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  1. * «Questo posto è enorme!» disse Matt, entrando in uno studio, un’altra delle innumerevoli camere del castello. Anche quella era immensa, aveva pareti ricoperte di libri di ogni sorta, un caminetto, una poltrona davanti a un tavolino e una scrivania cosparsa di scartoffie e libri. Sigismondo si posizionò con la seria a rotelle dietro a una scrivania, con la gamba ingessata alla bene e meglio ma non rotta. «Credimi, nemmeno io conosco tutte le zone… Ora chiudi la porta, per favore.» Matt fece quello che gli era stato chiesto, si sentiva un po’ strano senza Cernobyl, Sigismondo sembrava avere troppa paura dell’animale e perciò l’avevano lasciato con le brasiliane. L’uomo guardando Matt fisso per un attimo. Un secondo dopo la serratura dello studio scoccò. «Che cosa vuol dire?» chiese Matt, interpretando quel gesto non nel migliore dei modi. «Ti prego di stare calmo e di rispondere a una sola domanda. Pensa bene a cosa dirai perché da quelle parole dipenderà la tua vita.» Quasi per sottolineare la pericolosità della sua futura risposta, aprì un cassetto ed estrasse una pistola, appoggiandola al tavolo. «A che gioco stai giocando?» chiese Matt, iniziando ad agitarsi. «Con che cosa mangi la minestra?» domandò Sigismondo, viso tirato e occhi sul ragazzo. «Che razza di domanda è?» «Rispondimi: con che cosa mangi la minestra?» Matt sapeva che l’uomo faceva sul serio, se avesse risposto sbagliato non avrebbe esitato a bucagli la fronte con un proiettile. La mano di Sigismondo si strinse sulla pistola. «Con la forchetta, così prendo solo la minestra e il brodo me lo bevo a parte facendo i gargarismi» disse alla fine Matt. Sigismondo tirò un sospiro di sollievo. «Menomale. Non sei uno di Loro.» Rimise la pistola nel cassetto e sbloccò la porta. «Perdonami, ma dovevo esserne sicuro.» «Non capisco, Sigismondo.» «Sta tutto scritto qui, e chiamami pure Sigi.» Spinse verso Matt un grosso libro dalla copertina in pelle, probabilmente contava più di mille pagine, se pensava che le avrebbe lette tutte si sbagliava di grosso. «Sai, leggo lento io, puoi farmi un riassunto?» «Questo libro contiene la storia dei Tu-sai-chi, la domanda che ti ho fatto è l’unico modo per identificare uno di Loro da uno di noi. Conosci la Loro storia?» Matt scosse il capo e Sigi iniziò a raccontare. «I tu-sai-chi non erano così malvagi vent’anni fa; certo, non erano ben visti per la presunzione, fondata, che fossero sempre i colpevoli di delitti afferrati e misteriosi. Nessuno però ci faceva caso all’epoca, parliamo del 2015, le persone erano ancora ignare del loro progetto di insurrezione. Tu eri più piccolo e ti ricorderai meno di come hanno preso il potere, ma io ho ancora quei giorni terribili e bui stampati in mente. Ricordo ancora quando comparve il messaggio. Era l’ora di punta, lo schermo di ogni televisore, cellulare e tablet, emisero il messaggio in contemporanea. Nessuno poté resistere a quelle parole, le parole del loro sicario: Gigi D’Alessio. Il suo video venne trasmesso ovunque e su ogni apparecchio, la sua voce venne ascoltata da miliardi di persone. Se lo chiedi nessuno si ricorderà di quel video, nessuno ti dirà le immagini dannate di vassoi e cravatte che friggevano il cervello. Eppure quello fu