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Liesel Wordbound

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  1. L'idea della persona contro il vento è carina, però nel caso non sarebbe meglio con l'articolo (quindi "contro LA Breva")? In ogni caso, spezzando la parola non so perchè ma ho come l'impressione che perda il messaggio, quindi la discussione sull'utilizzo del nome del vento cade se rinuncio alla parola composta. Sono un po' complicata io sui titoli.... Poi so che i gerundi sono malvisit nella scrittura (anche se ho tra i contatti di Facebook anche sei signori editor che hanno fatto iscorsi sul non esagerare con queste "regole" che condivido in toto) ma non penso che nei titoli si guardi a questo, perchè un titolo non fa parte del ritmo della narrazione, che è quello a cui si guarda quando si controllano gerundi, avverbi e compagnia bella. se adesso queste regole devono guardare anche i titolim che sono una cosa a sè che non rientra nel ritmo generale, non ci salviamo più... Comunque non avevo pensato all'idea del tipo di movimento suggerito da "camminando", queste risposte mi stanno rivelando un sacco di cose che non avevo proprio considerato, non sapete quanto siete siete utili... Diciamo che io qualche volta ho dovuto camminare non in senso contrario alla reva, ma comunque in mezzo alle folate e camminavo comunque, ma il movimento era tutt'altro che tranquillo, come credo sia per chiunque provi a camminare quando c'è vento così forte, qualsiasi vento sia. Però è altrettanto vero che l'immagine che un verbo crea nella mente di chi lo legge non dipende dal conoscere o meno la situazione o averla provata e sapere com'è, ma è proprio un'associazione spontanea che va considerata in quanto tale, per cui camminare non è correre ma nemmeno arrancare (come probabilmente fa chi è effettivamente contro vento) e bisogna stare attenti a queste associazioni.
  2. Non mi intendo di vela ma il verbo lo conosco, in ogni caso il tuto titolo effettivamente mi intriga senza nemmeno sapere di che parla il libro. Non avevo pensato anche al discorso del nome della moto per cui qualcuno potrebe pensare a quello, anche quello è un "rischio", in effetti. Nel mio caso il titolo dipende molto dal contenuto, non credo mi sarebbe venuto in mente un titolo di sapore così "locale" se la storia non lo fosse stata altrettanto, se non fosse tutto legato a fatti che, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del territorio stesso. Per quanto riguarda l'aggiunta del verbo, sono curiosa, anche tu dunque consiglieresti "andando" che richiama l'espressione di uso comune, piuttosto che la mia idea originale di "camminando" ed escluderesti la seconda, nel caso io volessi aggiungere qualcosa che renda il titolo meno oscuro? Spero di riuscire a convogliare nella scrittura il senso del titolo, tutta la storia di Miriam è impregnata di questo andare contro, delle sue conseguenze e della lotta che comporta e in fondo lei la rievoca proprio per aiutare e sostenere una ragazza della "nuova generazione" che a sua volta va contro, anche se in un modo totalmente diverso dal suo, e sopporta un'ostitlità paragonabile a quella che ha affrontato lei, spero veramente di saper comunicare appieno tutto questo nella narrazione, mi impegnerò molto anche per questo, in fondo è ciò che i personaggi mi chiedono e devo esserne all'altezza.
