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[5G] Cinqueggì #1 - Prompt 2. La situazione - Umani da panino


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2. La situazione. Un'oca che parla. Uno sceneggiatore. Due che effettuano una "transazione economica" scambiando marijuana e soldi. Un Mc Donald's. Cinque minuti. [Ovviamente i cinque minuti sono parte della scena, non è il termine di consegna, è un elemento da inserire nella storia.]

 

«Ehi, amico!» grido alla sagoma scura di un tizio, poggiato di schiena a un albero.

Non ce la faccio più, sento il sudore colarmi sulla schiena: questa corsa mi sta mozzando il fiato.
«Amico, aspetta» ripeto sfinito.
Mi accorgo che sono in due e parlottano a bassa voce.
«Che vuoi?»
Il tipo rasta si volta, mani in tasca, e fischietta. L’altro, testa rasata e postura da statua moai, piega la testa quasi infastidito. La smorfia sul lungo mento irsuto non sembra promettente.
Lo raggiungo e mi piego sulle ginocchia a riprendere fiato, chiedendo con un gesto di pazientare.
È mezzanotte passata. So che a quest’ora si rischia di non trovare più nessuno in ‘sto maledetto parco.
«Ho 50 euro. Cosa puoi darmi? Roba buona, però» biascico tenendomi la milza.
Sempre piegato in due, sventolo la banconota. Mi gira la testa.
«Tieni. Fatti un tiro di questa!»
Mi allunga una canna già accesa che afferro con avidità. Tiro una boccata come fosse ossigeno da rianimazione.
«Ancora cinque minuti e non mi avresti più beccato.»
Tiro ancora. Il fiatone tende a diminuire e mi sale un piacevole torpore alle membra, gli occhi si socchiudono, il parco sembra ovattarsi.
Un altro tiro. Mi accorgo di sorridere.
I pensieri si fanno più leggeri e si adagiano su spiagge vuote di fronte a mari placidi: ‘sta roba è meglio di un orgasmo.
Le palpebre si fanno pesanti.
Ancora un tiro.

Datemi cinque minuti e ritorno alla vita.

«Ma sei pazzo?»
La domanda arriva così forte, dritta nel cervello, che quasi sputo via la canna per lo spavento.
La voce non è del tizio che me l’ha passata: è diversa, strana. Sembra quella di un’operatrice di call center straniera. Sbatto le palpebre per rimettere in ordine il mondo e i pensieri. Mi assale una nausea spaventosa, ma quando le pupille mettono a fuoco, persino il vomito si blocca per lo stupore.
Un’oca mi sta fissando e ripete:
«Sei pazzo a parlare con loro? Non sai chi sono?»
Farfuglio un paio di sillabe senza senso, poi rimango a bocca spalancata, la canna appiccicata al labbro.
«Ken l’aquila e Joe il condor. Due soggetti pericolosi, lasciali stare.»
L’oca mi prende per mano e mi trascina via. Sono costretto seguirla con l’agilità di un burattino.
«Ancora cinque minuti e saresti finito male.»
«Chi sei?»
«Berta» risponde secca.

