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[5G] Cinqueggì #1 - Prompt 2. La situazione - L'uscita di scena.


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2. La situazione. Un'oca che parla. Uno sceneggiatore. Due che effettuano una "transazione economica" scambiando marijuana e soldi. Un Mc Donald's. Cinque minuti. [Ovviamente i cinque minuti sono parte della scena, non è il termine di consegna, è un elemento da inserire nella storia.]

Steve camminava da solo lungo la strada semi deserta, l’oca parlante nella tasca destra della giacca e la pistola in quella sinistra. Vide in lontananza l’insegna di un McDonald’s.
Questo potrebbe essere il paradiso o potrebbe essere l’inferno. Pensò immedesimandosi nel protagonista di un vecchio brano degli Eagles.
Solo che quel protagonista avrebbe voluto fuggire dall’Hotel California mentre lui si chiedeva se uccidersi dentro un fast food della catena più famosa al mondo gli avrebbe dato più visibilità almeno per la sua uscita di scena.
E sì che lui ne sapeva qualcosa di uscite di scena, chissà quante ne aveva scritte: uscite, entrate, scene, sceneggiature. Eppure adesso era solo e disoccupato, nessuno più gli commissionava alcun lavoro, non riusciva a creare più nulla. La sua fantasia lo aveva abbandonato.
Strinse l’oca parlante nella mano, un vecchio giocattolino che continuava a ripetere in modo casuale le frasi che Steve aveva registrato. Frasi prese dalle sue sceneggiature, le sue frasi, quelle che preferiva.
Il McDonald’s era sempre più vicino, ormai poteva distinguerne i contorni. Si avvicinò ancora e prese a focalizzare l’interno del locale. Inizialmente gli sembrò vuoto ma poi notò due persone sedute a un tavolo e davanti a loro i tipici cartocci nei quali veniva servito il cibo. Decise che quel posto andava bene, doveva solo trovare il coraggio. Mentre percorreva gli ultimi passi compì un gesto che era ormai tanto abituale quanto compulsivo: premette la coda dell’oca che teneva in tasca.
Fu percorso da un brivido nel sentire la frase che uscì dal ventre (e non dal becco) del minuscolo volatile di plastica: “Io ti troverò e ti ucciderò.”.
Di tutte le frasi che aveva registrato e poi inserito in quel giocattolo che considerava il suo unico amico da quando era finito in miseria, quella era l’unica orfana, l’unica a non essere stata tratta da una sua sceneggiatura. Una frase forte, d’effetto, che era in attesa di una sceneggiatura in cui essere inserita.

Jack fissava nervoso Vincent, attendeva impaziente che l’ultima frontiera della razionalità di quello sfigato crollasse. Sapeva che era questione di minuti, poi anche lui come tutti gli altri si sarebbe arreso.
Quel coglione era ricco, ricco sfondato e disagiato. Una combinazione meravigliosa per un nuovo cliente. Cinque minuti. Se crollava in quel breve lasso di tempo era fatta. Un altro pollo da spennare a dovere. Droga, donne, uomini, tutto ciò che voleva lui glielo avrebbe procurato.
Jack fissava Vincent e Vincent fissava il suo Cheeseburger Combo Meal, non lo aveva nemmeno toccato. A jack facevano schifo tutti e due, sia la persona che il menù. Lui da McDonald’s ci andava solo per concludere gli affari e solo in certi orari, quando era sicuro di trovarvi disadattati come Vincent.
Certe persone frequentavano i fast food solo nelle ore più tranquille, volevano il contatto con altre persone ma allo stesso tempo le evitavano.
Cinque minuti. Non uno di più. Altrimenti l’orgoglio della sua vittima avrebbe preso il sopravvento e lui avrebbe perso un prezioso cliente. Jack aspettava in silenzio e sperava che niente e nessuno disturbasse Vincent.
Quasi imprecò nel sentire il ragazzo che stava dietro al bancone che rispondeva a voce fin troppo alta a qualcuno che doveva avergli chiesto un qualche liquore, tenne lo sguardo ben fisso su Vincent pronto a intervenire alla prima esitazione.
-Chi è? Chi è entrato? - chiese Vincent senza voltarsi.
-Nessuno Vince, sarà qualcuno che viene a farsi un hamburger, proprio come noi.

