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karl

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karl last won the day on Settembre 13 2016

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  • Data di nascita 18/11/1947

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  1. karl

    Auguri karl

    grazie e rigrazie, colto da improvvisa crisi esistenziale comunico la prosecuzione del letargo. Semplicemente mi hanno colto di sorpresa domande che da tempo il mio inconscio covava: perché scrivo? Per chi scrivo? Ho deciso di darmi delle risposte e di prendermi una pausa di riflessione.
  2. anche a me, anche a me... ma in questo caso la lettura risulta un pochino farraginosa, forse complici i quattro tempi verbali utilizzati (e soprattutto il gerundio )
  3. Bello stile, asciutto, come piace a me. Tranne questo periodo, che spezzerei per mantenere l'equilibrio generale migliorabile... perché "perfino"? è un'osservazione naturale, nei boschi più che "una parte" forse è meglio "l'avevano rosicchiata" refuso toglierei la virgola bel racconto sulla sindrome del foglio bianco, allegorico e crepuscolare quanto basta, con un finale ottimista (al prossimo blocco dello scrittore proverò a seguire le tue suggestioni )
  4. Bentrovato, Kuno, mi permetterai di sfruttare il tuo racconto con un commentino che mi serve per partecipare al primo MUP della storia, tra l’altro, guarda il caso, il raccontino che ho scritto in questo pomeriggio assolato di fine settembre presenta alcune affinità, del tutto involontarie, con il tuo. Tralascio i refusi che ti hanno già fatto notare (e propio è proprio un refuso perché in un altro brano hai usato la grafia corretta. Mi limito a segnalarti i due periodi che ho più amato, e che corrispondono all’incipit e al posticipit (?): Mi lancio nel vuoto e venti metri più tardi incontro l'asfalto: l’uso sfrontato della lunghezza metrica come misura del tempo è del tutto analogo alla grandezza logica del paradosso di Zenone. Percorro un tunnel umido e sporco, poi la luce e due mani che mi afferrano. Continuo a piangere, ma non so più perché: qui lo spazio non è più misurato dal tempo ma dall’ineludibilità della prima delle tre fondamentali domande che si pone l’umanità: da dove veniamo? E soprattutto: perché veniamo? Invece non mi è piaciuto il periodo: “non posso che accorgermi di essere illeso”, a volte la scrittura negativa soffre di farraginosità evitabile Così come: “chissacché”, troppo gergalmente colloquiale. Per il resto della fabula: il riposo eterno bramato dal protagonista meriterebbe di qualche spiega meno banale della solitudine e dell’odio dato e ricevuto (?), qualche episodio scatenante non guasterebbe L’eterno ritorno come punizione è una bella invenzione, anche in questo caso due righe di motivazione non sarebbero superflue. Già detto bravo?
  5. grazie viola non ho potuto partecipare qui con la terza identità perchè in ferie, ma, visto l'esito, avrei perso
  6. grazie mari, troppo buona karl alias skorpio alias carlo barlassina
  7. dichiaro la mia paternità, che nel caso di specie è certa al pari della maternità
  8. ciao @Annalisa e @Conte, tornato e cerco di spiegare alcune scelte intanto: grazie per il tempo dedicato, è oro che cola sui puntini di sospensione: concordo con la regola di eco, in questo caso il mio intento non era di provocare suspense ma di raccontare un tempo dilatato, secondi che passano infiniti senza soluzione di continuo ma con una crasi temporale che non saprei diversamente interpretare graficamente, in ogni caso ci penso (e ripenso tra parentesi, contravvenendo a un'altra delle 40 regole del maestro) sulla punteggiatura, e sulla maiuscolatura-minuscolatura, che conte critica spesso e giustamente - secondo il suo stile di scrittura: la musica della scrittura viene spontanea nel momento in cui si battono i tasti, io tendo a estremizzarla in modo parossistico, quasi ad aggiungere la visione alla scrittura, molto pocamente corretta, come scelta, ma sta nei miei neuroni che si ribellano, spesso, al letterary correct grazie di nuovo per avermi permesso di ri-flettere
  9. grazie, conte e annalisa, sto partendo per le ferie e vado di fretta, vi rispondo in modo appropriato in agosto
  10. ciao, Johnny P., e grazie per il commento la punteggiatura è un problema che non si può risolvere in modo solo canonico, occorre cercarne la musicalità, io ad esempio adoro saramago che era un maestro della confusione, mi dispiace se hai provato fastidio così come le maiuscole e le miuscole. sono un anarchico della scrittura per cui decido se, e come, metterle. non nego che ciò possa provocare irritazione, ma ti assicuro che sono effetti voluti sul "ralenti": non è inglese ma francese, avrei dovuto scriverlo in corsivo, ma la frase era già in corsivo... non so se la protagonista sia la morte, ho sempre asserito che ogni scritto, una volta scritto, diventa di proprietà esclusiva del lettore che può farne quel che vuole. la mia lettura, da lettore di uno scritto che non mi appartiene più, è che i protagonisti sono tutti e quattro quelli del titolo grazie di nuovo per il passaggio
  11. Fu avvolto da un boato assordante, seguito da un silenzio irreale e da un odore conosciuto. Cercò di sollevare le palpebre che si ribellarono ai suoi comandi, testardamente incollate da un mastice umidiccio e appiccicoso. Odore di plastico. Si stropicciò gli occhi che finalmente gli ubbidirono e si dischiusero, velati di caramello e investite da folate di fumo acre. Un odore sconosciuto si aggiunse a quello noto e più volte frequentato nei campi di addestramento: il fetore della morte. Chiuse gli occhi. Si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore. Allungò la mano a cercare il pulsante in uno spazio fluttuante: nessun abat-jour, né comodino, né letto, niente di niente, una sensazione non dissimile da quella dell'assenza di gravità. Fu trafitto da un freddo pungente che trasformò in un istante le perle di sudore in spilli di ghiaccio. Tastò il suo corpo alla ricerca di un addome scomparso e si scoprì nudo. Sclere scarlatte indagarono il luogo: solo buio. Una sensazione di vuoto gli riempì la bocca dello stomaco. Era diventato cieco? Stava sognando? Nessun indizio confortò il suo terrore crescente. Improvvisamente riaffiorarono i ricordi... la quiete prima della tempesta... gli occhi disperati di sua madre... lo sguardo muto di suo fratello... la mano infilata sotto il giubbotto... il dito sopra il pulsante... la tempesta dopo la quiete... I ricordi riaffiorarono. E lui li spense. Si assopì. Fotogrammi al ralenti gli inondarono la corteccia visiva: brandelli di carne pendula monconi anneriti fumanti arterie lacere pulsanti sangue vermiglio a fiotti occhi vitrei sbarrati gambe senza piedi piedi senza scarpe scarpe con i piedi. fuochi fatui. click click click... un silenzio ovattato e complice copriva i rantoli dei feriti l'agonia dei morenti l'incredulo stupore dei morti Chiuse gli occhi. Questa volta il risveglio fu più lento e lucido e consapevole. Freddo e buio lo incalzavano ma lui non se preoccupava, ormai conosceva il suo destino e anche il suo premio conosceva, se lo ricordava bene quel premio. Si sollevò a fatica, mosse qualche passo incerto, i suoi piedi presero confidenza con un suolo liscio come lava solida e gelido come ghiaccio urente. Si inoltrò nell'oscurità e iniziò la ricerca. Vana e infruttuosa e frustrante, come il destino che si era scelto, ma continuò a cercarle per l'eternità: non ne trovò neppure una, delle settantadue che gli erano state promesse. Solo settantadue chicchi trovò, settantadue chicchi di uva passa.
  12. karl

