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Showing content with the highest reputation on 26/08/2021 in all areas

  1. Grazie, @Mattia Alari. Sono contenta di aver letto in questo thread pareri ed esperienze ragionati (e ragionevoli). Quanto a me, rispetto al self-publishing resto critica, nel senso che non riesco a considerarla una modalità di pubblicazione come un'altra. Non ho niente contro chi vi ricorre, né dubito della possibilità di trovare testi validi autopubblicati. Per alcuni progetti ha sicuramente senso prenderla in considerazione e... ben venga, per carità! Qui è stato citato il caso di saggi o manuali molto specifici: ma davvero, specie nel caso di un saggio che, per quanto di nicchia, può trattare proprio argomenti importanti da un punto di vista interessante e originale, magari persino coraggioso, non vale la pena - a maggior ragione - cercare L'editore giusto? D'altro canto, purtroppo, non si può nemmeno essere tanto ingenui da credere che qualunque cosa venga pubblicata da una ce non a pagamento sia davvero meritevole o che tutti gli autori validi attualmente in giro abbiano trovato l'editore, ma resta il fatto che al self chiunque può accedere con qualunque opera, dunque... Che dirne? E' un mezzo, un canale, per dare a uno scritto lo status di "libro"? Sì, lo è. Ma non so se lo si possa classificare come editoria. Di certo la frase "ho pubblicato un libro" acquista un senso pieno, visto che proprio tu hai scelto di pubblicarlo. Ma, se fatto come dovrebbe, e non tanto per poter dire "ho scritto questo libro", il self assomiglia più a un'onerosa impresa imprenditoriale e di marketing che non tutti possono e vogliono permettersi (altrimenti, tanto vale aprire un blog, un profilo e una pagina FB, una pagina IG, e buttare lì le proprie riflessioni - incappando anche nel "rischio" fortunato di essere notati da un editore o un agente, no?), che ad altro; e si potrebbe dire che anche una casa editrice è un'impresa di questo genere. Ma se è seria, piccola o grande che sia, è ben di più. E' animata da un intento, una linea editoriale, un progetto e, guardate, ci può essere molta sincera passione. C'è una cultura, LA cultura dell'editoria e della produzione e circolazione del libro. Con le sue scelte, l'editore è una roccaforte, una specie di avamposto che porta avanti una forma di educazione e resistenza contro un'idea liquida, priva di forma, della letteratura. Quella che, bene o male, ha portato a pensare che tutti possiamo scrivere; e sì che tutti noi possiamo, CERTO, come tutti possiamo prendere in mano un pennello (compresa la sottoscritta) per voglia, hobby, necessità di esprimersi, ma senza pretesa di essere pittori o di saper fare i tagli alle tele come Fontana. Per il resto, sono già stati detti da Mattia (sostanzialmente, mi trovo d'accordo con lui) i meccanismi che regolano il self e le dinamiche del pubblico di lettori. Perciò non sto a ripeterli. Spesso sono proprio quelli. Credere, data la mancanza del filtro di un editore, che il merito si misuri in seconda battuta con la risposta del pubblico è utopistico nella maggior parte dei casi (anche per autori emergenti pubblicati da piccole ce, figurarsi!). Personalmente, poi, anche se non credevo che avrei trovato un editore interessato (ci credeva invece @Mattia Alari) non avrei mai voluto pubblicare le mie poesie col self. Piuttosto, a un certo punto, ne avrei stampato pochissime copie, se non una per me e una da regalare alla persona a cui sono dedicate, per il piacere di vederle in forma fisica. E si parla di poesia: un genere che vende pochissimo, di nicchia e, per quanto riguarda le ce non a pagamento, preso in considerazione proprio da realtà coraggiose e appassionate che scelgono di dedicarsi (anche) a questo. Un genere, anche, persino più soggetto di altri alla carica di poeti autodichiaratisi tali perché scrivono frasi e aforismi sulla vita, l'universo e tutto quanto, o sanno tutto tutto del metro e della rima baciata o tripla carpiata con torsione della strofa. Per un romanzo o una raccolta di racconti, poi, è improponibile non sottoporre il testo a un editing professionale. E se te ne sobbarchi tu, paghi profumatamente. E se puoi pagare qualunque cosa, dov'è la soddisfazione di essere scelto? E, alla fine, rischi comunque di dare il tuo lavoro di mesi o anni in pasto al grande e accogliente nulla di internet o ai recessi polverosi degli scaffali della libreria locale. Beh, questo è il mio parere. Ci tengo a ripeterlo: non sto dequalificando a priori un autore che ricorre al self. Lungi da me. Critico proprio il sistema in sé. Come ci sarebbe da criticare tanta editoria, ovviamente.
    2 points
  2. Io dubito di essere (anche potenzialmente) uno scrittore perché io scrivo tutto il giorno e su tutto e senza alcun tipo di fatica. Presente la pagina vuota che resta lì e ispirazione zero? Io no. Il mio problema è l'opposto: organizzare, svolgere, dare una forma alla slavina mentale e creativa che spesso si abbatte su di me nei momenti meno opportuni. @Sofia C.che è una mia cara amica, che taggo perché potrebbe essere interessata all'argomento e continuare a dire la propria (Sofia sta per pubblicare un bellissimo libro di poesie con una CE) mi conosce piuttosto bene in questo senso e bene o male abbiamo più volte parlato di quanto la questione possa differire da persona a persona (o quanto possa essere indizio di mancanza di talento, nel mio caso. E lo dico senza "falsa modestia" perché non fa parte di me). Per quel che riguarda i compromessi... Se si è in grado di farli e non si è sviliti dalla cosa, ben venga! Ma... io ho 43 anni, non ne ho mai fatti e non ne farò mai. Lo so per certo. Per me vale il tranquillo ma chiarissimo: è questo: Ti piace? Grazie. Non ti piace? Grazie lo stesso. Ma non riuscirei MAI ad "aggiustare" la mia ispirazione su quelle che sono le esigenze di pubblico, neanche con la prospettiva di poterlo "allargare". Riprendo ancora una volta la mia esperienza come pittore: io sono in grado di dipingere in un buon figurativo (diventerebbe persino ottimo, se fossi fissato sulla cosa,, perché ho una mano "raramente precisa" dicono) e si guardagna discretamente nel fare ritratti o quadri iperrealisti, tanto ammirati da tutti. Beh... mi sono stati molto richiesti e non ne ho mai voluto fare