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  3. Che bello, dopo tanto tempo pubblicare un racconto e ricevere un commento. Mi manca questa vita. Grazie @Ayame, sono d'accordo su tutti i commenti.
  4. Primo giorno di quasi-fine lockdown! :ohh: 

  5. Non mi convince molto il punto e virgola Aggiungere "anche" dopo c'era "più" anche davanti a colorato? Forse aggiungerei "e basta" dopo volare Forse andrebbe meglio "tirava" Usi "finiresti" e poi passi al presente, metterei tutto al condizionale Contro un camion Hai usato impaurito anche nella riga precedente "più rivisto il suo amico, che probabilmente stava piangendo in quel momento" secondo me suonerebbe meglio Che storia graziosa! Rombo è un po' scemotto e ingenuo, ma poverino, d'altronde è un aquilone con poca esperienza. Evidentemente quello che lo aveva avvertito era un aquilone di mondo
  6. Rombo era un aquilone molto colorato e molto vivace, era nato in una piccola fabbrica di giocattoli e amava volare. Be’ a tutti gli aquiloni piace volare ma a Rombo piaceva di più che a tutti gli altri. Già prima di uscire dalla fabbrica, quando lo provarono per vedere se volasse bene, non voleva mai scendere a terra. Venne il giorno in cui Rombo finì sullo scaffale di un negozio assieme ad altri aquiloni e tutti aspettavano un padroncino, un bambino che li comprasse e li portasse a fare la cosa che più piaceva a tutti loro: volare. Ma a Rombo, volare piaceva più che a tutti gli altri. E infatti parlava in continuazione e chiedeva: “Quand’è che mi vengono a prendere? Io voglio volare. Perché nessuno mi viene a comprare?” Gli altri aquiloni non ce la facevano più, erano stanchi di sentire Rombo che si lamentava. Finché giunse un bambino che vide Rombo e disse: “Voglio questo”. Rombo fu felicissimo… e anche gli altri aquiloni. Tra Rombo e il bambino nacque subito una bellissima amicizia, tutti i giorni il bambino prendeva Rombo e lo faceva volare; sempre più in alto. Rombo era felice, amava volare; dall’alto vedeva tutto il panorama e si sentiva libero. Ci fu poi un giorno, uno come tanti, in cui Rombo e il suo amico erano in un prato e, come sempre, il bambino faceva volare Rombo ma quel giorno c’era un altro aquilone. Era più grande, colorato e… volava altissimo! Rombo non ci aveva mai pensato. Fino a quel giorno si era accontentato di volare ma quando vide quell’altro aquilone desiderò volare in alto come lui. Passarono i giorni e Rombo cercava ogni volta di andare più in alto, si faceva spingere dal vento per andare sempre più in su ma il suo amico lo ritirava sempre indietro. Ogni tanto gli capitava di incontrare altri aquiloni, tutti tenuti dai loro amici umani. Un giorno chiese a uno di loro se non avesse mai provato a staccarsi dalla mano del suo amico. “Sei pazzo?- rispose l’altro aquilone -Finiresti spiaccicato per terra e magari una macchina ti passa sopra e ti rompe! Non ci pensare nemmeno.” Ma Rombo non riusciva a pensare ad altro, voleva volare più in alto, ora non si sentiva più libero perché c’era sempre quel cordino che lo teneva legato e alla fine lo costringeva sempre a tornare a terra. Un giorno vide un palloncino staccarsi dalla mano del bambino che lo teneva, lo vide volare sempre più in alto finché fu così lontano che non riuscì più a vederlo. “Lui sì che è veramente libero adesso” pensò “potrei farlo anche io, dopotutto io so volare; mi farei un giro e poi tornerei dal mio amichetto.” E così si decise a fare quello che ormai pensava da tempo. L’indomani, quando il suo amico lo portò in un prato per farlo volare lui si preparò, aspettò il vento migliore e si fece trascinare in alto talmente forte che il cordino scivolò tra le dita del bambino. “Tranquillo amico mio, ritorno subito.” disse Rombo mentre cominciava a volare sempre più in alto. Quella era una giornata in cui c’era veramente tanto vento. Rombo arrivò così in alto che si sentì felicissimo e pensò che potesse bastare, e non vedeva l’ora di tornare tra le braccia del suo amico. Però, quando decise di tornare giù, non ci riuscì. Il vento soffiava ancora fortissimo e lo portava sempre più in alto e più lontano. Ormai non vedeva più il suo amico e nemmeno il prato dal quale era partito. Cominciò a preoccuparsi e a sentire freddo. “Voglio tornare a casa.” pensò impaurito. Tutto d’un tratto il vento smise di soffiare e Rombo cominciò a precipitare. Mentre cadeva sbatté contro un muro, poi un camion che passava e infine arrivò a terra. Impaurito e preoccupato attese che il suo amico andasse a riprenderlo ma lui non c’era più. Dopo poco tempo Rombo si sentì sollevare da terra. “È venuto a prendermi!” pensò; ma le mani erano quelle di un uomo adulto, non quelle piccole del suo amico. Inoltre, Rombo si accorse che qualcosa non andava, una delle bacchette che lo tenevano aperto si era spezzata. Rombo fu messo nel baule di una macchina e, dopo qualche tempo, quando il baule si riaprì, Rombo venne portato in una casa. In quel momento capì che non avrebbe più rivisto il suo amico e probabilmente lui stava piangendo adesso. Mentre nella casa in cui era finito non c’era nessuno che lo facesse volare, anzi, venne riparato ma poi fu chiuso in un armadio e lasciato lì al buio. Qualche tempo dopo l’armadio si aprì, Rombo sentì voci umane parlare di un giocattolo trovato per strada poi sentì una voce che gli sembrava di riconoscere, sì era il suo amico! Lo aveva ritrovato! La voce di un adulto disse che aveva letto il nome del bambino attaccato al cordino dell’aquilone e aveva chiamato i genitori. “Per fortuna sono riuscito ad aggiustarlo- disse la voce -può volare ma dovrai fare molta attenzione a non farlo cadere più.” Così Rombo tornò tra le braccia del suo amico che subito lo portò all’aperto e lo fece volare. Rombo si sentì di nuovo libero ma fece una promessa: “Non lascerò mai più la mano che mi tiene!” La storia di Rombo l'aquilone.mp3
  7. Finalmente sono riuscito ad andare un po' avanti col mio romanzo: ho scritto ben...