l’inizio, ogni persona perse la memoria, salvo alcuni fortunati, divenne schiava di Loro.» Matt si ricordava poco di come era scampato al disastro, sapeva solo che da piccolo la televisione lo faceva piangere continuamente e quindi non gliela facevano guardare mai. «In pochi giorni successe il caos: uomini e donne in smoking con il papillon o cravattino si riversarono in strada, pulendo ogni cosa; in pochi mesi ogni città d’Italia subì il Loro controllo. Passarono in casa in casa a ritirare la falsa argenteria, perché loro ammettevano solo argento puro e luccicante, la chincaglieria di bassa lega era considerato un affronto.» «Ma tu come sei riuscito a scamparla? E chi sono quelle ragazze?» chiese Matt, cercando di capire. «Da ragazzo ebbi un incidente e persi la memoria, quando mi svegliai mi ritrovai qui. Non sapevo chi ero e dove mi trovassi. Girando per il castello trovai delle foto e delle cartoline dal brasile. Un teletrasporto usa e getta era vicino a un indirizzo, preso dalla voglia di capire usai il teletrasporto e mi trovai a Rio durante il carnevale. Lì le persone sembravano conoscermi, incontrai una grossa donna che parlava in portoghese, capii solo che mi chiamavo Sigismondo. Quando lei comprese che avevo perso la memoria, chiamò una dozzina delle sue figliocce, sembrava che loro mi conoscessero meglio. Loro mi riportarono indietro, si trattennero qualche mese, il tempo che serviva ai Tu-sai-chi per colonizzare anche Rio. Decisero che non potevano ritornare a casa e che io non potevo stare da solo, perciò rimasero con me. Ho insegnato loro l'italiano e loro mi hanno detto ciò che sapevano su di me. Successivamente trovai il libro esattamente qui, nello studio di mio padre, li compresi con chi avevo a che fare. Scoprii di Loro. Ancora adesso penso a quella donna, sono sicuro che lei sapesse di più…» In quell’istante la porta dello studio si spalancò e una ragazza in bikini giallo entrò trafelata. «Esperançia! Lo sta rifacendo!» Sigi sbiancò, uscì dalla scrivania e si diresse verso di lei, manovrando la sedia a rotelle con il joystic. «Che sta succedendo?» chiese Matt, seguendo a passo svelto la carrozzina che sembrava avere il turbo. «Esperançia ha un dono, a volte cade in trance e viene colta da delle visioni. Grazie a lei ti ho trovato, o meglio, lei mi ha detto di andare in quella catapecchia ma non pensavo di trovare te all’inizio.» «E chi pensavi di trovare?» «Non ora, tutto a tempo debito» taglio corto lui, entrando in una stanza dove tutte le brasiliane erano radunate attorno a una sola, distesa sul letto in preda a convulsioni. «Quand’è iniziata?» chiese Sigi a una di loro. «Un attimo fa» rispose lei, con la voce tremante. «La morte…» disse Esperaça all’improvviso. «Loro cercano la morte.» Tutti si zittirono, tranne Sigi. «Dove, cara?» «L’argento luccica e un dolore sonante accompagna gli spari…» «Dimmi dove, Esperança» insistette Sigi. «Le mura circondano il male… una tazzina infranta… gli spari…» Subito dopo Esperança smise di delirare, riaprì gli occhi, prendendo grandi boccate d’aria. «Che ho detto?» chiese la ragazza a Sigi. Lui sembrava preso da un milione di pensieri. All’improvviso si girò verso il ragazzo e con sguardo illuminato gli disse: «Matt, mi devi dare una mano, dobbiamo andare al più presto in città.»
