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Mattia Alari

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  1. Pare di no, purtroppo. Diciamo pure che sta capitando sempre più frequentemente che l'autore venga "costretto" ad andare in tour come un musicista e pure "scelto" in base alla personalità più adatta a farlo. Ma andare in giro, e intendo dire fisicamente, è una cosa che potrebbe, per qualcuno, essere anche impossibile. A questo punto, molto tristemente, anche il miglior libro possibile viene considerato un investimento "troppo rischioso" e quindi se non hai il carattere giusto, una salute che te lo permetta, se vivi all'estero, se per motivi personali vuoi tenere uno pseudonimo e non vuoi farti
  2. "Io non ho mai pace". Mai.

  3. Ciao e benvenuta! Posso chiederti se hai mai considerato di provare a inviare dei racconti alle riviste letterarie? Ce ne sono molte, sono molto diverse tra loro e hanno un buon pubblico attorno. A mio parere possono dare una certa visibilità, far capire "dove" va la narrazione contemporanea (le sue varie direzioni, anche da EVITARE eventualmente) e possono costituire un buon banco di prova con un'immediata (più o meno relativamente, dipende dai mesi di attesa) soddisfazione.
  4. Hai centrato il punto: "qualche freccia in meno non compromette l'esito della battaglia". Sembra molto difficile farlo capire.
  5. Punti di vista, come ho detto. Li rispetto. Io mi annoio moltissimo alle presentazioni e le evito, sinceramente. Penso pure che l'età media di chi vi partecipa dovrebbe indicare il fatto che per raggiungere un pubblico di giovani non è forse il mezzo migliore (ad esempio). Per me, come ho detto, è problematica la questione che mi obbliga a espormi fisicamente al pubblico e soprattutto a dire "di me". Cosa che, nonostante io tenga qui un "diario" (quindi possa sembrare che mi piace "condividere") non vorrei fare assolutamente. Non ritengo aggiunga NULLA a quello che faccio. Non è neanc
  6. Quindi... Trovi in giro un autore con libro in uscita per casa editrice blasonata che dice "mi hanno pubblicato per caso, non me lo aspettavo! Non pensavo di essere un professionista". Poi fa riferimento al suo agente, che aveva già da prima.
    Aggiunge inoltre che il suo testo andava bene, era maturo; salvo poi dire che il suo editor l'ha quasi smontato in più parti e parecchie contro <--- il suo parere.


    Mi chiedo davvero come sia possibile non essere professionisti e avere già un agente. Così... tanto per sapere.

    1. Sofia C.

      Sofia C.

      "Non sapevo di essere uno scrittore professionista", prossimamente su Unreal Time.

    2. Desy Icardi

      Desy Icardi

      In effetti l'unica volta che ho avuto un'agente (era femmina quindi metto l'apostrofo, eh?), ero tutt'altro che professionista. Mandai un manoscritto (il mio primo romanzo), le piacque e mi prese in agenzia con un contratto annuale. Non pagai niente ma i suoi tentativi di farmi pubblicare non andarono a segno (ci fu anche un doloroso tira e molla con un grande editore, che poi se la filò).  Ora un agente non ce l'ho, ma sono senz'altro più "professionista" di allora. Quindi, a mia umile e opinabile esperienza , puoi avere l'agente, l'editor e addirittura il gosth-writer se ti va, ma questo non fa di te un professionista.

    3. Mattia Alari

      Mattia Alari

      Sicuramente hai ragione (ma senza agente, come hai fatto a proporti? Pare essere impossibile!).

      Comunque mi riferivo allo strano fatto (un caso di cui ho letto) nel quale un autore ha detto che non pensava di essere un professionista (ma intanto aveva un agente pronto pronto a presentarlo) e alla fantastica coincidenza che ha voluto un editore (dopo aver letto un racconto su una rivista) contattare un autore oscuro (la persona in questione) per avere un libro che non esisteva e per il quale tizio ha firmato un contratto prima di scriverlo!
      Per carità, presumo possa accadere (quasi) la qualunque ma... Sono perplesso.

  7. Oggi una buona notizia per me: un mio racconto ce l'ha fatta.
    Questa storia era stata rifiutata da ben tre riviste.




     

    1. Desy Icardi

      Desy Icardi

      Sei un Martin Eden dei giorni nostri (ma fermati un paio di capitoli prima di lui, per favore).

    2. Mattia Alari
    3. Desy Icardi

      Desy Icardi

      Mi riferivo ai tuoi racconti accettati  dalle riviste dopo parecchie peripezie. L'altro ieri un tuo racconto era stato rifiutato, ieri te ne hanno accettato uno rifiutato da altre riviste e tutto questo alternarsi di successi e rovesci mi ha ricordato il personaggio di Martin Eden. 

    4. Mattia Alari

      Mattia Alari

      In genere non vengono accettati dopo parecchie peripezie. Ma attualmente ho avuto bruttissime esperienze  nelle risposte negative. Per i modi. Non tutti i rifiuti che ho avuto sono stati poco gentili... ANZI.

