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[5G] Cinqueggì #1 - Prompt 2. La situazione - Un uomo dagli occhi grigi


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2. La situazione. Un'oca che parla. Uno sceneggiatore. Due che effettuano una "transazione economica" scambiando marijuana e soldi. Un Mc Donald's. Cinque minuti. [Ovviamente i cinque minuti sono parte della scena, non è il termine di consegna, è un elemento da inserire nella storia.]

“La tua colazione preferita ora è servita tutto il giorno!”


Lo diceva la pubblicità in TV e sui i grandi cartelloni in strada. Ed era vero, lo sapeva bene.
Il McDonald’s della piazzola infatti aveva accettato il suo ordine alle quattro del pomeriggio, ma l’espressione della ragazzina biondissima che gli aveva dato in mano il sacchetto era stata in qualche modo giudicante. Nulla di offensivo o scoperto, ma c’era stata davvero un’occhiata in più su di lui prima di rivolgersi ad altri, sempre con il sorriso di circostanza facente parte della divisa aziendale.
Quanti anni poteva avere? Neanche venti, forse.

La ragazza bionda è annoiata. Ha chiesto più ore al lavoro perché sta raccogliendo soldi per la sua nuova chitarra elettrica. Ha deciso di comprare una vecchia Fender Stratocaster blu dopo appena tre mesi di lezioni. Il suo insegnante le dice che è la migliore allieva che abbia mai avuto ma mente spudoratamente: è negata. Ma le manca sia l’orecchio che la volontà di capirlo e quindi la ragazza vuole crederci. Avere talento la salverebbe, pensa. Lei merita di salvarsi. Vive in un casolare di campagna nella pianura dalla nebbia stagnante e non ha prospettive diverse da quelle di vendere frutta e verdura al mercato con i suoi genitori. Comprare una bellissima chitarra le serve da tranquillante. Meglio che prendere le pillole di sua madre, magari con qualche bicchiere di liquore dolcissimo.

Guardò ancora la ragazza e poi mise da parte il taccuino su cui aveva scritto per aprire il sacchetto di carta tiepido che aveva poggiato sul tavolino. Tirò fuori il contenuto ordinandolo davanti a sé e poi due ultime cose che non pensava di trovare sul fondo. Le guardò con perplessità. Solitamente davano in omaggio dei giocattoli solo nei menù per bambini ma doveva essere la solita promozione speciale. Osservò i pupini in plastica e in particolare l’inquietante pennuto con l’elmo da astronauta. Erano i gadget dell’ultimo film ovunque e infatti ricordò di averne visto il trailer sui social: Quark, l’oca spaziale.
La canzoncina irritante che gli si era ficcata nel cervello per due giorni di seguito, riemerse prepotentemente dalla fogna mentale in cui l’aveva sbattuta dopo ore di sofferenza...
c’è una storia bella/ un’amica nuova/ Quark è grande e parla/ e guarda come balla!/ Quaquaquàquaquaà, blablabà, Quaqua Quark!...
Respinse lo starnazzo campionato con un fremito di rabbia che controllò a stento. Non c’era un film decente al cinema da anni e quelli per ragazzini erano davvero il peggio. Perché nessuno si preoccupava del fatto che fossero sempre più scemi?
Allontanò i giocattoli da sé e cominciò a mangiare. Addentò la ciambella con furia e sentì la lingua appiccicarsi sulla superficie della pasta fredda e umida mentre un rivolo oleoso gocciolava sulla carta lucida che prima la avvolgeva. Non aveva un buon odore, non aveva quasi sapore e già sapeva che il caffè che aveva preso col resto era acqua sporca dal retrogusto stranamente salmastro.
Perché si ostinava a prendere sempre quella colazione?
Forse solo perché sempre uguale e per questo rassicurante nel suo essere pessima come al solito. Era la certezza del vizio, qualcosa del genere. E quindi nulla che avesse a che fare con l’opportunità di averlo o l’intelligenza nel perseverare nella cosa.
 
Il tavolino affacciato sulla piazzola non era male per la luce, vista anche la giornata di pioggia, ma stare lì intristiva più che sedere altrove se si guardava fuori dalla grande vetrata. Il Mc era in posto anonimo e il cielo sfumava in tutti toni del nulla, quelli che aveva già sul viso.
Pensò ancora alla ragazza che lo aveva servito e come lo aveva guardato. Il suo ordine non aveva nulla di strano o speciale, come non lo aveva neanche la sua faccia, ma era evidente che non stesse bene e i suoi grandi occhi chiari sembravano così spalancati da poter inghiottire tutti i riflessi della porta finestra oltre cui fissava il parcheggio.
Un uomo con la faccia sofferente e con gli occhi grandi come vetrate di cattedrale, pensò.
E poi ricordò che quella era la portafinestra di un McDonald e che il tizio in questione avrebbe avuto due occhi rettangolari, grandi come i cartelli pubblicitari del nuovo panino in edizione limitata.
Che bellezza.
Bevve un sorso del caffè, che era esattamente come immaginava. Quasi ne sorrise.
Intanto due ragazzi vicino a una vecchia Passat bianca stavano parlando tra loro. L’atteggiamento era inconfondibile ma tutto avveniva tranquillamente tra gente che anche guardandoli non li vedeva, come fossero parte della rampa di cemento davanti ai bagni che avevano proprio alle loro spalle.
Due finti convenevoli e un rapido scambio di soldi per un'altra cosa, probabilmente la solita marijuana. Eppure notò che uno dei due era molto nervoso. Doveva essere un cliente con qualche problema o alle prese con una brutta prima volta con qualcosa, come molte altre che lo avrebbero aspettato in seguito o che forse aveva già avuto.
Si chiese chi fosse quel ragazzo con il berretto verde, piegato su sé stesso come una sedia da campeggio prima di essere aperta del tutto.

