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  1. Speaker: «Ben trovati a “Il cerchio della vita”, amici ascoltatori! Quest’oggi, per la rubrica “Gente in forma”, abbiamo con noi un ospite molto particolare. Sono lieto di dare il benvenuto al signor Ottuso!» Ospite: «Ehm, grazie. Buongiorno a tutti. Mi scuso per il tono di voce alquanto spigoloso.» Speaker: «Ci mancherebbe. Dopotutto la voce fa parte dei lati più caratteristici di ognuno di noi.» Ospite: «Oh, non me ne parli. È una vita che i lati mi caratterizzano.» Speaker: «Già, immagino. Ed è proprio per parlare di questo che lei oggi è qui, ma ci arriveremo poco alla volta. Dunque, io so che lei attualmente ha qualche problema di coabitazione.» Ospite: «Esatto. Non ho più pace. Ormai il perimetro della casa in cui abito non può contenere tutti gli inquilini. È davvero imbarazzante.» Speaker: «Può essere più preciso?» Ospite: «Scherza? Certo che sì. La mia vita non avrebbe senso senza la precisione. Vengo al punto: il problema è sorto quando due di noi hanno cominciato a vedere il mondo sotto prospettive decisamente diverse. Noialtri pensavamo che vedere le cose su due piani differenti potesse essere un bene, ma non è stato così. La verità è che non hanno nulla in comune fra di loro, e non fanno che rimarcarlo. Uhm, forse dovrei assicurarmi di poter fare i nomi, prima di commettere una gaffe.» Speaker: «Può, anzi: deve. Sono certo che i nostri ascoltatori apprezzerebbero sapere di chi parliamo.» Ospite: «Bene, perché sono proprio stufo e voglio sputare il rospo: Concavo e Convesso, parlo proprio di voi. Siete come il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, sentirvi discutere è diventata una tortura. Con voi è tutto o niente, ogni volta partite per la tangente e correte su binari paralleli. Ci state portando all’isterismo. Per non parlare dei vostri figli: Giro e Nullo. Non ho mai visto due individui così agli antipodi fra di loro, ma devo dire che il loro grado di inettitudine è perfettamente identico.» Speaker: «Accidenti, che sfogo. Spero che i suoi amici siano in ascolto, e che possano meditare sulle sue lamentele.» Ospite: «Me lo auguro. Anche perché ho da dirne quattro su ognuno di loro. Ma la prego, non li chiami amici, perché non li considerò più tali. Ne ho fin sopra i capelli.» Speaker: «Beh, ne approfitti allora: quale migliore occasione?» Ospite: «Assolutamente. Tra l’altro, quello con cui sono più furioso in assoluto è Acuto. Non perde occasione per prendermi per i fondelli. Si crede così furbo, così pungente. Non fa che lanciare frecciatine al mio indirizzo, e francamente restare freddi e compassati comincia ad essere difficile. D’accordo, non sarò smilzo come lui, e probabilmente non brillerò per furbizia, ma ho anch’io una dignità, diamine.» Speaker: «Su questo non ci piove.» Ospite: «Certo che non ci piove. Ho meditato a lungo prima di dar un punto d’origine alle mie lamentele, e sono giunto alla conclusione di non poter più tacere. So che probabilmente loro faranno quadrato contro di me, ma ormai non me ne importa, tanto conosco così bene i miei polli da saper enumerare tutti i loro punti deboli. Prenda Piatto, ad esempio. È così vittima della sua routine che per rappresentare il suo elettroencefalogramma basterebbe disegnare un segmento di retta. Una noia mortale.» Speaker: «Capisco, ma non posso credere che la situazione fra voi coinquilini sia degenerata così. Deve pur esserci qualcuno che riesca a reggere la situazione, cercando di riportarla sotto una visione più equa. Qualcuno noto per la sua fama di individuo giusto e leale.» Ospite: «Ah, si riferisce a Retto, vero? Sa, c’è stato un tempo in cui avevo questa speranza, e ne ho parlato proprio con lui, confidando che potesse rimettere le cose a posto. Lui ha cominciato a tirar fuori teoremi che non stavano né in cielo né in terra, e ho deciso di lasciare perdere. Questo suo blaterare ha avuto soltanto l’effetto di farlo isolare da tutti noi, al che è entrato in depressione e ha cominciato ad augurarsi che tutti noi evacuassimo presto casa, di modo da lasciarlo solo con le sue elucubrazioni.» Speaker: «Peccato, però. Credevo che discutere dei vostri problemi con Retto potesse essere alquanto stimolante.» Ospite: «Per l’amor del cielo, non metta le parole “stimolo” e “Retto” nella stessa frase. Ignora che effetto abbiano su di me ormai, e mi creda, certamente non desidera scoprirlo.» Speaker: «Beh, la sua situazione è senz’altro più ostica di quanto credessi. Ha in mente qualcosa per risolverla? E soprattutto, ha parlato direttamente con loro di tutti questi problemi?» Ospite: «Naturalmente! Ho cercato il confronto più di una volta. Ho proposto loro di incontrarci per discutere del vertice del problema, ossia la nostra totale incompatibilità. Avremmo potuto analizzare la questione a 360 gradi, ma nessuno di loro si è reso disponibile ad affrontare la situazione. Mi vedo costretto ad arrendermi e a cercare casa altrove.» Speaker: «Non crede che sia una soluzione troppo estrema? Si tratterebbe di accettare che tutto va a rotoli e smettere di lottare per aggiustare le cose fra voi.» Ospite: «Ne sono consapevole, ed è per questo che non voglio rompere del tutto: mi trasferirò in un appartamento adiacente, sullo stesso piano del loro. Se mai decideranno di discutere, non dovranno far altro che uscire di casa e suonare al mio campanello. Sarò ben felice di aprire loro la porta.» Speaker: «Bene, amici ascoltatori, e voi cosa ne pensate? Via alle telefonate.»