  3. Accolgo volentieri tutti i suggerimenti, anche perchè veramente il racocnto nasce veramente "per l'occasione" nel epriodo del contest a cui avevo voluto partecipare, certamente ho scelto un personaggioa cui già stavo lavorando perchè sentivo che meritava approfondimenti, ma se non fosse stato per il contest questo racconto non sarebbe mai arrivato, non era un piano per ampliare i progetti, è proprio una cosa nata un po' per caso e scritta in poco tempo, quindi sicuramente i margini di miglioramento sono ampie vedrò di raccogliere tutto l'utile. Le forme dialettali effettivamente fanno pendant con l'uso che ne faccio nella storia, ma non avevo pensato al fatto chin un racconto a sè stante possano stonare di più, ci farò attenzione in futuro. I conisgli sui tagli e sul citare la nipote per nome sono preziosi e in realtà appena li ho letti mi sono chiesta come avessi potuto non capirlo fin dall'inizio, ma del resto la mancanza del dono della sintesi è uno dei miei grossi problemi. Proverò anche a ragionare su come inserire la sequenza in cui la nipote gli dice quella cosa che scatena la riflessione - non mentre giocano, ma mentre parlano della scuola, la nipote è già alle superiori - perchè effettivamente ha molto più senso così. Comunque in realtà ho in bozza un racconto più ampio, forse a puntate, in cui queste cose vengono per la maggior parte mostrate mentre succedono, era l'idea iniziale ma avrei sforato troppo e per il contest ho dovuto ricorrere al macro flashback, forse lavorando come si deve all'idea originale potrebbe venirne fuori qualcosa di molto meglio..
  4. Sulla questione della targetizzazione mi hai illuminata, non ci avevo pensato, ma effettivamente può essere rischioso. Mi permetto di dissentire però sui dialoghi, perchè ci sono diverse prove di come con i dialoghi questo non succeda, anche quando la presenza del dialetto è rilevante. Ovviamente per evitarlo ci devonoessere degli accorgimenti, come le note o altro che permetta d capire il senso (cosa che provvederò a fare quando nella storia mi capiterà di inserire qualche espressione) ma preoccupandosi di inserirle secondo me la targetizzazione è un rischio molto minore di quello che potrebbe essere invece riguardo al titolo. E poi, il linguaggio universale è l'aspirazione, am in certe ambientazioni il dialetto o le espressioni regionali nel testo sono un dovere di realismo, non si può fare lo stesso discorso che per il titolo, sono proprio due piani completamente diversi secondo me. Riguardo alla questione del vento,i invece, la Breva viene nominata più volte anche nella stori e nei dialoghi sarebbe forzato e pocor ealistico farla nominare alle persone in altro modo, così come nell'introspezione. Nella narrazione se posso evitare evito, se però devo metterla devo metterla così, perchè la Breva così come il vento suo compagno, il Tivano, non hanno corrispondenza in italiano nemmeno con perifrasi. Quello che le fonti che hai trovato non spiegano è l'esatto motivo per cui controvento e controBreva non sono la stessa cosa nel senso del titolo e, se decidessi di lasciar perdere "ControBreva" non metterei controvento. E cioè la Breva si oppone al Tivano perchè dei due è la più impetuosa, che fa danni e sarebbe meglio evitare di esporsi troppo, figurati camminare nella direzione opposta. Così come per la protagonista sarebbe meglio non cercare di andare contro a qello che pare già tracciato e ci si aspetta che lei come tutti faccia, ma lei lo fa e certe scelte le porta avanti fino alle conseguenze più dure, fino a esporsi veramente alla Breva più violenta e camminare a testa alta nella direzione opposta, uscendone magari ammaccata ma dimsotrando di avere ragione. E per via dell'ambientazione, questo sento dni poterlo esprimere meglio che mai facendo riferimento proprio a qualcosa che fa parte della sua realtà, perchè in fondo la storia è molto radicata nel territorio e parla di fatti come il contrabbando che ne hanno fatto la storia, quindi usare la metafora del vento che la protagonsita ma anche quelli che le si oppongono ben conoscono ha molta iù otenza di un generico "controvento"., per cui se rinuncio a quest metafora il titolo cambia completamente, perchè usare l'immagine più "comune" non avrebbe quel messaggio.
