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Gas

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  • Data di nascita 25/02/1977

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  1. Artigianale, come una volta Riccardo Lanciani arrivò alla fine del Tempo e vi trovò una gelateria. La strada di fermioni accelerati sul bordo della struttura negaquantica terminava proprio a ridosso di un locale di modeste dimensioni con l'insegna sagomata di un cono gelato e la dicitura '50 Gusti'. Non era esattamente quello che il Crononauta si aspettava di trovare alla fine del Tempo, quindi si avvicinò con fare sospetto. Dopo aver varcato la porta, si trovò in una vera e propria gelateria, e non mancavano i cinquanta gusti, ciascuno in contenitori refrigerati di metallo. Coni da 2, 3 o 4 euro, volendo coppetta. -Buongiorno-, disse lui il signore canuto che stava armeggiando con la calcolatrice, dietro la cassa. -Un attimo e arrivo.- Riccardo Lanciani premette il pulsante apposito, in modo che l'esoscheletro cronomantico si aprisse, consentendogli di vedere coi propri occhi e non attraverso i sensori. -Questa è una gelateria-, disse. -Non è un concessionario di automobili. Pensavo si capisse anche da fuori-, replicò il signore, spingendo la calcolatrice a lato. -Cosa desidera? Il bagno è guasto.- -Ok. Il bagno è guasto-, scandì Riccardo, incredulo. -Questa cosa sarebbe? Un'influenza di tachioni sul flusso mnemonico?- -Credo sia stracciatella, se si riferisce a quello che ha davanti-, ipotizzò il gelataio. -E' sicuro di sentirsi bene?- Riccardo azionò il servomeccanismo. L'esoscheletro si aprì come il guscio di un gamberetto e fu libero di scendere. Indossava una tuta da iperlavoro, con le insegne dell'Agenzia O.U.M. e i gradi di FeldMaresciallo. -Non sono sicuro di sentirmi molto bene, adesso. Posso sedermi?-, chiese, indicando al tavolino nell'angolo. -Prego. Però non facciamo servizio ai tavoli.- -Va bene lo stesso-, si spicciò Riccardo, lasciandosi andare sulla sedia. Borbottò. -E' tutto molto reale. Verosimile. Deve trattarsi di una sorta di reflusso negaquantico. Questo è solo l'assioma percettivo di un luogo familiare creato a partire dalle mie onde alfa.- Il gelataio, a braccia incrociate, piegò la testa da un lato. -E va bene, è una gelateria-, concesse Riccardo. -Una gelateria alla fine del Tempo.- Il FeldMaresciallo era avvinto di emozioni contrastanti, come la rabbia, l'euforia, l'istupidimento, l'allegria. Colpì il tavolo con la mano. -Dodici anni di addestramento. Accettare il paradosso quantistico. Tre anni di iperspazio che nemmeno un coma sarebbe così noioso. E tutto per trovarmi in una gelateria.- -Con 50 gusti.- -Esatto, 50 gusti. Eh, no, che mi frega, potevano essere anche 20 soli. O un milione. Il punto non è questo. E' che non doveva esserci una gelateria artigianale, qui!- Il gelataio si rabbuiò. -Voleva una di quelle catene in franchising? Sa con cosa lo fanno il gelato, quelli?- Riccardo scosse il capo. -Mi aspettavo una qualche risposta. Una verità. Una soluzione. Cose del genere, di quelle che trasformano il mondo.- -Magari un cono Malaga potrebbe avre lo stesso effetto? Malaga e Pistacchio. Io suggerirei anche- -La smetta!-, si spazientì il crononauta, alzandosi in piedi. L'altro assunse un'espressione che si traduceva in 'che maniere!'. -Quale è il segreto?- -Latte fresco e molte uova.- -Il segreto del Tempo! Come funziona! Sono stato scagliato come un sasso sul fondo dell'oceano del Tempo per capire da cosa nasce. Qui non c'è nulla!