l'uso della schwa in questo forum NON è messo in discussione. Non la obblighiamo a nessuno ma non intendiamo eliminarla.
  • Questo topic non è una sticomitia in cui si deve convincere l'altro. Entrambe le posizioni sono legittime ma agli antipodi e quindi inconciliabili. Si chiede - pretende oserei dire - di rispettare semplicemente la posizione opposta.

Non credo ci sia altro da sapere tantomeno teniamo nulla nascosto. Al contrario mi sembra che sia tutto alla luce del sole quindi ti assicuro che non c'è nulla di cui preoccuparsi.

Detto questo mi farebbe piacere sentire anche altri pareri i quali, sono certə arricchirebbero ancora di più la discussione.

 

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Posso porre anche io delle domande? 
(anticipo che io sono totalmente a favore: in inglese uso tantissimo soprattutto il they, raramente lo xe solo se è specificato come pronome preferito e mi è capitato anche in qualche lettura, per cui sento questa mancanza quando uso l'italiano, ma nonostante questo faccio fatica ad utilizzarla forse perché non ne so abbastanza)

Intanto ho già scoperto una cosa nuova con il simbolo da usare per il plurale! (ma come si pronuncia?)
Quali sono le regole di utilizzo con termini che cambiano non solo la lettera finale dal maschile al femminile (scrittore/scrittrice, tanto per rimanere in tema)?
Ho visto usare in giro molte altre opzioni, dal classico asterisco a altre lettere. La schwa è attualmente l'opzione più universalmente accettata o qual è lo stato di diffusione delle varie opzioni, se ne avete idea? 

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A essere sincera, non conoscevo affatto la schwa, e ai tempi in cui frequentavo UP con una certa frequenza, tra il 2016 e il 2018, non me ne ero nemmeno accorta che era in uso. Reputo, però, il discorso interessante e da approfondire (non mi occupo di linguistica, di cui ero appassionata allora, dal liceo ma mi piace imparare cose nuove, ovunque vada).  

 

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41 minuti fa, Arcadia ha scritto:

Come già precisato, in virtù del nostro obiettivo di inclusività, l'uso della schwa in questo forum NON è messo in discussione. Non la obblighiamo a nessuno ma non intendiamo eliminarla.

Sembra che l' "obiettivo di inclusività" tenda ad escludere chi non condivide una tale scelta, che rimane comunque soggettiva. Io dal canto mio posso rassicurare sul fatto che non voglio far cambiare idea a nessuno: si discute per come si sviluppa una discussione. Ma se qualcosa "non è in discussione" a che serve discuterne? 

Comunque, io credo che ogni giorno nei social siamo già abbastanza tartassati da messaggi ideologici, da una parte e dall'altra, perché anche in un forum si pongano le stesse dinamiche dei social. A me personalmente non interessa discutere di politica in un forum. Ciascuno può avere le proprie idee politiche, ciascuno può avere la propria idea di società, di sessualità, di etica nelle scelte alimentari, e ciascuno può usare o non usare la schwa quando scrive i propri contenuti; ma estendere una certa "linguistica militante" alla stessa struttura del forum significa che il forum ha una linea editoriale non neutra e "apolitica", e di questo dovete essere consapevoli. 

A questo punto, credo che sarebbe bene inserire in cima al forum una spiegazione, perché - oltre a non essere una questione pacifica - non è una cosa nota a tutti, e la prima cosa a cui si pensa è, ingenuamente, un banale errore di visualizzazione. 

Modificato da Wanderer
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Il forum è fatto di persone, persone che di comune accordo hanno deciso di utilizzarla. Veramente, a me sembra una polemica sul niente dettata da insicurezze più che basata sui fatti. Niente è "apolitico", anche non prendere posizione è politico. Solo perché sarebbe la posizione che ti piacerebbe di più non significa che sia quella "giusta".

Se dovessimo riscrivere il regolamento del forum perché qualcuno non è d'accordo e "prendiamo posizione" il regolamento farebbe prima a non esistere.

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48 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Sembra che l' "obiettivo di inclusività" tenda di fatto ad escludere chi non condivide una tale scelta, che rimane comunque soggettiva.

Mi sembra che la lingua italiana in quanto (presuppongo) uomo etero ti includa fin troppo. Io che sono una persona queer in un forum che adotta la schwa mi sento finalmente rappresentato linguisticamente. E se permetti ne sono pure felice, visto che di spazi del genere ce ne sono ben pochi. Non capisco in che modo l’inclusione della mia soggettività possa escludere la tua. Illuminami.

