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  1. - Titolo: James Biancospino – Ritorno Oscuro - Autore: Simone Chialchia - Editore: Aporema Edizioni - Genere: Fantasy - N° di pagine: 370 - Link per l’acquisto/download: https://www.amazon.it/Ritorno-oscuro-Biancospino-Simone-Chialchia/dp/8832144824/ - Copertina flessibile: 14,90 euro – Ebook: 2,79 euro - Preview online o scaricabile: https://jamesbiancospino.com/scarica-contenuto-gratuito/ - Sito web: https://jamesbiancospino.com/ - Pagina Facebook: https://www.facebook.com/jamesbiancospino/ - Profilo Instagram: https://www.instagram.com/james_biancospino/ - Trama: Le forze che dovrebbero contrastare il Male, invece di creare un fronte comune, sembrano destinate a scontrarsi tra loro e all’orizzonte si profila il trionfo della Setta degli Oscuri. L’unica speranza di riscatto è affidata a James Biancospino. Travolto dalle precedenti battaglie, gravato dal fardello della maledizione, deve misurarsi col proprio passato e la propria coscienza. Tra nuovi incontri e inattese rimpatriate, continua l’epopea del coraggioso ragazzo di Cividale, alla scoperta di se stesso e dello strabiliante potere delle pietre magiche. - Biografia: Simone Chialchia classe ’91 vive a Cividale del Friuli. La voglia di inventare e raccontare storie per trasmettere emozioni lo spinge alla scrittura. Tra le cose che ha fatto, ciò che lo rendono più orgoglioso sono le sue figlie. La Saga delle Pietre Magiche è il suo primo libro nato proprio durante una passeggiata col suo cane Briscola. - Booktrailer: - Chi è James Biancospino? James è un ragazzo come tanti altri. Forse solo un po’ più chiuso e riflessivo rispetto alla norma. Vive a Cividale del Friuli con sua madre Kathleen e il suo cagnolone Brewal. Il papà non lo ha mai conosciuto… Di mattina si deprime sui banchi di scuola, di sera lavora in un ristorante come cameriere o, se è libero, passa il tempo a suonare la chitarra e a fantasticare. Di amici non ne ha molti. Da un po’ di tempo gli capita di sognare cose strane: terribili battaglie che contrappongono un esercito di cavalieri splendenti e orde di mostri feroci. Nulla di particolarmente sconvolgente, se non fosse che la sua partecipazione è quasi reale, tanto che al risveglio è facile che si ritrovi dolente in qualche punto del corpo, proprio come se avesse combattuto. Ah dimenticavo, a James piace fare lunghe passeggiate con il suo cane ai bordi del fiume Natisone, dove nessuno può vederli o disturbarli. Ed è lì che, una sera d’inverno, il ragazzo rinviene una strana pietra, dal taglio piramidale. Non immaginate neppure cosa provocherà quel ritrovamento… - Estratti: «Anche io ho avuto paura, Victor» disse James, abbassando la voce. «E sai come è andata a finire? Ho bruciato la mia vita per una causa in cui neanche credevo. Ho visto i miei affetti più cari morire, ho perso la mia anima... e per chi? Perché sono ancora qua? Non lo so nemmeno io, ma stai pur certo che non mi fermerò fino a che non avrò tolto di mezzo Wilburn. Lo farò, che tu lo voglia o no.»
  2. IRIS- Il Circolo Lanternafilnum L' accademia stava organizzando la serata annuale d' incontro con l' Associazione filatelico-numismatica di Genova, “La Lanterna”. Ognuno dei soci ne aveva approfittato per vuotare scatoline e scatoloni a casa o anche, in angoli reconditi della biblioteca. Qualcuno ci avrebbe messo la cartolina, qualcuno il francobollo, altri sottobicchieri, altri ancora autografi e marche da bollo. Grandi Senior aveva unito insieme ad altri una fitta documentazione telegrafica e affrancature meccaniche, provenienti da plichi ufficiali dello stato. Betta, Michela e Iris, dopo un’estenuante ricerca tra gli scaffali della biblioteca accademica, presentavano lettere di contadini affidati a scriba non troppo eruditi di emigranti italiani nel mondo. < sei tu che non capisci niente…> borbottava Betta a Michela < adesso che navighiamo in buone acque, continuiamo ad essere banali e prevedibili, perfino più di Umberto> Grandi Junior era stato insignito di un’onorificenza scientifica che gli consentiva di intrattenere relazioni e diatribe intellettuali con tutto il mondo accademico e universitario, mentre, dopo il ritrovamento dello Specchio di Venere, Iris, aveva solo ottenuto di poter continuare le sue ricerche senza preoccuparsi delle sovvenzioni. Certo, non era poco, né scontato. < Umberto di quà e Umberto di là, quante volte dovrò ricordarvi genere e razza del soggetto…> Iris, continuava a riordinare i plichi per poterli presentare in modo ordinato e c' era ancora molto da riuscire a comprendere tra quelle pagine tipo perché una “sciura timorada de Dio” dovesse avere un’amante in Australia e continuasse a ripetergli di non tornare indietro. O perché una ragazzina di quindici anni venisse sposata ad un vecchio di cinquanta per procura, solo per un posto fisso in miniera, o ancora, perché i siciliani emigrati a Milano, insistessero a coprirsi oltremodo anche durante la stagione estiva. Piccoli e grandi misteri che Iris perplessa valutava per la sua presentazione. < volete prestare un attimo di attenzione? Sembrate oche impazzite. Oddio eccolo!> era lui, il geologo intemperante, sfilava nel corridoio principale per dirigersi all’anfiteatro, con la sua andatura decisa e il consueto mezzo sorriso sulla bocca, andava incontro al gruppo della Fondazione Città del Sole e vi prendeva posto. Si sarebbe svolto, successivamente, un soirée in cui ogni piccola comitiva, avrebbe degustato vino e cantucci, badando a non sconfinare troppo dall' area di appartenenza. < e allora? Lo guardi come se fosse il papa, sbruffone, sbruffone, sbruffone> Betta continuava ad inveire senza badare al tono di voce> < la vuoi finire, basta adesso, se ti sentisse…> Michela la riprendeva, temendo in cuor suo di generare contrasti in famiglia. Soprattutto con la zia, sorella di Grandi Senior e cugina diretta di sua madre, Miranda Grandi. < La vedi o no, la zietta seduta accanto al presidente?