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  1. I primi tempi del ritorno della coppia reale furono felici. Le feste per accogliere la principessa e festeggiare il ritorno del principino strano durarono fino a notte fonda. Facevano passeggiate romantiche nei boschi ai piedi della Montagna per ammirare la bellezza della Luna. La principessa piantò sulla cima i fiori lunari splendenti che crebbero numerosi e forti con il nome di Stelle Alpine. All’improvviso, ella iniziò a spegnersi lentamente, fino ad appassire come una rosa. Divenne triste, la nostalgia forte scacciò l’amore dal suo cuore sofferente. Si ammalò rendendo il consorte disperato. Sembrava che non esistesse nemmeno una cura efficiente. Un giorno, la principessa era sempre a letto con il principe in lacrime al suo cospetto, arrivò il Re della Luna. Influenzato dai poteri lunari, aveva percepito il dolore della figlia e conscio dei rischi che correva chiese al genero di riportarla a casa. «I figli della Luna possono vivere solo per poco tempo sulla Terra — spiegò ansioso — perché la nostalgia per il nostro astro è così forte che potrebbe persino uccidere. Dobbiamo partire prima che sia tardi!» Il principe si rabbuiò alla parola “uccidere”, il dolore scavò il suo volto sbiancato. Si era scordato l’avvertimento cruciale dei figli della Luna. «Lei è la cosa più importante che ho e amo, ma se stare qui la rende infelice, allora rinuncerò a tutto pur di salvarla. Partite e alla svelta, fatela guarire. Mandatemi subito però i vostri messaggeri, devo sapere come sta o morirò lontano da lei!» Il Re promise di farsi sentire presto prima che la corte regale ripartì sulla nuvoletta, gettando il principe innamorato in una solitudine profonda. Riprese le sue visite notturne ai boschi al chiaro della luna, l’unico modo che conosceva per stare vicino all’amata principessa. Luna ha il volto rigato dalle lacrime, i singhiozzi sempre più forti rattristano il vecchio. «Non piangere, non è una storia così triste, vedrai. Ora arriva il bello.» «Non è per la storia. Ho pensato alla mamma. Anche lei sente nostalgia per il suo paese, nonno?» Il vecchio sorride, lottando contro un’emozione forte. Scaccia via il pensiero struggente e abbraccia la nipote. Le montagne sono oscurate dalle nuvole, si sentono i primi tuoni. «La notte in cui il principe trovò la soluzione a tutti i suoi problemi si scatenò una terribile tempesta. Per fortuna lì vicino c’era una grotta.» La grotta era illuminata, in vicinanza il principe sentì dei passi. Si girò su se stesso per paura di un nano dalla lunga barba grigia che lo fissava sorridendo. «Non avere paura, non ti farò del male.» disse il nano con la voce tremante. «Ci hai spaventato. Che ci fai nel nostro nascondiglio?» «Io? — esclamò sorpreso — E tu? Chi sei?» «Prima ero un Re felice, ma quelli come te ci hanno cacciato dalle nostre terre perché eravamo diversi ma molto forti. Da allora siamo costretti a nasconderci qui.» Il principe commosso, sulle labbra il nome della bella principessa, raccontò al Re dei Nani la propria triste storia. «Principe, se ti fidi di me, posso aiutarti di riportare la principessa sulla Terra!» esclamò il nano. «Chiedi a tuo padre il permesso di vivere in pace nelle vostre terre, e in cambio faremo ritornare e per sempre la principessa! Ti prometto che sarà felice!» Il giovane si illuminò e corse subito al palazzo reale, incurante del maltempo. Il Re, triste per l’assenza della principessa, ascoltò la sua richiesta annuendo di continuo con la testa. «E siano nostri amici! La nostra terra sarà loro casa!» A patto siglato il regno si riempì di fortissimi nani volenterosi, che notte e giorno compivano dei delicati movimenti circolari nell’aria. Per chi volesse sapere cosa stessero facendo, il Re dei Nani rispondeva orgoglioso: «Filano la luce lunare e la raccolgono in gomitoli luminosi. C’è bisogno di una grossa quantità per illuminare le montagne.» Una notte, mentre gli abitanti del regno delle Alpi Orientali dormivano, i nani si adoperarono per iniziare ad avvolgere i fili lunari su ogni cima che incontrarono. Alla fine della terza notte, il panorama del reame fu completamente diverso: magico e luminoso come se il regno si fosse all’improvviso trasformato nella Luna. Per festeggiare, il principe volò dall’amata, ma la trovò nel letto in fin di vita. «Amore mio, sono qui! Ora sulla Terra c’è uno spicchio lunare, non c’è più il pericolo che tu ti ammali di nuovo.» «E poi, nonno — grida Luna — tornarono sulla Terra?» Il nonno sorride, contagiato da quell’allegria che gli mancava da quando la nuora si era ammalata. «Tornarono, sì. La principessa si innamorò dei monti pallidi, si sentì finalmente a casa. Fu una regina longeva e con principe vissero per sempre felici.» «Come papà e mamma erano prima? Anche la mamma si è ammalata della nostalgia per il Brasile?» L’uomo tace. Si accorge che sono arrivati alla fermata. «Eccolo A, sta arrivando.» «Guarirà come la principessa, nonno?» L’autobus si ferma e l’anziano prende in braccio la bimba, il volto rigato da lacrime.