Steve spinse la porta del locale con mano tremante, quella frase pronunciata dall’oca rimbalzava ancora nella sua testa come una pallina da flipper. Ormai non pensava nemmeno più al motivo per il quale era uscito quella sera e perché era entrato proprio lì, nell’ultimo dei posti in cui sarebbe voluto entrare. Il suo pensiero fisso era una domanda: perché quella frase gli aveva causato tanta agitazione? Non era mai successo prima.
-Ora che tutto sta per finire questa frase mi fa vibrare le viscere!- pensò mentre quasi si stupiva a ricordare quali erano i suoi progetti per l’immediato futuro. La cosa, comunque, non cambiò la situazione delle sue viscere che continuavano a vibrare come le corde di un violino strapazzate da un mediocre esecutore.
Teneva entrambi le mani in tasca; con la destra toccò la pistola, quasi a verificare che fosse sempre lì, con la sinistra sfiorò per l’ultima volta l’oca parlante, l’unico amico che avesse avuto negli ultimi tempi.
Ormai conosceva ogni singolo millimetro di quel giocattolo, insignificante agli occhi degli altri, importantissimo per lui. Sentì un nodo strozzargli la gola. Non riusciva a credere che stava quasi per piangere per quel giocattolo e non per la sua vita. La cosa lo rendeva ancora più convinto di volervi porre fine. L’unica cosa che ancora lo faceva esitare era proprio quella piccola oca parlante. Dove sarebbe finita? Per lui era qualcosa di più di un giocattolo. Forse avrebbe dovuto regalarla a qualcuno.
I suoi pensieri furono interrotti da uno scambio di frasi tra un altro cliente e il ragazzo che stava dietro al bancone. Alla richiesta del cliente di un bicchiere di whisky l’altro aveva quasi sbottato dicendo che lì non si servivano superalcolici. Riprese a sfiorare la pistola mentre si aggirava per il locale, doveva cercare un punto in cui ci fossero delle persone, un pubblico al quale sottoporre la sua ultima sceneggiatura. Notò due tizi seduti al tavolo, erano perfetti. Sarebbe andato da loro, li avrebbe salutati, magari un paio di frasi di circostanza e poi… The end. Per l’ultima volta.

Vincent aveva ripreso a fissare il vassoio con il cibo che aveva ordinato e nemmeno toccato. Jack contava il tempo e cominciava a diventare nervoso. Notò con la coda dell’occhio una figura che si avvicinava al loro tavolo.
-Merda! Questa non ci voleva.- pensò. Alzò lo sguardo verso la figura, era un uomo e lo stava fissando. Teneva le mani nelle tasche della giacca. Sembrava turbato. Jack pensò che quello poteva essere un altro potenziale fesso a cui spillare qualcosa, forse aveva capito cosa stavano facendo lui e Vincent lì dentro.
Si affrettò a concludere con Vincent, ormai i cinque minuti stavano passando, doveva giocare l’ultima carta e poi dare attenzione al nuovo cliente.
- Vince, prendi qui e non pensarci. Dammi duecento verdoni e poi fila a casa. Ti fai una fumata e poi ti rilassi. Credimi, questa roba è di prima scelta. Poi domani ci rivediamo.- così dicendo appoggiò un sacchettino sul tavolo e coprendolo con la mano lo fece scorrere fino alla mano di Vincent il quale lo guardò prima un po’ incredulo poi meccanicamente prese il portafogli e ne estrasse due banconote da cento dollari. Le guardò per un attimo, il volto di Benjamin Franklin sembrava fissarlo con espressione di rimprovero. Vincent piegò le banconote e le consegnò a Jack che le intascò frettolosamente e, senza perdere tempo, si voltò verso la sua nuova preda.
Gli sorrise. Un sorriso che lui sapeva fare bene, quello del buon samaritano che vuole aiutare. Ottenne in risposta un sorriso. Succedeva sempre così, ma questa volta era diverso.
Quello che vide non era il sorriso timido di chi sta cercando qualcosa ma per questo si sente a disagio. Era il sorriso di chi ha quattro assi in mano e già si pregusta la vittoria.
Jack conosceva bene quel tipo di sorriso e non gli garbava certo riceverlo, quel sorriso significava guai in arrivo. Capì in un attimo che le cose stavano prendendo una brutta piega. Il suo corpo fu percorso da un brivido, si paralizzò.
L’uomo si mosse, Jack osservò attento senza sapere cosa sarebbe successo. Poi un pensiero gli balenò in mente riguardo a cosa quell’uomo potesse tenere in tasca.
Ne ebbe subito conferma quando vide lo scintillio della canna illuminata dai neon del locale.