    5 righe :fuma:

  8. Ciao Danilo, benvenuto e complimenti per la tua presentazione. Complimenti e soprattutto grazie per quello che fai. Qui, ultimamente, non c'è molto movimento. Forse perché i forum sono stati soppiantati da whatsapp, forse perché non ci sono più tutti quegli aspiranti scrittori di cui tanto si parlava fino a poco tempo fa. Comunque se ti andrà di scambiare un paio di chiacchere io ci sarò. E forse anche qualcun altro. Ancora benvenuto. Salvatore
  9. Buongiorno a tutti/e, mi chiamo Danilo (Dany se avete piacere), ho scoperto per caso questo spazio virtuale mentre cercavo info per una auto pubblicazione... Ho trovato molto interessante il contenuto delle pagine, ho scartabellato il forum giusto per conoscere l'ambiente e mi è piacito subito così ho deciso di iscrivermi. Mi diletto a scribacchiare qualche pensiero, ho realizzato un corto ed una sorta di romanzo da 98 pagine... mai pubblicati a livello nazionale, solo per pochi amici ed un pubblico ristretto che si è dovuto sorbire le mie arroganze letterarie... Curo da alcuni anni una rivista a tema trasportistico, edita da un'associazione a tema, mi dedico alla realizzazione di articoli, la composizione, la stampa e la distribuzione e questo ha messo da parte (per ora) io sogno di realizzare un romanzo, ma resto pronto a riprendere la penna in mano appena mi torna la voglia e l'idea giusta. Nella vita normale sono un professionista della sanità, in perenne stato di formazione/crescita professionale, attualmente in trincea a combattere contro questo nemico invisibile, cercando di proteggere le persone che assisto... Che dire... spero di non avervi tediato. A disposizione. Buona giornata. Danilo PS: grazie per avermi accettato all'interno della vostra comunità.
  10. È anche una gran rottura, ho la barba leggermente incolta e quando parlo il tesusto della mascherina vi si aggancia e la trascina verso il basso. Sto sempre lì a risistemarla.
  11. Mamma mia, la mascherina è tremenda da questo punto di vista
  12. Io oggi ho messo la mascherina... e ho capito che soffro di alitosi
  13. Io sono andata ieri per evitare di farla nel weekend – cosa che faccio di solito – perché sospetto ci sarà più ressa del normale. Ho messo la mascherina, ne avevo comprata una ffp2 per lo smog a gennaio... Tempismo fantastico, devo dire Quel che è certo è che non finirà presto. Il ritorno alla normalità si prevede, se ci va di lusso, per AGOSTO. Avete visto i bellissimi meme che girano su Conte su FB? I meme ci salveranno (Intanto vi abbraccio tutti a distanza, s'intende)
  14. Ancora stiamo tutti bene, però la clausura comincia a farsi pesante, anche perchè abbiamo un figlio di 10 anni e tenerlo sempre a casa è piuttosto difficile. Stamattina sono uscito per fare la spesa e, a parte l'attesa di qualche minuto fuori dal supermercato, è stato tutto tranquillo.
  15. È una situazione stranissima, passo il tempo a tenermi a distanza dalle altre persone e alterno momenti in cui mi sembra di esagerare nella prudenza ad altri in cui credo di non essere sufficientemente attento. Io e la mia compagnia teatrale avremmo dovuto portare in scena uno spettacolo il 28 marzo, dopo averlo rinviato già due volte. Ora non ho idea di cosa ne sarà. Ieri ho fatto la spesa e ho comprato un casino di roba, mi sono quasi vergognato ma poi ho sentito quello che è successo nei supermercati h24 e ho detto: "vabbe' c'è chi sta messo peggio di me" Per il resto mi sembra che stiamo tutti in sospeso qui nel Torinese, in attesa che qualcosa cambi (si spera in meglio), senza sapere cosa accadrà dopo.
  16. Ayame

