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Ayame

Fascismo e Salone del Libro 2019

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Non so se abbiate seguito le polemiche degli ultimi giorni: è iniziato tutto da un post di Christian Raimo in cui criticava la presenza di editori con idee e libri fascisti al Salone. Monta la polemica, dall'altro lato sono ben pronti a raccoglierla e a cavalcarla, soprattutto perché ci sarà Altaforte, la casa editrice di Casa Pound, che espone il libro di Salvini.

Nicola Lagioia, direttore del Salone, ha scritto un post su Facebook per chiarire che nessuna presentazione del libro di Salvini è nel programma ufficiale, checché ne dicano gli altri:

Raimo si è dimesso sabato, e ha pubblicato questo post:

Lagioia lo ha difeso, in un'altra nota, sempre di sabato:

Non è però finita: i Wu Ming prima e Carlo Ginzburg poi hanno annullato la loro partecipazione al Salone del Libro.
I Wu Ming hanno scritto un lungo comunicato stampa, in cui dicono "Gomito a gomito coi neofascisti? Mai" (e vi invito a leggerlo).

Si sta spargendo un hashtag, #BoicottailSalone, e non sono pochi quelli che stanno rinunciando ad andare al Salone in segno di protesta.

Voi che ne pensate?
Per come la vedo io non bisogna lasciare un singolo cm in più ai fascisti, e starsene a casa lascia loro molti, troppi cm in più.

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Sono d'accordo con te, così gli lasciano campo libero e visibilità.

Inoltre, opinione mia, la libertà di pensiero è sacrosanta. Anche quando il pensiero non è condivisibile.

Ci tengo a precisare che non sono fascista ma comunque ritengo che si debba lasciare spazio di parola ed espressione a chiunque voglia esprimersi senza offendere o ledere nessuno. Credo che il direttore abbia ragionato in questo modo, se avesse negato lo spazio a queste persone sarebbero nate comunque altre polemiche relative a una specie di censura, perché quello, alla fine, sarebbe.

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Il problema è che il fascismo non è un'idea, è un reato, stando alla nostra Costituzione. Il responsabile di Altaforte ieri sera ha dichiarato:

Cita

«Io sono fascista» dice Francesco Polacchi, editore di Altaforte. «E l’antifascismo è il vero male di questo Paese».

«Mussolini- dice ancora- è stato sicuramente il miglior statista italiano.»

(fonte: https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/05/06/news/polacchi_dell_ditrice_altaforte_si_sono_fascista_mussolini_il_miglior_statista_italiano_-225594832/)

Non penso sia accettabile che chicchessia dichiari una roba simile, tantomeno se la persona in questione è l'editore di un libro del nostro Ministro degli Interni. È allucinante, secondo me. 

Io mi unirò a quelli che sabato vanno a cantare Bella Ciao davanti al loro stand :la: 

 

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Il discorso sull'apologia del fascismo è molto complesso. Di fatto, per quanto ho capito curiosando tra le leggi in questione, non è vietato dichiararsi fascisti.

Per "apologia" si intende l'esaltazione di persone o metodi usati dal partito fascista allo scopo ricostituire o indurre a ricostituire il suddetto partito.

Quanti editori ci sono al salone del libro? Un solo editore riesce a scatenare tanto furore? Se fossi un autore o un editore non boicotterei il salone, anzi, ignorarne la presenza sarebbe la cosa migliore, so che molti andranno lì a stringere la mano a queste persone ma non condivido chi ha scelto di non esserci.

Per quanto riguarda Bella Ciao, non potrò esserci ma sarebbe da cantare sempre, non solo quando se ne sente la necessità.

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Siamo caduti proprio nel paradosso della tolleranza di Popper: una società tollerante può tollerare gli intolleranti?
Come sempre, le risposte nette non sono ammesse. Camus direbbe che siamo fra il sì e il no. E rimaniamo impigliati fra queste due opzioni, aggiungerei.
Mentre cerchiamo una risposta, però, possiamo resistere. Sia disertando il Salone per protesta, sia andando per far valere la propria opposizione. L'importante credo sia fare una scelta consapevole ed esercitare il pensiero critico. Fare cioè proprio quelle cose che i fascisti non sono in grado di fare.

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Sono d'accordo, aggiungerei solo che disertando il salone facciamo un piccolo torto a una sola casa editrice e un grande torto a tante case editrici.

Inoltre: siamo sicuri che le altre case editrici non abbiano qualche sorta di scheletro nell'armadio? Pagano i propri dipendenti? Si fanno pagare per pubblicare? Pagano le tasse?