48 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Comunque, io credo che ogni giorno nei social siamo già abbastanza tartassati da messaggi ideologici, da una parte e dall'altra, perché anche in un forum si pongano le stesse dinamiche dei social. A me non interessa discutere di politica in un forum. Ciascuno può avere le sue posizioni politiche, ciascuno può avere la propria idea di società, di sessualità, ciascuno può usare o non usare la schwa; ma estendere una certa "linguistica militante" al forum significa che il forum ha una linea editoriale non neutra e "apolitica", e di questo dovete essere perlomeno coscienti. 

Da filosofo dovresti ben ricordare che sapere e potere non possono essere separati. Qui non facciamo propaganda, ma le scelte linguistiche sono sempre scelte politiche. Come diceva qualcunǝla lingua è fascista. Ci perdonerai se proviamo a renderla un po’ meno fascista :)

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

Il tuo appunto non mi sembra vada tanto in direzione dell'inclusività del pensiero altrui. La scelta di usare la schwa è sociopolitica: legittima, ma inevitabilmente divisiva, come ogni cosa che attiene al dibattito sociopolitico. A che serve aprire un thread su questo argomento se poi si tacciano di "politica" le critiche legittime su una scelta sociopolitica? Io sono per un approccio apolitico, ma di fronte a una scelta che resta comunque "di parte", non posso che usare gli argomenti che ritengo idonei per esprimere il mio pensiero al riguardo. 
 

Ciao @Wanderer,

mi fa piacere che tu abbia risposto. 

Ma.

Ma temo che ti sbagli di persona:

Per rima cosa non uso personalmente lo Schwa, né qui, sul forum, né altrove, per ora. Questo è un Topic volto alla discussione, divulgativo. Molti giovani hanno a cuore certi argomenti, e molti non giovani che non li vivono sulla pelle a scuola o con gli amici, qui hanno la possibilità di trovare materiale, per come la vedo. E il fatto che io non usi lo Schwa non significa nulla.

Perché:  è una scelta di team, e la approvo in pieno.

Ora.

Ho lasciato volutamente la parte del tuo messaggio che reputo vagamente ( eufemismo) manipolatoria, e vagamente (eufemismo) fuorviante. Ha presupposti errati, e da quei presupposti tu ci costruisci una tua teoria che vacilla dalle fondamenta, per come la vedo. L'attribuire - inoltre - un valore sociopolitico allo Schwa è un tuo innesto in una discussione che di politico ha ben poco, a mio parere. Ti invito a consultare sulla Treccani il significato di Sociolinguistico e Sociopolitico. Qui, l'unico ad aver usato il termine "Sociopolitico" sei stato tu. 

E.

E ti avevo chiesto di non deragliare.

E credo si creino solo spiacevoli malintesi, in questo modo.

E spero di essere stato il più chiaro possibile, ora.

Te lo chiedo in modo più semplice: non polarizzare di politica questo Topic, non lo trovo giusto, e lo trovo anche di cattivo gusto. 

Se sono stato più chiaro, ora, e se ti ho fatto passare il mio messaggio, ne sono felice.

Se non sarà chiaro, nei tuoi prossimi interventi, mi costringi a prendere un provvedimento che non vorrei.

:)

Grazie.

Cordialmente.

 

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  • Amministratorə
38 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Sembra che l' "obiettivo di inclusività" tenda ad escludere chi non condivide una tale scelta, che rimane comunque soggettiva.

Francamente non capisco in quale modo questa scelta ti escluda. È una scelta inclusiva. Nessuno ti sta dicendo o ti ha detto che se non sei d'accordo te ne devi andare, che devi utilizzarla per forza, né ti sta obbligando a fare alcunché. L'unica richiesta è quella di rispettare questa scelta. 

Per il resto, non posso che concordare con lз miз colleghз.

47 minuti fa, Wanderer ha scritto:

A questo punto, credo che sarebbe bene inserire in cima al forum una spiegazione, perché - oltre a non essere una questione pacifica - non è una cosa nota a tutti, e la prima cosa a cui si pensa è, ingenuamente, un banale errore di visualizzazione. 

C'è un topic in proposito in Info Point ed è presente una nota nel regolamento nel punto 0, tra le informazioni preliminari :) Più di così direi che sarebbe inutilmente invasivo. Se qualcunə è incuriositə dalla cosa e disgraziatamente non dovesse aver letto né l'uno né l'altro può sempre chiedere "cos'è quello strano simbolo che vedo?" ;)

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39 minuti fa, Ghost ha scritto:

Se non sarà chiaro, nei tuoi prossimi interventi, mi costringi a prendere un provvedimento che non vorrei.

Non trovo che sia improntato al fair play rispondermi e usare una posizione di staffer per avere privilegi dialettici che non siano fondati su argomenti nel merito.  Per me, il primo requisito di un forum è che sia garantita la mia libertà di manifestazione del pensiero, e qui comincio a vederla messa in discussione. 

