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Crizia

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  1. Crizia

    Buon Compleanno lean

    Tanti auguri (in ritardo) 😅
  2. Crizia

    [Parte 2] Cuor di rondine

    Figurati: mi fa piacere incontrare qualcun altro a cui piacciano certe cose. "Carneade, chi era costui?"
  3. Crizia

    [Parte 2] Cuor di rondine

    E' una storia più lunga di quello che potrebbe sembrare e ti risparmio i dettaglio. Ti dico solo che è legato a una primissima fan-fiction che avevo pensato (scrivendone qualche brano qui e lì) una dozzina di anni fa in cui figurava un personaggio di nome Crizia a esplicito richiamo della sanguinarietà del personaggio e del suo governo. Un tempo sul WD (il vecchio forum di Linda) il mio nickname era Alexander91. Quando Linda poi ha aperto Ultima Pagina ho voluto cambiare nome, così, per segnare l'inizio di una nuova "avventura": mi è tornato allora in mente il nome di questo personaggio, legato a uno dei miei primissimi tentativi letterari. L'avatar è meno casuale: storicamente il mio avatar è sempre stato un Pikachu. Adesso è un pika, il roditore selvatico da cui Pikachu prende il nome. Così, per darmi un tono più serioso. 😉
  4. Crizia

    [Parte 2] Cuor di rondine

    Visto che non ho appunti specifici da fare, se non ti dispiace Gemini commento qui per entrambe le parti del tuo racconto. Hai uno stile già ben definito (il che mi suggerisce che tu sia abituato a scrivere, o quantomeno a parlare), e in generale usi termini specifici e appropriati. Attento ogni tanto a cadere in un lessico da cruciverba (tipo quando usi il termine 'liso'). Similmente, fai bene ad usare termini precisi, è utile spesso usare termini evocativi ed è ottimo usare termini non così comuni da essere compresi nel vocabolario minimale della nostra televisione odierna, ma attento a non cadere nell'inusitato (non lo fai, tranquillo, però fai attenzione che con uno stile così, specie se tendente al descrittivo, potrebbe venirti la tentazione ) perché altrimenti si interrompe la comunicazione col lettore (per il principio che ci si capisce e si riesce a comunicare finché si parla la stessa "lingua"). Sull'oggetto non commento: le tematiche sociali fanno la loro figura. Attento solo a una cosa. A volte imbocchi troppo il lettore. A che mi riferisco? Mi riferisco a tutti quei passaggi in cui (spesso nella prima parte) dai direttamente al lettore la 'moraletta', la chiave di lettura di quanto gli stai descrivendo. Ad esempio: Oppure: Che intendo? Che il lettore non è scemo. Quelle stesse cose gliele puoi comunicare pure non dicendogliele, cioè comunicandole in maniera implicita facendo forza sulle descrizioni e sulle azioni del tuo personaggio. E hai già una padronanza lessicale che te lo permetterebbe. Perché dovresti comunicare però in maniera implicita? Perché sennò il lettore un po' più sensibile si sente preso per scemo e ti prende per un sapientino che sta lì a fargli la lezione. Come già intuito dagli antichi e come confermato dagli studi moderni invece, all'uomo piace capire le cose da sé per sentirsi bravo e intelligente, come in un gioco. Tutte queste cose che insomma ti preme comunicare e trasmettere, lascia che sia il lettore a intuirle tramite i tuoi stimoli. Cerca di instaurare una specie di comunicazione subliminale, se vuoi chiamarla così: presentagli delle immagini, dei dettagli, delle descrizioni con una certa terminologia, e vedrai che il lettore arriverà da sé a dire ciò che tu ora gli hai detto esplicitamente (mi azzardo a dire che potrebbe bastarti tagliuzzare qualcosina qui e lì, senza dover rivedere interi paragrafi, ma questo lo lascio a te). Correggere questo ti permetterebbe anche di dare più spazio e risalto alle azioni e alle sensazioni presenti del personaggio. Il problema grave sarebbe infatti se una storia non ci fosse, se cioè tu avessi una serie di azioni senza un filo logico-tematico a connetterle. Qui invece ce l'hai: un personaggio con il suo passato e il suo carattere, con i suoi ostacoli, i suoi obiettivi e i suoi limiti che, trovandosi nell'ennesimo momento di sconforto riprende coraggio e speranza attraverso quella che è in effetti un'epifania. Il tema mi sembra essere insomma il valore della libertà: pagata a caro prezzo e sofferta, con i suoi dolori, ma pur sempre dignitosa e confortante libertà. Ti basta, secondo me, snellire secondo quanto detto sopra per far emergere e risaltare questa cosa e rendere il racconto ancora più apprezzabile e coinvolgente.
  5. Crizia