Io non so se riuscirò ad andare al salone ma se non andrò non sarà certo per colpa dei fascisti.

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14 ore fa, Russotto ha scritto:

Inoltre: siamo sicuri che le altre case editrici non abbiano qualche sorta di scheletro nell'armadio? Pagano i propri dipendenti? Si fanno pagare per pubblicare? Pagano le tasse?

Non credo sia la stessa cosa, francamente. Non che non siano punti importanti, ma il fascismo è qualcosa di ancora più grande, e ancora più grave, e soprattutto che ci può portare a conseguenze catastrofiche.

Comunque stasera è arrivata la bellissima notizia che, dopo il casino che si è scatenato e gli interventi della sindaca Appendino e del presidente della regione Chiamparino, il Salone ha revocato l'ammissione di Altaforte:

 Io ne sono felice, davvero. Ma felice felice, al punto che sono commossa. 

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Hai ragione nel dire che non siano la stessa cosa e, certamente, non volevo intendere quello. Ma si parlava comunque solo della presenza di una (e ribadisco una fra tantissime) casa editrice filo fascista (non un ricostituito partito fascista) al salone del libro.

Sulla seconda parte, la cacciata della suddetta casa editrice dal salone, non sono pèer nulla contento. Se non fosse nata una polemica, se non ci fossero i social che ingigantiscono sempre tutto, la sindaca e il presidente non si sarebbero nemmeno scomodati.

Questa, per me, è censura mascherata per qualcos'altro. Censura, la stessa cosa che fece lui a suo tempo.

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Anche io non mi ritengo contento.
La questione è stata trattata in maniera estremamente confusa e, mi sembra, facendo poco riferimento alla legge. Mi sono informato sul reato di apologia del fascismo e vi rimando a questo articolo del sito La legge per tutti (ma anche a questo sul Post di oggi, e a uno più vecchio di Skytg24), da cui emerge in maniera sufficientemente chiara il fatto che dichiararsi apertamente fascista in Italia non è considerato un reato se tale dichiarazione non può essere associata al tentativo di ricostruzione del partito fascista. La casa editrice Altaforte, quindi, secondo la nostra legge avrebbe diritto di esistere e di occupare lo spazio pubblico, purché non faccia propaganda o non tenti di ricostruire il regime - e non erano questi i motivi della sua presenza al Salone.
Non sono un giurista, quindi non so se il comitato organizzativo del Salone possa usare lo spazio che ha a disposizione come gli pare e piace. Se può fare quello che vuole, allora sono d'accordo con la scelta (arrivata comunque dopo un certo clamore mediatico e la minaccia pesante di ripercussioni economiche) di non dare visibilità a una casa editrice apertamente fascista. Ma se lo spazio che occupa è pubblico e ai sensi della legge può essere affidato a chiunque, la scelta diventa opinabile. Ripeto, non conosco per nulla queste dinamiche legali, e non saprei nemmeno bene come informarmi in merito; se qualcuno ne capisce di più, mi aiuterebbe a farmi un'idea più precisa.
Per concludere. Avrei preferito meno polveroni confusi prima, meno grida di vittoria adesso e più riferimenti alla legge e riflessioni critiche sulla libertà di opinione, sulla natura dello spazio pubblico, su chi lo possa occupare e per quali motivi.

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Opinioni strettamente personali, quindi anche non condivisibili.

Primo: Eventuali questioni andrebbero risolte prima di far partire il salone. In caso contrario si esterna alla gente un'immagine di profonda irresolutezza dalla quale l'organizzazione del salone non trae certo gran beneficio.

Secondo: Come il buon Voltaire sono contrario a ogni forma di censura. Di destra o di sinistra che sia. Fare il censore vuol dire chiudere la bocca senza voler instaurare un dialogo e mostra l'incapacità di sostenere le proprie opinioni. Stand fascista? Ha pagato? Bene, lo faccia. Sta poi alla gente scegliere se andarci o no, se dialogare con loro o meno. Boicottare serve a poco. Meglio dialogare. Sempre e comunque. Partecipare ed esprimere le proprie idee per me ha molto più valore che limitarsi a boicottare. Significa fare manifestazione attiva, diretta, personale. Il dialogo non deve mai mancare e la censura non lo consente, perché tappa la bocca a priori. Inoltre, in Italia abbiamo sempre una censura servilista e parziale. Se la Chiesa mettesse in commercio libri omofobi, ad esempio, nessuno avrebbe il coraggio si ribattere...

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