>poi le sfilò una sigaretta dall’astuccio e si voltò dall’altra parte < e tu finiscila di rovistare come un topo tra quelle lettere pidocchiose, disse ad Iris>. Per un attimo Betta ed Iris si guardano, poi soffocarono le risate nel palmo delle mani. Miranda era una donna alta, magra, capelli grigi molto lunghi e occhi nocciola. Teneva tra le mani uno dei plichi del presidente e, mentre confabulavano, Umberto chiedeva il permesso di aprire le danze. Il Presidente annuì. Salì sul palco, con aria solenne posizionò i cartigli sul vetro del proiettore e cominciando a presentare il lavoro del gruppo scientifico. Parlò dell’invenzione del codice Morse e dei primi telegrammi, dei codici segreti della Marina Militare durante la guerra mondiale, sino a giungere al moderno telegramma come antesignano della moderna messaggistica. Miranda fu invitata a parlare al suo fianco, Iris ne seguiva con attenzione tutti gli spostamenti e ascoltò attentamente ogni parola, in modo particolare, il contenuto delle comunicazioni tra le ambasciate internazionali durante i conflitti mondiali. Il Circolo della Lanterna, aveva molto apprezzato la documentazione, al punto da incitare una standing ovation alla fine della presentazione. A quel punto toccò a lei e alle ragazze che tra i borbottii dei Grandi e il clamore per l' indagine appena rappresentata, salirono sul palco a presentare le strane, a volte incomprensibili, corrispondenze tra italiani nativi ed emigrati in fase di trapianto. Avevano strappato sorrisi e qualche lacrima, in ultimo Iris aveva salutato gli ospiti con una cartolina molto particolare del Golfo di Napoli, in cui, un giovane siculo (a fede di timbro postale), da una provincia molto povera della Sicilia, cercava di riacciuffare una fidanzatina neo-emigrata negli States, con la menzogna di essersi stabilito proprio là…nella Bella Napoli. Guardò ancora una volta tra le file del circolo e notò che quelle persone, sia uomini che donne, avevano tiepidamente accolto questo stravagante prodotto di filatelia made in Italy. Infine toccò a loro, un gruppo misto, due uomini e due donne, presentarono il loro lavoro numismatico, attraversando la storia della nostra moneta, terminando con l’enigma dei pesci e delle spighe di grano, simboli storici della lira fino a non molto tempo fa. < …dunque perché inserire degli elementi così se non per il loro valore commerciale e sociale? Lasceremo che il dubbio vi incuriosisca e vi rimandi alle letture consigliate. Passeranno dei collaboratori a distribuire delle riproduzioni grandi di monete da 10 lire come segno di gratitudine e di ricordo verso tutti voi…grazie dell’attenzione>. La beniamina di Miranda concludeva in bellezza e l’applauso dell’ammiratrice durò qualche secondo in più del previsto, con un seguito accorato. Al soirée mancava qualche pezzo. Una delle due donne della presentazione era scomparsa, inducendo Iris a seguirla al parcheggio delle auto per accertarsi che uscisse davvero e capire se prendesse l’auto o l’elicottero in affitto della compagnia. All' entrata Michela le aveva fatto notare che Città del Sole non usava mai gli elicotteri per spostarsi se non per accompagnare alcuni svizzeri facoltosi fuori dal confine italiano. Chi fossero le era del tutto ignoto, né Miranda né Grandi Senior ne avrebbero mai parlato davanti a lei. In qualche modo però ne aveva carpito l’importanza. E avrebbe presto saputo che una donna fra quegli svizzeri facoltosi era stata proprio lì e apparteneva al Circolo della Lanterna. L' elicottero si era appena alzato scompigliandole la chioma benché nascosta dietro una delle colonne all’ingresso. I giardini erano ampi ed erbosi, il mezzo, partito a gran velocità aveva spettinato anche i ciuffi di erba tutt’ intorno. Tornata al soirèe aveva notato di non essere troppo mancata alle amiche. Michela intratteneva Miranda e il loro discorso sembrava aver preso una lunghissima piega, Betta era al buffet a degustare le prelibatezze della casa. Poco distante Boni, l’assistente sordomuto, parlava il linguaggio dei segni con il numismatico del gruppo di lavoro, cercando di spiegare che l’area filatelico-numismatica dell’Accademia, conteneva anche un piccolo patrimonio di corrispondenze tra uomini facoltosi dell’ottocento tra cui quelle di Mazzini, Cavour e tutta la nobiltà italiana, anche quella meridionale. Era poggiata spalla e fianco alle porte della sala, quando delle mani grandi, un po’ fredde le si adagiarono sulle spalle, appena sotto il collo. < Uaaaah> esclamò forte, che freddo!!!>era lui, Umberto era dietro di lei con le mani poggiate sulle sue spalle. < Allora…questo furbetto siciliano era riuscito poi a farsi sposare dalla sua bella?> le domandò incerto? < oh sei tu…beeh non so, è probabile di si>. < Guarda che bella riproduzione> le porse la 10 lire con spighe e ulivo < non l’hai presa…guarda quella signora le sta distribuendo> le sorrise mentre con una mano le indicava la seconda donna con lui sul palco e con l’altra prendeva la sua per baciarla. < oooh, siamo in vena di galanteria questa sera…va bene vado a prenderla, voglio appenderla in casa>. Con la stessa mano che l’aveva corteggiata la scortò fino al palco, attraverso la saletta del buffet, si sentì per un attimo regale e bellissima. Certo non avrebbe potuto negare anche a sé stessa, che, dopo le gratifiche per il ritrovamento dello Specchio, si sentiva legata a lui da qualcosa di speciale e magico. L’atteggiamento da galantuomo sembrava stargli addosso a pennello, quasi come il completo che indossava per la serata, si lasciò trasportare dal momento e allargò la campana del suo abito come una principessa. Sfilarono sotto gli occhi straniti dei Grandi e delle due amiche, di tutti i colleghi che negli anni avevano conosciuto i loro approcci “ cordiali”, ironicamente. Poi giunsero dalla lanternina che, indaffarata nella distribuzione, non si accorse del loro arrivo. Iris né prese una a caso dalla pila più piccola, poi si voltò verso il cavaliere…< beh, missione compiuta…possiamo andare>. Uscirono nuovamente dalla sala, ma anziché raggiungere gli altri al buffet, optarono per un giro in giardino, dove i sentieri in pietra, coperti da muschi e foglie autunnali, rimandavano odori freschi di sottobosco. Si udivano gli uccellini fremere nei nidi e le allodole in amore emettere versi inconsueti, la !una piena li condusse tra quella vegetazione rigogliosa verso il gazebo liberty che conteneva alcune tra le piante grasse più rare al mondo. Osservavano in silenzio la natura, non mancando di alzare gli occhi al cielo. < Pensi che vivere nello spazio, potrebbe essere una soluzione alla noia?