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Russotto

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Tutti i contenuti di Russotto

  1. Russotto

    Ciao!

    Ciao Laura, puoi dirci qualcosa di più di te? Per esempio cosa ti piace leggere, hai già pubblicato? Dove ti trovavi la sera in cui Morgan ha detto: "Ma dov'è Bugo?"
  2. Russotto

    Ciao

    Ciao @Dani83, benvenuto.
  3. Ciao @Mario Fazio, anche a me piace scrivere commedie! Abbiamo un'apposita sezione, non esitare a caricarvi quanche tuo testo. Benvenuto!
  4. Ciao @LauraMcMiller! Solo ora mi accorgo di quanto il tuo nick sia simile a quello di Laura Mac Lem. Dimmi, hai letto qualcosa di suo?
  5. Vado un po'a memoria: Giovanni Verga: Scritti scelti (ricordo del mio nonnino) Laura Mac Lem: Regina di fiori e radici, Nati due volte I e II, L'incanto di cenere, Gli dei di Darraj, Path of life and stone. Antonio Tabucchi: Sostiene Pereira, La testa tagliata di Damasceno Monteiro, Il tempo invecchia in fretta, Il filo dell'orizzonte David Trueba: Aperto tutta la notte Daniel Pennac: Signor Malaussene, La passione secondo Therese, Il caso Malaussene Manuel Vasquez Montalbano: Quintetto di Buenos Aires, Il centravanti è stato ammazzato verso sera, Tatuaggio Maria Rosa Quadrio: Il muro di Vanessa Nicola La Gioia: Riportando tutto a casa Salinger: Il giovane Holden Virginia Woolf: Al faro Paolo Rumiz: La cotogna di Istanbul, Trans Europa Express, Il ciclope Ken Follett: Il codice Rebecca, La cruna dell'ago, I pilastri della Terra, Mondo senza fine Dario Vargas Llosa: Avventure della ragazza cattiva, Il sogno del celta (iniziato ma mai terminato) Luis Sepulveda: L'ombra di quel che eravamo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, Le rose di Atacama, La lampada di Aladino (ancora da leggere) Francesco Altieri: Il paese della nonna regina, Favole per signore Doriana de Vecchi: Fogli sgualciti, Niente di personale, Porta di confine Christiane Felsherinow: La mia seconda vita Dino Buzzati: Il deserto dei tartari Jane Shemilt: Daughter (versione originale di Una famiglia quasi perfetta) Emily Barr: The one memory of Flora Banks
  6. Ma cosa mi hai tirato fuori! La Colegiala! Pensavo di essere l'unico a ricordarla! Non c'erano solo bellissime canzoni comunque...
  7. io non sono un esperto del comportamento dei conigli ma ricordo che i miei un tempo li avevano... non da compagnia, non so se mi spiego; e una volta un amico di famiglia ci prestò un suo coniglio in quanto, a detta del padrone, era un vero stallone e, visto il motivo per cui i miei avevano i conigli, ci serviva per il... ricambio generazionale. Ebbene, quando misi il coniglio/stallone nella stessa gabbia con una coniglia cominciò subito un inseguimento a ritmo serrato alla fine del quale lui montò sulla schiena di lei bloccandola con un morso al collo, dopodiché la coda di lui cominciò ad agitarsi in un compulsivo movimento destra sinistra con una tale forza che tutta la struttura in ferro e lamiere nella quale ci trovavamo prese a vibrare. Ricordo che stavo quasi per uscire da quella struttura con la paura che mi crollasse addosso quando d'improvviso a crollare è stato lo stallone: si è letteralmente buttato su un fianco col fiatone. Mentre lei si è mossa come se si fosse scrollata di dosso i residui di un brivido... Comunque fin qui nulla da eccepire, sono curioso di vedere come continua la storia.
  8. Prova a copiare il percorso dalla barra degli indirizzi del browser quando sei sulla pagina del video e poi incollalo nel post.
  9. Io ho terminato la beta-lettura del romanzo della nostra @lara , un'esperienza sempre piacevole. E ora ho cominciato L'annusatrice di libri di un'altra conoscenza del forum: @Desy Icardi
  10. Ciao @LauraMcMiller, benvenuta.
  11. Anche io l'ho creduto in passato. E so quasi per certo che scrivere sia un toccasana per uscire da periodi bui o per buttare fuori ciò che si ha dentro e di cui ci si vergogna a parlare. Ricordo un film (ispirato a una storia vera) in cui una donna con problemi legati alla sessualità (non riesce ad avere rapporti) viene inviata dalla sua psicoterapeuta a scrivere una lettera ai suoi genitori. Dopo un primo momento di rifiuto la donna comincia a scrivere e senza rendersene conto dice di perdonare l'incesto di suo padre. Nella letteratura, invece, ho trovato il caso di Virginia Woolf che con "Al faro" ha scritto della sua vita liberandosi di alcuni pesi che aveva nell'anima. Questo per quanto riguarda l'aspetto terapeutico della scrittura. Per quanto concerne, invece, la creatività nei momenti di tristezza ci credo poco. L'arte richiede concentrazione. E secondo me la cosa poco si concilia con l'umore sotto alle scarpe. Personalmente non riesco a scrivere nulla quando sono triste. Nemmeno scene tristi. Al contrario, se sono in un periodo felice sono più propenso a esprimermi... anche se la qualità delle mie creazioni non è direttamente proporzionale alla mia felicità
  12. Risposta al volo: la frase che hai scritto come esempio mi sembra corretta. Appena posso provo a risponderti in maniera più approfondita.
  13. Russotto