Arriviamo nei pressi dell’uscita del parco e mi fa sedere vicino a un albero.
«Vedi quello? È il loro covo, saresti finito lì anche tu!»
Mi volto verso l’insegna luminosa.
«McDonald?»
Berta fa una smorfia come se fosse ovvio.
«Esatto. Finite tutti lì, prima o poi.»
Sposto lo sguardo dalla vetrina del locale agli occhi accigliati dell’oca.
Vedo uscire una famiglia di fagiani: il piccolo si sta mangiando un gelato.
Una fitta alla testa mi colpisce come il martello l’incudine.
«Che intendi dire?» domando confuso.
Berta alza gli occhi al cielo.
«Di tutti gli umani che passano di qui, doveva starmi simpatico il più fesso.»
Mi tira due colpi d’ala sulle guance. Non fanno male come pugni, ma la sensazione è quella che tutti i pensieri mi escano dalle orecchie.
«
Il grande Sceneggiatore è qui» bisbiglia guardandosi intorno. «Tutti gli umani che lui decide di “togliere di scena” dal tuo mondo finiscono così: qui siete voi, gli animali!»
Uno tsunami si abbatte sulle spiagge dei pensieri spazzando via tutto. Un’idea assurda sembra farsi largo, ma quel briciolo di razionalità rimasta la respinge. Ci pensa Berta a riportarmi alla realtà: il rumore nella testa è lo stesso di un vinile rimosso di forza dal giradischi.
«Sì, hai capito bene: voi qui siete “carne da panino”.»
L’oca mi strappa dal labbro il mozzicone, mentre sopraggiunge un tacchino. Il grosso petto ballonzolante lo costringe a una corsetta ridicola. Il dolore al labbro si mischia all’ilarità della scena.
«Sveglia!» mi rimprovera, prima di rivolgersi al nuovo venuto.
«Poldo, bentornato. Notizie?»
«Abbiamo cinque minuti, prima che tornino tutti.»
«Bene, hai fatto un buon lavoro. Ora tocca a te» esclama rivolgendosi a me.
«A me? Cos…»
Mi rendo conto che durante la mia presenza in questo strano mondo avrò detto meno di tre parole di senso compiuto.
«Puoi far finire questa cosa soltanto se lo Sceneggiatore muore. Solo tu puoi farlo.»
Ci risiamo. Lei continua a parlarmi come se tutto mi fosse chiaro ma ho solo un gran mal di testa.
«Vediamo di farla breve, perché mi sembra tu sia duro di comprendonio! Puoi tornare a casa ma devi muoverti. La vuoi rivedere casa tua, vero?»
Annuisco, più spaventato dalle conseguenze che sollevato dalla possibilità.
«Bene. Sai cucinare?»
«Perché?» chiedo ancora più smarrito.
«Puoi uccidere lo Sceneggiatore solo se lo cucini e te lo mangi. Ma devi cucinarlo tu, altrimenti non vale» spiega Poldo.
«Avanti, alzati! Abbiamo cinque minuti.»
Mi asciugo la fronte e mi rimetto in piedi. Vengo spinto da ali piumate verso l’ingresso del locale.
«Ma cosa dovrei fare?»
«Entri. Lo ammazzi. Lo cucini. Lo mangi. Semplice no?»
«L’ammazzo?»
Non ho il tempo di realizzare cosa sta accadendo che sono già dentro il locale. Mi assale un odore di fritto sgradevole, misto a rumore di padelle che cozzano tra loro.
Berta e Poldo scambiano cenni d’intesa con alcuni clienti che, dopo avermi dato un’occhiata, si alzano di scatto e ed escono veloci.
Faccio per salutarli ma un coltello da cucina si infilza con rumore metallico nello stipite della porta, a pochi centimetri dalla mia faccia.
Un avvoltoio dallo sguardo di ghiaccio, vestito da cassiere, ne ha già pronto un secondo da lanciare.
Con stupefacente rapidità, Berta stacca l’arma infilzata, me la piazza tra le mani e mi costringe a ripararmi dietro allo schienale di un divanetto.
Balbetto una mezza protesta, ma Poldo non mi lascia tempo.
«Stendilo, tigre! Noi andiamo.»
I due si voltano ed escono rapidi.
«A noi due, umano!»
Sento l’avvoltoio sghignazzare al di là del bancone.
Cerco di reagire. Rotolo di lato, schivando il secondo lancio del cassiere e, a mia volta, provo il tiro.