“Stefano ha tra i 20 e i 30. Informatico. Studia ma da quando ha scoperto il popolare gioco on line VariantVid ne è ossessionato, anche se resta sempre bassissimo in classifica.
Stefano ha iniziato a usare sostanze per restare sveglio più a lungo e per questo non riesce più a dormire. Dopo mesi è ridotto a uno straccio. On line conosce un giocatore,“Akka”, che lo informa dell’esistenza di un farmaco illegale, l’Acronil, in grado di “fermare il tempo” ma “nella sua testa”.
Spinto dalla stanchezza e dall’urgenza di prepararsi per un’importante partita a VariantVid, misteriosamente proposta dal campione assoluto, Stefano si decide a incontrare lo spacciatore indicato dal giocatore. Si reca in un anonimo parcheggio di fronte ad un fastfood e…”


Bah. Solita roba già vista. “In tutti i sensi”, pensò guardando il ragazzo andarsene via a testa bassa.
Si girò verso il locale e vide che si era riempito di gente, molti ragazzini e un paio di famiglie con bambini urlanti. Normale, visto l’orario. Notò che i più piccoli si erano subito concentrati davanti al grande pupazzo che non aveva notato prima, forse perché di fronte all’altra entrata. Era l’oca parlante. QUARK.
La musichetta ripartì nella sua testa mentre si costringeva a continuare a mangiare come fosse un giorno come tutti gli altri, ma sentirla cantata anche da quelle vocine acute lo fece quasi singhiozzare e strozzare, facendogli mordere la lingua per il nervoso.
Sapore ferroso. Si irrigidì.
E poi si ripeté che era il taglio che si era appena procurato e non altro. Per il momento.
Poggiò sul cartone quello che stava ancora masticando e prese un tovagliolo, ma mentre lo faceva notò che tutti i presenti sembrava si fossero di colpo interessati a qualcosa che stavano trasmettendo in TV.
Aggrottò la fronte mettendo a fuoco il titolo sotto l’edizione straordinaria: Rapina in banca: tre morti. Il capo del gruppo di assalitori aveva ucciso un carabiniere in borghese e due impiegati.
I rapinatori erano vestiti da Cavalieri dello Zodiaco.
Subito dopo la notizia vide partire un servizio sul cartone animato giapponese che aveva ispirato i costumi dei rapinatori, in modo particolare quello di un cavaliere d’oro.
Conosceva quel cartone, lo guardava da bambino. Si sentì vecchio di colpo e invece era giovane. Ancora giovane. Troppo, per quello che gli stava accadendo.
Quando era uscito dallo studio medico aveva quasi messo il piede in un profondo buco che per un istante gli era parso anche avere dei denti. Si era aperto vicino a un tombino come una bocca spalancata in un urlo. O in uno sbadiglio per noia o fame. Era stato a quel punto che quasi meccanicamente aveva pensato di dover fare colazione, come al solito.
Ma ora sapeva che la nausea che sentiva non era per lo stomaco vuoto e non soffriva per l’acidità cronica che aveva curato invano per mesi. Quando il medico gli aveva “Cancro” era rimasto quietamente indifferente, come fosse la battuta in un copione, ma dopo aver visto quel buco sull’asfalto si era chiesto se quello allo stomaco avesse in qualche modo un aspetto simile e ci stava ancora pensando.
Intanto il ragazzo seduto dietro di lui era al telefono con qualcuno.
Non lo guardò, sentì solo la sua voce allarmata.

- No, non me ne frega niente, cazzo! Ma MI FAI PARLARE? Ti ripeto che non c’entra il rispetto, ma per chi dovrei averlo? Sì, sto pensando solo a come mi sento io! Ma tu lo sai che è domani, vero? Eh, sì, appunto! Ho passato due anni a preparare tutto e fottuti SEI MESI a costruire l’armatura secondo il modello originale. È perfetta, perfetta! Ma come posso presentare il mio cosplay proprio domani, eh? Come! Mi sento sprofondare…!

Socchiuse gli occhi e poggiò le labbra sulle mani quasi giunte davanti al suo viso sforzandosi di non ridere. Che coincidenza di merda!
Il poveraccio aveva vinto alla lotteria della jella. La situazione sarebbe stata divertente in un film comico, ma poiché era reale gli fece un po’ della pena che il ragazzo non avrebbe avuto per lui anche sapendo che stava morendo. Non lo conosceva, non gli importava.
Ripensò di nuovo al buco nell’asfalto e poi all’oca Quark, che avrebbe voluto far sparire in una fossa molto più profonda.
E doveva distruggere i suoi quaderni, tutti. Soprattutto quelli su di lui.
Perché lo amava ancora, dopo tanti anni?
L’aveva lasciato e alla fine era rimasto solo per sempre. Davvero... romantico.
Spesso aveva pensato a sé stesso come un buon personaggio per un film e si era anche chiesto cosa avrebbe raccontato la sua storia dopo quel dolore cronico che lo aveva rovinato. Aveva sperato molto nel futuro e poi… semplicemente scoperto che non ci sarebbe stata sceneggiatura per una storia inesistente.
Era stato deciso che il suo film sarebbe stato un corto della durata di appena cinque minuti, senza neanche una battuta. Una rapida triste noia.
Ma neanche era sicuro che fosse un peccato.

 

  • Triste 1
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Ciao Mattia.

parto da ciò che mi è piaciuto, ossia il tentativo di inserire gli elementi di tutti e tre i prompt: una cosa difficile, soprattutto in 10.000 battute. Io ho fatto fatica a inserire quelli di un prompt solo quindi tanto di cappello al modo in cui hai amalgamato gli elementi.

Ahimè, questo tentativo ha avuto però un rovescio della medaglia. Temo infatti che abbia generato eccessiva confusione degli elementi.
Ho fatto fatica a seguire le vicende e talvolta ho dovuto rileggere dei passaggi perchè, arrivato in fondo a un capoverso, non avevo compreso fino in fondo cosa fosse accaduto. Tra questi elementi non positivi, a mio giudizio, spicca forse la scelta contemporanea del narratore onniscente e la mancanza di una descrizione del protagonista.

Nella mia testa, le due cose mi paiono in antitesi: o si parte in prima persona, oppure un narratore onniscente deve offrire al lettore il primo punto saldo su cui basare tutto il pensiero per seguire la vicenda. Credo sia questo il maggior punto debole.

I voti:

-Originalità: 9 (tre prompt in uno, complimenti!)
-Aderenza alla traccia: 7 (hai compreso tutte e tre ma gli elementi, per questo, sono risultati gettati dentro la storia un po' frettolosamente)
-Gradimento generale del testo: 6 (voto un po' punitivo forse... mi rendo conto. Ma la confusione generale non mi ha fatto gradire il testo come avrei voluto)

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Ospite

Ho trovato un po'  di confusione nella storia. Non credo sia stata una buona idea inserire gli elementi di tutti e 3 i prompt, apprezzo lo sforzo di averci provato. Purtroppo ho trovato le lunghe descrizioni (vedi quella di stefano ha 21 anni ecc... ad esempio) fuori dal contesto, troppo "raccontate". Sembravano più  sche dei personaggi che non contribuivano allo svolgimento e allo scorrimento del racconto, ma è  solo un mio parere, di ciò  che è  arrivato a me.

