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Mattia Alari

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Tutti i contenuti di Mattia Alari

  1.  

    “Lui era diverso: un cuore innocente e pieno di cordialità che nessuno voleva, un naufrago che, come un uomo trasportato su un altro pianeta, vedeva un immenso spazio separarlo dal suo passato e un immenso ignoto dal suo futuro."
    Amy Foster - racconto di J. Conrad

    Lo Straniero che venne dal mare

     

  2. Condivido allora anche io una cosa, di cui non avevo parlato. Non dirò lo pseudonomo che ho usato e neanche dove ho pubblicato ma ho lasciato in giro un testo (una "novella" di 98 pagine circa) per fare un esperimento e nel giro di un mese... Lo avevano letto più di 100 persone e ancora continuano (non so quante visualizzazioni capitolo per capitolo ci siano ma il fatto che non crollino al secondo e al terzo ma si mantengano nei numeri del primo è già un successo perché vuol dire che la gente non ha mollato la lettura). Chiaramente non ho investito un soldo e non ho richiesto niente. Tutto gratis. Recensioni positive, richieste di contatti da parte di altri autori (soprattutto autrici, devo dire) che pensavano chissà chi ci fosse dietro... Un paio di discussioni molto interessanti. In genere posso dire che se per caso vuoi condividere una cosa, senza che questa sia significativa in termini di "guadagno", mollare testi in giro su piattaforme di scrittura ti fa leggere, eventualmente apprezzare e molto criticare. E' sempre un dai/ricevi, quindi se non ricambi il favore considerando chi ti considera... il sistema non funziona (ma a quanto pare è così anche per le recensioni di libri "seri", ne sto prendendo atto). Ma se il fine è essere letti... buttare le cose in giro funziona. E' su guadagno e reputazione che resto perplesso.
  3. "Vittima" (si fa per dire, eh?) anche io di un OMG di Luca (si è espresso così rispetto ad un brano musicale che ho postato in un'altra sezione) posso dirti che evidentemente lui ha punti di vista molto "forti" su specifiche cose e possibilmente i suoi schietti giudizi dipendono da questo. Io leggo qualunque cosa mi attragga ma NON PENSO che chi scrive debba necessariamente leggere di tutto. Anzi. Il tempo è poco e leggere è un piacere, non è studio. Per studiare ci sono testi specifici. Non credo poi che il talento te lo possa insegnare né l'esperienza né la cultura (questo vale anche per chi legge solo ed esclusivamente saggistica critico-filosofica sul soggetto di turno). Non ti viene neanche dopo aver letto centomila romanzi e aver esaminato la loro struttura. No. Il talento o c'è... o non c'è. Leggere è tempo che dedichi a te stesso, alla tua curiosità... E ci sono cose puoi non averne alcuna quindi "fartela venire" non ha neanche molto senso né apre i tuoi orizzonti. Per niente. Conosco gente che "legge di tutto" e certamente non brilla per apertura mentale quindi anche lì, si tratta di due cose che non hanno alcuna relazione. Io non leggo romanzi rosa, romanzi con protagoniste donne che parlano di donne, romanzi thriller, fantasy, romanzi con irritantissimi GaryStu super machi, young adult, biografie di personaggi storici, ricostruzioni storiche e tante altre cose. Cosa resta? UN MONDO DI ALTRE COSE. Se però, sfogliando delle pagine, un testo che non è il mio genere (sulla carta) attrae la mia attenzione... allora lo prendo. E ragiono così per tutto: ho gusti precisi ma mi riservo di poter fare anche cento eccezioni.
  4. Quando un rancoroso megalomane a cui hai fatto il pelo ti insegue per ANNI tormentandoti i casi sono due: o è innamorato o nessuno gli aveva mai dato una lezione.

  5. Mattia Alari

    Jukebox

    @Luca Canetti, mi dispiace di averti traumatizzato con Myrkur. Purtroppo posso fare di ben peggio e quella canzone è molto "mia". Come questa.
  6. Personalmente non riesco a dare lo stesso valore ad un libro autopubblicato e un libro che dietro ha una casa editrice, anche se è ovvio che le case editrici non selezionino i testi (solo) in base alla qualità. La vendibilità di qualcosa fa la differenza in entrambi i casi e cioè, se scrivi qualcosa di "popolare" hai un certo riscontro ma diversamente... con il self è anche più difficile farsi vedere. Io non credo che sarò mai pubblicato, per vari motivi, tuttavia in astratto penso che in linea di massima il tuo carattere e cosa sei disposto a fare per "spingere" il tuo testo, faranno moltissimo. Molte persone, come me, non hanno né il tempo né la voglia di pensare a piani "commerciali" (e infatti non vendo neanche i miei quadri, come fanno altri, su pagine personali o spammando i miei lavori sui social) quindi una casa editrice e tutti i servizi che offre, sarebbero il modo migliore di "liberarsi" di parte di quello che considero un peso. Mio limite personale, lo ribadisco.
  7. Mattia Alari