L’arma rotea nell’aria con effetto molto cinematografico e, con mio enorme stupore, si infilza tra gli occhi del mio aguzzino.
Rimango inebetito a guardarmi la mano, ancora tremante.
Una voce rozza e cupa mi riporta alla realtà, sempre che di realtà si tratti.
«Questo non lo dovevi fare, amico!»
Dalla cucina arriva un frastuono di padelle.
La paura mi fa scattare in avanti e trovo riparo dietro al bancone per le ordinazioni.
Spio oltre la cassa. Di tutte le cose strane in cui mi sono imbattuto, questa di certo è la più assurda: un enorme gallo cedrone, di colore rossiccio, con gli indumenti da chef e l’occhio assatanato, sta soppesando una padella di grosse dimensioni, mentre con l’altra ala regge un coltellaccio.
«Vieni, entra. Così posso farcire il mio prossimo piatto con le tue budella. Ti uccido in cinque minuti.»
La risata mi gela il sudore sulla schiena e impreco.
All’improvviso sento un rumore secco: Ken l’aquila e Joe il condor entrano di corsa nel locale, decisi a sbarrarmi la strada.
«Ehi, tu! Hai cinque minuti per andartene per sempre da qui o sei morto.»
Nella mia testa si forma la surreale convinzione che prima uccido il pollo, prima torno a casa.
Scavalco il bancone ed entro dalle porte girevoli della cucina, ritto in piedi, petto in fuori, come se fossi pronto allo scontro.
Non lo ero.
Lo Sceneggiatore gonfia a sua volta il petto e solleva l’arma, pronto a colpire, ma un’espressione di terrore si dipinge sul volto.
«Cos’è questo fetore orrendo?»
Il becco gli si arriccia, mentre molla la padella e stende l’ala, come a proteggersi dall’odore pestilenziale.
Questa cosa è sempre più assurda: a ogni mia mossa corrisponde una reazione del tutto inaspettata.
«Che ti prende? Hai paura di un umano?» azzardo con finta convinzione.
Lo Sceneggiatore urla il suo orrore per il puzzo che mi porto appresso.
Non capisco.
Palpo gli indumenti per capire la causa del suo ribrezzo e la mano si posa sulla tasca rigonfia del giubbotto.
Di colpo mi illumino.
Prima di acquistare la marijuana mi ero fermato al McDonald a prendere qualcosa da mangiare, per la fame chimica che mi avrebbe aggredito in seguito... Ali di pollo!
Afferro la confezione e la scarto con foga, brandendo un’aletta come fosse Excalibur.
L’urlo strozzato del gallo mi conferma di aver azzeccato la mossa; la sua cresta si affloscia di lato, sbiadendo.
Ne lancio una, poi un’altra. Svuoto il caricatore di fritto e paprika.
Le alette si conficcano nel petto del nemico come frecce sul bersaglio.
Con un grido disperato lo Sceneggiatore si accascia sul pavimento, stecchito.
Ken e Joe se la danno a gambe.
Di fronte a me il regno delle pentole ribollenti rumoreggia come una schiera di tamburi orcheschi.
Dalle porte della cucina Berta e Poldo entrano di corsa, facendomi trasalire.
«Bravissimo! Ce l’hai fatta. Ora cucinalo. Sbrigati, hai cinque minuti.»
Recupero dalla rastrelliera il coltello più grande, saggiandone la bilanciatura, poi mi metto al lavoro sul cadavere.
In breve, lo trasformo in bei pezzi da cuocere. Quando la carne raggiunge il giusto colore, afferro un pezzo succulento e lo osservo rapito dal suo aspetto: sembra delizioso.
Lo sguardo si sposta sui due amici: mi ricambiano compiaciuti e sorridenti, invitandomi ad addentare.
Con un morso feroce stacco un grosso boccone dall’osso, ma non faccio in tempo ad assaporarlo.
Il mondo viene risucchiato davanti ai miei occhi, come fosse finito in un enorme scarico di cesso.
Di colpo, il senso di nausea e il mal di testa tornano ad assalirmi. Mi sento sconquassato, strattonato, spinto.

