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Guest Gemini

Leggere rende migliori?

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Spesso mi sono chiesto se leggere rende migliori. Domanda spinosa. Migliori in che senso, intanto? Nel tempo ho capito di intendere questo termine nell'accezione di spiritualmente e moralmente "migliori". Mi sono quindi chiesto se leggere affina questi due ambiti. Credo che, come sempre, non esista un'unica risposta. Leggere si rivela solo un'opportunità di crescita interiore e niente più. Se manca un substrato sensibile, anche leggere l'intera letteratura mondiale servirà a poco. Se si legge tanto, ma senza porsi domande, servirà a poco. Se si legge solo per sfoggiare cultura e ci si sente superiori agli altri solo in virtù di questo, servirà a poco. Persone che non hanno letto mai nulla si rivelano a volte migliori di chi si è costruito una cultura fine a se stessa. Credo, quindi, che esista un unico punto di vista plausibile per risolvere una simile questione. Almeno per me. Leggere è solo un'opportunità in più. Preziosa quanto tante altre esperienze. La si può scegliere o meno, in base alla propria indole. Se si legge per contemplare una visione diversa della vita, offerta in forma di storia e se questo processo contribuisce a far sì che si possano mettere in discussione i propri fondamenti per rinnovarli o trovarne di nuovi, allora penso che (per chi lo vuole) leggere possa rendere anche "migliori". Non solo di fronte agli altri. Soprattutto per se stessi.

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Domanda che spesso mi sono fatto anche io, a cui ho trovato una risposta che mi soddisfa sufficientemente per ora.

Innanzitutto. Leggere ci rende migliori rispetto a chi: rispetto agli altri, forse? Personalmente, non credo ci siano persone migliori di altre. Possiamo al massimo valutare le azioni, ma questo indipendentemente da coloro che le compiono; una persona che compie delle "buone azioni", non è una persona migliore rispetto alle altre. Verrebbe da chiedersi se un paese di lettori sia migliore di un paese di non lettori: evidentemente no.
Leggere ci rende migliori di noi stessi, migliori rispetto a come saremmo se non leggessimo? Su questo nutro qualche dubbio. Assumendo che sia possibile attuare un tale sdoppiamento del soggetto, il me-lettore sarebbe migliore del me-non-lettore: ricadremmo nel caso precedente. Tra le altre cose, mi sembra anche che sia un giudizio sia privo di un fondamento solido. La lettura è una delle tante esperienze possibili per l'essere umano, e ciascuna di queste esperienze portano a modificarsi e a crescere. Non c'è alcuna ragione per cui la lettura dovrebbe essere una esperienza moralmente superiore rispetto alle altre che potrebbe fare un non-lettore.
Per di poter rispondere alla domanda (se esiste una risposta), credo che sia necessario chiarire il significato della parola migliore in questo contesto, troppo vago.

Ho comunque cercato di elaborare una personale morale provvisoria, perché la domanda che si nasconde sotto quella che abbiamo davanti agli occhi rappresenta un quesito essenzialmente pratico: dobbiamo leggere oppure non dobbiamo leggere?
Per tornare al discorso delle esperienze formative che proponevo prima, penso che ciascuno debba trovare le attività maggiormente adatte a sé. Per me potrebbe essere la lettura, per qualcun altro il cinema, per altri il volontariato, lo sport o la concimazione del terreno. In secondo luogo, ritengo fondamentale il sentimento di autoefficacia: una volta trovata l'attività che penso si conformi maggiormente al mio modo di essere, devo confermare l'impressione che proprio questa sia la mia strada sentendomi migliore rispetto a me stesso.

(In sintesi: riduco l'universalismo implicito nella domanda al sentimento soggettivo del sentirsi migliori. Ma so' filosofo ed era troppo difficile per me dirlo così :asd:)

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Guest Gemini

Ottima risposta, Gigis. Nel buio in cui brancolavo in cerca di una risposta plausibile, il tuo intervento mi ha dato da pensare. Forse, socraticamente cercando la verità, occorre riformulare la domanda. Ripensando l'ho pensata in questi termini: Può la lettura, al pari di altre attività, rivelarsi una possibile fonte di crescita interiore, una possibile fonte di domande in grado i aiutarvi a farci un'idea personale, ma forse più chiara, di questo gran casino che chiamiamo vita? Mi piace pensare di sì ? 

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Discussione interessante, sono pressoché d'accordo con voi ma leggendo le vostre opinioni mi è venuto in mente che, se guardassimo la cosa da un punto di vista prettamente statistico non sarebbe sbagliato dire che ci sono differenze sostanziali sia nel modo di pensare che nel comportamento tra chi legge e chi no.

Chiaro che leggere un harmony non ha la stessa resa di un libro di Follet (senza nulla togliere a nessuno), forse nel primo caso la lettura è conseguenza della personalità e non l'opposto e, probabilmente ci sono persone che di uno scrittore come Follet apprezzano lo stile dinamico e moderno ma non si soffermano a fare la minima riflessione circa i temi da lui trattati.