  2. CAPITOLO 3 ESPERANÇA «Non so tu, ma io non voglio morire per mano loro: propongo di mettere da parte le divergenze fino a scampato pericolo.» Matt non si fidava molto dell’uomo, ma non poteva di certo affrontarli da solo perché sarebbe stato un inutile suicidio. «Okay, ma se fai qualche cazzata ti sparo in testa e ti lascio a Loro.» Sigismondo si accese una sigaretta: «Il sentimento è reciproco.» In quell’istante un grosso cane a tre teste scese dalle scale. Il nuovo arrivato retrocedette in modo troppo brusco. Chi diamine andava in giro con un cerbero? «Non ti farà nulla, per ora. Aiutami con quella, dobbiamo sbarrare la porta.» Matt e Sigismondo misero da parte le divergenze e spostarono una credenza fin davanti all’entrata, poi fecero la stessa cosa con un vecchio e logoro divano, mettendolo contro la credenza in diagonale. «Dovrebbe bastare» assicurò Matt, strofinandosi la fronte «Sai sparare?» chiese poi all’uomo. «Che me ne vado in giro con un fucile a fare?» rispose Sigismondo, sarcastico. «Sali sopra e coprici, sotto ci stiamo noi. Quello dallo a me.» Sigismondo passò l’arma a Matt, che per prima cosa controllò il caricatore. «Ne hai altri?» L’uomo sbuffò e gliene passò altri tre, poi salì svelto le scale, felice di allontanarsi dalla creatura che lo scrutava come una bistecca con le gambe. Matt fu costretto a indossare gli occhiali notturni, la porta sbarrata faceva oscurava ancor di più la stanza, ma poteva usare l’unica finestra, dalle ante assenti, per vedere fuori. Erano lì, in mezzo all’erba alta. Si facevano largo con i coltelli da arrosto come in una giungla. Il ragazzo aprì le danze, mirò alla testa del più vicino e premette il grilletto. Appena questo crollò a terra i maggiordomi iniziarono a correre, le loro voci gridavano frasi intimidatorie. «Sistemiamogli la cravatta!» sbraitò uno. «Facciamogli l’orlo!» strillò un altro. Un maggiordomo più giovane schiamazzò: «Facciamogli i risvoltini!» «I risvoltini no! Bastardo!» urlò Matt, prima di bucargli il cervello con un proiettile. I maggiordomi iniziarono a cadere come tessere del domino sotto i colpi precisi di Matt e Sigismondo, che dall’altro scartava cartucce senza sprecarne una. All’ennesimo colpo di Sigismondo, però, uno di Loro alzò un vassoio e fermò il proiettile. Un botto metallico risuonò nella radura. Matt ne approfittò per sparare a un altro di Loro ma il proiettile venne fermato anche questa volta. I loro vassoi erano più spessi del normale, armi micidiali e dai bordi affilati. Avevano capito come difendersi. I maggiordomi aumentarono il passo, proteggendosi con i piatti da portata. Matt impiegava più cartucce per ucciderli, se continuava così avrebbe dovuto salire per prendere dallo zaino. All’improvvisò un colpo fece traballare la credenza che bloccava la porta, una mano si fece largo oltre la finestra e uno di Loro cercò di entrare. Matt gli sparò in testa, sentì Sigismondo gridare da sopra che erano circondati, anche se era fin troppo palese. Altri colpi più forti alla credenza e il divano si spostò, lasciando che si ribaltasse, liberando l’entrata. Decine di persone in smoking si fecero largo dall’apertura, Cernobyl iniziò a azzannare, mentre Matt sparava a raffica e cercava di impedire che lo assalissero. Capì ben presto che non potevano rimanere al piano inferiore. «Cerno!» gridò, liberandolo da alcuni mostri armati con forchettoni da arrosto. Il Cerbero retrocesse assieme a Matt, tenendoli a distanza e azzannando le mani guantate di bianco che si protraevano verso di loro. «Vieni ragazzo!» Matt salì di corsa seguito da Cernobyl, Sigismondo aveva addosso la borsa, il fucile a tracolla e una bomba a mano stretta nel pugno. «Saltate dalla finestra» ordinò l’uomo, con un tono che non permetteva obbiezioni, staccando la spoletta e alzando il braccio in aria. Matt a quel punto non se lo fece ripetere, ordinò a Cernobyl di buttarsi oltre la finestra, l’animale ascoltò il padrone e si gettò a capofitto nel vuoto. Matt