    Coronavirus: come state?

    Sono le 2.25, e ok che soffro d'insonnia, ma in questi giorni è peggio. Sono a Torino, non sono in zona rossa. I miei genitori sono in provincia di Padova, loro sì che lo sono. Non avevo intenzione di andare da loro, in via prudenziale, ma sapere di non potere è diverso. Molto diverso. Venerdì sarei dovuta andare a Palermo. Ovviamente, anche se non c'è alcun divieto formale, non lo farò. Ieri sera un branco di teste di cazzo incivile e incosciente ha preso d'assalto i treni per il sud Italia, rischiando di appestare una zona fragile e con ospedali decisamente meno attrezzati del nord. Le terapie intensive stanno esaurendo, o hanno esaurito, i posti. La mia concentrazione fa schifo, perché il pensiero è assillante: ho un padre anziano e cardiopatico, e i dati recenti mostrano che comunque anche i giovani sviluppano polmoniti orribili che necessitano di supporto alla ventilazione. Voi come state?
  17. Volevo informarvi che abbiamo aggiornato il nostro sito www.aporema.com Per le modalità di invio manoscritti, vi consigliamo di leggere questa pagina . Ed ecco una nostra sintetica presentazione: Nata dalla volontà, idealista e concreta al tempo stesso, di alcuni autori, che all’inizio del 2017 si sono organizzati in forma di cooperativa, la nostra casa editrice si prefigge l’obiettivo di pubblicare buoni libri, senza preclusioni di genere, indirizzati a un pubblico il più vasto ed eterogeneo possibile, attraverso un linguaggio semplice e diretto. Oltre che ai lettori, Aporema Edizioni ha scelto di prestare particolare attenzione a chi autore intende diventarlo, o vuole continuare a esserlo, assistendolo nella sua formazione con corsi specifici di scrittura creativa e proponendogli percorsi di pubblicazione adatti alle sue esigenze. “Dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge” ci è parso dunque lo slogan più adatto a indicare la nostra volontà di costruire un solido ponte di lealtà tra scrittori e lettori; mentre la doppia alfa presente nel logo sottolinea il nostro desiderio di stimolare un confronto tra tesi contrapposte. Per avere ulteriori informazioni su di noi e sulla nostra reputazione, vi consigliamo di seguire il nostro Blog, la nostra pagina Facebook e soprattutto vi raccomandiamo l'iscrizione alla nostra Newsletter, grazie alla quale potrete beneficiare di sconti e offerte esclusive.
  18. I mesi fino ad aprile non mi piacciono, e anche aprile mi piace poco >_>

  19. Certo che mi fa piacere.
  20. Lollo

    Domenica de derby

    Intanto grazie della tua attenta lettura, fa molto piacere ricevere un parere. Si hai ragione sono refusi e le tue correzioni corrette, forse sono usciti con il copia incolla ma ora controllo il file originale. Spesso si legge uno scritto talmente tante volte che gli errori li si salta. Ancora grazie e a presto se ti fa piacere Lollo
  21. Forse volevi dire "trattenennose". Non conosco il dialetto romanesco quindi azzardo a dire che "frale" dovrebbe essere "fra le" Avevo già apprezzato un tuo componimento e qui rinnovo il piacere di leggerti. Anche se qualcosa già dall'inizio mi induceva a pensare a un probabile finale drammatico, quel finale l'ho atteso leggendo con avidità ogni singolo verso. Ho sempre pensato che un buon scrittore riesce a emozionare e rendere visibile nella mente del lettore una scena con poche semplici parole, tu lo fai in versi e rima. Hai tutta la mia ammirazione. Complimenti.
  22. Lollo

