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Criteri liste case editrici


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Un'altra cosa che mi sento di suggerire, anche se forse non è la sezione adatta, è di rivedere le sezioni delle case editrici... e forse rivedere anche la stessa concezione e definizione di "free", che ormai è sempre meno pacifica, e diventa sempre più una delle nuove frontiere della vanity press, a scapito dell'editoria di qualità. Ormai, c'è un certo consenso generalizzato sull'editoria a pagamento, e questa è una cosa positiva. Ma il rovescio della medaglia è che si stanno innescando dinamiche tali per cui - proprio in virtù di tale consenso - editori e sedicenti agenti esibiscono il logo "No EAP" come specchietto per le allodole, per fare editoria a pagamento sotto mentite spoglie. Il termine "free", o "No EAP", quindi, ha perso la sua valenza, e non qualifica più nulla. In teoria, "free" dovrebbe essere sinonimo di editoria di qualità, o comunque "a rischio d'impresa", mentre così non è, in molti casi. Pubblicare senza pagare, magari in print in demand, e cedendo i diritti di sfruttamento economico dell'opera in cambio di nulla, lavorando gratis per l'editore, non può essere sufficiente a qualificare l'editoria a rischio d'impresa. In altri lidi, la sezione "free" era infestata da alcune case editrici pseudo-EAP che non si possono considerare a rischio d'impresa, che prevedono clausole contrattuali così penalizzanti da essere quasi peggiori - o comunque equivalenti - a quelle a pagamento. Capisco che è una questione spinosa, che può dar luogo a polemiche, ma forse andrebbe affrontata sin dall'inizio. In alternativa, se non è possibile trovare dei criteri che mettono tutti d'accordo, secondo me sarebbe meglio abolire la dantesca ripartizione triadica, che forse nell'era del print on demand ha fatto ormai il suo tempo, e rischia di essere sempre più fuorviante, in quanto ci sono editori "free" a zero rischio d'impresa, e ci sono editori che, seguendo i forum da dietro le quinte, ne escogitano sempre di nuove per aggirare l'assegnazione a una sezione (ad esempio, quella di avere una costola EAP con un nome diverso, ma con la stessa ragione sociale). Forse, a questo punto, sarebbe meglio affidarsi al "consensus gentium" (nel caso di marchi editoriali ben noti) e alle testimonianze dirette degli utenti (nel caso di marchi meno noti), che sono le cose più utili e importanti, mentre l'assegnazione a una sezione o all'altra impostata "dall'alto" può essere depistante, può innescare dinamiche perverse e rischia di fare emergere una linea editoriale del forum, con dei criteri che inevitabilmente finiscono per essere arbitrari e non pacifici. Altrove, c'era il paradosso di editori pseudo-EAP nella sezione "free" e di marchi del gruppo Mauri Spagnol finiti nella sezione-limbo, soltanto perché alcuni direttori editoriali non avevano voluto sprecare il loro prezioso tempo - direi giustamente - a rispondere a un questionario le cui risposte sono di pubblico dominio. Se poi pensate che altrove io sono stato bannato solo per avere sollevato questo problema... 

Modificato da Wanderer
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3 minuti fa, Wanderer ha scritto:

In alternativa, se non è possibile trovare dei criteri che mettono tutti d'accordo, secondo me sarebbe meglio abolire la dantesca ripartizione triadica, che forse nell'era del print on demand ha fatto ormai il suo tempo, e rischia di essere sempre più fuorviante, in quanto ci sono editori "free" a zero rischio d'impresa, e ci sono editori che, seguendo i forum da dietro le quinte, ne escogitano sempre di nuove per aggirare l'assegnazione a una sezione (ad esempio, quella di avere una costola EAP con un nome diverso, ma con la stessa ragione sociale). Forse, a questo punto, sarebbe meglio affidarsi al "consensus gentium" (nel caso di marchi editoriali ben noti) e alle testimonianze dirette degli utenti (nel caso di marchi meno noti), che sono le cose più utili e importanti, mentre l'assegnazione a una sezione o all'altra impostata "dall'alto" può essere depistante, può innescare dinamiche perverse e rischia di fare emergere una linea editoriale del forum, con dei criteri che inevitabilmente finiscono per essere arbitrari e non pacifici.

Il problema è stabilire i criteri. Quali dovrebbero essere? 
Quelli che stabilii io erano molto semplici, ma era un periodo molto più semplice: qualsiasi esborso, se obbligatorio per l'autore, faceva entrare in lista EAP.

D'altronde una CE che è associazione culturale e richiede una quota associativa di cinquanta euro (o meno) per pubblicare si merita di finire nella stessa lista del Gruppo Albatros, per citare il più famoso?
Direi di no. Eppure il criterio stabilirebbe questo.

Sicuramente è un sistema che va rivisto, ed è da tempo che ci penso (@Matt può testimoniarlo), tuttavia sarebbe probabilmente il caso di aprire un topic a sé e sentire cosa ne pensano anche altri utenti (e che in questa discussione si perde con suggerimenti più di carattere generale).

Aggiungo che è un nostro obiettivo l'istituzione della lista Gold (o un nome simile): editori che rispettano criteri ben specifici di qualità che verranno "certificati" da UP. 