  2. Commento Una intervista...sottovoce! Gigi Marzullo: «Buonanotte amici ancora svegli, anche questa notte il nostro appuntamento con la fine di un giorno appena tramontato e l’inizio di un altro che sta nascendo ci porterà a conoscere un personaggio, perché conoscere è conoscersi, amare è amarsi, sognare è sognarsi, toccare è toccarsi. Siamo pronti per il nostro viaggio, ovviamente sottovoce, senza far rumore, perché il rumore è nemico del sapere…» Regista (fuori campo): «Se continua con le supercazzole lo sostituisco con Luca Giurato». Gigi: «E dunque piano piano, quatto quatto, presento l'ospite di questa notte.» Triangelo: «Buonasera a tutti.» G: «Buonanotte, si dice buonanotte. E abbassi la voce, grazie. Allora, il signor Triangelo, che conoscete tutti grazie alle cronache di questi giorni, è qui per raccontarsi. Una storia di emarginazione e diversità che diventa rinascita. Prego.» T: «Sì, sì, allora, come molti sapranno i miei problemi iniziarono sin dalla nascita perché purtroppo nacqui con un grave problema. Ero un triangolo ma con un angolo in più…» G: «Quindi era un quadrato?» T: «No, il problema fu che il quarto angolo era nel posto sbagliato, non mi faccia dire. E poi sa come si dice, chi nasce rotondo non muore quadrato.» G: «E che c’entra il rotondo, scusi? Non era un triangolo?» T: «Certo, certo. Ma iscritto in un cerchio. Comunque quella è un’altra storia. Dicevo, l'infanzia fu difficile per me.» G: «Immagino. I suoi genitori come la presero? Che tipi erano?» T: «Be', mio padre è sempre stato un gran lavoratore, un triangolo…retto, onesto. Le assicuro che l’unico suo sfogo nella vita fu quello di andare ogni tanto al poligono. Non fu semplice per lui, ma accettò la mia condizione e mi dimostrò sempre vicinanza. Mia madre era una triangola tradizionale, spigolosa direi. Ma sa, ogni scarrafone è bello a mamma sua, quindi anche lei superò il trauma.» G: «Perfetto. Ci diceva di anni difficili. Come fu il suo rapporto con la scuola e i suoi compagni, crescendo?» T: «Un vero inferno! Per tutta la mia adolescenza fui considerato un diverso. Gli altri triangoli mi guardavano con diffidenza, alcuni con una pietà malcelata che faceva davvero male. Provai allora a fare amicizia con i quadrati, ma anche per loro ero uno scherzo della natura. Avevo pur sempre solo tre lati! Vissi sempre in solitudine, venivo preso in giro e fui spesso vittima di trattamenti ignobili.» G: «Ci racconti qualche episodio.» T: «Ah, ce ne sono tanti. Ma ricordo perfettamente quello che poi segnò in me un cambiamento. Un mattino i soliti bulletti mi fecero rotolare giù dagli scaleni. Mi ritirai in un angolo a piangere, pieno di lividi fuori e dentro. Fu allora che mi si avvicinò Pitagora, l'esagono della scuola. Per noi più piccoli era una divinità, il più figo di tutti. Faceva anche il trapezista, pensi. Mi si avvicinò e mi disse queste parole: “Non piangere di un dono che ti è stato fatto. Quello che agli sciocchi può sembrare un difetto, per i più acuti può diventare un pregio unico”.» G: «Molto bello.» T: «Già. Allora ascoltai il consiglio e decisi che finita la scuola avrei valorizzato la mia diversità. Mi arruolai e entrai nei servizi segreti. Così arrivò il giorno in cui riuscii a riscattarmi…» G: «Bene, prima di raccontarci l'evento chiave della sua vita, qualche domanda sui suoi gusti…film preferito?» T: «Rombo.» G: «Rambo?» T: «Sì, sì, quello lì.» G: «Prevedibile. Canzone? Non mi dica “Triangolo” di Renato Zero.» T: «No, no, quella mi fa schifo. “Teorema”, di Ferradini.» G: «Mi sembra coerente. Libro?» T: «It. Di King.» G: «Questa mi sfugge! Perché?» T: «Perché è bello, no?» G: «Non fa una grinza. Va bene, torniamo alle cose serie. Ci racconti l'episodio che l'ha resa celebre.» T: «Certo. Come le dicevo divenni un agente segreto e convinsi il mio superiore ad affidarmi una missione di vitale importanza. Entrai sotto copertura nelle file dell'Isis e in un anno scalai le gerarchie dell’organizzazione e riuscii a ottenere un colloquio privato con il capo assoluto. Fu la mia occasione, la possibilità che aspettavo per mostrare al mondo