Socchiudo le palpebre, con lo sguardo ferito da lame di luce violenta.
«Ehi, ragazzo. Tutto bene?»
La vista ritrova lucidità. Due poliziotti mi osservano dall’alto in basso, puntandomi la torcia in faccia.
Mi riparo con la mano mentre cerco di rimettermi in piedi.
«Sì, ok. Ce la faccio.»
«Hai cinque minuti per sparire da qui.»
«Vado, vado.»
La testa mi vortica, fatico a mantenere l’equilibrio.
Imbocco il vialetto che porta all’uscita del parco e in lontananza, nei pressi del laghetto, vedo un’oca che passeggia vicino all’acqua. Per un attimo sembra si volti verso di me.
Alzo la mano in segno di saluto: «Grazie, Berta!»

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Per conflitto d'interesse, come amico di @Alorigo, mi astengo dal commentare. O meglio: commenterò, ma non certo da un punto di vista della tecnica o del contenuto. 
Chiedo solo agli staffer se è possibile correggere la formattazione: tutti quegli spazi a ogni accapo disturbano parecchio.

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Onestamente trovo originale questo testo, anche se (evidentemente e volutamente) confuso (in alcune parti) come un incubo dopo un'indigestione.
Si dice che qualcosa del genere procurò a Stoker l'idea di Dracula quindi... Diciamo pure che intossicazioni e sogni sono ottime occasioni di ispirazione.
La formattazione lo penalizza, su questo sono d'accordo. Ma l'importante è la sostanza e sicuramente l'ho trovato molto divertente e con buone battute (per qualcosa mi ha fatto pensare a Roger Rabbit, forse per l'atmosfera assurda di mescolanza tra umani e cartoni e l'assurda logica narrativa che sostiene tutto). L'idea del mondo rovesciato non è nuova ma la situazione è sicuramente "tua".
Un paio di gustose citazioni in mezzo (Gatchaman!) mi hanno aiutato a non scandalizzarmi al pensiero che sia possibile cucinare un pollo in CINQUE MINUTI (a meno che non sia una croccola surgelata...). Se c'è qualcosa che fa davvero schifo, a parte il pollo del Mc, è decisamente il pollo crudo.
Ma forse è peggio un pollo come sceneggiatore e spiegherebbe tante assurdità in giro.

Non credo riuscirei mai a scrivere qualcosa del genere e il tuo racconto è abbastanza strano da piacermi.
Nota dubbiosa (colpevolemente): Era davvero necessario ripetere tante volte "cinque minuti"? Possibilmente sì e ho inteso male io le indicazioni.

Beh, ora sono curioso di leggere altro. Alla prossima.

Originalità: 7
Aderenza alla traccia: 9
Gradimento: 8

Modificato da Mattia Alari
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Ho rimosso gli spazii automatici tra le righe, fammi sapere ho combinato qualche danno.
Chiederò se si può rimuovere questa roba degli spazii, anche perché non ho intenzione di sistemarvi tutti i racconti... Ci vuole più di quanto sembri.
Per andare a capo normalmente tenete premuto il tasto Maiusc mentre premete Invio.

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Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

Ken l’aquila e Joe il condor.

La famosa squadra G. Cinque eroi uniti qui.

Grandissimo!

L'idea del sogno a seguito dello sballo non è nuovissima ma ci sta ed è venuta bene. Il racconto fila liscio e diverte. Scusami se non aggiungo altro ma è mezzanotte e mezza. E domani è lunedi :buhu:

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Ospite

Appena l'ho letto ho pensato subito: "cacchio che fantasia!" Mi sono divertito molto a leggerti anche se ho trovato alcune parti un po'  confuse e a mio parere non è  stata spiegata molto bene la presenza dello sceneggiatore (nel senso che è  stato buttato li in cucina un po' così).

Voti: Originalità 9 (do un nove solo perché pensandoci un po' meglio e svolgendo questa traccia sarebbe venuto in memte anche a me di sfruttare allucinazioni da stupefacenti, ma per il resto il 9 è meritatissimo.)

Aderenza alla traccia: 9 (per il discorso dello sceneggiatore di cui parlavo)

Gradimento personale: 7 (perché  se fosse stato scritto un pochino meglio me lo sarei goduto di più, ma sicuramente è  colpa del tempo)

Modificato da Ospite
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Sulle prime righe non mi avevi catturato, la svolta in chiave trip ha ribaltato la percezione del racconto. Uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente è lo spaesamento e come lo hai trasmesso anche a me che leggevo. Alcuni passaggi che sembrano mancare intensificano la sensazione di non riuscire a capire precisamene cosa stia succedendo e questo allinea molto lettore e protagonista. L'espediente del trip per inserire tutti gli elementi non lo definirei originale, ma lo svolgimento con gli animali che popolano il mcdonald offre sul piano visivo un bell'impatto.

Originalità: 8

Aderenza alla traccia: 10

Gradimento personale: 9

 

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Eccomi qui.  Era da tanto che non ti leggevo e avevo dimenticato quanto mi divertisse farlo. Ho apprezzato molto il modo in cui hai sviluppato la traccia, è vero che il trip da sostanze stupefacenti non è nuovo, ma l'hai reso talmente bene che mi è sembrato di vivere il trip con il protagonista.