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@Ayame
Ti pongo il caso di una CE che attualmente è nella lista "free" di questo forum (e che nell'altro forum era finita in "da testare"). Non dirò quale, almeno per ora. Qualche tempo fa, questa CE mi aveva proposto un contratto presunto "free" (e che ovviamente ho rifiutato) in cui, oltre a non essere indicate le tirature secondo legge, era previsto che le royalties venissero percepite dopo la 200esima copia. In un caso come questo, è evidente che l'editore non si assume alcun rischio d'impresa. Stampa un po' di copie alla volta in print on demand (ed ecco perché non indica le tirature) e l'unico rischio se lo assume l'autore, che deve pensare a come far vendere l'opera, e deve lavorare per l'editore. Nel mio caso, essendo un'opera di poesia che non richiedeva alcun editing, l'editore con pochissimo lavoro si poteva garantire un buon margine di guadagno. In casi come questo, l'editore non chiede i soldi o acquisto preventivo di copie soltanto perché, tramite quelle condizioni contrattuali, in modo surrettizio, sarà l'autore stesso a comprare copie o a farle comprare ad altri, per aggirare la soglia di sbarramento e forse poter guadagnare (o vantarsi di aver guadagnato) qualche euro. L'editore non farà alcuna promozione dell'opera, che sarà tutta demandata all'iniziativa dell'autore. Nel caso in questione, l'editore me lo ha persino detto esplicitamente! Quindi, in un caso come questo, l'autore cede i diritti di sfruttamento economico dell'opera in cambio di nulla, ovvero soltanto in cambio di avere il proprio nome sulla copertina del libro. Ma non è proprio questa l'essenza della vanity press? Non a caso, il concetto anglosassone di "vanity press" non verte sul contributo economico o meno, ma sulla funzione di quel tipo di editoria, il cui target sono soltanto gli autori e non i lettori. Ecco secondo me questo tipo di editoria pseudo-free non dovrebbe stare nella sezione "free" di alcun forum letterario. O meglio: la sezione "free" (o come altro la si voglia chiamare) dovrebbe prevedere dei criteri che non si limitano soltanto alla spesa da parte dell'autore, ma dovrebbero individuare il rischio d'impresa, in termini di stampa, promozione, distribuzione, e altro. 

Il discorso sulla sezione "Gold" mi sembra interessante... 

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Per le CE, se giungono segnalazioni da utenti, come la tua, che ci indirizza a capire come si muovono le  case editrici possiamo verificare e aggiornare di conseguenza i topic, spostando la eventuale CE "da lì a là". Le info dagli utenti sono fondamentali in questo caso, sono esperienze vissute. 

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Salve a tutti, discussione molto interessante questa riguardo agli editori, effettivamente, visto che molto spesso "fatta la legge" subito "si trova l'inganno", l'unica prova certa che resta è il metodo utilizzato per raggirare l'autore. 

Gli editori a pagamento "guadagnano" dai servizi resi dall'autore e nemmeno promuove i propri libri a nuovi lettori.

Secondo me, si dovrebbe seguire l'illustre esempio di Umberto Eco, che indicò la via maestra parlando proprio degli APS, ovvero un Autore a Proprie Spese, di colpo il discorso potrebbe diventare molto più semplice. Il focus non sarebbe più incentrato sulle CE e le loro condizioni contrattuali, ma sul reale esborso, mancati guadagni o qualsiasi altro servizio editoriale che il povero autore dovrà sobbarcarsi al posto della casa editrice. 

Il discorso della lista Gold mi incuriosisce molto, ma si dovrebbe avere la possibilità di affidarsi a delle prove concrete, che vadano oltre la semplice testimonianza, ad esempio, io non avrei nessuna difficoltà a girare in privato i contratti proposti e ecc. Spero davvero si possa rimettere mano a queste famose liste e allo stesso tempo indagare anche il mondo delle agenzie letterarie, molto di queste non sono altre che agenzie di servizi editoriali e si occupano sempre meno della rappresentanza, l'unico vero compito che dovrebbe svolgere un agente letterario.

 

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56 minuti fa, Valente ha scritto:

e allo stesso tempo indagare anche il mondo delle agenzie letterarie, molto di queste non sono altre che agenzie di servizi editoriali e si occupano sempre meno della rappresentanza, l'unico vero compito che dovrebbe svolgere un agente letterario.

Non sai quanto sono d'accordo! Basti pensare che c'è un'agenzia letteraria abbastanza nota che fa pervenire proprio a quell'editore pseudo-free di cui ho parlato prima... questa agenzia nella homepage esibisce il logo No EAP, e poi fa pagare per la valutazione dei manoscritti. Cioè, in pratica si paga l'agenzia per pervenire a un editore con cui io non pubblicherei nemmeno gratis (e non è un modo di dire....). 

Credo che si dovrebbe distinguere tra agenzie di sola rappresentanza e agenzie ibride, di rappresentanza e vendita di servizi editoriali. 

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3 ore fa, Wanderer ha scritto:

Qualche tempo fa, questa CE mi aveva proposto un contratto presunto "free" (e che ovviamente ho rifiutato) in cui, oltre a non essere indicate le tirature secondo legge, era previsto che le royalties venissero percepite dopo la 200esima copia. In un caso come questo, è evidente che l'editore non si assume alcun rischio d'impresa. Stampa un po' di copie alla volta in print on demand (ed ecco perché non indica le tirature) e l'unico rischio se lo assume l'autore, che deve pensare a come far vendere l'opera, e deve lavorare per l'editore. Nel mio caso, essendo un'opera di poesia che non richiedeva alcun editing, l'editore con pochissimo lavoro si poteva garantire un buon margine di guadagno. In casi come questo, l'editore non chiede i soldi o acquisto preventivo di copie soltanto perché, tramite quelle condizioni contrattuali, in modo surrettizio, sarà l'autore stesso a comprare copie o a farle comprare ad altri, per aggirare la soglia di sbarramento e forse poter guadagnare (o vantarsi di aver guadagnato) qualche euro. L'editore non farà alcuna promozione dell'opera, che sarà tutta demandata all'iniziativa dell'autore. 

In questo caso c'è già un problema alla base: nel contratto non è indicata la tiratura, perché? Bisogna fare in modo che l'autore sappia cosa guardare in un contratto e a cosa prestare attenzione. 

Per quanto riguarda il metodo di lavoro dell'editore sicuramente è antipatico e poco corretto; tuttavia ti chiedo: secondo te tra una CE come questa di cui hai parlato (e di cui ti chiedo di farmi il nome in privato, quantomeno) e una che non dà le royalties per le prime 200 copie ma si occupa di editing, grafica, promozione ecc la differenza la faresti? O metteresti entrambe in una stessa lista "non free"?