Originalità: 10 (la storia è  originale anche se un po'  confusa)

Aderenza alla traccia: 7 (non ti sei attenuto solo alla traccia scelta, ma ne hai mischiate altre due)

Gradimento generale: 6 (per gli spiegoni dei personaggi che poco hanno contribuito alla storia e alla sua scorrevolezza)

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(modificato)

@vinworde @Alorigo

Ringrazio entrambi del commento sul racconto, ma per correttezza ci terrei a dire un paio di cose a proposito dei vostri pareri. Dovreste cambiare il vostro voto sul gradimento del testo Abbassandolo perché è ovvio che non sono riuscito ad esprimere quello che volevo facendovi addirittura capire una cosa per un'altra.
Quando succede è perché si scrive male quindi Mea Culpa.

1. Il Narratore non è onnisciente. Detesto questo antiquato (per me) approccio... Rispetto, sia ben chiaro. Ma non è roba per me. Che non fossi un narrattore di questo tipo ma terribilmente soggettivo e con un punto di vista limitatissimo era per me evidente:  Non sa niente di nessuno e...

2. Le parti in corsivo non sono "spiegoni" sui personaggi a cui si riferiscono, ma scrittura dello sceneggiatore!
Sono in corsivo e al presente per questo motivo.
Odio gli spiegoni (sono sempre un errore) e questi erano solo la scrittura (o i pensieri) del tizio che guarda gli altri e immagina cose che non sa (che non esistono!) a volte appuntandole e altre volte solo pensandoci. Il passaggio in cui lo si sarebbe dovuto capire è dopo, in entrambi i casi.
Subito dopo il primo corsivo vi è proprio il riferimento al taccuino degli appunti perché lui "smette di scrivere e lo mette da parte". Il corsivo si usa spesso in questo senso quindi non pensavo fosse così oscuro, ma evidentemente sì. La faccenda dei due spacciatori e la seconda storiaccia super stereotipata è identica, solo che lì addirittura si limita a guardare, neanche scrive. In teoria si sarebbe dovuto capire dal fatto che il racconto si spezza e lui dice "bah, roba già vista".
Poiché non è un medium, pensavo fosse la cosa più normale e scontata da pensare.
A questo punto è già tanto che si sia capito che il tizio è uno sceneggiatore, visto che non l'ho scritto esplicitamente.

3. La confusione dei tre elementi (su questa chiedo chiarimenti):
Per generare confusione è ovvio che i tre elementi debbano essere mescolati tutti insieme in modo disturbante interagendo malamente tra di loro, "disturbandosi". Ma se prendi un buco paro paro com'è e poi piazzi una notizia al tg sulla "coincidenza" del cosplay... mi viene da chiedere sinceramente in cosa abbiano generato confusione.
Non ci arrivo, sono sincero.

4. La descrizione del personaggio.
Se viene considerato un giudizio di gusto lo accetto totalmente come accetto il resto, ma tecnicamente non ha nessun problema e non va definito un difetto generale perché non lo è. Se prendo un punto di vista come quello del racconto io non descrivo la persona. Non mi piace. Mi rendo conto, leggendo anche quello che vedo in giro, che è un po' il grande amore di chi scrive ma... non il mio.

Detto questo, la valutazione sul mio racconto è stata molto generosa tenendo conto che non sono stato in grado di esprimere nulla di quello che avevo in mento e ci sono stati dei fraintendimenti di senso davvero enormi. Pazienza!  :)

Grazie ancora di avermi letto e alla prossima!

Modificato da Mattia Alari
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I miei voti:

Originalità: 8 (il testo, forse, è fin troppo originale tanto che corre il rischio di non essere riconosciuto come tale. Difetta soprattutto di una buona impostazione grafica, i pensieri da presunto sceneggiatore e quelli più personali finiscono per confondersi. Bisogna, inoltre, valutare quanto funzionerebbe senza avere una traccia di riferimento. Diciamo che, conoscendo i temi che avresti trattato, ci si poteva districare meglio sul perché di alcune scelte).

Aderenza alla traccia: 5 (non sappiamo con certezza se il protagonista sia uno sceneggiatore che esercita la professione o uno con tali ambizioni. In alcuni punti si potrebbe credere che voglia fare l'attore).

Il 10/1/2021 at 00:32, Mattia Alari ha scritto:

Spesso aveva pensato a sé stesso come un buon personaggio per un film

Gradimento generale: 6 (Il testo per me è stato sufficientemente piacevole, avrei preferito sapere prima come mai ci fossero quelle storie in corsivo, anche per chiarire subito alcune situazioni).

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Grazie, @Valente mi chiedevo infatti quando mi sarebbe stato fatto notare che non avevo scritto che il tizio è uno sceneggiatore. Ho dato per scontato che scrivendo e appuntando, non facesse l'attore (sapendo che doveva esserci uno sceneggiatore nella storia) ma evidentemente ho sbagliato anche questo.

Si farà di meglio un'altra volta! Alla prossima

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Ciao Mattia, premetterò a te come a tutti che mi ritengo un giudice terribile.

Bella l'idea di inserire tutti i prompt, sul primo istante mi ha preso alla sprovvista (in senso positivo).

Interessanti gli insert dello sceneggiatore che plasma le persone che lo circondano secondo la propria immaginazione. Non mi riesce capire se la consapevolezza che fossero sue elucubrazioni volesse essere esplicita da subito o come rivelazione da avere a fine lettura. Nel mia testa mi è sembrato di "sgamarti" quando è iniziato il secondo e da lì ho iniziato a sospettare il finale. Se invece dovevano essere evidenti, allora hanno il piccolo difetto di non legarsi benissimo alla narrazione soggettiva del protagonista, come se mancasse un pezzo che li connetta in modo esplicito.

L'ambientazione e la narrazione sono abbastanza standard, e non lo intendo come un malus, piuttosto ha un che di piacevole e familiare che mi ha reso la lettura molto scorrevole.

Originalità: ho letto in passato testi molto simili, ma essendomi piaciuti molto gli inserti e l'inserimento dei vari prompt direi 8

Aderenza alla traccia: Su questo per me è DIESCI

Godimento generale del testo: Dato che non mi è chiaro come dovessero apparire alcuni degli elementi resto sul 7

 

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(modificato)

@LadyGladiaGrazie davvero e no, non mi sembri "terribile" come dici, anzi!

