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Gemini

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  1. Gigiskan, confesso che anch'io ero assai scettico in merito agli autori statunitensi. Però, vincendo la mia ritrosia iniziale e dedicando un po' del mio tempo a vagliarne gli autori, ho fatto piacevoli scoperte. Magari non esistono autori che prediligo in assoluto (come mi capita con Hesse o Hugo, ad esempio), ma ritengo alcune opere degne di stima e anche di nota. Steinbeck, ad esempio, ma anche Fante, Poe, Melville, Whitman, Fitzgerald. Ma va sempre a gusti. E anche a momenti.
  2. Nella California degli anni Trenta si svolge la tormentata vicenda d'amore tra Arturo Bandini (alter ego di Fante che comparirà in altri tre suoi romanzi), scrittore in cerca di nuova ispirazione per un prossimo romanzo e la cameriera messicana Camilla Lopez, sensibilmente diversa da lui e in realtà innamorata di un terzo protagonista (Sammy). Una vicenda intricata, nella quale il protagonista, attraverso la scoperta di un legame sentimentale che desidera, che rifiuta non appena sembra poterlo ottenere, che soggioga la sua vita e che, comunque, mai sembra realmente abbandonarlo, schiude uno spiraglio su se stesso, sul desiderio di mostrarsi migliore di quanto in realtà sia, sul rifiuto di un'indole apparentemente fragile e remissiva assai dissimile da quella che il contesto sociale circostante sembra celebrare, sulla fallace costruzione di un'immagine quanto più "vincente" possibile, su quell'esitazione esistenziale (frutto del contrasto tra maschera e indole reale), destinata a paralizzare la vita di Arturo nella stessa, sterile impasse che caratterizza molti dei personaggi di Fante.
  3. Buongiorno Celaena, la tua difficoltà nasce a livello stilistico o di storia? Prova ad abbozzarci la storia: vedrai che qualcosa si trova.
  4. Tra i filosofi che preferisco annovero Pascal, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Platone, Kierkegaard, ma anche Locke, Hobbes e Leibnitz sono assai affascinanti, soprattutto per la comprensione del vivere associato. Di Nietzsche e Platone ho letto tutto. Degli altri solo le opere principali. Come tutto la filosofia va presa a piccole dosi e va disaminata attentamente. Il pensiero può diventar pericoloso se lasciato a briglia sciolta.
  5. Ma la presentazione dei propri libri non è riservata solo ad Amministratori e Companion? Sinceramente, per ora mi sono limitato ad aggiornare il mio profilo inserendo i titoli...
  6. Ho avuto lo stesso problema per un libro solitamente più lungo di quelli che scrivo abitualmente. L'ho scritto con il mio stile solito; poi l'ho riscritto rispettando tutte le regole suggerite dalla scrittura creativa; poi, sentendolo troppo artefatti e poco parte di me, sono tornato al mio stile solito. Non diventerò ricco vendendo mille copie, ma rileggendolo in futuro sarò sempre fiero di aver messo me stesso in quanto ho scritto: di non aver creato qualcosa di "vendibile", ma, almeno per me, di artistico, di mio. Non cercare la risposta giusta. Senti dentro di te qual è. Scrivi in uno stile che rappresenti ciò che senti e credo (al di là del comprensibile perfezionismo) sarai sempre fiero di te a ogni rilettura. Modesto parere mio.
  7. Con il tempo cambiamo noi ed è naturale che anche ciò che scriviamo tenda a cambiare sia a livello di stile che di contenuti. Si solito si ama di più l'ultimo libro scritto, perché vive del nostro presente e ci rappresenta maggiormente. Capisco il tuo stato d'animo e condivido la mancanza di tempo. Magari prova ad approfittare dei ritagli di tempo e scrivere o revisionare anche solo una pagina al giorno. A fine anno sono 365 pagine. Mica male... Materia affascinante la filosofia. La amo particolarmente per la sua capacità di aprire la mente e fornire spunti di riflessione interessanti e fecondi. Che autori apprezzi?
  8. Il fantomatico blocco dello scrittore (che, credo, con altri nomi riguardi un po' tutti gli artisti o i creativi in genere)... Se ne sente parlare spesso. Spessissimo, anzi. Ringraziando Dio, per mia fortuna non ne ho mai risentito o sofferto. Forse per aver cominciato a scrivere con costanza molto tardi (così da poter approfittare di tutto ciò che in una vita si era sedimentato nel cuore e nella coscienza), forse perché ho un'indole molto riflessiva e tendo a trarre spunti anche da cose o eventi in apparenza insignificanti, forse per mera fortuna (che non guasta). Per me, al contrario, il guaio risiede semmai nel non aver tempo sufficiente per annotare e concretizzare tutto ciò che mi passa per la mente. Nondimeno, pur non avendone ancora sofferto, temo il "blocco" enormemente, al punto che i pochi istanti prima di cominciare a scrivere sono da me vissuti come un piccolo inferno personale, nel quale dubbi e perplessità circa capacità e bontà di quello che si intende scrivere rischiano talora di inficiare ogni sforzo. Ma ho imparato a pensare in piccolo, a cercar non di voler subito creare il quadro finale e completo e di scrivere poco per volta, a piccoli pezzi, con costanza (quella sì che non mi manca!) concentrando le energie per produrre un solo passo alla volta. Un passo che diviene determinante, però... Vi siete mai sentiti bloccati? Come avete superato un simile momento?