Mi è piaciuto il ritmo, la successione veloce delle scene come fossero fotogrammi di una pellicola. Molto bello e scritto in maniera corretta. 

Il tuo racconto è il primo del contest che leggo quindi sono sicura di poter dire che al momento sia il mio preferito :XD:  

Scherzi a parte, bella prova!

 

 

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Ciao @Alorigo, passo a commentare il tuo racconto.

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

«Ehi, amico!» grido alla sagoma scura di un tizio, poggiato di schiena a un albero.

Non ce la faccio più, sento il sudore colarmi sulla schiena: questa corsa mi sta mozzando il fiato.
«Amico, aspetta» ripeto sfinito.
Mi accorgo che sono in due e parlottano a bassa voce.
«Che vuoi?»
Il tipo rasta si volta, mani in tasca, e fischietta. L’altro, testa rasata e postura da statua moai, piega la testa quasi infastidito. La smorfia sul lungo mento irsuto non sembra promettente.
Lo raggiungo e mi piego sulle ginocchia a riprendere fiato, chiedendo con un gesto di pazientare.

 

Qui non sono riuscita a immaginare la distanza tra il protagonista e i due tipi... Strano poi che il personaggio principale dica: "Amico, aspetta"  al tizio poggiato all'albero in quanto è fermo, non ci sono descrizioni utili a giustificare "aspetta".

La "postura da statua moai" non mi convince in quanto la "postura" indica la posizione del corpo umano, ma delle statue Moai spesso sono visibili solo le teste ed è questa la prima immagine che ci si figura davanti.

 

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

La smorfia sul lungo mento irsuto non sembra promettente.

Non so come si faccia a vedere una smorfia sul mento, quando con la parola "irsuto" si indica che è "folto di peli ispidi e lunghi"...

Poi il racconto prende una piega surreale ed è difficile dare un giudizio razionale, ad esempio, potremmo trovare anche degli asini che volano e la cosa sarebbe del tutto possibile nel mondo così creato nel racconto. Per questo ho anche un po' in difficoltà a chiederti conto di personaggi tipo "Ken l’aquila e Joe il condor", ma chi sono e che funzione hanno? Pure il gallo, perché lo chiamano "Sceneggiatore" e di cosa? Non fa nulla che possa essere assimilabile a questa professione o no?

Passo ai voti.

Originalità: 7 (Sono del parere che, viste le premesse della traccia, era immaginabile un racconto surreale e questo non fa eccezione)
Aderenza alla traccia: 5 (Come dicevo prima mi manca lo sceneggiatore puro e ho dovuto mettere un voto sotto la sufficienza).
Gradimento: 8 (Storia godibile, che si legge con piacere).

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Mi sono divertita molto a leggerla, per cui ti ringrazio!! Bella idea, ben raccontata! Mi è piaciuto anche il ricorrere dei 5 minuti, così, giusto per sottolineare qualcosa :D

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AH.AH.AH.

Che trip, e che fantasia!

Era facile introdurre un trip per questa traccia, forse quasi scontato, ma questo è un Signor trip.

La tua scrittura mi ha accompagnata in un viaggio estremamente piacevole dalla prima all'ultima parola, in una lettura resa scorrevole dalla tua penna e dal rapido succedersi degli eventi.

Apprezzo, come ho già detto in precedenza, la creatività un po' surreale, sono gusti personali, dunque ho trovato il tuo testo interessante sotto ogni punto di vista.

Ti ringrazio per la risata che mi hai fatto fare stasera!

Mi piacciono molto i riferimenti al mare che hai fatto più volte nel testo, così, mi piacciono e basta (vedi lo tsunami, la spiaggia..). 

Passo ai voti

Originalità: 10

Aderenza: 9 (Sceneggiatore praticamente assente)

Gradimento: 10

Modificato da Francesca Penelope
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Grazie mille a tutti quelli che hanno commentato e sono contento di aver allietato la lettura a qualcuno. A chi non ha apprezzato, spero in futuro di riuscire a scrivere qualcosa che possa piacere anche a loro.