Hai pienamente ragione: ambientazione standard, comunissima. Non è originale neanche per nulla ma non voleva esserlo. Avevo più puntato sulla forma che sull'ambientazione e il fatto che tu abbia capito che gli inserti erano "del protagonista" e non reali, mi sta consolando del fatto che non sembra invece fosse molto evidente. Dopo il corsivo sulla ragazza bionda, finisce di scrivere e mette da parte il taccuino quindi per me era un po'... scontato che avesse scritto. Ma non lo era.
Ho fatto il grave errore di lasciare le cose molto "aperte", perché in genere io non voglio "una soluzione" a quello leggo ma qualcosa che mi faccia pensare. In questo caso non vi era neanche molto da capire (credo. Beh, a parte il senso del racconto, a quanto pare!) e ho "tolto"... troppo.
Spesso viene raccomandato di lasciare a chi legge molto spazio interpretativo dando dei limiti al senso il più possibile "ambigui". Riuscire o meno nella piccola impresa di gestirli è poi quello che fa la differenza tra un buon testo o un piccolo pasticcio.
Gli inserti erano più funzionali a far capire che lui era lo sceneggiatore, uno che guardandosi in giro... immagina. Si racconta storie. E in questo caso molto stereotipate, televisive. La roba che magari si riesce a vendere.
Che poi ci sia tutto il resto attorno è normale. Comune.

Giudice terribile, sei stata molto gentile con me. Grazie ancora delle tue osservazioni.

Modificato da Mattia Alari
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Il 10/1/2021 at 00:32, Mattia Alari ha scritto:

E doveva distruggere i suoi quaderni, tutti. Soprattutto quelli su di lui.
Perché lo amava ancora, dopo tanti anni?

C'è un lui qui? O forse mi sono perso o non ho capito qualcosa?

A parte questo ho molto apprezzato il racconto, soprattutto perché anche io, come il tuo personaggio, amo osservare le persone che incontro nella vita quotidiana per poi fantasticare su di loro come potenziali personaggi per la robaccia le storie che scrivo. (scrivo? :sgrat: ho buttato giù un racconto solo per questo contest dopo anni di inattività)

Il testo non è originale, ma ho letto in una tua risposta ad altri commenti che non voleva esserlo, però mi è particolarmente piaciuto. Il personaggio che osserva il mondo che lo circonda e, un po' per deformazione professionale, un po' per indole propria o perché in quel momento gli va di fare quello, sembra estraniarsi da questo mondo per osservarlo meglio. Una cosa che forse introduce la consapevolezza, indicata nel finale, che lui da questo mondo dovrà andarsene.

Originalità: 7 non è troppo originale ma nemmeno poco

Aderenza alla traccia: 10 che dire? hai aderito a tutte le tracce

Gradimento generale del testo: 10 quello che ho apprezzato più di tutti.

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Ciao @Mattia Alari, passo per un commento veloce.

Hai uno stile che mi piace, spero di leggere presto altri tuoi scritti.

Il tuo racconto mi  è piaciuto, ma  alla seconda lettura. Mi spiego: l'ho letto una prima volta e non ho capito praticamente nulla fino alla fine, e arrivata in fondo ho avvertito la sensazione di essermi persa qualche passaggio cruciale. All'inizio ho pensato che il corsivo riguardasse un punto di vista differente e lo stacco fosse per distinguerli, ma poi ho visto che vagava un po' e ho capito che mi stava sfuggendo qualcosa. Dopo aver letto le tue spiegazioni agli altri che hanno commentato prima di me, ho avuto una chiave di lettura nuova e sono riuscita a mettere a posto tutti i pezzi del puzzle che prima mi erano rimasti difficili da piazzare. 

Ho apprezzato il tentativo di mashup, ma credo ti abbia portato a frastagliare un po' troppo gli eventi forzando la storia per inserire le varie boe..

Un solo piccolo appunto sul fatto che nei testi scritti non amo leggere i numeri in cifra , li preferisco espressi in lettere, ma nel complesso è un pezzo scritto con una buonissima padronanza del linguaggio e uno stile scorrevole e curato sotto tutti gli aspetti.

Quindi, grazie per la piacevole lettura. 

 

 

  • Grazie 1
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12 ore fa, Russotto ha scritto:

C'è un lui qui? O forse mi sono perso o non ho capito qualcosa?

A parte questo ho molto apprezzato il racconto, soprattutto perché anche io, come il tuo personaggio, amo osservare le persone che incontro nella vita quotidiana per poi fantasticare su di loro come potenziali personaggi per la robaccia le storie che scrivo. (scrivo? :sgrat: ho buttato giù un racconto solo per questo contest dopo anni di inattività)

Il testo non è originale, ma ho letto in una tua risposta ad altri commenti che non voleva esserlo, però mi è particolarmente piaciuto. Il personaggio che osserva il mondo che lo circonda e, un po' per deformazione professionale, un po' per indole propria o perché in quel momento gli va di fare quello, sembra estraniarsi da questo mondo per osservarlo meglio. Una cosa che forse introduce la consapevolezza, indicata nel finale, che lui da questo mondo dovrà andarsene.

Originalità: 7 non è troppo originale ma nemmeno poco

Aderenza alla traccia: 10 che dire? hai aderito a tutte le tracce

Gradimento generale del testo: 10 quello che ho apprezzato più di tutti.

C'è un Lui, hai capito bene. Poteva anche essere una Lei ma nel suo caso il grande amore di questo poveraccio è stato un uomo.
Nella mia testa sarebbe bene o male la causa di un esaurimento nervoso, un'ulcera gastrica perforante mal curata e poi (cosa che purtroppo capita) una drammatica complicazione. E' in fondo la storia di un cuore spezzato che ha avuto... spezzato lo stomaco.

Io studio sceneggiatura (ora per conto mio, ma ho fatto dei corsi prima di trasferirmi dove vivo adesso) e sto valutando un master universitario in scrittura creativa all'università, per cui però necessito di un livello di lingua inglese sufficiente (sul quale sto lavorando) e devo dire che l'abitudine di guardare gli altri è qualcosa che ho sempre avuto ma si è acuita negli anni proprio cercando ci "capire" come far parlare le persone in modo plausibile.
E scrivere appunti sul prossimo, diciamo così, credo sia un "vizio" diffuso tra chi scrive.
Come prendere spunto dalla realtà (era tuo il racconto su un fatto di cronaca drammatico che mi ha molto colpito, vero? L'incendio... ).


Ti ringrazio davvero per il tuo gentile commento sul racconto. A prescindere dalla gara, sono davvero contento che qualcuno (nonostante i limiti del testo) lo abbia capito.
Alla prossima.

10 ore fa, Mari ha scritto:

Ciao @Mattia Alari, passo per un commento veloce.

Hai uno stile che mi piace, spero di leggere presto altri tuoi scritti.

