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Leggere è obbligatorio?
Non ho voglia di leggere

Leggere è obbligatorio?

Il blocco dello scrittore è cosa nota, un problema famoso e anche frequente. Se ne parla tanto, se ne parla spesso e sono stati versati fiumi e fiumi di parole per spiegarlo, capirlo e suggerire come superarlo.

Il blocco del lettore è il fratellino più piccolo – e anche un po’ sfigato – di cui si parla meno frequentemente. Ho trovato alcuni begli articoli in merito, il mio preferito è quello di Scracthbook in cui si danno cinque consigli su come sbarazzarsi del blocco.

Tuttavia, i consigli in rete – che alla fine si riducono ai soliti: prenditi una pausa, rileggi un libro che già ti è piaciuto – non mi hanno affatto aiutata, e così soffro del blocco del lettore da almeno tre anni.
Considerando che per me leggere è sempre stato qualcosa di molto simile al mangiare, al bere, al dormire – insomma, si è sempre trattato di un bisogno pressoché primario – immaginate come mi sono sentita nel cercare di leggere e perdermi invece nelle righe senza capire cosa stessi leggendo, nel chiudere un libro dopo poche pagine, annoiata malgrado l’interesse per il tema.

Spiazzata, innanzitutto.
Perplessa.
In errore, perché smettere di leggere è sbagliato.

Perciò ho cercato di rimediare, di forzarmi a leggere a ogni costo, fallendo miseramente e ottenendo solo di aggiungere frustrazione alla frustrazione, di sentirmi ancor più colpevole e incapace.

Inizialmente ho pensato che si trattasse di mancanza di concentrazione, dannati social network, dannato Facebook e dannati messaggi su Whatsapp.
Quindi via di digital detox, settimane e anche mesi in cui mi sono costretta a disinstallare Facebook (chi mi ha tra gli amici ha assistito più volte ai miei temporanei saluti, e si sarà anche chiesto che diavolo stessi facendo), a disattivare la connessione per cercare di ridurre al massimo ogni distrazione, a rendermi irreperibile per rigenerarmi mentalmente. Ero convintissima che avrebbe funzionato, mi sarebbe servito sì un po’ di tempo ma sarei tornata felice a macinare pagine.

Indovinate com’è andata.

Allora mi sono chiesta se il problema non fosse nella mia testa, se fosse dovuto allo stress, alla mia mancanza di serenità e via dicendo. Mi sono colpevolizzata ben bene, aggiungendo ulteriore frustrazione e quella spolverata di senso di inadeguatezza che non guasta mai.

Ma credo che la verità sia un’altra: quando trovo un bel libro leggo, eccome se leggo. A gennaio, prima del lockdown, ho divorato in quattro settimane i cinque tomi che compongono la saga di Geralt di Rivia (che, a proposito, vi consiglio di tutto cuore). 

Quando un libro mi coinvolge divoro una pagina dietro l’altra, rimango sveglia per continuarlo, lo riprendo in mano in ogni momento libero. Quando mi coinvolgeappunto.

I libri che ho letto con piacere, passione, coinvolgimento, impazienza negli ultimi anni sono stati davvero pochi, pochissimi, e ogni volta che ne trovavo uno pensavo “finalmente mi sono sbloccata, tornerò a leggere come prima!”. Solo che poi finivo di nuovo “in panne” di fronte a un nuovo titolo che magari sì, mi ispirava, ma che dopo le prime pagine non avevo alcuna voglia di continuare.

Sostituire un bel libro è sempre difficile, d’altronde.

Ho provato a forzarmi, e dei pessimi risultati che ne sono seguiti ho incolpato sempre me stessa, mai quello che stavo leggendo.
Ci ho impiegato diversi anni a capire che, forse, il problema non sono io – non del tutto, almeno.

Io lo so che sei lì che ti dai il tormento e vorresti riaprire per l’ennesima volta quel tomo gigante che hai cominciato, non riesci a portare avanti ma non riesci nemmeno ad abbandonare, perché la tua dannata coscienza è lì che scalpita e ti giudica per la tua inadeguatezza. Lo so, perché la tua dannata coscienza e la mia sono sorelle, e si comportano allo stesso modo.
Ma continuare a colpevolizzarti e a costringerti a perder tempo su qualcosa che evidentemente non vuoi leggere non ha senso. 
Tutto il tempo che stai perdendo e tutta l’energia che stai sprecando nel sentirti inadeguato li potresti mettere a frutto posando quel coso che non hai voglia di leggere – e ammettilo, dai! – e… fare qualsiasi altra cosa. Non necessariamente leggere. 
Perché, come lettore, hai tutto il diritto di non leggere.

Banalità, scoperta dell’acqua calda? Forse sì. Ma troppo spesso trattiamo la lettura come un obbligo, ci costringiamo a finire un libro (dimenticandoci dei sempreverdi diritti del lettore che il buon Pennac ha messo nero su bianco) anche se non ci piace o ci annoia, per senso del dovere.
Leggere non è un obbligo, dev’essere un piacere – e non rende superiori a nessuno, ma questa è un’altra storia (e magari un altro post).

Scritto da
Linda Rando
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