- La frustrazione era diventata prevalente. Lanciani, per dare significato a una vita scialba e densa di delusioni, aveva accettato di partire nonostante le conseguenze quantistiche. Tre anni per lui, ma oltre milleduecento per il pianeta Terra. Al rientro, ogni persona che conosceva sarebbe stata morta da un pezzo. Le città polverizzate e riedificate. La civiltà umana forse neppure si sarebbe ricordata di averlo fiondato laggiù. Che senso aveva quel sacrificio, se non riportava indietro qualcosa di valore con lui? Puntò il dito al gelataio, che ne fu sorpreso. -Cosa sei tu? Un'intelligenza sovradimensionale? Sei per caso... Dio? Dimmi chi sei!- L'uomo canuto indicò alla spilla appuntata alla propria camicia. Recitava 'Faliero'. -Oh beh, questo spiega tutto. Chi non conosce l'onnipotente Faliero. Sto impazzendo!-, concluse Riccardo Lanciani, le mani nei capelli (nei tre anni di iperspazio si erano allungati molto). Faliero il gelataio sfilò un cono medio da una pila, quindi usando uno strumento piatto cavò della materia dolce da una vaschetta. La spalmò sul bordo e la riprese, così tre volte, per ammorbidirla. La pose sul cono di biscotto. Ne aggiunse una verde e quindi una rossa, intensa. Porse il risultato verso Riccardo, dall'altro lato del bancone. -Su. Glielo offro.- Riccardo prese l'oggetto con incertezza. Aveva il peso, la sostanza e l'aspetto di un cono gelato a tre gusti (tre dei cinquanta offerti). -Non conosco nulla al mondo che rimetta in sesto più di questo. Per quanto la vita si accanisca contro di noi, un bel gelato artigianale, come una volta, è tutto quel che serve a ripartire.- Riccardo sporse la lingua di pochi millimetri, e con essa saggiò la materia verde disposta sul cono. Era fredda e sapeva di pistacchio e latte. -E' gelato al pistacchio-, sentenziò. -Non le sfugge nulla-, ammiccò il gelataio.-Per questo l'hanno fatta generale?- -FeldMaresciallo-, specificò Riccardo, assaggiando quello che aveva consistenza, sapore e densità di gelato ai frutti di bosco. -Ora mi dica: è o non è meglio di quello che si trova nelle catene franchising? Eh? Tutta chimica, quella.- Riccardo Lanciani, Crononauta, ammise che il gelato era delizioso. Abbondante. Per un attimo si dimenticò dove si trovava e perché. La sua attenzione era tutta rivolta all'effetto che il gelo aveva sulle papille gustative, che venivano quindi predisposte alla carezza del latte che si liquefaceva e al gusto addizionale (fruttato o cremoso) che a quel modo si spargeva in tutto il cavo orofaringeo. Era un'esperienza assieme gustativa, cinestetica e organolettica. Il tempo si fermò. A causa di questo, Riccardo, come legato a un lungo elastico teso lungo la direttrice cronologica, schizzò indietro a velocità folle. Ripercorse tutti i tre anni di iperspazio e fermioni accelerati in un baleno. Atterrò sui piedi presso la rampa di lancio dalla quale, tre anni prima, si era imbarcato vero i confini dello scibile. Con un gelato in mano. -Che ci fa lei con un gelato in mano? Dove lo ha preso? Dov'è il suo esoscheletro?-, sbraitò l'UberGenerale andandogli incontro sulla piattaforma. Il viaggio, per tutti gli altri, non era mai avvenuto. Di punto in bianco le cose non quadravano coi piani costosi e misurati dell'operazione. Prima di dare una qualunque risposta, Riccardo mangiò una porzione al gusto Malaga, chiuse gli occhi e piegò la testa indietro, con espressione di infinito piacere. Era tornato bambino.
  2. Gas

