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Alorigo

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  1. La sensazione di onnipotenza della divisa funziona anche online

    1. Ayame

      Ayame

      Mo lasciamo le frecciatine in giro? Se c'è un problema se ne parla, ho già detto cosa penso delle frecciate. 

  2. La quantità di giorni, per il mio modo di vivere il contest, è non così rilevante. Come già espresso in altre occasioni, a me non piace dover votare gli altri concorrenti in competizione con me. Preferirei una giuria superpartes.
  3. Tigre! Tigre! Divampante fulgore nelle foreste della notte, quale fu l'immortale mano o l'occhio che ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

    1. Ayame
    2. Liesel Wordbound

      Liesel Wordbound

      Che bello trovare una traduzione di questa poesia <3 Non sapevo ci fosse, è ufficiale o un libero tentativo? 

    3. Alorigo

      Alorigo

      In realtà, nonostante l'origine nobile, la scelta di questa frase è legata a un motivo ben più umile, ossia all'avatar: sono le parole e il simbolo di John il Rosso, serial killer della serie The Mentalist.

    4. Ayame

      Ayame

      Me lo ricordo! Ma non ho mai seguito l'epilogo, non mi ricordavo il coinvolgimento della poesia 

  4. Ciao @vinword, visto che gli staffer hanno confermato la possibilità di fare commenti e visto che, alla lontana, la tua domanda coinvolge anche il mio racconto, vorrei darti anche la mia versione delle cose. La traccia dice "siete l'ultima persona sulla terra" e non "siete l'unica persona su un pianeta disabitato". Essere gli ultimi significa ultimi sopravvissuti a tutti gli altri che prima, in un modo o nell'altro, esistevano. Inoltre non dice che è vietato dare motivazioni sul perché si è rimasti soli. Sulla base di questa considerazione, ho scelto una linea analoga a quella di @Sunday Times, raccontando l'evento che ha portato alla solitudine. In generale, quindi, a mio parere credo che il racconto sia perfettamente in linea con la traccia. Spero che il mio pensiero possa averti chiarito il mio punto di vista. Ciao
  5. Domanda per gli staffer: è il caso di aprire ai commenti prima ancora che sia arrivata la scadenza di presentazione dei racconti? Vedo la cosa un po' prematura...
  6. @Gigiskan questa sezione me l'ero persa proprio... Grazie Ora che ci penso... Domanda del tutto priva di polemica: ma non è un po' scomodo avere un forum che raccoglie alcune informazioni e un club, situato in una zona completamente diversa, che funziona con meccanismi diversi, per raccogliere altre informazioni pertinenti con le precedenti? Per il mio modo di pensare lo trovo illogico.
  7. So che sono molto in anticipo rispetto alla prossima edizione del 5G, ma le idee sono come il natale, quando arrivano, arrivano... Così, se non vi crea grossi problemi, vi sottoporrei alcune possibili modifiche da valutare per i futuri contest. Cercherò di dare una struttura simile alla modalità di svolgimento: - Apertura del contest con presentazione delle tracce con X giorni di tempo per la scrittura e data e ora di scadenza. - Presentazione dei racconti da parte dei concorrenti non più in un topic pubblico ma via MP a un moderatore / organizzatore contest / figura professionale/collettore di informazioni (da qui in avanti definito come collettore). - in questo caso si potrebbe eventualmente raccogliere nel topic del contest solo in nomi dei partecipanti. - alla scadenza delle presentazioni dei racconti da parte dei concorrenti, il collettore pubblicherà tutte le tracce ma in forma anonima. Ossia viene inserito il titolo ma non il nome dell'autore (a tal proposito potrebbe bastare la pubblicazione in un solo topic, un messaggio per ogni racconto). Vengono dati x giorni di tempo per le votazioni. - i concorrenti e gli staffer che devono votare, voteranno secondo la scala di valori proposti, ma anche in questo caso via MP al collettore, specificando titolo del racconto, categorie e relativi voti. - alla scadenza delle votazioni, gli staffer mostreranno i risultati assieme ai nomi degli autori, decretando il vincitore.
  8. Non vorrei essere squalificato per una modifica al brano in concorso, quindi se passa qualche moderatore, chiederei gentilmente di eliminare la riga vuota all'inizio del brano, dopo la frase "Poi il silenzio", in quanto non voluta. Grazie