    Domenica de derby

    Davanti ‘no specchio: sguardo cattivo, e muscolo scorpito: mejo de’n divo corpo tatuato senza arcuna eleganza, riccontavano la storia della sua militanza. E ‘n testa la scena de Robert De Niro: “You Talking To Me?, Maledetto bastardo? te levo dar monno te torgo er respiro!” sera de derby e de botte: senza riguardo. De fronte lo stadio coi fratelli tifosi, torvi come li corvi, brutti e astiosi, canne rollate e bira a secchiate sputi pe’ tera e spranghe ‘mbertate. E drento lo stadio la squadra tifava co’ n’unica voce er coro s’arzava, e mentre a quer flusso se univa ‘nvasato se sentiva più vivo se sentiva rinato! Armeno quer giorno era lui er cattivo, e nun penzava più alla sua vita spezzata, alla moje arcolista e alla fija malata, ar lavoro perso senza ‘n vero motivo, alla fine der mese sempre rosso sparato, allo strozzino cor quale s’era già ‘ndebitato: c’erano solo la squadra er coro ancestrale e de fronte l’opposta fazione: er vero rivale. Ma odio e rabbia so come foco cor vento: fu un rigore avversario a decretare er momento ce fu granne silenzio dopo quer goal rigalato: tutto lo stadio guardava, trannenennose er fiato. Ma fu solo un seconno de energia trattenuta, poi er boato avversario esplose esartato, er tifoso, ‘n mezzo ai fratelli, urlava ‘ncazzato: “Maledetti bastardi ‘sta partita è vennuta!” E da perdente se trasformò in condottiero, indicò gli avversari che urlavano ‘nsurti caricò come si fosse n’antico gueriero dietro de lui i fratelli tifosi, tra grida e sussurti. E se ‘ncotrorno ‘n mezzo li sparti, in un botto: le opposte fazioni co li vorti de odio distorti, carci, pugnii e testate: quarche naso fu rotto e poi spuntaron cortelli: a sfidare le sorti. Ar tifoso nell’occhio, ‘n velo roscio era sceso sbuffava, lottava e quarche grugno spaccava senza più squadre, senza più santi menava e stava da iddio: bene come mai s’era ‘nteso. Fu ‘na sensazione de gelo a spezzà quell’incanto ‘n dolore sordo e ‘mprovviso, mai prima sentito se mise le mano sur ventre restanno basito le vide de rosso macchiate, cristo iddio santo. S’aritrovò ‘n gionocchio: sguardo de dolore velato, ‘n mezzo a ‘na battajia che già lo aveva scordato bocca spalancata, un grido perso in quer fragore cadde de fianco, artijo proteso verso er Creatore. E cominciò piano a fluttuare verso l’arto, vedennose steso ‘n posizzione fetale er sangue suo che scoreva sullo sparto je sembrava come ‘n cordone ombelicale che lo aveva nutrito de odio e frustazione rendenno er tifo pe’ ‘na squadra religgione, ebbe appena er tempo pe’ rammaricasse, d’avè buttato la vita pe’ quei fottui fuoriclasse. E continuava a salire verso l’arto, leggero, insino a che l’ommini diventorno sassolini li vedeva movese, scontrasse: come boccini e nun ne capiva più er senso in su ner cielo. E salendo ner buio frale stelle, ammirato se sorprese: dallo spazio se spizzava i continenti, er blu der mare se sentiva leggero in questo suo trasumanare cor penziero se congedò dalla famiglia e infin s’arese. S’aritrovò ner voto dello spazio siderale, er terore fu l’urtimo umano sentimento, nun c’era nulla: manco er nulla ad aiutare e poi divenne solo ‘na scintilla ‘n movimento.
  23. Lollo

    L'oste ar tramonto

    Grazie veramente tanto! Lollo
  24. Complimenti. Dopo qualche secondo di ammutolimento questa è la prima parola che sono riuscito a partorire. Dire che questa poesia sia bellissima è riduttivo, è originale, moderna e seppure con un finale drammatico è molto appassionante. Nel verso finale si legge anche l'innata ironia de' vo' romani. (spero di averlo scritto bene, non sono di quelle parti). Ancora complimenti e benvenuto. Spero di leggere presto altro da te.
  25. Lollo