lo seguì a ruota, mentre Sigismondo lanciava la bomba in mezzo alla folla che cercava di raggiungerli. L’ordigno dipinse un arco in aria, un maggiordomo alzò un braccio e disse: «Chi ha un panno? Va spolverat…» La bomba esplose proprio in quell’istante, mentre Sigismondo si gettava dalla finestra e la catapecchia esplodeva, portandosi dietro gli uomini dal fazzoletto nel taschino. L’onda d’urto lo gettò più distante, toccando terra appoggiò male la gamba. Un dolore immenso gli percorse il corpo, poi un urlo uscì da sé. Imprecò, autopunendosi per non essere caduto come aveva visto nei film di Rambo, mentre Matt e Cernobyl lo raggiungevano. «Dobbiamo andarcene da qui» disse Sigismondo, «Loro vedranno la luce del fuoco e non ci impiegheranno molto ad arrivare. Dovrai uccidermi più tardi ragazzo, ora aiutami ad alzarmi.» Matt fece come proposto, gli passò un braccio attorno alle spalle e assieme si allontanarono dall’incendio, con Cernobyl che zampettava dietro di loro. «Okay, qui va bene» disse a un tratto Sigismondo: «fermati.» «Fammi guardare la gamba, ci sarà un ramo con cui fissarla…» disse Matt, guardandosi attorno. «Non ora, non siamo al sicuro.» Era chiaro avesse bisogno di cure al più presto, erano abbastanza lontani dall’incendio per permettersi di sistemarla. Sigismondo però non sembrava curarsene, mise una mano dentro al giubbotto e ne estrasse un cerchio trasparente, ci strisciò la mano sopra e questo si illuminò, poi lo gettò a terra poco più avanti. Dal cerchio, grande come un palmo, uscì un fascio di luce azzurra che formò un passaggio. «È un portale usa e getta, non rimarrà aperto per molto, meglio muoverci.» «Perché non l’hai fatto subito?» «Serve un posto ampio perché si apra.» Matt guardò i vorticante passaggio. «Che c’è oltre?» «Lo vedrai» gli rispose Sigismondo, sorridendo. Cernobyl passò per primo, Matt lo vide scomparire attraverso il vortice azzurro, verso chissà dove. Aiutò Sigismondo a fare lo stesso e assieme, avvertì in tutto il corpo una leggera scossa e un senso di vertigini, poi sbucarono in un immenso giardino. Una strada serpeggiante portava verso un enorme castello dalle guglie appuntite, sculture ricavate dalle siepi erano sparse per il verde curato, rappresentavano guerrieri armati di spada e lance come guardiani della fortezza. «Dove siamo finiti?» chiese Matt, che guardava sbigottito la maestosa dimora. «Nel mio castello» rispose Sigismondo: «Qui saremo al sicuro.» La dimora sembrava ergersi in un altopiano, dato che attorno a loro c’era solo il cielo scuro della notte. Il viale era illuminato da lampioni a olio che si accostavano perfettamente al luogo. L’entrata del castello era un possente portone alto più di sei metri. Prima che potessero aprirlo si spalancò da solo, facendo uscire dodici Dèe dalle forme prominenti e in bikini. «Sigi caro, finalmente!» esordì una di loro, che probabilmente si era fatta fare il costume su misura, dato la taglia esagerata di seno. «Stai bene?» chiese un’altra, dai capelli simili alla criniera di un leone dal manto nero. «Ci hai fatto stare in pensiero!» disse un’altra, saltandogli al collo. «Mi dispiace ragazze, ho avuto un contrattempo. Lui è Matt.» A quelle parole le ragazze abbracciarono sia Sigismondo che Matt, che non riusciva a pensare a quanta fortuna avesse avuto a incontrare Sigismondo e le sue donzelle dalle curve da urlo. «Che hai fatto alla gamba?» chiese una di loro, vedendo che Sigismondo la teneva piegata e non osava toccare il suolo. «Entriamo, vi spiegherò tutto» assicurò lui. Le ragazze si presero cura di Sigismondo, lasciando indietro Matt e Cernobyl, che non obbiettarono. Matt non sapeva chi fossero, se mogli, serve, guardiane, sirene o Dèe in carne ed ossa, ma di sicuro Sigismondo aveva ottimi gusti. Tutte portavano bikini dal colore differente che coprivano ben poco, ognuna aveva un taglio e gradazione diversa di capelli, ma sembravano tutte di nazionalità brasiliana. Non poteva capitare in un posto migliore.
