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Gigiskan

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  1. Sto leggendo Testo tossico. Sesso, droghe e biopolitiche nell'era farmacopornografica di Paul B. Preciado, libro di teoria transfemminista un po' atipico che mescola autobiografia e studi di genere. Dell'autore avevo già letto qualche mese fa Terrore anale.
  2. Mi piace molto Gaiman, è uno dei pochi autori fantasy che leggo. In American Gods mi è piaciuto a metà: come al solito, scritto bene e con una fantasia esplosiva, ma non esiste una vera trama. Si legge giusto per il piacere delle immagini.
  3. Anche io non mi ritengo contento. La questione è stata trattata in maniera estremamente confusa e, mi sembra, facendo poco riferimento alla legge. Mi sono informato sul reato di apologia del fascismo e vi rimando a questo articolo del sito La legge per tutti (ma anche a questo sul Post di oggi, e a uno più vecchio di Skytg24), da cui emerge in maniera sufficientemente chiara il fatto che dichiararsi apertamente fascista in Italia non è considerato un reato se tale dichiarazione non può essere associata al tentativo di ricostruzione del partito fascista. La casa editrice Altaforte, quindi, secondo la nostra legge avrebbe diritto di esistere e di occupare lo spazio pubblico, purché non faccia propaganda o non tenti di ricostruire il regime - e non erano questi i motivi della sua presenza al Salone. Non sono un giurista, quindi non so se il comitato organizzativo del Salone possa usare lo spazio che ha a disposizione come gli pare e piace. Se può fare quello che vuole, allora sono d'accordo con la scelta (arrivata comunque dopo un certo clamore mediatico e la minaccia pesante di ripercussioni economiche) di non dare visibilità a una casa editrice apertamente fascista. Ma se lo spazio che occupa è pubblico e ai sensi della legge può essere affidato a chiunque, la scelta diventa opinabile. Ripeto, non conosco per nulla queste dinamiche legali, e non saprei nemmeno bene come informarmi in merito; se qualcuno ne capisce di più, mi aiuterebbe a farmi un'idea più precisa. Per concludere. Avrei preferito meno polveroni confusi prima, meno grida di vittoria adesso e più riferimenti alla legge e riflessioni critiche sulla libertà di opinione, sulla natura dello spazio pubblico, su chi lo possa occupare e per quali motivi.
  4. Siamo caduti proprio nel paradosso della tolleranza di Popper: una società tollerante può tollerare gli intolleranti? Come sempre, le risposte nette non sono ammesse. Camus direbbe che siamo fra il sì e il no. E rimaniamo impigliati fra queste due opzioni, aggiungerei. Mentre cerchiamo una risposta, però, possiamo resistere. Sia disertando il Salone per protesta, sia andando per far valere la propria opposizione. L'importante credo sia fare una scelta consapevole ed esercitare il pensiero critico. Fare cioè proprio quelle cose che i fascisti non sono in grado di fare.