Pertanto, non perderò ulteriore tempo nella questione in oggetto, e mi dispiace non poter rispondere a @Gigiskan e @Ayame.

Continuate voi a parlare di "inclusività": io, dati i presupposti di cui sopra, mi auto-escludo.

Buona serata. 

Modificato da Wanderer
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14 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Non trovo che sia improntato al fair play rispondermi e usare una posizione di staffer per avere privilegi dialettici che non siano fondati su argomenti nel merito.  Per me, il primo requisito di un forum è che sia garantita la mia libertà di manifestazione del pensiero, e qui comincio a vederla messa in discussione. 

Pertanto, non perderò ulteriore tempo nella questione in oggetto, e mi dispiace non poter rispondere a @Gigiskan e @Ayame.

Continuate voi a parlare di "inclusività": io, dati i presupposti di cui sopra, mi auto-escludo.

Buona serata. 

Se hai potuto dire la tua, è perché ne hai la possibilità. 

Se manipoli , è approfittarsene, e mi costringi a fartelo notare. 

E così ho fatto. 

Per il resto, sei ancora qui. Hai ancora uno spazio, per farlo. Per esprimerti. Usalo in modo assennato.

Qui nessuno ti caccia se non esageri.

Ciao.

 

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4 minuti fa, Ghost ha scritto:

Se manipoli , è approfittarsene, e mi costringi a fartelo notare. 

E tu mi costringi a intervenire di nuovo per farti notare che stai esulando dal ruolo di moderatore.

Cita

Qui nessuno ti caccia se non esageri.

Se non esageri, forse non vi privo della mia presenza. 

Ciao. 

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52 minuti fa, BellaLestrange ha scritto:

ra, per chi rimane: torniamo in topic e parliamo di schwa? La uso da poco e sono interessata a saperne di più!

Preferisco lo schwa ad altre soluzioni grafiche come l'asterisco, la chiocciola o la x.
Tuttavia so che dal punto di vista dell'accessibilità può essere problematica. Le persone con dsa a volte hanno difficoltà a leggere parole che terminano con la schwa e anche per le persone ipovedenti non è esattamente la soluzione migliore, visto che i programmi di lettura del testo non sono in grado di riconoscere il carattere, che non è davvero una vocale.
Da questo punto di vista, la soluzione migliore sarebbe l'uso della "u": è una vocale già esistente, è pefettamente pronunciabile ed è leggibile dai programmi che usano le persone ipovedenti. Non è elegantissimo sentire la parole che terminano in u (e rimane il problema del pronome neutro, ma basta inventarne uno), ma in teoria è solo un problema di abitudine.

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Il termine schwa è attestato per la prima volta nell’ebraico medievale parlato da un gruppo di eruditi attorno al decimo secolo dopo Cristo. La sua etimologia non è chiara: alcuni ritengono che sia un lontano parente della parola ebraica shav, “niente”, altri che c’entri col significato di “pari”, “uguale”. Sappiamo però che a un certo punto la parola schwa fu utilizzata per definire i due puntini che nell’ebraico biblico, posti sotto una consonante, indicano una vocale brevissima o l’assenza di una vocale. Secoli più tardi, nel 1821, il linguista tedesco Johann Andreas Schmeller stava compilando una grammatica del tedesco bavarese e aveva bisogno di un simbolo che indicasse una vocale molto breve, che evidentemente percepiva come vicino alla schwa ebraica. Così inventò un simbolo dell’alfabeto latino che potesse rappresentarlo, cioè ə. Alcuni anni più tardi l’esperto di fonetica Alexander John Ellis utilizzò lo stesso simbolo per definire una vocale indistinta presente nella lingua inglese, e da lì la schwa arrivò fino all’alfabeto fonetico internazionale, compilato alla fine dell’Ottocento. 

In passato la schwa è stata già usata come convenzione grafica: alla fine dell’Ottocento il celebre linguista svizzero Ferdinand de Saussure teorizzò che l’indoeuropeo – cioè il ricettacolo di suoni associati a idee da cui deriva la maggior parte delle lingue parlate oggi in Europa, oltre all’indiano e al farsi – avesse un’unica vocale indistinta e pronunciata con la gola “strozzata” che identificò con la schwa, da cui ogni lingua avrebbe sviluppato in maniera autonoma le vocali che conosciamo oggi. Secondo Saussure la presenza della vocale indistinta era il motivo per cui, per esempio, da una radice *pəter derivano il latino pater (poi “padre” in italiano) e piter in sanscrito, l’antichissima lingua sacra parlata in India già nel primo millennio a.C. Nei decenni successivi l’intuizione di Saussure si è evoluta nella cosiddetta teoria delle laringali – dalla parte della gola che si pensa coinvolta nella produzione delle vocali primitive – di cui ancora oggi si discute fra gli storici dell’indoeuropeo.