Di fatto, per quanto odii gli stereotipi, credo che l'utente medio da reality show non sia facilmente accostabile alla lettura (non che lo ritenga impossibile); mentre mi sembra più facile pensare che chi legge molto e in manierea variegata sia più propenso ad avere una mente più aperta. Fermo restando l'intento di leggere per arricchirsi.

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Guest Gemini

Il rischio è sempre quello di cadere in stereotipi. Chi legge è un noioso pesante; chi sta solo sui social è un frivolo e via discorrendo. Per quello mi piace pensare alla lettura come una tra le infinite possibilità che la vita concede per crescere. C'è chi nasce con la predisposizione alla lettura e, quindi, sarà più immediato per lui arricchirsi tramite un simile canale. C'è chi trae insegnamenti dallo sport, dal lavoro, dalla vita sociale, dal dolore. Mille sono le esperienze che insegnano se le si sa far fruttare. L'importante è non mostrarsi superficiali in nulla né settari, ma scendere nel profondo di quanto si fa, per trarne il meglio in termini di crescita. In tal caso non si diventerà "migliori" in senso lato né migliori di altri (e chi può mai stabilire i parametri?), ma si può cercare di esprimere il meglio di sé e diventare "più migliori" (passatemi l'obbrobrio) che si può. In tal senso la lettura non rende migliori in assoluto, ma, per chi è predisposto a trarre insegnamenti da un simile canale, forse può diventare un'ottima opportunità di crescita. Discutete, discutere: Prima o poi arriveremo a una conclusione? 

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14 ore fa, Gemini ha scritto:

C'è chi trae insegnamenti dallo sport, dal lavoro, dalla vita sociale, dal dolore. Mille sono le esperienze che insegnano se le si sa far fruttare.

Lo sport per me è stato un ottimo insegnante di vita, questo lo dico sempre. Ma anche in altri ambiti diversi dalla lettura vale la regola della predisposizione o quanto meno della volontà di guardare oltre al semplice appagamento. Basti vedere quante persone odiano il loro lavoro per principio, quanti tifosi si disperano per una partita persa (perché ci sia un vincitore è necessario che ci siano dei perdenti) o quanti si mettono a imprecare come matti perché la vita pare avergli voltato le spalle. Tutte queste persone cercano solo l'appagamento immediato e facile da ogni cosa, non sanno o forse non vogliono capire che, se guardano un po' più lontano che il loro naso, esiste un mondo di bellezza che li attende.

Vale la pena fermarsi un attimo, leggere un libro e farsi coinvolgere dalle vite dei personaggi, ascoltare un brano musicale e apprezzarne ogni singola nota, guardare una partita di calcio e apprezzare le prodezze dei giocatori senza pensare alla sola conta dei gol.

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Guest Gemini

Forse l'abuso di tecnologia  e svariati altri cambiamenti culturali hanno spinto un po' tutti a concepire ogni aspetto della vita come qualcosa da svolgere in fretta, come qualcosa destinato a cambiare con rapidità incredibile. Così facendo, però, non soffermandosi mai in maniera approfondita su nulla, non concedendosi il tempo necessario per apprezzare quanto si vive o si scopre , l'esistenza stessa diviene un treno in corsa che non consente si apprezzare il paesaggio per intero, ma solo fugaci istantanee. Dovremmo tutti imparare a rallentare un pochino, prediligendo il valore della qualità a una quantità in sé sterile. Sembra retorica, ma non lo è e non intende esserlo.

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Guest Gemini

Ho solo preso uno spunto in più dal tuo intervento precedente. Discutere aiuta sempre a crearsi un'idea sempre più completa. Speriamo anche altri, oltre e te e al buon Gigis, contribuiscano.

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Il 27/4/2019 at 18:39, Gigiskan ha scritto:

Ho comunque cercato di elaborare una personale morale provvisoria, perché la domanda che si nasconde sotto quella che abbiamo davanti agli occhi rappresenta un quesito essenzialmente pratico: dobbiamo leggere oppure non dobbiamo leggere?

Secondo  me, leggere male non fa. Aiuta a tenere allenata la dialettica (cosa non da poci di questi tempi) e la mente. Sì, decisamente dobbiamo leggere.

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Guest Gemini

Penso che tante cose possano farci bene, ma dipende solo da noi assecondarle, se le sentiamo divenire vere e proprie passioni. La lettura ha dei lati positivi e per me risulta naturale assecondare questa passione e trarre i vantaggi che può dare. Lo sport ha altrettanti vantaggi, ma non mi ha mai appassionato e, di conseguenza, ne riconosco i vantaggi ma li lascio dove sono. In sostanza occorre sempre il nostro assenso e personale apporto perché un'esperienza frutti. Chi legge per forza o fa sport per forza non ne trae nulla, pur essendo in sé attività fruttuose.

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Be' quando il medico ti dice di farti trenta minuti di camminata al giorno, magari tu ti fai due :censored: tante ma sicuramente il tuo fisico ne trae vantaggio.

Credo che, anche se in maniera totalmente involontaria, del tutto indiretta e via discorrendo, certe attività che costringono il cervello o i muscoli o gli anticorpi a fare il loro dovere fanno bene; a prescindere che lo si voglia o meno.

Certo che se vengono fatte con piacere è tutto un altro :comeconigli:.

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