    Donna di fuori

    ciao Trilce, mai letto niente di te e me ne scuso ma il tuo racconto mi ha intrigato, molto. Mi piacciono i deliri, soprattuto se disorganizzati. Ma, devo convenire con Conte, ed è già una novità degna di nota, questo delirio è al di là del bene e del male. L'impressione finale è che qualche traduttore automatico abbia trasferito un testo, più o meno letteralmente, da slavo a italiano senza curarsi, non solo dellla consecutio come giustamente sottolinea Conte, ma anche delle concordanze, dei periodi subordinati e di quelli coordinati, e così via. Che ne risulta? Una scrittura affascinantemente surreale. Che non è un dispregio, a patto che lo scrittore se lo possa permettere perché sta già nell'Olimpo. Quasi quasi, e permettimi un quasi, si potrebbe tramutare in un componimento poetico. Frasi spezzate, via la punteggiatura che è un inutile orpello, mantieni discordanze e dissonanze, il gioco è fatto. Se tu pensi che ti stia prendendo in giro, rassicurati, non è così. Forse ha ragione Conte quando sostiene che, così scritto, rischia di diventare uno sterile esercizio di stile, ma ci sono delle potenzialità da sfruttare, basta abbandonarsi all'immaginazione che è feconda oltre all'immaginazione stessa. Vabbeh, ho detto la mia, fanne l'uso che ne credi
  13. karl

    La scorreggia

    conte! incorreggibile... De Curtis alias Totò ha scritto solo poesie e canzoni ti cito un brano della poesia di cui trattasi: ' 'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
  14. karl

    La scorreggia

    certo conte che puoi continuare a chiamarmi skorpio, anzi sto pensando di ripristinarmelo perchè è più figo... sull'antimateria mi sembra di sì, ma sono passati secoli. Si poteva immaginare ma non era così chiaro. alla prossima
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