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Trovato 18 risultati

  1. Dopo una giornata trascorsa a camminare, il fuoco diventava l’unica consolazione della giornata, come guardare il suo viso su quell’immagine ormai sgualcita come le foto che i soldati tenevano al fronte. La salita che lo aspettava gli strozzava il fiato anche da bambino. Ma ne valeva la pena. La prima volta che l’aveva vista era stato come avessero liberato cento pesci nella bolla della sua pancia. Per anni aveva finto una particolare devozione, per restare ore a guardarla nella sua meravigliosa armatura e con la spada in mano. Una bellissima Giovanna d’Arco, che non era tale, in una nicch
  2. Il cielo di quella mattina era stato del colore di un vetro di mare, uno di quelli che Emily collezionava con ostinazione. Non se ne faceva nulla, non li guardava mai, dopo. Eppure ne aveva un cassetto pieno che era rimasto lì, dove l’aveva lasciato. Quel cielo, ricordandolo dopo mesi, gli parve opaco in modo sinistro, come appariva nei suoi sogni ripetitivi che sembravano un circolo vizioso di immagini di quel giorno ma sempre più confuse. Allora il cielo era stato strano per la prima volta, ma non se n’era accorto subito. Qualcosa di simile gli era successo quando la signorina Dickinso
  3. Racconto originariamente scritto per un contest su un gruppo di scrittura, molto sperimentale per vedere se riuscivo ad avere abbastanza sintesi per una volta da riuscire a rispettare i limiti di parole del contest (non ci sono riuscita comunque, ma per i miei standard mi sono molto contenuta). Si tratta di una personaggio secondario della storia a cui sto lavorando (per chi ha seguito la questione in chat e se ne ricorda, il fratello del migliore amico della protagonista che è il motivo per cui il migliore amico da del voi alla madre) con un background particolare che mi pareva interessante
  4. Alexmusic

    La scintilla

    Vi è mai capitato di stare seduti vicino a due persone che parlano ad alta voce, cercando di non ascoltare i loro discorsi, per essere discreti? È proprio quello che sto cercando di fare in questo momento. Ma chi voglio prendere in giro? Non è vero. Oggi sono tornato qui apposta, sulla mia panchina preferita, all'angolo di questo piccolo parco dai grandi alberi, nella speranza e nel timore di ritrovarli e di risentirli. E loro, come ieri, sono ancora lì, seduti su un'altra panchina, quasi di fronte a me. Ci separa solo un sentiero di terra battuta, che si snoda tortuoso tra le radici del
  5. Alexmusic

    Atarassia

    «Sì, sì ho capito, certo che ho capito, ammiraglio: la responsabilità è mia e mia soltanto. Di chi altri dovrebbe essere? Va bene, va bene, non aggiunga altro: la terrò informato... Tra quanto? Questione di minuti, si tenga pronto.» L'uomo poggiò con un gesto secco e nervoso la cornetta del telefono sul ricevitore e si passò entrambe le mani tra i capelli castani, che cominciavano a ingrigirsi intorno alle tempie. Abbassò lo sguardo sulla scrivania, per poi rialzarlo a osservare alla sua sinistra una foto incorniciata, che lo ritraeva insieme alla moglie e ai suoi due splendidi bambini su un
  6. Commento a Veridad Mashup dei tre prompt: Bosco d'autunno - La chiave - La musa Chiusi gli occhi e inspirai a fondo; il profumo di terra bagnata e foglie marce permeava l’aria. Molecole di acqua si strinsero una all’altra con forza, arricchendosi di sali e tossine; strinsi con forza le palpebre per ricacciare indietro le lacrime, ma una singola goccia scese comunque lungo la guancia fino all’angolo delle labbra. Riaprii gli occhi; una lama di sole feriva la volta di foglie insanguinate conficcandosi in una pozzanghera qualche passo più avanti lungo il sentiero. Cacci
  7. Fu avvolto da un boato assordante, seguito da un silenzio irreale e da un odore conosciuto. Cercò di sollevare le palpebre che si ribellarono ai suoi comandi, testardamente incollate da un mastice umidiccio e appiccicoso. Odore di plastico. Si stropicciò gli occhi che finalmente gli ubbidirono e si dischiusero, velati di caramello e investite da folate di fumo acre. Un odore sconosciuto si aggiunse a quello noto e più volte frequentato nei campi di addestramento: il fetore della morte. Chiuse gli occhi. Si svegliò di soprassalto, in un bagno d
  8. Trilce