Il tuo racconto mi  è piaciuto, ma  alla seconda lettura. Mi spiego: l'ho letto una prima volta e non ho capito praticamente nulla fino alla fine, e arrivata in fondo ho avvertito la sensazione di essermi persa qualche passaggio cruciale. All'inizio ho pensato che il corsivo riguardasse un punto di vista differente e lo stacco fosse per distinguerli, ma poi ho visto che vagava un po' e ho capito che mi stava sfuggendo qualcosa. Dopo aver letto le tue spiegazioni agli altri che hanno commentato prima di me, ho avuto una chiave di lettura nuova e sono riuscita a mettere a posto tutti i pezzi del puzzle che prima mi erano rimasti difficili da piazzare. 

Ho apprezzato il tentativo di mashup, ma credo ti abbia portato a frastagliare un po' troppo gli eventi forzando la storia per inserire le varie boe..

Un solo piccolo appunto sul fatto che nei testi scritti non amo leggere i numeri in cifra , li preferisco espressi in lettere, ma nel complesso è un pezzo scritto con una buonissima padronanza del linguaggio e uno stile scorrevole e curato sotto tutti gli aspetti.

Quindi, grazie per la piacevole lettura. 

 

 

Mari, non hai ragione per i numeri ma... di più! Il vizio mi viene dal fatto che qui invece preferiscono che tu li scriva come ho fatto io (ed evitare grandissimi casini con chi non scrive bene in inglese). Anch'io ho iniziato a farlo per questo (non parlando né scrivendo in inglese era molto più pratico) ma non è ammissibile, ne convengo, che due anni e mezzo di consuetudine in tal senso rovinino la buona regola di sempre. Ci farò più caso.

Mi sono reso conto che il testo alla fine era più "oscuro" di quanto credessi e devo assolutamente lavorare sulla chiarezza. Se le mie intenzioni non sono limpide a prescindere dalle spiegazioni, la colpa è mia e di come ho scritto e il poveraccio che legge non è certo tenuto ad arrovellarsi in modo supplementare sul senso di quello che ho voluto dire. Non più di quanto sia nelle intenzioni dell'autore e... non volevo certo creare problemi nel capire cosa fossero i testi in corsivo! Pazienza...! Spero di riuscire a fare di meglio la prossima volta. La faccenda degli elementi mescolati... Devo dire che ho trovato spontaneo inserirli tutti, ma se la tua percezione è che siano stati forzati nella narrazione è possibile che non mi sia riuscito di armonizzarli sufficientemente. Altra cosa su cui lavorare.
Ma grazie davvero per quello che hai detto della mia scrittura e di aver definito la lettura del racconto, nonostante i suoi limiti, "piacevole".

Alla prossima, se vorrai.

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1 ora fa, Mattia Alari ha scritto:

(era tuo il racconto su un fatto di cronaca drammatico che mi ha molto colpito, vero? L'incendio... )

Sì, lo avevo scritto per un altro contest. Mi fa piacere che tu lo abbia letto.

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Ciao Mattia, perdonami se non mi dilungherò ma il lavoro mi assorbe. 

Che dire, nel complesso il racconto affronta un tema molto importante, il cancro. Osservato dal punto di vista del malato. Io sento molto il tema, e lo evito spesso, quando mi è possibile perché apre profonde ferite. Dunque è un argomento che mi sta a cuore da un lato, ma dall'altro rifugio. 

Dico questo perché appunto per mio gusto personale ho trovato il racconto difficile. Ma dal punto di vista del tema. 

Non avevo capito la storia della sceneggiatura, avrei magari fatto una premessa tipo: data, ora, bozza n 1. O simili... 

Alcuni passaggi ho dovuto rileggerli per capire bene. 

Lodevole il tentativo di inserire ogni prompt ed è stato sicuramente un buon esercizio, ma in certi casi io sono per less is more. 

Ecco la valutazione 

Originalità: 6

Aderenza: 7 (less is more) 

Gradimento: 6

 

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27 minuti fa, Francesca Penelope ha scritto:

Ciao Mattia, perdonami se non mi dilungherò ma il lavoro mi assorbe. 

Che dire, nel complesso il racconto affronta un tema molto importante, il cancro. Osservato dal punto di vista del malato. Io sento molto il tema, e lo evito spesso, quando mi è possibile perché apre profonde ferite. Dunque è un argomento che mi sta a cuore da un lato, ma dall'altro rifugio. 

Dico questo perché appunto per mio gusto personale ho trovato il racconto difficile. Ma dal punto di vista del tema. 

Non avevo capito la storia della sceneggiatura, avrei magari fatto una premessa tipo: data, ora, bozza n 1. O simili... 

Alcuni passaggi ho dovuto rileggerli per capire bene. 

Lodevole il tentativo di inserire ogni prompt ed è stato sicuramente un buon esercizio, ma in certi casi io sono per less is more. 

Ecco la valutazione 

Originalità: 6

Aderenza: 7 (less is more) 

Gradimento: 6

 

Ciao... Leggendo il tuo commento ho trovato molto strana la tua introduzione perché, vedi, questo è evidentemente un racconto che non parla di cancro e in cui il protagonista non riflette sulla sua condizione se non alla fine di tutto e nonostante tutto il resto. Che con il cancro non ha alcuna attinenza.
Poi ciascuno di noi fa discorsi giustissimi sulla propria sensibilità e il suo gusto personale, ma questi non dovrebbero condizionare così tanto nella valutazione delle cose per quello che sono. E parlo in generale.
Il cancro è purtroppo un brutto argomento pure per me, purtroppo la mia famiglia ha fatto una collezione dei peggiori che si sono portati via anche persone giovani (come nel caso delle sceneggiatore). Non auguro a nessuno di vedere cosa può fare un cancro al cervello. O cosa comportino le metastasi alle ossa di un cancro al seno. O cosa significhi ritrovarsi, a trentadue anni, senza seni, senza utero e con un'ipoteca sulla propria vita futura davvero enorme. Non lo auguro a nessuno, ripeto.
Neanche di essere quello che è lontano quando succedono cose atroci, cosa che è successa a me.
Il mio povero stomaco, già provato da un problema cronico, se l'è vista molto molto male a causa dello stress e del dolore. Ciò nonostante, proprio perché è vita... Non ho nessuna difficoltà ad affrontare l'argomento o scriverne (e parlarne). Differente modo di esprimere la sensibilità, solo questo. Non faccio una colpa a chi piange o si impressiona più di me, siamo diversi. Ma il cancro è purtroppo una cosa che fa parte della vita e come opzione è meglio della SLA (che ha avuto mia zia ad esempio) o altre malattie che ti fanno diventare "altro" mentre ne sei cosciente.
Detto questo lo ripeto: Questo NON è un racconto sul cancro e non è un racconto sulla malattia dal punto di vista della persona. E... Sono sempre più perplesso. Neanche questo è stato chiaro.