    Ciao

    Ciao @Mody Bick, benvenuto. Spero che ti troverai bene qui. Qui c'è una lista di case editrici e anche una sezione con consigli per chi si vuole autopubblicare.
  14. Russotto

    IN REVERSE

    Ho scoperto solo ora questo piccolo gioiello. Complimenti. Non ho praticamente nulla da eccepire circa la forma o altri aspetti tecnici. La calma e la serenità con cui si esprime la protagonista mi hanno fatto sospettare da subito quale avrebbe potuto essere l'epilogo della storia ma leggerlo è stato comunque piacevole. Come riterrei piacevole sentirlo dire a un giornalista al tg. Sì, come un tempo si tollerava l'omicidio di onore, io oggi tollererei senza problemi un omicidio di questo genere. Anche io ho conosciuto una donna vittima di violenza e leggere questo racconto mi ha riportato alla memoria alcuni episodi della vita di questa persona. A lei è andata meglio, il marito è morto di tumore, ma lei ha vissuto da reclusa per una vita. Per questo, in netto contrasto con gli altri commentatori, sono d'accordo con te: la vita in prigione avrebbe un sapore di libertà.
  15. Penso che tu possa postare tranquillamente nella sezione narrativa. Se vuoi puoi mettere all'inizio del post il link a questo racconto. Così c'è una continuità.
  16. Forse manca qualcosa riguardo alla capo reparto, lui la degna appena (forse di uno sguardo). Non sono sicuro che sia corretto utilizzare il verbo materializzare come fai tu, credo che lo si usi quando il soggetto non è ancora fisicamente presente in alcun posto. Nel tuo caso avrei usato questa espressione se il punto di vista cambiava in quello di qualcuno che si trova al piano superiore e non ha ancora visto il dottore. Incipit interessante e ben scritto. Attendo le prossime parti.
  17. Grazie mille @WitchFairy
  18. Iris- Il gioco di Maier – parte prima Matteo era uscito prima quella mattina. Ci sarebbero stati tre incontri con tre piccoli pazienti dell’Ospedale civile. Le istruzioni erano state molto chiare e ognuno di loro aveva avuto un dono dai genitori il giorno prima. L’esperimento di quel giorno consisteva nel riuscire a ricordare quale oggetto fosse, richiamandolo al pensiero attraverso le schedine disegnate. Ne avrebbero parlato al dottore come avrebbero fatto con un compagno di giochi, dando libero sfogo alla creatività, così che il risultato di abbinare l’oggetto alla sua utilità in casa, avrebbe creato un’impressione forte, pronta a dare stimoli importanti al bambino. Due maschietti di sette. e otto anni, Giorgio e Davide ed una bimba di 6, Doriana, erano questi i nomi e le età dei pazienti e tutti venivano accompagnati da genitori o nonni. Matteo era freddo e determinato, i suoi modi garbati non lasciavano spazio a momenti di dolcezza, era dell’idea che proprio i bambini dovessero essere in grado di riconoscere un momento serio in cui tenere un atteggiamento più discreto e uno in cui lasciarsi andare ad effusioni e smancerie . Aveva scelto dal grande armadio a muro, camicia e pantalone, aveva fatto la sua toeletta giornaliera per intero con meticolosità, posizionando i prodotti nella stessa posizione in cui erano stati posizionati il giorno precedente, poi aveva fatto colazione con una centrifuga di arance, kiwi, mela verde e zenzero, indossato la sua giacca Armani e qualche spruzzata di essenza di Giò, posizionata in una nicchia tutta sua all’uscita, molto ben illuminata e posizionata su un disco di metallo lucido. Infine era uscito con la sua station wagon nera e il suo zainetto multitasking, organizzato ad hoc per la giornata. Giunto in reparto ed indossato il camice immacolato, aveva appena degnato Debora, la capo reparto grossa ed impicciona mai sofferta e si era materializzato al piano superiore dove avrebbe incontrato, in orari diversi, i tre bimbi. < Che cavolo di educazione!