che anche un “diverso” come me poteva diventare un eroe!» G: «Sì, sì, ma abbassi la voce. Cosa fece?» T: «Semplice. Prima di entrare nella stanza dove c’era il loro capo, i soldati mi perquisirono, ma si fermarono a tre angoli. Non si accorsero del quarto, dove avevo nascosto la pistola che usai per uccidere il capo. Senza di lui l'Isis fu sgominata in poco tempo e la pace tornò, ma questo già lo sapete.» G: «Geniale! Bene, siamo giunti alla conclusione di questa puntata. Il signor Triangelo ci ha dimostrato come si possa lottare contro i pregiudizi e diventare un eroe nonostante i difetti fisici. E non dimentichiamo quanto si sia mostrato acuto nonostante i suoi angoli fossero…ottusi! Una grande lezione. E adesso, prima di andare a dormire, cari amici…» Regista (fuori campo): «No! Lo dice, me lo sento. Ancora?» G: «…fatevi una domanda e datevi una risposta!» Regista: «Lo sapevo! Lo licenzio!» G: «Fatto? Bene. Vi aspetto domani con una nuova emozione sottovoce, come noi diciamo, un modo per capire, per capirci, per capirsi, per sommi capi insomma, quando un giorno è appena concluso e uno nuovo sta per cominciare. Avremo il vincitore del Premio Strega, Moccia, a spiegarci cos’è per lui l'amore, ovviamente quattordici. Ovviamente sottovoce. Buonanotte.»
  3. lean

    Mai na gioia!

    «Bene ragazzi, siamo giunti alla prova finale, adesso è il momento di capire di che pasta siete fatti» La voce dell’insegnate Violaliena, rimbombò minacciosa nella sala numero quattro del corso di giornalista d’assalto e tutti i presenti trattennero il fiato. «L’esame consisterà in un’intervista speciale. Non avrete a che fare con semplici politici corrotti, fedigrafi o falsi invalidi, il vostro banco di prova sarà di tutt’altra pasta: dovrete intervistare un supereroe in pensione.» Mari e Lean, sedute in fondo alla sala, si scambiarono un’occhiata maliziosa. Un supereroe, per quanto in pensione, resta sempre un supereroe! Mari scarabocchiò in un foglio un improbabile Spiderman super dotato e le due ragazze scoppiarono a ridere troppo rumorosamente. «Ehi voi due» le richiamò Viola «visto che siete così su di giri, venite con me, inizierete voi.» Armata di registratore e immancabile block notes, Mari tirò un bel sospiro, si sistemò gli occhiali sul naso, provò allo specchio una delle tante espressioni sexy che sciorinava per le conquiste nei pub il sabato sera ed entrò nella stanza che le era stata assegnata. Si era interrogata a lungo su quale uomo meraviglioso ci fosse ad attenderla, ma niente l’avrebbe potuta preparare a ciò che l’aspettava. Il suo sorriso smagliante si congelò in un nanosecondo. Seduto in un enorme divano c’era… Hulk. Una serie di imprecazioni impronunciabili si rincorsero nella sua mente. Capitan America, Thor, Flash… e tutti quei gran fighi che aveva sognato fino a un attimo prima, sparirono in un lampo mentre quel enorme carciofo, con tanto di pantaloni strappati, la guardava con un grugno che era tutto un programma. «Tu essere in ritardo, Hulk stanco di aspettare. Hulk avere fame.» Cominciamo bene! «Mi perdoni! Ha pienamente ragione, ma sa l’emozione… non si incontra tutti i giorni un uomo come lei!» «Certo che no, io essere grande Hulk.» Alla faccia della modestia! La giornata era iniziata male e quel coso la stava solo peggiorando. Se si fosse ammorbidito un po’ magari l’intervista avrebbe preso una piega differente. Mari puntò sulla sua arma segreta. Si avvicinò con incedere leggiadro, si sedette nella poltrona proprio di fronte a lui e accavallò le gambe alla Basic Instinct. «Se per lei va bene, iniziamo subito.» Un lampo di un qualcosa che non seppe individuare, attraversò i grandi occhi di Hulk. «Harg» Mari lo interpretò per un sì. Evidentemente era andata a segno. «David… mi permette di chiamarla così vero?» mormorò, sorridendo ammiccante. «No, signor Hulk non permette» Come non detto. Meglio non perdere altro tempo. «Signor Hulk, sappiamo tutti che la sua vita è sempre stata piuttosto adrenalinica, avvincente, eroica… cosa ha significato per lei ritrovarsi senza niente da fare e con un misero assegno di pensione a