    Psicoanalisi al parco

    Divertente. Una delle cose più divertenti che abbia letto di recente. Che poi stimola anche tutta una riflessione sul ruolo della scrittura come strumento di auto-introspezione psicologica, ma non è questo il luogo. Comunque brava, mi è piaciuto molto: coniuga bene autoironia, umorismo alla chiarezza con cui il racconto è comunque trasmesso. E non è semplice far ridere.
  6. Crizia

    Cacciatori di uomini [Parte 2, finale]

    Ok Matt, se non ti dispiace faccio un commento unico qui per entrambe le parti, visto che non andrò molto nello specifico. Tieni anche conto che in generale potrei essere tarato dal fatto che in un certo senso 'ci conosciamo', avendo già letto altre cose tue qui sul forum. L'oggetto della storia è carino, nel senso che a me personalmente può piacere. Viva l'azione e le botte da orbi. Lo stile però non rende la cosa. Strascichi troppo, sei poco fluido, troppo pastoso. Periodi troppo lunghi quando invece sarebbero meglio frasi brevi (per, che ne so, imporre una narrazione veloce che dia il senso dell'urgenza e del pericolo), tanto per dirne una. Hai due coordinate? Metti un punto e spezza. Via le congiunzioni tipo mentre, perciò etc. mentre descrivi l'azione. Proprio perché spesso scrivi cose d'azione, mettiti in testa di sviluppare uno stile adatto a trasmettere le emozioni di certi tipi di scene. Altro errore che fai spesso e che si ricollega a quanto ti suggeriva Gemini sopra: sei frettoloso. Nel senso che vai troppo di fretta con la successione degli eventi. E' un po come mangiare in un fast-food durante la pausa pranzo: mangi di fretta sbrigandoti a finire, senza assaporare fin in fondo l'unto croccante delle patatine o il saporito grasso del bacon nel tuo hamburger. No. Te devi farti una bella cena al ristorante, dove t'assaggi il calice di vino, ti gusti ogni forchettata di bucatino all'amatriciana, senti la tenera bistecca (cottura media, al sangue non mi piace molto) sciogliersi in bocca... e il dolore allo stomaco del conto alla fine. Che voglio dire? Voglio dire che devi dare il tempo alla singola scena di sviluppare i suoi effetti sia sul personaggio che sul lettore. Così allora, anche solo in un racconto, potresti permetterti di sviluppare un certo tema in maniera comunque percepibile e quindi apprezzabile ed emozionante. Pensa ai vari momenti e alle varie scene in termini emotivi: prima c'è lo spaesamento del risveglio nella foresta buia, poi c'è l'adrenalina della fuga, la disperazione momentanea della prigionia e il conseguente desiderio di vendetta, di nuovo la fuga adrenalinica, ma stavolta non dettata dal terrore: stavolta prende la guida la fredda razionalità vendicativa che, contro ogni chance, porta il protagonista alla vittoria. Nota anche come tutti questi passaggi 1) coinvolgono emotivamente il lettore al protagonista e lo fanno stare attaccato alla pagina 2)fanno mutare il protagonista (in questo caso da preda a predatore, potremmo dire). E non mi sto inventando nulla, perché tutte queste cose in nuce in quello che hai scritto ci sono già: le devi solo trattare meglio prendendoti il giusto spazio per farlo.
  7. Crizia

    Show dont' che?