    Jukebox

    Parte di me.
  8. Un modo di annullare tutti i tuoi problemi è introdurre il corsivo e quindi descrivere le scene più in remoto usando sempre lo stesso tempo (passato remoto) e quindi, di volta in volta, trattandole come "presente". Un esempio, estemporaneo: Non ci vedeva, era ormai un dato di fatto. Se n'era reso conto mesi prima, quando i contorni delle cose avevano iniziato a sfumare in qualcosa di più vago e acquoso, senza che la situazione migliorasse ore dopo essersi svegliato. Gli era già successo e aveva dato la colpa alla stanchezza cronica e poi ad una certa strana allergia ai pollini che però gli stava facendo lacrimare gli occhi in pieno inverno. - Forse sarebbe il caso di fare una visita oculista - aveva suggerito la sua collega, quando gliene aveva parlato. - Passerà! Tra computer e cellulari non c'è molta pace per la vista. - Appunto per questo! Vai a farti fare una misurazione e poi vedi. Magari tutto finisce con un collirio. - Ma sì! - aveva risposto e poi messo da parte la cosa tra tutte le altre che avevano una maggiore urgenza. Almeno così credeva. Non gli era sembrato di peggiorare. Non ne era stato subito cosciente. Ma quello che era accaduto giorni prima l'aveva messo di fronte al fatto che era successo e con la lentezza maligna delle cose ignorate. Perché tutti ignoravano quel ratto schifoso? Non riusciva a capirlo. Vi passavano accanto come nulla fosse e invece era lì, proprio accanto al cassonetto davanti alla stazione della polizia. Il vento appallottolava buste di carta e stracci in mulinelli disordinati, probabilmente i soliti rifiuti del mercato finito un'ora prima, e tra i rifiuti... quella... cosa. Stava rosicchiando un avanzo. La testa era china tra le zampe. Si scuoteva un po', in quel singhiozzo tipico che gli sembravano fare tutti gli animaletti piccoli e che in certi faceva tenerezza proprio come in alcuni ribrezzo. Piccole vite accelerate nei gesti. Piccole vite... Ma il ratto era disgustoso e sfacciato. Senza paura di nessuno, sgranocchiava qualcosa arrotolandola tra le zampette unte. Quando l'aveva visto aveva sussultato ma gli altri? No. Come non esistesse. E quando anche una donna con un passeggino vi passò davanti senza notarlo o poi avere il moto di spavento che si sarebbe aspettato dopo la sua distrazione, comprese che c'era qualcosa di strano. Si avvicinò con la certa cautela che gli imponeva il disgusto e quindi la sua bocca si storse in una smorfia dal senso differente rispetto a quello che aveva pensato di dover provare. Un ombrello rotto. La stoffa era ormai ridotta a uno straccio appallottolato e il vento lo muoveva scuotendolo appena, tenuto parzialmente giù dal suo peso. Un rifiuto, una cosa come molte altre in giro e dentro quel cassonetto. Il ratto non c'era, non l'aveva visto davvero. In realtà non aveva visto niente. Spero di esserti stato d'aiuto.
  9. Io sono un pittore e posso dire che quando sono triste, quando sono angosciato, quando sto male... Non dipingo. NIENTE. ZERO. E più di qualcuno dice che ciò dipende dal fatto che non avrei una VERA VOCAZIONE per la pittura, perché altrimenti, dipingere dovrebbe consolarmi o sostenermi nei momenti di sconforto (alla Van Gogh, per dire). Ma non è così. Non per me. La pittura ha bisogno di una mia disposizione positiva verso il mondo perché io voglio comunicare e possibilmente non "quanto mi sento male/quando sono depresso" e via dicendo su questa bella linea di lamentele croniche che qualcuno usa come tema. Ci sono persone che costruiscono carriere sulla loro depressione ma ci vuole un enorme stima per sé stessi anche in quanto "i migliori disperati su piazza" per fare una cosa del genere e io... Mi considero solo una persona con i suoi problemi. E basta. Nulla di interessante. Non PER questo. Per me, non è l'esperienza del dolore o dell'infelicità a produrre qualcosa di valido ma (eventualmente) persone più o meno infelici. Io non sono interessato a far conoscere ME, ad esempio, o "come vedo" le cose. Penso che quest'ultima cosa sia implicita nell'opera, proprio per il fatto di aver scelto di creare qualcosa (che quindi è tuo, parte di te) ma la mia idea di "atto creativo" è qualcosa di aperto, che non ha a che fare con me ma... che eventualmente si esprima attraverso me. Io sono uno strumento, in questo senso. E per essere efficace, per essere al massimo, per essere CAPACE di fare quello che ho in mente... devo stare bene. Il meglio possibile. Devo cioè avere voglia di dipingere piuttosto che uscire (io esco quando sono triste invece. E molto di più. Passeggiare al parco, guardare la gente attorno, per me è... fonte di consolazione e ispirazione in altro senso che non sia la pittura). La pittura è però qualcosa di molto fisico e presuppone davvero "forza". Quando mi sento più debole, come ho detto non dipingo, non disegno. Scrivo invece. Ma non scrivo MAI di quanto il mio dolore sia speciale o facendo lunghe pippe su quello che mi rende infelice. Lo faccio nei diari, eventualmente. Se la scrittura diventa "creazione" uso le situazioni e le allontano da me "dandole" ad altri, ai miei personaggi. E tutto... spesso peggiora. Scrivo infatti, molto spesso, di situazioni strane, assurde o limite. Forse perché è come "sognare" e quindi tutto assume un codice differente. La mia scrittura, quando sto male, però non migliora. Per nulla. Né ho più ispirazione quando sono in un brutto momento. Mi ripiego e con la scrittura mi viene più facile, questo sì. Ma anche lì... possibilmente non penso che il mio dolore possa essere interessante quindi la scrittura dei momenti infelici è diaristica, come ho detto, e fine a sé stessa. Quella dei miei momenti migliori invece è "composizione". No, penso che l'artista - eroe romantico e disperato che però viene graziato dalle muse con un genio proporzionato alla sua sfortuna umana... sia un prodotto letterario. Uno stereotipo. L'angoscia non stimola il talento. Il bisogno fa diventare più ingegnosi ma si tratta di "pratica" e non di quello che spinge a creare (che possibilmente è esattamente l'opposto). Credo che continuare a vendere il malessere come necessario al genio sia qualcosa che somigli molto al continuare a narrare il Medioevo che hanno creato alla fine del Settecento/inizio Ottocento (L'età OSCURA!) e che in questo stereotipo continua ad appestare l'idea generale che si ha di un periodo storico che praticamente tutti ignorano per quello che è. Creare è molto personale, tantissimo. Al di là della frase di Tenco (che rispecchia molto anche il suo temperamento personale) posso dire che possibilmente ci sono tanti modi di approcciarsi alla cosa quante persone esistenti. Ma... non ritengo che un artista che soffre, che è tormentato, che ha avuto esperienze orribili che hanno reso la sua sia vita peggiore... sia migliore o più profondo di qualcuno che ha avuto invece la grazia di una vita tranquilla. Molti critici lo riteranno eventualmente più interessante (perché una vita più avventurosa si presta a maggiori interpretazioni e - diciamo pure - seghe mentali fine a sé stesse) ma nell'evidenza dei fatti... Quando una persona depressa o malata (e ripenso a Van Gogh) è creativa e im modo eccezionale... lo è NONOSTANTE i suoi problemi e non grazie ad essi.
  10. "Povero, miserabile, l'UNICO amore di certa gente"