fine mese. La domanda non doveva essere quella ma ormai gli schemi erano saltati. «A Hulk piace non fare niente e la pensione di Hulk non essere misera.» «Ma lei ha lavorato solo qualche anno, non dovrebbe percepire nemmeno la minima!» sbottò Mari pensando a quella che sarebbe stata la sua di pensione. «Hulk essere supereroe, tu essere donna e basta. Io salvare il mondo tu fare la spesa e lavare i piatti.» Se da quella intervista non fosse dipeso il suo futuro, Mari l’avrebbe già infilzato con il tacco dodici, ma doveva agire d’astuzia. Se era la guerra che voleva, l’avrebbe avuta. «Forse è meglio parlare d’altro… le donne ad esempio. Contrariamente a diversi suo colleghi lei, il grande Hulk, non è mai apparso sulle riveste di gossip. Come mai?» Hulk si mosse nervoso sul divano rompendo un bracciolo. «Immagino che le sue dimensioni le abbiano creato qualche problema… non mi fraintenda, non alludevo… cioè insomma ha capito no? Anche perché a dirla fra noi si sa che di solito le cose sono inversamente proporzionali… Ma, mi scusi, sto farneticando. Parli pure» aggiunse in tono angelico. Hulk si grattò la testa e tirò su col naso, l’occhio divenne lucido e Mari esultò. «Oh non faccia così la prego… » Hulk divenne paonazzo, sembrava uno di quei peperoni rossi con le striature verdi. Mari incalzò. «Con me può confidarsi… io sono molto brava ad ascoltare. Mi dica: cosa la tormenta?» Hulk guardò la penna e il notes che Mari teneva fra le mani e lei capì - gli sorrise bonaria riponendoli nella borsa e, senza essere vista, accese il registratore. Lo scoop era nell’aria. «Donne essere tutte stupide e superficiali» «Beh, non generalizziamo…» «Sì, invece. Hulk essere stato innamorato tante volte ma nessuna mai me l’ha dat… cioè... si è innamorata di Hulk.» «Che strano!Chissà come mai?» «Loro uscire con me solo per convenienza… Essere tutta colpa dei miei colleghi… io non sopportare i miei colleghi!» E vai! Non poteva credere che l’avesse detto! Altro che verde di rabbia, quello era verde d’invidia! «Ma come? Voi siete i mitici Avengers! Uomini forti, coraggiosi, figh…» Mari si bloccò di colpo. Gli occhi neri di Hulk la scrutarono accusatori. «Ops!» «Vedi, anche tu come le altre! Hulk fortissimo, e tirò un pugno rompendo in due il tavolino, Hulk coraggioso, e sollevò le braccia alla Braccio di ferro, ma niente figo» concluse mettendosi le mani sulla faccia. «Beh, magari i suoi colleghi avranno anche altre qualità non pensa? Ad esempio, Capitan America –Mari pensò inevitabilmente al suo magnifica lato b – emmm, dicevo Capitan…» «A lui importare solo palestra, come a Thor il suo martello. Lo lucida tutto il giorno.» «Ok, ma c’è pure Falcon…» «Si vanta sempre delle sue ali peggio di un pavone» sentenziò Hulk sempre più incattivito. «Ironman è un esperto di tecnologia però, è molto intelligente» provò ancora Mari. «Lui non sapere proprio nulla. Computer dice a lui pure quando andare a fare pipì e Okai… solo un gran buffone.» Fece una pausa, ma riprese subito dopo. «E poi loro avere tutti bisogno di costume, non come Hulk! E di armi, non come Hulk! Loro tutta apparenza, non come Hulk! Loro anche molto scemi» Mai come te! Un colpo discreto alla porta annunciò che il tempo a disposizione era finito e sull’uscio comparve l’insegnate Aliena. Lean stava subito dietro. «Visto, tu nemmeno capace di fare intervista… pure tu donna stupida.» commentò acidamente il super stronzo «E adesso Hulk andare a mangiare» E senza degnarsi di salutare nessuno, si lanciò giù dalla finestra. «Hulk?» chiese Lean a Mari scuotendo mestamente il capo. «Risparmiami, non dire nulla» «E che vuoi che ti dica… a me è toccato La Cosa?!» Le ragazze si lanciarono un’occhiata avvilita. Mai na gioia! *** L’articolo “Confessioni di un supereroe frustrato” finì su tutte le prime pagine dei giornali. Mari ne ricavò un bel gruzzoletto, la sua prova finale meritò la lode ma, soprattutto, gli Avengers l’avevano nominata addetta alle public relation. Doveva ammetterlo, se Hulk non fosse stato così stronzo tutto questo non sarebbe successo… in fondo per lei era stato davvero un supereroe.