Per spiegare bene tecnicamente cosa sia la "schwa" bisogna necessariamente scrivere due righe di fonetica.

L'IPA (International Phonetic Alphabet) organizza le vocali a seconda della posizione che la lingua assume durante la loro produzione: la disposizione delle vocali prende la forma di un trapezio.

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L'asse verticale di questo trapezio corrisponde all'altezza vocalica: le vocali che sono pronunciate con la lingua alzata verso il palato sono in alto, mentre quelle prodotte con la lingua abbassata sono collocate in basso. Per esempio, la [i] si trova in cima al trapezio perché nel produrla la lingua è in posizione innalzata verso il palato, mentre la [a] è in basso perché la lingua è bassa mentre viene prodotta. Parallelamente, l'asse orizzontale rappresenta la posteriorità vocalica: le vocali poste a destra sono quelle prodotte con la lingua verso la parte posteriore della bocca, mentre quelle segnate a sinistra sono prodotte con la lingua avanzata verso la parte anteriore della bocca. Quando le vocali sono in coppia, quella di destra è labializzata mentre quella di sinistra è la sua controparte non labializzata.

Nel sistema fonetico la schwa identifica una vocale intermedia, il cui suono cioè si pone esattamente a metà strada fra le vocali esistenti. Si pronuncia tenendo rilassate tutte le componenti della bocca, senza deformarla in alcun modo e aprendola leggermente. È un suono assai presente nell’inglese moderno in varie forme – dalla “a” di about, “a proposito”, fino alla “u” di survive, sopravvivere – ma anche in alcuni dialetti italiani: pensate per esempio alla vocale indistinta che i napoletani usano per l’imprecazione mamm’t, e che nell’italiano scritto non riusciamo a codificare in un simbolo preciso, oppure alla vocale finale nei dialetti del Centro Italia, in cui “sempre” diventa semprə, “bello” bellə, e così via.

Veniamo ora al contesto sociale

L’italiano è una lingua flessiva: declina per genere i pronomi, gli articoli, i sostantivi, gli aggettivi e i participi passati.
Questo significa che parlare in modo neutro rispetto al genere della persona oggetto del discorso è molto difficile.

E infatti, nel nostro italiano primeggia il ricorso al maschile sovraesteso, quello su cui ripieghiamo ogni volta che ci riferiamo a una moltitudine mista.

Un esempio banale della facilità con cui passiamo al maschile sovraesteso?
Una classe di yoga.
La partecipazione è, nove volte su dieci, completamente al femminile e l’istruttrice coniuga le sue istruzioni di conseguenza: chiama "ragazze", complimenta con un "bravissime".
Una volta su dieci, però, partecipa alla lezione anche un uomo. Un solo uomo in una classe di sole donne. In quelle occasioni, l'istruttrice coniuga la lezione completamente al maschile: chiama "ragazzi" e dice "bravissimi".

Questo passaggio linguistico nasconde in un attimo un intero collettivo femminile per la sola presenza di un individuo di sesso maschile. Una cosa di poco conto, forse, in un contesto informale come una classe di yoga.

Qual è invece il suo impatto quando si parla a una collettività?
Pensiamo alla scuola, ai gruppi di lavoro in azienda o ai discorsi alla cittadinanza.

La lingua che usiamo quotidianamente è il mezzo più potente e pervasivo per trasmettere la nostra visione del mondo. Nel nostro uso della lingua italiana, lo spazio dato al maschile è ancora troppo ampio e in qualche modo corrobora il principio della marginalità della donna nella nostra società.

Se ne parlava già negli anni ’80, quando la saggista e linguista Alma Sabatini scrisse "Il Sessismo nella lingua italiana".
Era il 1986, e la Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità tra donna e uomo le affidò la cura delle linee guida rivolte alle scuole e all’editoria scolastica per proporre l’eliminazione degli stereotipi di genere dal linguaggio.
Alma Sabatini si concentra sull’uso del maschile sovraesteso ma anche sulle lacune dei termini istituzionali e di potere mai declinati al femminile.

C’è quindi bisogno di avanzare con un intervento più radicale per oltrepassare la natura flessiva della lingua italiana.

Finora sono state adottate diverse soluzioni per flessibilizzare l’italiano in modo che sia più inclusivo verso le moltitudini miste: asterischi *, chiocciole @, la duplicazione (care tutte e cari tutti), uso della u o della y, e tantissime altre.
Vera Gheno le ha censite qualche mese fa in questo prezioso post su Facebook.