> irruppe il galante accompagnatore. < No, in verità. Sarebbe una noia mortale non poter osservare tutto questo> rispose lei. < Giusto, e poi, indossare tutti quei chili di tuta per uscire…> < meglio mangiare tanti hamburger, almeno anche quelli sono chili naturali> Iris, desiderava da tempo un momento in solitudine con lui ma non voleva confidarlo a nessuno, temeva il giudizio e le chiacchiere. Quando ne parlavano Betta e Michela era per insultarlo o schernirlo, era stata proprio lei a spingerle a quei giudizi, a dir poco, affrettati. La situazione si era però raddrizzata, prendendo una piega che non aveva minimamente considerato. Si trovarono faccia a faccia con questa nuova realtà e quando Umberto le prese la punta delle dita delle mani, portandole al viso, capì che la situazione era più che buona. Arrivò un bacio, poi due, poi un abbraccio avvolgente. E l’ampio manto della notte sembrò conciliare il sodalizio, e tutto ciò che c' era, una natura delicata e sapiente, faceva da sfondo a quel ritratto romantico, immortalato per sempre sulle vetrate del gazebo. Sul gruppo whattsapp Inseparabile Trio c' erano 42 messaggi. Si era fatta riaccompagnare sino al portone della palazzina, ignorando il tempo trascorso e le amiche. < Ti direi di salire…ma ho casa un po’ in disordine> lo guardò, poi voltò il capo verso un ombra scura in movimento sul muretto di pietra cadente. Era Ciccio, uno dei gatti arrampicatori del cortile, la stava aspettando da quando era uscita. < che cavolo!> esclamò a gran voce. < Che succede?> replicò lui. < oh niente, scusa tanto, devo andare> in gran fretta uscì dall’auto, quasi senza accorgersi dell’interlocutore. Poi tornò sui suoi passi, si rimise a sedere e con un altro bacio veloce, suggellò l’incontro. Riuscì correndo sul viale pietroso, inseguendo l’ombra scura mentre svaniva nel nulla. Ciccio aveva aperto le compostiere dei rifiuti facendole cadere su un lato e facendo fuoriuscire le buste al suo interno. Poi, con gran dedizione, lui e gli amici vi avevano banchettato. < Cattivo, molto cattivo Ciccio, domani niente pappa>. < Ma dove sei? Ma chi ti ti accompagna? Stiamo andando via!!!circa sei!!!rispondi al telefono! Hai le orecchie basse come la suoneria dell’I- phone. Brutta stronza…e ancora fino a quando la macchina delle amiche non giunse sotto casa>. Neanche il tempo di aprire la pochette per verificare che le strombazzate della jaguar di Michela avevano svegliato tutti. Affacciò veloce dalla cucina, spalancano le ante. < Basta siete pazze!!!>. Qualcuno da una finestra al piano di sopra aveva ululato qualcosa in dialetto stretto. Salite come furie impazzite, spalancarono la porta già accostata < dimmi che ti è successa una disgrazia o stasera te la faccio succedere io?> Betta era fuori di sé, Michela annuiva senza batter ciglio. < ok, ok, avete ragione, sono stata una stupida, non vi ho avvisate, ma è successo qualcosa che credevo impossibile al punto di dimenticare tutto…> Raccontò l’accaduto mentre qualche lacrima di gioia mista a dispiacere cadeva giù. < Quindi scusate, Mamme, se non ho guardato l’orologio, se non vi ho avvisate lasciando l' Accademia…mi capita questa cosa per la prima volta dopo 15 anni. Mi sento una quindicenne, innamorata! Molto innamorata>. Iris, non credeva che la differenza d' età o quella sociale fossero elementi trascurabili, dunque per quanto una distanza di circa dieci anni non contasse nulla, quella tra la sua palazzina in periferia e la villa nei quartieri alti del giovane scienziato, poteva in realtà rappresentare un ostacolo bello e buono. < E pensate se la cosa è stata notata, pensate alla famiglia, pensate ai colleghi…> < ehi calmaaa, calmaaa, respira a fondo e non pensare a questo adesso, cerca di godere del momento>. Michela, che aveva letto nei suoi occhi la preoccupazione, non voleva ferirla con ipotesi e illazioni, per quanto giustificate potessero essere, e tentava di deviarla sulla sua storia e le sue sensazioni. Betta, dopo una sana sfuriata le accarezzava la spalla e la stringeva. < Ecco, il ricordo della mia serata…la avrete anche voi> aprì la borsetta e prese la moneta da dieci lire con la spiga di grano e il ramoscello d’ ulivo del 1946. < Si ce l’abbiamo…> Betta la prese delicatamente tra le mani, rigirandola più volte. Poi osservò qualcosa di strano. < Ma non è uguale però!> guardate il ramoscello d' ulivo sulla parte posteriore. <Già> aggiunse Michela< sembra più piccolo, sotto c' è un codice alfanumerico, sopra la dicitura “lanternafilmun”. < Ma dove l’hai presa?> aggiunse curiosa. < Ma era proprio lì…me l' ha data…no! apettate un attimo, l’ho presa da sola, da una pila più piccola sul banco doni>. <Beh, è strana! E chissà il codice che significa>. < Guardate sul sito…il lanternafilmun o Club della Lanterna, ha sedi in tutto il mondo> < una delle socie è volata via con l’elicottero, l’ho vista io…> aggiunse Iris, tralasciando di ammettere che la sua curiosità aveva giocato d' anticipo. < Allora è volata via per la Svizzera, questo è sicuro, ve l’avevo detto all’entrata dove volano gli elicotteri…> < mmm, lo dicevo io, che la Lanterna puzzava di bruciato> <direi che è arrivata l’ora di constatare dove volano gli elicotteri della Fondazione dei Grandi>. < Ragazze, c' è qualcosa che dovete sapere> aggiunse Michela. < Bene> sospirò Betta, < anche tu! Direi che la luna piena ha avuto i suoi effetti>. < Miranda, e quella donna, la Von Philpher, sono amiche di vecchia data ed entrambe hanno pieno accesso alle banche dati storiche della Lanterna. Quindi dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi. A volte, si connette da casa della mamma…potrei provare a scavare in cronologia>. <io potrei provare a prendere informazioni sugli scali, approfittando delle conoscenze in Amministrazione> aggiunse Betta. < A me non resta che indagare sulla fattura della moneta e sul Circolo chiuso della Lanterna, il Lanternafilmun> disse Iris, aprendo le mani e stringendo le spalle. < Già!> < Già Già> le ragazze le ricambiarono lo sguardo annuendo. Per fortuna l’ira si era placata, e anche il sentimento lasciava spazio alla ragione, come in un romanzo di Jane Austin. Il Lanternafilmun era poco distante da Corso Italia. Betta aveva appurato che spesso i soci della Lanterna vi facevano scalo alloggiando all’ Hotel Helvetia. Il piano era prenotare un magico weekend con le ragazze proprio in quell’ Hotel e dare un’occhiata ai loro spostamenti, in più…una visitina al Circolo, nel massimo della segretezza. Il conio originale della moneta sembrava recente, tuttavia quel codice alfanumerico poteva significare qualcosa. Ad esempio le iniziali di un nome e di un cognome con una data di nascita o la combinazione di una cassaforte. Poteva essere un numero di matricola del Lanternafilnum, essere abbinato all’invito per uno o più eventi. La cosa certa è che aveva pescato quella moneta da una pila non destinata a lei o alle sue amiche. E se qualcuno ne avesse già scorto lo smarrimento? se qualcuno si fosse accorto di lei e Umberto al banco-doni? Cosa sarebbe potuto succedere? Non voleva coinvolgere lui, se non dopo la scoperta, poteva essere pericoloso per