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  1. Ultima settimana
  2. Sono nel caos e con cento problemi, ma qualche piccola soddisfazione arriva.

    Al momento sono quattro i miei racconti in uscita, uno per mese (se vengono confermate le date).
    Ora spero che "Inferni pieghevoli" sia considerato, perché per me è valido, e così "610", (un racconto grottesco), "Unire i punti per ottenere" e il piccolo "Arianna", a cui tengo sentimentalmente.
    Ormai penso che "Incipit" sia stato scartato ma non mollo, lo manderò altrove.
    Ho materiale per un libro di racconti di lunghezza decente. Non serve a niente ma... c'è.

  3. Earlier
  4. Comunque, se vi iscrivete per lasciare una testimonianza (negativa) su una casa editrice e vi si chiedono le prove a sostegno di quanto dite, sparire e chiedere la cancellazione dell'account non vi fa fare una buona impressione. Io ve lo dico.

    1. Desy Icardi

      Desy Icardi

      Che poi, per rendersi conto se un editore fa editing o meno, basta leggere un paio dei suoi libri (o di anteprime su Amazon, se non si vuol spendere), il che tra parentesi è assai prudente perché non è affatto consigliabile affidare il proprio libro - anche se è il primo e e moriamo dalla voglia di pubblicarlo - a un editore le cui opere non conosciamo. Così facendo è un attimo ritrovarsi in un covo di analfabeti, bollati come autori  improvvisati.

    2. Niji

      Niji

      L'impressione generale sulla casa editrice mi sembrava abbastanza dubbia anche attenendosi ai fatti, anche se in buona fede purtroppo non si dovrebbe scrivere nulla che non ci si senta di difendere quando arrivano le lettere degli avvocati. Hai fatto benissimo a farlo presente!

    3. Ayame

      Ayame

      Ribadisco che Facebook ha abituato davvero MALE la gente. Questo è un posto con delle regole e con delle persone che le fanno rispettare, non c'è un algoritmo che vigila a cazzo (e si possono pure dire la parolacce senza venir bannati!)

  5. Un'intervista molto piacevole quella con l'editor Stefania Crepaldi. Tanti aspiranti scrittori in ascolto, con  domande tecniche e pratiche che mi hanno messo a dura prova. E poi, vabbè, verso il tredicesimo minuto e per i cinque successivi, uno dei miei gatti ha voluto dire la sua.

  6. In questi ultimi giorni TRE riviste hanno accettato un mio racconto. E' stata una bella sorpresa e mi ha tirato un po' su in queste giornate molto faticose e tristi.
    Chissà che non decida davvero di finire il mio (mah!) romanzo "Coffee Stout". E magari cambiargli titolo.

    1. greenintro

      greenintro

      Congratulazioni davvero, e in bocca al lupo per tutto il resto

  7. Chi ha voglia di un po' d'atmosfera natalizia, può scaricare gratuitamente questo mio  racconto di una cinquantina di pagine.

    Il Fantasma del lettore passato

    https://www.amazon.it/fantasma-del-lettore-passato-ebook/dp/B08Q4FBNYF/ref=sr_1_9?qid=1640601419&refinements=p_27%3ADesy+Icardi&s=books&sr=1-9

    Buone feste!

    :icon_cheesygrin:

    1. Sere22

      Sere22

      L'ho letto l'anno scorso e mi è piaciuto molto ^-^

    2. Desy Icardi
  8. Il Covid fa schifo. E non è un'influenza normale.
    Sembra non finire mai e ti sta attaccato addosso in modo DIABOLICO.

  9. Sono felice:applausi:

    Domani, 23 dicembre, dopo una lunga e forzata pausa, tornerò sul palco per una bella kermesse di cabaret femminile.

    Perché inserire una notizia del genere in un forum dedicato alla scrittura?

    Be', perché il cabaret è scrittura, anche se destinata al palco e non alla carta stampata. 

    Se qualche torinese domani avesse voglia di farsi due risate, troverà tutte le informazioni a questo  link.

    https://www.desyicardi.it/evento/cabarazze-il-cabaret-al-femminile/

  10. Ho un discreto database di case editrici e di recente, per alcune (circa 30), ho inserito i follower che la c.e. ha su facebook (non so se è un dato che aggiornerò una volta l'anno o mai) e la partecipazione ad alcune fiere. Questo per avere un'idea sul genere di casa editrice, visibilità ecc. Tuttavia ho notato che anche qualche c.e. a pagamento (o ibrida), che vorrei evitare a ogni costo, nutre un folto gruppo di seguaci e partecipa ad alcune fiere. :arrend:

    1. Desy Icardi

      Desy Icardi

      Fiere e numero di follower sui social (anche se sarebbe meglio non fermarsi a considerare solo facebook) sono certamente indicatori preziosi per capire quanto la CE sia attiva e vitale, ma non forniscono indizi sul suo modus operandi.

      Avere molti follower sui social dipende essenzialmente dall'abilità del/dei social manager, in quanto alle fiere esse sono un ricettacolo, oltre che di lettori, anche di aspiranti scrittori, quindi terreno fertile per le CE a pagamento.

      Complimenti per il tuo lavoro di selezione e catalogazione, sono certa che il lavoro darà i suoi frutti.

       

    2. Dani83

      Dani83

      Grazie Desy. 

      Ora sto proponendo un terzo romanzo, in attesa che si termini l'editig del secondo. Vorrei pubblicare con una c.e. fisicamente a me più vicina, anche per agevolare eventuali presentazioni o eventi. Ho trovato molte c.e. romane e alcune siciliane. Spero siano tutte no eap (e di ricevere risposte :) ).

