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Gemini

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  • Data di nascita 15/08/1973

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  1. Ayane concordo in tutto e per tutto. Anche secondo me il discorso pubblicità non paga, soprattutto se non si è già conosciuti. Tanto peggio il discorso Spam che rende subito (e a ragione) detestabili. Credo la cosa più importante sia crearsi una comunità di persone affezionate a quanto scriviamo e che scelgano liberamente di comprare qualcosa di nostro senza sentirvisi costretti. In tal modo si crea una sorta di fidelizzazione spontanea che credo sia l'unica a poter dare buoni risultati nel tempo.
  2. Dopo tanta fatica, finalmente abbiamo pubblicato. Autopubblicati o no, spetta a noi la gran parte del lavoro di promozione. E' ormai una realtà assodata. Ma come fare? Di seguito riporto le idee reperite in rete. Tralascio il discorso promozione social per concentrarmi su altro. Di solito si consiglia di: Crearsi un sito, un punto in cui chi intende leggere quanto scriviamo trovi informazioni. Per chi ha denaro da spendere comprare spazi pubblicitari sul net o suoi giornali (ma mi sembra più adatto a scrittori già conosciuti) Iscriversi e pubblicare, con discrezione, la propria opera su siti dedicati ai lettori. Chiedere recensioni a blogger o a siti specializzati. In soldoni questo è quanto ho trovato. Fornite suggerimenti o esperienze. Serviranno a tutti noi.
  3. Personalmente è quasi un bisogno. Narrando storie scavo in me stesso, mi comprendo, rivivo ricordi, cresco spiritualmente, lascio respirare la parte più viva di me.
  4. Personalmente no. Non ho conoscenze specifiche in questo campo, ma se cerchi in rete non solo credo tu possa trovare corsi di diverso tipo e livello, ma anche recensioni di chi li ha seguiti. Per qualunque altra cosa sono qui volentieri.
  5. Personalmente ho utilizzato Streetlib per tutti i miei libri. Consente sia di creare ebook, sia cartacei, sia di pubblicare e controllare vendite. I libri finiscono su tutti i cataloghi (da Amazon a Ibs, a Mondadori ). Il programma è molto intuitivo e gratuito. Se dovessi fare quest'esperienza e avessi bisogno di aiuto, sono qui.
  6. Opinioni strettamente personali, quindi anche non condivisibili. Primo: Eventuali questioni andrebbero risolte prima di far partire il salone. In caso contrario si esterna alla gente un'immagine di profonda irresolutezza dalla quale l'organizzazione del salone non trae certo gran beneficio. Secondo: Come il buon Voltaire sono contrario a ogni forma di censura. Di destra o di sinistra che sia. Fare il censore vuol dire chiudere la bocca senza voler instaurare un dialogo e mostra l'incapacità di sostenere le proprie opinioni. Stand fascista? Ha pagato? Bene, lo faccia. Sta poi alla gente scegliere se andarci o no, se dialogare con loro o meno. Boicottare serve a poco. Meglio dialogare. Sempre e comunque. Partecipare ed esprimere le proprie idee per me ha molto più valore che limitarsi a boicottare. Significa fare manifestazione attiva, diretta, personale. Il dialogo non deve mai mancare e la censura non lo consente, perché tappa la bocca a priori. Inoltre, in Italia abbiamo sempre una censura servilista e parziale. Se la Chiesa mettesse in commercio libri omofobi, ad esempio, nessuno avrebbe il coraggio si ribattere...
  7. Ho cominciato i racconti i Conrad, autore che mi ha sempre incuriosito, ma che ho sempre posposto ad altri. Vediamo come va...
  8. Penso che tante cose possano farci bene, ma dipende solo da noi assecondarle, se le sentiamo divenire vere e proprie passioni. La lettura ha dei lati positivi e per me risulta naturale assecondare questa passione e trarre i vantaggi che può dare. Lo sport ha altrettanti vantaggi, ma non mi ha mai appassionato e, di conseguenza, ne riconosco i vantaggi ma li lascio dove sono. In sostanza occorre sempre il nostro assenso e personale apporto perché un'esperienza frutti. Chi legge per forza o fa sport per forza non ne trae nulla, pur essendo in sé attività fruttuose.
  9. Ho solo preso uno spunto in più dal tuo intervento precedente. Discutere aiuta sempre a crearsi un'idea sempre più completa. Speriamo anche altri, oltre e te e al buon Gigis, contribuiscano.
  10. Forse l'abuso di tecnologia e svariati altri cambiamenti culturali hanno spinto un po' tutti a concepire ogni aspetto della vita come qualcosa da svolgere in fretta, come qualcosa destinato a cambiare con rapidità incredibile. Così facendo, però, non soffermandosi mai in maniera approfondita su nulla, non concedendosi il tempo necessario per apprezzare quanto si vive o si scopre , l'esistenza stessa diviene un treno in corsa che non consente si apprezzare il paesaggio per intero, ma solo fugaci istantanee. Dovremmo tutti imparare a rallentare un pochino, prediligendo il valore della qualità a una quantità in sé sterile. Sembra retorica, ma non lo è e non intende esserlo.
  11. Il rischio è sempre quello di cadere in stereotipi. Chi legge è un noioso pesante; chi sta solo sui social è un frivolo e via discorrendo. Per quello mi piace pensare alla lettura come una tra le infinite possibilità che la vita concede per crescere. C'è chi nasce con la predisposizione alla lettura e, quindi, sarà più immediato per lui arricchirsi tramite un simile canale. C'è chi trae insegnamenti dallo sport, dal lavoro, dalla vita sociale, dal dolore. Mille sono le esperienze che insegnano se le si sa far fruttare. L'importante è non mostrarsi superficiali in nulla né settari, ma scendere nel profondo di quanto si fa, per trarne il meglio in termini di crescita. In tal caso non si diventerà "migliori" in senso lato né migliori di altri (e chi può mai stabilire i parametri?), ma si può cercare di esprimere il meglio di sé e diventare "più migliori" (passatemi l'obbrobrio) che si può. In tal senso la lettura non rende migliori in assoluto, ma, per chi è predisposto a trarre insegnamenti da un simile canale, forse può diventare un'ottima opportunità di crescita. Discutete, discutere: Prima o poi arriveremo a una conclusione😉
  12. Ottima risposta, Gigis. Nel buio in cui brancolavo in cerca di una risposta plausibile, il tuo intervento mi ha dato da pensare. Forse, socraticamente cercando la verità, occorre riformulare la domanda. Ripensando l'ho pensata in questi termini: Può la lettura, al pari di altre attività, rivelarsi una possibile fonte di crescita interiore, una possibile fonte di domande in grado i aiutarvi a farci un'idea personale, ma forse più chiara, di questo gran casino che chiamiamo vita? Mi piace pensare di sì 😊
  13. Credi in ciò che scrivi quanto credi in ciò che sei.