Steve si fermò, era tutto eccitato per quel che stava per fare che quasi ne era stupito, mentre si avvicinava al tavolo dei due tizi pensava che se avesse saputo che era cosi facile andarsene definitivamente di scena lo avrebbe fatto prima, ma qualcosa in quel momento lo aveva bloccato.
-Merda!- pensò -era quasi fatta!
Improvvisamente la sua testa fece una cosa che non faceva da tempo: cominciò a lavorare come la testa di uno sceneggiatore. Prese a guardare tutto ciò che succedeva dal punto di vista di un narratore, immaginò i nomi dei personaggi, i loro trascorsi, cosa avesse potuto portarli a essere tutti lì in quel momento e cosa sarebbe successo subito dopo.
Steve non credeva a se stesso, si sentiva rinato. Dopo anni di buio sentiva qualcosa nascere nella sua mente: un soggetto, un’idea. Qualcosa su cui lavorare. Premette ancora la coda dell’oca parlante che teneva in tasca.

Jack sentì prima una voce in lontananza farfugliare qualcosa, comprese la parola finale: “Ucciderò”.
Prima vi fu il rumore, fortissimo. Stranamente forte se sentito dal lato di uscita della canna. Poi il dolore lancinante al petto e qualcosa che vi penetrava, inarrestabile e talmente veloce che Jack non fece in tempo a capire cosa potesse essere. Guardò la canna e quasi gli parve di vedere la punta del secondo proiettile che usciva mentre quel rumore assordante si ripeteva.

Steve rimase fermo a guardare la scena, il tizio che poco prima aveva chiesto il whisky era letteralmente scappato appena dopo aver esploso i due colpi lasciando tutti gli astanti attoniti. Lentamente Steve tirò fuori l’oca parlante dalla tasca. Sembrava sudata ma il sudore era quello della mano di Steve.
-Tranquilla piccola, è tutto finito.- disse poi per rassicurare la sua amica elettronica. -Abbiamo trovato il soggetto a cui dare quella frase. Possiamo ricominciare.- strinse l’oca a sé -Ti voglio bene piccola mia, non ti lascerò mai.

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Ciao Rus.

Parto commentando così: testo tosto!
Di tutti i racconti in gara è quello sul quale fatico maggiormente ad esprimere un giudizio.
Credo che il motivo sia dato dal fatto che è quello che per il quale ho faticato maggiormente durante la lettura.
L'ambientazione mi è piaciuta tantissimo, gli elementi scelti per aderire al prompt sono azzeccati e gli ingredienti per un ottimo racconto sembrano esserci tutti ma... ma ho fatto comunque fatica. Forse la lettura non è sciolta come vorrei, forse in un paio di punti ho dovuto ragionarci sopra prima di capire bene la situazione.
Davvero, nonostante si un testo ben lavorato, a mio gusto personale è mancata forse quell'empatia col lettore che ti fa entrare ed essere lì, accanto ai protagonisti: ecco, forse l'elemento negativo è che ho letto con distacco, senza il necessario trasporto. Ma ripeto: è esclusivamente gusto personale.