  4. Vedo i miei nipotini raramente. A Natale, Pasqua se non sono in vacanza da qualche parte. O almeno, è sempre stato così fino a quando Giovanni, il più grande, non disse, durante un pranzo in famiglia, "vorrei diventare un super - giornalista come il nonno!" Inutile dire quanto ne fui felice. Dovetti davvero sforzarsi per non piangere, ero commosso. E così passai interi pomeriggi a raccontare a mio nipote le interviste fatte con i più grandi supereroi di che il mondo abbia conosciuto. Andavo a caccia di ogni scoop, mi infiltravo nelle loro battaglie rischiando la vita, il tutto perché credevo in qualcosa. E ci credo ancora. Sono convinto che le persone debbano sapere di come qualcuno combatte per loro, rischiando la propria vita. Tuttavia non sempre ho potuto tenere a fede ai miei ideali. Ho fatto degli sbagli, uno in particolare. E così oggi, come tante altre volte, ho fatto sedere mio nipote in cucina. Pronto a insegnargli qualcosa. Ma non ho vecchie copie di quotidiani nazionali, nessun encomio o premio giornalistico. No, ho solo un foglio di carta, scritto a mano, spiegazzato. E una foto, di una vecchia signora vestita di scuro, dall'aria sola, e vagamente inquietante, seduta su una sedia a dondolo, con un gatto in braccio. "Questo, Giò, è uno dei miei ultimi articoli, parla dell'incidente a Roma." Fino a qui niente di strano. Era stato uno dei miei articoli migliori, uno dei fatti più ecclatanti della storia recente. "E chi hai intervistato?" Allungo la fotografia sul tavolo. Vedo un espressione stranita comparire sul giovane volto del mio allievo. "So cosa stai per chiedermi...ma ora ti prego di restare i n silenzio e ascoltare. Questo è l'articolo che non ho mai pubblicato. Questa è l'intervista alla Grande Strega nera. MOLTI ANNI PRIMA Entrai nella residenza/prigione/casa di riposo della Strega un giorno di agosto, intorno alle nove e trenta. Ricordo ancora che, nonostante la bella giornata, sembrava la temperatura si fosse abbassata di colpo arrivato di fronte al portone. Lei mi accolse con uno sguardo sprezzante. Con un vago sorriso colmo di sarcasmo. "E così la mia reputazione andrà a puttane per l'ennesima volta..." Poi abbassò lo sguardo. Tornando a guardare il gatto. Immaginavo questo tipo di reazione, ma non ero turbato. "Il mio scopo è sempre stato fare un'intervista seria. Priva di pregiudizi. E non certo finalizzata a distruggerle quello che è rimasto della sua reputazione. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare." I suoi occhi si spalancarono di stupore. Forse notai un velo di rabbia ma passò subito. La "strega nera" era rinchiusa in questa dimora isolata dal mondo da una decina d'anni ormai. "E dopo questa uscita arrogante e stupida...pensa ancora che risponderò alle sue domande?" "Si. O meglio. Confido nel fatto che non vorrà cacciare fuori una delle poche persone un grado di destarle interesse. Non ci deve essere molta vita sociale qui." "Ha ha! Complimenti. Hai vinto tu..ma attento la mia pazienza ha dei limiti." Gli occhi le si colorarono di nero per qualche istante. Ora si che incuteva timore. Non l'avrei presa in giro ulteriormente. "D'accordo. Procediamo." Iniziai con le domande standard... Le chiesi di quel giorno a Roma, ovviamente. Mi disse ciò che già sapevo, che tutti sapevano da migliaia di articoli e trasmissioni televisive. Lei era uno dei leader dei movimento ribelle "Antica lama", nato con lo scopo di sovvertire l'ordine mondiale. Quel giorno arrivò in città per utilizzare le sue capacità, e quelle di altri suoi alleati, per conquistare (o distruggere?) il Vaticano e espellere il Papa e tutti i suoi accoliti, ritenuti simboli dei poteri forti. Mi parlò un po' del suo gruppo, mi disse di come molti li vedessero come criminali, altri come eroi ribelli in grado di cambiare il mondo. "Avevamo fascino, e tanto. È per questo che mi sono unita a loro sai? Ero un'emarginata di un piccolo paese di rozzi contadini superstiziosi. Lo vedi il gatto? Kira si chiama, ed è uguale al mio primo animale. Bianco con striature nere. Ne ho sempre, sempre avuto uno di questo colore..." Fece una pausa "...il primo lo persi quando diedero fuoco a casa mia, riducendola in cenere, istigati da un prete. Un fottuto parroco locale che credeva di estirpare il