Il problema è che la gratuita è il minimo sindacale, non la vetta a cui aspirare! 

 

2 ore fa, Valente ha scritto:

 

Secondo me, si dovrebbe seguire l'illustre esempio di Umberto Eco, che indicò la via maestra parlando proprio degli APS, ovvero un Autore a Proprie Spese, di colpo il discorso potrebbe diventare molto più semplice. Il focus non sarebbe più incentrato sulle CE e le loro condizioni contrattuali, ma sul reale esborso, mancati guadagni o qualsiasi altro servizio editoriale che il povero autore dovrà sobbarcarsi al posto della casa editrice. 

L'avevo fatto, in passato. Quegli articoli sono stati eliminati dal sito del WD, vorrà dire che li riscriverò...

2 ore fa, Valente ha scritto:

ma si dovrebbe avere la possibilità di affidarsi a delle prove concrete, che vadano oltre la semplice testimonianza, ad esempio, io non avrei nessuna difficoltà a girare in privato i contratti proposti e ecc.

È quello che vogliamo fare, anche perché mentre con il rischio di entrare in una lista "poco simpatica" gli editori si nascondono sotto ai sassi, con la proposta di essere messi in risalto dovrebbero essere automaticamente molto più disponibili :D  Inoltre alcune cose sono semplici da verificare in maniera oggettiva: qualità dei testi e dell'editing/correzione bozze, dell'impaginazione, della cura grafica, dell'attività promozionale, la presenza in libreria e la distribuzione in genere...

2 ore fa, Valente ha scritto:

Spero davvero si possa rimettere mano a queste famose liste e allo stesso tempo indagare anche il mondo delle agenzie letterarie, molto di queste non sono altre che agenzie di servizi editoriali e si occupano sempre meno della rappresentanza, l'unico vero compito che dovrebbe svolgere un agente letterario.

Rimettere mano alle liste è uno dei miei principali obiettivi :) 

Sulle agenzie letterarie c'è un mondo gigantesco molto difficile da esplorare, ed è il caso di iniziare a provarci seriamente.

1 ora fa, Wanderer ha scritto:

Non sai quanto sono d'accordo! Basti pensare che c'è un'agenzia letteraria abbastanza nota che fa pervenire proprio a quell'editore pseudo-free di cui ho parlato prima... questa agenzia nella homepage esibisce il logo No EAP, e poi fa pagare per la valutazione dei manoscritti. Cioè, in pratica si paga l'agenzia per pervenire a un editore con cui io non pubblicherei nemmeno gratis (e non è un modo di dire....). 

Credo che si dovrebbe distinguere tra agenzie di sola rappresentanza e agenzie ibride, di rappresentanza e vendita di servizi editoriali. 

Mi passi i nomi in privato, per favore? 

La valutazione manoscritti a pagamento è perfettamente lecita, conoscere gli editori per cui lavora è una richiesta altrettanto legittima da parte dell'autore. 

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@Ayame

Se devo dare una risposta secca, metterei entrambe nella lista non "free", perché in ogni caso il non pagare le royalties fino a tot copie è una sottrazione di tempo e/o di denaro all'autore. Ci sono alcune CE che realizzano un prodotto discreto, ma il cui obiettivo resta comunque di abbandonarlo a sé stesso, all'iniziativa personale dell'autore. Scommettono sul fatto che l'autore diventerà il promotore di sé stesso, e si assumerà molti dei compiti che spettano all'editore. Secondo me, quando una CE si prende davvero cura del libro è perché crede nel libro, e vuole vendere il libro. E quando vuole vendere il libro, quando ne ha la facoltà, non ha bisogno di farlo comprare all'autore, ovvero di spingerlo a lavorare, a spammare nei social, a organizzare presentazioni per amici e parenti (dato che quella soglia di sbarramento non serve ad altro che a quello!). Nell'esperienza di cui parlavo, io mi sono sentito dire dall'editore qualcosa tipo: "se non ci garantisci nemmeno 200 copie non vale la pena pubblicare", come se fosse l'autore a dover garantire alcunché, che non sia la paternità della sua opera d'ingegno. In un'editoria sana, dovrebbe essere il contrario esatto: dovrebbe essere l'editore, che è un'impresa, a garantire all'autore che si venderanno almeno tot copie della sua opera, ed è proprio per questo che la L.d.a. prevede l'indicazione delle tirature. In un'editoria sana, l'editore dovrebbe avanzare una proposta contrattuale il più possibile allettante per l'autore, non penalizzante. Diventa penalizzante soltanto nella vanity press spacciata per "free", per la serie: noi ti pubblichiamo "gratis", ma... ma... ci sono tanti ma. 

Avendo avuto qualche esperienza anche come traduttore, su opere selezionate da me, sono pervenuto all'idea che la dinamica sana autore-editore è esattamente la stessa di quella di un contratto di traduzione (che è un contratto di edizione a tutti gli effetti, dato che per la legge il traduttore editoriale è equiparato all'autore). L'editore acquista i diritti di sfruttamento economico del testo per tot anni, fornisce garanzie contrattuali relative alla tiratura, alla promozione, e paga l'autore attraverso le royalties, possibilmente con un piccolo anticipo, per chi è più fortunato (e come avviene per il traduttore). Tutto il resto, a mio avviso, sono forme più o meno surrogate di vanity press, a prescindere che si vogliano chiamare "free", "doppio binario", o altro... 

