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zio rubone

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  1. Me ne sono accorto tardi, se ancora serve la dono volentieri:
  2. zio rubone

    Il Principe

    Da gattaro quale sono non posso non apprezzare il tentativo di vedere la relazione con l'umano dalla parte del gatto. Diversi spunti li ho trovati interessanti: la gelosia, il disturbo che provano quando ci trovano intenti a digitare su un pc. Il racconto è piacevole e scorre piuttosto bene, tuttavia mi sento di fare due osservazioni sulla forma e una sui contenuti. 1. La scelta di non andare a capo affatica e fa mancare le pause che sono necessarie alla lettura. E' un po' come dover leggere tutto senza poter prendere fiato. 2. Alcuni vocaboli scelti ("morbidoso", "fico") mi sanno troppo di gergo adolescenziale e televisivo: perché metterli nella bocca di un gatto? Sul contenuto del racconto, credo che il soggetto meriti più spazio e più approfondimento. Il luogo comune del gatto che ci considera suoi schiavi non mi ha mai convinto del tutto. Per capire cosa intendo è sufficiente osservare il comportamento del gatto quando lo rimproveri perché tenta di fare una cosa proibita come salire sul tavolo. Io penso piuttosto di essere considerato dai miei gatti piuttosto come una specie di gigantesca mamma che ha, sì, il dovere di procurare cibo, coccole e lettiere pulite, ma che, in certi casi, non va contraddetta. Dopo il rimprovero, un po' come i bambini, i gatti ti tengono il broncio e cercano la riappacificazione.
  3. A volte i pesci cantano
    sul fondo del Sand Creek

  4. Benvenuta su UP, @Poison Mist. Spero che ti trovi bene qui da noi. Anche a me piace il fantasy, sebbene non mi ci sia mi cimentato come scrittore. Ma il bello di UP è leggere le cose scritte dagli altri, scrivere, commentarsi e confrontarsi. Spero che presto ci farai leggere qualcosa di tuo.
  5. Piuttosto vedrei bene un serie di scambi di battute di questo tenore. Un po' come nel varietà di un volta.
  6. Grazie, @Russottoper questo divertentissimo dialogo. Secondo me è proprio l'ambiguità finale a renderlo divertente. Credo, ma posso sbagliarmi, che allungarlo non gioverebbe. Le possibilità non sono solo due, comunque. Ne segnalo una terza, più filosofica e meno divertente. Lei Non prendi ordini da una donna? Maschilista! Lui No! Lei No, che? Lui Non sono maschilista. Lei Mi canzoni? Hai appena detto che non prendi ordini da una donna. Lui Infatti, non prendo ordini da nessuno. Sono anarchico.
  7. Contribuisco a questa discussione con alcuni versi tratti dal proemio della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595), il quale chiede perdono alla Musa perché "intesse fregi al ver". Il suo scopo è quello di porgere al fanciullo "di soavi licor aspersi" gli orli del vaso che contiene l'amara medicina, cosicché egli possa ricevere "vita" "dall'inganno". Lo scopo della letteratura, a giudizio del Tasso, è la crescita [morale] del lettore. O Musa, tu, che di caduchi allori non circondi la fronte in Elicona ma su nel Cielo infra i beati cori hai di stelle immortali aurea corona; tu spira al petto mio celesti ardori, tu rischiara il mio canto, e tu perdona s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte d’altri diletti, che de’ tuoi le carte. Sai che là corre il mondo, ove più versi di sue dolcezze il lusinghier Parnaso; che ’l vero condito in molli versi, i più schivi allettando ha persuaso. Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi di soavi licor gli orli del vaso: succhi amari, ingannato, intanto ei beve, e dall’inganno suo vita riceve. All'estremo opposto rispetto a Torquato Tasso, la posizione di Giovan Battista Marino (1569-1625), il quale scrive È del poeta il fin la meraviglia (parlo de l’eccellente e non del goffo): chi non sa far stupir, vada alla striglia!
  8. Trenta tre tiranni tribolarono Trento. Troppi. Trecento trenta tre trentini, tutti turbati, tagliarono trenta tre teste.
  9. Trenta tre tiranni tribolavano Trento. Troppi.

  10. Proviamo a scrivere un tautogramma. Si accettano componimenti a tema libero in prosa o in versi. La sola regola è che tutte le parole devono avere uguale iniziale. Comincio io con un esempio con la s. E' un s-tautograma in sei distici, settenario più endecasillabo. E' pure un omaggio al David Bowie "Ziggy Stardust" di Space Oddity. Stranezza Spaziale Stramaledetta sii, selvaggia sciamana, sordida strega! Sono stato sedotto, sorpreso, stanato, sospinto. Sbarcai sotto soli stranieri. Soluzioni sulfuree scorrono su scoscese scarpate. Striscianti serpenti soffian sibili spaventosi. Silenzio! Sarò sbudellato, senza speranza, sotto soli stranieri, stelle sconosciute. Senza speranza.
  11. La vetrina di una libreria con un libro che ancora devi cominciare a scrivere? Scherzo, ma se fosse Wings of Winter di Martin potrebbe funzionare... O, più sul banale, un giornale con la notizia dei funerali di Elisabetta II d'Inghilterra.
  12. Storiella carina, nonostante tutte le boe. Bravo, @Russotto!
  13. Almeno per me, le storie da raccontare compaiono all'improvviso. A volte traggo ispirazione da ciò che leggo: una scoperta archeologica mi ha fornito, per fare un esempio, l'idea alla base del romanzo che sto scrivendo. Un racconto che qui non è piaciuto molto https://ultimapagina.net/forum/topic/1514-parte-1-anche-gli-dèi/ nasce da notizie lette su Nature riguardo la strana orbita seguita da un asteroide e dalla mia passione per le scritture antiche. Potrei dire che buona parte delle mie idee nascono da un fatto di cui sono venuto a conoscenza e di cui cerco di immaginare il come e il perché. Da questo punto di vista, e questo è il mio modo di rapportarmi alla lettura, le storie e le idee vengono prima dei personaggi. Le mie storie, in maniera deliberata, non intendono approfondire gli aspetti psicologici dei personaggi, non ricercano l'immedesimazione nel personaggio, ma piuttosto spingono il lettore a distaccarsi dai personaggi per formarsi proprie idee sui fatti narrati.
  14. Grazie, @Sunday Times e @Russotto per la lettura e per il commento. Evidentemente ho sbagliato qualcosa nel dosaggio degli ingredienti per cui la torta non è riuscita alla fine a lievitare. Un altro insegnamento che devo trarre da questa prova è che non sempre al divertimento dello scrittore corrisponde un analogo divertimento per il lettore.
  15. Della serie "le bestie di casa Bruno": Ciccio (il cane) e Ghiappiredda (la gattina) VID-20200804-WA0000 (1).mp4
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