  5. Domanda che spesso mi sono fatto anche io, a cui ho trovato una risposta che mi soddisfa sufficientemente per ora. Innanzitutto. Leggere ci rende migliori rispetto a chi: rispetto agli altri, forse? Personalmente, non credo ci siano persone migliori di altre. Possiamo al massimo valutare le azioni, ma questo indipendentemente da coloro che le compiono; una persona che compie delle "buone azioni", non è una persona migliore rispetto alle altre. Verrebbe da chiedersi se un paese di lettori sia migliore di un paese di non lettori: evidentemente no. Leggere ci rende migliori di noi stessi, migliori rispetto a come saremmo se non leggessimo? Su questo nutro qualche dubbio. Assumendo che sia possibile attuare un tale sdoppiamento del soggetto, il me-lettore sarebbe migliore del me-non-lettore: ricadremmo nel caso precedente. Tra le altre cose, mi sembra anche che sia un giudizio sia privo di un fondamento solido. La lettura è una delle tante esperienze possibili per l'essere umano, e ciascuna di queste esperienze portano a modificarsi e a crescere. Non c'è alcuna ragione per cui la lettura dovrebbe essere una esperienza moralmente superiore rispetto alle altre che potrebbe fare un non-lettore. Per di poter rispondere alla domanda (se esiste una risposta), credo che sia necessario chiarire il significato della parola migliore in questo contesto, troppo vago. Ho comunque cercato di elaborare una personale morale provvisoria, perché la domanda che si nasconde sotto quella che abbiamo davanti agli occhi rappresenta un quesito essenzialmente pratico: dobbiamo leggere oppure non dobbiamo leggere? Per tornare al discorso delle esperienze formative che proponevo prima, penso che ciascuno debba trovare le attività maggiormente adatte a sé. Per me potrebbe essere la lettura, per qualcun altro il cinema, per altri il volontariato, lo sport o la concimazione del terreno. In secondo luogo, ritengo fondamentale il sentimento di autoefficacia: una volta trovata l'attività che penso si conformi maggiormente al mio modo di essere, devo confermare l'impressione che proprio questa sia la mia strada sentendomi migliore rispetto a me stesso. (In sintesi: riduco l'universalismo implicito nella domanda al sentimento soggettivo del sentirsi migliori. Ma so' filosofo ed era troppo difficile per me dirlo così )
  6. Sto proseguendo con la lettura del libro di Minkowski e ho iniziato Il codice dell'anima di Hillman.
  7. Non credo esista una risposta definitiva, e a dire la verità non credo nemmeno che la situazione sia peggiorata drasticamente rispetto a un passato pre-social. La questione social è relativamente giovane e mi sembra che le generazioni precedenti alla mia non abbiano letto molto di più rispetto a quanto stiano facendo i miei coetanei. È una percezione personale, ma raramente mi capita di incontrare persone lettori forti tra gli "adulti", mi capita più spesso di trovarne tra i miei coetanei (è anche vero che frequento una facoltà umanistica, perché tra i miei amici che frequentano facoltà scientifiche il paesaggio è desolante, invece). E quando trovo qualche "adulto" che legge, tendenzialmente legge Nicholas Sparks, che non è esattamente alta letteratura La lettura, e la letteratura soprattutto, sono attività impegnative e non tutti sono disposti a impiegare le loro energie per leggere. Le ragioni possono essere le più disparate: però se per la mia generazione la "colpa" è dei social, per le precedenti qual è? Domanda a cui non abbiamo una risposta, ma utile per ricordarci di non cadere nella retorica apocalittica alla Galimberti.
  8. Non sono uno di quelli che sostiene che tutti dovrebbero assolutamente essere dei lettori. Se la lettura porta dei vantaggi, li porta all'individuo che si dedica a questa attività, e sarà lui a decidere se valga la pena di dedicare tempo e energie a un pratica impegnativa, se ne tragga dei benefici personali o meno. La lettura privata si fa per piacere, non per obbligo (morale o di altro tipo). A mio giudizio, le letture scolastiche sono una cosa ben differente, invece. Il compito degli insegnanti di letteratura non è quello di trasmettere il piacere della lettura, intenso come lettura di qualsiasi cosa, purché si legga. Dovrebbe essere quello di illustrare il quadro della storia letteraria aiutando gli studenti a comprendere la letterarietà delle opere che studiano. Quasi il contrario della lettura-purché-si-legga, quindi: spiegare perché alcune opere siano ritenute letterarie e altre no. Non è la stessa cosa leggere un romanzo di Moccia o uno di Calvino. Serve un filtro, e quindi servono le liste dei libri da leggere compilate dai professori. Certo, serve anche attenzione nei riguardi della sensibilità dello studente, perché non tutti a quindici anni possono apprezzare Verga.
  9. Ammetto di avere sempre visto John Fante con sospetto: ogni tanto penso che dovrei provare a leggerlo (nello specifico questo libro di cui parli), ma poi mi dico che non fa per me. Così, a pelle. Sarà anche il fatto che non sono un fanatico della letteratura statunitense, che frequento ma con parsimonia.