La schwa rientra fra queste soluzioni e la sua introduzione nella grammatica italiana potrebbe porre meno ostacoli ad altri simboli non leggibili né flessibili, come asterischi e chiocciole.

In questo contesto, la schwa /ə/ diventa una vocale vera e propria che sostituisce le desinenze di nomi e aggettivi al singolare (-a/-o):

  • Carə amicə miə, guarda che bella schwa!

La schwa lunga /3/, invece, è la vocale centrale semiaperta non arrotondata (tanto cara ad @Ayame) che può sostituire la desinenza al plurale.

  • Spero che tutt3 quell3 che leggeranno questo post, mi vorranno poi dire cosa ne pensano!

L’italiano, però, è una lingua grammaticalmente complessa, e le sue irregolarità possono complicare l’introduzione della schwa.

Luca Boschetti, nel sito italianoinclusivo.it, formula una proposta interessante per superare gli ostacoli dati dalle irregolarità nella formazione di sostantivi, aggettivi e articoli.

  1. L’articolo determinativo
    In italiano, l’attribuzione di genere ai sostantivi parte prima di tutto dall’articolo. Quello determinativo potrebbe rappresentare un bello scoglio da circumnavigare.
    Come introdurre la schwa nella declinazione il – lo – la – il – gli – le?
    Boschetti ricorda che, nell’italiano arcaico, l’articolo maschile singolare era lo; l’attuale il è una sua derivazione posteriore.
    Al singolare, quindi, l’introduzione della schwa trasformerebbe l’articolo determinativo singolare nella formula unica inclusiva lə.
    Seguendo la stessa logica, l’articolo determinativo plurale (i/gli/le) può diventare l3.
     
  2. Parole ambigeneri che iniziano per vocale
    Le parole ambigenere (chiamate anche epicene) sono quelle che non cambiano forma con la declinazione di genere: mi vengono in mente artista, cantante, dipendente.
    Cosa succede con le parole ambigenere che iniziano per vocale, come artista?
    Ora abbiamo un artista per il maschile e un’artista per il femminile.
    Finora abbiamo usato l’apostrofo per indicare l’elisione della a nella forma femminile.
    Per questi casi, Boschetti propone di sostituire l’apostrofo con l’asterisco: un*artista.
    Nel parlato, non ci sarebbe nessuna differenza.
     
  3. Sostantivi irregolari
    Altro caso che mette in luce la complessità della nostra lingua è la forma irregolare per alcuni sostantivi.
    Direttore e direttrice, professore e professoressa, pittore e pittrice, poeta e poetessa, lettore e lettrice.
    In questi casi, potremmo mantenere la radice della parola e aggiungere la desinenza inclusiva: direttorə, professorə, pittorə, poetə, lettorə.
    Ecco un riepilogo che schematizza tutti i casi, regolari e particolari.
    Come usare lo schwa: un riepilogo

In conclusione: amo la schwa perché credo nel suo potere di far cadere la barriera linguistica di genere, rappresentando anche le persone che non si riconoscono in un genere binario (e sono tante, più di quante crediamo).

Una società che cambia e si evolve ha bisogno di una lingua che le vada dietro. Possiamo contribuire a farlo con una vocale in più.

Postilla finale: Naturalmente non sarà una schwa a salvare, da sola, l’inclusività del linguaggio. Sono tante altre le misure che ancora dobbiamo abbracciare per raffigurare le diversità della nostra società e migliorare la rappresentanza di genere. Anche con i fatti, non solo con le parole.

Ma ecco, ricordo che rendere più inclusiva la nostra lingua non toglie alcuna energia alle altre importanti questioni che girano intorno alla parità di genere.

 

Fonti: il post.it
Mémoire sur le système primitif des voyelles dans les langues indo-européennes - Fernand de Saussure
aliceorru.me
Vera Gheno

italianoinclusivo.it

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Intervento preciso e puntuale, @Arcadia! Grazie! :x

43 minuti fa, Arcadia ha scritto:

Finora abbiamo usato l’apostrofo per indicare l’elisione della a nella forma femminile.
Per questi casi, Boschetti propone di sostituire l’apostrofo con l’asterisco: un*artista.
Nel parlato, non ci sarebbe nessuna differenza.

Su questo punto non mi trovo molto, non capisco perché utilizzare l’asterisco anziché l’apostrofo. Immagino che sia per lascia l’ambiguità tra un/una. Ma penso che si possa introdurre l’articolo indeterminativo “unǝ” che, finendo con una vocale esattamente come l’articolo “una”, chiederebbe l’apostrofo quando la parola successiva inizia per vocale:
“unǝ artista” = “un’artista”
E anche in questo caso rimarrebbe uguale nel parlato.

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1 ora fa, Arcadia ha scritto:

Nel parlato, non ci sarebbe nessuna differenza.