entrambi se la famiglia Grandi ne fosse venuta a conoscenza. La moneta avrebbe potuto essere destinata a Grandi Senior o a Miranda o a qualcuno in particolare del Club, a quel punto sarebbe stato un furto, con colpa e senza dolo, ma pur sempre un furto! Partirono col treno del mattino verso Roma, dalla Capitale a Genova con il treno veloce avrebbero impiegato poco più di un’ora. Avrebbero anticipato tutte le spese per poi presentare i conti all’Accademia, nei limiti del consentito ovvio…al resto avrebbe in parte pensato la bella Michela. Iris le era sempre tanto grata al punto da invitarla spesso a pranzo o cena, quando gli orari di lavoro lo consentivano, seguirla nella follia dello shopping compulsivo, eseguire per lei ricerche molto particolari negli archivi della Bibblioteca. Con Betta il rapporto era un po’ diverso. Era come amica tanto possessiva ma sincera e decisamente fedele. Chiamava almeno tre volte al giorno, anche per stupidaggini, sapeva di trovare in Iris terreno fertile. < Sei peggio di una mamma!!!> . Da quando anche la madre era venuta a mancare, pochi anni in verità, ricordava spesso le sue filippiche < stai attenta, non dare confidenza, studia, mangia, pulisci, riguardati!>. Il padre le aveva lasciate un giorno in autunno in un centro commerciale e non s' era più visto. Era stato così forte lo shock della perdita che la bambina Iris rimase fedele ai misteri irrisolti, sino a conoscere la bellezza delle arti, della letteratura e delle sue profondità. Unendo le due cose cominciò a lavorare del tutto gratuitamente in Accademia come topo da biblioteca, fino alla sua modesta fortuna da ricercatrice. Le amiche, che portava avanti ormai da diversi anni erano diventate la sua nuova famiglia e, semmai avesse avuto la fortuna di potersene fare una, si era giurata di non perderle, mai! Si chiedeva spesso se per loro era lo stesso e cosa avrebbero fatto in quel caso. Dunque, giungendo in mattinata a Genova, si erano concesse una lauta colazione su Corso Italia, Iris aveva preteso qualche scatto sulla rosa dei venti che tanto l’appassionava, qualunque fosse la località visitata. Poi una corsa in taxi ed ecco l' Helvetia, con la sua struttura circolare ed elegante. L’Hotel era dotato anche di piscina e solarium, i magnati delle ricche società con le loro famiglie utilizzavano tutti i servizi messi a disposizione, compreso l’atterraggio in elicottero e il trasporto in Hotel. Osservavano oltre le lenti degli occhiali da sole se qualche signora avesse la fisionomia della donna alla presentazione della Lanterna, ma niente. Dopo il check-in, presero una camera con room service e riposarono un po’. La giornata fu serena e divertente, ebbero anche la possibilità di partecipare ad uno spettacolo di magia e fecero un lungo bagno in piscina con vista mozzafiato sul mare. A sera, dopo cena e bar con doppio Martini, erano ubriache e stracotte di sonno. Neanche il tempo di rientrare in camera che caddero addormentate tra il divanetto della piccola sala interna e il lettone matrimoniale. La notte Iris cadde in un sonno profondo. Era come smarrita in una grande casa bianca, seguitò a camminare in un lungo corridoio fino ad un portone, molto grande e antico. Afferrò il battistello e cominciò a bussare forte. Finché un rumore simile non la svegliò di colpo. Si svegliò col fiato corto e corse alla porta. La aprì, guardò a destra e sinistra ma non c' era nessuno. A terra invece c' era una busta da lettera con una strana affrancatura…era una piccola immagine di Sestri Levante del 1946. La prese ed entrò, chiudendo di nuovo la porta a chiave. Il biglietto nella busta recitava: Non es gratus; revertere ad cards et dimitte nobis Con una traduzione approssimativa voleva dire: Non siete benvenute, tornate alle vostre carte e lasciateci alle nostre. La calligrafia in stile e il piccolo sigillo in ceralacca non lasciavano spazio ad ipotesi stravaganti: chi aveva lasciato quel messaggio era del Lanternafilnum e, in qualche modo, si sentiva minacciato dalla loro presenza. Al mattino presto, prima di colazione Iris svegliò le compagne e mostrò loro il biglietto. < Dobbiamo andarci!> sentenziò Betta. < Ma sei impazzita> replicò Michela< ci riconosceranno, ci hanno già riconosciute, cosa andiamo a raccontare?>. < Sottovaluti l’arte del camufflage> ridendo Betta rievocava ricordi adolescenziali quando per sfuggire alle grinfie dei parenti e incontrare l’innamorato, si travestiva da ragazzo fino ad essere irriconoscibile perfino ai genitori. < cioè?> chiese Iris curiosa. < Datemi 15 minuti> volò in bagno, portando con sé trucco, ferretti per capelli e una visiera denim dell’amica. Nel frattempo arrivava il servizio in camera. Sul carrello un ben di dio, dolce e salato tra cui croissant, panini morbidi, affettati freschi e formaggi, marmellata, succo d' arancia, caffè, thè e biscotti frugali. Michela ed Iris, mettendo l’ansia da parte, gradirono ogni tipo di colazione ma non poterono fare a meno d' ingoiare a fatica l’ultimo boccone osservando l’amica tornare uomo. Betta che aveva già di suo un colore olivastro, aveva preso una bella abbronzatura il giorno prima. I capelli tirati indietro e raccolti in un tupè quasi invisibile, sopracciglia molto scure disegnate con l’eyeliner e una incipriata più scura a definire zigomi e mento, l’avevano completamente trasformata. < …il piano è questo> esordì da dietro le quinte < mi presenterò come referente di socio svizzero cercando di capire se il codice sulla moneta definisca o no il mio status, è rischioso lo so, ma nel frattempo voi guarderete cosa succede all’esterno e soprattutto se esistano entrate laterali. Li terrò a bada per un po’. Fotograferete tutto, qualsiasi movimento lo catturerete in un video. Solo così potremo capire. Michela ed Iris assentirono senza parole. Indossò un abbigliamento neutro ed elegante. Dei pantaloni blu a palazzo, un corpino molto stretto, una camicia bianca con una giacca di cortesia rubata al ristorante dell’albergo. Le altre due jeans e dolcevita neri, in stile Eva Kant. Raggiunsero la sede, presente sulla rete, ma senza immagini di repertorio e seguirono il piano. Il signor Bet James s' introdusse dall’ingresso principale e chiese di poter parlare col presidente. La segretaria, impenetrabile, gli rispose che aveva altri appuntamenti e non era in sede. Gli rispose allora che era referente di un socio svizzero molto in vista e che non aveva ricevuto la sua moneta preziosa al congresso della Lanterna. La segretaria lo guardò con interesse. Senza parole, scomparve dietro la porta alle sue spalle. Comparve con