Permettimi anche di ripetere una cosa che mi sta lasciando molto perplesso: una cosa sono i gusti e una cosa sono gli errori diciamo pure tecnici (l'uso dei tempi, l'ortografia) e altro sono non leggere le cose "come le avremmo scritte".
Non sono d'accordo infatti con il fatto che narrando tu debba dire tutto (anzi) e preferisco lasciare cose che vadano capite e interpretate, possibilmente in molti modi possibili. Ma questo non era il caso. Se dopo un pezzo in corsivo scrivo "mise da parte il taccuino su cui aveva scritto" per me è un sufficiente per far capire cosa fosse il corsivo e non scriverò mai qualcosa tipo "prese il taccuino e iniziò a scrivere" e via il corsivo sulla ragazza, perché è persino fastidioso nel suo essere... scolastico.
Non mettere cartelli al lettore è una scelta volontaria, non un errore che va punito.
Ma amen, prendo atto anche di questo. Mi è stato fatto notare come errore anche il fatto che il mio protagonista non fosse descritto fisicamente e... questa è un'altra scelta, non un errore. Forse bisognerebbe prenderne atto.
Per quel che riguarda l'appunto poi... è molto più realistico scritto così che non in altro modo. Se tu avessi appunti del genere (il tizio è ispirato a me in tal senso) ti renderesti conto di avere quaderni disordinati, casuali e spesso mal scritti, in cui non vi è certo un riferimento temporale su ciò che appunti (qualcuno lo fa ma è un po' maniacale). La maggior parte delle persone che scrive su libretti... scrive frasi, appunta quelle di altri o semplicemente si fa un film su qualcuno. Un po' come ha fatto lui.
Mettere un cartello con frasi tipo "iniziò a immaginare" (magari dopo la faccenda del ragazzo) non è il massimo quando si tratta di un testo per adulti e aiuta un certo tipo di lettori molto basici o distratti da altro e disinteressati, ma in assoluto abbassa il valore letterario di uno scritto.
E spesso la differenza tra un racconto rivolto a giovanissimi e uno per gente più matura si vede anche in questo.
Non intendo criticare chi esplicita tutto, perché anche lì bisogna vedere come lo fa, ma meglio la bistecca della pappa liquida e se sei in grado di masticare è giusto che chi scrive ti metta in condizioni di usare i denti. Se poi l'esecuzione non funziona... ovviamente colpa di scrive e lo ripeto: colpa mia, visto che sono stato così difficile da capire in tutto. Se hai addirittura dovuto rileggere per comprendere il senso delle frasi, devo aver scritto molto male. Ma sono molto stupito (in generale) dal fatto che un testo del genere sia stato tanto sgradevole e difficile da capire rispetto ad altri ben più problematici.
Rifletterò anche su questo.

Grazie del tuo parere, alla prossima!

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Ciao, @Mattia Alari

La tua risposta merita un'attenta lettura, stasera con più tempo mi ci dedico. 

Appunto comunque ti ho premesso, la mia attenzione è stata catturata dal fatto del cancro perche spesso ci colpiscono alcuni dettagli. La mia attenzione era stata catturata da questo, non è un giudizio sulla tua scrittura o sulle intenzioni, chiaramente. Ma da ciò che ho percepito io. 

Per quanto riguarda gli errori di scrittura non mi metto in cattedra, ne faccio in continuazione, come ho mille dubbi sui tempi verbali che utilizzo. Non mi permetterei mai di correggere ciò che hai scritto quindi non segnalo se avrei cambiato qualcosa. 

Comunque credimi che proprio non l'avevo capito  fosse uno sceneggiatore, mi ha aiutata la tua delucidazione a posteriori. 

 

Dopo comunque leggo meglio il tuo commento! 

  • Grazie 1
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Bel racconto!! Per me il fatto che fosse lui ad immaginarsi le vite delle persone che vede era molto chiaro, forse perché lo faccio sempre anche io :biggrin: e quindi avevo intuito che lo sceneggiatore fosse lui.

Devo dire che la prima parte mi è piaciuta più della parte finale, mi sembra che verso la fine vengano inserite troppe cose, ma è una mia personale preferenza che i racconti brevi si sviluppino attorno ad un'unica idea chiara. Di suo mi sembra scritto bene e l'ho letto volentieri, grazie per averlo condiviso!

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6 minuti fa, Niji ha scritto:

Bel racconto!! Per me il fatto che fosse lui ad immaginarsi le vite delle persone che vede era molto chiaro, forse perché lo faccio sempre anche io :biggrin: e quindi avevo intuito che lo sceneggiatore fosse lui.

Devo dire che la prima parte mi è piaciuta più della parte finale, mi sembra che verso la fine vengano inserite troppe cose, ma è una mia personale preferenza che i racconti brevi si sviluppino attorno ad un'unica idea chiara. Di suo mi sembra scritto bene e l'ho letto volentieri, grazie per averlo condiviso!

Grazie davvero per avermi fatto sentire meno... "signore offfscuro" :)

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Ciao Mattia, come promesso ho dato una seconda lettura al tuo commento e al testo.

Il racconto, per l'appunto non si basa sul cancro, come hai ben specificato tu. Forse ho utilizzato le parole sbagliate nel mio primo commento. Ho scritto che il racconto affronta il tema del cancro. Ecco, affronta forse è sbagliato, lo menziona, è solo uno degli elementi.

Tuttavia ripeto, a me ha colpito molto nel bene o nel male e probabilmente, anzi sicuramente mettendolo in prima posizione nel commento ha assunto anche una valenza importante rispetto a ciò che ho detto. Spero di essermi spiegata.

Inoltre, riguardo a questo

Per quel che riguarda l'appunto poi... è molto più realistico scritto così che non in altro modo. Se tu avessi appunti del genere (il tizio è ispirato a me in tal senso) ti renderesti conto di avere quaderni disordinati, casuali e spesso mal scritti, in cui non vi è certo un riferimento temporale su ciò che appunti (qualcuno lo fa ma è un po' maniacale). La maggior parte delle persone che scrive su libretti... scrive frasi, appunta quelle di altri o semplicemente si fa un film su qualcuno. Un po' come ha fatto lui. 

