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  1. CurzioG

    P

    Sono stato in terapia: psicoterapia di gruppo: abusavo di alcolici. Fu partecipando a quegli incontri che conobbi P. Le riunioni si tenevano, sotto la supervisione di uno psichiatra, nel seminterrato di una clinica privata: una struttura fatta di basse costruzioni annegate tra gli abeti e collegate da camminamenti in legno sopraelevati, per rispetto al sottobosco, edificata sulla sommità di una collina strappata, con la forza dei milioni, al demanio cantonale. Era uno di quei lussuosi e lindi ospedali privati nei quali i ricchi vanno a sbiancare i panni sudici nella discreta candeggina dei
  2. Isagani pedalava deciso, era stanco, odiava quel lavoro misero e mal pagato ma doveva farlo, almeno finché non avesse trovato di meglio e ogni volta che lo scoraggiamento si impadroniva di lui pensava a sua moglie e suo figlio che lo attendevano fiduciosi a casa; avevano riposto su di lui tutte le loro speranze e questa consapevolezza lo aiutava a resistere. Pedalata dopo pedalata. Era appena ripartito dopo aver ritirato l’ennesimo pacco da consegnare a qualcuno più fortunato di lui quando sentì il rumore di un motore. Si aspettò di vederla sfilare accanto a sé. Ma non fu così. Mahalia er
  3. Mattia Alari

    Matteo

    «Non la vedi più, è la vecchiaia» Ecco cosa mi dico ogni volta che sollevo lo sguardo dalle ciprie e guardo nello specchio l’ombra tremolante della locandina dello spettacolo, dietro le mie spalle. È l’ignobile prodotto di un creativo a buon mercato; eppure ricordo che brindai quando la vidi. Ma non mi piace più. La odio. Come le crepe che ho sul viso. Le mie linee d’espressione si sono trasformate in linee depressive. Mi fanno una faccia da pagliaccio triste, quando mi strucco. La liscia pelle della finzione scenica mi si fessura ad ogni pensiero. E la faccia, vorrei proprio stapparmela
  4. Il bambino con la copertina rosa. Ciao a tutti, mi chiamo... no, non ve lo dico ancora come mi chiamo, ma forse dovrei chiamarmi: “Il fu Alice Russotto.” Chiedo scusa per la freddura ma in realtà non sono io che vi parlo: è quello stordito del mio papi che mi usa per raccontarvi in quale rocambolesco modo ho fatto il mio ingresso in scena (anche qui è colpa di papi che si crede un attore teatrale). Ebbene tutto è iniziato circa nove mesi fa quando papi e quella dolcissima e bellissima donna che mi ha scarrozzato nella sua pancia fino a qualche giorno fa hanno fatto l'amore; ma questa pa
  5. L'impiegato dell'ufficio anagrafe in quel momento avrebbe dato qualsiasi cosa pur di avere una puntina da disegno infilata dentro la scarpa, proprio sotto la pianta del piede: una volta in un film aveva sentito dire che quello era un eccellente metodo per ingannare la macchina della verità, auto infliggendosi del dolore mentre si risponde sinceramente, per non essere poi smascherati al momento di mentire. Ma lui in quell'istante non intendeva certo ingannare alcuna macchina; quella maledetta puntina gli avrebbe solo impedito di ridere. Non sapeva per quanto ancora ce l'avrebbe fatta a trattene
  6. https://ultimapagina.net/forum/topic/976-ancora-cinque-minuti/?do=findComment&comment=14165 Seduto dietro la scrivania del grande ufficio sobriamente arredato, Xiu Yan premette un tasto. Una donna alta e segaligna, un militare dalla corporatura massiccia e un vecchietto con barba bianca e occhi spiritati entrarono e sedettero dalla parte opposta del tavolo. «Compagno Ai Zheng, è tutto pronto?», chiese Xiu. «Tutti gli aspetti del piano sono stati definiti con cura, compagno Segretario», rispose sorridendo l’uomo più anziano. «La compagna Ling Ding ha selezionato un vettore eccellen
  7. Alexmusic