  5. Racconto originariamente scritto per un contest su un gruppo di scrittura, molto sperimentale per vedere se riuscivo ad avere abbastanza sintesi per una volta da riuscire a rispettare i limiti di parole del contest (non ci sono riuscita comunque, ma per i miei standard mi sono molto contenuta). Si tratta di una personaggio secondario della storia a cui sto lavorando (per chi ha seguito la questione in chat e se ne ricorda, il fratello del migliore amico della protagonista che è il motivo per cui il migliore amico da del voi alla madre) con un background particolare che mi pareva interessante esplorare. Il racconto per me è un esperimento, appunto per provare a condensare in meno parole possibili la sua storia in retrospettiva, spero non sia uscito troppo pasticciato. ****************************************************************************************** Gli antichi Romani non capivano proprio niente di certe cose. Felice non riusciva a liberarsi di questo pensiero da quando una delle nipoti, ingenuamente e senza sospettare cosa avrebbe scatenato, gli aveva citato un detto in latino, chiedendogli cosa ne pensasse. Lui nemmeno aveva osato risponderle veramente quando lei aveva chiesto cosa pensasse di quel motto, perchè la sua risposta sarebbe stata troppo secca per una ragazzina completamente ignara di ciò che quel detto aveva risvegliato in lui. Ma davvero, con che coraggio e con che ingenuità potevano aver sostenuto, i Romani, che il nome può contenere il destino di una persona? Forse a nessuno di loro era mai capitato un che doveva diventare una gigantesca presa in giro rispetto alla vita che gli toccava.. Lui invece…cosa era venuto in mente ai suoi genitori di chiamarlo Felice? Di cosa avrebbe dovuto essere felice non gli era mai stato chiaro, fin da piccolo. Tornando indietro col pensiero, cosa può esserci di felice nella vita di un bambino che deve lottare con una madre che sembra essere sempre più infastidita da lui che invece fa di tutto per essere un figlio modello? L’aveva capito solo tempo dopo che la madre non gli perdonava di essere il motivo per cui lei aveva dovuto sposarsi in fretta e furia per nascondere uno scandalo che comunque tutti avevano capito e continuavano a parlarne. Era forse colpa sua essere nato così? Nessun bambino chiede di nascere, figuriamoci se poi vorrebbe nascere in quella situazione. Cosa può esserci di felice in una persona che più di ogni altra cosa amava scoprire e conoscere le cose… E invece lotta con i libri e lo studio, viene visto un po’ come un somaro. be, era anche normale a quei tempi, nessuno sapeva certe cose che invece adesso gli capitava di sentiva dire dei ragazzi a scuola. Le avessero sapute per lui, magari l’avrebbero incoraggiato a studiare, in fondo comunque a lui piaceva imparare. Cosa può avere di felice la vita di quel giovanotto che ancora vorrebbe viaggiare conoscere il mondo e invece rimane legato a quel paesino per un impegno preso col padre morente? Per mantenere quella parola, per la la famiglia che aveva bisogno di lui, Felice aveva anche rinunciato al futuro che già sognava con la ragazza di cui era innamorato, che proprio in quel periodo era rientrata al paesino di origine da cui la famiglia era stata sfollata per un disastro. Il padre della ragazza non ne voleva sapere di lasciarla lì senza il controllo dei genitori così vicina al fidanzato prima del matrimonio. Sosteneva di essere favorevole a far continuare il loro fidanzamento solo se Felice avesse accettato di seguirli, perchè se metteva qualsiasi altra priorità davanti alla figlia. non ci si poteva fidare degli impegni che aveva preso con lei. Cosa poteva esserci di felice nella rinuncia a quel matrimonio che ormai era programmato per non dover mancare agli impegni che sentiva di avere verso la famiglia? Con una madre che invece che comprenderlo gli aveva dato del matto quando si era sentita spiegare che avrebbe potuto aiutarli senza