demonio. Avevo dei poteri. Si...come altri. Questo faceva di me un mostro?" I suoi occhi cambiarono colore ancora e avvertii un brivido. Non era solo immaginazione. L'energia intorno a lei aumentava insieme alla collera suscitata da quei ricordi- Aspettai qualche secondo in silenzio, perché si calmasse. "Ora possiamo continuare?" chiesi Lei annuì. "Veniamo al momento della tua cattura..." "Ha ha. Si mi hanno presa. La Grande strega nera arrestata davanti a un cumulo di macerie che prima era una cattedrale. È stato bello...nonostante tutto." "Mi dica qualcosa in più" incalzai. Lei si fermò. Capì qualcosa dal mio sguardo forse. Capì che sapevo qualcosa. Ma proseguì. "Ero distrutta. Una lotta continua, estenuante. Gli altri membri del gruppo erano ormai fuggiti, uccisi, o caduti in mano alla polizia e agli "eroi". Arrivarono da tutto il mondo sa? Avevo da poco affrontato quel tipo con lo scudo, un gran bel ragazzo. E un vero guerriero! E anche i suoi amici, il capellone biondo col martello, quello col braccio d'acciaio. E quel prete! L'unico della sua razza per cui abbia un minimo di rispetto. Combatteva davvero bene...come si chiamava già? Don Matt..." "Non sviamo. Abbiamo poco tempo...so che sei rimasta indietro, e sei rimasta coinvolta nel crollo della cattedrale" "Se lo sai perché me lo chiedi?" "So che c'erano dei turisti, una coppia con un bambino. Per poco non rimanevano schiacciati dalle macerie." Lei rimase in silenzio. "Credo che possiamo terminare qui." "No invece" dissi. "Perché io c'ero. Ero vicino alla chiesa quando tutto è crollato." Ancora una volte non parlò. "Tu li hai salvati vero? Ho visto la bomba sganciata da un militare. Un fanatico che si credeva un eroe e...poi l'esplosione. Tu che ti fermi e usi i tuoi poteri per fare scudo alla famiglia." Un sorriso comparve sul suo volto. "Sapevo che avevi delle capacità nascoste" Mio nipote mi guardò stralunato. "Ma che significa?" Caro nipote. Oggi ti parlerò delle mie indagini sulle truffe operate da diverse persone di spicco del Vaticano, della "caccia alle streghe" che ancora operavano di nascosto. Delle tante persone, bambine sopratutto, che la Strega aveva salvato nel corso degli anni. Oggi ti racconterò di quell'articolo che mi fu impedito di pubblicare perché serviva un colpevole, un criminale come lei...e io volevo il mio lavoro. La stabilità economica...non volevo perderle. Perché tu capisca che non devi mai, mai fermarti alle apparenze. Mai farti bloccare dai compromessi, o ti schiacceranno. E il rimorso te lo porterai dietro per tutta la vita. "Posso leggere?" mi chiede. Gli passo il foglio di carta, lui lo apre e vede il titolo: INTERVISTA A UN SUPEREROE
  5. Mari

    Il mio amico Aquaman

    Commento New York 2026 - Sede di un giornale locale Prendo l'ascensore e penso che ho un'ultima possibilità: "Chi non scrive qualcosa di pubblicabile non verrà pagato dal prossimo mese" ha detto il capo. Ci mancava la concorrenza, i miei colleghi non sono giornalisti: sono squali. La fame fa fare sforzi sovrumani. Che brutta cosa la miseria! Arrivo in ufficio, sono speranzoso. Mi auguro che qualcuno dei personaggi famosi ai quali ho chiesto un'intervista abbia accettato. Uno solo, me ne basterebbe uno per fare il colpaccio. Alla mia postazione trovo dei post-it appiccicati al monitor del PC, respiro a fondo e li stacco uno alla volta per leggerli: Batman. Ore 16,45: "No grazie" Spiderman. Ore 16,50: "Mi scuso, ma ho grandi responsabilità e poco tempo" Ironman. Ore l7,00 il suo portavoce ha dichiarato: "Ironman è in vacanza in un luogo segreto con Pepper Potts" Superman. Ore 17,25: "Sono costretto a declinare l'invito perché Lois Lane ha l'esclusiva sulle mie interviste" Solo rifiuti. Porca vacca! Che m'invento ora? Prendo il telefono, una goccia di sudore mi scende dalla fronte, faccio il numero del mio collaboratore mentre mordicchio la penna. - Charlie? Sono John, ma cos'è questa storia che nessuno ha accettato di essere intervistato da me? - Eh, purtroppo quelli che ho rintracciato finora hanno tutti di meglio da fare. Aspetto ancora alcune risposte. ma la maggior parte ha declinato. - Allora ho ancora speranze... - Io la vedo dura capo. È un gran casino. La donna Invisibile non si riesce a trovare: nessuno la vede da mesi. Wonder