uno strano tipo, molto magro e piccolo, nascondeva lo sguardo dietro lenti opache gialle. Con un tono di voce molto basso e greve, Bet James gli raccontò di una strana moneta, forse invisibile, che non era arrivata a destinazione. < Si, abbiamo ricevuto la segnalazione da parte fondazione Città del Sole, ma a parte questo nessuno dei soci ne ha denunciato la scomparsa, tranne, ovviamente, lei oggi. < Certo perché la Signora Von Philphen è volata via prima della consegna delle monete personalizzate, e subito dopo la Fondazione deve averne segnalato la mancanza, ora però sappiamo grazie alla stessa, di averne fatto a meno…e ci dispiacerebbe tanto, non averla…> < Ma certo, capisco, la Von Philphen è stata sempre una delle nostre socie migliori, ma le riproduzioni dei soci sono uniche e personalizzate da un codice di rete, quindi sono spiacente…ma non è possibile far nulla, ora devo congedarmi, scusate>. L’uomo andò via quasi di corsa e Bet James non poté far altro che uscire a sua volta. Intanto Iris e Michela avevano filmato ogni piccolo particolare del cortile esterno. E sul retro, un piccolo magazzino con scatole stracolme di vecchia documentazione. Tornarono in albergo, Bet si trasformò in Betta e nessuno si accorse di nulla. < cos' è un codice di rete?> si chiese Iris dopo il racconto di Betta. < Aspettate…ho visto dei codici simili tra i cartigli dello zio, ma erano sempre diversi e sempre su documentazione cartacea…perché inciderlo su una moneta?> Michela rivide con gli occhi tutta la documentazione della Fondazione e si rese conto che tutti quei codici erano sempre diversi, dunque variabili. <Dovrebbe essere…qualcosa di permanente…> aggiunse Iris,< QUALCOSA DI FISICO!!!> gridò scattando in piedi. < Dammi quella moneta, andiamo…> sollecitò Michela che continuava a rivoltarla tra le mani. Afferrò la moneta e cominciò a scuoterla, poi ne osservò attentamente tutte le parti e a premerne le estremità, i due lati ad un secondo tocco sembravano più torniti e bombati. Li toccò contemporaneamente. Le due facce della moneta fecero un giro inverso fino a ricongiungersi e, con uno scatto imprevisto, venne fuori una chiave piccola e sottile, di un metallo scintillante, che aveva nelle due facce della moneta sovrapposta, la sua impugnatura. < È chiaro, una chiave fisica e una digitale, unite, corrispondenti, in modo tale da prelevare il contenuto della cassettina di sicurezza e rimandare il segnale ad un Hub centrale che rileva il prelievo fisico della documentazione> Le due amiche guardavano la scena sotto shock senza proferire parola. < Ragionate. Se si tratta di versamenti o prelievi finanziari, ormai bastano dei codici temporanei, ma se un prelievo è fisico e riguarda carta o altri oggetti, come viene comunicato uno spostamento…le cose non volano né si smaterializzano. Bisogna inserire una chiavetta nella sua toppa e poi comunicarne l’uso, e dove si trovano tutte le cassette di sicurezza del mondo…> < IN SVIZZERA!!!> urlarono insieme le ragazze. < Cominciate a chiamare l’elicottero, bambine, si parte>. Certamente Michela non avrebbe potuto intercedere per un elicottero, a meno che…non fosse stata la Von Philphen a richiederlo personalmente. La telefonata alla Fondazione fu curiosa e divertente. Sentire Betta imitare una voce ascoltata per circa mezz' ora non fu facile. Risate soffocate e ansia presero il sopravvento. < Si pvonto? Potvei pvenotare vostvo elicopter?> ecc ecc. La Fondazione non chiedeva mai spiegazioni alla Signora del Lanternafilnum, mandava l' elicopter e basta. E neanche il pilota, concentrato sul suo mestiere lo avrebbe fatto. Lasciarono il bagaglio in albergo, assicurandolo alla direzione e atterrato il mezzo, salirono in gran fretta. Al pilota non dissero nulla se non < dalla Von Philphen per favore> e via, con la traversata più spettacolare del mondo, città, laghi, fiumi e le alpi, spettacolare! Atterrarono in un campo da golf, dove era situata la piattaforma, scesero e congedarono il pilota con un < grazie mille, arrivederci> e un applauso di cortesia. Si guardarono intorno, parevano essere in un deserto verde, se non fosse che la sfarzosa villa dei Von Philphen appariva in lontananza come un miraggio. < Certamente non possiamo andare da quella parte> Michela guardò perplessa il chilometro verso la villa. < no andiamo di là, credo di sentire macchine passare, deve esserci la strada> disse Iris sicura. Prima della strada, sul lato sinistro del campo da golf, v’ era un boschetto piccolo e molto folto e, al suo interno un giardino di rose e camelie circondate da aiuole ben curate, dei tavolini in ferro battuto ed una dependance contemporanea in legno e vetro. Si avvicinarono piano e cominciarono a spiare dai vetri che davano sul giardino. Sembrava disabitata se non fosse che appesi alle grucce c' erano delle toghe scure con bordi gialli e sulle tasche apparivano chiari i loghi del Lanternafilnum. Sparsi in giro posaceneri con mozziconi all’interno e diversi bicchieri di brandy. Erano nel cuore del Circolo della Lanterna, il Lanternafilnum, e tutte le pareti erano tappezzate da riproduzioni o originali di foto del secondo conflitto mondiale, modellini di auto su tutta la parete attrezzata, nessuna moneta però. Solo una gigantografia in bianco e nero di un uomo, apparentemente sulla cinquantina. La targa sotto recitava: <In Erinnerung an Philippe Von Philphen> In memoria di Philippe Von Philphen, che secondo google era fratello di Georgia Von Philphen e banchiere a capo della Pride Swisse Bank. La famiglia invischiata in torbidi affari finanziari, cedette la maggioranza delle quote a soci stranieri, in quel frangente Philippe era deceduto per cause ignote. Il mistero pareva diventare più fitto ad ogni passo percorso e, come quelle nuvole che velocemente si addensavano sul loro capo, minacciava di lasciar trapelare fiumi di porpora e acqua. Corse in fondo alla strada non riuscirono a trovare riparo, non prima di veder scritto qualcosa su una corteccia levigata a caratteri cubitali Ostello Lugano. Tuttavia, prima di poterlo raggiungere passò un’altra buona mezz’ora, e la pioggia timida si trasformò in un monsone indiano. Arrivarono correndo e tutte fradicie. < Per la miseria> esclamò qualcuno che usciva fuori completamente coperto da un impermeabile scuro, < siete nostre ospiti?