  9. Terrò presente. Sembra molto interessante. Grazie
  10. illuminano sul libro che hai appena terminato, Gigiskhan. M'incuriosisce. Grazie
  11. Romanzo di Khalil Gibran, indubbiamente meno noto de "Il profeta" (forse uno dei pochi libri che, se non vanta tutte le risposte, ci va indubbiamente mooolto vicino), ripercorre la vita del Cristo attraverso brevi racconti ricalcati sul modello delle comuni testimonianze. Attraverso gli occhi dei suoi detrattori, di chi credeva in lui, di chi lo considerava un maestro, di chi lo riteneva un folle e un sovversivo; attraverso gli occhi di personaggi biblicamente noti e altri assolutamente comuni (ad es. una persona alla quale Gesù aveva costruito un tavolo), Gibran traccia uno spaccato della vita di Cristo suscettibile sia di riconfermare i credenti nella propria fede sia di persuadere all'ammirazione anche chi vede in lui un semplice, ma carismatico, profeta. Non c'è testimonianza, infatti, che, tra le righe - in positivo o in negativo non importa-, non esprima una sorta d'ammirazione segreta per un personaggio che, già all'epoca, non sembrava suscitare certo indifferenza nel prossimo.
  12. Finito Ragazzi di vita di Pasolini. Ricostruzione della Roma post Seconda guerra, della vita dei suoi ragazzi, del loro ambiente assolutamente magistrale (il vernacolo contribuisce ulteriormente a questo impareggiabile affresco). Il guaio è che, dopo aver letto questo susseguirsi di vicende, fatico a ricavarvi un messaggio. Un po' come se la narrazione, alla fine, si rivelasse sterile. Ripeto: la ricostruzione è perfetta in ogni dettaglio, ma sembra rimanere solo una pura descrizione di fatti. Se qualcuno ha scorto una possibile chiave di lettura lo prego di illuminarmi. Grazie in anticipo.
  13. Non puoi non leggerlo. Non puoi non averlo letto e via discorrendo. Più volte ho sentito frasi simili. A prescindere da una mia naturale avversione per l'imperativo (se non in grammatica, perché è semplice da imparare 😄), non ho mai amato molto le persone che, anziché consigliare benevolmente, sembrano quasi voler imporre il proprio gusto letterario (quasi si sentissero i detentori del "gusto" assoluto), forse nella speranza di far sentire più inetti di loro chi non ha beneficiato delle loro letture. Ben vengano i consigli. Ben vengano i libri che "meriterebbero di esser letti". Non c'é nulla di più bello che condividere simili esperienze e tutte le emozioni che hanno concesso. Ma non esistono libri che "debbono" esser letti, se non per colui che li sceglie attraverso un percorso del tutto personale, che dal cuore trae fondamento e che nel tempo può anche scoprirsi a cambiare. Non esiste un solo gusto, ma mille gusti e tutti a loro volta mutevoli a concretarne mille altri. E mi consola pensare che, in un mondo sempre più massificato, sopravviva ancora un simile privilegio. Squisitamente libero 😊. Parere mio...
  14. Tendo ad avere un rapporto un po' spartano/carnale con la scrittura. Non scrivo mai al pc, ma sempre su di un notes rigorosamente a quadretti, con matita e gomma. Solitamente ho in mente solo la prima frase. Quando vedo che il pensiero scorre più veloce della matita vuol dire che sta uscendo qualcosa di (almeno per me) soddisfacente. Non ho una stanza o un angolo scrittura. Scrivo dove capita e (quasi) in qualsiasi posizione. Spesso ho bisogno di musica in cuffia. A volte ho persino registrato idee e intere frasi sul telefono per poi stenderle con calma tornato a casa. Sono invece maniacale nella tabella di marcia. Minimo 3/5 pagine al giorno come prima stesura. Tutti i giorni. Correzione: 5 pagine/giorno il primo giro; 10 pagine /giorno per il secondo giro; 15-20 per il terzo giro; e così via sino al quinto giro (di solito poi lo scritto è a posto). Mi aiuta a non disperdere energie.
  15. Pensando a certa gente, credo potrebbe davvero essere un benefattore a eliminarla 😉
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