      Auguri per l'uscita del tuo nuovo libro!

    3. Desy Icardi

      Desy Icardi

      In bocca al lupo anche a te

  11. Settimana importante per me: giovedì uscirà il mio nuovo romanzo "La biblioteca dei sussurri"  (Fazi editore) e sabato lo presenterò a Più libri più liberi, il festival della piccola e media editoria di Roma. :vola:

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    Seguite il mio consiglio, leggete il gabbiano Jonathan Livingston, un romanzo piccolino, ma allo stesso tempo grandissimo e commovente

  13. “Lui era diverso: un cuore innocente e pieno di cordialità che nessuno voleva, un naufrago che, come un uomo trasportato su un altro pianeta, vedeva un immenso spazio separarlo dal suo passato e un immenso ignoto dal suo futuro."
    Amy Foster - racconto di J. Conrad

    Lo Straniero che venne dal mare

     

  14. Capisci che la tua autostima è messa male quando sogni di farti offendere da Alessandra Amoroso per aver osato di inviarle delle tue annotazioni riguardo la sua tesi di laurea che ti sei letto tutta

    1. Mattia Alari

      Mattia Alari

      ... E' una delle cose più surreali che abbia letto in tempi recenti.
      Ed è pure un po' inquietante (leggere la tesi di laurea di Alessandra Amoroso!).

    2. greenintro

      greenintro

      E pensa che nel sogno mi sentivo pure in colpa e studiavo un modo per chiedere scusa e fare la pace (ma probabilmente l'inconscio è andato a sovrapporre l'immagine della cantante a dei comportamenti di un amica con cui anni fa ho avuto una forte litigata)

    3. Mattia Alari

      Mattia Alari

      Tu hai un carattere molto molto... buono. Ogni volta che dici qualcosa di te o esprimi un concetto... rifletto su quanto tu sia tale, praticamente il mio opposto, e quanto persone "tenere" come te possano fare le spese dello stronzo di turno.

    4. greenintro

      greenintro

      Grazie davvero... mi fanno piacere le tue parole, anche se non concordo affatto sul "praticamente opposto"

  15. Da scrittrice devo colmare una lacuna e leggere il signore degli anelli xD

  16. Quando un rancoroso megalomane a cui hai fatto il pelo ti insegue per ANNI tormentandoti i casi sono due: o è innamorato o nessuno gli aveva mai dato una lezione.

  17. Dal 4 all'8 dicembre, chi farà un salto a Roma per  Più libri più liberi?

    Io sabato 4 dicembre, alle ore 18.00, presenterò il mio nuovo romanzo, in uscita il 2 di dicembre per Fazi editore.

    https://plpl.it/

  18. Due Cuori in Uno Seconda parte di Dentro Il Mio Cuore, duologia introduttiva alla serie Wheeler's Empire, è imminente l'uscita di un terzo volume in cui continua la storia di Emy e Gavin

  19. Dentro il mio Cuore In Cartaceo costa meno di otto euro, amazon ha abbassato il prezzo xD

  20. "Povero, miserabile, l'UNICO amore di certa gente"

  21.  

    Iris- Il gioco di Maier – parte prima

    Matteo era uscito prima quella mattina. Ci sarebbero stati tre incontri con tre piccoli pazienti dell’Ospedale civile. Le istruzioni erano state molto chiare e ognuno di loro aveva avuto un dono dai genitori il giorno prima. L’esperimento di quel giorno consisteva nel riuscire a ricordare quale oggetto fosse, richiamandolo al pensiero attraverso le schedine disegnate.
    Ne avrebbero parlato al dottore come  avrebbero fatto con un compagno di giochi, dando libero sfogo alla creatività, così che il risultato di abbinare l’oggetto alla sua utilità in casa, avrebbe creato un’impressione forte, pronta a dare stimoli importanti al bambino. Due maschietti di sette. e otto anni, Giorgio e Davide ed una bimba di 6, Doriana, erano questi i nomi e le età dei pazienti e tutti venivano accompagnati da genitori o nonni.
    Matteo era freddo e determinato,  i suoi modi garbati non lasciavano spazio a momenti di dolcezza, era dell’idea che proprio i bambini dovessero essere in grado di riconoscere un momento serio in cui tenere un atteggiamento più discreto e uno in cui lasciarsi andare ad effusioni e smancerie .
    Aveva scelto dal grande armadio a muro, camicia e pantalone, aveva fatto la sua toeletta giornaliera per intero con meticolosità, posizionando i prodotti nella stessa posizione in cui erano stati posizionati il giorno precedente, poi aveva fatto colazione con una centrifuga di arance, kiwi, mela verde e zenzero, indossato la sua giacca Armani e qualche spruzzata di essenza di Giò, posizionata in una nicchia tutta sua all’uscita, molto ben illuminata  e posizionata su un disco di metallo lucido. 
    Infine era uscito con la sua station wagon nera e il suo zainetto multitasking, organizzato ad hoc per la giornata. Giunto in reparto ed indossato il camice immacolato, aveva appena degnato Debora, la capo reparto grossa ed impicciona mai sofferta e si era materializzato al piano superiore dove avrebbe incontrato, in orari diversi, i tre bimbi.
    < Che cavolo di educazione!> aveva borbottato l' infermiera con i due tirocinanti, Barbara e Luca.
    < Ma che gli hanno fatto a questo, sembra un cadavere profumato, aaaah lo odio, quel suo perfezionismo da strapazzo> poi balzando da dietro la scrivania aveva spruzzato in aria, una soluzione salina mangia-odori.
    Luca e Barbara sorridevano a denti stretti per non dispiacere l’imponente Debora.