  11. Quando pure penso con malinconia all'Italia (più all'italiano come lingua, a dire il vero) tutto mi passa immediatamente quando leggo le notizie di politica. Sono scappato ANCHE per quanto schifo l'Italia è fiera di fare con il suo tradizionalismo misogino, il suo razzismo chiaramente espresso e la sua omotransfobia travestita da "libertà di pensiero".
    Mi piace davvero prendere atto di vivere in un posto dove la comunità LGBTQ+ è parte integrante della politica. Dove SI INSEGNA a scuola la tolleranza.
    Dove chi ha qualcosa "da dire" è una minoranza trattata con la sufficienza e lo sfottò che merita chiunque si permetta di fare (non richieste) lezioni morali.

  12. La solitudine del capitano.

    Bella mer**.

  13. Pur detestandola è una canzone che fa parte di un momento particolare della mia vita (e l'ossessione del mio migliore amico in laboratorio di restauro) quindi... eccola.
  14. Le persone deboli sono pericolose.
    Il bello dell'esperienza è che ti insegna concretamente che le  eccezioni alla teoria... sono spesso solo errori quindi sì, devi fidarti dell'istinto. Sempre.
     

  15. Io ho sempre vissuto la scrittura come una distrazione LA MIA distrazione. Essere distratto da ciò che mi fa distrarre piacevolmente da tutto il resto... è davvero fustrante. E tutto quello che ho scritto nel mio post è vero: io vivo immerso in una situazione di caos più o meno calmo, più o meno evidente ma... Si tratta una situazione "totale" che distrae in senso negativo (quanto a volte in senso stranamente positivo, perché può essere di ispirazione e si capisce che a me piace osservare la gente, soprattutto quando non sono costretto a parlarci). L'insonnia causata dai miei problemi di salute, le preoccupazioni, i malumori degli altri che ti franano addosso come ciò che ho scritto prima (e non mi ripeto) ... Mi fanno spesso sentire stanco e incazzato. E quando sono stanco e incazzato, quando mi sento troppo male... NON SCRIVO. Neanche dipingo. Smetto di essere creativo. So che per molti è esattamente il contrario ma se sto male, sto male e basta. Non sono "multitasking" in questo senso quanto invece lo sono in altre cose. Quando mi sento troppo a terra e sono solo in grado di performace sotto la mia norma... Posso fare delle lavatrici, qualche piccola riparazione, cucinare, fare una passeggiata (se è giornata, perché oggi ho l'emicrania DI NUOVO ad esempio) e ascoltare musica steso sul sofà. Ovviamente DEVO finire dei lavori e quello lo faccio, ma ho capito che la questione non ha niente a che fare con la creatività quindi posso anche portare avanti delle ricerche e scrivere per altri in "off".
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