> chiese in Italiano perfetto. < da ora siii> gridò Iris. Facendo un gesto di accoglienza estrema, aprì tutto l’impermeabile e le accompagnò all’interno dell’ostello. Era un uomo corpulento, di mezza età, segnato dal sole e dalla cuperose ma con un’espressione molto dolce sugli occhi, azzurro-chiari e nascosti da pesanti occhiali. All’interno il bancone del bar con annesso frigo contenente patate e crauti, salsicce bianche, panini a formaggio fuso con salse varie e bevande di ogni genere tra cui birra e vino. A fianco una piccola saletta dove andarono a sostare che faceva all’occorrenza da sala da bar o da osteria. Anche l' interno era tutto in legno ma ai muri non erano appesi trofei o teste di cervo come nelle baite montanare, v’erano foto di famiglia, di vacche al pascolo, di vecchi aratri, qualche stendardo sportivo e varie credenze con giganti boccali di birra. La signora, anche lei molto robusta ma radiosa in viso, uscì da dietro la porta a vento delle cucine e le strinse fortissimo la mano, poi anche a Betta e Michela. < Benvenute, all’ostello Lugano> prepariamo specialità locali e fittiamo stanze, anche ad ore, da qui parte un lungo sentiero naturalistico tra le bellezze della nostra terra, voi siete qui per questo? O lavoro? < lavoro…diciamo> disse Iris, cercando l’approvazione delle due amiche> < vorremmo una stanza gentilmente e…un posto dove asciugare i nostri abiti>. < venite con me, ci penso io a voi> disse e un po’ bruscamente le afferrò il braccio. Salirono una scala a chiocciola ed entrarono come in un altro ambiente, caldo, illuminato, la lunga passeggera rossa nel corridoio e la carta da parati verde a rombi dorati, facevano da sfondo alle porte massicce delle stanze, l’una di fronte all’altra, in fondo al corridoio un mobile in legno massello e dei candelabri, molto eleganti, più dei fiori freschi. Ci aprì una delle stanze e scostandosi disse <prego!>. L' imponente mole ostacolò un poco l' entrata delle ragazze, < Ilde!!!se vi serve qualcosa urgente, suonate quel campanello, chiedete di Ilde o Beniamino>. Poi indicò un pulsante elettrico con un campanellino disegnato su. Le ragazze lo guardarono e annuirono. < grazie, Ilde, vi lasciamo i vestiti nel carrello dietro la porta, come d' accordo>. < ho l' asciugatrice…ve li faccio in un attimo> e con un sorriso scomparve dietro la porta. La stanza era piccola e confortevole con un piccolo bagno e una finestra che dava sul sentiero appena trascorso. Un letto matrimoniale più un lettino, dei comodini sui lati e un armadio a due ante con uno specchio, interamente tappezzata da fiori colorati. Avrebbero avuto l’indomani una fitta giornata e dopo quella scarpinata, l’Ostello Lugano rappresentava un’oasi nel deserto. Fecero una doccia e si asciugarono. La sera mangiarono patate e crauti all’osteria e bevvero birra con la benedizione di Beniamino che alimentò il fuoco per riscaldare quell’ambiente già tanto familiare. < Beniamino, mi scusi> chiese Iris discretamente < dove si trova la Pride Swisse Bank?> < Pride Swisse???> scuoteva la testa da destra a sinistra, poi i suoi occhi si riaccesero, come una lampadina. < Non più bank..ok? È una Diadorn… Cassette di sicurezza!, Pride Swisse è solo un ricordo> < e come possiamo raggiungerla?> < È in città!!! A Lugano, sul lungo lago, a 20 km da qui, non si va a piedi. Vi accompagno io con il furgone del latte fresco. < Le tre si guardarono, cercando di trattenere una risata che venne spontanea>. La mattina dopo scesero in tempo per il trasporto del latte, decisamente non avevano l' abbigliamento giusto, ma avevano lo spirito giusto. Si strinsero a Beniamino e salutarono Ilde dal finestrino. Durante il percorso sullo sterrato sentivano la botte gorgogliare, l’oste sorrideva. Decisamente furono i venti chilometri più strani che avessero mai percorso e finì proprio nel punto in cui volevano e dovevano arrivare, il vecchio deposito di sicurezza della Pride Swisse Bank. Salutarono l’uomo affettuosamente, poi andarono. Il Deposito Diadorn, era molto grande rispetto a ciò che conteneva, ma era pur sempre stata una banca nazionale, quindi le dimensioni erano più che giustificate. Entrando, attraversarono l’ingresso piantonato dalle guardie, lasciando borse e orpelli d' ogni tipo. Portarono con loro solo la chiave. Al piano superiore le venne richiesta solo una firma su di un registro, che decise di apporre come una sigla non molto chiara. I dati erano tutti su quel codice di rete…ma non erano i loro, questo era più che certo. Entrarono in una grande stanza fatta solo da cassettine, molte riportavano un display e una tastiera sulla quale digitare il codice di rete, si avvicinarono alla loro, chiave numero G58386HR, digitarono il codice è inserirono la chiavetta, Iris ne ebbe l' onore e l’onere. La serratura scattò forte e l’antina si aprì, si resero subito conto che si trattava di un plico rivestito al suo interno con un contenuto ignoto. Lo presero e di corsa uscirono dal deposito. Sedute su una panchina del lungo lago, s' interrogavano sul contenuto del plico, sospirando. Avevano come l’impressione di essere osservate e poteva essere plausibile l' ipotesi, considerata la minaccia ricevuta all’Hotel, ma dovevano continuare, dovevano violare la segretezza di quel plico…non avrebbe avuto senso arrivare sin qui. Iris col cuore a mille cominciò ad aprirlo, strappandone una striscia orizzontale all’estremità superiore, poi ne scrutò il contenuto sotto gli occhi attenti delle amiche. Sembrava una superficie liscia, come un piccolo scrigno. Lo estrasse dalla busta…si trattava in realtà proprio di un astuccio, che aperto pareva una semplicissima agenda elettronica, da collezione ormai. < Accendiamola!> era decisa ad andare fino alla fine della storia. Nel Menù erano presenti vari accessi: - Swisse Bank - Attività - Incontri - Eventi - Circoli - Codici di Rete Esplorarono le aree cautamente, senza inviare segnali né feedback di alcun tipo. La sezione Incontri era decisamente l' incognita più grande poiché anche per partecipare occorreva richiedere dei codici, cosí come per il resto delle attività, finanziarie o sociali. Ma la cosa a cui non riuscì a credere fu di trovare il nome di Miranda Grandi tra quello dei soci più importanti, con la storia della sua vita e delle opere compiute. Tra le attività principali erano presenti delle < Scommesse> e cliccando in quella sottosezione, veniva fuori una strana modalità di puntata su ‘incontri reali’ eseguiti da uomini e donne, per raggiungere ‘ il bottino’ a rischio della vita. Erano storie costruite per far combattere fisicamente o mentalmente esseri umani, a costo della stessa vita per avere una ricompensa, in denaro…proveniente direttamente dalla oramai defunta Pride Swisse Bank. Ogni socio poteva essere promotore di un Gioco e delle relative scommesse. Lo shock fu grande, ma non ebbe il