  2. La notte cala lentamente tra i sussurri del vento. Nel cielo oscuro domina una luna sorridente i cui raggi illuminano la montagna incantata. I due innamorati, mano nella mano, si guardano negli occhi promettendosi l’amore eterno. Un vecchio e una bambina passeggiano per le vie affollate. Trento, nel periodo di feste, è piena di turisti da ogni angolo del mondo. Le diverse lingue si accavallano, la piccola gira la testa di continuo sorridendo allegramente. Tutto quel chiasso la diverte, ma anche stanca. Dopo un bel girovagare tra le bancarelle, i due fanno una sosta nell’unico bar in piazza che ha le sedie ancora fuori. L’uomo ordina una cioccolata calda per la ragazzina e un caffè d’orzo per sé. In lontananza si vedono le montagne imbiancate che sovrastano la città. «Tu sai come chiamano le nostre Dolomiti, nonno?» domanda Luna, gli occhi azzurri brillano di curiosità e fantasia. Il vecchio, i capelli corti brizzolati, il viso marcato dalle rughe di saggezza, sorride e accarezza la testa della bambina. «Ci sono vari nominativi, ma c’è uno in particolare che mi è sempre piaciuto e che incanta tua madre. Mentre era in dolce attesa, si faceva raccontare la storia di continuo. È uno di motivi per cui ti aveva chiamato come la principessa.» «Quale principessa, nonno?» L’arrivo della cameriera interrompe per un attimo il racconto del vecchio. «Attenta a non scottarti! La principessa illuminata. Dicono sia stata molto bella, ma anche triste fino a quando…» Il volto della bimba si fa serio, le due manine nei guanti rosa di lana con pon pon sostengono il mento arrossato dal freddo. «Fino a quando?» «Te la racconto dal principio.» Era una notte di luna piena quando il regno delle Alpi Orientali accolse l’arrivo del principino. I saggi narravano che chiunque venisse al mondo illuminato dal chiarore lunare, ne sarebbe stato attratto per tutta la vita. Fu così che accadde al giovane principe, sempre con lo sguardo fisso sulla Luna e un sogno ricorrente: trasferirvisi in un futuro. «Figlio mio — diceva la regina — basta con questa ossessione. Non puoi stare tutto il giorno incollato alla finestra a fantasticare. Esci a fare una passeggiata. Fuori c’è un sole meraviglioso!» Il bimbo, seppur docile con la madre, si negava sempre. Non aveva mai voglia. Il Sole splendeva, a volte sembrava persino che gli sorridesse. Ma non era la Luna, né possedeva la sua bellezza eterea. La regina lasciava la stanza del figlio, protestando sconsolata tra sé e sé. Nulla che potesse dire o fare avrebbe cambiato la sorte del principe. Il giovane viveva per la notte, quando avvolto nella coperta calda sgattaiolava dalla porta nascosta del castello e si addentrava nei boschi del regno. Camminava e pensava, immaginando come sarebbe stata la vita sulla Luna. In una delle passeggiate segrete ebbe l’incontro che gli cambiò per sempre la vita. Luna batte le mani, le guance si colorano di rosso mentre esclama divertita: «Incontra la principessa, vero nonno?» Il vecchio annuisce, l’indice destro davanti la bocca. Luna ripete il gesto ridacchiando. «Scusa, nonno. Non lo faccio più.» «Non mi interrompere, tesoro. Dove eravamo rimasti, ah sì. Il principe sta per vivere un momento magico inaspettato.» Gli occhi di Luna sono sgranati dallo stupore, la bocca macchiata dalla cioccolata aperta leggermente. Sta per dire qualcosa, ma si ricorda la promessa. La voce suadente del nonno interrompe il silenzio. L’aria invernale pizzicava il naso del ragazzino, la terra innevata sotto i piedi scricchiolava. Arrivato ai piedi di un monte, nel silenzio profondo della notte, udì delle voci indistinte. Alzando la testa, la cima della Montagna era illuminata dalla luna piena, gli sembrò di intravedere delle sagome coperte da una spessa nuvoletta bianca. Il principe tremò dalla paura, che cedette subito posto al coraggio. Passo dopo passo era sempre più vicino alla nuvola lattea sospesa in aria; le voci diventavano sempre più chiare. Con il cuore a mille, si spostò ancora, giusto quanto bastava. Le ombre erano allora più chiare e si sorprese al scoprire che appartenevano a due esserini eterei e strani, a prima vista pacifici. «Nel nome del Re di queste Terre, il mio babbo, identificatevi subito! Chi siete e che fate nei nostri boschi in piena notte?» I due omini bianchi e lucenti come l’amica del principe che gli sorrideva da lassù, si avvicinarono al giovane parlando all’unisono. «Principe, siamo i figli della Luna in visita amichevole sulla Terra. Ci manda la nostra principessa, una sua coetanea che ama il vostro pianeta e vuole sempre averne notizie.» Detto ciò, i due si fecero ancora più piccoli e con un tenero sorriso salutarono il futuro Re, pronti a tornare a casa loro per essere stati scoperti in esplorazione. Un guizzo di eccitazione illumino gli occhi neri del principe. Era l’occasione che aspettava da una seppur giovane vita. Non l’avrebbe sprecato per nulla al mondo. «Amici, venite al momento propizio! Sogno da sempre di poter visitare la Luna, so che è nel mi destino. Portatemi con voi, vi scongiuro!» I figli della Luna furono sbalorditi. Si consultarono a lungo e alla fine decisero di accogliere la strana proposta del principe, non prima di averlo avvertito di tutte le difficoltà del caso. Entusiasta, il giovane non li ascoltò nemmeno fino in fondo, intento a raccogliere un corposo mazzo di rododendro per omaggiare la principessa lunare. La nuvoletta si staccò delicatamente dal monte e volò rapida in direzione del cielo. Quando arrivarono sulla Luna, gli occhi del Principe furono accecati da tutta quella brillantezza che superava la sua immaginazione. Ogni cosa era bianca! I prati intorno a lui, i fiori, gli animali, le persone, persino il cibo. «I terrestri in visita sulla luna sono pochi, altezza — disse uno degli accompagnatori — la luce è troppo forte per i vostri occhi e porta col tempo la cecità.» Il Principe ignorò l’avvertimento, felice di aver realizzato il suo sogno. Stringeva il mazzo di rododendri colorati, il dono per la principessa della Luna che chiese subito di vedere. Il primo incontrò avvenne un’ora più tardi. Alla vista della figura eterea, il cuore del principe smise di battere per alcuni istanti. La principessa era così bella, le mani erano un continuo tremolio mentre le porgeva il bouquet colorato. Parlarono a lungo della Terra e delle sue meraviglie. Si scoprirono simili più di quanto pensassero, il passo dal conoscimento all’amore folle fu breve. Innamorati persi decisero di sposarsi. Per accontentare il Re, il principe acconsentì di restare a vivere sulla Luna. Le nozze furono brillanti, come il futuro etereo che sognavano. Dopo un po’ però il principe cominciò a perdere la vista, proprio come da avvertimento. Presto sarebbe diventato cieco. La principessa decise allora di seguire il suo cuore e propose all’amato di cambiare subito la dimora. «Amore mio, trasferiamoci sulla Terra! L’ho sempre amata e finalmente potrò gustarne ogni bellezza come ho sempre desiderato.» Il Re non fu d’accordo, cosciente dei rischi che correva la sua bambina, ma vederla felice lo convinse a dare loro la sua benedizione. La principessa portò con sé, come ricordo, un mazzo dei fiori lunari, sconosciuti sulla Terra. La felicità nel salire sulla nuvoletta dipinse sul suo volto un sorriso magnifico. «Scusa, nonno. Non capisco — interrompe Luna all’improvviso — se era felice di accompagnare il principe, perché parlavi della tristezza all’inizio?» «Luna, abbi pazienza. Arriverò presto anche a quel dettaglio. Hai finito di bere?» Al vedere la bimba annuire, il nonno sorride e si alza lentamente. «Facciamo una passeggiata prima di andare dalla mamma. Dove eravamo?» «La principessa viene sulla Terra.»