I voti:

-Originalità: 9 (bella ambientazione)
-Aderenza alla traccia: 8 (mi è piaciuta molto l'oca come feticcio)
-Gradimento generale del testo: 7 (non mi sono sentito così coinvolto nel racconto)

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Il tuo racconto è piacevole, più nelle mie corde rispetto ad altro ma come per altri sto notanto che qui si ha una notevole predilezione per l'uso di nomi stranieri e le situazioni televisive. La cosa mi sta molto colpendo perché non pensavo. Ma andiamo al tuo testo.
L'impianto è classico, la situazione non è originalissima ma il giocattolo parlante è la marcia in più. Va benissimo che sia così, per me è già buono.
Gli stacchi (sono proprio stacchi) valorizzano la situazione televisiva (perché ripeto, sembra una scena di una serie anche un po' sopra le righe).
Ho sorriso all'uso del nome Vince di italo-americana (mafiosa "memoria") e il compare Jack che non può quasi mai mancare quando c'è qualcosa di losco attorno.
Tutta la situazione è carica, forse "troppo" in alcune frasi (come quella sui soldi o il poker servito) ma capisco che sia voluto (ma fai attenzione a quanto è carica) e la scena scorre. Ci sono un paio di ripetizioni nel testo e per me potresti lavorare su uno scambio più "forte" tra i due ma la situazione c'è e funziona.
Sono un po' perplesso dalla costruzione psicologica di uno sceneggiatore che bene o male sembra più un attore fallito, un protagonista mancato, che vuole "interpretare l'ultima scena" piuttosto che sottoporre la sua scrittura. Una sceneggiatura infatti non si sottopone ad un pubblico (cosa che lui dice) ma è qualcosa che serve a fare altro da sottoporre poi al pubblico. Piccolo appunto personale quindi come tale ha il suo limite.

La battuta dell'oca ha già comunque trovato posto in una scena ormai diventata iconica (e sono sicuro che la conosci) che è diventata un incubo per il suo interprete (Liam Neeson persino un meme: "Io vi cercherò, vi troverò, vi ucciderò". L'hai forse scelta per la forza che ormai ha assunto più come parodia che per la sua efficacia?
Chissà! E forse lo sceneggiatore non era disoccupato a caso...
Ad ogni modo spero bene per l'oca e in caso mi offro volontario per "un'adozione del cuore".


Originalità: 7
Aderenza alla traccia: 9
gradimento generale del testo: 8
 

Modificato da Mattia Alari
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Testo molto interessante, mi è piaciuta l'ambientazione ma il continuo cambio di situazione mi ha un po' rotto il ritmo. Al primo cambio di prospettiva mi sono trovata spaesata, quando ho ripreso il controllo della storia ho avuto la sensazione che per fare questo tipo di gioco fossero necessarie molte più battute di quelle concesse, o un'abilità narrativa sopra la media.

Mi piace l'espediente dell'oca giocattolo, veramente ben giocato come elemento, mi piace l'introspezione del protagonista, meno la parte di spacciatore e cliente.

Il finale mi ha un po' confusa, non ho capito la dinamica nell'immediato, il plot twist non era esattamente originalissimo ma comunque è stato gestito bene.

Originalità: 8

Aderenza alla Traccia: 10

Gradimento generale del testo: 7

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7 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Il tuo racconto è piacevole, più nelle mie corde rispetto ad altro ma come per altri sto notanto che qui si ha una notevole predilezione per l'uso di nomi stranieri e le situazioni televisive.

È un mio limite. Mi sono formato come lettore su Ken Follet e Wilbur Smith (ma poi ho virato, lo giuro) e come scrittore sul teatro. Lamia prima fatica scrittevole è stata una commedia teatrale. Credo quindi che questi due fattori abbiano un po' condizionato il mio modo di scrivere. Anche se in questo caso la scelta esterofila e cinefila erano più motivate dal fatto che con i nomi stranieri ho l'impressione che sia tutto più facile, per me che scrivo (e quando devo dare un nome ai miei personaggi vado in crisi al punto che quasi rinuncio a scrivere) e per chi legge perché credo che, per quanto onnipresenti, nomi come Jack (Vincent in realtà deriva da Pulp Fiction ma non vuole essere una citazione) o Steeve siano ancora abbastanza distanti dal nostro quotidiano da aiutare il lettore a staccarsi dalla realtà e inserirsi nella finzione del racconto.