Ti contatto in privato per le informazioni che mi hai chiesto 

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Da quando il bubbone dell’editoria a pagamento è stato fatto scoppiare, grazie soprattutto al lavoro di persone come Linda Rando, molte cose sono cambiate e, come giustamente è stato fatto notare da altri utenti, forse è arrivato il tempo di arricchire le categorie FREE – A PAGAMENTO – IBRIDE.
Ho usato di proposito il verbo “arricchire” e non “modificare”, perché io credo che, tutto sommato, questa distinzione regga ancora: necessita solo di essere implementata con ulteriori elementi.
Escluderei la possibilità di aggiungere ulteriori categorie, perché questo non farebbe che confondere ancora di più gli autori in cerca della CE giusta.
La strada migliore potrebbe dunque essere quella di attribuire dei punteggi a ogni singola CE da parte degli amministratori del forum, sulla base di un questionario da loro inviato alle varie redazioni, oltre che delle segnalazioni ricevute da coloro che con questa casa editrice hanno avuto rapporti diretti, non solo di pubblicazione, ma magari anche di semplice esame del manoscritto.
Un editore free che si limita a pubblicare il libro senza fare altro (editing, correzione bozze, grafica, promozione, distribuzione ecc.) rimane comunque un editore free, nessuno può negarlo, anche se non di qualità. Un editore a pagamento, che però tiene fede alle promesse e si prende carico delle stesse incombenze (editing, correzione bozze, grafica, promozione, distribuzione ecc.), non può essere messo sullo stesso piano di chi promette, intasca i soldi e poi non fa nulla: il primo potrà essere giudicato magari come un “furbacchione”, che guadagna grazie ai sogni di chi vuol pubblicare a tutti i costi, il secondo è a tutti gli effetti un truffatore.
D’altra parte, se chiedessimo agli autori cosa dovrebbe fare un editore (free o non free) per il loro libro, la maggioranza risponderebbe con una sola parola: TUTTO, ivi compreso l’arrivo delle copie fisiche in ogni libreria d’Italia e anche un paio di traduzioni del testo in Inglese e in un’altra lingua straniera a scelta! Ora, chiunque abbia frequentato un po’ l’ambiente editoriale, sa che questo non è assolutamente possibile, specie per una CE medio piccola. E persino le big, che hanno fama di essere del tutto gratuite, spesso “consigliano caldamente” ai loro autori meno quotati di avvalersi dei servizi di un tale o talaltra agenzia, servizi che proprio gratis non sono. 
Dunque il sistema per arrivare a un punteggio abbastanza attendibile da attribuire agli editori, potrebbe basarsi su una serie di elementi qualificanti. Io qui di seguito ne propongo diversi, ma non è detto che debbano entrarci tutti, o che non se ne possano aggiungere altri. A ogni singolo punto si potrebbe attribuire un punteggio da uno a dieci: dalla media uscirebbe la valutazione finale. Ma la cosa più importante deriverebbe dal fatto che l’autore avrebbe in mano gli elementi giusti per scegliere. Se, ad esempio, il mio testo fosse già stato editato da un professionista, poco mi importerebbe che la CE Pinco Pallino non lo esegue, perché magari potrei essere più interessato al fatto che si impegni nella promozione. Viceversa, se mi sentissi un maghetto del marketing, magari  con uno stuolo di ammiratori già pronti a comprare il mio libro, avrei più bisogno di un editing eseguito a regola d’arte.
Ecco dunque il mio elenco:

  • Velocità di risposta all’invio di manoscritti
  • Trasparenza del contratto di edizione
  • Editing strutturale
  • Editing di rifinitura
  • Correzione Bozze
  • Impaginazione
  • Grafica di Copertina
  • Distribuzione nelle librerie
  • Distribuzione on line
  • Pagamento Royalties
  • Promozione on line
  • Promozione in presenza
  • Comunicazione con gli autori

Attendo le vostre osservazioni.
 

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1 ora fa, Alexmusic ha scritto:

La strada migliore potrebbe dunque essere quella di attribuire dei punteggi a ogni singola CE da parte degli amministratori del forum, sulla base di un questionario da loro inviato alle varie redazioni, oltre che delle segnalazioni ricevute da coloro che con questa casa editrice hanno avuto rapporti diretti, non solo di pubblicazione, ma magari anche di semplice esame del manoscritto.

Concordo su molte delle cose che hai scritto ma su questo punto ho riserve, anche perché ricorda troppo il metodo adottato da altri. Non si deve rischiare che il mondo editoriale italiano venga soggetto alle logiche restrittive di un forum, quelle per cui editori di primo piano vengono messi in secondo piano solo perché magari - essendo di primo piano - non rispondono al questionario. Altrimenti si finisce per chiudersi in una realtà virtuale che non corrisponde alla realtà. Ci vorrebbe un forum in cui l'editore meno conosciuto (ma di qualità) si possa far conoscere per quello che vale, ma in cui si parli anche dell'editore ben conosciuto e di come l'autore possa riuscire ad approcciarsi ad esso nel modo migliore, senza troppi velleitari sogni di gloria. Per quanto riguarda "FREE – A PAGAMENTO – IBRIDE" io ho qualche perplessità che la tripartizione funzioni bene, e di sicuro il termine "free" è diventato sempre più fuorviante. Ci sono alcuni editori a contributo che pubblicano opere di qualità. E ci sono alcuni editori "free" che pubblicano ciarpame e fanno editoria a pagamento sotto mentite spoglie. Quindi, a cosa serve esattamente la tripartizione? Un mio amico editore sostiene la tesi secondo cui TUTTE le CE sono in realtà ibride, se non altro perché anche all'editore "free" di primo piano sarà capitato di chiedere un contributo esterno (foss'anche per il catalogo di una mostra), e anche al piccolo editore a pagamento sarà capitato di pubblicare qualcosa gratis, foss'anche l'opera di un suo amico. Una tesi un po' estrema, ma c'è del vero. 

A mio avviso, l'unico vero elemento è la qualità - e occorrono una serie di parametri per individuarla - non la classificazione di "free" o meno. Questa può esserci o meno, ma è in ogni caso in buona parte soggetta a criteri arbitrari e, spesso, fuorvianti. 