> aveva borbottato l' infermiera con i due tirocinanti, Barbara e Luca. < Ma che gli hanno fatto a questo, sembra un cadavere profumato, aaaah lo odio, quel suo perfezionismo da strapazzo> poi balzando da dietro la scrivania aveva spruzzato in aria, una soluzione salina mangia-odori. Luca e Barbara sorridevano a denti stretti per non dispiacere l’imponente Debora. Davide e Giorgio furono puntuali alla seduta. Il gioco del “ Ricordare” portò i suoi frutti. Il primo aveva ricevuto un cavalluccio a dondolo che, in realtà, era chiuso in cantina da quando era molto piccolo ma che non era mai stato usato per la paura che l’animale suscitava nel bambino. Riconobbe il cavalluccio dalle schedine disegnate e ne imitò il verso. Il secondo aveva gettato le schedine via dal tavolo con un gesto di stizza per lo sforzo che quel gioco gli aveva richiesto. L’oggetto era un drago in gomma. Alla fine, dopo essere stato persuaso a raccogliere le schedine con il dottore, lo riconobbe, riconducendo il drago alle fiamme. Erano connessioni logiche non troppo remote che il bambino riusciva a cogliere subito, pur applicando uno sforzo commisurato alle sue cognizioni. Doriana, la bimba di 6 anni, sarebbe arrivata molto più tardi, ma il gioco fatto, gli impose di attendere nelle sue stanze e terminare la sequenza. < Scusate Dottore> era la nonna ad accompagnarla < abbiamo avuto qualche imprevisto>. Matteo, senza dire nulla, prese in consegna la piccola e la condusse in laboratorio. < Dottore, io non sono malata, sono molto brava> disse, rompendo il silenzio tra i corridoi del reparto. < lo so Doriana, dobbiamo solo fare un gioco per esercitare la mente> giunsero nella piccola stanza e cominciarono il gioco del ricordare. Doriana non ricordò il dono ricevuto, un fornetto con degli stampi e del pongo, ma ogni volta che si arrivava al fornetto, ella costruiva una storia diversa, non sempre pertinente alla realtà, ma sensata. Che nel fornetto veniva cucinata ogni tipo di pietanza, che qualche volta ci cucinava i cavoli, che aiutava la nonna a fare i ciambelloni, che bruciava tanto però era tanto utile. La bambina creava storie, o meglio, interpretava la realtà secondo suoi canoni . Matteo decise allora di tirar fuori le sue doti innate con un gioco che aveva imparato nell’apprendistato e che avrebbe rilevato nei pazienti, grandi o piccoli, una propensione ad “uscire dagli schemi”. Si chiamava Il Gioco Di Maier o dei nove punti. Obiettivo del gioco, unire nove puntini su un foglio o una lavagnetta, disposti a file di tre, a formare un quadrato, con sole quattro linee senza staccare la penna dal foglio. La bambina, dopo averne compreso il senso, risolse il gioco, sotto gli occhi stupefatti del dottore. Incredibile, aveva trovato una piccola creativa, capace di uscire dagli schemi e, dopo averne informato i suoi, volle subito scrivere una relazione da presentare alla Commissione Medica, proponendo il suo progetto ambizioso: un centro medico dedicato ai problemi dell’infanzia e diretto da lui personalmente. Quella sera, uscì per ultimo, guardò Debora con sufficienza, salutandola con un leggero movimento del collo, quella abbassò lo sguardo, poi lo guardò uscire, osservando la sua andatura decisa, quasi robotica, e con una smorfia, terminò il caffè che aveva in mano. All’Accademia Iris era intenta nella lettura di un prezioso cofanetto sulla storia delle scienze mediche dove aveva passato ore ad indagare sul mistero del passaggio dall’ Alchimia Medica con le figure del guaritore e dello speziale a quelle del medico Dottore e del farmacista moderno. Il mistero sarebbe stato semplicemente il passaggio all’età dei lumi o prima nel XIV sec. quando secondo una “ tesi misterica”, i cavalieri templari, presagendo la loro fine e persecuzione, affidarono i famosi “ Semi della Virtù”, legati alla saggezza del simbolismo, ai Tarocchi, rimettendo al popolo rozzo e ignorante, la possibilità di coglierne l’importanza e approfondirne i contenuti. Tutta la diatriba rimase del tutto ignara ai più con le prime importanti scoperte, l’apertura di gabinetti medici e orti botanici in cui effettuare sperimentazioni affiancando le Università e i tirocinanti. Ma soprattutto, la pubblicazione di “Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus” del 