    Controlli

    http://ultimapagina.net/forum/topic/504-violino/?do=findComment&comment=4847 Il pensiero come vapore sospeso nell’aria; lo respiravo, giorno dopo giorno, non era nebbia, non aveva forma. Sentivo la sua presenza intorno a me, attraversava la mia mente per poi restare nella mia testa. Ero scontenta, confusa, irrequieta, disperata… Fuggì di casa, allontanandomi di questa presenza che mi rendeva oppressa. Non capivo cosa fosse, un angelo? il fantasma di un famigliare morto? dio? O semplicemente stavo impazzendo, disincantata delle mie carenze, dei vuoti di memoria, delle false promesse,
  9. Trilce

    Lettera d'amore

    Mi abbandono perduto, dentro di me, esaurito sprofondo nella dimenticanza. Accolgo stanco ogni pensare che lascio in solitudine, senza ascoltare la sua voce,né il suo eco. Di parole mi libero, come sangue che scorre, ignorando ciò che minaccia la mia fiducia in un futuro sereno. Rimango a lungo, in silenziosa monotonia, come l’influsso della pioggia, che piange per me… all’infinito… Una fitta nebbia arbustiva circonda mio cuore che dolcemente si ferma. L’Angelo della fine con la sua oscurità si confonde nelle tenebre e la notte è troppo scura per osservare il suo sguardo, l
  10. Kuno

    Il Reato al Monte

    Commento: Il Reato al Monte Decisero di muoversi col sole alto, consapevoli che, nelle ore più calde, il Padrone ha sempre troppo da fare per buttare un occhio su tutti. Si sa, ma si tace, che nemmeno Lui è ovunque, anche se di occhi sembra averne quasi infiniti (ma un quasi non è mai trascurabile, quando si parla dell'infinito o del suo contrario). Si erano da poco incamminati Ahehg, Ny'hal e Keqee. Secondo il piano originale, un quarto elemento (un tale Sef'u) avrebbe dovuto far parte del gruppo, ma - all'ora stabilita per la partenza - di lui non c'era traccia.
  11. Gigiskan

    Into the Blue

    Pablo aspirò con avidità il fumo dalla pipa in legno. Chiuse gli occhi e per un attimo la sua mente giacque in un mondo lontano e perfetto, privo di dolore e di rammarico. Pensò a Carlos, delineò il suo ritratto, desiderò che fosse ancora vivo, e l'immagine dell'amico era nitida e presente. Ricordava con mestizia Carlos, con cui fino a poco tempo prima aveva riso e scherzato e che infine aveva scelto il peggiore dei modi per morire. Il suicidio. Aveva rinnegato l'anima e il corpo, preferendo la morte alla vita, e lasciando Pablo in balia della disperazione. Tutto per colpa di una donna.
  12. Mari

    Attimi

    commento Attimi. Flash, sprazzi di lucidità tra un incubo e l'altro, tra l'oblio e la coscienza. Tra il bianco e il nero. Tra il sonno e la veglia. Giorni. Sono tutti uguali. Piatti, infiniti e scoloriti. Non sono sola, siamo in tanti. Tutti urlano, tutti piangono. C'è una tale concentrazione di sofferenza qua dentro... non c'è mai pace in questa specie di limbo in cui ci troviamo. Non so nemmeno più come mai sono qui, so a malapena il mio nome, mi stordiscono con le pillole e con le gocce, ma più me ne danno e più ne ho bisogno. Dopo le gocce mi sento bene, t
  13. Gigiskan