Modificato da Wanderer
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9 ore fa, Wanderer ha scritto:

. Non si deve rischiare che il mondo editoriale italiano venga soggetto alle logiche restrittive di un forum, quelle per cui editori di primo piano vengono messi in secondo piano solo perché magari - essendo di primo piano - non rispondono al questionario

Il questionario è solo un'idea. Si possono anche scegliere altre strade, come appunto il rapporto diretto con l'editore; ma su qualche dato concreto, dimostrato e dimostrabile bisogna pur basarsi, altrimenti si parla d'aria fritta. E se il grande editore non risponde per nulla e perciò finisce nella parte bassa di un'eventuale classifica di un forum, sai cosa ti dico? Meglio così, perché in questo modo anche gli autori esordienti abbandonano le velleità di potere in qualche modo raggiungerlo senza il supporto di un un agente.

9 ore fa, Wanderer ha scritto:

Ci sono alcuni editori a contributo che pubblicano opere di qualità. E ci sono alcuni editori "free" che pubblicano ciarpame e fanno editoria a pagamento sotto mentite spoglie

Appunto. Ecco perché serve un'ulteriore valutazione, ma, a parer mio, da aggiungere alla "triade" FREE – A PAGAMENTO – IBRIDE, che, sempre a mio avviso, deve rimanere come primo indispensabile filtro. Se non ho quattrini da investire, ad esempio, è inutile che mi rivolga a un editore a pagamento, che, per quanto bravissimo nel fare tutte le cose che promette, non potrò mai permettermi.

9 ore fa, Wanderer ha scritto:

Un mio amico editore sostiene la tesi secondo cui TUTTE le CE sono in realtà ibride, se non altro perché anche all'editore "free" di primo piano sarà capitato di chiedere un contributo esterno (foss'anche per il catalogo di una mostra), e anche al piccolo editore a pagamento sarà capitato di pubblicare qualcosa gratis, foss'anche l'opera di un suo amico. Una tesi un po' estrema, ma c'è del vero. 

Non è una tesi un po' estrema, è una tesi molto estrema, applicando la quale alla lettera non andiamo da nessuna parte e non valutiamo più nessuno.
In ogni caso la parola d'ordine è una sola ed è quella che on the other side si erano completamente dimenticati: elasticità mentale. Be', in realtà sono due, ma ci siamo capiti. Senza elasticità mentale non si va da nessuna parte e si ricade in quell'integralismo talebano di cui parlava Linda, ovvero considerare a pagamento una CE organizzata come associazione, che chiede magari una quota risibile d'iscrizione per pubblicarti, o come voler mettere Aporema nella lista IBRIDE (doppio binario, la chiamavano on the other side) perché consigliava a chi inviava manoscritti di leggersi almeno un libro del catalogo, o perché, come in questo periodo, ha momentaneamente sospeso l'esame delle opere non editate. Per amor del cielo, vediamo di non ridurci di nuovo in quel modo!
Anche riguardo all'esempio che facevi, delle royalties pagate all'autore solo se supera le duecento copie vendute, non posso che darti ragione: è un abuso.
Ma anche pagare cento euro al commercialista, perché ti faccia un CUD da dieci euro, relativo alle royalties di un autore gnè gnè, che non è disposto ad accorparle a quelle dell'anno seguente (com'è capitato) è proprio da coglioni. Quindi, lo ripeto, quello che serve da entrambe le parti, è sempre e soltanto 
elasticità mentale.

Modificato da Alexmusic
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11 ore fa, Ayame ha scritto:

L'avevo fatto, in passato. Quegli articoli sono stati eliminati dal sito del WD, vorrà dire che li riscriverò...

14 ore fa, Valente ha scritto:

 

Non lo so se sono riuscita a farmi intendere... Proponevo di utilizzare un metodo alla Giovanni Falcone, lui diceva: "Segui i soldi e troverai la mafia", io riformulo in: "Segui i soldi dell'autore e troverai le caratteristiche di una casa editrice". Bisogna spostarci, quindi, dagli editori agli autori e verificare tutto quello che gli viene negato. Naturalmente, non si vuole fare una caccia alle streghe, ma individuare chi tratta ancora con rispetto l'autore. Il fatto poi di poter dialogare con scrittori già affermati o chi gestisce già una casa editrice con successo, potrebbe già farci capire quali sono le condizioni contrattuali dignitose, che dovrebbero poi essere imprescindibili per tutti.

Non parliamo comunque di anticipi per gli autori, vera utopia per certe realtà, ma di "soldi sottratti" per un qualsiasi servizio editoriale (editing, acquisto copie e ecc.) che spetta all'editore. Se volete si potrebbe anche fare una lista di questi "diritti e doveri" ?

Modificato da Valente
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Dico la mia, che perseguo sempre la via della logica e della razionalità, ove possibile.

Dare un'etichetta o un punteggio, credo sia sempre e comunque un modo di esprimere un giudizio e, come tale, si porta dietro tutta una serie di storture e controindicazioni.

Io invece proporrei un database (una matrice tipo file excel scaricabile e aggiornabile dall'admin e dai moderatori, che lo mettono a disposizione) in cui, per ogni CE, si indica la loro modalità di gestione relativa a ogni aspetto pertinente con la pubblicazione a pagamento o meno: royalties, nr copie, compenso per editing, ecc.

In tal modo gli elementi esposti rimangono oggettivi (senza più alcuna possibilità di accusa o polemica) e modificabili in base a quanto la Ce stabilisce; tutte le CE sul forum saranno contenute in un'unica sezione senza più distinzioni, che potrebbero essere messe in discussione; infine un autore che volesse sapere come si comporta la CE, apre il database, legge le caratteristiche relative alla Ce di suo interesse e si fa un suo giudizio personale.

Nel forum eventualmente andrebbe a leggersi le testimonianze e le recensioni di chi ha poi avuto a che fare con la stessa.

Niente etichette, niente giudizi, solo dati oggettivi che seguono il mercato.

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2 ore fa, Alexmusic ha scritto:

....