uno. Niente. Ho un altro stile, ho altre esigenze creative. Piuttosto che "piegarmi" per bisogno, ho preferito lavorare sui testi altrui, fare ALTRO, al luogo di usare le mie "competenze pittoriche" per affrontare le urgenze (e le ho avute). Onestamente... mi piace essere così. Meglio 0 che 8 se ciò che vuoi è un 10. Lascio, con serenità, l'accontentarsi o il mediare ad altri che sono molto più bravi di me in tal senso e anche in tutti gli altri, probabilmente. Quindi... io scrivo, a quanto pare racconti "weird" o storie inquietanti. Le propongo. Poi si vede. Accetto il giudizio del pubblico senza protestare e senza invidiare la fortuna altrui. Neanche questo fa parte di me. Non sarò mai un giallista. Non sarò mai uno scrittore di romanzi fantasy. Non sarò mai qualcuno in grado di scrivere "letteratura per pollastre" (cito la definizione di questi libri, non è dispregiativa!). Chi lo fa, ha tutta la mia ammirazione sincera (e leggerò qualche giallo, almeno!) ma... non sono CAPACE. E amen. Per quel che riguarda il tuo discorso al proposito della letteratura scientifica, quoto interamente quanto detto da @K. Wendice. Ma... continuo a pensare che se vuoi esordire in SELF e fare una cosa "buona" finisci per spendere quanto spenderesti per far "sistemare" (diciamo "controllare") il tuo testo a un editor professionista (e per me serve) e poi proporlo ad un'agenzia letteraria e quindi pagare schede di valutazione o altro. A conti fatti (ieri ero curioso e quindi mi sono anche passato il tempo a fare questo) ci sono case editrici A PAGAMENTO che offrono un servizio "tutto compreso" (anche di editing) a un costo più contenuto di quello che potresti ottenere da solo pagando ogni singolo professionista di cui avresti bisogno. E i risultati fisici della stampa sono qualitativamente molto validi (devo recuperare quel sito, ieri ne avrò sfogliati cento mentre però facevo altro). PERO' scegliere un CE a pagamento vuol dire "dequalificare" il proprio lavoro più di quando non avvenga nella pubblicazione in SELF. Non va neanche messa da parte l'opzione "prima Self e poi CE" perché succede ed è possibile. Cosa che invece non è possibile se il tuo testo è stato già stampato con una CE a pagamento (o almeno... ancora meno probabile). Personalmente... sto scrivendo un saggio che secondo me potrebbe avere moltissimo pubblico per il tema che sto affrontando (e ogni volta che ho partecipato a delle discussioni on line, pensando fosse edito, molte persone mi chiedevano dove acquistare il mio libro) TUTTAVIA questo è un testo per il quale, soprattutto dopo la nostra discussione, potrei pensare al Self. Far uscire un saggio "controverso" del signor Nessuno potrebbe essere spesso molto più rischioso piuttosto che "positivo" per una CE e poi... detto proprio chiaramente... Io non posso/voglio fare promozione "di persona". Con il mio saggio poi, a causa del suo tema, ci sarebbe anche la possibilità che incontri fisici possano trasformarsi in momenti problematici. Inutile pensare che una cosa del genere potrebbe dare luogo ad un "fenomeno": io sono mister X e potrei fare "rumore" ma quanto in assoluto? Possibilmente molto di più "virtualmente". Certo... sia per il Self che per la pubblicazione in CE io ho il problema della promozione. La mia piena disponibilità è solo virtuale e neache in video. Ma abito all'estero, ho delle esigenze "particolari" e penso che la combinazione possa essere "esplosiva" per un editore quindi... Capisco pure chi non vorrebbe una gatta da pelare di questo tipo (anche se trovo ingiusto, come ho detto, limitare un autore in base alla sua disponibilità alla promozione fisica). Con il self il problema promozione è poi TUTTO sulle tue spalle. Riuscire a gestirlo non è da tutti. Continuo però ad avere riserve sul SELF quando si parla di pubblicare un romanzo non di genere o una raccolta di racconti. Secondo me, un buon testo non ha molto modo di "circolare" come con un CE. E questo fa molto la differenza. Potenzialmente il bacino d'utenza della narrativa è superiore numericamente a quello della saggistica ma... Troppa concorrenza e troppa spazzatura in cui si è immersi. Davvero: un bel libro, un testo DAVVERO BUONO e potenzialmente con un buon pubblico, non meriterebbe forse la "competizione" e quindi di essere "scelto" e sostenuto da qualcuno che non sia il suo autore?
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  3. Ieri pomeriggio, una cosa strana - e definirla strana su un forum di scrittura mi fa ridere. Assecondando un impulso che non assecondo mai (per la poesia è diverso), ho iniziato a scrivere una cosa. Mi sono detta che poteva essere l'incipit di un racconto. Il fatto è che il racconto, la storia, non c'è. Mi rendo conto dei limiti della mia immaginazione (narrativa) anche se ancora non ci ho fatto pace e, bè, pur sapendo che non ho il talento per raccontare storie, alla totale mancanza di questo tipo di immaginazione non ci credo fino in fondo. Qualcosa mi sfugge. Me ne sono voluta convincere, immagino per comodità, però in questa convinzione non mi ci trovo bene. Lasciando perdere i tormenti e la frustrazione (e che cliché, e che palle!), resta il fatto che scrivere quella pagina e mezzo è stato molto soddisfacente, nonché la cosa più piacevole della giornata, probabilmente proprio per il suo carattere estemporaneo - che è anche il suo limite (e il mio, il mio...). Vorrei però non lasciarla lì com'è. Ecco, io ammiro chi sa raccontare e inventare storie, più dei poeti. Alcuni pianificano, altri dicono di "seguire" i personaggi e le situazioni man mano che si svolgono, prima di capire la direzione. Mi chiedo se per me sia possibile almeno questo. Almeno lasciar andare. Non ho nessun talento da narratore. Mi sarebbe piaciuto esserlo fin da quando ho preso in mano la penna, dico la verità. Alla fine ho scritto poesie. Tuttavia, quello di scrivere resta tuttora un desiderio quotidiano inappagato, un impulso che sono troppo stupidamente e inutilmente "complicata" (senza falsa modestia!) per assecondare. Ma sono stanca un po' di tutto. Anche di questo. Anche dei blocchi. Qualcuno dice di no, beat* l*i, ma i blocchi esistono. Oggi continuerò a dedicarmi a quella pagina. E scusate del "tormento" da cliché.
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  • Aggiornamenti di Stato recenti