Certo, lo so benissimo, se tu leggessi i miei appunti non hanno né capo né coda, probabilmente penseresti che non sono molto a posto, quindi meglio che non li faccia vedere a nessuno e non ti dica cosa ci scrivo. Solo che proprio io non avevo capito che si trattasse di appunti, sarà un mio limite, la considero come eventualità, ma ad esempio il primo corsivo pensavo fosse un tuo intervento, in cui specificavi dettagli. Ma davvero non capivo cosa fossero, perdona la mia superficialità, ma non posso dirti il contrario. Non è un giudizio sul tuo modo di scrivere, è personale. Si tratta  della mia esperienza di lettura, non me ne volere. L'ho compreso dopo, quando lo hai specificato nei commenti.

Non suggerivo poi di esplicitare tutto, lungi da me perché perderebbe di interesse, ma magari di dare qualche riferimento in più. Solo un'idea, condivisibile o ovviamente no.

Nel primo commento ti ho scritto Alcuni passaggi ho dovuto rileggerli per capire bene. 

Tu, nella tua risposta dici Se hai addirittura dovuto rileggere per comprendere il senso delle frasi, devo aver scritto molto male.

Forse mi sono espressa in maniera frettolosa e poco puntuale, ma intendevo alcuni passaggi, non frasi. Ad esempio quelli in cui cercavo di capire che cosa fossero i testi in corsivo.

La tua scrittura è scorrevole e ben curata, assolutamente MALE è una parola non attribuibile.

 

Grazie dell'attenzione

 

Modificato da Francesca Penelope
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Ciao Mattia, ho letto il tuo racconto e devo dire che sono d'accordo con alcuni dei commenti sopra, il testo è un po' confuso. Non è facile mettere tutte le tracce, è vero, però forse era meglio se ti fossi concentrato nel creare un racconto migliore e lineare. La traccia generale c'è, la seconda (quella del cosplay) c'è e non sembra tanto forzata, la terza invece mi sembra proprio buttata lì :sweat_smile:

Qualche refusino c'è, alcune parti sconnesse dove sembra che manchi effettivamente qualcosa per aiutare il lettore a leggere la frase le ho notate, es:

Cita

Era la certezza del vizio, qualcosa del genere. E quindi nulla che avesse a che fare con l’opportunità di averlo o l’intelligenza nel perseverare nella cosa.

questa frase è macchinosa, forse per una scelta errata nell'ordine?

Nel tutto però ho trovato anche delle belle frasi, e parti, tipo questa:

Il 10/1/2021 at 00:32, Mattia Alari ha scritto:

Intanto due ragazzi vicino a una vecchia Passat bianca stavano parlando tra loro. L’atteggiamento era inconfondibile ma tutto avveniva tranquillamente tra gente che anche guardandoli non li vedeva, come fossero parte della rampa di cemento davanti ai bagni che avevano proprio alle loro spalle.
Due finti convenevoli e un rapido scambio di soldi per un'altra cosa, probabilmente la solita marijuana. Eppure notò che uno dei due era molto nervoso. Doveva essere un cliente con qualche problema o alle prese con una brutta prima volta con qualcosa, come molte altre che lo avrebbero aspettato in seguito o che forse aveva già avuto.

Il tutto di questa parte mi è piaciuto, ho segnato le frasi che secondo me funzionano molto bene. Mi piace quel " guardandoli non li vedeva", è reale, una cosa giusta che succede, ed è la stessa cosa con l'altra frase "alle prese con una brutta prima volta con qualcosa" funziona molto bene come supposizione. 

In fine, direi che il tentativo c'è, come ti ho detto sarebbe stato meglio che ti fossi incentrato su una sola traccia per dare il meglio, però è un tentativo interessante :)

  • Grazie 1
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55 minuti fa, Matt ha scritto:

Ciao Mattia, ho letto il tuo racconto e devo dire che sono d'accordo con alcuni dei commenti sopra, il testo è un po' confuso. Non è facile mettere tutte le tracce, è vero, però forse era meglio se ti fossi concentrato nel creare un racconto migliore e lineare. La traccia generale c'è, la seconda (quella del cosplay) c'è e non sembra tanto forzata, la terza invece mi sembra proprio buttata lì :sweat_smile:

Qualche refusino c'è, alcune parti sconnesse dove sembra che manchi effettivamente qualcosa per aiutare il lettore a leggere la frase le ho notate, es:

questa frase è macchinosa, forse per una scelta errata nell'ordine?

Nel tutto però ho trovato anche delle belle frasi, e parti, tipo questa:

Il tutto di questa parte mi è piaciuto, ho segnato le frasi che secondo me funzionano molto bene. Mi piace quel " guardandoli non li vedeva", è reale, una cosa giusta che succede, ed è la stessa cosa con l'altra frase "alle prese con una brutta prima volta con qualcosa" funziona molto bene come supposizione. 

In fine, direi che il tentativo c'è, come ti ho detto sarebbe stato meglio che ti fossi incentrato su una sola traccia per dare il meglio, però è un tentativo interessante :)

Ti ringrazio, Matt. Come ho detto, devo assolutamente lavorare sulla chiarezza del testo perché evidentemente è un problema e lo sarà anche in altri che proporrò (purtroppo).
La questione dell'ordine "ordinario" delle parole è qualcosa che mi insegue da sempre, anche nel parlato. Devo notare maggiormente la cosa perché può generare un certo disagio nella lettura e non sono "l'autore che si tollera nelle sue stranezze" perché "è lui", ma solo uno che scrive quindi è giusto imparare a tenere conto di queste cose.
Mi sono divertito a farla ancora più difficile ma possibilmente, come hai detto, prendere solo una traccia e lavorare su qualcosa di più lineare sarebbe stato più saggio. Magari avrebbe portato anche a risultati peggiori (chissà!) ma almeno più chiari. Forse la prossima volta, se parteciperò di nuovo al contest, cercherò di essere più misurato.
E' stato comunque istruttivo.

Grazie ancora del tuo commento e anche di aver voluto trovare del buono nonostante tutto! :)

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  • Amministratorə
2 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Ti ringrazio, Matt. Come ho detto, devo assolutamente lavorare sulla chiarezza del testo perché evidentemente è un problema e lo sarà anche in altri che proporrò (purtroppo).
La questione dell'ordine "ordinario" delle parole è qualcosa che mi insegue da sempre, anche nel parlato. Devo notare maggiormente la cosa perché può generare un certo disagio nella lettura e non sono "l'autore che si tollera nelle sue stranezze" perché "è lui", ma solo uno che scrive quindi è giusto imparare a tenere conto di queste cose.
Mi sono divertito a farla ancora più difficile ma possibilmente, come hai detto, prendere solo una traccia e lavorare su qualcosa di più lineare sarebbe stato più saggio. Magari avrebbe portato anche a risultati peggiori (chissà!) ma almeno più chiari. Forse la prossima volta, se parteciperò di nuovo al contest, cercherò di essere più misurato.
E' stato comunque istruttivo.