rinunciare a lei se si fossero sposati senza troppe cerimonie in breve tempo. Certo, in quel momento la sua famiglia non poteva permettersi le spese di un matrimonio, ma avrebbe potuto spiegarglielo invece che dargli del matto. Purtroppo, dalla madre col rapporto che avevano sempre avuto non poteva aspettarsi di meglio. Cosa c’è di felice in una vita di rinunce per poter aiutare la famiglia e poi ritrovarsi con due fratelli che sembrano inventarsele per farti impazzire? E non poteva nemmeno riprendere quei due disgraziati per quello che facevano, perchè dei due il trascinatore era Graziano,quello che era sempre stato il preferito della madre. Già avevano sempre avuto un brutto rapporto, se poi lui provava a dire ciò che andava detto del suo preferito, che diventava sempre più un disgraziato proprio perchè lei gli giustificava qualsiasi cosa… Cosa ci sarà mai di felice nel trovare finalmente una persona con cui sembra di poter costruire qualcosa dopo la delusione del matrimonio sfumato per poi rinunciare a rendere definitiva questa nuova storia per paura del male che potrebbe derivarne all’altra persona? In fondo, solo un povero cristo come lui con le sue sfortune avrebbe potuto trovare un nuovo amore così. Si era sentito benedetto dal cielo quando quella donna tedesca, bella, misteriosa e sola aveva dimostrato di essersi affezionata a lui e poi di provare qualcosa, Ma Lieselotte era una donna con un passato tragico di cui continuava a sentire il peso e lui tutto avrebbe accettato meno che di essere un motivo per cui qualcuno potesse dire cose cattive su di lei, dopo tutto ciò che gli aveva rivelato di aver passato. Allo stesso tempo, era più anziana di lui di alcuni anni e lui, con la storia che aveva alle spalle, in paese era piuttosto compatito. Sarebbe stato bello poter finalmente coronare con lei quel sogno a cui aveva rinunciato anni prima, ma cosa avrebbero detto di lei in paese? Già chiacchieravano di loro comunque, Felice non osava pensare a quello che avrebbe rischiato di sentire Lieselotte con le proprie orecchie se fosse diventata ai loro occhi niente più che la straniera che era riuscita a portarsi a casa il povero cristo che non aveva più speranze. Per il bene di una persona che già aveva sofferto molto più di lui aveva rinunciato una volta di più a un sogno che ormai aveva capito che non poteva essere il suo. Cosa può esserci di felice nell’aver rinunciato a ogni autorità sui fratelli proprio perchè sapeva che con la madre sarebbe stato un litigio continuo se entrambi avessero avuto voce in capitolo? Cosa ci sarebbe mai stato di felice nell’avere un fratello che aveva praticamente cresciuto lui e non avrebbe mai voluto deluderlo ma vederlo comunque a quattordici anni imbarcarsi in un’avventura pericolosa e perdipiù illegale perchè l’ultima parola l’aveva la madre e lei non ci vedeva nulla di male? Aveva maledetto quella rinuncia all’autorità sulle decisioni dei fratelli, quando si era trattato di Stefano, ma ormai gli equilibri erano stati stabiliti qualche anno prima e come si dice, cosa fatta capo ha. Altro non restava che rassegnarsi a controllargli le scarpe perchè fossero sempre in buono stato e riempirgli un po’ di più il piatto perchè si rafforzasse per portare quei sacchi che a pieno carico arrivavano a pesare anche più di un bambino robusto. E a sgranar rosari nelle notti in cui Stefano seguiva la carovana su per le montagne e verso il confine. Nè poteva esserci stato qualcosa di felice nel vedere Stefano e gli altri due fratelli diventare nemici per come gli altri due parlavano della migliore amica di Stefano e della loro amicizia. O vedere quel fratello che in fondo lui aveva cresciuto scagliarsi a testa bassa contro gli altri due quando erano diventati nemici anche della ragazza prima perchè voleva fare il loro stesso mestiere e gli uomini non la accettavano e poi perchè per reazione a questo era finita a diventare informatrice come