  10. @Russotto, hai mai provato a riscrivere da capo quel testo? Potrebbe essere un buon modo per sentirlo di nuovo vicino. Ho un rapporto di amore-odio con la filosofia. A volte mi sembra che il pensiero si faccia più leggero, altre mi sembra che si appesantisca. E faccio un po' a pugni con il fatto che sia un sapere senza contenuti, una scienza senza oggetto (perché si occupa del soggetto, infatti). Dilemmi sulla mia scelta universitaria a parte. Amo molto Camus e Sartre, in modo diverso e per cose diverse; sto cercando di avvicinarmi a Simone Weil, di cui ho letto il folgorante La persona e il sacro; vado molto d'accordo con lo stoicismo, in particolare quello latino: Seneca e Marco Aurelio; mi interessano la psicoanalisi, la linguistica, la semiotica e gli studi di genere (saperi che trovo siano tutti collegati tra di loro, tra l'altro). Comunque ne capisco ben poco, di filosofia xD Tu leggi qualcosa di filosofia? (Siamo un po' off topic, ma ci piace lo stesso).
  11. Io non scrivo qualcosa di "serio" da anni, si potrebbe dire che vivo in un blocco perenne Non credo di essere un asso nella narrativa e in generale ho poche idee e poco originali, preferisco leggere quello che gli altri scrivono. Probabilmente sono più portato per la riflessione filosofica che non per la scrittura creativa, ma non ho le competenze per scrivere alcunché sulla filosofia (quando dovrò scrivere la tesi mi toccherà farle saltare fuori queste competenze, però). Avrei voglia di scrivere, ma non ho nulla da dire, insomma. Nel dubbio, non scrivo nulla e almeno evito di riempire il mondo della mia robaccia
  12. Ho postato una mini recensione in questo topic
  13. Non ho mai sentito prima il libro né l'autore. L'idea non è delle più originali, ma potrebbe offrire qualche spunto di riflessione interessante. Segno per il futuro. (Futuro non prossimo perché, come dicevo in un altro post, ho appena finito La gloria di Berto, che pure racconta la storia di Gesù da un'altra prospettiva rispetto alla solita).
  14. Sono d'accordo con quello che dici. A proposito dell'Etica di Spinoza, Deleuze parlava di un'arte degli incontri: ognuno di noi deve imparare a conoscersi per comprendere quali incontri possano essere fruttuosi e quali meno, quali particelle si combinino meglio con il nostro modo di essere. Mi pare che questo valga anche e soprattutto per il personalissimo percorso di lettura di un lettore. Non esistono letture imprescindibili, solo letture che meglio si adattano alla nostra singolare personalità. (Non vale per storici della letteratura e critici letterari, ovvio che loro abbiano il loro malloppone di letture imprescindibili da fare).
  15. Mi ricordavo che avessi già aperto questo post, mumble mumble. Comunque, che figata la tua stanza! Adoro il corniporco sulla mensola Io non scrivo quindi sono dispensato dal farvi vedere le foto (scherzo, appena capisco come si fa vi posto una foto del magico Angolo della disperazione in cui studio).
  16. Lo avevo iniziato anche io, ma non credo di essere arrivato nemmeno a metà. Sono curioso di sapere cosa ne pensi, poi ? (Tra l'altro, ho trovato un vecchio topic per parlare di libri lettie l'ho riesumato)
  17. Ho finito da qualche giorno La gloria di Giuseppe Berto, autore che mi aveva già folgorato con il suo capolavoro Il male oscuro. La gloria è la riscrittura della storia di Giuda raccontata a posteriori da Giuda stesso. Non ci sono sorprese o variazioni rispetto alle vicende che tutti noi conosciamo: l'originalità di Berto sta nel dare voce a un personaggio profondamente umano, alla sua fede tormentata, al suo profondo amore per il Rabbi (come Gesù viene chiamato) e, uno degli elementi che più mi hanno impressionato, nella spiegazione teorica che l'autore dà della necessità del tradimento. Super consigliato.