    • Russotto

      Sono morto di stanchezza!
      Ieri sera ho aperto Path of life and stone di Laura Mac Lem e ho letto fino alle due di stamattina! Quella donna mi farà invecchiare precocemente.
      · 4 risposte
    • Desy Icardi

      Qualche giorno fa, è uscita la mia intervista con Libros y Letras, rivista letteraria Colombiana. L'intervista ha avuto luogo alla libreria Lerner di Bogotà.
       
      · 0 risposte
    • Russotto

      Una chiacchierata piacevole al primo mattino, quando sei appena entrato in ufficio, ti aiuta ad affrontare la giornata con il giusto spirito.
      · 1 risposta
    • greenintro

      ieri sera camminavo solo e, come mi accade spesso, mi son messo a fantasticare su di me seduto su una panchina con una ragazza sconosciuta che mi chiede se poteva sedersi vicino a me, e a immaginare un'ipotetica conversazione. Mi sono fermato al momento in cui mi chiede di andare a prendersi un gelato insieme dopo aver capito che l'amica con cui doveva vedersi le ha dato buca. Ho pensato, chissà. che in un futuro sarebbe bello provare a inventare una serie di dialoghi di questo genere, magari da pubblicare in una raccolta "dialoghi sulla panchina". Ho l'impressione che a inventare dialoghi farei leggermente meno schifo che a inventare storie (se non altro sarebbe più facile evitare descrizioni..). Va da sé che sto solo sognando
      · 6 risposte
    • Il Buon Folle

      Sto pensando all'equilibrio. Oscillo poco ultimamente e si suol dire che un buon scrittore, attua bene la sua arte, quando è ai poli. Ecco, non so se è un'eccezione momentanea, ma sono operativo nella media nonostante l'equilibrio interiore. Mi sorprendo di questo, non accade quasi mai!
      · 6 risposte
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