Woman è irreperibile, dicono che ha messo su peso e che non si mostri più in pubblico. No, aspetta. Uno ci sarebbe… mi ha risposo proprio adesso. - Grazie a Dio! Chi è? Flash? La Cosa? Mr. Fantastic? - Aquaman - pausa di riflessione, respiro a fatica - Pronto John? Ci sei ancora? - Sì, Charlie, ci sono. Sbaglio o mi hai appena detto che quello sfigato di Aquaman è l'unico ad aver accettato? Dove l'hai scovato? A SeaWorld a dare da mangiare alle orche? - Ci sei andato vicino: è in una residenza per anziani in Florida. - Un ospizio? - Grido infuriato - ma come ragioni? - John, potrebbe uscire un bel pezzo, è comunque un supereroe... - Un bel pezzo un cazzo Charlie - gli urlo - sarà l'ultimo articolo che scriverò prima di essere licenziato, porca puttana! Il cuore mi martella, sto sudando freddo: Cristo! Mi prenderà un infarto secco di questo passo. - Calmati, sei il solito disfattista. Ti prenoto il volo per domattina? - Va bene dai, facciamo anche quest'ultima cazzata - riaggancio imprecando. Pine Hills (Florida) - Il giorno successivo Nel primo pomeriggio, sono sul taxi che mi sta portando all'appuntamento. Entro nella struttura indicata nell'indirizzo e mi fanno accomodare in una saletta dove, poco dopo, due energumeni con il camice bianco accompagnano un vecchietto dai capelli bianchi che si muove a fatica. A nessuno interesserà sapere quello che ha da dire questo supereroe ormai decrepito, che era di serie B anche quando era in forma. Gli allungo la mano sfoggiando un sorriso di circostanza. - Piacere Signor Aquaman, John Sumner di New York Today. - Piacere mio, ragazzo, le dispiace se facciamo l'intervista nella mia camera? Accetto, tanto peggio di così non può andare. Lo seguo lungo un corridoio stretto e lugubre, ci mettiamo un'infinità di tempo perché cammina come un maledetto bradipo in stato di coma vegetativo. Verrà un articolo di merda, me lo sento! Ricomincio a sudare freddo nonostante il caldo della Florida. Camera sua è orrenda: c'è un fortissimo odore di chiuso, salsedine e pesce andato a male, a stento trattengo i conati di vomito. - Mi permette di immergermi due minuti? - mi chiede indicandomi una grossa vasca simile a un acquario situato al posto del letto. - Prego. Si sfila la vestaglia e si immerge nella vasca. Nuota per qualche minuto: in acqua si muove molto più agilmente e quando esce mi sembra più sciolto e reattivo di prima. - Ah grazie, se non mi bagno spesso i dolori alle articolazioni mi uccidono. È una specie di reumatismo al contrario: questo clima mi ucciderà! - Molto interessante, posso accendere il registratore? - Prego. Lo accendo e, mestamente, mi accingo a iniziare questa farsa. - Come mai è andato in pensione? - Bella domanda... - il suo sguardo si perde nel vuoto, tace per qualche attimo poi sospira e riprende: - sono vittima di un complotto con lo scopo di screditarmi. - Da parte di chi? - Mah... credo da parte della Marvel. Mi viene da ridere, ma mi trattengo. - Se la prendono solo con lei o anche con altri della DC Comics? Molti di loro sono attivi e molto popolari. - I supereroi non sono come li conoscete voi: sono persone orribili! Superman è uno spocchioso narcisista, sempre a curare il suo ciuffetto ridicolo e a pomparsi i muscoli. Flash... vorrei che tutti sapessero come è nato il suo nome: le dico solo che gliel'ha affibbiato la sua ragazza... devo aggiungere altro? Spiderman passa il suo tempo a farsi selfie che poi fa pubblicare dal suo alter ego e Wonder Woman è una grandissima zoccola. L'ha data via come se non fosse sua a tutti e chi non la voleva... ah! Se il suo lazo potesse parlare! Vuole sapere una cosa che so solo io? Si avvicina per sussurrarmi qualcosa all'orecchio anche se siamo da soli e aggiunge, mentre un tanfo di pesce avariato m'investe: - Non riesce più a trasformarsi in Wonder Woman perché soffre di labirintite e se gira su sé stessa vomita. Scoppia in una risata fragorosa che mi lascia agghiacciato. Non solo è un vecchio rancoroso e paranoico è pure un grandissimo stronzo pettegolo che vuole sputtanare i suoi ex colleghi, ma proprio a me doveva capitare? Sono rovinato. Mentre penso a tutto questo lui continua a vomitare cattiverie su tutti. Ora ce l'ha con Batman: - È solo un miliardario borioso: senza soldi non sarebbe