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Giovanna23

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  1. Quando leggo immagino quello che leggo. Se sono fantasy immagino le armature e le foreste, e simili. Leggere una volta era il passatempo più comune, assieme alla radio, ora non legge quasi nessuno. Io stesso, ora che siamo in quarantena e viene voglia di morire, preferisco stare al pc con della musica in sottofondo. Visto che hai toccato l'argomento racconto, quando scrivi tu, invece, nessuno ti rende onore. Le chiavi di lettura che vengono fornite sono spesso senza senso (scrivi in prima persona quindi sei autobiografico, ad esempio, l'errore più comune). Poi certo, se la tua fidanzata s
  2. Si scrive perchè in quel momento te la senti. Se non te la senti fai altro, non è che devi metterti a computer e inventare roba che non sta in piedi, pianificando riga per riga.
  3. A me un gruppo editoriale propose 600 copie di prima stampa per la mia raccolta di racconti. Mi dissero che loro avrebbero promosso e distribuito, ma non avevano tempo di farmi presentare o simili. Come vendere 600 (seicento) copie da solo, e solo come prima stampa? Boh. Però il contratto prevedeva quello. Ero (e sono) un emergente. Il discorso piccole case editrici che pubblicano testi di raccolte, così a caso, è dovuto al fatto che alcune stampano cinquanta copie che vendono ai tuoi conoscenti. Poi ci sono quelle che li pubblicano perché, boh? Ritengono sia una scelta giusta
  4. Si parla di quello, ma evidentemente la cosa non è chiara. I racconti di un autore piccole non interessano. Se spedisci a case editrici casuali ti diranno che i racconti non vendono, così come le eap ti diranno che è necessario versare un contributo. Se si vuole pubblicare una raccolta è necessario identificare chi ne fa una parte del proprio lavoro. In alternativa ti chiami Veltroni e fai uscire testi brutti in formato 8x3.
  5. I racconti non vendono perchè la gente legge solo i racconti di autori famosi. Se si vuole pubblicare racconti è necessario affidarsi a case editrici che li contemplino nel catalogo.
  6. @RefusoMeno male che qualcuno l'ha riconosciuto.
  7. A me personalmente non piace come discussione, perché la risposta è ovvia. Se vieni accettato da una buona casa editrice pubblichi per quest'ultima, mentre se non trovi ti arrangi.
  8. La casa editrice non ha fatto niente. Scritto io a chi recensisce. Ma si parla di un libro vecchio (ho risolto il contratto).
  9. La mia esperienza è che su amazon avrò venduto trenta copie. E avevo quasi due decine di recensioni.
  10. La casa editrice deve promuovere, perchè altrimenti il tuo romanzo può essere bello ma vende quaranta copie. La copertina dev'essere bella, perché se è brutta può essere un libro bello ma non ti si prenderà sul serio. L'editore o chi per lui deve saper confezionare un libro, altrimenti vengono gli spazi tripli tra le parole (e cose simili di cui per fortuna non so nulla). Il sito bello si fa senza problemi e ormai ce l'hanno tutti. Importante che sul sito non ci sia scritto grosso così: "pubblica con noi, vedi realizzato il tuo sogno". Su amazon in realtà un piccolo vende poco, ma è
  11. Ho già chiarito in chat, e mi sento infastidito a dovermi ripetere. Non perché non voglia spiegare, ma perché non accetto metodi aggressivi. Non sono contrario all'utilizzo di termini ambigui in nome della lingua italiana; da qui il mio commento, che comunque era una battuta.
  12. Non era una presa per i fondelli. M se devo essere ripreso finisce qui l'ironia.
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