  18. Sto leggendo La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell'Italia contemporanea di Gianluigi Simonetti, saggio di critica letteraria molto interessante, e i Taccuini di Camus, autore a cui ho bisogno ogni tanto di ritornare (come si evince dall'immagine di profilo). Vorrei iniziare anche Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia di Eugène Minkowski, spero di avere abbastanza tempo prima che la sessione estiva mi fagociti.
  19. Volevo iniziare L'Assomoir, però in generale non sono un fan del Naturalismo. Appena provo ti faccio sapere ☺
  20. Ciao @Nope. Vorrei concentrarmi, più che su aspetti stilistico-formali o di trama, sul contenuto rappresentativo del racconto e sul significato che produce. Quello che hai messo in scena è il tentativo di stupro da parte di Roux nei confronti di Cassandra. Parliamo di un tema estremamente delicato e serio, che richiede di essere affrontato con un certo impegno. Qui mi sembra trattato con troppa leggerezza, purtroppo. L'elemento imprescindibile in un rapporto sessuale tra due (o più) persone è il consenso. Se c'è consenso si può fare tutto, viceversa non si deve fare nulla. E il primo problema sta proprio qui: Cassandra accetta di avere un rapporto sessuale con Roux perché questi non la uccida. Il suo consenso è condizionato, non libero. Il secondo problema risiede nelle motivazioni per cui Cassandra accetta quella che è a tutti gli effetti violenza: perché il tipo è figo. Che il tipo sia bello o brutto, una molestia rimane sempre una molestia. Anche se si prova attrazione per una persona, non per questo la sua violenza è legittima. Il pericolo, soprattutto quando il finale del racconto vuole strappare un sorriso, è la legittimazione della violenza. Sono sicuro che non fosse questo il tuo obiettivo, ma rimane l'ambiguità del contenuto. A dire la verità, la dinamica relazionale che hai rappresentato non è nemmeno eccezionale, perché mi sembra che sia tipica di molti libri young adult degli ultimi anni: lui figo ma cattivo/molesto/violento, lei gli si concede nonostante venga trattata come un oggetto. Risultato di una cultura fortemente patriarcale e della rape culture dominante. Riscriverei il racconto proprio a partire dal modello interazionale tra i due protagonisti. Se deve esserci violenza, allora ci sia, ma che venga rappresentata in quanto tale. Bisogna fare attenzione a ciò che si dice, a come lo si dice e a quali effetti di realtà producano le parole.
  21. Mi sono avvicinato da poco alla letteratura francese (più con il pensiero che con le letture, per ora) e Zola è sicuramente uno di quelli che mi manca e devo recuperare!
  22. Gigiskan

    Martin Eden

    Non vado molto d'accordo con Jack London, ma è anche vero che l'ho letto per la prima volta tanto tempo fa. Potrei riprovare, magari partendo da questo ?
  23. Tendenzialmente adotto la Soluzione Finale: quella del nope (xD), quindi rinuncio direttamente a scrivere Un'idea carina sarebbe provare con gli esercizi che propone Gianni Rodari nella sua Grammatica della fantasia, o provare a ispirarsi a versi di canzoni, riscrivere storie già scritte, romanzare un'evento della propria vita. Quando ancora scrivevo, mi aiutava molto avere un tema da cui partire, anche se imposto dall'esterno (penso ai contest di scrittura a cui partecipavo). Magari seguire una traccia predeterminata può essere utile anche per altri.
  24. A costo di essere virtualmente lapidato (leggi: bannato), ammetto di non amare la Marvel. Non mi appassionano più di tanto i supereroi, Spiderman escluso. Credo che recupererò comunque quest'ultimo film, però.
  25. Gigiskan

    Ci provo...

    Io in realtà non scrivo più da un bel po', anche se ogni tanto me ne torna la tentazione. Preferisco leggere le cose che scrivono gli altri
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