  3. Matt

    Silver death

    Commento http://ultimapagina.net/forum/topic/504-violino/?do=findComment&comment=8282 (con la gentile concessione della pasta patate riso e cozze) SILVER DEATH Non ne poteva più di tutto quell’incontrollabile tremare, delle nuvolette quando respirava, la sciarpa sulla faccia e il berretto che non copriva mai abbastanza. Non era uno stramaledetto pinguino: era un uomo che amava la spiaggia, il sole e le scottature. Però era lì, in un paesino della Siberia che non riusciva nemmeno a ricordare (forse Warlast o Wirstar, o qualcosa di simile). Il primo impatto era stato orribile, ma piano piano ci stava facendo il callo. La nota positiva era che tutti lì si facevano i cavoli loro, avevano troppo freddo per fermarsi e chiacchierare, o voltare la testa per guardare quel nuovo arrivato che imprecava alla ricerca di un locale con il riscaldamento. Non c’erano manager in affari, persone con la fretta dietro al culo, pazzi schizzati o loschi individui con l’impermeabile; perché se c’era un tipo di persona di cui non ci si doveva mai fidare quello era il tizio con l’impermeabile. Tirò su con il naso e tuffò il volto nella sciarpa. Aveva una fame assassina, ma sapeva che poco distante avrebbe scorto il ristorante in cui era solito cenare da un paio di settimane. Il Silver era il posto migliore dove mangiare qualcosa di decente in quel buco di culo ghiacciato che chiamavano Werstor, o Wistrot, ben gestito e con un personale ridotto ma simpatico. Nonostante la scarsa, e ingiusta, frequenza del posto, riuscivano lo stesso ad andare avanti e lui ne era felice perché altrimenti non avrebbe trovato un altro posto dove saziarsi decentemente. «Ferdinand!» lo salutò Aalina, con la sua voce squillante, non appena varcò la soglia. «Ti aspettavo da un momento all’altro: siediti pure al solito posto, la pasta patate riso e cozze è quasi pronta!» Gli lanciò un sorriso e andò in cucina. Quella ragazza l’aveva catturato sin da quando era arrivato dalla lontana Manhattan, che rispetto a dove si trovava era di certo più vivibile. Non che sognasse di ritornarci, sia chiaro, c’erano troppi ricordi e problemi che lì non l’avevano più asfissiato. Si stava trasformando in uno Yeti, ma almeno era uno Yeti sereno. Mentre toglieva il giaccone e arrotolava la sciarpa, ascoltava Aalina fischiettare una canzone, sembrava la colonna sonora di Frozen ma non ne era troppo sicuro. La ragazza uscì poco dopo dalla cucina con un piatto fumante. «Ecco a te.» Depositò il piatto sulla tovaglia di un bianco immacolato. Ferdinand sorrise osservandola, perché la ragazza non aveva voluto nascondere gli orecchini che lui stesso le aveva regalato il giorno prima per il compleanno, fregandosene di quello che avrebbe potuto dire suo padre. Non sarebbe stato un problema in effetti, ma si dava il caso che il padre, grosso omone attaccato alle vecchie tradizioni, era anche il gestore del ristorante assieme alla moglie e quindi, in un certo senso, andare a mangiare da loro era un rischio. Tuttavia, per usare una frase originale: il rischio era il suo mestiere. Aalina rimase lì, in attesa. «Be’» fece, «come ti trovi qui?» Lui resistesse nel risponderle “Con il gps, con tutta sta neve non si vede un cazzo” ma non lo fece, perché in quel posto le sue battute non sortivano l’effetto che desiderava. Non che in qualche altro luogo sortissero un effetto diverso. «Casa un po’ mi manca, ma preferisco essere qua che là. Non sopportavo più di…» Ferdinand si fermò, interrompendo la frase. «Di?» lo incalzò lei. «Nulla, pensavo ancora al lavoro…» «Ah, il tuo lavoro misterioso.» «Già.» Ferdinand si mise a giocare con le posate, esclusivamente per lui in argento, incerto se mangiare o dover dire qualcos'altro. In quel momento la porta si aprì e un uomo entrò nel Silver. Indossava un cappotto nero. Brutto segno. Aalina si ricompose e torno dietro al bancone, preparandosi ad accogliere la clientela. «Buonasera, un tavolo per uno?» fece, con voce affabile. Lui dapprima non disse una parola, poi avanzò di alcuni passi e chiese: «Cosa avete di... rosso?» A quel punto l’attenzione di Ferdinand aumentò: lo sconosciuto avevano qualcosa di familiare, troppo familiare. Sebbene il cappotto lo coprisse quasi interamente, con tanto di cappuccio calato, aveva capito in che guai si erano cacciati. «Uhm, vediamo… ginger?» «No.» «Del vino?» «No.» «Un succo d’arancia?» «No.» «Una deliziosa spremuta di barbabietola?» «Cosa? No!» «Un bloody Mary?» A quel punto lo sconosciuto emise uno strano rumore, simile ad un sibilo, poi le puntò gli occhi arrossati addosso e rispose: «Magari un bloody Aalina…» Le sue mani scattarono veloci verso il collo della ragazza, che arretrò urlando e schiaffeggiandogliele. Ferdinand afferrò