 

7 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Gli stacchi (sono proprio stacchi) valorizzano la situazione televisiva (perché ripeto, sembra una scena di una serie anche un po' sopra le righe).

In realtà di recente mi è capitato di leggere più storie raccontate con questa tecnica, ovvero dal punto di vista di due differenti personaggi. Poi sul finale ho voluto rendere omaggio a ben due pellicole... no aspetto gli altri commenti per dire quali. Hai visto mai che qualcuno capisce quali sono. :yoyo-emoticon-1-014:

 

7 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Una sceneggiatura infatti non si sottopone ad un pubblico (cosa che lui dice) ma è qualcosa che serve a fare altro da sottoporre poi al pubblico.

Non posso che darti ragione ma da sceneggiatore dilettante (ho scritto quattro copioni teatrali di cui uno solo è andato in scena) ti confesso che per me l'apprezzamento del pubblico è importante. Non saprei, in effetti, com'è per chi vende effettivamente i suoi lavori alle case di produzione. L'idea del protagonista era comunque di andarsene lasciando il segno.

 

7 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

La battuta dell'oca ha già comunque trovato posto in una scena ormai diventata iconica (e sono sicuro che la conosci) che è diventata un incubo per il suo interprete (Liam Neeson persino un meme: "Io vi cercherò, vi troverò, vi ucciderò".

Sì, ho visto un film con Neeson che credo si intitolasse così (tipo che la figlia va a Parigi e finisce in un giro di prostituzione e bla bla bla). La battuta, in realtà è un'eredità della prima idea e sarebbe stata funzionale per un finale leggermente diverso. E anche qui non dico molto e aspetto gli altri commenti.

 

15 ore fa, Alorigo ha scritto:

Forse la lettura non è sciolta come vorrei, forse in un paio di punti ho dovuto ragionarci sopra prima di capire bene la situazione.

Colpa mia, non ho molta praticità con i racconti brevi se, vabbe' mo raccontiamo pure che ci troviamo meglio con i romanzi, anzi, con IL romanzo. Uno.

7 ore fa, LadyGladia ha scritto:

Mi piace l'espediente dell'oca giocattolo

:love1:

 

7 ore fa, LadyGladia ha scritto:

veramente ben giocato come elemento

:cookie:

 

7 ore fa, LadyGladia ha scritto:

mi piace l'introspezione del protagonista

:applausi:

 

7 ore fa, LadyGladia ha scritto:

meno la parte di spacciatore e cliente.

:fuma:

 

Grazie @Alorigo, @Mattia Alari e @LadyGladia per i vostri preziosi commenti.

p.s.: saluti dall'oca parlante che ora sguazza nella piscina nuova di Steve.

https://3.bp.blogspot.com/-GqiLIe9UmEo/TwvmH_LqOjI/AAAAAAAAB-w/YfJn40Nq9qA/s640/DSC_0363.JPG

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Ciao Russ, ma che bella storia dal sapore noir! Piaciuta molto. Un'ambientazione riuscitissima, descritta bene e ben visibile mentre si leggeva la storia. 

Lo sceneggiatore senza più idee è il personaggio meglio delineato (chissà il perché :applausi:) mentre i due al tavolino sono meno particolareggiati, ma l'uso che hai fatto dell'oca l'ho trovato decisamente perfetto.

Anche io ho fatto fatica a visualizzare la scena finale, forse avresti potuto dare qualche spiegazione in più. Ha accennato a dei riferimenti a pellicole famose... forse è colpa dell'orario non troppo felice, ma non li ho capiti :ABON: e adesso sono un po' curiosa.

Bravo Russ

 :thanks:

 

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Ospite

L'ho trovata una lettura un po'  difficile, non sono riuscito sempre a seguire il filo. La storia regge anche se con dei tratti forse non troppo originali. Mi è  sembrato quasi fumettistico lo stile del racconto, un soggetto perfetto per un Dylan Dog, ma non sono riuscito a trovare la giusta empatia col personaggio. 