Credo che la risposta alla tua domanda sia proprio qui. La soluzione che tu proponi modifica il sintagma nel parlato, l'asterisco invece no. E' una questione di semplicità, coerenza linguistica e correlazione tra scritto e parlato. La schwa è una vocale e quindi comunque corrisponde a un suono, l'asterisco no.

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25 minuti fa, Arcadia ha scritto:

Credo che la risposta alla tua domanda sia proprio qui. La soluzione che tu proponi modifica il sintagma nel parlato, l'asterisco invece no. E' una questione di semplicità, coerenza linguistica e correlazione tra scritto e parlato. La schwa è una vocale e quindi comunque corrisponde a un suono, l'asterisco no.

Ok, capisco quello che intendi. Ma.
Sono andato comunque a controllare quello che dice Boschetto, perché non capivo da dove nascesse la necessità di introdurre l’asterisco:

Cita

Mettere la schwa sull’articolo nel solo caso della declinazione inclusiva (“unǝ artista”) creerebbe un’asimmetria rispetto alle due declinazioni binarie. Eliderla, come si fa per il femminile, creerebbe una grafia identica al femminile e, quindi, non renderebbe chiaro che si sta usando la declinazione inclusiva (e non vorremo mica tornare a una forma declinata per genere sovraestesa, anche se in questo caso al femminile, come si fa ora col maschile sovraesteso? 😉).

Devo dire che non mi convince molto.
Nel caso in cui l’articolo fosse determinativo anziché indeterminativo come si fa?
”L’artista” è maschile, femminile e neutro allo stesso tempo. Bisogna aggiungere la grafia “l*artista” per il neutro? Direi di no, altrimenti bisogna trovare un’altra soluzione grafica che distingua anche il maschile dal femminile. Perché farlo allora per l’articolo indeterminativo?
L’ambiguità in questo caso è un punto di forza, a mio parere. Le parole ambigenere (che sono, di fatto, “onnigenere” e “agenere” nello stesso tempo) vanno già in direzione dell’espulsione del genere dalla lingua, mi sembra quasi controproducente voler reintrodurre il genere anche in quelle parole/espressioni che sono riuscite a liberarsene. 

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La prima volta in cui da ragazzo udii la frase "si nasce incendiari e si muore pompieri" mi ricordo di essermi detto che no, a me non sarebbe successo. Allocco. Allocco e presuntuoso. 
Certo che doveva capitare anche a me! A meno di non morire troppo presto (cosa che, per il dispiacere di molti, non è accaduta). Questa premessa per dichiarare subito che sono qui nelle vesti di pompiere, o di vecchio, se preferite, che, di fronte a cambiamenti troppo repentini, raccomanda "andiamoci piano, ragazzi!".
E questo invito vale anche per la schwa, termine di cui fino a poco tempo fa ignoravo perfino l'esistenza, che faccio fatica a leggere (figuriamoci a scrivere), che faccio fatica a pronunciare e che evoca in me infauste assonanze con un altra parola di origine ebraica, che invece tutti conosciamo fin troppo bene.
Si parla molto spesso di evoluzione, attribuendo alla stessa un valore positivo. Niente di più sbagliato. L'evoluzione è semplicemente l'adattarsi al mutamento delle condizioni ambientali per potere sopravvivere. Ma il sopravvivere a ogni costo non è sempre un bene. Seneca diceva - e mi trova assolutamente d'accordo - che "non è un bene il vivere, ma il vivere bene". Io, ad esempio, preferirei morire che vivere da schiavo. Tutto ciò per ribadire che non sempre evolversi equivale a migliorare, Vale per tutto, lingua compresa.
Di fronte a un'evoluzione che sta prendendo una piega sbagliata l'essere umano ha tutto il diritto - ma io direi anche il dovere - di opporsi e di remare in direzione contraria, se necessario.
Senza contare che le modifiche a una lingua che esiste da secoli, hanno bisogno di tempo per essere digerite, assimilate ed entrare in modo definitivo nell'uso comune. Certe forme gergali, certi usi, che vanno tanto di moda per un determinato periodo, spesso spariscono nel giro di pochi anni e nessuno se ne ricorda più; oppure assumono un significato diametralmente opposto. Oggi nessuno si sognerebbe di chiamare un vecchio come me "matusa", tanto per dirne una, e "bullismo" ha un'accezione del tutto negativa, mentre Marlon Brando e Frank Sinatra nel film "Bulli e Pupe" erano considerati due gran fighi... Ma si dice ancora "fighi" o è meglio dire "cool"? Boh.
Annotazione tecnica: come dovrò pronunciare questa nuova vocale (o questo nuovo vocale) quando me lo troverò davanti? In questo momento, non lo pronuncio proprio e mi fermo alla consonante che lo precede. Faccio bene? Magari qualcuno l'ha già spiegato, ma io non l'ho visto.
Annotazione sociologica: davvero qualcuno è convinto che un mutamento fonetico di questo genere potrà portare all'inclusione di talune categorie?
Conclusione. Anche se sono un diversamente giovane (stavolta ho adoperato un termine politicamente corretto) che spesso si lamenta, non sono certo uno che si mette di traverso di fronte ai cambiamenti e quindi la scelta di Linda e degli amministratori di usare questa nuova cosa (scusate, ma non ho il tempo di fare il copia incolla) mi trova d'accordo. Loro sono giovani e devono incendiare. Io sono anziano e devo gettare acqua sul fuoco. A ciascuno il suo ruolo. E oltretutto, qui sono ospite.
A casa mia, invece, sia quella fisica, sia quella letteraria, questa innovazione non entrerà. Per ora.