    Notte rossa

    Bob, i primi quattro versi mi piacciono molto hanno un bel ritmo e un bel suono, dopo la poesia rimane evocativa ma mi sembra che incespichi un pochino almeno alle mie orecchie. Però questo maledetto incendio me lo hai fatto immaginare bene Lollo
  26. Lollo

    Notte d'inferno

    Mi piace perchè apparentemente semplice e molto evocativa. Posso quasi immaginarmi l'assassino, silenzioso e letale farsi strada nel buio della notte Bella Lollo
  27. Lollo

    L'oste ar tramonto

    Trent’anno d’osteria senza compromessi, pajate coratelle matriciane e carbonare porpette fettucine vaccinare e poi l’allessi caffe ammazzacaffe e taralucci d’anzuppare. Ereno stati anni de gloria e de magnanza, non una lagnanza, er paradiso della gola osteria da Checco cor core e co’ la panza c’era sempre stata ‘na gran coda li de fora. Insino a che li accanto comparve ‘na vetrina susci fusion, ristorante cino giapponese lui se spizzava quei smerdanzi da latrina chidennose che d’era er tofu pechinese. E interdetto se cioccava quei miseri piattini euri sette cadauno e più leggeva e più rideva quante migliaia carcolanno, de quei tristi rotolini, n’omo fatto e navigato magnasse se doveva. Checco co’ na sette ‘nvece apparecchiava, nun se scherzava, ‘na fojetta ar tavolino pasta cacio e pepe sur momento mantecava infine er maritozzo pe’ tappatte l’angolino. Ma er monno come se sa gira ar contrario, e i gusti so’ gusti, ce lo dicono i latini così er susciaro cominciò a rubbaje l’onorario e l’osteria je se svotò, sconfitta dai piattini. E la sera Checco ‘nsieme all’amichi de ‘na vita se spizzava quelle infinite file del susciaro ragazzi secchi allampanati, gioventù fallita gregge segue gregge, falene dietro a’n faro. Nun capivano, quell’ommini, cosa succedeva, l’estetica zen, la modernità de quer locale, er vecchio tavolaccio d’osteria che nun poteva tenè testa a quer tocco forestiero e tropicale. Er lieto fine pe’ ‘storie proprio nun esiste, Checco se mise ‘n mano ai cravattari nun aveva afferrato ch’era mejo nun insiste e ‘n breve s’aritrovò senza più denari. Je torsero tutto, lentamente, pure l’osteria, e Checco s’aritrovò solo e senza gnente s’aggirava per quartiere co’ malinconia ricordannose i bei tempi, sguardo assente. Fu ‘na sera, così, che decise er gran finale proprio nun ce stava a morì dimenticato: lui ch’era stato er re der baccanale avrebbe ricordato a tutti chi era stato. ‘Mbocco’ dar susciaro cor pezzo ‘n saccoccia deciso a fa ‘na strage, a scatenà n’inferno, fu accolto da ‘na cinesina, fu ‘na fredda doccia mollò er fero sorridendoje con fare paterno. Era stato ‘n gran coco, ma nun era un assassino in du’ secondi da camerieri s’aritrovò circondato s’uno sgabbello appollaiato, de fronte ar tavolino ancora sgomento a fissasse un menù colorato. Fece n’ordine che nun aveva manco capito, in pochi minuti er tavolo era pieno de robba magnò senza senza fiatà, come stordito co’ le bacchette a‘mpazzì a raccattà quella sbobba Trenta minuti era durata la spedizione, e si j’avressero chiesto cosa s’era magnato nun avrebbe saputo risponne co’ precisione... tutto e gnente, questo aveva assaggiato. ‘Na cosa però ormai aveva afferrato: ora aveva capito, era arivato ar tramonto er susciaro era er futuro lui er trapassato e nun ce la faceva più a subire st’affronto. Arrancò fino ar ponte, ce s’erano in tanti buttati scavarcò e in du’ secondi planava ner voto, n’antro omo s’univa all’esercito dei suicidati: solo pochi attimi e avrebbe abbracciato l’ignoto. E quanno che ‘nfine tera toccò ‘co quer volo letale, nell’urtimo afflato de vita coll’occhi velati der pazzo de fronte all’antr’anime ebbe l’intuizione finale: “fratelli suicidi, ‘sti rotolini nun sanno d’un cazzo”.
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