    Tempo di raccolta

    Quando terminato a chi o dove lo mando?
  3. Gas

    Tempo di raccolta

    Mmmmmmmmm fatto, ma estremamente breve. Lo metto più show don't tell e vediamo. Concept non male. Non fregatemi l'idea delle Capsule del Tempo o sono nei guai!
  4. Gas

    Tempo di raccolta

    Ci sono, è che non mi arrivano le notifiche e mail da questo forum.
  5. Gas

    Tutti a raccolta!

    sono io
  6. Gas

    Tutti a raccolta!

    Tempo è un tema bollente, eccellente, stimolante. Voto codesto. Ma il primo che lo ferma urlando Daworldo viene buttato fuori. Si al gruppo Fb. Ogni tanto facciamo updates anche qui se no si sembra scrocconi da forum.
  7. Gas

    Tutti a raccolta!

    Facciamo attualità. APPRODO. Comunque qualcuno si prenda la responsabilità di scegliere, poi i pomodori marci arriveranno comunque.
  8. Gas

    Movimentiamo l'ambiente?

    Partecipo sempre alle raccolte, contatemi.
  9. Mmmmm. Ci sono troppi errori tecnici. La fine delle specie vegetali avrebbe l'effetto di rendere l'aria irrespirabile, anzi peggio. Quindi erano stecchiti. Mi pare di capire che non sia stata una cosa improvvisa, quindi questo abbandono è un poco singolare. C'era il tempo per la specie umana tutta di farsi dei tunnel decenti (ne abbiamo ora, figuriamoci per salvarsi la buccia) e organizzarsi. Per la stessa ragione è strano che siano smarriti, non capisco il presupposto di questo. Poni il tutto in una condizione di abbandono che non sembra credibile date le premesse. I tre si smarriscono in tunnel secondari, forse una vecchia miniera, ma questo è abbastanza strano proprio per la situazione globale (con quel rischio si userebbero cautele apposite: sono due generazioni che questi stanno sottoterra, non un giorno!). Se leggi "Non ho bocca e devo urlare", di Ellison, i personaggi si trovano in ambiente sotterraneo in condizioni proibitive come quelle che illustri, ma sono gli ultimi 4 esseri umani esistenti, e l'origine del problema implica quella sola soluzione. Sembrano dettagli capziosi, ma distopie e SF si basano (ahime) sulla plausibilità delle incognite. La morale e la disgiunzione finale non mi piacciono, ma è perché sono contro i nichilismi in letteratura, troppo sbrigativi e comodi. Qualcuno più preciso di me ti farà notare piccoli errori di forma. Mi piace il titolo in stile Doctorow.
  10. Gas

    Botta e risposta letterario

    Fantascienza. Così scrivo di mostriciattoli e sembro comunque un genio. Scriveresti mai una scemenza solo per denaro?
  11. Gas

    Un romanzo in sei parole [gioco]

    Chi lo vuole portare l'anello?
  12. Gas

    Coniugi pandimensionali

    @virelle non ho la più pallida idea del perché mi faccia così, ho incollato dal blocco note... sentirò un admin perché effettivamente è fastidioso.
  13. Gas

    Coniugi pandimensionali

    Grazie, spero di fare ancora meglio la prossima volta. Hai inquadrato benissimo quel che tentavo di fare: situazione irreale, ma reazioni banali.
  14. Gas