  9. Prompt 1. San Valentino: siete l'ultima persona sulla terra. Oggi però è un giorno diverso dagli altri. Di cosa siete innamorati? Boa: non devono comparire persone scomparse del passato del protagonista, allucinazioni o animali domestici. Un altro passo, ancora uno. Sono giorni ormai che mi aggiro per strade deserte, macerie e resti di umanità. Nella mia testa ancora rimbomba il frastuono delle esplosioni. Quel giorno è impossibile da dimenticare: grandi navi stellari sono apparse dal nulla, sbucate tra le nuvole senza far rumore, arrivando a oscurare le città. Poi il silenzio. Per lunghe ore sono rimaste immobili nel cielo a osservare, a oscillare sopra le nostre teste, aspettando la nostra reazione. E noi umani, come sempre, non ci siamo smentiti: i jet da combattimento sono entrati in azione ed ecco il risultato. Mi aggiro tra le rovine di quella che era la mia città, senza scopo, senza sapere dove andare o cosa fare. Solo. Rubo il cibo dove posso: dai frigoriferi delle abitazioni ormai disabitate o dagli scaffali rovesciati di supermercati deserti. Non ho idea di come io sia sopravvissuto, non ho idea nemmeno di come possa essere scomparso l’intero genere umano. Sono passati diversi giorni ormai, non so dire quanti di preciso. Le navi stellari sono andate, scomparse, ripartite. Hanno fatto quello che dovevano fare e se ne sono andate, lasciandomi nella disperazione, nella solitudine. Non ho la forza di uccidermi, di mettere fine da solo alla mia vita. Talvolta mi faccio rabbia da solo: cosa me ne faccio ora di questa inutile esistenza? Perché sono così vigliacco da non riuscire a colpirmi a morte? Stupido, insignificante, vile essere umano, così morbosamente attaccato a una vita senza senso. I passi mi portano di fronte a quello che una volta era il centro commerciale dove facevo la spesa: parti dell’edificio sono crollate, altre sono state divorate dalle fiamme. Attraverso il parcheggio, infliandomi tra le auto ancora parcheggiate, per avviarmi verso l’entrata, in cerca di qualcosa da mangiare. Per fortuna il cibo che sto trovando in giro è buono, non ancora scaduto o marcio. L’ingresso è malconcio, con i vetri infranti e una saracinesca caduta a terra, ma il passaggio è libero e non faccio fatica a entrare. Imbocco il corridoio. Dove un tempo c’era la tabaccheria ora si vede il cielo: un enorme squarcio ha polverizzato una porzione della struttura. Di sicuro il risultato di qualche bizzarra e super potente arma sconosciuta. Di qui non si passa, devo fare il giro dall’altra parte. Mi avvio verso la zona dove un tempo c’erano le casse automatiche, quando uno strano colpo metallico mi gela il sangue nelle vene, non so se per la paura o la speranza. Mi si rizzano i capelli in testa e provo un brivido violento. Non assomiglia ai rumori che mi sto abituando ad ascoltare: cose che bruciano, cose che si staccano e cadono a terra, cose che crollano... All’apparenza questo sembra il suono di qualcuno che prende a calci un elettrodomestico. In ogni caso si tratta di un qualcosa prodotto da un movimento. Avrei voglia di correre, urlare al mondo la mia presenza e la mia speranza di trovare compagnia, eppure mi faccio guardingo, senza sapere perché. Mi chino al di sotto del livello delle casse del supermercato e mi avvicino al luogo da cui ho sentito provenire il rumore. Non vedo bene. Parte delle corsie è distrutta, la zona verso cui getto lo sguardo ha il soffitto crollato, rendendo difficile vedere oltre i cumuli di macerie. Sento ancora il suono metallico, questa volta in modo distinto. Mi blocco, come se qualcuno mi avesse sparato un raggio congelante. Resto in ascolto e mi pare di udire qualcos’altro: un mugolio, una nenia. Rassomiglia a una voce ma non lo è. Faccio qualche passo, silenzioso come un gatto, e sporgo la testa oltre una montagnola di calcinacci: la visione mi sconcerta. Ci vogliono parecchi secondi, forse minuti, per razionalizzare le immagini che stanno arrivando al cervello. I resti di un disco volante giacciono accartocciati tra gli scaffali, scuri e silenziosi: forse la navicella è precipitata sfondando il soffitto del centro commerciale. Ma più di tutto, a stupirmi è la presenza di un alieno, slanciato nella corporatura, intento ad armeggiare presso uno sportello aperto del suo veicolo stellare. Voglio avanzare per vedere meglio. Sposto lo sguardo a terra per evitare di calpestare qualcosa e mi vedo riflesso in una lastra di vetro caduta: ho ancora la bocca spalancata e gli occhi sgranati. La visione buffa mi scuote i pensieri. Chi avrebbe mai detto che potessi trovare qualcuno vivo? E chi avrebbe mai detto che potesse essere un extraterrestre? Sovrappensiero, metto un piede avanti senza più accorgermi del