tempo per rimuginarci su che sentì qualcosa di freddo e pungente tra le scapole. < Sollevate le mani cretine> sollevarono le mani lentamente < cosa credevate di fare, datemi quel bottino o vi faccio saltare le cervella davanti questo stupendo panorama>. Fecero qualche passo in avanti. < Ora voltatevi>disse la voce perentoria. Era lui! L' esile omino del Lanternafilnum, sempre con la stessa giacca e gli stessi occhiali opachi. < Ora mi darete quel bottino, perché sarò io il prescelto dell’anno per l’encomio del Club, io l' ho meritato! E tu, cagna stupida, hai preso quella chiave per un caso del tutto fortuito, ma quella chiave, doveva capitare a me, quella chiave mi era stata promessa dalla Von Philphen>. < Ascolta> rispose Iris < adesso sta calmo…questa promessa non può essere vera…questi giochi sono basati sul caso, la tua Signora ti ha mentito>. Una sonora risata ruppe il silenzio di quel piccolo angolo deserto di lungolago. <non esiste il caso, esistono uomini e donne prescelte, io lo sono, la Von Philphen mi ha assegnato ricerche importanti, cose che non immaginate neanche, io l’ho servita, io lo merito. Adesso dammi quel bottino, p****na!> le mani tremavano così come la voce, sembrava parecchio nervoso, così come incapace a tenere un arma in mano. A maggior ragione Iris lo accontentò. < Questo tuo gioco non ti porterà lontano..> gli rispose Betta. Afferrò l’astuccio con bramosia. Iris rialzò le mani. Poi scappò via come un cane bastonato. A questo punto le tre amiche capirono in qualche modo di essere entrate in uno dei giochi del Club e compresero che quell’ agenda avrebbe potuto suggellarle come Socie Alte del Lanternafilnum, per quanto quei meccanismi rappresentassero ancora un incognita e un dilemma etico. Ciò che non sapevano e non seppero mai è che il gioco lo avevano vinto abbastanza onestamente ( certo qualche bugia a fin di bottino), che Miranda aveva scommesso su di loro e che l' accolito della Von Philphen sarebbe stato seguito dalla polizia svizzera fino alla fine del suo percorso grazie al trasmettitore satellitare presente nel display dell’agenda. ‘Sottrazione illecita di informazioni e tentativo di furto telematico’ . Il ritorno nei ranghi accademici non fu facile. Pochi giorni dopo, Iris e le ragazze, furono convocate a colloquio dal presidente Grandi. Per delicatezza Miranda e la Von Philphen decisero di non presenziare. Dopo uno shampoo abbondante, le ragazze ebbero anche un piccolo encomio. Grandi appose al loro petto una spilla con la forma di piccola lanterna designandole lanternine. Il patto era quello di star fuori dagli affari della Fondazione e di non contattare membri del Lanternafilnum che non fosse la loro unica referente, Miranda. Dopodiché avrebbero potuto continuare il loro percorso da ricercatrici e dipendenti dell’Accademia. Dopo essere state sveglie, sentirono i loro occhi chiudersi ancora. Questo il prezzo del loro silenzio, osservare la realtà con il metodo critico di un ricercatore ma con il tatto di un essere mondano, del tutto libero, del tutto privo di scrupoli. FINE
  3. - Titolo: James Biancospino e Le Sette Pietre Magiche - Autore: Simone Chialchia - Editore: APOREMA EDIZIONI - Genere: Fantasy - N° di pagine: 310 - Link per l’acquisto/download: CLICCA QUI - Preview online o scaricabile di minimo 10 pagine: CLICCA QUI - Trama: Agli albori del XVI secolo l’eterna lotta tra il Bene e il Male non si svolge solo con spade e pugnali, ma anche attraverso il dominio di antiche e misteriose pietre magiche: la vittoria arriderà a chi si dimostrerà più abile nel controllarne l’arcano potere. James Biancospino, un timido ragazzo del terzo millennio, si trova suo malgrado coinvolto nella guerra senza esclusione di colpi tra la Confraternita della Luce e la terrificante setta degli Oscuri. Attraverso viaggi avventurosi e mirabolanti battaglie, James scopre un po' alla volta il valore di parole come onore, dovere, coraggio, sacrificio, amicizia e amore, che doneranno un nuovo senso alla sua vita. - Booktrailer: - Estratti: ... Per fortuna non tutti gli esseri umani sono corrotti, alcuni hanno ancora la forza e la tenacia di perseguire il Bene a ogni costo. Ed ecco per quale ragione è sorta la Confraternita della Luce.» «E cosa sarebbe?» «L’ordine che da sempre combatte i non-morti o, come vengono da noi chiamati, gli oscuri … La maggior parte dell’umanità ignora la mostruosità e il Male che proliferano ogni giorno sulla Terra. In molti con-dannano la magia e diffidano di chi intende praticare e tramandare gli antichi riti di difesa dell’ordine naturale, ma noi non siamo eretici, siamo persone che cercano in ogni modo di garantire la pace e di fermare l’avanzata degli oscuri. Come, ti chiederai? Esattamente come tu stesso hai potuto vedere l’altra notte … Sette sono le grandi pietre superiori. Una da ogni pianeta, un potere distinto per ciascuna. Se unite, tutte e sette, si ottiene la capacità di utilizzare tutti i poteri senza l’uso di ciascuna di esse. Ci si trasforma, in tutto e per tutto, in divinità. In tanti ci hanno provato. Centinaia, migliaia, e quasi tutti sono piombati nella corruzione dello spirito. Oggi quegli uomini sono non-morti.» In quel febbraio le saline di Barletta sembravano cumuli di neve accantonati in spazi geometricamente delimitati. Il luccichio del sale sotto i raggi della pallida luna segnava la via nella notte ai membri della confraternita. James rabbrividì nel passare accanto a una pozza. Il colore dell’acqua era rosso come il sangue. «Per modificare lo stato fisico di un vegetale hai convogliato l’energia mentale e della pietra sull’aurea della pianta. Ora devi provare un procedimento inverso. È la forza dell’essere vivente animale che hai nelle mani a dover entrare in sintesi con il potere della pietra. Tu devi essere il tramite e, al momento giusto, raccogliere la potenza di questa unione e farla tua… Ci sei?» gli spiegò il generale. «Eh, una parola…» «Prova! Infondo tu e quel povero topolino avete molto in comune. Siete entrambi animali. Due istinti che sono riusciti ad adattarsi al mondo.» «Beh, c’è una discreta differenza. Io sono un uomo intelligente. Lui è, anzi era, un animale privo di ragione…» «E chi dice che il suo istinto non sia più saggio del nostro intelletto?» obiettò il maestro. «Almeno lui non vive di illusioni. Non può mentire, non può ingannare, non può fare e subire crudeltà o peccati. Ci avevi mai pensato a questo?» «No.» «Alla base dei nostri poteri ci deve sempre essere il rispetto per il mondo naturale. Non dimenticare mai questa legge. Su, voglio solo che ci provi.»