  14. Gemini

    Leggere rende migliori?

    Spesso mi sono chiesto se leggere rende migliori. Domanda spinosa. Migliori in che senso, intanto? Nel tempo ho capito di intendere questo termine nell'accezione di spiritualmente e moralmente "migliori". Mi sono quindi chiesto se leggere affina questi due ambiti. Credo che, come sempre, non esista un'unica risposta. Leggere si rivela solo un'opportunità di crescita interiore e niente più. Se manca un substrato sensibile, anche leggere l'intera letteratura mondiale servirà a poco. Se si legge tanto, ma senza porsi domande, servirà a poco. Se si legge solo per sfoggiare cultura e ci si sente superiori agli altri solo in virtù di questo, servirà a poco. Persone che non hanno letto mai nulla si rivelano a volte migliori di chi si è costruito una cultura fine a se stessa. Credo, quindi, che esista un unico punto di vista plausibile per risolvere una simile questione. Almeno per me. Leggere è solo un'opportunità in più. Preziosa quanto tante altre esperienze. La si può scegliere o meno, in base alla propria indole. Se si legge per contemplare una visione diversa della vita, offerta in forma di storia e se questo processo contribuisce a far sì che si possano mettere in discussione i propri fondamenti per rinnovarli o trovarne di nuovi, allora penso che (per chi lo vuole) leggere possa rendere anche "migliori". Non solo di fronte agli altri. Soprattutto per se stessi.
  15. Spero ti piaccia, Russotto!
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