Premesso che su questa questione non è facilissimo mettere d'accordo autori ed editori, che potrebbero avere interessi divergenti, in generale sono d'accordo sull'elasticità. Tuttavia, proprio in ragione di avere dei criteri più elastici, mi viene da pensare che, invece di tre sezioni, sarebbe meglio avere un unico elenco di editori in cui le categorie "gratis", "ibrida", e altre, siano dei tag, magari sovrapponibili con altri, altrettanto utili. 

In generale, se ci si imita a classificare come "free" chi non chiede contributi iniziali (ma magari chiede molto altro ed offre molto poco) allora la categoria di "free" diventa quasi inservibile per orientarsi, in quanto troppo ampia da comprendere forme di editoria a pagamento surrogata. Sarei quindi in ogni caso favorevole a usare un altro termine invece di "free", che è diventato fuorviante, e non giova né agli autori, che faticano a distinguere tra "free" e "Free", né agli editori più qualificati, che si vedono equiparati ad editori improvvisati dell'ultima ora, sedicenti "free". 

Per il resto, il punto è questo, parliamoci chiaro. Nei primi anni, l'altro forum ha avuto l'importante funzione di mettere in luce la piaga dell'editoria a pagamento. Negli ultimi anni, tuttavia, proprio perché si è diffusa una certa mentalità anche negli autori meno navigati, è nata negli esordienti l'idea che "fa figo" dire di avere pubblicato gratis, e questa è diventata la nuova frontiera della vanity press. Su questo fenomeno, e sfruttando sempre più il print on demand, speculano una serie di editori che trovano escamotage per fare pubblicare "gratis", e per trovarsi nella sezione "free" del forum a scapito di altri, ma che non fanno editoria di qualità né a rischio d'impresa. L'ultimissima evoluzione è un editore che ha un costola EAP, con un nome diverso ma la stessa partita IVA, e quindi sostanzialmente equiparabile a una collana dello stesso editore presunto "free", e che lo staff dell'altro forum si è ostinato a mantenere nella sezione "free", spostando in "a pagamento" soltanto la costola. E non era un caso isolato. 

  @Alorigo
Leggo ora il tuo intervento, e mi sembra che stiamo sostenendo quasi la stessa cosa. 

Che figata poter editare questi messaggi :::D

Modificato da Wanderer
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22 minuti fa, Wanderer ha scritto:

L'ultimissima evoluzione è un editore che ha un marchio EAP, con un nome diverso e la stessa partita IVA, e che lo staff dell'altro forum si è ostinato a mantenere nella sezione "free"

Non è proprio l'ultimissima, perché io ne ho notizia da un po', ma comunque sì, è una vera assurdità.
E il fatto che chi gestisce un forum non sia in grado di smascherare un'ingiustizia tanto palese, la dice lunga sulla sua competenza commerciale, prima ancora che editoriale. Ma dico: tu editore vuoi fare un giochino del genere? Benissimo, anzi malissimo, ma perlomeno apri una partita IVA differente, così intanto ci paghi tutte le tasse annesse e connesse! Non basta aggiungere un nome diverso, insomma.
Comunque vedi, caro @Wanderer, non è perché in passato qualcuno non è stato all'altezza di gestire bene le tre categorie, bisogna giocoforza abolirle: sarebbe come dire di abolire tutte le gare sportive, perché ogni tanto qualcuno le tarocca, non credi?
In ogni caso, visto che io per primo ho parlato di elasticità mentale, lungi da me voler tenere il punto a tutti i i costi sul discorso categorie, che potrebbero benissimo essere sostituite da un sistema migliore, come quello suggerito da @Alorigo, che tuttavia, per quanto utilissimo, mi pare difficilmente realizzabile da un punto di vista tecnico.
Qualunque sia il mezzo che alla fine di deciderà di utilizzare, l'importante è tenere sempre d'occhio l'obiettivo finale, su cui mi sembra siamo tutti d'accordo: fornire all'autore, possibilmente in modo semplice, mezzi chiari, affidabili e trasparenti per orientarsi nella giungla editoriale.


 

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11 minuti fa, Alexmusic ha scritto:

Comunque vedi, caro @Wanderer, non è perché in passato qualcuno non è stato all'altezza di gestire bene le tre categorie, bisogna giocoforza abolirle: sarebbe come dire di abolire tutte le gare sportive, perché ogni tanto qualcuno le tarocca, non credi?

Sì, sono d'accordo, ma credo che, se non si vogliono abolire, si devono ridefinire su nuovi presupposti, anche a livello di usi linguistici. 
La denotazione del termine "free", e quindi la relativa categoria, è ormai quasi inservibile, intrinsecamente ambigua. 
 

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Qualunque sia il mezzo che alla fine di deciderà di utilizzare, l'importante è tenere sempre d'occhio l'obiettivo finale, su cui mi sembra siamo tutti d'accordo: fornire all'autore, possibilmente in modo semplice, mezzi chiari, affidabili e trasparenti per orientarsi nella giungla editoriale.

Esatto. 

Anche io credo che il sistema di @Alorigo non sia troppo facile da realizzare, pur essendo una buona idea, mentre forse l'idea di avere un'unica lista con delle etichette, ancora da definire, potrebbe essere la soluzione che mette tutti d'accordo. Poi attendiamo di capire quale sia l'idea di Linda sulla sezione "Gold"... 

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Il 4/1/2021 at 12:20, Wanderer ha scritto:

La denotazione del termine "free", e quindi la relativa categoria, è ormai quasi inservibile, intrinsecamente ambigua. 

Non sono affatto d'accordo: la distinzione tra editoria a pagamento e case editrici che non chiedono contributi è ancora un (grande) mistero per molti. Quindi non possiamo stravolgere il criterio di scelta di base.

Il 4/1/2021 at 11:51, Wanderer ha scritto:

L'ultimissima evoluzione è un editore che ha un marchio EAP, con un nome diverso e la stessa partita IVA, e che lo staff dell'altro forum si è ostinato a mantenere nella sezione "free"

Dilla anche a me :sss:

Il 4/1/2021 at 12:12, Alexmusic ha scritto:

Comunque vedi, caro @Wanderer, non è perché in passato qualcuno non è stato all'altezza di gestire bene le tre categorie, bisogna giocoforza abolirle: sarebbe come dire di abolire tutte le gare sportive, perché ogni tanto qualcuno le tarocca, non credi?