nessuno. È sempre circondato da donne bellissime, ma poi vive con Robin... ci siamo capiti no? - Dice? - mi fingo interessato ma a stento lo sto ad ascoltare. - Sono una massa di debosciati che intervengono solo se nei paraggi c'è una cinepresa altrimenti stanno nei loro rifugi a gozzovigliare. - Come fanno a screditarla? - L'invidia è una brutta cosa! Alcune persone fanno dichiarazioni assurde. Un esempio su tutti è quel telefilm spazzatura che parla di Nerd. A distanza di più di vent'anni ancora va di moda. In più di un'occasione mi hanno dato dello sfigato: loro hanno molto seguito nei giovani, mi hanno rovinato agli occhi delle nuove generazioni. - Parla della sit-com The Big Bang Theory? - Sì, luridi bastardi prezzolati dalla Marvel! Loro nemmeno conoscono i miei immensi poteri, non sanno nulla sulle mie imprese eroiche. Io comandavo su tutto il mondo sommerso che è molto più vasto della terra ferma. Da quando non ci sono più io a tenere a bada i nemici del mare, tutto il pianeta sta andando in malora: l'ecosistema della flora e della fauna marina lo regolavo io. Contrastavo lo scioglimento dei ghiacciai, e l'enorme scempio che l'uomo sta facendo inquinando i mari? Solo io lo combattevo e ripulivo le acque, ora che sono in pensione, sta andando tutto in rovina. - In effetti la situazione sta degenerando. Ma perché non lo fa più? - Ho perso la motivazione necessaria, ma in acqua sono ancora forte, e potrei addestrare qualche mutante per aiutarmi, tra gli x-men ce ne sono alcuni molto dotati, ma non si applicano o non sanno dove andare a intervenire. - Il pianeta avrebbe ancora bisogno di lei. Sembra spiazzato dalle mie parole, il problema è che lo penso davvero, ma come posso convincere la gente che Aquaman non è poi così inutile come lo descrivono? Ormai ha l'etichetta e l'inattività non ha giovato alla sua immagine. Comincia a sembrare affaticato e decido di interrompere l'intervista. - Ora la lascio alla sua vasca. Piacere di aver chiacchierato con lei. Spero di poterla vedere presto in mare a fare il suo lavoro di supereroe. Le lascio il mio biglietto da visita, nel caso volesse ancora dire qualcosa, lo faccia tramite me. - Lo farò senz'altro. È un giovane intelligente, sono lusingato che abbia scelto me per la sua intervista. - Lei è uno dei miei supereroi preferiti. Ho mentito spudoratamente: quel vecchietto mi fa un po' pena, in fondo è stato pur sempre un grande supereroe ai suoi tempi. Non occorre che sappia che è stato l'unico ad aver accettato di vedermi. Lo lascio solo e appena chiudo la porta sento uno splash. Che personaggio bizzarro. È acido e paranoico, ma credo che sarebbe molto utile alla causa ambientalista, mi sembra strano che tutti lo snobbino. Spero che venga un pezzo leggibile, ma nutro parecchi dubbi a riguardo. *** New York - un anno dopo Credo che sia il momento più alto della mia carriera da giornalista. Sono qui alla cerimonia per l'assegnazione del Pulitzer: l'articolo su Aquaman mi ha portato prima la promozione a Redattore Capo al mio giornale locale e poi il passaggio al New York Post con un notevole miglioramento di stipendio oltre alla nomination per il Pulitzer. Il tutto grazie alla sciagura che ha vissuto la Florida la notte dopo la mia intervista. Un'enorme inondazione ha colpito i Caraibi e la costa della Florida e, grazie all'intervento di Aquaman. sono state tratte in salvo migliaia di persone e le perdite sono state limitate. Il mio reportage unita all'intervista in esclusiva ad Aquaman, mi è valso la promozione e tutto il resto. Adesso lui è il mio supereroe preferito. È in lavorazione anche un film su di lui che lo riporterà agli onori di un tempo, lui sostiene che il merito è mio di avergli ridato la voglia di essere un supereroe, mi sento un po' in colpa, se solo sapesse quello che pensavo di lui! Il presidente della commissione sta annunciando il vincitore per la categoria "Giornalismo per il bene pubblico" - Il premio va a... - pausa infinita di suspense - ... John Sumner! Mi alzo tronfio d'orgoglio e vado a prendere l'applauso sul palco. Snocciolo i soliti ringraziamenti di rito e ricevo la mia prestigiosa medaglia. Grazie Aquaman, vecchio pettegolo paranoico con manie di persecuzione!
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