d’istinto una posata a caso, gridò «hei!» e quando l’uomo si voltò glielo dirò dietro, accorgendosi subito dopo di aver scagliato il cucchiaio. L’uomo, dopo essere stato colpito al volto, scattò all’indietro coprendosi la guancia con le mani. Ferdinand era sicuro che quel fumo che sfuggiva dalla figura non era di certo alito. Erano anche lì. Ciò da cui era fuggito, il lavoro, l’aveva raggiunto. «Entra in cucina, Aalina!» «Hai ancora fame?» chiese lei, perplessa. «No, cioè sì, ma no!» «Sì o no? Devi essere chiaro, sennò come…» Il tizio si alzò parecchio incazzato e cercò di afferrarla, ma lei arretrò sbigottita. «Ma che fai, non vedi che sto prendendo un’ordinazione?» Lui non badò alle sue parole e cercò di oltrepassare il bancone, ma Aalina si voltò e prese la prima cosa che gli capitò a tiro: un vassoio d’argento. Glielo fracassò in testa con tanto di BONG! Il colpo l’atterrò di nuovo e lo lasciò per qualche istante a terra agonizzante, mentre si torceva come un lombrico tagliato a metà da uno stupido marmocchio sadico. Aalina si pretese verso l’uomo che aveva colpito, si era tirato dietro la tovaglia del tavolo più vicino e ci si stava dimenando dentro. «Animale! Ci ho messo due ore a stirarla!» La ragazza scavalcò il bancone con un balzo felino e lo colpì in testa. «Alzati subito!» «Aia! Aia! Mi fai male, cretina!» si lamentò lui, cercando di proteggersi con le braccia. «Cretina a chi? Cretina a chi, eh?» Lo prese per l’impermeabile e cercò di strattonarlo via dalla tovaglia, lui si ritrasse sfilandoselo. Sotto portava un tanga verde fosforescente e aveva il petto villoso che manco l’orso grizzly. «Ma che fai? Ridammelo!» si lamentò, coprendosi il pacco con le mani. «A sconcio!» esordì Edda dalla cucina, con un mestolo in mano. «Questo è un ristorante fine, coglione! Boris, Boris! C’è un tizio nudo!» Il marito accorse subito con una coscia di pollo calata a metà in bocca, lo vide e per poco non si strozzò. Quindi la sputò e impugnò un tostapane, accompagnando il gesto con imprecazioni elaborate. Il mostro, che di riflessi ne aveva gran pochi, venne colpito al petto. «Ma sei scemo?» gli ululò contro, sbigottito. «Non si entra nel mio ristorante conciato in quel modo! Pervertito!» gli urlò Boris di rimando, lanciandogli cose di ogni tipo, compreso il cellulare della figlia che lo rincorse stile rugbista al grido di «l’aifooonnnn!», schiantandosi contro il malcapitato mezzo nudo. Ferdinand si stava godendo tutta la scena mangiando il suo piatto di patate riso e cozze, in piena serenità. Una volta tanto qualcuno che lavorava al posto suo! Boris intanto aveva afferrato il bizzarro tizio nudista dalle orecchie e lo stava prendendo a calci nel sedere. Nello sconosciuto dei ricordi, di sua madre che lo puniva quando non gettava le sacche di sangue finite nel cestino, gli sovvennero quasi stesse rivivendo quei tremendi momenti. «Pervertito! Hai distrutto il mio ristorante! Hai spaventato mia moglie e mia figlia!» Le due, d’altro canto, stavano guardando con un certo quella protuberanza che si distingueva nel sottile indumento fosforescente. «Mi lasci. Mi lasci, lei è pazzo!» «Mi pagherai tutto quello che hai scassato!» Lui trovò la forza per voltarsi e mostrargli dei lunghi canini affilati, sibilando. Boris però non si fece intimorire e gli piazzò una testata epocale che fece sbilanciare il nemico, che a quel punto decise di abbandonare il locale in fretta e in furia raschiando il parquet con le scarpe ancora umide. «Il pavimento! Il pavimento!» Una serie di pentole attraversarono la sala, mentre la porta si apriva e chiudeva nel giro di pochi secondi. «L’ho preso?» domandò Edda, con la testa che sporgeva dal bancone. «Temo che fia fuffito, fignora» farfugliò di rimando Ferdinand, ingurgitando un boccone a forza. «Fuffito? Nessuno si è mai permesso di fuffire senza salutare!» tuonò Boris. «Amore, portami il fucile! Non voglio che i maleducati infestino il nostro ristorante!» Un attimo dopo padre, armato di fucile da caccia, madre armata di mocho vileda e figlia, che filmava tutto, uscirono di corsa alla ricerca del depravato che aveva messo a soqquadro il loro amato ristorante di famiglia. Nel frattempo Ferdinand aveva terminato la sua cena e, non ancora del tutto sazio, pensò di chiedere un bis. Purtroppo non era rimasto nessuno all’interno, quindi dovette servirsi da solo. D’un tratto si fermò, chiedendosi se fosse il caso di andarli ad aiutare. Uscì dalla cucina, nel locale sembrava che fossero passati gli sciacalli. Si guardò attorno. «Be’, dopotutto è ancora domenica.» Perciò si risedette e affondò il cucchiaio nella seconda porzione di riso patate e cozze, masticando tutto felice la succulenta prelibatezza. Com’era duro il lavoro di cacciatore delle tenebre!