    Tramonto

    Commento Siamo fermi qui, aspettando il tramonto. La brezza marina che accompagna il volo dei gabbiani in fuga dall'orizzonte porta con sé un sapore dolciastro che sa di malinconia e che lascia in bocca un retrogusto amaro. Il mare respira quando le sue onde si infrangono sulla riva dissolvendosi in una schiuma bianca e fumosa. La natura vive e parla. Noi tratteniamo il fiato, seduti sulla sabbia, in un insolito silenzio religioso. Non ho mai visto così tante persone assorte nella contemplazione, nemmeno in chiesa durante la preghiera. I bambini sono stanchi, dormono. È un pecc
  14. Commento (Sfida 2 "viaggiatore nel deserto") BREVE DELIRIO INSENSATO DI UN UOMO SUGLI UOMINI, SUL DESERTO, SULLA VITA, SULLE STELLE, SULLE COSE ALIENE, SUL SENSO, SUI SENSI, SULLE COSE SENZA SENSO E SU UNA COSA CHIAMATA “CODARDIA” CHE È, INVERO, L’UNICA COSA CHE MERITA LA MEDAGLIA AL VALORE PER IL CORAGGIO. Scappare, da sempre, è considerata la “virtù” dei codardi. Scappare da tutto e da tutti, anche da se stessi è, per quanto assurdo possa sembrare, la scelta più coraggiosa che un uomo possa fare nell’arco di una intera esistenza. Perché la sc
  15. Ospite

    Mani

    Il mio commento: qui. MANI Mio padre morì nel Novembre ’89. Ricordo che, al momento dell’ultimo respiro, aveva un’espressione felice. Io gli tenevo forte la mano rattrappita, lui appena stringeva. Ricordo la pelle macchiata, la pelle di un vecchio: le mani che mi tenevano in aria da piccolo erano forti e vigorose, quelle che mi davano i ceffoni quando combinavo qualche cazzata erano enormi e dure. Quelle erano raggrinzite, macchiate, scure, mollicce, con le vene tanto gonfie da sembrare come esplodere. Quelle erano le stesse mani? Erano le stesse mani ch
  16. Luca

    Il cane nero

    http://bookinprogress.net/forum/index.php?/topic/92-scrivi-un-racconto-partendo-da-un-immagine/#comment-1427 (SFIDA 1) Dal mio ufficio nel grattacielo, quel giorno, stavo guardando il mare, mosso dalla brezza autunnale. Fu allora che un puntino nero che si muoveva su e giù per la spiaggia attirò la mia attenzione. Guardai l'orologio, le 17.15 di un pomeriggio di ottobre. Caso strano, anche per questa stagione, non si vedeva nessuno. Era tutto deserto, eccetto quello che pensai fosse un cane. Forse era scappato a qualche padrone poco attento, forse era di qualcuno c
  17. Ospite

    Settantadue milioni di anime

    Il mio commento: Qui NOTA: è da un sacco di tempo che non scrivo un racconto; spero sia decente. SETTANTADUE MILIONI DI ANIME Come avrei potuto sparare a un uomo ferito? Era così indifeso, gettato lì per terra, con la gamba piena del sangue provocato da una granata esplosagli accanto; ed io gli puntavo il fucile dritto sulla testa, preso com’ero dalla foga della battaglia. Non ricordo se piovesse o ci fosse il sole; è un dettaglio indifferente. Nelle trincee c’era sempre fanghiglia, tanto era il sangue che si mischiava alla terra in quei giorni. Eppure...
  18. Ospite

    Il pianto di un bambino

    Il mio commento lo trovate cliccando qui IL PIANTO DI UN BAMBINO La pioggia era fine e rada; faceva freddo e la strada era deserta. Roma, in quelle condizioni, di certo era una delle città più malinconiche del modo. Il rumore delle gocce di pioggia sulle pozzanghere era ritmico e cadenzato; in lontananza si sentiva il fruscio di un lampione che stava per fulminarsi e l’aria era impregnata di una tristezza palpabile; quasi fisica. La stessa tristezza che era chiaramente leggibile negli occhi dell’uomo seduto sulla panchina di piazza Vittorio Emanuele secondo.
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