    Orangwaltz

    «Uno-due, salta! Uno-due, salta! Uno-due, salta!» La femmina di primate grugniva disperata, mimando le istruzioni al suo piccolo, che pareva proprio non capirle, o non volerle capire. Da più di un'ora ormai, lei afferrava al volo un ramo dopo l'altro, spiccando ogni due prese un balzo più ampio. «Ma come fai a non comprendere?» gli domandò col fiato grosso per la fatica, concedendosi una pausa. «Cosa c'è di difficile? Ti aggrappi a un ramo, poi a un secondo, prendi lo slancio e ti butti! Guarda come faccio io: uno-due, salta! Uno-due, salta! Uno-due, salta!» Niente da fare. Quel teston
  8. Alexmusic

    La scintilla

    Vi è mai capitato di stare seduti vicino a due persone che parlano ad alta voce, cercando di non ascoltare i loro discorsi, per essere discreti? È proprio quello che sto cercando di fare in questo momento. Ma chi voglio prendere in giro? Non è vero. Oggi sono tornato qui apposta, sulla mia panchina preferita, all'angolo di questo piccolo parco dai grandi alberi, nella speranza e nel timore di ritrovarli e di risentirli. E loro, come ieri, sono ancora lì, seduti su un'altra panchina, quasi di fronte a me. Ci separa solo un sentiero di terra battuta, che si snoda tortuoso tra le radici del
  9. L'UOMO CHE RADDRIZZAVA IL MARE Cosa faccio di lavoro? Semplice: raddrizzo il mare nelle foto che vengono postate su facebook! Non ci credete? Pensate che non sia affatto possibile essere pagati per una sciocchezza del genere? Avete già cominciato a ridere a crepapelle? Sì, sì avanti... continuate pure a sbellicarvi dalle risate, a lacrimare, a tenervi la pancia; ma, come recita il proverbio: “ride bene chi ride ultimo!”. Ridevano anche tutti i miei amici, sapete, quando gli ho esposto la mia idea per la prima volta. Non mi hanno dato del pazzo, semplicemente perché già prima mi cred
  10. https://ultimapagina.net/forum/topic/943-crocevia/?do=findComment&comment=11922 «Io esco! Vado a comprarmi le scarpe!» Così dicendo Antonella corse fuori di casa e poi giù per le scale, non vedeva l’ora di di trovarsi a girovagare per le vie del centro. Era dal tempo dei preparativi per il matrimonio che non era più entrata in un negozio di scarpe. Erano passati tre anni da quando si era sposata poi il lavoro aveva assorbito lei e suo marito al punto che non si ricordava quasi più che faccia avessero i suoi amici. «Invece la faccia di quello stronzo me la ricordo semp
  11. CurzioG

    Prologo di nipotina

    Preludio alla nipotina. Estratto delle peripezie familiari di un collega. Così come udite, raccontate. Non appena i due maschietti furono cresciuti al punto da potersi allacciare le scarpe da sé, senza gli ausilî della mano materna, e della paterna talvolta; e quando furono maturati quel tanto, o quel quanto, ch'è abbastanza da consentir loro l'utilizzo autonomo delle più irrinunciabili tra le maioliche color dello champagne installate nelle stanze da bagno della casa, venne l'ora per i Bertolotti di mettere in cantiere la tanto agognata figliola, complemento alla perfezione della famigli
  12. Alexmusic

    Atarassia

    «Sì, sì ho capito, certo che ho capito, ammiraglio: la responsabilità è mia e mia soltanto. Di chi altri dovrebbe essere? Va bene, va bene, non aggiunga altro: la terrò informato... Tra quanto? Questione di minuti, si tenga pronto.» L'uomo poggiò con un gesto secco e nervoso la cornetta del telefono sul ricevitore e si passò entrambe le mani tra i capelli castani, che cominciavano a ingrigirsi intorno alle tempie. Abbassò lo sguardo sulla scrivania, per poi rialzarlo a osservare alla sua sinistra una foto incorniciata, che lo ritraeva insieme alla moglie e ai suoi due splendidi bambini su un
  13. Giovanna23