  4. Vedo i miei nipotini raramente. A Natale, Pasqua se non sono in vacanza da qualche parte. O almeno, è sempre stato così fino a quando Giovanni, il più grande, non disse, durante un pranzo in famiglia, "vorrei diventare un super - giornalista come il nonno!" Inutile dire quanto ne fui felice. Dovetti davvero sforzarsi per non piangere, ero commosso. E così passai interi pomeriggi a raccontare a mio nipote le interviste fatte con i più grandi supereroi di che il mondo abbia conosciuto. Andavo a caccia di ogni scoop, mi infiltravo nelle loro battaglie rischiando la vita, il tutto perché credevo in qualcosa. E ci credo ancora. Sono convinto che le persone debbano sapere di come qualcuno combatte per loro, rischiando la propria vita. Tuttavia non sempre ho potuto tenere a fede ai miei ideali. Ho fatto degli sbagli, uno in particolare. E così oggi, come tante altre volte, ho fatto sedere mio nipote in cucina. Pronto a insegnargli qualcosa. Ma non ho vecchie copie di quotidiani nazionali, nessun encomio o premio giornalistico. No, ho solo un foglio di carta, scritto a mano, spiegazzato. E una foto, di una vecchia signora vestita di scuro, dall'aria sola, e vagamente inquietante, seduta su una sedia a dondolo, con un gatto in braccio. "Questo, Giò, è uno dei miei ultimi articoli, parla dell'incidente a Roma." Fino a qui niente di strano. Era stato uno dei miei articoli migliori, uno dei fatti più ecclatanti della storia recente. "E chi hai intervistato?" Allungo la fotografia sul tavolo. Vedo un espressione stranita comparire sul giovane volto del mio allievo. "So cosa stai per chiedermi...ma ora ti prego di restare i n silenzio e ascoltare. Questo è l'articolo che non ho mai pubblicato. Questa è l'intervista alla Grande Strega nera. MOLTI ANNI PRIMA Entrai nella residenza/prigione/casa di riposo della Strega un giorno di agosto, intorno alle nove e trenta. Ricordo ancora che, nonostante la bella giornata, sembrava la temperatura si fosse abbassata di colpo arrivato di fronte al portone. Lei mi accolse con uno sguardo sprezzante. Con un vago sorriso colmo di sarcasmo. "E così la mia reputazione andrà a puttane per l'ennesima volta..." Poi abbassò lo sguardo. Tornando a guardare il gatto. Immaginavo questo tipo di reazione, ma non ero turbato. "Il mio scopo è sempre stato fare un'intervista seria. Priva di pregiudizi. E non certo finalizzata a distruggerle quello che è rimasto della sua reputazione. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare." I suoi occhi si spalancarono di stupore. Forse notai un velo di rabbia ma passò subito. La "strega nera" era rinchiusa in questa dimora isolata dal mondo da una decina d'anni ormai. "E dopo questa uscita arrogante e stupida...pensa ancora che risponderò alle sue domande?" "Si. O meglio. Confido nel fatto che non vorrà cacciare fuori una delle poche persone un grado di destarle interesse. Non ci deve essere molta vita sociale qui." "Ha ha! Complimenti. Hai vinto tu..ma attento la mia pazienza ha dei limiti." Gli occhi le si colorarono di nero per qualche istante. Ora si che incuteva timore. Non l'avrei presa in giro ulteriormente. "D'accordo. Procediamo." Iniziai con le domande standard... Le chiesi di quel giorno a Roma, ovviamente. Mi disse ciò che già sapevo, che tutti sapevano da migliaia di articoli e trasmissioni televisive. Lei era uno dei leader dei movimento ribelle "Antica lama", nato con lo scopo di sovvertire l'ordine mondiale. Quel giorno arrivò in città per utilizzare le sue capacità, e quelle di altri suoi alleati, per conquistare (o distruggere?) il Vaticano e espellere il Papa e tutti i suoi accoliti, ritenuti simboli dei poteri forti. Mi parlò un po' del suo gruppo, mi disse di come molti li vedessero come criminali, altri come eroi ribelli in grado di cambiare il mondo. "Avevamo fascino, e tanto. È per questo che mi sono unita a loro sai? Ero un'emarginata di un piccolo paese di rozzi contadini superstiziosi. Lo vedi il gatto? Kira si chiama, ed è uguale al mio primo animale. Bianco con striature nere. Ne ho sempre, sempre avuto uno di questo colore..." Fece una pausa "...il primo lo persi quando diedero fuoco a casa mia, riducendola in cenere, istigati da un prete. Un fottuto parroco locale che credeva di estirpare il demonio. Avevo dei poteri. Si...come altri. Questo faceva di me un mostro?" I suoi occhi cambiarono colore ancora e avvertii un brivido. Non era solo immaginazione. L'energia intorno a lei aumentava insieme alla collera suscitata da quei ricordi- Aspettai qualche secondo in silenzio, perché si calmasse. "Ora possiamo continuare?" chiesi Lei annuì. "Veniamo al momento della tua cattura..." "Ha ha. Si mi hanno presa. La Grande strega nera arrestata davanti a un cumulo di macerie che prima era una cattedrale. È stato bello...nonostante tutto." "Mi dica qualcosa in più" incalzai. Lei si fermò. Capì qualcosa dal mio sguardo forse. Capì che sapevo qualcosa. Ma proseguì. "Ero distrutta. Una lotta continua, estenuante. Gli altri membri del gruppo erano ormai fuggiti, uccisi, o caduti in mano alla polizia e agli "eroi". Arrivarono da tutto il mondo sa? Avevo da poco affrontato quel tipo con lo scudo, un gran bel ragazzo. E un vero guerriero! E anche i suoi amici, il capellone biondo col martello, quello col braccio d'acciaio. E quel prete! L'unico della sua razza per cui abbia un minimo di rispetto. Combatteva davvero bene...come si chiamava già? Don Matt..." "Non sviamo. Abbiamo poco tempo...so che sei rimasta indietro, e sei rimasta coinvolta nel crollo della cattedrale" "Se lo sai perché me lo chiedi?" "So che c'erano dei turisti, una coppia con un bambino. Per poco non rimanevano schiacciati dalle macerie." Lei rimase in silenzio. "Credo che possiamo terminare qui." "No invece" dissi. "Perché io c'ero. Ero vicino alla chiesa quando tutto è crollato." Ancora una volte non parlò. "Tu li hai salvati vero? Ho visto la bomba sganciata da un militare. Un fanatico che si credeva un eroe e...poi l'esplosione. Tu che ti fermi e usi i tuoi poteri per fare scudo alla famiglia." Un sorriso comparve sul suo volto. "Sapevo che avevi delle capacità nascoste" Mio nipote mi guardò stralunato. "Ma che significa?" Caro nipote. Oggi ti parlerò delle mie indagini sulle truffe operate da diverse persone di spicco del Vaticano, della "caccia alle streghe" che ancora operavano di nascosto. Delle tante persone, bambine sopratutto, che la Strega aveva salvato nel corso degli anni. Oggi ti racconterò di quell'articolo che mi fu impedito di pubblicare perché serviva un colpevole, un criminale come lei...e io volevo il mio lavoro. La stabilità economica...non volevo perderle. Perché tu capisca che non devi mai, mai fermarti alle apparenze. Mai farti bloccare dai compromessi, o ti schiacceranno. E il rimorso te lo porterai dietro per tutta la vita. "Posso leggere?" mi chiede. Gli passo il foglio di carta, lui lo apre e vede il titolo: INTERVISTA A UN SUPEREROE
  5. Mari