    Davide e Giorgio furono puntuali alla seduta. Il gioco del “ Ricordare” portò i suoi frutti.
    Il primo aveva ricevuto un cavalluccio a dondolo che, in realtà, era chiuso in cantina da quando era molto piccolo ma che non era mai stato usato per la paura che l’animale suscitava nel bambino.
    Riconobbe il cavalluccio dalle schedine disegnate e ne imitò il verso.
    Il secondo aveva gettato le schedine via dal tavolo con un gesto di stizza per lo sforzo che quel gioco gli aveva richiesto. L’oggetto era un drago in gomma. Alla fine, dopo essere stato persuaso a raccogliere le schedine con il dottore, lo riconobbe, riconducendo il drago alle fiamme. Erano connessioni logiche non troppo remote che il bambino riusciva a cogliere subito, pur applicando uno sforzo commisurato alle sue cognizioni.
    Doriana, la bimba di 6 anni, sarebbe arrivata molto più tardi, ma il gioco fatto, gli impose di attendere nelle sue stanze e terminare la sequenza.
    < Scusate Dottore> era la nonna ad accompagnarla < abbiamo avuto qualche imprevisto>.
    Matteo, senza dire nulla, prese in consegna la piccola e la condusse in laboratorio.
    < Dottore, io non sono malata, sono molto brava> disse, rompendo il silenzio tra i corridoi del reparto.
    < lo so Doriana, dobbiamo solo fare un gioco per esercitare la mente> giunsero nella piccola stanza e cominciarono il gioco del ricordare.
    Doriana non ricordò il dono ricevuto, un fornetto con degli stampi e del pongo, ma ogni volta che si arrivava al fornetto, ella costruiva una storia diversa, non sempre pertinente alla realtà, ma sensata.
    Che nel fornetto veniva cucinata ogni tipo di pietanza, che qualche volta ci cucinava i cavoli, che aiutava la nonna a fare i ciambelloni, che bruciava tanto però era tanto utile.
    La bambina creava storie, o meglio, interpretava la realtà secondo suoi canoni .
    Matteo decise allora di tirar fuori le sue doti innate con un gioco che aveva imparato nell’apprendistato e che avrebbe rilevato nei pazienti, grandi o piccoli, una propensione ad “uscire dagli schemi”.

    Si chiamava Il Gioco Di Maier o dei nove punti. Obiettivo del gioco, unire nove puntini su un foglio o una lavagnetta, disposti a file di tre, a formare un quadrato, con sole quattro linee senza staccare la penna dal foglio.
    La bambina, dopo averne compreso il senso, risolse il gioco, sotto gli occhi stupefatti del dottore.
    Incredibile, aveva trovato una piccola creativa, capace di uscire dagli schemi e, dopo averne informato i suoi, volle subito scrivere una relazione da presentare alla Commissione Medica, proponendo il suo progetto ambizioso: un centro medico dedicato ai problemi dell’infanzia e diretto da lui personalmente.
    Quella sera, uscì per ultimo, guardò Debora con sufficienza, salutandola con un leggero movimento del collo, quella abbassò lo sguardo, poi lo guardò uscire, osservando la sua andatura decisa, quasi robotica, e con una smorfia, terminò il caffè che aveva in mano.

    All’Accademia Iris era intenta nella lettura di un prezioso cofanetto sulla storia delle scienze mediche dove aveva passato ore ad indagare sul mistero del passaggio dall’ Alchimia Medica con le figure del guaritore e dello speziale a quelle del medico Dottore e del farmacista moderno.
    Il mistero sarebbe stato semplicemente il passaggio all’età dei lumi o prima nel XIV sec. quando secondo una “ tesi misterica”, i cavalieri templari, presagendo la loro fine e persecuzione, affidarono i famosi “ Semi della Virtù”, legati alla saggezza del simbolismo, ai Tarocchi, rimettendo al popolo rozzo e ignorante, la possibilità di coglierne l’importanza e approfondirne i contenuti. Tutta la diatriba rimase del tutto ignara ai più con le prime importanti scoperte, l’apertura di gabinetti medici e orti botanici in cui effettuare sperimentazioni affiancando le Università e i tirocinanti. Ma soprattutto, la pubblicazione di 
    “Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus” del 1628 di Harvey sul cuore e sulla circolazione sanguigna che sferrò un colpo mortale alle vecchie scienze mediche.
    Volle sincerarsi della serietà del testo andandolo a pescare in una zona remota della Bibblioteca.
    Ruotava la scaletta a destra e sinistra per trovare numero e serie del volume, estraendo, una per una, la copia osservata e riflettendo tutte volte sulla possibilità di aprire un nuovo dibattito sui trascorsi della medicina moderna. Afferrò l’ultima tra le copie con traduzione rimaste e aprì il volume all’indice dei capitoli, poi sollevò lo sguardo per sincerarsi della numerazione sullo scaffale ed ecco, inaspettatamente, un paio di occhi scuri fissarla attraverso il posto-libro. Ancora una volta gridò spaventata < Aaaaah, ma cos’è?>.  
    Dall’altro lato dello scaffale, qualche piede sotto sulla scaletta, Umberto, osservava curioso la sua bella, intenta nello studio e sopraffatta dai pensieri.
    < Quando la finirai con queste improvvisate?>
    < la bibliotecaria mi ha detto che eri qua>
    < e allora?>rispose permalosa.
    < allora eccomi! Sono venuto a trovarti>.
    < pazzo! Potevi farmi cadere>
    Scese dalla sua scaletta e girò dall’altro lato dello scaffale ridendo un poco. Poi la afferrò in vita e con un balzo la fece scendere a terra.
    < Allora, sei proprio a terra adesso?>
    < che t' importa, scemo pazzo!>
    < se lo sei, andiamo a cena stasera>.
    < mmmmm>
    < mmmmm> la imitò lui.
    < Dopo questo comportamento sconsiderato, non saprei davvero…> alzò un po’ la testa ruotandola verso il suo banchetto.
    < vorrei farmi perdonare per il gesto sconsiderato>
    < bene, in questo caso….potrebbe essere> poggiò il libro su uno degli sgabelli, accanto il banco comune. 
    Poi sedette su quello e, guardando intensamente l’interlocutore, gli gettò le braccia al collo.
    Era lì davanti alla fine della bufera che, inevitabilmente, aveva colto lei e le amiche e, per la prima volta, si sentì davvero felice e tranquilla. 
    Lui la strinse a sua volta  e, ancora una volta, si sciolsero in un tenero bacio.
    < Perché hai il vizio di sparire così?> le disse un po’ irritato.
    < Non voglio compromettere il suo buon nome, Signore>
    < Non vuol dire niente, da oggi dovrai tenermi in considerazione in ogni momento, buono o cattivo, promesso?> le domandò ricambiandole dolcemente lo sguardo.
    < Promesso!!!> rispose sicura mettendo la mano destra sul cuore.