Grazie di cuore a tutti per l'esperienza davvero bella :love:

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Ciao Alo,

mi sa che mancavo solo io :D

Bene, la storia mi piace, non può essere diverso perché anche io una volta ho giocato sullo stravolgimento della realtà per via di uno stordimento (nel mio caso una cena carica di cibo e alcool).

Ma quando si gioca sull'effetto dello stordimento per creare una realtà assurda, bisogna fare attenzione a non lasciarsi prendere la mano e tu ci sei riuscito benissimo.

Lo sceneggiatore è inserito ma, come hanno detto altri, non fa lo sceneggiaotre di mestiere. Lo scrivi con la maiuscola quindi mi da da pensare che si tratti di un nome o di un soprannome.

La storia delle ali di pollo, poi, mi ha fatto tornare in mente un vecchissimo sketch di Massimo Boldi e Teo Teocoli in una sorta di parodia di Star Trek che facevano al Drive In ('mazza se so' vecchio :buhu:): dovevano difendersi da una cozza gigante e a Boldi veniva in mente di lanciargli addosso delle fette di limone. "È la morte sua!" diceva per giustificare l'idea.

Nel tuo caso, però, le ali di pollo fanno morire un gallo cedrone. Questo e l'ingresso nel locale di Ken e Jo sono gli unici punti deboli che ho trovato nel racconto.

Ripeti più volte "cinque minuti" in situazioni diverse; non è male perché è percettibile che la cosa è voluta ma avresti potuto giocarci di più, magari facendo dire al tuo progagonista che sente troppe volte parlare di questi cinque minuti.

Comunque mi piace il fatto che li usi per la chiusura. (il saluto a Berta lo ritengo un bonus)

Originalità 9 (non dieci perché io stesso ho utilizzato lo stesso stratagemma :li:)

Aderenza alla traccia: 9 (lo sceneggiatore :nein:)

Gradimento personale: 8 bel racconto ma forse scritto con eccessiva fretta.

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  • Amministratorə

Ciao al :bossah: Il tuo racconto fila liscio, è abbastanza fuori dagli schemi, ma per un trip del genere (io gli avrei fatto tirare la canna tutta d'un colo, sai che roba :rotol: ) direi che è obbligato. Non ho nulla di che da segnalarti, mi sembra che sia tutto ok e, almeno per quanto mi riguarda, non ho trovato granché difficoltà nel leggerti. Unica cosa, questa è una roba del tutto mia non prenderla assolutamente come legge, io avrei osato di più sulle scene pazze. Sono in stile cartoon, ci stanno, però magari qualcosa di veramente folle avrebbe accentuato di più la cosa :bash:

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Eccomi a commentare anche te! Ti lascio giusto qualche appunto stilistico. Come traccia ci siamo. Berta e il suo amico tacchino mi hanno convinta.
 

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

Sono costretto seguirla con l’agilità di un burattino.

Questa metafora non mi piace, non riesco ad associare un livello di agilità a un burattino.

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

il rumore nella testa è lo stesso di un vinile rimosso di forza dal giradischi.

Anche questa mi sembra abbastanza oscura: non essendo un'esperienza che mi è capitata di avere faccio fatica ad associarci un suono vero e proprio.

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

Questa cosa è sempre più assurda: a ogni mia mossa corrisponde una reazione del tutto inaspettata.

Anche questa mi torna poco: sarebbe stato più efficace magari una descrizione dei movimenti e lo stupore del protagonista invece che questo commento.

Il 6/1/2021 at 17:42, Alorigo ha scritto:

«Hai cinque minuti per sparire da qui.»
«Vado, vado.»

Questa l'hai usata un po' troppo spesso.

Una nota: quando i protagonisti parlano come nei film in genere non mi piace perché è un linguaggio fittizio creato dall'esigenza di adattamento e lip sync, quindi i vari "amico" anche se siamo in un'ambientazione americana tendono a stonare un pochino.
In generale: cerca di essere più concreto con le descrizioni (per quanto assurde possano essere); perché hai usato metafore e similitudini che invece che chiarire quello che volevi dire hanno finito per complicarmi la lettura perché non riuscivo a "collegare" la scena alla metafora.
La storia è lineare (nonostante sia un trip) e funziona.

Spero di essere stata utile con questo commento. A presto!

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