    Notturno

    Ero andato in un bosco. Stavo lì, in quella radura circondata da alberi; il cielo ero nero. Era davvero scuro. Andai verso sinistra rispetto a un grosso masso, perché sapevo che c’erano delle ragazze che stavano facendo camping. Così guardai il cielo ed era stellato. Pieno di stelle che riflettevano la luce intensa sulle foglie degli alberi. La luna però era quasi rossa, come il mio sangue. Così camminai per un po’, fino a giungere molto vicino alle voci. Le voci delle ragazze. “Sono giovani”, pensai. Sentii un lupo, ma forse era il cane di un qualche pastore o di un esploratore. Un vecch
  14. C’era una volta, in un paese non troppo lontano, una bambina che si chiamava Procopia. Procopia viveva felice in un castello col tetto tutto d’oro zecchino insieme al padre, Re Paciocco, e alla madre, Regina Carina. Il Conte Stellario abitava giusto dirimpetto. Egli desiderava tantissimo per il proprio palazzo una copertura sbrilluccicante che potesse rivaleggiare con quella del Re. Dovete sapere che nel regno di Paciocco, i metalli preziosi erano riservati per legge alla famiglia reale e a nessun altro. Così il Conte si era dovuto accontentare di comuni lastre di ardesia. Discendendo da un
  15. Nope

    La caccia dell'angelo

    È la prima cosa che pubblico qui, sono un po' in ansia è un racconto che ho scritto moooolto tempo fa, e non so bene cosa pensarne. Mi date un parere? Grazie <3 La prima cosa che sentì quando riprese conoscenza fu un dolore acuto alle spalle. Realizzò di essere su una sedia, con le braccia legate dietro di sé. Le tempie le pulsavano dolorosamente. Chiuse gli occhi piegando la testa in avanti, cercando di ritrovare un minimo di equilibrio; si era resa conto che la percezione dello spazio era completamente sfasata, il cervello non raccoglieva correttamente gli stimoli
  16. Ospite

    Crocevia

    CROCEVIA Chiuse a chiave la porta del camerino - pur sapendo che nessuno avrebbe osato importunarlo durante l’intervallo - gettò la parrucca di scena su di una sedia e sprofondò nella poltrona, innanzi allo specchio illuminato. Si accese una sigaretta. Subito evanescenti volute di fumo tracciarono arabeschi nell’aria circostante. Per qualche minuto avrebbe potuto finalmente abbandonare il consueto sorriso ebete e rilassarsi. Dall’esterno giungeva attutito il fragore degli ultimi applausi, ma la gioia che esprimevano, assieme all’evidente desiderio di gustare la seconda parte d
  17. Ospite

    [Parte 2] Cuor di rondine

    CUOR DI RONDINE [Parte 2] Nestore sgusciò a malincuore dal suo caldo bozzolo, depose i resti del pasto, pulì le mani sui pantaloni e, dopo qualche infruttuoso tentativo, lottando con artrite, cappotto e coperta, riuscì infine ad alzarsi. Raccolse un ciottolo e lo lanciò in prossimità di quel misterioso fantasma. Non intendeva certo ferire eventuali animali, ma solo spaventarli e farli andar via. Detestava gli ospiti indesiderati. Con suo enorme disappunto, non accadde niente. Provò, allora, a gridare, a battere le mani, a produrre rumori assai bizzarri,
  18. Ospite

    [Parte 1] Cuor di rondine

    commento CUOR DI RONDINE [Parte 1] Una pagnotta scura e un misero avanzo di carne. Non la si poteva certo definire una cena luculliana, ma fu comunque accolta con gratitudine: altre volte era andata decisamente peggio. Meglio godere del poco che si possiede in misura certa, anziché struggersi per desideri illusori. Del resto, era tardi per tentar di procacciarsi qualcos’altro. Il furgone dell’immondizia all’orizzonte, efficienza dell’amministrazione comunale, aveva già iniziato a inghiottire schiere infinite di bidoni e, con esse, le ultime speranze di un
  19. Racconto a quattro mani «Allora, ci siamo?» Anna entra in camera trafelata, lancia la borsa sul divano e raggiunge l’amica seduta davanti al pc. «Sì, i risultati del sorteggio sono stati postati poco fa: genere metaracconto, tema vibrazione.» «No, ancora! Che sfiga! Poteva capitarci un distopico, una bella favola, anche la fantascienza andava bene, e invece ci tocca fare le matte e parlare con i nostri personaggi.» Chiara si agita sulla sedia. «Ma no che dici, è fichissimo e ho già una marea di idee. Ho pure abbozzato qualcosa.» «Non oso pensarci.» Anna si tocca stancamente la fronte
  20. L’uomo orso ricomparve davanti alle celle, aprì quella del ragazzo e poi quella del vecchio, poi trascinò entrambi lungo il corridoio che portava all’esterno della struttura. Ad aspettarli c’erano tre persone: lo stronzo con il cappellino della Marlboro sgualcito e la sigaretta perennemente in bocca, fucile mitragliatore con mirino; il coglione con gli occhiali da sole anche di notte, pistola e coltello di sopravvivenza con cui era solito finire le vittime. Poi, fucile da cecchino al fianco e uno sguardo soddisfatto sul volto, c’era Tom. «Sembra che le selezioni si siano ristrette, eh?» e
  21. lean