    Il Lanternafilmun si sarebbe riunito la prossima settimana. Si vociferava che dall' Ospedale sarebbe giunta un’ equipe di medici per discutere circa una possibile collaborazione con l' Accademia per organizzare corsi e scuole brevi per specializzandi, da qui l’intenzione di Iris e tanti altri di avvicinarsi alle scienze mediche attraverso filoni comuni. Avrebbe potuto, quantomeno, collaborare a reperire le fonti dei testi accademici, più antichi o anche, più all’avanguardia e assistere all’organizzazione dei programmi come coadiuvatrice.
    Tutto ciò solo per essere stata insignita “ lanternina”. Al di fuori della cerchia del Club tutto taceva, come sempre, una realtà stantia, bloccata, ognuno a pensare a sé. Le strade desolate delle ore notturne e quelle trafficate delle ore di punta parevano, scandire cicli di una routine senza fine.
    Nel pomeriggio voleva condurre un esperimento sul cavaliere che tanto galantemente l’aveva invitata a cena. Perciò gli diede appuntamento nell’area verde del campus e arrivò all’edicola di fronte ad acquistare gli strumenti.
    < sediamoci qui> gli disse, poggiando uno dei larghi volumi che aveva in mano, sull’erba tra loro.
    < cosa facciamo un picnic?>
    < magari, spiritoso> scartò il pacco dei tarocchi, li mescolò velocemente e poi disse < scegli tre carte dal mazzo> nelle due ore di buca, dopo pranzo, le ragazze erano state occupate, così ne aveva approfittato per leggere l' opuscolo e diventare una zingara apprendista.
    Umberto aveva scelto, poi con un gesto solenne  d' imposizione della mano, aveva aggiunto le sue che sarebbero servite alla lettura del destino secondo gli astri.
    Tra gli Arcani maggiori, il cavaliere galante aveva pescato: gli amanti, il carro, la giustizia.
    Iris vi aveva letto una vittoria imminente forse legata ad una storia d' amore e un fatto ambiguo dove la giustizia avrebbe trionfato.
    Felici, i due innamorati trascorsero un pomeriggio sereno e una serata indimenticabile.

    I giorni successivi li passò con le ragazze a spettegolare e a studiare le mosse del Lanternafilnum.
    Michela sapeva di un nuovo incontro tra Miranda e  Georgia Von Philphen e non tardò a riferirlo alle ragazze. A quanto pare, Grandi Senior aveva deciso di confermare il patto con l’equipe medica dell’Ospedale Civile e che aveva messo a disposizione un bottino bello goloso ai partecipanti del Gioco della Stagione. 
    La squadra accademica pertanto avrebbe gareggiato con la squadra medica sempre sotto la supervisione di Miranda e Georgia.
    Le tre, nonostante le lanternine apposte sul petto, navigavano nel buio: né Umberto avrebbe potuto aiutarle con informazioni o azioni di qualsiasi genere né avrebbero avuto dalla loro competenze scientifiche per decifrare segni o indizi di qualsiasi genere.
    < A cercar col lanternino> era la scritta apposta sulla grande bacheca dell’Accademia ma sino a quel momento non ne avevano carpito il senso occulto.
    Studio, concentrazione, ricerca…sfida delle convenzioni (per quanto possibile). Forza, prudenza, astuzia e solidarietà. Tutte doti da mischiare sapientemente per la conquista del bottino.