vetro, che scoppia con fragore sotto il mio peso. Guardo terrorizzato per terra, poi verso l’alieno, che scopro con sgomento essere già scomparso alla mia vista. Mi giro senza più pensare a nulla e comincio a correre, ma non riesco a fare che pochi passi prima di essere atterrato con violenza e girato supino, mentre il viaggiatore spaziale si piazza su di me nel tentativo di bloccarmi. Mi sento annientato, sto soffocando. Vedo che sta per colpirmi così mi irrigidisco e istintivamente chiudo gli occhi aspettando la fine, che però non arriva. Attendo qualche secondo e sbircio, notando che l’alieno si è fermato con l’arto ancora sospeso. Avvicina la testa e mi osserva da vicino. Sono atterrito, eppure il mio sguardo incrocia il suo e mi perdo in quei tre occhi meravigliosi: grandi, scuri, misteriosi. Sembra di osservare una galassia in una palla di vetro. Forse capisce il mio stupore, forse si rende conto che sono inoffensivo e senza una spiegazione razionale allenta la presa. Io non muovo un muscolo, persino il respiro si ferma. Solo una gocciolina di sudore gelido scende dalla fronte e si infila nel collo. Ora che osservo meglio l’essere che ho di fronte mi accorgo che ha un aspetto strano ma non spaventoso, per certi versi è quasi attraente. La forma è vagamente umanoide: testa proporzionata, corpo molto più slanciato nel nostro, quattro arti superiori che terminano ciascuno con tre dita affusolate, due inferiori simili alle nostre gambe. L’essere si scosta da me, si rimette in piedi e mi osserva. Le mie mani sono immobili, poggiate al petto, aperte in un gesto di resa totale. Passano alcuni secondi prima che io abbia il coraggio di muovere lo sguardo. Devo dare fondo a tutto il mio eroismo, per provare un movimento. Sposto appena una mano e non vedo reazioni nell’altro, così accenno a rialzarmi, molto lentamente. Lo osservo di sottecchi, per capire se ha ancora intenzioni ostili, ma lui rimane nella sua posizione. Una volta in piedi, me lo ritrovo faccia a faccia, per modo di dire, dato che è un pezzo più alto di me. Ora che posso osservarlo meglio, mi accorgo della sua pelle: liscia, lucida e di un colore delicato, tra il verde e l’azzurro, che cambia a seconda della luce. Qualcosa in questa creatura mi affascina a tal punto da farmi vincere la paura. «Ciao.» Provo con un saluto, consapevole di non avere alcuna possibilità di essere compreso. La mia voce sulle prime sembra spaventarlo, poi emette un verso musicale, che prendo per un apprezzamento. Una delle sue mani si appoggia sul mio volto, ha la delicatezza di una carezza. Nei suoi occhi noto un cambio di luce, come un lampo, non minaccioso, più di curiosità. Avvicina la sua testa alla mia, fin quasi a toccarmi la punta del naso. Ne rimango estasiato. Placata la paura, i pensieri si sbloccano e la testa viene di colpo invasa di domande. Da dove viene? Come si chiama? Quanto tempo è stato in viaggio? Come sono fatti gli altri della sua razza? In quel momento però, una domanda più delle altre affiora alla mia mente: sarà un lui o una lei? Chissà se esiste il concetto di generi nel loro mondo. Provo a comunicare, pronunciando con lentezza il mio nome ed enfatizzando gli altri concetti che voglio esprimere con ampi gesti. L’essere, quasi divertito, muove gli arti nel tentativo di imitarmi. D’un tratto mi afferra per un braccio e mi trascina verso il suo disco. La presa è forte, ma non mi fa male. Mi ritrovo di fronte allo sportello presso cui armeggiava prima del nostro incontro e noto che i meccanismi e i circuiti all’interno sono concepiti secondo una tecnologia sconosciuta. Sarebbe impossibile per me capirci qualcosa. Fingo di osservare e di fare qualche tentativo, ma mi accorgo con vergogna di sembrare un passante che si improvvisa meccanico di fronte a una bionda con l’auto in panne. Allargo le braccia con un’espressione addolorata e provo a spiegare che non ci capisco nulla. L’essere sembra capirmi – incredibile! - perché il verso che emette suona triste e avvilito. Sento fame, così mi viene l’idea di provare a offrire del cibo. A gesti chiedo di pazientare, ma l’essere non comprende e mi segue. Mi aggiro per il supermercato e raccolgo il necessario per un pasto frugale ma vario, nel tentativo di far assaporare qualcosa di buono del nostro pianeta. Torno verso il disco volante e mi siedo, indicando con la mano il posto libero accanto a me. Con sorpresa, l’alieno si accomoda al mio fianco. Porgo una fragola, vedo le lunghe dita toccare il frutto con delicatezza e poi avvinghiarsi attorno ad