    Psicoanalisi al parco

    La giornata inizia come tutte le altre. Faccio colazione, mi preparo, esco di casa e mi dirigo al parco con l'immancabile block notes sotto braccio. Mi siedo sulla solita panchina, all'ombra del grande pino, e rimango ad aspettare. Aspettare... Aspettare... ma l'orizzonte è sempre desolatamente vuoto. Eppure i presupposti ci sarebbero tutti: è domenica, c'è il sole, gli uccellini cinguettano, i piccioni tubano, ma qui c'è la vitalità tipica di un cimitero. Sono quasi sul punto di piangere, quando lo vedo comparire. Un ragazzo bellissimo: moro, occhi azzurri,
  22. CACCIATORI DI UOMINI Gli occhi impastati da un sonno denso s’aprirono lenti, sbattendo più volte alla ricerca di un appiglio conosciuto. Attorno a lui un denso manto d’oscurità si stagliava per chilometri, piccoli bagliori appena visibili accompagnavano una luna a metà. Le mani erano unte del terreno su cui era sdraiato, molle per colpa della pioggia che era scesa mentre dormiva. Era zuppo, solo in quel momento se ne rese conto. Il maglione con il cappuccio, i jeans strappati all’altezza del ginocchio, le Adidas logore e strappate. Tutto lercio. Si rialzò, non vedeva un accidente,
  23. Eudes

    La vita in un'app

    Commento: ·Congratulazioni! Lei è appena entrato in possesso dello Smartphone Last Generation modello 2044 B prodotto dalla Cippa-Lippa Creation, azienda all'avanguardia nell'integrazione delle più sofisticate tecnologie su cellulare. Sperimenti subito le sue funzioni! Usare Last Generation 2044 B è facilissimo. Non per caso il nostro motto è “Tu pensalo...e noi ti renderemo in grado di farlo”. Perché ciò sia possibile non le chiediamo altro che accettare la connessione del suo cervello alla nostra rete. Connettere il suo cervello alle rete wi-fi Cippa-Li
  24. Matt

    I giorni del cambiamento

    Commento I GIORNI DEL CAMBIAMENTO Capita che, d’improvviso, qualcosa che si ritiene ordinario manchi. Quel qualcosa è parte della vita in un modo che, nel momento della sua scomparsa, crea subito subbuglio. Era successa la stessa cosa con Internet. Quando era stato annunciato che non sarebbe funzionato per un po’ di tempo, causa problemi tecnici, nessuno aveva pensato che non sarebbe mai più tornato. Quello fu l’inizio di ciò che chiamarono il Cambiamento. Internet era un modo per tenere i contatti, e quando svanì ci fu il caos generale: non
  25. Raccontino breve scritto per un contest in un'altra vita. Non nel nostro letto. «E mi raccomando, non nel nostro letto.» Queste furono le ultime parole che mia moglie, sorridendo, mi disse prima di uscire di casa. Di lì a una settimana avrei dovuto raggiungerla in Liguria dove avremmo passato le ferie di agosto. Ormai me lo diceva ogni volta che, per un qualsiasi motivo, restavo solo per un tempo sufficiente a trovare un’altra donna e divertirmi con lei. Non nel nostro letto. L’amara ironia che permeava quella frase sembrava quasi volermi dire che ero autorizzato a tradirla, pu
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