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Gigiskan

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  1. Ammetto di avere sempre visto John Fante con sospetto: ogni tanto penso che dovrei provare a leggerlo (nello specifico questo libro di cui parli), ma poi mi dico che non fa per me. Così, a pelle. Sarà anche il fatto che non sono un fanatico della letteratura statunitense, che frequento ma con parsimonia.
  2. @Russotto, hai mai provato a riscrivere da capo quel testo? Potrebbe essere un buon modo per sentirlo di nuovo vicino. Ho un rapporto di amore-odio con la filosofia. A volte mi sembra che il pensiero si faccia più leggero, altre mi sembra che si appesantisca. E faccio un po' a pugni con il fatto che sia un sapere senza contenuti, una scienza senza oggetto (perché si occupa del soggetto, infatti). Dilemmi sulla mia scelta universitaria a parte. Amo molto Camus e Sartre, in modo diverso e per cose diverse; sto cercando di avvicinarmi a Simone Weil, di cui ho letto il folgorante La persona e il sacro; vado molto d'accordo con lo stoicismo, in particolare quello latino: Seneca e Marco Aurelio; mi interessano la psicoanalisi, la linguistica, la semiotica e gli studi di genere (saperi che trovo siano tutti collegati tra di loro, tra l'altro). Comunque ne capisco ben poco, di filosofia xD Tu leggi qualcosa di filosofia? (Siamo un po' off topic, ma ci piace lo stesso).
  3. Io non scrivo qualcosa di "serio" da anni, si potrebbe dire che vivo in un blocco perenne Non credo di essere un asso nella narrativa e in generale ho poche idee e poco originali, preferisco leggere quello che gli altri scrivono. Probabilmente sono più portato per la riflessione filosofica che non per la scrittura creativa, ma non ho le competenze per scrivere alcunché sulla filosofia (quando dovrò scrivere la tesi mi toccherà farle saltare fuori queste competenze, però). Avrei voglia di scrivere, ma non ho nulla da dire, insomma. Nel dubbio, non scrivo nulla e almeno evito di riempire il mondo della mia robaccia
  4. Ho postato una mini recensione in questo topic
  5. Non ho mai sentito prima il libro né l'autore. L'idea non è delle più originali, ma potrebbe offrire qualche spunto di riflessione interessante. Segno per il futuro. (Futuro non prossimo perché, come dicevo in un altro post, ho appena finito La gloria di Berto, che pure racconta la storia di Gesù da un'altra prospettiva rispetto alla solita).
  6. Sono d'accordo con quello che dici. A proposito dell'Etica di Spinoza, Deleuze parlava di un'arte degli incontri: ognuno di noi deve imparare a conoscersi per comprendere quali incontri possano essere fruttuosi e quali meno, quali particelle si combinino meglio con il nostro modo di essere. Mi pare che questo valga anche e soprattutto per il personalissimo percorso di lettura di un lettore. Non esistono letture imprescindibili, solo letture che meglio si adattano alla nostra singolare personalità. (Non vale per storici della letteratura e critici letterari, ovvio che loro abbiano il loro malloppone di letture imprescindibili da fare).
  7. Mi ricordavo che avessi già aperto questo post, mumble mumble. Comunque, che figata la tua stanza! Adoro il corniporco sulla mensola Io non scrivo quindi sono dispensato dal farvi vedere le foto (scherzo, appena capisco come si fa vi posto una foto del magico Angolo della disperazione in cui studio).