    Coniugi pandimensionali

    Grazie mille della lettura e delle precisazioni, sono utilissime!
  15. Gas

    Coniugi pandimensionali

    Commento. Foster si tolse le braccia e le lasciò cadere sul pavimento. La testa gli schizzò verso l'alto come un tappo di spumante, colpì il soffitto e rimbalzò a terra. Masha, che era presente alla scena, si impressionò fino al punto di urlare. Le gambe di Foster si staccarono con un suono metallico dalle anche e il busto di Foster cadde all'indietro dopo un'oscillazione. Le gambe restarono ritte, ma solo per un gioco di equilibri. -Non è difficile, puoi farlo anche tu-, disse una voce che aleggiava nella stanza. -Se vuoi ti converto.- -Perdiana no, non voglio! Anzi, ricomponiti che mi spaventi!-, esclamò la donna, visibilmente smarrita. Ci fu un brontolìo. -Da solo non posso. Rimettimi assieme.- La donna guardò una delle braccia di Foster. Sembrava ancora viva. -Devo farlo davvero?- Nel dubbio afferrò un braccio, e la consistenza molle della giuntura, il calore vivo e la pelle molliccia le diedero una brutta impressione. Lo avvicinò al torso. Avvicinò allo stesso modo gli altri pezzi di Foster, con grande schifo quando toccò alla testa. -Senti, lascia perdere. Non ti riesce per nulla bene. Non vorrei trovarmi col gomito al posto di un ginocchio-, si lamentò la voce nella stanza. -Grazie, non è che tutti i giorni capiti di dover fare... questo. Che poi io ti ho pure sposato. Siamo andati a letto assieme. Se ci penso mi vengono i brividi.- -Ora fai la schizzinosa, ma sul momento mi sembrava ti piacesse.- -Ho fatto sesso con un marziano!-. Masha sbraitava volgendosi per ogni dove, dato che non le era chiaro dove si trovasse suo marito in quel momento. -Potevi avvertirmi prima che accadesse!- -Non sono un marziano. Trovo offensivo questo qualunquismo. Non vengo da un altro pianeta, vengo da un'altra dimensione. Mi sembrava di essere stato chiaro. E' da quando frequenti quelle amiche del circolo letterario che hai queste prese di posizione assolutiste. Mi preoccupa.- Masha sbuffò. -Cosa c'entrano adesso le mie amiche. E' un miracolo che sia riuscita a farmene, col musone che sei. O che eri. Accidenti, ora non so più cosa sia vero o cosa no.- Masha dovette abbassare i toni perché il vicino batté un paio di colpi alla parete. Tracciò cerchi con l'indice, sperando di puntarlo sotto il naso del marito. -Tu ora rimetti a posto tutto quanto, poi facciamo le pratiche e te ne vai.- Ci fu silenzio per alcuni attimi. -Che intendi con "le pratiche"? Amore, capisco tu sia un po' sconvolta, o che qualcuna delle tue compari zitelle ti abbia infilato in testa idee femministe. Ci sta. Ma che si arrivi a una separazione soltanto per questo... no, mi pare eccessivo. Mica hai scoperto che sono convertito a Scientology.- Masha digrignò i denti. -Soltanto per questo. Amiche femministe. Ti rendi conto di quel che dici? Sei un fantasma.- -Per la precisione sono un pandimensionale. Dovresti ringraziarmi, potevo tenertelo segreto...- -"Ringraziarmi"???- -...e continuare come nulla fosse. L'ho fatto per rispetto di te. Senti, te lo propongo di nuovo. Posso convertirti. Diventeresti pandimensionale anche tu. Come direbbero le tue amiche progressiste, sarebbe fico. Sarebbe molto più facile anche per il nostro rapporto. In quel corpo mi sentivo stritolare.- Masha battè i piedi sul pavimento. -Vuoi che diventi un fantasma? E come faccio col lavoro?- -Non dovresti lavorare. Ti nutriresti della vibrazione delle superstringhe. Che poi come cuoca non è che tu fossi questo granché. Fingevo.- Masha divenne rossa e gonfiò le guance. -Siamo nel cerchio dell'onestà, ti devo dire o no tutto quanto? Lo hai voluto tu.- -Ma io immaginavo tu mi confessassi un'amante o che tua cugina te l'aveva fatta vedere e ci eri rimasto sotto. O che tu fossi gay, o stornavi fondi in ufficio o qualunque altro segreto una donna si aspetta di ascoltare in quei frangenti. Non che tu fossi un fottuto fantasma. Ti è saltata in aria la testa!- -Le molle non tenevano bene. Facciamo così, ti converto un paio di minuti, vediamo se ti piace.- Masha disse no no no guardando agli angoli del soffitto, ma non aveva modo di opporsi. Una patina rosa le si fece sugli occhi, avvertì odore di ciclamino e poi la strana sensazione di precipitare in orizzontale. Dopo questo assieme di cose vide il proprio corpo sdraiato sul pavimento, a braccia larghe e con l'espressione ebete sul volto. -Ho davvero quelle doppie punte?-, chiese a voce alta. Una massa muscolosa di colore cangiante le si approssimò galleggiando per aria. -Come ti senti?- -Perdiana mai sei tu, Foster?- -Quello che vedi è il mio corpo astrale, sono dodici dimensioni che si intersecano dando luogo a una panmateria che è qui ma non è qui. Si, ok, sono io, i tecnicismi te li spiego dopo.- -Sto volando. E non sento male alla schiena. Tutto sommato mi trovo bene. Si, una sensazione piuttosto piacevole.- -Sei molto bella in versione astrale.