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Nel lungo post di Arcadia ci sono anche delle spiegazioni sulla pronuncia.
I cambiamenti avvengono tramite e con tante cose: le storie, le leggi ma anche il linguaggio. Per cui sì, credo sinceramente che aiuti, non certo che basti. E lo dico da persona che non l'ha mai veramente usata, perché anche io mi devo ancora abituare all'idea. È giusto opporsi a cambiamenti negativi, per me ovviamente questo è un piccolo passo in avanti, anche solo il fatto che venga considerato e discusso, poi è vero: forse non resterà, forse non sarà questa la soluzione, ci vorrà tempo per vederlo. E altrettanto ovviamente c'è ancora tanto altro da fare per rendere il mondo un posto migliore per tutt3 (taaac! usata per la prima volta in vita mia :D)

Modificato da Niji
volevo fare la figa e usare la schwa ma era un plurale e ho sbagliato XD
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Aggiungo alla discussione un paio di informazioni, magari in un altro momento tornerò nel merito.

Mi sembra di capire che, dal punto di vista grammaticale, si propone di aggiungere un nuovo genere inclusivo, forse avevo capito male chiamandolo neutro nel mio post precedente in questo stesso topic.
Guardiamo all'articolo determinativo, si propone di usare:

                                     MASCHILE          FEMMINILE              INCLUSIVO

      SINGOLARE           il/lo                      la                              lə

      PLURALE                i/gli                      le                              lɛ

Il simbolo ə è definito come nell'IPA (International phonetic alphabet) come "vocale centrale media", è detto anche scevà dal tedesco shwa che a su volta deriva dall'ebraico shĕwā. Il suono non è presente nell'italiano standard, ma lo si trova nella lingua napoletana, dove talvolta è denotato con una "e"  e talvolta con una "a", per esempio in mammeta (="tua madre") dove tanto la seconda e la terza vocale (una "e" e una "a") vanno pronunciate come schwa, oltre che nella lingua piemontese, dove viene denotato come ë  , per esempio in ël (="il).

Per il simbolo  ɛ non sono riuscito  trovare un nome, se non quello di "vocale anteriore semiaperta non arrotondata" dell'alfabeto IPA. Per quanto riguarda il suono è semplicemente quello della "e aperta" in italiano, come in pèsca (frutto) o in "e" (congiunzione, da non confondersi con il suono di "e chiusa" come in pésca (da pescare) o da é (voce del verbo essere).

Se lo scopo dell'aggiungere questo nuovo genere inclusivo fosse quello di adoperarlo nella lingua parlata credo che le difficoltà sarebbero insormontabili, anche soltanto dal punto di vista fonetico. Si tratterebbe di aggiungere un'ottava vocale (a, e aperta, e chiusa, i, o aperta, o chiusa, u, schwa) in una lingua in cui, delle sette vocali elencate dalle grammatiche, buona parte dei cittadini sono in grado di leggerne e intenderne soltanto cinque. 

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4 minuti fa, zio rubone ha scritto:

Se lo scopo dell'aggiungere questo nuovo genere inclusivo fosse quello di adoperarlo nella lingua parlata credo che le difficoltà sarebbero insormontabili, anche soltanto dal punto di vista fonetico. Si tratterebbe di aggiungere un'ottava vocale (a, e aperta, e chiusa, i, o aperta, o chiusa, u, schwa) in una lingua in cui, delle sette vocali elencate dalle grammatiche, buona parte dei cittadini sono in grado di leggerne e intenderne soltanto cinque. 

"Puro vangelo", come direbbe Tex Willer. Editerei solo l'espressione "buona parte", sostituendola con "stragrande maggioranza".