Concordo perfettamente :D

Il 4/1/2021 at 11:51, Wanderer ha scritto:

Nei primi anni, l'altro forum ha avuto l'importante funzione di mettere in luce la piaga dell'editoria a pagamento. Negli ultimi anni, tuttavia, proprio perché si è diffusa una certa mentalità anche negli autori meno navigati, è nata negli esordienti l'idea che "fa figo" dire di avere pubblicato gratis, e questa è diventata la nuova frontiera della vanity press.

Questo non significa dover smettere di parlare di editoria a pagamento: significa che dobbiamo alzare l'asticella e aumentare la consapevolezza negli autori esordienti e meno navigati, esattamente come abbiamo fatto agli albori con Writer's Dream.

Il 4/1/2021 at 11:49, Alorigo ha scritto:

Niente etichette, niente giudizi, solo dati oggettivi che seguono il mercato.

Non è una brutta idea, tranne per il fatto che la consultazione diventerebbe oggettivamente complessa. A meno di non fare un filtro per determinati criteri, quando uno si trova nel database... :sgrat:

Il 4/1/2021 at 02:37, Wanderer ha scritto:

quelle per cui editori di primo piano vengono messi in secondo piano solo perché magari - essendo di primo piano - non rispondono al questionario.

Mi sembra evidente che non mi aspetterei una risposta al questionario da Mondadori o da Einaudi... E sicuramente non significa che andrebbero ad avere un punteggio basso, volendo utilizzare il metodo del questionario :sss: 

 

Scusate se ho risposto in disordine, ho fatto vari salti temporali :asd: 

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56 minuti fa, Ayame ha scritto:

Non sono affatto d'accordo: la distinzione tra editoria a pagamento e case editrici che non chiedono contributi è ancora un (grande) mistero per molti. Quindi non possiamo stravolgere il criterio di scelta di base.

Io non dico di stravolgere il criterio, ma possibilmente di scegliere un altro termine (persino "gratis" è meglio), o di restringere il criterio. In ogni caso, se "free" deve essere, allora dovrebbe essere un "free" che ridefinisce lo stesso concetto di "free", e deve giungere a corrispondere più o meno a "editoria a rischio d'impresa". Se si mette tutto l'accento sulla mancata richiesta del contributo iniziale, si finisce per alimentare più o meno indirettamente un certo tipo di editoria pseudo-EAP (come il caso che ho sollevato un paio di giorni fa), che può avere le carte in regola per essere etichettata come "free", ma che non ha le caratteristiche dell'editoria di qualità, della "vera" editoria. Peraltro, ormai chiunque può auto-pubblicarsi "senza contributo" su Amazon, quindi il non pagare per pubblicare è un requisito così minimo che non soddisfa alcun criterio qualitativo intrinseco (e tra parentesi: una delle ultime frontiere sono CE  "free" che pubblicano soltanto su Amazon, esattamente come potrebbe fare l'autore da solo senza pagare, e poi trattengono una sostanziosa percentuale sui proventi dell'autore in cambio di una copertina e qualche ora di editing. E questo sarebbe "free"?). In altri lidi, si era arrivati al punto da doversi mettere i guanti per entrare nella sezione "free"... su dieci editori cosiddetti "free" presenti in quella sezione, soltanto uno era a rischio d'impresa, gli altri erano a rischio d'impresa zero o quasi. E l'enorme mole di esperienze negative degli utenti era lì a testimoniarlo!

A mio avviso, gli unici editori che vanno considerati "free" (a rischio d'impresa) sono i marchi e sotto-marchi dei grandi gruppi editoriali (Mondadori, GeMS, Feltrinelli, Giunti), la media editoria di qualità (tipo minimum fax, NN, Nottetempo, Nutrimenti, Del Vecchio, categoria del tutto ignorata nel WD, e da qualcuno addirittura temuta) e poi i più piccoli editori (quali che siano) che credono davvero nelle opere che pubblicano, che sono in grado di fare promozione e distribuzione, che ci investono il proprio tempo e denaro, e che non inseriscono nei contratti trucchi e clausole penalizzanti per gli autori, pur in assenza di esborso iniziale. Tutto il resto, a mio avviso, è vanity press, ovvero EAP e suoi surrogati, spacciati per "free" proprio per abbindolare i malcapitati e gli sprovveduti (un po' meno sprovveduti di altri, ma pur sempre sprovveduti).

Peraltro, sono convinto che nei prossimi anni la EAP "pura" vada verso l'estinzione, perché il suo target principale sono persone di una certa età, in contesti locali, poco alfabetizzate digitalmente. Un giovane medio, anche poco esperto di editoria, sa benissimo che può pubblicare su Amazon gratis. Ed esistono anche terze vie, tipo il crowdfunding editoriale, ibride tra EAP e "free". A prescindere dai forum, l'idea che si possa pubblicare (o almeno autoubblicarsi) "gratis" ormai è sempre più diffusa, e ciò che avverrà nei prossimi anni è che le vecchie EAP si trasformeranno sempre più in pseudo-EAP (sedicenti "free" o addirittura "No EAP"), per reggere la concorrenza. Mentre paradossalmente la EAP "pura" (a volte per certi versi più onesta) resterà più per alcune pubblicazioni di qualità, magari molto specialistiche, specie nel campo della saggistica. 

Insomma, a mio avviso non si può ragionare con le stesse categorie di un decennio fa... 

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1 ora fa, Ayame ha scritto:

la distinzione tra editoria a pagamento e case editrici che non chiedono contributi è ancora un (grande) mistero per molti. Quindi non possiamo stravolgere il criterio di scelta di base.