    Il mio amico Aquaman

    Commento New York 2026 - Sede di un giornale locale Prendo l'ascensore e penso che ho un'ultima possibilità: "Chi non scrive qualcosa di pubblicabile non verrà pagato dal prossimo mese" ha detto il capo. Ci mancava la concorrenza, i miei colleghi non sono giornalisti: sono squali. La fame fa fare sforzi sovrumani. Che brutta cosa la miseria! Arrivo in ufficio, sono speranzoso. Mi auguro che qualcuno dei personaggi famosi ai quali ho chiesto un'intervista abbia accettato. Uno solo, me ne basterebbe uno per fare il colpaccio. Alla mia postazione trovo dei post-it appiccicati al monitor del PC, respiro a fondo e li stacco uno alla volta per leggerli: Batman. Ore 16,45: "No grazie" Spiderman. Ore 16,50: "Mi scuso, ma ho grandi responsabilità e poco tempo" Ironman. Ore l7,00 il suo portavoce ha dichiarato: "Ironman è in vacanza in un luogo segreto con Pepper Potts" Superman. Ore 17,25: "Sono costretto a declinare l'invito perché Lois Lane ha l'esclusiva sulle mie interviste" Solo rifiuti. Porca vacca! Che m'invento ora? Prendo il telefono, una goccia di sudore mi scende dalla fronte, faccio il numero del mio collaboratore mentre mordicchio la penna. - Charlie? Sono John, ma cos'è questa storia che nessuno ha accettato di essere intervistato da me? - Eh, purtroppo quelli che ho rintracciato finora hanno tutti di meglio da fare. Aspetto ancora alcune risposte. ma la maggior parte ha declinato. - Allora ho ancora speranze... - Io la vedo dura capo. È un gran casino. La donna Invisibile non si riesce a trovare: nessuno la vede da mesi. Wonder Woman è irreperibile, dicono che ha messo su peso e che non si mostri più in pubblico. No, aspetta. Uno ci sarebbe… mi ha risposo proprio adesso. - Grazie a Dio! Chi è? Flash? La Cosa? Mr. Fantastic? - Aquaman - pausa di riflessione, respiro a fatica - Pronto John? Ci sei ancora? - Sì, Charlie, ci sono. Sbaglio o mi hai appena detto che quello sfigato di Aquaman è l'unico ad aver accettato? Dove l'hai scovato? A SeaWorld a dare da mangiare alle orche? - Ci sei andato vicino: è in una residenza per anziani in Florida. - Un ospizio? - Grido infuriato - ma come ragioni? - John, potrebbe uscire un bel pezzo, è comunque un supereroe... - Un bel pezzo un cazzo Charlie - gli urlo - sarà l'ultimo articolo che scriverò prima di essere licenziato, porca puttana! Il cuore mi martella, sto sudando freddo: Cristo! Mi prenderà un infarto secco di questo passo. - Calmati, sei il solito disfattista. Ti prenoto il volo per domattina? - Va bene dai, facciamo anche quest'ultima cazzata - riaggancio imprecando. Pine Hills (Florida) - Il giorno successivo Nel primo pomeriggio, sono sul taxi che mi sta portando all'appuntamento. Entro nella struttura indicata nell'indirizzo e mi fanno accomodare in una saletta dove, poco dopo, due energumeni con il camice bianco accompagnano un vecchietto dai capelli bianchi che si muove a fatica. A nessuno interesserà sapere quello che ha da dire questo supereroe ormai decrepito, che era di serie B anche quando era in forma. Gli allungo la mano sfoggiando un sorriso di circostanza. - Piacere Signor Aquaman, John Sumner di New York Today. - Piacere mio, ragazzo, le dispiace se facciamo l'intervista nella mia camera? Accetto, tanto peggio di così non può andare. Lo seguo lungo un corridoio stretto e lugubre, ci mettiamo un'infinità di tempo perché cammina come un maledetto bradipo in stato di coma vegetativo. Verrà un articolo di merda, me lo sento! Ricomincio a sudare freddo nonostante il caldo della Florida. Camera sua è orrenda: c'è un fortissimo odore di chiuso, salsedine e pesce andato a male, a stento trattengo i conati di vomito. - Mi permette di immergermi due minuti? - mi chiede indicandomi una grossa vasca simile a un acquario situato al posto del letto. - Prego. Si sfila la vestaglia e si immerge nella vasca. Nuota per qualche minuto: in acqua si muove molto più agilmente e quando esce mi sembra più sciolto e reattivo di prima. - Ah grazie, se non mi bagno spesso i dolori alle articolazioni mi uccidono. È una specie di reumatismo al contrario: questo clima mi ucciderà! - Molto interessante, posso accendere il registratore? - Prego. Lo accendo e, mestamente, mi accingo a iniziare questa farsa. - Come mai è andato in pensione? - Bella domanda... - il suo sguardo si perde nel vuoto, tace per qualche attimo poi sospira e riprende: - sono vittima di un complotto con lo scopo di screditarmi. - Da parte di chi? - Mah... credo da parte della Marvel. Mi viene da ridere, ma mi trattengo. - Se la prendono solo con lei o anche con altri della DC Comics? Molti di loro sono attivi e molto popolari. - I supereroi non sono come li conoscete voi: sono persone orribili! Superman è uno spocchioso narcisista, sempre a curare il suo ciuffetto ridicolo e a pomparsi i muscoli. Flash... vorrei che tutti sapessero come è nato il suo nome: le dico solo che gliel'ha affibbiato la sua ragazza... devo aggiungere altro? Spiderman passa il suo tempo a farsi selfie che poi fa pubblicare dal suo alter ego e Wonder Woman è una grandissima zoccola. L'ha data via come se non fosse sua a tutti e chi non la voleva... ah! Se il suo lazo potesse parlare! Vuole sapere una cosa che so solo io? Si avvicina per sussurrarmi qualcosa all'orecchio anche se siamo da soli e aggiunge, mentre un tanfo di pesce avariato m'investe: - Non riesce più a trasformarsi in Wonder Woman perché soffre di labirintite e se gira su sé stessa vomita. Scoppia in una risata fragorosa che mi lascia agghiacciato. Non solo è un vecchio rancoroso e paranoico è pure un grandissimo stronzo pettegolo che vuole sputtanare i suoi ex colleghi, ma proprio a me doveva capitare? Sono rovinato. Mentre penso a tutto questo lui continua a vomitare cattiverie su tutti. Ora ce l'ha con Batman: - È solo un miliardario borioso: senza soldi non sarebbe nessuno. È sempre circondato da donne bellissime, ma poi vive con Robin... ci siamo capiti no? - Dice? - mi fingo interessato ma a stento lo sto ad ascoltare. - Sono una massa di debosciati che intervengono solo se nei paraggi c'è una cinepresa altrimenti stanno nei loro rifugi a gozzovigliare. - Come fanno a screditarla? - L'invidia è una brutta cosa! Alcune persone fanno dichiarazioni assurde. Un esempio su tutti è quel telefilm spazzatura che parla di Nerd. A distanza di più di vent'anni ancora va di moda. In più di un'occasione mi hanno dato dello sfigato: loro hanno molto seguito nei giovani, mi hanno rovinato agli occhi delle nuove generazioni. - Parla della sit-com The Big Bang Theory? - Sì, luridi bastardi prezzolati dalla Marvel! Loro nemmeno conoscono i miei immensi poteri, non sanno nulla sulle mie imprese eroiche. Io comandavo su tutto il mondo sommerso che è molto più vasto della terra ferma. Da quando non ci sono più io a tenere a bada i nemici del mare, tutto il pianeta sta andando in malora: l'ecosistema della flora e della fauna marina lo regolavo io. Contrastavo lo