debito di gratitudine verso un finanziere che invece le aveva dimostrato tutta l’umanità che negli uomini della carovana non era mai riuscita a vedere. O poteva esserci qualcosa di felice nel sentire la sorellina per cui lui era l’unica figura di riferimento, perchè del padre non poteva ricordare nulla, una volta cresciuta, piangere per le cattiverie sempre dei soliti due e scagliarsi a propria volta contro le recriminazioni dei fratelli dicendo loro in faccia che le facevano schifo? Come poteva esserci qualcosa di felice nel dover constatare che di uno di quei due, pur essendo suo fratello, lui stesso non riusciva a dire altro se non che ormai non gli sarebbe dispiaciuto se la Finanza l’avesse preso, perchè forse scontando quello che doveva scontare avrebbe imparato qualcosa? Come poteva dirsi felice chi finalmente trovava un accordo con la madre su come comportarsi con Graziano appena tornato dalla prigione solo perchè aveva esagerato talmente tanto che ora anche la madre conveniva che per il bene di tutti era meglio che non vivesse più con loro? Di tutto questo sua nipote non sapeva nulla, nessuno dei nipoti lo sapeva. Ed era giusto che continuassero a non sapere, ora che con la famiglia un equilibrio si era trovato, nulla doveva colpire quei ragazzi e rivelare quello che era stato un passato difficile da rievocare per tutti. E non era per nulla una cosa felice nemmeno non poter rispondere con sincerità alla nipote perchè nè lei nè i suoi fratelli o i cugini dovevano sapere ciò che si nascondeva dietro lo zio Felice, le sue raccomandazioni e la sua fissazione per i loro studi. Non c’era nulla di bello, in tutto questo, ma cosa poteva farci se lui, Felice, era sempre stato così, destinato solo a cose tutt’altro che felici? Non l’avrebbe mai detto abbastanza che qui benedetti Romani di certe cose non ne avevano mai capito nulla!
  6. A me i titoli che si capiscono nel finale in generale piacciono, mi piace arrivare alla fine e pensare "ah, ma allora si riferiva a questo". Certo, nel tuo caso mi sarei ritrovata il finale in quarta di copertina per dover spiegare il titolo e sono una di quelle persone a cui la cosa non piace granchè (del resto ci sarà un motivo se solitamente le quarte il finale non lo svelano...). Nel mio caso il titolo non va a toccare il finale, ma descrive l'essenza del percorso della protagonista, che molto di quello che subisce lo deve subire proprio perchè va nella direzione opposta rispetto a ciò che sarebbe "consigliabile" ma comunque non si lascia fermare e va avanti a testa alta anche incontro alle raffiche più forti. Se per spiegare il titolo si dovesse aspettare la fine o anticiparla, effettivamente lascerei perdere a prescindere.
  7. Meno evocativo senza dubbio, non essendo l'espressione più nota. Solo che dal tuo primo commento mi pareva di capire - e i successivi hanno rafforzato l'impressione - che l'utilizzo di "camminare" - al contrario di "andare " - non chiarisce per nulla il termine oscuro, il che va oltre l'essere più o meno evocativo, probabilmente ho frainteso il discorso... Poi ovvaimente l'utilizzo di un termine non noto ai più sicuramente non aiuta a rendere l'immagine evocativa, ma questo ben diverso dal dire che un verbo chiarisce anche il temrine oscuro mentre l'altro no perchè non fa parte di un modo di dire, tutto qui. Poi magari sono vere entrambe le cose - e tutte queste domande mis ervono anche per capire se lo sono - ma una non implica l'altra.
  8. Visto che, purtroppo o per fortuna, sono irrimediabilmente curiosa, mi viene spontaneo chiedere: in questo caso la metafora mi diresti che non è di facile comprensione perchè abbinata a un termine di per sè "oscuro" o anche se ci fosse l'espressione già nota o comunque il nome del vento con cui ho creato il composto fosse più conosciuto troveresti la metafora meno chiara e meno evocativa perchè si basa su un verbo che non è quello che si usa nel modo di dire comune?