1628 di Harvey sul cuore e sulla circolazione sanguigna che sferrò un colpo mortale alle vecchie scienze mediche. Volle sincerarsi della serietà del testo andandolo a pescare in una zona remota della Bibblioteca. Ruotava la scaletta a destra e sinistra per trovare numero e serie del volume, estraendo, una per una, la copia osservata e riflettendo tutte volte sulla possibilità di aprire un nuovo dibattito sui trascorsi della medicina moderna. Afferrò l’ultima tra le copie con traduzione rimaste e aprì il volume all’indice dei capitoli, poi sollevò lo sguardo per sincerarsi della numerazione sullo scaffale ed ecco, inaspettatamente, un paio di occhi scuri fissarla attraverso il posto-libro. Ancora una volta gridò spaventata < Aaaaah, ma cos’è?>. Dall’altro lato dello scaffale, qualche piede sotto sulla scaletta, Umberto, osservava curioso la sua bella, intenta nello studio e sopraffatta dai pensieri. < Quando la finirai con queste improvvisate?> < la bibliotecaria mi ha detto che eri qua> < e allora?>rispose permalosa. < allora eccomi! Sono venuto a trovarti>. < pazzo! Potevi farmi cadere> Scese dalla sua scaletta e girò dall’altro lato dello scaffale ridendo un poco. Poi la afferrò in vita e con un balzo la fece scendere a terra. < Allora, sei proprio a terra adesso?> < che t' importa, scemo pazzo!> < se lo sei, andiamo a cena stasera>. < mmmmm> < mmmmm> la imitò lui. < Dopo questo comportamento sconsiderato, non saprei davvero…> alzò un po’ la testa ruotandola verso il suo banchetto. < vorrei farmi perdonare per il gesto sconsiderato> < bene, in questo caso….potrebbe essere> poggiò il libro su uno degli sgabelli, accanto il banco comune. Poi sedette su quello e, guardando intensamente l’interlocutore, gli gettò le braccia al collo. Era lì davanti alla fine della bufera che, inevitabilmente, aveva colto lei e le amiche e, per la prima volta, si sentì davvero felice e tranquilla. Lui la strinse a sua volta e, ancora una volta, si sciolsero in un tenero bacio. < Perché hai il vizio di sparire così?> le disse un po’ irritato. < Non voglio compromettere il suo buon nome, Signore> < Non vuol dire niente, da oggi dovrai tenermi in considerazione in ogni momento, buono o cattivo, promesso?> le domandò ricambiandole dolcemente lo sguardo. < Promesso!!!> rispose sicura mettendo la mano destra sul cuore. Il Lanternafilmun si sarebbe riunito la prossima settimana. Si vociferava che dall' Ospedale sarebbe giunta un’ equipe di medici per discutere circa una possibile collaborazione con l' Accademia per organizzare corsi e scuole brevi per specializzandi, da qui l’intenzione di Iris e tanti altri di avvicinarsi alle scienze mediche attraverso filoni comuni. Avrebbe potuto, quantomeno, collaborare a reperire le fonti dei testi accademici, più antichi o anche, più all’avanguardia e assistere all’organizzazione dei programmi come coadiuvatrice. Tutto ciò solo per essere stata insignita “ lanternina”. Al di fuori della cerchia del Club tutto taceva, come sempre, una realtà stantia, bloccata, ognuno a pensare a sé. Le strade desolate delle ore notturne e quelle trafficate delle ore di punta parevano, scandire cicli di una routine senza fine. Nel pomeriggio voleva condurre un esperimento sul cavaliere che tanto galantemente l’aveva invitata a cena. Perciò gli diede appuntamento nell’area verde del campus e arrivò all’edicola di fronte ad acquistare gli strumenti. < sediamoci qui> gli disse, poggiando uno dei larghi volumi che aveva in mano, sull’erba tra loro. < cosa facciamo un picnic?>
  19. @Annasilvia dovresti inserire direttamente il testo nella discussione. Copia dal file di Word e incolla qui. Poi clicchi sull'icona con la gomma per sistemare la formattazione.
  20. Russotto

    Ciao!

    Benvenuta @WitchFairy. In bocca al lupo per i tuoi programmi. Spero anch'io di leggere qualcosa di tuo.
  21. Blondie - Call me tratto nienepocodimenoché dalla colonna sonora originale del film American Gigolò
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