  4. - Titolo: James Biancospino e I Giorni dell'Ardesia - Autore: Simone Chialchia - Editore: APOREMA EDIZIONI - Genere: Fantasy - N° di pagine: 482 - Link per l’acquisto/download: CLICCA QUI - Preview online o scaricabile di minimo 10 pagine: CLICCA QUI - Trama: Dopo le mirabolanti avventure affrontate nel sedicesimo secolo, James Biancospino torna al presente ed è di nuovo costretto a destreggiarsi nell’eterna guerra tra la setta della Confraternita della Luce e quella degli Oscuri. Tra duelli mozzafiato, affetti contrastati ed estenuanti iniziazioni, l’epopea del protagonista si snoda attraverso tre continenti, alla ricerca dell’arcano potere nascosto nell’ardesia, l’unico che sembra in grado di risolvere in modo definitivo le sorti del conflitto. - Estratti: Quando fu pronto, James seguì l’incappucciato lungo un secondo corridoio, che sembrava interminabile o così appariva per via dei riflessi e dei giochi di luce. Un suono teso e profondo di timpani ben accordati scandiva il tempo dei passi dei due confratelli: tum, tum, tum. La percussione diventava sempre più forte, sempre più vicina. La figura misteriosa si fermò, tirò una tenda bianca per far passare il ragazzo e gli fece segno di proseguire. Il viaggiatore si sistemò i capelli e fece un gran respiro. «Siete voi a governare le pietre e non il contrario, ok?» riprese lo scozzese. «Il potere della pietra risucchia la vostra energia, entrando in contatto con il profondo del vostro essere. E se avete raggiunto il limite massimo, mollate il contatto. So che avete già giocato con alcune di queste pietre, ma ora la musica cambia. Pensò di avere due alternative: sfracellarsi con l’aereo contro la gigantesca montagna innevata, o consegnare il suo corpo all’abisso, lanciandosi dal portellone. Nessuna delle due, sul momento, gli parve preferibile all’altra. Le ginocchia tremavano e il cuore batteva a mille. Non poteva più indugiare. Doveva fare qualcosa. Recuperò una goccia di coraggio dalle riserve di disperazione che colmavano i suoi pensieri e si affacciò. «Quando vi trovate completamente soli, senza munizioni, senza cibo, magari nell’attesa di essere giustiziati dal nemico, capite che a salvarvi può essere solo la vostra testa. E vi assicuro che non c’è bisogno di nessuno strumento speciale per tirarsi fuori da un impiccio: basta ragionare e investire tutta la propria forza d’animo. È questo che il potere delle pietre avrebbe dovuto insegnarvi. Le pietre si attivano solo se riuscite a canalizzare la vostra forza interiore. E non serve a niente essere invincibili. Bisogna essere umili e consapevoli dei propri limiti. Solo con questa coscienza potrete diventare dei degni confratelli.» «Questa penso debba tenerla tu. È la chiave dell’appartamento di Gabriel, è tuo compito ora cercare dov’è. Me l’ha affidata prima del suo ultimo viaggio. Io non ho mai avuto il tempo né la possibilità di scoprirlo.» Il ragazzo si alzò e raccolse il mazzo dalle mani del vecchio. Questi, allora, ne approfittò per parlargli all’orecchio e aggiungere parole che non voleva che gli altri ascoltassero: «Gabriel mi disse di non sentirsi più tranquillo, parlava di una cospirazione. Ancora oggi rimpiango di non avergli dato ascolto, considerando lo stato attuale. So che eri insieme a lui durante il suo ultimo viaggio. So anche che gli volevi bene. È il motivo per cui ti affido questo fardello.» Il viaggiatore vide lo stregone oscuro accarezzare la testa del traditore e sorridere: festeggiava il ritorno a casa del figliol prodigo. Lentamente, poi, il capo dei non-morti si avvicinò a James e si inginocchiò in modo tale da essere alla sua stessa altezza. «L’offerta è ancora valida, sei un’ottima risorsa: perché sprecare il meraviglioso potere del tuo sguardo di Venere per servire quella setta di ipocriti e ingrati? Passa alle tenebre e vi risparmierò la vita» sussurrò all’orecchio. «Scappa, James! Io ti troverò, te lo prometto. Ti troverò perché ti amo» concluse tra le lacrime, mentre gli infilava al braccio sano un bracciale carico di pietre e chiudeva nel suo palmo destro l’artiglio di un falco. «Che cosa sto diventando?» provò a dire lui, con quel poco di voce che gli restava in gola. «Va’ via, James. Loro stanno arrivando, ti hanno già trovato, e non sarai mai libero. Va’ via!» urlò lei fino a perdere la voce.
  5. Nome: Absolutely Free Editore Generi pubblicati: Saggistica&Narrativa Sportiva, Letteratura per l'infanzia, Letteratura per ragazzi E-mail: info@absolutelyfree.it Distribuzione: PDE. Modalità di invio manoscritti: Se si ritiene che il manoscritto rientri in una delle collane: - SPORT.DOC, la collana dedicata alla narrativa e saggistica sportive; - I FICCANASO, la nuova collana di libri per bambini dai 9 agli 11 anni. Inviare la propria opera all indirizzo info@absolutelyfree.it se possibile corredata di sinossi. Verrà data risposta solo in caso di valutazione positiva e di vera possibilità di inserimento nel catalogo. Editore che non chiede contributi per la pubblicazione Mi Piace Visualizza scheda completa
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    Atmosphere Libri

    Nome: Atmosphere Libri Generi pubblicati: Narrativa adulti, Narrativa Italiana, Narrativa asiatica e mediorentale, Saggistica, Narrativa per ragazzi, Noir, Thriller PEC: atmospherelibri@pec.it E-mail: info@atmospherelibri.it Distribuzione: Messagerie Modalità di invio manoscritti: email all'indirizzo manoscritti@atmospherelibri.it con tutte le indicazioni contenute in questa pagina La mission dell'editore è quello di far scoprire l'altro attraverso la lettura, consentire di viaggiare attorno al mondo con il fine ultimo di riscoprire idee e valori condivisibili in un'epoca moderna e globalizzata come la nostra. Hanno diverse collane allo scopo. Pubblicano sia cartaceo che digitale. L'editore non richiede contributi per la pubblicazione. Visualizza scheda completa
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