    Iris- Il gioco di Maier- parte seconda

    Il progetto di Matteo sul Centro per i problemi infantili era stato discusso e apprezzato dalla Commissione Medica e lo stesso giorno, alcuni dei suoi membri, avrebbero incontrato  Miranda e il suo team.
    Partendo dalla disquisizione sulla piccola Doriana e sulla sua creatività, passando per lo schema di Maier sino a giungere ai risultati delle sue sperimentazioni, aveva senza dubbio, solleticato l’interesse di ogni socio presente all’assemblea.
    Era di sicuro un punto di partenza. Poi, come proposto da regolamento, vi sarebbe stata una concertazione unita a valutazione e qualora si fosse giunti all’approvazione si sarebbero aggiunti anche rilettura, analisi del progetto completo ed esecuzione.
    Certo che tracciare una linea unica spezzata in quattro parti avrebbe articolato oltremodo il gioco e 
    ‘raggiungere una quadra’, paradossalmente, avrebbe significato uscire dagli schemi.
    Uscire dagli schemi non sarebbe stato facile per Matteo, tanto rigido e inquadrato ma per Iris avrebbe significato entrarci, riuscire a comprenderli e uscirne. 
    Il Lanternafilmun era d' accordo…i partecipanti nominati…il bottino stabilito…i giochi aperti!

    Quella mattina Iris era stato distratta da Tigrina, il gatto arrampicatore femmina più piccolo della colonia.
    Tigrina era chiamata così perché striata grigia e marrone e particolarmente incline all’arrampicata sul grande pino. Era riuscita a volare sul davanzale della cucina, dove aveva beccato una ciotola di latte caldo e tante carezze, poi con timidezza, era volata tra i rami del pino e ridiscesa tra i felini mortali.
    Anche lei sarebbe scesa e avrebbe raggiunto a piedi la pensilina lungo la strada principale già trafficata e rumorosa. Il tempo, grigio e piovoso, non le aveva consentito di uscire senza il suo impermeabile arancio e il suo ombrellino a concerto e, fermandosi proprio accanto la panchina, non aveva potuto fare a meno di notare un manifestino un po’ sbiadito con delle linguette che mostravano un numero di cellulare, qualcuna già staccata. < PERFAVORRE NO TEMPOREGGIA, CHIAMA VELOCE, TU VUOI VINCERE OPPURE NO?, ALLORA?IO STO ASPETTANDO!!!>.
    Iris, aveva già il cellulare tra le mani. Sul gruppo Inseparabile Trio, le ipotesi sui giochi si erano sprecate.
    < Insomma basta! >Aveva risposto loro brutalmente <quel che sarà sarà>.
    Poi curiosa aveva cliccato sulla cornetta verde e aveva composto lo strano numero di ben 14 cifre sul plexy della pensilina.
    < Si Prontoooo> rispose la voce squillante?
    < pronto, salve io…beh…aspettavo il mio bus….quando…> 
    < Non avere più tempo, PRESTO CORRERE CORRERE VELOCE>
    Guardò intorno confusa, poi disse nel panico < correre? Dove…dove devo correre?
    < ADESSO NON ESSERCI PIÙ TEMPO…MI DISPIACE CIAO> era una voce strana, squillante e androgina, né troppo maschile né femminile. Guardò il display. La telefonata era stata interrotta.
    Poi guardò la strada ignara. Uno strano uomo, un corridore da maratona in ciclisti, una canotta a strisce  e una bandana al petto col numero 1, correva veloce, in senso inverso alla marcia delle auto, senza far caso né alla pioggia né agli schizzi delle ruote delle auto nelle pozzanghere.
     Intuì che qualcosa collegava quella strana voce e il corridore e cominciò a correre anche lei all’impazzata.
    Nel traffico, tra le auto impazzite e un uragano di vento e acqua, riusciva a vedere solo un soggetto in movimento: il corridore a strisce fluorescenti.
    < Ehiiiii! Un attimo, un attimo Aspettiiiii. Ma cosa…?> Aveva svoltato dietro dei caseggiati, invadendo un’isola pedonale e trascurando ogni semaforo.
    < DOVE VA? ASPETTIIII, SENTAAA?>L’ombrellino, ormai mezzo rotto, le era sfuggito dalle mani, volando via lontano trasportato dal vento. Aveva anche lei invaso l’isola e attraversato la strada tra i clacson intimidatori delle auto. Poi svoltò anche lei sul vialetto del corridore, un po’ angusto e oscuro, e notò che il soggetto era sparito tra quelle case a schiera, senza lasciare traccia.
    Uscì camminando adagio dal vicolo e si trovò in un area periferica mai vista dov' era situato un campo da calcetto abbandonato, spogliatoi e cabine fatiscenti, reti bucate, campetto invaso da erbacce.
    Aveva smesso di diluviare e il vento spazzò via, poco a poco, le nubi in cielo.
    Si aprì uno spiraglio di luce che andò a illuminare quel luogo angusto.
    Non voleva mollare la presa, sentì che qualcosa o qualcuno di importante potevano trovarsi a pochi passi da lei. Si avvicinò ancora e ancora, e quando si trovò accanto ad una delle porte semiaperte della struttura cadente e abbandonata, vi entrò, credendo che lo sportivo vi fosse entrato prima di lei.
    < Ehiiiii, c’è nessuno?, signoreee…> le stanze buie e polverose contenevano rifiuti, cartoni e pallonetti sgonfi.
    Le latrine completamente divelte, lasciavano il posto ad enormi buche maleodoranti, a muri umidi e scrostati, a colate di ruggine e mucillagine. 
    Constatava che in quel luogo non c' era più niente e nessuno. Ma l’ennesimo foglio di carta attaccato su uno dei vetri, quello non infranto, del portone vetrato, attirò la sua attenzione.
    Era uno schema calcistico.  Nove puntini, un classico 4- 4- 1 più il puntino estremo della porta, il numero 10.
    La sensazione era quella di cadere in una trappola, quella di fare delle cose consapevolmente ma rifiutandone la logica di volta in volta. Staccò quel foglio e corse via, raggiungendo nuovamente la strada principale, una delle circolari stava per passare in quel momento. Quel quarto d' ora avrebbe potuto non essere stato mai.