  9. Infatti non è che io abbia scelto il titolo basandomi sulla direzione ostianta e contraria, semplicemente a me un titolo del genere richiama quello quindi mi rende comunque chiara l'imamgine anche se non conosco il nome del vento, ragionandone ora mi rendo conto che probabilmente dò per scontata l'immagine che a me viene anche dal mio bagaglio culturarle che non è universalmente condiviso quindi per altri potrebbe non esserlo, come invece pensavo, e quindi a qualcuno quell'immagine non la richiama. Comunque, certamente "andare contro vento" ha per tutti un doppio significato, ma anche l'immagine del camminare nella direzione opposta rispetto al vento potrebbe essere metafora (nella mia storia lo è perchè tanto al protagnista quanto la nipote che nel "presente" difende non solo vanno contro vento opponendosi a ciò che ci si aspetterebbe da loro, ma devono anche affrontare delle forze che vorrebbero ributtarle indietro mentre loro continuano a procedere con ostinazione e per questo mi viene spontaneo usare l'immagine della persona che cammina nonostant ele raffiche che cercano di spingerla indietro), è interessante vedere che anche le metafore sono molto "personali", per ualcuno sono possibili con una certa espressione, per altri assolutamente no....
  10. Il motivo per cui "andando" rende il titolo chiaro in realtà lo comprendo, quello che mi chiedevo è perchè invece per te "camminando" non è che sia meno chiaro ma non lo è per niente. Sono curiosa, perchè per me invece sono chiari entrambi, anche se "camminando" non rimanda a un modo di dire, ma se un titoloc osì strutturato a me richiamerebbe subito l'immagine di una persona che cammina nella direione contraria (contro, comuqnue c'è) rispetto a a qualcosa che potrebbe ostacolarlo, anche se mi citano un vento che non conosco comunque quell'immagine la visualizzo in testa. Sarà perchè lo collego immediatamente alla "direzione ostinata e contraria" di De Andrè, magari è una questione di richiami "culturali" di questo tipo anche, sono proprio curiosa di capire come funziona per altri.
  11. come mai "Andando" ti pare rend apiù chiaro il concetto, ma "camminando" no? Comunque in realtà nel mio caso il titolo dice molto della storia, del percorso della protagonista e in realtà anche di quello della nipote che le fa tornare la voglia di raccontare perchè fa una decisione non condivisa dalgi uomini di famiglia e la protagonista per difenderla rispolvera questa storia che gli uomini tacitamente le avevano fatto capire di tenere nascosta. Il fatto che un titolo possa non essere chiaro a tutit i lettori è un discorso diverso dal dire qualcosa della storia....
  12. Sulla questione dello studio, sicuramente ce n'è e la spiegaione servirebbe anche a mostrarlo. Inoltre mi hanno consihliato, se non cambio idea e se mai me l'approveranno, di proporre anche un sottotitolo per rendere la cosa più fruibile e accattivante e credo che prenderò in consideraione l'idea,olttretutto ho una lista di titoli possiibli, il sottotitolo potrei prenderlo da lì, devo solo trovarne uno che mi convinca anche in abbinamento a questo tanto quanto mi convince da solo....
  13. In realtà, come dicevo già dal primo messaggio, la ricerca di consigli sull'usare o meno questo titolo è marginale nella creazione del topic, , perchè, comunque, non volendo muovemri col self ma tramite casa editrice, qualsiasi scelta io faccia l'ultima parola non spetterà comunque a me. Ero però curiosa di sapere in generale cosa ne pensino altre persone in merito ad alcuni aspetti del titolo che mi piacerebbe usare ma in generale di titoli che potrebbero avere qualcosa in comune. Più confronto che consigli, ecco. Ovviamente io non proporrei un titolo così particolare senza prevederne una spiegazione e devo dire che se qualcuno lo fa non lo comprendo, mi sembra veramente una cosa fine a sè stessa e controproducente per l'opera. A livello del tuo giudizio personale però non mi è chiara una cosa: pensi che sia fondamentale avere una spiegazione e una chiarificazione, ma a livello di prima impressione il titolo un po' "oscuro" in sè e per sè, senza sapere se una spiegazione ci sarà o meno, che effetto ti fa?