Originalità: 8

Aderenza alla traccia: 10

Gradimento generale: 7 (per la difficoltà  di alcuni punti e la poca empatia col personaggio)

Modificato da Ospite
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Ciao @Russotto, la tua è storia particolare, se ne vorrebbe sapere qualcosa in più, soprattutto su Jack che resta abbastanza misterioso.

Originalità: 7 (si poteva, forse, tentare qualcosa in più, aggiungendo elementi che avrebbero potuto rendere più unici i personaggi).

Aderenza alla traccia: 9 (gli elementi ci sono tutti, la "transazione economica" riguardo alla marijuana sembra lanciata un po' lì, in maniera forzata)

Gradimento generale: 6 (per molti tratti ho trovato il testo ripetitivo, soprattutto per un continuo indugiare sulla questione dell'oca e dei cinque minuti in maniera paranoica)

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Ciao, eccomi a commentare.

Il racconto mi è piaciuto. Ambientazione azzeccatissima, e tutti gli elementi del prompt ben calati.

In qualche punto, soprattutto verso il finale, ho dovuto dare una seconda lettura per schiarirmi le idee. Forse mi hanno confusa i nomi, credo. 

Un po' prevedevo sarebbe finita con il ritorno forte delle doti da sceneggiatore per Steve, che io sia veggente?

Passo ai voti

Originalità: 7 (per il finale previsto riguardo a Steve, non avrei immaginato la morte di Jack. Che poi anche li, è morto?)

Aderenza: 10

Gradimento: 8

 

Modificato da Francesca Penelope
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  • Amministratorə

 

Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

l’oca parlante nella tasca destra della giacca e la pistola in quella sinistra.

adoro già

 

Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

-Merda! Questa non ci voleva.-

ottimo :rotol: 

 

Russ! Oh i like it! Mi piace il testo, è lineare, i pezzi si incastrano bene, specialmente la parte dove Steve va verso jack, non è forzata, ha completamente senso e mi piace parecchio per quello. Quello che forse è confuso è il movimento tra jack e vincent. La parte dove appaiono l'ho dovuta rileggere dopo aver finito il testo, allora ho capito che aveva il suo senso, però credo che non sia subito immediato (per un testo di pochi caratteri è utile che lo sia). Penso basti essere più chiaro su quello che stanno facendo, spacciare droga. Per il resto mi piace, le sfaccettature di Steve sono il top, è caratterizzato bene, mi piace. Bel lavoro!

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Ciao! Eccomi qui (Scusa se ci ho messo un po', sono stati due giorni un po' difficili).
In primis: ho particolarmente apprezzato che questa volta a prendere il sopravvento tra le varie indicazioni fosse la situazione di spaccio e non l'erba, l'oca o la sceneggiatura. Il racconto è lineare e funziona. Il tema è uno a cui tengo particolarmente -non scendo nei dettagli- ma la rappresentazione dell'affetto che prova per un oggetto che la maggior parte delle persone considera insignificante e che sia proprio questo a fargli cambiare idea mi ha colpita molto. È molto realistico. Le ripetizioni sono ben inserite (ma forse mi focalizzerei su un aspetto diverso del giocattolo a ogni menzione) e danno l'effetto sperato. Anche questo racconto mi ha colpita sia perché è drammatico mentre la traccia puntava più su un comico e sia perché l'oca è un giocattolo mentre ammetto che quando ho scritto la traccia pensavo a un'oca vera e propria quindi vedere che è stato interpretato in questa maniera mi ha fatto molto piacere.
Ti lascio un paio di note:

Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

-Ora che tutto sta per finire questa frase mi fa vibrare le viscere!- pensò mentre quasi si stupiva a ricordare quali erano i suoi progetti per l’immediato futuro. La cosa, comunque, non cambiò la situazione delle sue viscere che continuavano a vibrare come le corde di un violino strapazzate da un mediocre esecutore.

Ripetizione.

Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

Jack sentì prima una voce in lontananza farfugliare qualcosa, comprese la parola finale: “Ucciderò”.
Prima vi fu il rumore, fortissimo. Stranamente forte se sentito dal lato di uscita della canna. Poi il dolore lancinante al petto e qualcosa che vi penetrava, inarrestabile e talmente veloce che Jack non fece in tempo a capire cosa potesse essere. Guardò la canna e quasi gli parve di vedere la punta del secondo proiettile che usciva mentre quel rumore assordante si ripeteva.