    All’Accademia erano le 9:30 passate. Per giustificare il ritardo, inventò un contrattempo dovuto all’acquazzone appena sceso giù e al conseguente ritardo dei mezzi.
    < Che strano> mormorò Arnalda al terminale della postazione all’uscio della Biblioteca, < il mio non ha fatto ritardo…> sembrava uno scheletro di topo dietro i suoi grandi occhiali pesanti con la montatura nera, i suoi maglioncini in ciniglia spelacchiati e i suoi tacchetti marroncini del 1950. Il loro rancore era nato qualche anno prima quando, dopo una disquisizione su dove dovessero trovarsi certi volumi, Iris l' avrebbe mandata nel posto in cui non batte mai il sole e lei si sarebbe precipitata come un’arpia dal Presidente con la pretesa di essere l' unica responsabile della postazione. Al che Iris sarebbe passata da bibliotecaria ad uno scomodo ruolo di “inserviente dei volumi”.
    <Serve qualcosa? Occorre trasportare fascicoli? Ricercare manoscritti perduti? ci sono io!!!> rivolgendosi ironica a chi la guardava incerto sul posto di lavoro.
    Guardò Arnalda sospirando, < certe cose non cambiano mai> tra sé e sé.
    Poi cominciò a spulciare qualche manuale digitalizzato sulle formazioni sportive, ripercorrendo la storia della Nazionale di Calcio, finché non trovò alcuni schemi interessanti, movimentati da vettori, a formare strani scarabocchi su fogli immacolati. Ne sorrise, chiedendosi in che modo funzionasse la mente di un allenatore in gamba, quasi come quella di un contorsionista probabilmente.
    Nel pomeriggio l' incontro con le ragazze fu lungo ma proficuo.
    Raccontò l’episodio della pensilina e quello del corridore, poi l' arrivo al campetto fantasma e, infine, mostrò loro lo schema ritrovato.
    Parlarono a lungo dell’accaduto, non mancando di apostrofare l’amica come imprudente e impenitente.
    < …ma potrebbe essere l' indizio del nuovo gioco?> disse per discolparsi.
    < Certo perché un po’ di vita in più, invece, è assai pesante> gli urlò Betta infuriata
    < Non capisco come diavolo ti sia saltato in testa fare una cosa tanto sciocca> aggiunse Michela, sfumacchiando la sigaretta sottile all’essenza di menta piperita.
    < Diciamo che ho compreso cosa propone il Lanternafilnum nel suo menù…ma voi chissà> girò il capo e incrociò le braccia in segno di dissenso.
    < Già> Betta invece continuava a fissarla <diciamo che chi non risica non rosica e chi rosica…prima o dopo…schiatta!!!come un topo sulla colla>
    < bene, mamme! Adesso volete aiutarmi a capirci qualcosa?>
    < certo cara figlia intelligente> Michela le mostrò uno dei manuali nuovi per la didattica delle scuole medie e tra i diversi giochini estivi proposti ai ragazzi, c' era il gioco “unisci i puntini”.
    < Vedi?, guarda bene cosa viene fuori alternando i numeri nelle diverse posizioni…disegnini sempre diversi…
    un cespuglio strano, uno scoiattolo, una vignetta e altre, frutto della stessa fantasia dei ragazzi> Michela sfogliava il manualetto, frutto di una collaborazione con le scuole inferiori, che proprio in quei giorni le era capitato per le mani.
    < Dunque?> borbottò Betta
    < Dunque dall’unione di nove puntini potrebbe nascere qualsiasi scarabocchio, illustrazione o tracciato e altre combinazioni nascere da diverse interpretazioni fantasiose>.
    < ma perché proprio 9 puntini…non contando la porta certo…> Iris cercava di immaginare quante e quali immagini potessero venir fuori dall’unione di soli nove punti, considerando il dieci come base da raggiungere.
    < IMMAGINI- IMMAGINAZIONE, ma perché questo tipo di didattica?> chiese curiosa.
    < perché sviluppa fantasia, immaginazione, questo è chiaro. E guardando un cielo stellato riuscirai ad unire le stelle a formare piccolo carro, grande carro, toro, sagittario ed ogni casa celeste…>
    < ma è comunque uno schema!!!qualcosa in cui qualcos’altro viene inquadrato, solo lo spazio è infinito> aggiunse perplessa.
    < beh non so che dirti> concluse Michela < chiedilo al tuo scienziato> e guardandosi, risero di gusto.