Grazie ancora del tuo commento e anche di aver voluto trovare del buono nonostante tutto! :)

Poi queste prove, mettere più prompt in un solo racconto prima o poi tutti lo fanno, quindi tranquillo, siamo qui per provare e migliorarsi :D

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Il caso di @Mattia Alari non è raro. Mi capita spesso nel mio lavoro di imbattermi in autori che sanno tenere la penna in mano, ma che - forse per la ricerca dell'originalità a tutti i costi, non so dirlo - si perdono e diventano oscuri. Questo racconto ne è la prova più evidente. Buona l'idea, ottime alcune immagini, valida la prosa, ma già al secondo capoverso mi ero perso (scusate la rima) è sono dovuto tornare indietro per capire se avevo capito (scusate la ripetizione, questa e quelle che stanno per arrivare). Credendo di aver capito, sono andato avanti, ma poco dopo ho capito che non avevo capito e sono ritornato indietro. Dopo un po' mi sono arreso: non avevo capito un bel niente e ho dovuto aspettare qualche commento degli utenti per ritrovare la bussola.
Non va bene.
La fatica tocca a chi scrive non a chi legge. Quando costringiamo il lettore a tornare su una frase, non per ammirazione ma per incomprensione, abbiamo già perso la nostra sfida principale: farsi capire. La scrittura infatti è prima di tutto comunicazione e se non raggiungiamo questo obiettivo, dobbiamo avere il coraggio di rimettere mano al nostro lavoro.
Questo significa che dobbiamo sempre scrivere storie banali e scontate? Nient'affatto. Solo che dobbiamo metterci in testa che più una storia è complessa, più elementi mettiamo in gioco, più il lettore avrà bisogno di essere preso per mano e accompagnato al suo interno, con garbo, con pazienza e senza fretta. Farlo in un romanzo è difficile, farlo in un racconto è difficilissimo.
Sono curioso di vedere @Mattia Alarialle prese con qualcosa di più... lineare. Sono certo che se la caverà alla grande.

  • Grazie 1
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14 minuti fa, Alexmusic ha scritto:

Il caso di @Mattia Alari non è raro. Mi capita spesso nel mio lavoro di imbattermi in autori che sanno tenere la penna in mano, ma che - forse per la ricerca dell'originalità a tutti i costi, non so dirlo - si perdono e diventano oscuri. Questo racconto ne è la prova più evidente. Buona l'idea, ottime alcune immagini, valida la prosa, ma già al secondo capoverso mi ero perso (scusate la rima) è sono dovuto tornare indietro per capire se avevo capito (scusate la ripetizione, questa e quelle che stanno per arrivare). Credendo di aver capito, sono andato avanti, ma poco dopo ho capito che non avevo capito e sono ritornato indietro. Dopo un po' mi sono arreso: non avevo capito un bel niente e ho dovuto aspettare qualche commento degli utenti per ritrovare la bussola.
Non va bene.
La fatica tocca a chi scrive non a chi legge. Quando costringiamo il lettore a tornare su una frase, non per ammirazione ma per incomprensione, abbiamo già perso la nostra sfida principale: farsi capire. La scrittura infatti è prima di tutto comunicazione e se non raggiungiamo questo obiettivo, dobbiamo avere il coraggio di rimettere mano al nostro lavoro.
Questo significa che dobbiamo sempre scrivere storie banali e scontate? Nient'affatto. Solo che dobbiamo metterci in testa che più una storia è complessa, più elementi mettiamo in gioco, più il lettore avrà bisogno di essere preso per mano e accompagnato al suo interno, con garbo, con pazienza e senza fretta. Farlo in un romanzo è difficile, farlo in un racconto è difficilissimo.
Sono curioso di vedere @Mattia Alarialle prese con qualcosa di più... lineare. Sono certo che se la caverà alla grande.

Hai ragione e condivido anch'io il fatto, e l'ho detto, che quando il lettore fatica è colpa di chi scrive e non di chi legge (bisogna essere dei megalomani a pensarla diversamente). A parte il fatto che non tutte le ciambelle riescono col buco, e probabilmente ho fatto dei biscotti piuttosto che una ciambella, ho preso atto di essere oggettivamente troppo contorto e non è qualcosa che considero un valore.
Semplificare è un'opera difficile. Attorcigliarsi su sé stessi è qualcosa che riesce bene anche ai pasticcioni.
Però lavorare sulle cose che piacciono è sempre bello e interessante quindi mi concentrerò sull'essere più lineare. E anch'io penso che non sia assolutamente sinonomo di banalità, anzi.

Grazie del tuo gentile commento e della fiducia "a priori".
Magari riuscire a caversela (anche discretamente) in altro... sarà già un passo avanti.
 

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Eccomi! (Sintetizzo per non ripetermi)
Ci sono due cose che mi hanno colpita del racconto:
1. L'oca giocattolo. Ammetto che quando ho scritto la traccia avevo pensato a  diverse evenienze, ma non a questa. E mi ha divertita molto leggere questa variazione: l'oca supereroina che è uno di quei giocattoli che ripetono le frasi.
2. Il fatto che tu abbia deciso di interpretare il prompt in senso drammatico. Anche questa è una cosa che non avevo previsto. Mi è piaciuto leggerlo però.
 

Io non ho trovato grandi difficoltà di lettura o di comprensione (forse il font un po' piccolo... ma me ne prendo la responsabilità dato che non avevamo ancora scritto la guida alla formattazione dei testi).
Però. Io sono una fan dei mash up delle tracce, ma in particolare sul finale ti sei perso un po' via con la terza che IMHO finisce per attirare di più l'attenzione del lettore che l'oca o la situazione di spaccio. Invece l'inserimento del primo, il creepy è più armonioso. Sempre riguardante l'oca giocattolo avrebbe potuto occupare più spazio senza diventare "noiosa".
Ho apprezzato il contrasto tra posto qualsiasi ma giornata particolare. Mi è piaciuto leggere le "trame " inventate dallo sceneggiatore mentre osservava la gente. Faccio anche io così.
Le descrizioni funzionano, i dialoghi pure. Mi spiace che tu ti sia perso nel finale e che l'inserimento della terza traccia abbia spostato un po' troppo il focus per i miei gusti, ma per il resto è un ottimo racconto.

  • Grazie 1
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