scioglimento dei ghiacciai, e l'enorme scempio che l'uomo sta facendo inquinando i mari? Solo io lo combattevo e ripulivo le acque, ora che sono in pensione, sta andando tutto in rovina. - In effetti la situazione sta degenerando. Ma perché non lo fa più? - Ho perso la motivazione necessaria, ma in acqua sono ancora forte, e potrei addestrare qualche mutante per aiutarmi, tra gli x-men ce ne sono alcuni molto dotati, ma non si applicano o non sanno dove andare a intervenire. - Il pianeta avrebbe ancora bisogno di lei. Sembra spiazzato dalle mie parole, il problema è che lo penso davvero, ma come posso convincere la gente che Aquaman non è poi così inutile come lo descrivono? Ormai ha l'etichetta e l'inattività non ha giovato alla sua immagine. Comincia a sembrare affaticato e decido di interrompere l'intervista. - Ora la lascio alla sua vasca. Piacere di aver chiacchierato con lei. Spero di poterla vedere presto in mare a fare il suo lavoro di supereroe. Le lascio il mio biglietto da visita, nel caso volesse ancora dire qualcosa, lo faccia tramite me. - Lo farò senz'altro. È un giovane intelligente, sono lusingato che abbia scelto me per la sua intervista. - Lei è uno dei miei supereroi preferiti. Ho mentito spudoratamente: quel vecchietto mi fa un po' pena, in fondo è stato pur sempre un grande supereroe ai suoi tempi. Non occorre che sappia che è stato l'unico ad aver accettato di vedermi. Lo lascio solo e appena chiudo la porta sento uno splash. Che personaggio bizzarro. È acido e paranoico, ma credo che sarebbe molto utile alla causa ambientalista, mi sembra strano che tutti lo snobbino. Spero che venga un pezzo leggibile, ma nutro parecchi dubbi a riguardo. *** New York - un anno dopo Credo che sia il momento più alto della mia carriera da giornalista. Sono qui alla cerimonia per l'assegnazione del Pulitzer: l'articolo su Aquaman mi ha portato prima la promozione a Redattore Capo al mio giornale locale e poi il passaggio al New York Post con un notevole miglioramento di stipendio oltre alla nomination per il Pulitzer. Il tutto grazie alla sciagura che ha vissuto la Florida la notte dopo la mia intervista. Un'enorme inondazione ha colpito i Caraibi e la costa della Florida e, grazie all'intervento di Aquaman. sono state tratte in salvo migliaia di persone e le perdite sono state limitate. Il mio reportage unita all'intervista in esclusiva ad Aquaman, mi è valso la promozione e tutto il resto. Adesso lui è il mio supereroe preferito. È in lavorazione anche un film su di lui che lo riporterà agli onori di un tempo, lui sostiene che il merito è mio di avergli ridato la voglia di essere un supereroe, mi sento un po' in colpa, se solo sapesse quello che pensavo di lui! Il presidente della commissione sta annunciando il vincitore per la categoria "Giornalismo per il bene pubblico" - Il premio va a... - pausa infinita di suspense - ... John Sumner! Mi alzo tronfio d'orgoglio e vado a prendere l'applauso sul palco. Snocciolo i soliti ringraziamenti di rito e ricevo la mia prestigiosa medaglia. Grazie Aquaman, vecchio pettegolo paranoico con manie di persecuzione!
  6. Nome: Amarganta edizioni Generi pubblicati: narrativa, saggistica, romance/erotico, lgbt, fantasy e narrativa bambiniEmail: redazioneAmarganta@amarganta.eu Distribuzione: Amazon Modalità di invio manoscritti: Il manoscritto va accompagnato da: - una sinossi (minimo 1800 caratteri spazi inclusi e massimo 5400 caratteri spazi inclusi) con evidenziato il genere e il numero di caratteri (spazi inclusi) del testo; - una breve biografia dell'Autore. I manoscritti devono essere completi. Ogni elaborato non completo sarà cestinato. I manoscritti debbono essere inediti, mai pubblicati o autopubblicati in formato digitale e/o cartaceo. Formato accettato: doc, rtf, docx Numero massimo di caratteri contenuti nel manoscritto: 504.000 pari 280 cartelle da 1800 caratteri (spazi inclusi) La pubblicazione avverrà nel formato ebook su tutti gli store online, cartaceo esclusivamente su Amazon. A discrezione di Amarganta, è possibile affiancare alla pubblicazione una tiratura minima in cartaceo per permettere alla CE di allestire stand, vendere copie dal sito o alle librerie con sconti agevolati sul prezzo di copertina. La cessione dei diritti in formato cartaceo e digitale è di 7 anni. La percentuale corrisposta all'autore sarà del 7% del prezzo di copertina per il cartaceo, del 15% per l'ebook. Tempi di valutazione: max 6 mesi. Trascorsi sei mesi, l'esito della valutazione è da intendersi negativo. Amarganta non chiede alcun contributo agli autori, i testi selezionati verranno sottoposti a correzione di bozza e a editing. Visualizza scheda completa
  7. . TITOLO Regina di fiori e radici AUTORE Laura MacLem EDITORE: Autopubblicato con Amazon 2015 GENERE: Fantasy - Mitologico PAGINE 304 Questo romanzo racconta la fantastica storia d'amore tra Ade, il dio dell'Averno, e Persefone, la dea della primavera. Due opposti che si attraggono inesorabilmente. La vicenda la conoscono un po' tutti, è vero, ma questo romanzo è tinteggiato con colori caldi e con immagini talmente vivide che sembra di viverla dall'interno. Sembra quasi la rivisitazione una storia famosa, scritta però da chi l'ha vissuta in prima persona e che proietta il lettore in un mondo fantastico. Non è solo una storia d'amore, ma anche di lotte di potere, di guerra, di vita e di morte e soprattutto di una donna tutt'altro che remissiva e molto meno vittima di quanto la tradizione voglia farci credere. Lei ha amato e desiderato il suo uomo e ha lottato con tutte le forze per quell'unione, contro tutto e tutti. Non racconto altro per non rischiare di rovinare la lettura a quanti vorranno acquistare il libro, dico solo che è scritto con uno stile ricercato, scorrevole, spesso divertente e sempre piacevolissimo che coinvolge a tal punto il lettore da tenerlo incollato alle pagine: impossibile fermarsi una volta cominciato. Le descrizioni sono molto accurate e mai superflue, i personaggi, intendo anche quelli secondari, sono caratterizzati in maniera particolareggiata e approfondita. Sorprendenti le sfaccettature del carattere di Zeus, di Demetria ed esilarante l'immagine che ha dato di Ercole. Tutti i riferimenti agli altri miti greci dimostrano il grosso e accurato lavoro di ricerca e studio in quest'ambito e ogni accenno a questi miti, mi ha riportato alla mente tutte le loro storie invogliandomi ad andare a rivedere quelle che ricordavo meno. Un altro pregio, secondo me, è che ha descritto il tutto in maniera moderna: questi personaggi potrebbero tranquillamente essere nostri contemporanei e perfettamente credibili, senza mai intaccare l'alone mitologico della vicenda. In conclusione, non posso che raccomandare la lettura di questo romanzo a tutti. Mi ha molto appassionata e lo rileggerò sicuramente ogni volta che vorrò immergermi di nuovo in quel clima mitologico che mi piaceva tanto e che ho rispolverato grazie a Laura MacLem.