  14. Da quello che dici immagino quindi che tu sia sulla linea opposta rispetot a chi mi consigliava di togliere il verbo perchè un titolo dev'essere o comletamente comprensibile o completamente ermetico senza vie di mezzo.... Meglio un titolo almeno in parte comprensibile di uno totalmente ermetico, ho capito bene? (Non capisco se nel mio caso ti dia perplessità la maiuscola e perchè Io la uso perchè è il nome proprio del vento e mi sembra più corretto, ceramente so che a metà parola potrebbe non essere azzeccatissima. Poi è anche vero, come già mi è stato fatto notare, che i venti che hanno nomi in italiano sono correntemente utilizzati con la minuscola quindi non dovrei pormi il problema, ma non so, mi sembra più giusto così... Io non dividerei le due parole non solo perchè così mi allontanerei dal calco ma eperchè, non so spiegare il motivo, ma le due parole divise mi danno un'altra sensazione, cioè mi verrebbe da dare un significato diverso alla frase rispetot a quello che intendevo col composto.)
  15. Qualche tempo fa ho posto questi quesiti anche in altre sedi, ma non sono stati molto compresi, sento che qui fore la discussione potrebbe essere più costruttiva quindi mi butto. A partire dall'idea che ttualmente ho per un possiible titolo della storia che sto scrivendo, per via delle caratteristiche di questo tiotlo, mi sono trovata a pormi delle domande sui titoli in generale, su cui mi piacerebbe confrontarmi con voi. Parto dall'esempio del titolo che vorrei usare non eper chiedere consigli sull'opportunità di susarlo o meno ma perchè apèunto sono le sue caratteristiche che hanno fatto nascere quei quesiti, quindi è l'esempio più efficace che trovo per spiegare tutti i punti. Il titolo che vorrei usare, come credo di aver accennato in qualche topic in cui spiegavo un po' il progetto è ControBreva La prola è un composto creato da me, sulla base di "controvento" sostituendo a "vento" quello che è il nome di un vento tipico della zona in cui la storia è ambientata e che verrà nominato diverse volte nella storia, sia direttamente che come metafora. Il nome del vento è dialettale e non ha un corrispondente in italiano perchè è proprio un fenomeno tipico della zona e anche se si usa in italiano si usa così. Ora, partendo proprio da queste particolarità del titolo mi sono trovata a chiedermi quanto sia praticabile la soluzione non solo nel mio caso specifico ma in linea generale per titoli che hanno aspetti in comune e mi sono confrontata anche con altre persone in merito, ma mi piacerebbe sentire anche la vostra opinione sulle seguenti questioni: 1) Titoli del tutto o in parte in dialetto e/o rieriti a fenomeni locali (culturali, ambientali) o comunque specifici di una determinata zona. Vi piacciono/vi attirano anche se magari non vi sono del tutto comprensibili? La difficoltà di comprensione vi respinge o vi attira perchè rende ilt utto più misterioso? Li usereste o ne avete usati? Consigliate o sconsigliate? Corollario: l'idea originale era "Camminando controBreva" ma una persona mi ha consigliato di tenere solo il termine da me inventato perchè un titolo dev'essere "o del tutto comprensibile o del tutto ermetico". Siete d'accordo con questa visione o pensate che la mediazione di un termine più comprensibile ed esplicativo (in questo caso il verbo suggerisce anche l'idea dle muoversi contro e dà un senso parziale al titolo anche per chi non sa cosa sia la Breva) possa invece essere più utile e produttiva, in questi casi? 2) Neologismi e parole inventate nei titoli. La domanda è la stessa posta per il dialetto: l'idea vi attira o vi respinge? Li usereste/ne avete usati? Conisgliereste o meno? Dubbio secondario su questo punto: l'utilizzo di questi termini, nel momento in cui capite che sono inventati appositamente,vi dà una prima idea particolare riguardo all'oper? Lo percepite come originale/creativo o magari come una scelta un po' supponente o in qualche altro modo?
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