 

Io resto dell'idea che si dovrebbe tentare un nuovo approccio, proprio perché molte CE hanno preso delle "contromisure" e non so voi, ma leggere subito "Noeap" sui siti delle case editrici fa molto ridere... Bisognerebbe trovare una nuova sigla, che rimetta gli autori al centro, quindi, non parlare di editoria a pagamento, ma di autori che pagano o non ottengono quanto gli spetta. Questo nuovo acronimo identificherebbe anche il lavoro fatto dal forum, così le case editrici invece di dichiararsi "Noeap" potrebbero scrivere "NoAPS" (No Autori a Proprie Spese, ma si potrebbe usare qualcosa di più originale). Bisogna ripartire dagli autori, che poi sono loro a riportare le esperienze sul forum.

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6 minuti fa, Valente ha scritto:

Bisogna ripartire dagli autori, che poi sono loro a riportare le esperienze sul forum.

Come idea di approccio mi piace molto, spostare il focus sull'autore e sulla sua importanza... 

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40 minuti fa, Valente ha scritto:

 

Io resto dell'idea che si dovrebbe tentare un nuovo approccio, proprio perché molte CE hanno preso delle "contromisure" e non so voi, ma leggere subito "Noeap" sui siti delle case editrici fa molto ridere... 

Esattamente, questi editori sono come il Coronavirus: appena sanno che si sta diffondendo il vaccino, mutano strategia, o addirittura usano il "free" a loro vantaggio :D

Ormai il logo "No EAP" - su cui ovviamente non c'è alcun controllo - nei siti di case editrici ed agenzie letterarie è diventato un campanello di allarme...  e c'è la prova che alcuni che esibiscono quel logo sono editori più truffaldini di certi "onesti" EAP. Un editore che sia veramente a rischio d'impresa o è notoriamente tale (quindi non sorge nemmeno il dubbio che sia EAP) oppure si rivela tale da altri elementi, e non ha bisogno di ostentare alcun logo "No EAP".

Per quanto riguarda le testimonianze, sono importantissime, ma attenzione a non farne l'unico criterio. Purtroppo, ci sono stati diversi casi di testimonianze tendenziose in positivo, in quanto alcuni autori fanno di tutto perché il loro editore sia nella sezione "nobile" del forum, pur non avendone i requisiti. Quindi, vanno dicendo in giro che l'editore Pincopallino è "totalmente free" anche se poi magari sottobanco sono stati costretti in modo diretto o indiretto ad acquistare delle copie, oppure fanno il mestiere del promotore e del distributore del loro stesso libro, oppure hanno accettato condizioni indecenti e degradanti per un autore. Questa altro non è che un'altra forma di vanità dell'autore esordiente, cioè di vanity press, quella per cui l'autore regala i diritti di sfruttamento economico di un'opera (e in più lavora per l'editore) in cambio della sola vanità di dire ad amici e parenti (e utenti dei forum) di avere "pubblicato gratis", quasi come se questa fosse una nota di merito, e non fosse invece la minima condizione necessaria, tutt'altro che sufficiente, per poter dire di aver firmato un contatto di edizione (infatti, come confermato da qualcuno più esperto di me in materia, alcuni contratti pur "free" non soddisfano nemmeno i requisiti di legge per essere veri contratti di edizione a termine secondo L.d.a.). 

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48 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Purtroppo, ci sono stati diversi casi di testimonianze tendenziose in positivo, in quanto alcuni autori fanno di tutto perché il loro editore sia nella sezione "nobile" del forum

In un altro topic avevo scritto:

Cita

Cosa che invece andrebbe fatta è verificare le fonti e questo dovrebbe essere il lavoro del forum, perché potrebbero esserci tante recensioni positive false (per spingere maggiormente un prodotto) e altrettanto negative (per danneggiare la concorrenza).

Occorre, quindi, fornire delle prove. Se dichiarassi che non mi è stato imposto il pagamento di nessun servizio editoriale per giungere alla pubblicazione, dovrei fornire dei dati attendibili. 

Inoltre, chi vuole sostenere una tesi deve anche dimostrarla. Ci dovremmo rifare allo stesso sistema utilizzato per individuare le bufale e le fake news, un'altra piaga del nostro tempo. Non saltare, quindi, a facili conclusioni, ma verificare tutto quanto è possibile con dei fatti oggettivi.

 

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Il 3/1/2021 at 20:27, Ayame ha scritto:

D'altronde una CE che è associazione culturale e richiede una quota associativa di cinquanta euro (o meno) per pubblicare si merita di finire nella stessa lista del Gruppo Albatros, per citare il più famoso?

Esatto, @Ayame, il paradosso è evidente.

Da parte mia - ma credo sia un criterio di difficile applicazione - considero editoria a pagamento quella che può campare sulle spalle dell'autore perché azzera di fatto il rischio d'impresa. L'associazione di cui sopra non lo fa, l'editore che chiede di acquistare un libro dal proprio catalogo non lo fa. Si può discutere se siano prassi che ci piacciono o meno (a me per esempio non danno fastidio e le capisco pure), ma onestamente faccio fatica ad assimilare una casa editrice a pagamento con delle forme che, sì, prevedono un esborso, ma di minima entità.

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Comunque le proposte di @Alexmusic mi sembrano centrate rispetto alla vera utilità di queste liste, ovvero quella di facilitare all'aspirante autore o all'autore alle prime armi (anche quello più navigato, in effetti) di districarsi nella giungla editoriale. 
Troppe sottocategorie, specifiche e postille mi pare che rischierebbero di rendere la consultazione difficoltosa e l'analisi delle varie possibilità troppo poco pratica. 
L'elasticità mentale invocata sopra la ritengo fondamentale. Gli integralismi assolutamente da evitare, almeno in una sede come questa. Poi se il singolo non pubblica senza un anticipo, va benissimo e buon per lui se trova chi glielo dà, ma la realtà dell'editoria medio-piccola è un'altra.

  • Grazie 2
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