  3. Inizia nel silenzio generale, almeno in Italia, nel 2005, trasmessa a orari tipo le 23.30 anche. Per questo motivoi non ho iniziato a seguirla subito ma solo dopo un paio d'anni e dalla terza stagione, provvedendo comunque in pochissimo a tempo a recuperare gli episodi persi e buttarmi a capofitto in questa serie. Narra la storia di due fratelli, Sam e Dean Winchester, che ereditano dal padre la professione di cacciatori. Di cosa? Di tutto il male del mondo in pratica. Demoni, angeli, vampiri, licantropi, fantasmi, folletti (si, folletti), e decine di altre creature. Nonostante le differenze tra i due, Dean il maggiore appassionato cacciatore intenzionato a seguire a ogni costo la strada del padre, e Sam, che appena ne ha avuto la possibilità è fuggito dalla famiglia verso il college, i fratelli stringono un rapporto di un'intesità e di un realismo davvero rari in altre opere televisive. Come i viaggiatori della beat generation di Kerouac attraversano gli Stati Uniti, tra fast food, nebbiosi vicoli cittadini, villette di campagna e strade infinite ricche di vagabondi come loro. A bordo della loro amata (e bellissima) Chevrolet Impala vanno a caccia del "mostro di turno". Almeno fino a quando non si rendono conto che qualcuno si muove nell'ombra, qualcuno che li segue fin dalla loro infanzia, cercando il momento propizio per dare il via a un piano che metterà a rischio il mondo interno. Il punto di forza della serie è il rapporto tra i fratelli. La fiducia e la lealtà tra membri della famiglia messa a dura prova dalle sfide della vita. La capacità di resistere e perchè no, trovare l'ironia in ogni situazione. Si perchè in ogni stagione si passa dai casi più violenti e sanguinosi a momenti in cui si sfiora il ridicolo per la piega comica della serie. Ma questa capacità di non prendersi troppo sul serio ha secondo me dato la forza a Supernatural di raggiungere il traguardo delle undici stagioni, e probabilmente presto dodici. Il tutto senza togliere serietà alla storia, e senza oscurare quei momenti ( for example, il finale della quinta stagione) in cui rischia davvero di scendere la lacrima! Come ogni lunga serie ha avuto momenti migiori e peggiori. Ci sono stati personaggi che hanno conquistato il pubblico (Castiel per esempio), e altri che sono passati senza lasciare un segno vero e proprio. A mio parere, ma non solo, nella settima si ha il punto più basso. Tuttavia sono stato piacevolmente sorpreso nel vedere come la storia si sia ripresa, rinascendo dai suoi errori. Nonostante i numerosi episodi trasmessi è ancora molto difficile annoiarsi in una puntata di Supernatural. Continua a essere la serie che e più ho amato e seguito, e non ho intenzione di smettere
  4. . TITOLO Regina di fiori e radici AUTORE Laura MacLem EDITORE: Autopubblicato con Amazon 2015 GENERE: Fantasy - Mitologico PAGINE 304 Questo romanzo racconta la fantastica storia d'amore tra Ade, il dio dell'Averno, e Persefone, la dea della primavera. Due opposti che si attraggono inesorabilmente. La vicenda la conoscono un po' tutti, è vero, ma questo romanzo è tinteggiato con colori caldi e con immagini talmente vivide che sembra di viverla dall'interno. Sembra quasi la rivisitazione una storia famosa, scritta però da chi l'ha vissuta in prima persona e che proietta il lettore in un mondo fantastico. Non è solo una storia d'amore, ma anche di lotte di potere, di guerra, di vita e di morte e soprattutto di una donna tutt'altro che remissiva e molto meno vittima di quanto la tradizione voglia farci credere. Lei ha amato e desiderato il suo uomo e ha lottato con tutte le forze per quell'unione, contro tutto e tutti. Non racconto altro per non rischiare di rovinare la lettura a quanti vorranno acquistare il libro, dico solo che è scritto con uno stile ricercato, scorrevole, spesso divertente e sempre piacevolissimo che coinvolge a tal punto il lettore da tenerlo incollato alle pagine: impossibile fermarsi una volta cominciato. Le descrizioni sono molto accurate e mai superflue, i personaggi, intendo anche quelli secondari, sono caratterizzati in maniera particolareggiata e approfondita. Sorprendenti le sfaccettature del carattere di Zeus, di Demetria ed esilarante l'immagine che ha dato di Ercole. Tutti i riferimenti agli altri miti greci dimostrano il grosso e accurato lavoro di ricerca e studio in quest'ambito e ogni accenno a questi miti, mi ha riportato alla mente tutte le loro storie invogliandomi ad andare a rivedere quelle che ricordavo meno. Un altro pregio, secondo me, è che ha descritto il tutto in maniera moderna: questi personaggi potrebbero tranquillamente essere nostri contemporanei e perfettamente credibili, senza mai intaccare l'alone mitologico della vicenda. In conclusione, non posso che raccomandare la lettura di questo romanzo a tutti. Mi ha molto appassionata e lo rileggerò sicuramente ogni volta che vorrò immergermi di nuovo in quel clima mitologico che mi piaceva tanto e che ho rispolverato grazie a Laura MacLem.