Comunque, visto che per il momento questo si chiama ancora "Bar Sport", e non "Salotto Letterario" come suggerito dal sottoscritto, e anche allo scopo di smorzare un po' la tensione che serpeggia nella discussione, mi permetto di postare questo video, che risale addirittura al lontanissimo 1983, nel quale Roberto Benigni aveva capito con largo anticipo come la desinenza delle parole, già agli albori dell'umanità, costituisse un serio problema.

 

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Non volevo ritornare in questa discussione, ma indubbiamente, come cercava di scrivere @Wanderer, la questione non è affatto pacifica, anzi, nulla c'è una vera e propria battaglia in atto che, mea culpa, non avevo previsto...

Partiamo da quest'articolo:

https://www.valigiablu.it/linguaggio-inclusivo-dibattito/

Qui ci vengono fornite parecchie informazioni su come si stia svolgendo il dibattito.

Il 25 luglio 2020 Mattia Feltri ha lanciato "l'allarme" e possiamo dire che, usando un termine giornalistico, "non l'ha appoggiata piano" (qui il neologismo https://slengo.it/define/la-tocca-piano)

Naturalmente, si è scatenata la rissa. L'accademia della Crusca ha preso le distanze da alcune affermazioni fatte da una persona non appartenente più a questa istituzione italiana:

https://m.facebook.com/AccademiaCrusca/photos/a.436451519731808/3233583156685283/?type=3&source=48

Tanto che si riservano il diritto di agire nelle sedi opportune per difendere il buon nome dell'Accademia (si inizia già con denunce e tribunali. Evviva la pace).

Il 03/08/2020 il presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, ha scritto sul Facebook qualcosa riguardo alla questione:

https://www.facebook.com/AccademiaCrusca/posts/3243756645667934?__tn__=K-R

Riporto qui una piccola citazione inerente al titolo del topic, ma consiglio una lettura integrale:

Cita

 la nomina ad Accademico (come si vede, io non scrivo Accademic*, Accademic@, Accademicǝ o simili, e mi risparmio in questo caso anche la reduplicazione di maschile e femminile, che reputo tuttavia molto più tollerabile, in quanto meno invasiva rispetto alle precedenti manomissioni grafiche), per uomini e per donne, rappresenta il riconoscimento pubblico di una carriera svolta al servizio degli studi. 

 

La già citata Vera Gheno scriveva questo, sempre su Facebook (ormai un mezzo d'informazione indispensabile...):

https://www.facebook.com/wanderingsociolinguist/posts/10158339758660915?__tn__=K-R

Lei parla di "sessismo" (per i reati di "sessismo" qualche volta si finisce in procura):

Cita

«Dunque è sessismo. Cioè, se scrivo cari amici intendo cari amici e care amiche, ma il maschile che psicologicamente prevale sul femminile fa di me un fascio. Quindi scriverò car* amic*.»

 

Inoltre il fatto di considerare questa questione quanto meno politica e sociale mi sembra davvero ingenua e non sono l'unica a sostenerlo.

https://www.ilbecco.it/questioni-linguistiche-questioni-sociali/

Cita

Ritenere la “questione della lingua” un mero fatto formale, avulso da ben più complessi meccanismi di carattere sociale e politico, è probabilmente un atteggiamento mentale quantomeno ingenuo. 

 

La paura principale poi, come scriveva @Alexmusic, si potrebbe racchiudere in "attento a quello che desideri perché potresti ottenerlo", ovvero, può succedere che anche dietro la più nobile delle cause possano poi infiltrarsi dei gruppi violenti, con le conseguenze che poi la storia ci testimonia.

2 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Oggi nessuno si sognerebbe di chiamare un vecchio come me "matusa", tanto per dirne una, e "bullismo" ha un'accezione del tutto negativa, mentre Marlon Brando e Frank Sinatra nel film "Bulli e Pupe" erano considerati due gran fighi... Ma si dice ancora "fighi" o è meglio dire "cool"? Boh

Ecco, non pensare che le cose non stiano già succedendo, se puoi leggi quest'articolo del Corriere della Sera:

 https://www.corriere.it/spettacoli/21_gennaio_05/grease-onda-bbc-social-infuriati-film-sessista-omofobo-797a2b10-4f26-11eb-9394-990bd512afa6_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=1&cid=asc7iWuY&pids=FR&credits=1&origin=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fspettacoli%2F21_gennaio_05%2Fgrease-onda-bbc-social-infuriati-film-sessista-omofobo-797a2b10-4f26-11eb-9394-990bd512afa6.shtml

Finiremo per bruciare film come "Via col vento", "Grease", persino libri... 

Mi dispiace, ma se il forum ha questa impostazione, rifletterò anch'io sulla mia iscrizione.

Grazie a tutti.

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  • Arcadia changed the title to Una discussione LINGUISTICA sulla "ə" (schwa)

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