    Quel giorno l' Accademia aveva il piacere di ospitare l’alta dirigenza ospedaliera composta da medici primari, manager e direttori amministrativi. Un giovane uomo, distinto per le sue importanti missioni nell’ambito della ricerca psico-pedagogica, presentava il suo visionario progetto sulla nascita del primo Centro Medico per i Problemi dell’infanzia:
    < e dunque… Vi presento con grande piacere il caro collega e amico Matteo Bassetti che ci illuminerà sul progetto che, con la vostra approvazione, troverà compimento nel prossimo anno.
    Umberto lo osservava con grande attenzione. Il discorso di Matteo, molto pulito e coinciso, verteva sul diligente lavoro svolto in ospedale e sulle nuove opportunità che la Comunità Europea proponeva in questo ambito. Sul fatto che gli altri paesi erano già dotati di tali strutture e l' Italia non avrebbe potuto perdere la sua sfida col futuro…perché ogni bimba o bimbo lo sarebbero stati presto.
    Fu proprio in quel momento che il suo braccio si levò in aria, quasi perdendo il contatto con la mente e il resto del corpo.
    < Prego> esclamò secco, quasi irritato.
    Umberto temporeggiò qualche secondo, cercando di capire perché avesse alzato la mano,  quasi opponendo la sua presenza.
    < Prego> continuò l’oratore insistendo affinché parlasse.
    < ah si, certo, bene…io vorrei chiedere, come sarà possibile offrire le giuste terapie ai bimbi di famiglie indigenti, considerato che il Centro sarà sostenuto, per metà, dalle tariffe di servizio> un gran mormorio si diffuse nell' aula. 
    < non sarebbe meglio potenziare le risorse della struttura pubblica, se posso permettermi, una giudiziosa divagazione> Grandi Senior era balzato dalla sedia e si era voltato verso il figlio con aria decisamente contrariata. Sulla sua destra Miranda e Georgia continuavano a sussurrargli qualcosa all’orecchio e nella confusione aveva notato che una planimetria arrotolata era scivolata ai piedi della Von Philphen.
    < Boni, Boni> continuava a parlare con l' assistente sordomuto e, sfruttando il linguaggio dei segni, gli aveva comunicato di raccattare il rotolo, con molta prudenza.
    < Bene, scusate…il collega voleva, in nome della filantropia che lo contraddistingue, porre freno alla scienza e al suo sviluppo, ma non è il nostro caso, faremo il possibile…il possibile per offrire cure agli indigenti ma in ogni caso, l' Ospedale sarà collegato al Centro e continuerà le sue Missioni> Si guardò intorno. Tutti lo applaudivano battendo le mani violentemente.
    Uscì dall’aula velocemente e dall’uscita opposta veniva fuori Boni con la planimetria tra le mani.
    L' appuntamento con il cavaliere galante sarebbe stato quella stessa sera in un aula dell’Accademia.
    Le ragazze erano andate via insieme.
    < Ci facciamo una pizza?> aveva proposto Betta.
    < Oh no, aiuto, stasera ho appuntamento con Umberto, facciamo domani?>
    < va beeeene, cuoricini, ma domani facciamo anche shopping!!!>
     < ok, ok, domani mi farò perdonare tutto> le ragazze erano sempre molto sincere e protettive ma, conoscendo meglio lo scienziato avevano schiarito le idee, ottenebrate, in qualche modo, da un pregiudizio dettato dall’ambiente un po’ snob dov' era cresciuto e dove la stessa Michela non aveva mai messo piede.
    Poi erano andate via, erano quasi le sette di sera.
    I due innamorati si erano incrociati nel lungo corridoio che dall’Aula Magna portava alla Biblioteca, si erano scambiati un timido bacio e subito dopo si erano seduti sul patio, in cattedra.
    < Ho qualcosa da mostrarti> disse deciso. Aprì la planimetria della Von Philphen e mostrò ad Iris il progetto.
    < La planimetria è una mappa che ci mostra la destinazione d' uso dei locali in un uno stabile. Questo è destinato alla Discius srl, una delle società della Fondazione Città del Sole. Mio padre e i suoi sono decisi a partecipare al progetto con la cessione del fabbricato. Oggi uno dei medici fondatori stava presentando all’Accademia i suoi buoni propositi…ciò che mio padre non sa è che l'astuto giovanotto è stato in una delle mie compagnie estive, che era stato accusato della sparizione di un altro giovane e scagionato per assenza di prove…e chissà di che altro>.
    < …quindi…il bottino del Lanternafilnum sarà suo…> mormorò Iris, un po’ timidamente.
    < beh, suppongo di si…ma tu che…> Umberto la guardò incuriosito.
    < Ho da raccontare delle cose anche a te…ma tu…non ti arrabbierai…>  Cominciò da principio: il numero, il corridore, il campetto, lo schema, la ricerca di Michela…ogni cosa.
    Gli occhi di lui sembravano cambiar di colore ogni istante, ma l’espressione del viso era fissa. 
    Le strinse forte la mano e la rimproverò dolcemente…le ragazze avevano già fatto un buon lavoro e l’interlocutrice era più che pentita.
    < Aspetta…> aggiunse poi il cavaliere galante < a proposito dei tuoi puntini…guarda bene la planimetria in trasparenza> la sollevò verso la luce, poi sovvenne, appoggiandola sulla lavagna luminosa di fianco al patio.
    Accese la lavagna. In ogni stanza dello stabile, ben dieci, era disegnato un punto nero tranne che in una.
    Quella stanza era segnata in legenda come “ Direzione”…< figurati…la vedo già con il suo nome> aggiunse lui.
    < Ma certo, è chiaro, è quella la porta> Iris sgranò gli occhi.
    < La porta?> chiese Umberto.
    Aprì lo schema calcistico che aveva in tasca. < Vedi? È la porta, del giocatore numero 10, dove si segna e dove potrebbe essere stato riposto il bottino>.
    Umberto allargò le spalle e con la mano trascorse i nove punti…fino alla porta del possibile goal.
    < Hai ragione…ma si…potrebbe essere. Dobbiamo andare. So dove pescare le chiavi, andiamo>.