  8. Lo avevo iniziato anche io, ma non credo di essere arrivato nemmeno a metà. Sono curioso di sapere cosa ne pensi, poi 🙂 (Tra l'altro, ho trovato un vecchio topic per parlare di libri lettie l'ho riesumato)
  9. Ho finito da qualche giorno La gloria di Giuseppe Berto, autore che mi aveva già folgorato con il suo capolavoro Il male oscuro. La gloria è la riscrittura della storia di Giuda raccontata a posteriori da Giuda stesso. Non ci sono sorprese o variazioni rispetto alle vicende che tutti noi conosciamo: l'originalità di Berto sta nel dare voce a un personaggio profondamente umano, alla sua fede tormentata, al suo profondo amore per il Rabbi (come Gesù viene chiamato) e, uno degli elementi che più mi hanno impressionato, nella spiegazione teorica che l'autore dà della necessità del tradimento. Super consigliato.
  10. Sto leggendo La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell'Italia contemporanea di Gianluigi Simonetti, saggio di critica letteraria molto interessante, e i Taccuini di Camus, autore a cui ho bisogno ogni tanto di ritornare (come si evince dall'immagine di profilo). Vorrei iniziare anche Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia di Eugène Minkowski, spero di avere abbastanza tempo prima che la sessione estiva mi fagociti.
  11. Volevo iniziare L'Assomoir, però in generale non sono un fan del Naturalismo. Appena provo ti faccio sapere ☺
  12. Ciao @Nope. Vorrei concentrarmi, più che su aspetti stilistico-formali o di trama, sul contenuto rappresentativo del racconto e sul significato che produce. Quello che hai messo in scena è il tentativo di stupro da parte di Roux nei confronti di Cassandra. Parliamo di un tema estremamente delicato e serio, che richiede di essere affrontato con un certo impegno. Qui mi sembra trattato con troppa leggerezza, purtroppo. L'elemento imprescindibile in un rapporto sessuale tra due (o più) persone è il consenso. Se c'è consenso si può fare tutto, viceversa non si deve fare nulla. E il primo problema sta proprio qui: Cassandra accetta di avere un rapporto sessuale con Roux perché questi non la uccida. Il suo consenso è condizionato, non libero. Il secondo problema risiede nelle motivazioni per cui Cassandra accetta quella che è a tutti gli effetti violenza: perché il tipo è figo. Che il tipo sia bello o brutto, una molestia rimane sempre una molestia. Anche se si prova attrazione per una persona, non per questo la sua violenza è legittima. Il pericolo, soprattutto quando il finale del racconto vuole strappare un sorriso, è la legittimazione della violenza. Sono sicuro che non fosse questo il tuo obiettivo, ma rimane l'ambiguità del contenuto. A dire la verità, la dinamica relazionale che hai rappresentato non è nemmeno eccezionale, perché mi sembra che sia tipica di molti libri young adult degli ultimi anni: lui figo ma cattivo/molesto/violento, lei gli si concede nonostante venga trattata come un oggetto. Risultato di una cultura fortemente patriarcale e della rape culture dominante. Riscriverei il racconto proprio a partire dal modello interazionale tra i due protagonisti. Se deve esserci violenza, allora ci sia, ma che venga rappresentata in quanto tale. Bisogna fare attenzione a ciò che si dice, a come lo si dice e a quali effetti di realtà producano le parole.
  13. Mi sono avvicinato da poco alla letteratura francese (più con il pensiero che con le letture, per ora) e Zola è sicuramente uno di quelli che mi manca e devo recuperare!
  14. Non vado molto d'accordo con Jack London, ma è anche vero che l'ho letto per la prima volta tanto tempo fa. Potrei riprovare, magari partendo da questo 🤔
  15. Tendenzialmente adotto la Soluzione Finale: quella del nope (xD), quindi rinuncio direttamente a scrivere Un'idea carina sarebbe provare con gli esercizi che propone Gianni Rodari nella sua Grammatica della fantasia, o provare a ispirarsi a versi di canzoni, riscrivere storie già scritte, romanzare un'evento della propria vita. Quando ancora scrivevo, mi aiutava molto avere un tema da cui partire, anche se imposto dall'esterno (penso ai contest di scrittura a cui partecipavo). Magari seguire una traccia predeterminata può essere utile anche per altri.
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