essa, schiacciandola. «No, non è così che si fa! Guarda me.» Ne prendo una anch’io e la addento, masticandola con calma ed emettendo plateali mugolii di piacere. L’essere ha un movimento insolito degli occhi, che mi dà l’impressione di palpebre sbattute in segno di stupore. Ne sono divertito. Porgo una seconda fragola, che stavolta viene presa con più delicatezza e portata vicino alla testa. Sotto agli occhi spunta una fessura. «Allora hai una bocca come noi!» La melodiosa risposta mi fa sentire bene. Le fragole piacciono! Improvvisamente curioso, avvicino il mio viso ai suoi occhi, come aveva fatto prima l’alieno con me, e osservo. Di nuovo la sua mano mi accarezza. Non ho idea del perché, ma in quel momento mi convinco che è di genere femminile, o almeno della cosa più simile a esso che esiste nel suo mondo. Mi sento attratto, forse sto diventando matto. Mi viene da ridere e non riesco a trattenermi. Il suono delle mie risa sorprendono la mia compagna di avventura, che a sua volta regola la voce in suono flautato. Chissà se sta ridendo anche lei. Le accarezzo il volto così come lei ha fatto con me. Mi sento matto e felice. Sono passati ormai due mesi da quando ho conosciuto Biba. La chiamo così, perché è il suono con il quale riesco ad attirare la sua attenzione, la cosa più simile a un nome. Abbiamo camminato assieme, sperimentato cibi umani, con abbinamenti che nemmeno io pensavo di poter fare, e abbiamo dormito assieme, anche se lei non dorme molto. La prima notte me la sono ritrovata davanti alla faccia con i suoi grandi occhi intenti a osservare cosa mi stesse succedendo... Mi ha fatto prendere un colpo! Eppure andiamo d’accordo. Qualche volta abbiamo capito cosa intendesse l’altro, più a gesti che a parole, ma in qualche modo abbiamo comunicato. Ho scoperto che hanno un linguaggio scritto, ma la loro scrittura è composta di lunghe linee ondulate che ai miei occhi sembrano tutte uguali, come il disegno del mare fatto da un bambino. Qualche giorno fa l’ho baciata. Mi rendo conto che sia un concetto folle, ma l’ho fatto. Non credo che lei abbia colto l’importanza del gesto, ma in fondo sono convinto che da tempo abbia accettato che condividere il tempo con me è piacevole. Ho cominciato a scrivere un diario e l’ho intitolato “Un nuovo inizio”. Nella mia testa si è fatta strada l’idea assurda di creare una nuova civiltà. Al momento siamo soli e non ho ancora ben capito se Biba possa avere dei figli, ma sento di essermi innamorato. E sono tanto felice.
  10. Nell'altro topic ho letto che molti sono appassionati e hanno giocato a D&D in passato. Stavo pensando che potrebbe essere carino raccontarci i nostri personaggi, visto che per molti giocatori le avventure vissute da personaggio rappresentano quasi una seconda vita (per me lo sono state). Cosa avete creato, che razze preferite, quali avventure vissute sono state per voi/il vostro personaggio significative?
  11. Bella idea @Giovanni Franceschelli Ok, quindi stiamo parlando di una app... bene! La regola base l'ho capita e mi piace. Non mi è chiaro il gioco invece in alcuni punti... - Quanto è grande il campo di gioco? dimensione fissa o variabile in base a parametri di scelta o livelli di difficoltà? - Quante pedine si hanno a disposizione? tante abbastanza da riempire esattamente il tavolo da gioco o infine finchè ci stanno? - "Altrimenti devi spingere una pedina" si intende in alternativa a piazzarla oppure dopo il piazzamento della propria se non stai facendo punto? In quel caso ne ottieni uno o mezzo? - Criterio di vittoria: "chi ha fatto più punti al riempimento del campo" cosa significa? Facendo le prove hai notato che su può riempire il tabellone senza arrivare a 5? Quindi esistono movimenti che non assegnano un punto? - Chi parte per primo mi sembra abbia un vantaggio: hai stabilito qualche handicap per la partenza? - Le forme cerchio e triangolo sono definitive? No perchè se tu scegliessi altre forme con vantaggi e svantaggi, anche la scelta della pedina potrebbe orientare il gioco... ad esempio: il carro armato invece che spostare annienta una pedina avversaria. Oppure l'anello della catena vincola un altro anello vicino e non puoi più spostare entrambe se sei l'avversario... cose così.
  12. e allora io non gioco più (e mio porto via il pallone)
  13. E comunque quelli del duo idea erano dei futtuti geni!
  14. La correzione della metrica non è divertente... Siamo nella sezione cazzeggio nel topic di un minigioco, non si fanno i seri! Che è sta roba?
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