  8. Nome: Il castello editore Sito web Generi pubblicati: libri sul giardinaggio e sulle varie attività artistiche, salute e benessere, libri per l'infanzia, libri-gioco, libri illustrati, fantasy, horror, didattica linguistica Indirizzo: VIA MILANO 73/75 – 20010 CORNAREDO (MI) Email: info@ilcastelloeditore.it Distribuzione: http://www.ilcastelloeditore.it/distribuzione.php Modalità di invio manoscritti: inviare le opere per posta o e-mail, fornendo il seguente materiale: Per manuali o libri tecnici: Titolo dell'opera Foto degli oggetti/Disegni/Tabelle Nome dell'autore Indice Breve introduzione Per libri illustrati per ragazzi Si prendono in esame solo progetti già abbozzati di testo e illustrazioni Titolo dell'opera Alcune illustrazioni Testo E-MAIL Puoi inviare via e-mail a: info@ilcastelloeditore.it POSTA Puoi inviare per posta a: IL CASTELLO S.R.L. Via Milano 73/75 20010 Cornaredo (MI) Editore che non chiede contributi per la pubblicazione
  9. Nome: Alcheringa Edizioni Sito WebGeneri pubblicati: tutti i generi tranne Poesia.Indirizzo: 03012 Anagni (Fr) Via della Sanità 20 E-mail: alcheringaedizioni@gmail.com Distribuzione: Libri DiffusiModalità di invio manoscritti: inviare il manoscritto (in formato doc., docx. oppure rtf.) a manoscrittialcheringa@gmail.com. Insieme al manoscritto, inviare anche una biografia e una sinossi dell'opera. Verrà data conferma di ricezione e verrà mandata una mail anche in caso di esito negativo. I tempi di lettura si aggirano sui sei mesi dal momento dell'invio del manoscritto. In caso di esito positivo la CE occ si occuperà dell’editing, dell’impaginazione, della grafica di copertina. Tutti i libri saranno dotati di codice ISBN. Editore che non chiede contributi per la pubblicazione
  10. Nome: Amarganta edizioni Sito web Generi pubblicati: narrativa, saggistica, romance/erotico, lgbt, fantasy e narrativa bambini Indirizzo: Via Cotilia 8 - 02100 Rieti Email: redazioneAmarganta@amarganta.eu Distribuzione: // Modalità di invio manoscritti: i manoscritti devono essere inviati esclusivamente in formato elettronico. Mail di riferimento generale: manoscritti@amarganta.eu. Per la collana Romance/Erotico: babette@amarganta.eu Per la collana LGBT: francescomastinu@amarganta.eu Per le collane Fantasy e Narrativa bambini: amnerisdicesare@amarganta.eu Il manoscritto va accompagnato da: - una sinossi (minimo 1800 caratteri spazi inclusi e massimo 5400 caratteri spazi inclusi) con evidenziato il genere e il numero di caratteri (spazi inclusi) del testo; - una breve biografia dell'Autore. La ricezione delle opere di narrativa sono sospese fino al 15 settembre 2015, mentre resterà aperto il canale di valutazione per la saggistica. Amarganta è ovviamente una ce free.
  11. Titolo: Scritto nel Sangue Autore: Andrea Alfonso Editore: Createspace Self Publish Genere: Fantasy/Poliziesco N° di pagine: 296 Prezzo: 9,99 (Cartaceo), 2,99 (Digitale) Link per l’acquisto/download: Cartaceo / Mobi / Epub Preview online Quarta di copertina: Regni di Alek: Gholan, la città con la luna nello stemma, è insanguinata da una serie di efferati delitti, compiuti da un misterioso individuo soprannominato "Il Massacratore". Qui opera Dog che, servendosi dei suoi poteri ematici, compie numerosi furti su commissione con abilità e professionalità tipica di chi è avvezzo al mestiere. Il Capitano-Commissario Vorat, su disposizione reale, giunge in città per fermare questa scia di sangue oramai fuori controllo; la sua missione è una sola: catturare l'assassino, costi quel che costi. Durante uno dei suoi ultimi lavori, la strada del ladro s'incrocia con una delle vittime del Massacratore: per lui ora si tratterà di scappare da Vorat, dimostrare la sua estraneità agli omicidi e, contemporaneamente, scoprire chi e perché ha tentato di incastrarlo. In un mondo dove i continenti ruotano attorno a un gigantesco gorgo marino, il Maelstrom, si consumano le vicende di due personaggi, destinati a incrociare le proprie strade, per fronteggiare un turbine di sangue e morte. Chi è davvero il Massacratore? Cosa c'è dietro quella sua così inumana maschera?
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