  5. Eccolo qui, il primo telefilm che abbia mai visto! Serie con SOLO 7 stagioni (ne avrei preferito millemila XD), in cui i vampiri erano brutti e cattivi, con qualche eccezione ovviamente Piccola trama wikipediana (?): Arriva nella piccola cittadina di Sunnydale Buffy Summers, una giovane ragazza appena trasferitasi con la madre da Los Angeles, città da cui aveva preferito andarsene dopo l'espulsione dalla scuola che lì frequentava, a causa dell'incendio che Buffy appiccò nella palestra per eliminare dei vampiri. La ragazza, infatti, è la prescelta per il ruolo di cacciatrice, ovvero colei che, unica nella sua generazione, ha il dovere di combattere, con la sua straordinaria forza, i demoni che cercano di riscattarsi e riportare la loro supremazia nel mondo. Si accorge ben presto di non essersi affatto lasciata i problemi alle spalle, perché già il primo giorno delle superiori fa la conoscenza di Rupert Giles, il suo Osservatore, che utilizza il ruolo di bibliotecario del liceo come copertura. All'interno della scuola Buffy stringe una forte amicizia con due compagni, Willow Rosenberg e Xander Harris, tra i pochi a sapere delle doti segrete della Cacciatrice e che l'aiuteranno nell'annientamento del terribile nemico. Buffy è una donna forte e determinata, capace di uccidere un vampiro in un batter d'occhio..ma il mio preferito rimarrà sempre e solo UNO: Spike. Vampiro malvagio con una pettinatura alquanto discutibile, ma (non faccio nessuno spoiler dato che forse, e dico FORSE, qualcuno non ha mai visto questo telefilm) tanto, tanto "simpatico" e "disponibile". Ovviamente non mi dispiaceva neanche Angel, vampiro maledetto e tormentato..peccato che abbiano fatto un telefilm solo per lui e che abbia lasciato la serie madre. Buffy è stato il telefilm grazie al quale ho capito cosa significasse avere (e credere ù.ù) una Ship (o forse l'ho capito grazie a Piccoli problemi di cuore, ma questa è un'altra storia!) Voi l'avete visto e amato come me? Spero di si Per chi non l'abbia visto: fatelo
  6. witchblue

    Caldo sangue

    Titolo: Caldo sangue Autore: Suanna F. Roberti Editore: Delos Digital Genere: Paranormal erotico Collana: Odissea Digital ISBN: 9788867759484 N° pag (ebook): circa 700 Link per: Delos Digital - Delos Store - Amazon - IBS - Mondadori Store Preview: Google Books SITO UFFICIALE ABSTRACT: L'erotismo raccontato dal punto di vista di uno chef vampiro ossessionato dal desiderio di un figlio. Un piccante viaggio tra la cucina italiana, la lussuria, la morte e l'amore incondizionato e senza tempo. Roma: 2008. Ranieri Dei Soldati, chef stellato del ristorante Urbe, vive un'appassionante storia d'amore con Violante, la donna che ama da sempre. La sua ossessione ad avere un figlio tutto suo lo porterà a fare scelte difficili. Tra torbide passioni, assassinii, amori antichi e recenti, una travolgente caduta libera nella spirale di una ritrovata identità umana, in contrasto con la malvagità di un sanguinario vampiro di 514 anni che ha conosciuto Michelangelo e Caravaggio.
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