      Questo racconto però... è stato rifiutato da tre riviste e sono contento che invece sia molto piaciuto a chi ha deciso di prenderlo.

  8. Il mio racconto è arrivato tra i finalisti in redazione ma nonostante "sia molto piaciuto" qualcuno ha ritenuto che "610" avesse una tematica "strana" evidentemente e fosse troppo lungo.
    E così, dopo ben 6 mesi e tre in cui "ci ho sperato"...
    "Carie" ha rifiutato il racconto.

    Devo dire che è una serie di due di picche senza precedenti!
     

  9. Ancora una volta si sviluppa una rissa attorno all'argomento del mio saggio e le mie opinioni. Ma con piacere ho trovato molt* alleat*.
    L'avessi pubblicato, anche oggi avrei venduto almeno dieci copie.

    Se non fossi negato per fare il piazzista, penserei di scriverlo e fare self.

  10. MANSPLAINING. Il cerotto usato dalla femminista militante (furiosa con gli uomini, spesso perché non ha saputo scegliersi compagni decenti, quindi pretende siano tutti uno schifo e non sia invece colpa sua) che non riuscendo a prevalere in una discussione "calda" cerca di chiuderti il becco anche se le stai esponendo i fatti per come sono (e restano) e tutti ti danno ragione. Comprese le donne ragionevoli in mezzo. Mansplaining. La cosa per cui, secondo loro, ho torto a spiegare una situazione ad una donna, ma se fossi donna andrebbe bene e se una donna facesse lo stesso con me... Andrebbe benissimo.
    Mansplaining. Non sapere cosa significa, abusare del termine ogni cinque minuti...  PRETENDERE sia una sorta di ombrello che le mette al sicuro da tutti e a cui "il maschio" deve chinarsi facendo il mea culpa e tacere (un principio misterioso per cui non sarei più padrone di dire a mia sorella, o mia madre, che stanno dicendo una cazzata su qualcosa, esattamente come farei con mio padre o un mio amico).
    Gente che appena nomini il Femminismo e i suoi problemi ti ammazza. Perché il femminismo lo si pretende da tutt* ma se sei un uomo e ti azzardi ad essere migliore di una donna...  "zitto tu, maschietto!". Anche se parli di società, di situazione umana, di cose che riguardano anche te e non stai commettendo alcun abuso nei loro confronti.
    L'uso di questa parola come gomma per cancellare le loro cattive figure ...
    E' imbarazzante. E continuo.

    Ovviamente non sanno neanche cosa sia il mansplaining. E quando vai a spiegarglielo... fai mansplaining quindi è impossibile farlo!
    Alla fine, dopo anni, mi sono chiarito una cosa ed è stata una donna a farmelo capire, Sofia, condividendo un video che ha chiarito esattamente ogni cosa nella mia testa.
    Non mi dirò mai più "femminista" ma "Equalista".
    Il Femminismo lo si lascia volentieri solo a certe donne.
    Lascio qui il video.
     

     

  11. Sono più importanti le tante altre cose, però.
  12. Continuo a dire che è la posizione di chi in questo sistema ci sguazza, evidentemente, ma non è così come dici. Non per forza. Gli esempi su cui insisti sono pure abbastanza... Come dire... Vecchi. Oggi la promozione sta cambiando e anche il rapporto con il pubblico. Certa roba non funziona più ed è una cosa di cui alcunautori in cerca di visibilità (tanti) ed editori di brocchi (tantissimi) dovrebbero farsi una ragione. La cosa importante sarebbe solo pubblicare BEL MATERIALE. Ce n'è poco, ovviamente. Il problema è questo. Invece... Si può campare, o tirare a campare, con un bel muc
  13. Sicurmente non possono definirsi neanche "parenti" per l'idea, intendevo questo. La coincidenza di alcune ambientazioni è alla fine la cornice di due storie molto differenti e persino l'età delle protagoniste, la loro storia, è diversa (sebbene si parta con due bambine). Il romanzo della tua collega è genere rosa, il tuo no. Il genere fa tanto. E poi c'è la questione dello stile. Ma anche fossero state due storie d'amore convenzionali, avrebbero potuto avere sviluppi completamente differenti quindi, anche lì, da discutere. Per me, qui vi sono stati due sviluppi paralleli. Fossero stati D
  14. Non è calzante, scusami. Un carattere da intrattenitore o la possibilità e volontà di esserci fisicamente non sono cose necessarie ad uno scrittore. SOPRATTUTTO OSCURO <---- Lo sono diventate secondo un'idea di editoria molto provinciale che pensa a sé stessa in dimensione spaventosamente "locale" e mai oltre o diversamente. Perdonami, ma una cosa è dire che voglio fare il pittore ma mi fa schifo sporcarmi di colore, l'odore del solvente e restare con le mani macchiate nonostante la pasta lavamani e altro è dire che voglio fare il pittore ma non voglio fare l'intrattenitore di galleria.
  15. In comune però c'è praticamente solo il titolo, tra i due libri. Nessuna parentela nell'idea, a quanto pare. La trama è differente e anche il genere.
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