Questa parte l'ho trovata un po' confusionaria. Ho faticato a capire cosa è successo: prima Jack sta guardando Steve, e sembra che i due si siano sparati a vicenda, perché per come me lo immagino io Steve e il tizio sono in due direzioni diverse.

Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

Steve si fermò, era tutto eccitato per quel che stava per fare che quasi ne era stupito, mentre si avvicinava al tavolo dei due tizi pensava che se avesse saputo che era cosi facile andarsene definitivamente di scena lo avrebbe fatto prima, ma qualcosa in quel momento lo aveva bloccato.
-Merda!- pensò -era quasi fatta!
Improvvisamente la sua testa fece una cosa che non faceva da tempo: cominciò a lavorare come la testa di uno sceneggiatore. Prese a guardare tutto ciò che succedeva dal punto di vista di un narratore, immaginò i nomi dei personaggi, i loro trascorsi, cosa avesse potuto portarli a essere tutti lì in quel momento e cosa sarebbe successo subito dopo.

Qui mi rendo conto che il problema erano i caratteri, ma credo sia molto più efficace descrivere il monologo interno alla sua testa che spiegare lui che pensa. Avrebbe reso un po' meglio l'illuminazione del momento, eliminando la battuta di transizione che rallenta l''immediatezza di quello che sta succedendo.

Spero che i miei commenti ti siano stati utili! Alla prossima!

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Il 16/1/2021 at 23:05, Purrpendicular ha scritto:
Il 10/1/2021 at 23:27, Russotto ha scritto:

Jack sentì prima una voce in lontananza farfugliare qualcosa, comprese la parola finale: “Ucciderò”.
Prima vi fu il rumore, fortissimo. Stranamente forte se sentito dal lato di uscita della canna. Poi il dolore lancinante al petto e qualcosa che vi penetrava, inarrestabile e talmente veloce che Jack non fece in tempo a capire cosa potesse essere. Guardò la canna e quasi gli parve di vedere la punta del secondo proiettile che usciva mentre quel rumore assordante si ripeteva.

Questa parte l'ho trovata un po' confusionaria. Ho faticato a capire cosa è successo: prima Jack sta guardando Steve, e sembra che i due si siano sparati a vicenda, perché per come me lo immagino io Steve e il tizio sono in due direzioni diverse.

Il fatto che Jack senta solo farfugliare qualcosa è perché l'oca è nella tasca di Steve e questo avrebbe dovuto causare una voluta confusione nel lettore.

Ammetto che rileggendo il racconto mi sono accorto di un errore. Mi spiego.

Ho voluto creare un riferimento alla scena finale de "Il silenzio degli innocenti" (mi riferisco al film, non ho letto il libro *corre a vergognarsi)

Spoiler

nella quale, con un magistrale trucco registico, gli spettatori vengono indotti a pensare che la polizia stia per entrare nella stessa casa in cui si trova la protagonista che è braccata dal cattivo. E solo alla fine della scena si capisce che la polixzia e la detecvtive (protagonista) sono in due luoghi diversi.

Io, invece ho posizionato i due protagonisti nello stesso McDonald's e ho giocato sulla confusione generata dal misterioso assassino. Quindi, nelle mie intenzioni doveva sembrare fino all'ultimo che Steve avesse sparato a Jack mentre, in realtà, è stato lo sconosciuto.

Il parlato dell'oca, poi, ha una doppia funzione. La prima è di far credere che Steve stia per sparare a Jack, la seconda è di creare un altro riferimento, questa volta (tirato per le orecchie) a Pulp Fiction, sempre la scena finale.

Spoiler

Travolta e Jackson sono seduti al tavolo di un ristorante e si sente uno scambio di battute già sentito all'inizio del film quando Tim Roth (credo sia lui) chiama la cameriera Garçon e questa risponde dicendo che Garçon è una parola francese che vuol dire ragazzo.

Quindi il riferimento è la stessa battuta battuta sentita da due punti di vista (o di ascolto) differenti.

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