    Le chiavi erano in presidenza. Grandi Senior era andato via e fu facile individuarne la posizione.
    Erano tutte riposte in un armadietto. La chiave “ Stabile Discius” era sotto la sua etichetta, l' afferrò veloce, poi scappò fuori tenendo Iris per mano.
    Sfrecciarono veloce verso il Discius, la strada era buia e sgombera. In fila diverse auto parcheggiate nei box tratteggiati ed un faro puntato proprio sull’entrata, acceso e fortissimo.
    Inserirono la chiave nella toppa ed entrarono. Abbassando la leva dell’interruttore principale, si accesero le luci di tutte le stanze, camminarono verso la stanza numero 10, molto piano spalancarono la grande porta che la separava dal resto degli uffici, ancora vuoti.
    Ed ecco il bottino sulla grande scrivania al centro della stanza, unico mobile all’interno dello stabile.
    L’agenda era lì, il display era acceso e li monitorava, come lo zoom di una telecamera puntato sui loro volti stupefatti. Si guardarono, sorrisero e di comune accordo si avvicinarono all’oggetto con molta cautela.
    La mano di Umberto si tese per prendere il dispositivo.
    < Sarebbe troppo facile, non è vero?> il tono intimidatorio della voce di Matteo era sopraggiunto dopo un click metallico che presagiva un colpo pronto nella canna di una pistola.
    I due si voltarono piano, a mani alzate. La figura imponente e snella del giovane intimoriva quasi più dell’arma che aveva tra le mani, intanto un profumo intenso si era espanso in tutta la stanza.
    < Ti avrei riconosciuto solo per il tuo dopobarba del ca**o> Umberto lo guardò con aria di sfida cercando di non lasciar trapelare le sue paure.
    <E tu? Dolcissima, ci metti poco a metterti nei guai> guardò malizioso la ragazza, spostando un poco la posizione della mano armata.
    < bleaa> irriverente e con un verso di dissenso Iris rispose allo sfacciato.
    < Non hai ancora smesso di uccidere gente per arrivare dove vuoi arrivare…> Umberto incalzò.
    < Ci sarei arrivato comunque…questo è il mio gioco, voi siete gli intrusi nel mio gioco…quale gioco?> osservava fisso gli occhi interrogativi di Iris < il mio gioco, il Gioco di Maier. Solo che questa volta i puntini li ho uniti io, non piccoli ritardati. Nove puntini, quattro linee continue…ma senza staccare mai la penna dal foglio, ualààà, magia, dopo anni di studio, anch’io ci sono riuscito. Lo schema che si risolve uscendo dagli schemi>.
    < Ma non è così…il gioco è uno schema calcistico e noi ci troviamo in porta…al numero dieci> urlò Iris.
    < Ah ah ahahahahaha> una fortissima risata squarciò il silenzio dello stabile, rimbombando ovunque.
    <bene! Se è vero quanto dici, manca solo un bel colpo…in questa maledetta porta> e mentre il dito cominciò a premere sul grilletto, un evento inaspettato forzò il giovane a lasciare l' arma, una profonda siringata di un potente sonnifero piantata nel collo, direttamente all’altezza dell’arteria.
    < Sei ancora vivva? Veloce veloce correre adesso> era proprio lui! Il russo che le aveva risposto al telefono alla pensilina, una specie di angelo custode del Lanternafilnum, a quanto pare, inviato dall’impulso del dispositivo sulla scrivania.
    Quella sera, la carriera del giovane era stata stroncata per sempre. Il bottino era stato vinto dai due giovani ai quali vennero inviate le scuse più sincere da parte del Lanternafilnum per la mancata fiducia nel loro operato…il giorno dopo Grandi ricevette Iris nel suo ufficio complimentandosi per il suo intuito eccezionale e il suo impegno in Accademia. A lei venne anche consegnato un piccolo presente da parte della socia insigne, Georgia Von Philphen, un cofanetto elegantissimo, con una rosa intarsiata e, all’interno, un profumo molto raro creato con fior di loto proveniente dal Giappone.

    La pizza della sera con le amiche e lo scienziato fu memorabile. Si parlò di buoni propositi, si scherzò tanto e venne deciso all’unanimità che parte del bottino sarebbe andata all’ orfanotrofio regionale di Santa Claretta.
    Il Gioco di Maier si era concluso e con il gioco si concludeva una piccola, piccola parte della lunga vita di Iris,
    ma non verrà tutta narrata…il gioco della vita va giocato fino in fondo, ogni capitolo una gioia, un dolore, una sorpresa, di già, un emozione troppo lunga per essere descritta.

                                                                                              FINE

     

    1. Annasilvia

      Annasilvia

      @Russotto

      ok? Effettivamente ci sono anche gli altri episodi qui dalle Bacche del giardino di Emily D. fino al gioco di Maier, ma è abbastanza indifferente posizionarsi in discussione o in narrativa o anche, per sbaglio, come mi è capitato, in vetrina. Ho letto il vostro regolamento due volte e non ho trovato un collegamento link con la sezione narrativa...trovo sempre molta difficoltà a pubblicare. Poi...non commenta nessuno...ma su questo non può dirsi nulla, considerando che nessuno è obbligato a farlo...non so, tu che pensi?    hai avuto modo di dare un'occhiata ai miei testi?

    2. Desy Icardi

      Desy Icardi

      Giusto un commento di forma, e non di sostanza:  usi i segni matematici di maggiore e minore anziché le virgolette "caporali", ovvero queste: «»

      Sottigliezze... Nulla che un giro di "trova e sostituisci" non possa risolvere in pochi minuti.

      Buona scrittura.

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