    Sono d'accordo a grandi linee sull'utilità dell'uso e vien da sé che, come tutte le cose, il troppo stroppia. Ci tengo a fare però una riflessione/precisazione su questo passaggio, perché forse c'è un errore concettuale di fondo. Errore concettuale di fondo nel senso che forse siamo abituati a pensare (male) lo SdT in un certo modo, e questo ne provoca poi l'abuso. Forse di solito pensiamo allo SdT come uno stile di scrittura, un modo di scrivere. Nel qual caso sarebbe vero quanto detto nel passaggio sopra. Tecnicamente però questa concezione è errata. Lo SdT non è uno stile o una tecnica: è un fine, un obiettivo, uno scopo della comunicazione. Da dove nasce questa incomprensione? Forse dal fatto che si mutui, come ha detto Gemini, questo concetto come uno strumento dalla cinematografia così com'è, senza cioè una reale comprensione teorica e quindi senza quell'elasticità e padronanza d'uso tipica invece dell'artigiano competente. Scimmia vede, scimmia fa. In realtà, per l'appunto, l'SdT non è una tecnica ben definita: sono gli autori di manuali che la fanno diventare tale. Ma se andiamo a leggere, ad esempio, Aristotele, ci rendiamo conto che l'SdT è un fine, non un mezzo. Aristotele nel suo terzo libro della Retorica fa più volte riferimento ad un concetto che lui è solito esprimere come "τὸ ποιεῖν τὸ πρᾶγμα πρὸ ὀμμάτων" , ovvero: "il rendere la cosa davanti agli occhi". Quello che noi diremmo mostrare, insomma. E questo concetto per lui è innanzitutto il fine da perseguire per avere uno stile efficace. Efficace a far che? A suscitare emozioni nel pubblico, per portarselo poi dalla propria parte e persuaderlo di certe cose. Stabilito questo, scompaiono i rischi paventati da Gemini, cioè 1) di mancanza di originalità tra autori e opere diversi e 2) di monotonia all'interno della stessa opera. Perché se invece di applicare in maniera sterile un concetto prendendolo come una tecnica panaceatica lo applico come un fine alla mia scrittura e alla mia creatività, io non produrrò uno stile fotocopia e un'opera fotocopia, ma uno stile e un'opera miei e al contempo, però, efficaci. Come a dire che originalità non è sinonimo di efficacia: aver presente un fine permette di indirizzare gli sforzi creativi per amplificare l'efficacia della mia originalità. Ogni autore cioè perseguirà il fine del mostrare davanti agli occhi, però con i propri strumenti e quindi producendo cose diverse. Questo per il primo rischio. Per il secondo rischio, la risposta è simile. Se il fine prestabilito è quello di mostrare davanti agli occhi, io modificherò di volta in volta la mia scrittura a seconda della necessità del momento, per perseguire sempre il medesimo fine: momenti di tono e significato diverso, cioè, per avere la medesima efficacia sul lettore, dovranno per forza essere 'mostrati' in maniere diverse... ma pur sempre mostrati. Il problema quindi non è un uso eccessivo dello SdT, ma un suo cattivo uso, cioè un suo uso basato su una comprensione errata di esso. Il che ha in effetti effetti nefasti: ho letto cose che erano "mostrate" in maniera talmente 'rigorosa' (in senso negativo) che spesso come lettore ho perso il filo dell'azione non riuscendo a figurarmi tutti i passaggi davanti agli occhi (per il fatto, per dirla in breve, che si mostrava in maniera troppo restrittiva ciò che il personaggio percepiva: per essere più precisi quindi si trattava di un cattivo uso del SdT combinato con un cattivo uso del Punto di Vista). Il contrario del mostrare come fine insomma.
  8. Crizia

    Chi incontrereste?

    Dipende dalla motivazione. Con Orazio mi ci farei volentieri una bevuta, e incontrerei Nietzsche giusto per curiosità, per vedere quanto era 'tocco'. In realtà non penso che avrei un reale interesse a incontrare qualche autore: se e quando leggo, sono le opere a interessarmi. Partendo dal presupposto che un autore comunica nelle proprie opere ciò che ritiene interessante comunicare, paradossalmente tutto ciò che c'è di interessante in un autore starebbe nelle sue opere, e quindi non ci sarebbe nient'altro di interessante nell'incontrarlo di persona invece che nel leggerlo. Non so se mi spiego. O forse sono solo un filino asociale.
  9. Crizia

    CSI#4

    Ci fosse stata, neanche mi sarei iscritto.
  10. Crizia

    CSI#4

    Nah nah, io rinuncio per stavolta.
  11. Crizia

    CSI#4

    Male, malissimo: lo sapete che sono un procrastinatore nato!
  12. Crizia

    CSI#4

    No.
  13. Crizia

    CSI#4 - Dietro le quinte

    Aiuto! Qualcuno chiami lo staff! Ehi, un momento...
  14. Crizia

    CSI#4 - Dietro le quinte

    Non se po' fa, non se po' fa: la scrittura non fa per me.
  15. Crizia

    CSI#4 - Dietro le quinte

    Gne' oh, non c'ho idee.
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