- -Lo dici per lusingarmi. Toglimi una curiosità, ma se la tua specie di marziani è così tanto sexy, perché ti sei fissato con me? Perché ficcarti in quello scafandro?- Foster le tese una mano. Masha non riuscì ad opporsi, avendo ancora pensieri da umana trovava quella manifestazione irresistibile, quasi angelica. Toccata la mano schizzarono verso il soffitto, di qua al cielo metropolitano e dopo una traslazione vagarono attraverso dimensioni di luci incrociate che creavano arabeschi di colore, sapore e suono. -E' un trip mistico, meglio di quando andavo al Greenwich.- -Ti piace? Sono contento-, le sorrise Foster. -Il problema è che questo scenario delizioso si ripete sempre a questo modo ovunque nel multiverso. Dopo qualche secolo se ne ha abbastanza della bellezza astratta, si vuole impegnarsi in qualcosa di più pratico. Mi piaceva il modo col quale ti mangiavi le unghie.- -Mi hai sposata per quello?- Foster pandimensionale si grattò la testa cangiante. -Ci sono persone che si sposano per ragioni meno importanti. Magari perché si amano. Quello è un vero tormento.- Masha ebbe un dubbio. Si guardò attorno cercando un difetto nell'intrico della bellezza multiforme. -Se mi converto pure io resteremo qui, e hai detto che dopo qualche secolo viene a noia. Non mi sembra un bell'affare quello che proponi.- -Questo è vero, ma il vantaggio di essere pandimensionali è che si può viaggiare attraverso il tempo e lo spazio a piacere, creando corpi adeguati a contenerci. Eravamo Foster e Masha a San Diego nel 2016. Possiamo essere molte più cose. Una regina egizia e il suo schiavo, o due briccoli del pianeta Undra. Due tostapane se ti va. Mi piacerebbe averti con me in queste esperienze.- Masha rivalutò moltissime cose che aveva pensato di suo marito fino a quel momento. Cercò di ricordare le ragioni per le quali lo aveva sposato, non trovandone alcuna che fosse sensata. Mentre quella proposta era davvero romantica, e il fatto che un pandimensionale avesse scelto lei la riempiva di eccitazione. Si sentiva importante. -Lo voglio. Eccome se lo voglio. Cioè, è come se tutti i sogni chimici che avevo a diciassette anni prendessero corpo. Ci vedevo qualcosa di più in quella canapa, ma i sensi di colpa e il marxismo impedivano approfondimenti.- -Questo borbottare sconclusionato significa che resterai con me?- Masha si tuffò ad abbracciare Foster. -Senza corpo e peli superflui sei l'uomo della mia vita. Certo che resterò con te.- Dal loro abbraccio serrato scaturirono onde oscillanti di gravitoni, fulmini azzurri e tre pesci volanti. -Purché tu non cucini.- Masha mollò un pugno alla spalla multidimensionale del marito, ma lo fece per gioco. -La consulente lo aveva detto, che il cerchio dell'onestà poteva avere conseguenze impensabili-, concluse. -Che facciamo ora?- -Per prima cosa direi che sarebbe appropriato presentarti ai miei. Hanno solo descrizioni vaghe. Ti piaceranno.- -Sono come te?- -Sono due buchi neri senzienti con un nucleo di iperstringhe cationiche. Li trovo spassosi.- Masha replicò col corpo astrale quello che avrebbe fatto sulla Terra col suo corpo originale, cioè alzò di spalle. -Mi abituerò anche a quello. Ci teletrasportiamo o cosa?- -No, dobbiamo aspettare l'autobus-, la informò Foster. -Ne dovrebbe passare uno a momenti. Ah, eccolo, siamo proprio fortunati.- Masha suo malgrado era raggiante. Quella nuova esistenza prometteva molto di più di quanto avrebbe chiesto, e non volle fare troppe domande per paura che l'idillio finisse. Neppure perché alla guida dell'autobus ci fosse qualcuno che assomigliava in modo così sfacciato a John Lennon. Poteva essere solo una coincidenza, dopo tutto. Di colpo gli assilli della quarantenne media le parvero vaccate, lontani anni luce dalla verità dei fatti, e cioè che suo marito era un coso transqualcosa e l'universo un quadro hippie. -Non scherzavo quando dicevo che sei molto bella-, sussurrò Foster quando furono al posto, abbastanza impacciato nel farlo. Non era congruo che una creatura pandimensionale venisse smentita, i normodimensionali erano tutti un aaah e un oooh e rivelazioni mistiche quando capitava un contatto. Confermare un'asserzione gli era nuovo. Masha lo lesse come delizioso imbarazzo. -Voi entità pandimensionali potete mentire?- -Non è mai carino farlo.- -Continua a mentire, mi sta piacendo-, sorrise Masha, poggiandogli la testa sulla spalla. Quindi aggrottò quelle che erano le nuove sopracciglia. -Se puoi mentire, allora quel giorno che ti chiamavo a lavoro e non rispondevi…- -Guarda, cara, guarda là fuori! Una singolarità!- -Non mi freghi, signor millebagliori. Ora mi spieghi per filo e per segno dove eri finito quella sera.- Foster sbuffò. Sapeva che non sarebbe finita là. Cercò di ricordare come Masha si mangiava le unghie per trovare la pazienza, la ragione e il premio per quegli sforzi che compiva. Due anziani coniugi neutrinici annuirono: ci erano passati anche loro.
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